Vorrei te, papà by IlTerzoDuca [Vietato ai minori]




La fluente chioma cerulea, gli occhi profondi e verdi, un viso dai tratti ruvidi. Il suo era uno stile minimal direi, ma anche chic, che quel giorno si esprimeva con un pantalone grigio, una cintura di cuoio ed una camicia semplice coi risvolti alle braccia che mostravano i suoi tatuaggi così fitti e maschi. Mi sembrava condannato ad una eterna bellezza coi suoi meravigliosi cinquantatre anni. Stava in piedi alla calda luce del sole, snello e solare come un moderno Adone. Mi ci avvicinai e gli tolsi le Rayban. Poi mandai indietro la testa smuovendo i miei capelli. Lo fissai negli occhi e provai una sensazione di attrazione irrefrenabile. Eppure era mio padre.

Lo abbracciai, mi sorrise. “Posso offrirti qualcosa?”, mi chiese in quella piazza soleggiata e piena di gente dove si godeva la sua vita da divorziato. “Vorrei te”, gli risposi come una gatta. Riteneva certe mie esternazioni frutto del solo, semplice e puro affetto, ma si sbagliava ed io, decisa a farmi capire bene, gli poggiai la mano sui pantaloni proprio dove era il suo cazzo. Lui si ritrasse, impressionato. “Hai cambiato casa ed ancora non me l’hai portata a vedere”, gli dissi maliziosa riavvicinandomi con la mano alla sua patta. Lui mi scrutò colto da una fiammata di calore elettrizzante. Guardò altrove, pensava di spegnere i bollori allontanando i suoi occhi dalla incitazione depravata dei miei? Fallì. “Casa mia è qui, dietro l’angolo”, mi disse. “Lo so”, ammiccai poi lo presi per mano invitandolo con lo sguardo a portarmici. Lui mi seguì, silenzioso e palesemente logorato dai tentacoli asfissianti di pensieri, desideri e tabù. Attraversammo un porticato, poi percorremmo delle scale.

Quando aprì la porta mi trovai di fronte un ambiente piccolo ed accogliente con un soggiorno con divano letto ancora sfatto, pochi quadri, un tappeto bukara e la cucina, separata da una parete, che si intravedeva attraverso una porta scorrevole semiaperta.

Mi scatenai su di lui coi miei baci, conquistai la sua bocca, le sue mani, il suo corpo e ci spogliammo travolti dalla passione. Impazzivo al suo tocco tra gridi soffocati e gemiti. Fummo nudi sul tappeto.
Gli leccai il petto e i capezzoli e la sua pertica si scatenò prima nella mia gola che debordava di saliva, poi la ritrasse per sbizzarrirsi con l’insenatura dei seni mentre la saliva, come la bava d’una cagna, colava con goccioloni e densi filati. Lo fissavo dritto negli occhi devastati da quella irrazionale voglia di sesso ed intanto mi faceva ciò che desiderava. Mi distese sul letto e mi inforcò. Restò col busto sollevato a fissarmi mentre iniziò subito a sciorinare una raffica di colpi massicci e cadenzati, botte belle pesanti, cariche di esperienza. Strinsi nei pugni le lenzuola e serrai i denti cercando di soffocare l’orgasmo che mi stava regalando. Ma fu tutto inutile, strabuzzai gli occhi ed urlai come un’ossessa. Fui sbaragliata da una mareggiata di piacere che spruzzai fuori violentemente insozzandolo. Lui mi guardò, rise dinnanzi alla sua figlia ventenne e poco esperta, dovevo avere un’aria buffa, sicuramente ero rossa come un peperone, mi sentivo le guance accaldate e la mente in subbuglio. Lui assestò altri colpi, io digrignai i denti e fu ancora una pioggia di desiderio. Mi capovolse e finii a pecorella. Ancora continuò a scoparmi con accaldata maestria. Mi sbatté ferocemente, fui travolta dalla sua irruenza. I miei seni erano sballottati senza tregua. Mugolavo con la bocca aperta ed i denti battevano investiti dalla sua foga. La mia testa ero frullata da uno scuotimento tosto e convulso e venni ancora. Poi mi chiamò sfilandomi il cazzo dalla figa. “Devo.. non ti resisto..”, capi quanto mi stava chiedendo e mi inginocchiai sul tappeto spalancandogli la bocca. Eruttò ferino e presi tutto il suo nettare bollente tra bocca e faccia. Si tastò il cazzo facendola tutta su di me mentre respirava affannato ed ansante. Attesi che finisse e mi sollevai col viso infangato della sua sborra, gli sorrisi: “Contento papà?”. Lui ricambiò il sorriso, mi abbracciò, mi strinse a se, mi spinse e precipitammo di nuovo a letto, mi sentii felice e protetta.

Quanto accaduto finì nei più profondi recessi della nostra coscienza, dove l’irraccontabile e l’indimenticabile dormono assieme, ma non restò a lungo solo un episodio.

 

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Incontrato per caso by Idraulico1999 [Sentimentale]




Non appena Sandro varcò la soglia della grande sala inaspettatamente la vide. Lui era certo, perché guardando verso quella direzione era assodato e inconfutabile che fosse Elisa, anche se poteva giudicarla solamente osservando una fotografia di qualche tempo fa. Era realmente lei, non poteva sbagliarsi, perché impiegò qualche secondo per riaversi dalla sorpresa e riacquistata la lucidità necessaria valutò all’istante tutta la serie di coincidenze e di sincronie ammassate, che li avevano portati per stare entrambi contemporaneamente sotto lo stesso tetto.

Lei si trovava al banco dell’imbarco presso la biglietteria dell’aeroporto di Alghero in Sardegna, non lo aveva mai visto, eppure sapeva che lavoro faceva, dato che conosceva il suo nome. Quante probabilità c’erano che lei avesse trovato il suo fra i partecipanti? Lo stava forse aspettando? Lui non si sentiva però orientato né propenso per un incontro, perché attualmente era insolito che dopo tutta quell’ipotetica intimità creatasi fra di loro, dopo tanti orgasmi intensi e travolgenti avuti con lei all’altro capo del telefono, al momento incomprensibilmente lui la percepisse ciò nondimeno come un’estranea, provando sennonché in quell’istante un’innegabile, un’irrefrenabile e una schiacciante agitazione. Che cosa doveva fare? Doveva pur registrarsi, allora decise che lo avrebbe fatto, però soltanto quando Elisa si sarebbe allontanata senza dubbio dai suoi paraggi.

Sandro continuò a fissarla rimanendo incontestabilmente affascinato e meravigliato, squadrando al presente quella persona conosciuta per puro caso grazie a un numero composto malamente di fretta sul cellulare. Entrambi, invero, avevano cominciato a sentirsi per continuare lo spasso dell’equivoco, che seppur teoricamente rendessero concrete tutte le sue fantasie erotiche attualmente era proprio lì davanti a lui. Lei s’accorse del suo sguardo fisso e gli domandò con cortese professionalità se potesse essergli utile, infine scosse la testa e s’allontanò. Da quel momento restò a sorvegliarla efficacemente da lontano come muoveva il suo corpo, come sorrideva, come usava le mani e subito pensò alla sua voce che gli descriveva come lei fosse sopra di lui muovendosi adagio per non farlo sborrare subito, ma per fargli provare intensamente il bollore della sua focosa e pelosissima fica. Quante volte, aveva immaginato di cogliere inalando il suo sapore, di succhiarle i capezzoli e d’affondare il viso perdendosi tra quei seni o sodomizzarla infilandole prima un dito, poi due, infine spingendo senza fretta il proprio cazzo duro e pulsante fra le sue natiche con la mano che stimolava nello stesso istante il clitoride.

Lui l’aveva adeguatamente ascoltata gemere per telefono, temendo all’inizio che stesse fingendo, però capendo ben presto in seguito che lei aderiva partecipando pienamente con tutto il suo essere a quei rapporti come se fossero stati realmente insieme da tempo. Lui adesso la desiderava vedendola nel sentire realmente il suo sapore e il suo calore. Avrebbe voluto lo stesso anche lei? Le avrebbe causato il medesimo effetto? In quell’istante decise d’agire sistemandosi convenientemente non lontano da Elisa, augurandosi e sperando che avesse il cellulare con sé acceso e che rispondesse. Compose in tal modo il suo numero, poiché aveva evidentemente la vibrazione, lei sembrò scuotersi, afferrò il cellulare e guardò il numero apparire sul display, lo osservò a lungo probabilmente indecisa se rispondere oppure no, dopotutto erano settimane che non si sentivano:

“Dai rispondi” – la esortava lui mentalmente in modo frenetico, dopo lei disse qualcosa alla sua collega e s’allontanò con passo svelto, venendo più vicino nei suoi pressi:

“Sandro”.

“Ciao, sembri piuttosto sorpresa”.

“Sì, lo sono, mi sembrava però d’essere stata chiara con te”.

Lui riusciva nettamente a vedere l’atteggiamento del suo volto mentre conversava, squadrava il portamento e la posizione del corpo, ne valutava le smorfie felicitandosi assieme all’espressività del linguaggio compiacendosi ed esaminandola a fondo, un’esperienza quest’ultima non ancora fatta, squadrarsi a vicenda mentre dialogavano e accorgersi di quelle piccole rughe che si formano attorno agli occhi mentre si ride, mentre si corruga la fronte, le labbra che si stirano lentamente e che s’aprono in ultimo lasciando spazio a un sorriso, mostrando visibilmente scoperti i denti:

“Ebbene sì, lo sei stata, c’è una cosa però che vorrei dirti con urgenza. T’imploro però di non chiudere adesso la comunicazione”.

“Sandro, sto lavorando, capisci”.

“Sì, lo so, anche se ti sembrerà strampalato”.

“Lo sai?”.

“Prima di tutto però ascoltami. Non m’hai voluto dire perché hai interrotto il nostro gioco. Io m’attengo rispettando comunque la tua decisione”.

“Dalla circostanza non mi sembra”.

“Lasciami finire, scusa, non volevo alzare la voce, sarò breve. Vedi, io ho continuato a pensare ai nostri amplessi, sognando d’affondare la mia lingua nella tua bocca, schiudendo delicatamente le tue labbra per esplorarla, sognando di navigare sul tuo morbido corpo delicatamente senza fretta con le mie mani che ti sfiorano e la mia bocca che slitta senza fretta sulla tua pelle, sognando di giocare con la lingua con i tuoi capezzoli e vederti gemere stringendoli appena fra i miei denti”.

Intanto che parlava Sandro la guardava accuratamente e la vedeva attenta, concentrata e pensierosa, a volte tenendo gli occhi chiusi per qualche secondo, altre ancora immaginando, pensando e ricordando.

“Sognando d’aprirti delicatamente le cosce e perdermi nel buio della tua deliziosa fica, facendoti sentire il mio alito caldo, mentre lecco le tue labbra schiuse con il tuo clitoride rosa carico di desiderio, sognando di vederti sopra di me e guardarti negli occhi, mentre ti siedi lentamente sul mio cazzo accogliendolo nel tuo caldo e liquido anfratto, sognando di non sentire altro che i nostri respiri, fantasticando di vedere il tuo bacino muoversi per prenderti tutto il piacere che vuoi”.

Gradualmente lei cominciò ad avvicinarsi arrivando al fianco di Sandro continuando a discorrere, ormai era vicinissima e lui poteva sicuramente udire oltre alla sua voce dal telefono anche quella di Elisa dal vivo. Lei sollevò infatti la testa incredula guardando avanti a sé, poi la girò verso di lui che ormai era accanto e guardandolo fisso negli occhi continuava a parlargli. Al presente l’espressione e la manifestazione di Elisa erano un inedito miscuglio composto da estrema felicità, di novello stupore e di sconclusionato sbigottimento tenendo frattanto insolitamente il telefono sempre vicino all’orecchio:

“Così sei tu. Io t’ho sempre immaginato diverso”.

“T’ho forse deluso? Sei scontento, dispiaciuto?”.

“No, deluso no, soltanto che t’immaginavo ritenendoti differente”.

“Tu invece, sei come t’ho sempre avuto nella mia mente”.

“Beh, non è stato un grande sforzo, tu avevi una mia foto” – disse lei sorridendo.

“Devo però riferirti una cosa, tra l’altro che non m’hai chiesto”.

“Non riusciamo proprio a parlarci senza un telefono di mezzo” – sorrise in maniera canzonatoria Elisa, chiudendo in maniera beffarda la conversazione al cellulare, pure Sandro sembrò riapparire da molto lontano e ruppe anch’egli il dialogo.

“T’aspettavo, sai? Sapevo che eri fra i partecipanti, ero nervosa, non sapevo che cos’avresti fatto, che cosa avrei fatto io di preciso. Ti rendi conto, che ci conosciamo carnalmente senza in effetti esserci mai visti?”.

“E’ per te questo era un problema?”.

“No, non proprio, soltanto che mi metteva a disagio, non so come spiegartelo”.

“E allora? Dimmi perché non hai voluto sentirmi più?”. Lei non staccava gli occhi dai suoi, quasi come se volesse sfidarlo pungolandolo ancora:

“Perché quando facevo l’amore, realmente intendo con qualcuno, non eri mai tu. Loro non erano mai all’altezza, non mi toccavano, non mi baciavano né m’accarezzavano come facevi tu. Tu non trovi che questo sia strano? In fondo tu non le hai mai fatte per davvero queste cose, perché non hai mai fatto l’amore con me in modo pratico e reale. Io lo facevo con me stessa, con la tua voce e con le tue parole, perché non ho mai sentito realmente il tuo sapore o il suo cazzo dentro di me, che spingeva forte o la tua lingua nella mia bocca. Tu non esisti, perché tu sei il frutto della mia fantasia”.

Lui la guardò visibilmente disorientato e in aggiunta a ciò stupefatto senza capire.

“Sì, certo che esisto. Sono qui davanti a te e se solo tu volessi pure oggi, stasera, anche subito”.

“No, così distruggeremmo e rovineremmo tutto. Non credi? Mi deluderesti come m’hanno afflitto, amareggiato e deluso tutti gli altri”.

“Che cosa dici? Ti dimostrerò svelandoti che non è così, perché ci sono percezioni e sensazioni, che le parole per quanto abilmente e perfettamente pronunciate non possono celebrare né citare né evocare, in quanto io voglio farti provare tutte queste sensazioni”.

Elisa lo guardò intensamente squadrandolo in maniera profonda, poi comodamente si girò per allontanarsi senza rispondergli lasciandolo scortesemente lì, abbandonandolo irrispettosamente e ruvidamente in maniera celere così com’era comparso, lasciandolo in ultimo là con la sua evidente e indubitabile erezione nei pantaloni, affranto, rassegnato e scontento. Dopo qualche minuto Sandro ricevette un messaggio sul cellulare che aveva ancora fra le mani, guardò distrattamente il mittente giacché era lei. Lui lesse con impazienza e sofferenza il testo trattenendo manifestamente il respiro pronto ad accogliere quella sconfitta, alla fine rimanendo incredulo un inaspettato e insperato sorriso di conforto e di consolazione spuntò sulla sua bocca:

“Sandro, ascolta, la riunione è saltata, ti chiamo io dopo. Dammi per piacere solamente un’ora di tempo, perché ho una smania impellente, un’ossessione irrimandabile e una voglia favolosa e incredibile di stare con te, pazienta un poco che arrivo”.

Le declamate iniziali moralità, gl’introduttivi comportamenti, le imprevedibili buone azioni, le inattese ricchezze e le insperate porte del paradiso di Elisa, si stavano al presente definitivamente e irrevocabilmente spalancando senza dubbio alcuno, per l’attaccamento, per il benessere e per la gioia d’entrambi.

{Idraulico anno 1999}

 

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Tanto sesso per mio padre e mia nonna




Mi chiamo Ruggero e sono un ragazzo di 26 anni della provincia lombarda. Un ragazzo appena laureato a pieni voti che ha deciso di andare a vivere da solo. Infatti mi sono trasferito da sei mesi in un bilocale vicino il posto di lavoro. Una scelta la mia dettata da una ricerca di indipendenza ma anche a seguito di quello che sto per raccontarvi.
Io infatti provengo da una coppia di genitori separati. Mio padre ha ottenuto il mio affidamento quando io ero molto piccolo ed è tornato a vivere con la madre. in realtà mia nonna è la sua matrigna dato che anche mio nonno si era separato da mia nonna e si era poi risposato.
Una situazione molto bella per i primi anni . Io e mia nonna eravamo come madre e figlio e mio padre aveva ritrovato la sua stabilità sentimentale con un’altra donna. Ma ecco che spesso il destino riserva delle vere sorprese e questo si aggrava se le persone ci mettono del proprio .

Io ero già al primo anno di università quando successe quello che sto per raccontarvi. Lezioni di mattina e a studiare con i colleghi il pomeriggio. Nel fine settimana si usciva con gli amici e si faceva sempre mattina ma nei giorni feriali dopo cena subito a letto.

Una di queste sere mi sono ritirato con circa 20 venti minuti di anticipo . Avevo un forte mal di testa e volevo fare una doccia rilassante prima di andare a cena.
Quella sera ricordo ancora che mia nonna aveva preparato una bella grigliata di pesce. Il adoro il calamaro arrosto e lei mi aveva proprio sorpreso . Una cenetta con i fiocchi a cui avevo partecipato assieme a mio padre e mia nonna appunto. Ma ero comunque stanco e volevo andare a letto. Una bella doccia bollente e subito sotto le lenzuola.

Ma dopo un po’ comincio a percepire degli strani rumori provenire dalla stanza di mia nonna. Dei rumori molto particolari, molto simili a quelli del cigolio delle molle dei vecchi materassi. Mia nonna che scopa ? E con chi ? Non feci neanche in tempo a cercare di dare una spiegazione a quei rumori che ho sentito in maniera molto distinta la voce di mio padre incitare mia nonna a succhiarlo più forte. Non potevo crederci . Mio padre stava scopando la sua matrigna?

Mi alzai dal letto ed andai ad appostarmi davanti la porta di mia nonna. le voci ed i  gemiti erano inequivocabili. Stavano proprio trombando e di brutto. Dal buco della serratura poi si vedeva proprio tutto. Mia nonna sdraiata sul letto e mio padre tutto nudo che la stava stantuffando in bocca. Una gran bella maiala da monta matura  lei che si faceva scopare in bocca come una troia.
Poi lei si mise a pecorina e mio padre tutto eccitato e paonazzo in volto cominciò a scoparla nel culo. Una vera trombata anale . Non ci volevo credere.
Sono tornato in camera mia ed ho messo le cuffie per non sentire più quei rumori . Dopo un po’ , dato che la situazione non era più sostenibile , ho deciso di trasferirmi da mia madre ed ora finalmente sono riuscito ad avere l’indipendenza economica per andare a vivere da solo.

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