Io e il mio collega (a volte ritornano)




Scritto da joey2,
il 2015-11-01,
genere gay

Tempo fa avevo raccontato la mia storia con Ale, il mio “collega di lavoro”, da come tutto era partito 20 anni fa, per uno strip da regalare alla sua fidanzata, i nostri matrimoni, i nostri “ultima volta insieme e poi basta”, il weekend bloccati in montagna per la neve… ma questa volta, un anno fa, abbiamo deciso di dire definitivamente basta… fino all’altra sera. Da un pò di tempo lui si lamentava del fatto di non ricevere più attenzioni dalla moglie: un pó il lavoro, un pò la casa, la stanchezza… e ogni scusa era buona per litigare. Pure l’altra sera da noi a cena! È così l’altro venerdì siamo usciti io e lui per una pizza. Mentre mangiamo, mi dice che son quasi 6 mesi che non fanno sesso, si sente impazzire. Non si masturba neanche più da quando lei l’ha scoperto in bagno e si è arrabbiata: “le ho promesso che non mi sarei più toccato. Però resta il fatto che ogni volta che ci provo lei mi liquida con un FAI DA SOLO e mi sento veramente un cretino. Vorrei farlo ma non voglio dargliela vinta!”. Cerco di fargli capire che anche io e mia moglie non ci diamo da fare spesso ma lui mi dice che lo facevano di più prima, addirittura capitava a volte dopo che eravamo stati insieme io e lui. Ma la nostra storia stava diventando troppo esagerata: eravamo arrivati al punto di scopare quasi ogni giorno, se non ci vedevamo nel weekend il lunedì era appuntamento fisso in bagno al lavoro; addirittura avevamo passato le vacanze al mare con le famiglie e un giorno in acqua mi ha fatto una sega perché quel pomeriggio non avevamo potuto approfittare della pennichella per stare senza mogli e figli. E ora, eravamo lì, con lui che si sfogava, con i rimpianti e, all’ennesima birra, mi dice “non sai quanto rivorrei le tue mani addosso anche solo per 2 minuti”. Il desiderio si sta facendo forte anche in me… “Andiamo” gli dico, “paghiamo e usciamo”. Saliamo in macchina e senza dire niente durante il viaggio, arriviamo in una stradina di campagna che conosciamo molto bene! Spengo il motore. Lo guardo, lui tira indietro il sedile e abbassa lo schienale. Mi sporgo verso di lui, lo bacio mentre la mia mano gli sbottona i jeans per poi entrare nei suoi boxer. È duro, eccitato. Gli faccio una sega: mi viene in mano. Mi prende la mano sborrata e me la lecca. Il suo cazzo continua a gocciolare e con la lingua lo pulisco. “Fai fare un pó anche a me” ed è lui a scendere sul mio pacco. Me lo prende direttamente in bocca: quanto mi mancavano i suoi pompini! Vengo in un modo che mi sembra di svenire. “Ho voglia di scopare”, mi dice. Io non sono così convinto. “Guarda che ci ricadiamo di nuovo. Lasciamo stare”, ma lui è ancora chinato sulle mie gambe e con la lingua continua a leccarmi il cazzo.Cedo. Ci rivestiamo. Motore acceso, direzione box/magazzino sotto casa sua ma con tappa al distributore della farmacia. Arriviamo, il tempo di entrare e togliere la copertura dal vecchio divano. Ci baciamo, ci sbottoniamo e sfiliamo i jeans. “Mi eccita vederti con le calze in filo di Scozia. Non toglierle”: rimango allibito da questa sua frase. Si inginocchia, mi sfila i boxer e mi lecca dall’inguine andando giù per le mie calze. Stranissimo ma lo trovo eccitante pure io. Smette, si rialza e si spoglia. Mi spoglio di tutto anche io (calze comprese). Si mette a carponi sul divano. “Hai smesso di depilarti tra le chiappe, io no”, gli dico mentre gli dilato le chiappe per infilargli la lingua. Lecco, sputo e ho voglia di fargli di tutto lì dentro. Mi metto il preservativo e… via, si inizia. Siamo presissimi, vengo dentro di lui mentre lui geme e mi tiene con le mani il mio culo per impedirmi di uscire. Ed entro ancora di più. Mi fermo, esausto,su di lui. Esco. Mi metto direttamente a pecora. Mi divarica le chiappe e mi tocca con le dita inumidite di saliva il buco depilato. Infila, gira e sfila le dita. Poi mi appoggia il cazzo duro nella fessura come per farsi spazio. Lo sto per fermare quando si toglie e prende un preservativo, se lo mette e senza esitare me lo infila quasi tutto d’un colpo. “Rilassati, mica è la prima volta che ti sfondo”, ed entra mentre mi fa un pó male. Ma il dolore si trasforma quasi subito in piacere… Viene e mi stringe a sé. Mi bacia e mi coccola un pó… Si sfila e si siede sul divano. Mi corico sulle sue gambe e ridiamo perché io ho ancora il mio preservativo addosso. Me lo sfila, sfila anche il suo e fa una cosa che non aveva mai fatto: svuota un preservativo nell’altro. Ne fa un mix che ci beviamo un pó a testa… stiamo sul divano ancora un pò. “Ti ho fatto male? Vuoi che ti faccio 2 coccole anche lì?” e mi fa mettere a pancia in giù mentre con leccate e baci, mi coccola il buco. Smette, si sta facendo tardi. Non avendo modo di lavarci,(e paura che le nostre mogli si accorgano di qualcosa magari per le mutande sporche di sperma…) usiamo delle salviette umidificate e ci rivestiamo. Usciamo dal box/magazzino. Lui va a casa e io riprendo la macchina e torno a casa, dove trovo mia moglie sveglia ad aspettarmi per sapere com’è andata la serata. Il tempo di una lavata veloce e le racconto dei loro problemi. Passa il weekend e Ale mi dice che il giorno prima, complice il fatto dei bambini al circo con i nonni, ci han dato di brutto! “Vedi che mi porta bene scopare con te? Quando faccio tanta astinenza e quando poi…”. Sorridiamo per questa cosa e mi invita ad andare in bagno con lui. Entriamo in un bagno e dice: “se ti faccio vedere una cosa, tu fai vedere una cosa a me?”. Non mi fa neanche rispondere che si gira, si abbassa pantaloni e mutande e mi fa vedere l’ano…depilato! “Tutto per te! Ora voglio vedere che calze hai!”. Mi alzo i pantaloni: “ho scoperto che mi piacciono ste calze in filo di Scozia… tutto per te…” … non facciamo niente, ma sappiamo che in qualunque momento, ci saremo l’uno per l’altro. E decidiamo che è meglio non allontarsi del tutto: non vorrei mai che la moglie ricominciasse con l’astinenza…..e che magari influenzi anche la mia!!!

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Il magazzino del piacere




Scritto da marco strepa,
il 2015-07-25,
genere gay

CAPITOLO UNO
Un ennesimo fallimento. Questo sarebbe stato il titolo adeguato per descrivere quella giornata. Dopo giorni spesi a cercare lavoro in qualche bar per la stagione, pensavo finalmente di poter essere assunto in un locale tranquillo, a pochi passi dalla spiaggia, a fianco del Hotel Vittoria. Avevo già parlato col titolare, il quale il giorno precedente era sembrato ben disposto ad assumermi . Ma quel pomeriggio una nuova delusione: dopo qualche breve spiegazione per nulla chiara e convincente, e dopo essersi scusato rapidamente, mi aveva detto, in poche parole, che non avrei ottenuto il posto. Amareggiato, avevo ripercorso svogliatamente la strada verso casa, non sapendo dove altro cercare, dal momento che ero stato rifiutato nella maggior parte dei locali della zona. Ripetevo a me stesso “ mea culpa”: avrei dovuto cercare lavoro a inizio maggio, e non a stagione avviata. Arrivai all’appartamento che avevo affittato per l’estate, salì in fretta le scale e mi sdraiai sulla poltrona. Me ne stavo comodo, con il condizionatore acceso per sfuggire al gran caldo, bevendo una fresca acqua menta, riflettendo sul da farsi. Non cenai neppure, mi feci una bella doccia fresca e decisi di uscire la sera, magari per trovare consolazione in qualche bel ragazzo. Attraversai l’affollato viale, lanciando occhiate qua e là, e mi fermai a bere qualcosa in un bar. Prego- una voce mi fece alzare lo sguardo dalla lista delle bibite che stavo scorrendo con gli occhi – cosa desidera ? Rimasi senza fiato. Davanti a me si stagliava il più bel cameriere che mi avesse mai servito. Avrà avuto al massimo 26 anni, alto all’incirca un metro e ottanta, capelli castani corti, occhi marroni; le maniche della camicia arrotolate mostravano due bicipiti ben definiti, la camicia bianca delineava un addome marmoreo scolpito perfettamente e i pantaloni lasciavano intravvedere un culo mozzafiato, rotondo e sodo. Mi ripresi rapidamente e, quasi imbarazzato, dopo aver abbassato lo sguardo, ordinai una birra media e lo osservai con la l’acquolina in bocca mentre se ne andava. In quel momento capii che avrei dovuto assolutamente riuscire ad essere assunto in quel bar. Quando il cameriere tornò con la birra, gli chiesi se il proprietario del locale fosse in cerca di personale e che ero in cerca di lavoro. Il caso volle che lui fosse il nipote del proprietario, e mi disse che avrebbe parlato con suo zio. Dopo qualche minuto mi si presentò davanti un uomo mingherlino, sulla cinquantina, che mi disse che stava cercando un nuovo cameriere e che, se ero disponibile, mi sarei potuto presentare già la sera seguente alle 18.00. Accettai, consegnai una fotocopia dei miei documenti che tenevo nel portafoglio e ringraziai di cuore il proprietario.. ma anche il mio cazzo era felice di essere collega di un ragazzo così strepitoso. Quella sera rincasai presto, mi piazzai davanti alla televisione per un po’, mi stesi nel letto e prima di addormentarmi mi sparai una sega immaginandomi mentre scopavo assieme a quel manzo.
CAPITOLO DUE
L’eccitazione e il caldo non mi avevano fatto dormire molto. La mattina seguente mi svegliai in un bagno di sudore, misto all’odore dello sperma della sera precedente. Il mio cazzo non ne voleva sapere di chetarsi, così dovetti fare colazione con un palo dritto tra e gambe. Fino alla sera non avevo programmi quindi decisi di rimanere a casa la mattina e fare le pulizie. Din Don: il campanello. Chi poteva essere? Aprì con una certa curiosità la porta e per un secondo mi mancò il fiato: era LUI, in costume e maglietta scollata, infradito e con l’asciugamano sulle spalle. “Piacere Gianmarco” e mi allungò la mano. Intanto a me si era allungato (spero non troppo visibilmente) altro. “ Alessandro, piacere mio” e gli strinsi la mano. “Sono venuto a portarti alcuni documenti da firmare, puoi riportarli direttamente stasera a mio zio”. Ringraziai e lo invitai ad entrare, ma lui si rifiutò dicendo che era diretto in spiaggia e che avremmo avuto occasione di conoscersi le sere seguenti. Richiusi la porta. Lasciai a metà le pulizie, mi stesi sul letto e mi segai con forza, ansimando e immaginandomi disteso sopra di lui. Mi feci una doccia fresca, pranzai con un paio di panini in velocità e decisi di andare anch’io in spiaggia, sperando di riuscire ad osservarlo a torso nudo. La spiaggia era molto affollata, stesi l’asciugamano e mi sdraiai a prendere il sole, nonostante fossi già abbronzato. Intanto lanciavo occhiate in giro in cerca di Marco. Andai più volte a fare il bagno in mare, ma neanche lì riuscii a trovarlo. Probabilmente andava in una zona diversa della spiaggia. Verso le quattro decisi di ritornare a casa e prepararmi per il lavoro, ma proprio mentre stavo lasciando la spiaggia, sentì la sua voce chiamarmi. Mi voltai. Era torso nudo; un corpo perfetto, addominali ben delineati ma non eccessivamente pompati, bei pettorali, bicipiti della giusta misura e una “V” che attraversava il ventre e terminava nel costume a pantaloncino bianco, che rendeva ancor più appetitoso quel culo perfetto. Lo salutai rapidamente e, imbarazzato, mi avviai verso casa. Arrivato, mi feci nuovamente una doccia e mi andai a vestire in camera davanti allo specchio. Ero nudo, il cazzo non troppo duro, i muscoli rilassati dopo il bagno refrigerante. Nonostante fosse trascorsa qualche settimana dal’ultima volta in palestra, il mio fisico era in ottima forma: addominali e pettorali gonfi, i bicipiti ancora un po’ da definire, le cosce muscolose e un culo di tutto rispetto. I capelli biondi, corti ai lati, più lunghi al centro, scompigliati, occhi azzurro-grigi, sguardo fisso sul mio corpo riflesso. Modestia a parte, non ero niente male. Mi massaggiai gli addominali, passandoci delicatamente la mano sopra, desiderando che quella mano appartenesse a un’ altra persona. Mi vestii abbastanza elegante, pur sapendo che poi avrei dovuto indossare la divisa da cameriere del locale. Mi pettinai e uscii con largo anticipo. Quando arrivai al locale, trovai solo il proprietario mingherlino che mi diede diverse indicazioni sul da farsi. .
All’arrivo dei primi clienti fui subito impegnato a servire ai tavoli e non feci caso di quando Gianmarco arrivò e iniziò anche lui a lavorare. La serata, essendo un infrasettimanale, trascorse tranquillamente, senza troppi clienti. Chiudemmo il locale che era quasi l’una. Lo zio se n’era già andato alle undici, assieme all’altra barista. Cominciai a spostare le casse di bibite nel magazzino sul retro. Stavo riponendo una cassa di Coca in uno scaffale, quando sento una voce da dietro che mi dice…
CAPITOLO TRE
“Vuoi una mano?”. Gianmarco stava portando altre casse. Rifiutai e continuai il mio lavoro, quando ad un certo punto mi accorsi che Gianmarco era affianco a me, molto vicino, e stava caricando una cassa pesante sullo scaffale in alto. Spingendola sempre più in dentro, finì per avvicinarsi a me fino al punto che … strusciò lievemente il suo pacco sul mio braccio. Indescrivibile la reazione del mio cazzo. Dovetti continuare il lavoro col cazzo in tiro tra le gambe: scomodo, oltre che imbarazzante. Ma lui non sembrò accorgersene. A quel punto non resistetti più: dovevo far qualcosa anch’io. Mentre lui era piegato a riporre sotto a una mensola una cassa di acqua, ne caricai un’altra nella mensola sopra, strisciando lievemente sul suo culo il cazzo in tiro, che, se possibile, divenne ancora più duro. Nulla. Speravo di stuzzicarlo, di risvegliare gli ormoni in lui, ma non disse nulla. E forse non se n’era neanche accorto. Mi voltai a prendere un’altra cassa, quando sentii un braccio cingermi forte i fianchi e la voce di Gianmarco che sussurrava: “Ce n’è voluto di tempo per deciderti eh?”. Mi voltai e per un istante mi persi nei suoi occhi. Avevo il cuore in gola e sentivo il suo battere forte. Decisi di non pensare e mi abbandonai a lui, baciandolo con tutto me stesso. Lui ricambiò il bacio intensamente. Esploravo la sua bocca con la mia lingua, sentivo la sua lingua penetrare nella mia bocca, succhiandomi l’anima. Passavo la mano tra i suoi capelli, mentre lui mi stringeva ai fianchi. Restammo incollati per quasi un minuto, trascorso il quale lui si fermò e mi chiese: “ Hai mai avuto esperienze?” Risposi di no, che mi ero fatto fare solo qualche pompino da alcuni ragazzi della mia età, ovvero ventunenni. “Allora sei vergine” disse, con un magnifico sorrisetto stampato in volto. “Ho voglia di sesso, forte”, e con un gesto rapido si strappo la camicia di dosso, lasciando scoperti quei magnifici, succulenti pettorali. Prese con forza la mia testa e me la schiacciò sul petto. Non aspettavo altro. Inizia a leccare quel ben di Dio, inumidendo il suo ventre con la saliva e leccandolo piano, partendo dall’ombelico e risalendo fino al collo, succhiandolo su ogni centimetro di pelle. Mi fermai a lungo sui capezzoli, li strinsi tra le labbra, mentre lui mugugnava di piacere, incitandomi a continuare. Calai lentamente la mano lungo la schiena fino ad accarezzare quei glutei divini. Li palpavo e lui ansimava dal piacere. Mi tolse rapidamente la camicia, sbottonò i pantaloni e mi abbassò le mutande: ero nudo, eccitato, voglioso, davanti a lui. Iniziò ad accarezzarmi su tutto il corpo, massaggiando i miei muscoli. Ero in estasi. Gli slacciai la cintura e gli sfilai i pantaloni. Lui mi prese con forza, mi voltò e iniziò a strisciare il suo pacco ancora dentro le mutande sul culo, facendomi quasi una spagnola. Le sue braccia possenti mi avvolgevano, mi sentivo sicuro, protetto e avevo una voglia matta di godere e farlo godere. Torsi il collo e, mentre il suo cazzo strisciava ancora sul mio culo, dopo aver passato il mio braccio dietro la sua schiena, ci abbandonammo a un lungo bacio appassionante. Si staccò dalle mie labbra e si mise di fronte a me. Mi prese la testa e con rabbia la sbatté sul suo pacco. Sentivo quel cazzo duro che tentava di uscire da quella prigione, sentivo l’odore di sperma delle sue mutande, il calore e la voglia che regnavano in quel paradiso. Inebriato, cominciai a leccare le sue mutande. Lentamente con le mani le abbassai. Pochi e radi peli. Il cazzo in semi-erezione. Non esageratamente lungo ( sui 17-18 cm) ma bello grosso e appetitoso. Sfilai completamente le mutande. Avvicinai le labbra al cazzo. Con la punta della lingua iniziai a leccare solo la cappella, delicatamente. Gianmarco si lasciava andare a gemiti e incoraggiamenti. Quando ebbi lubrificato ben bene la punta, mi dedicai all’asta. Ora era ben dritta e inizialmente ebbi qualche problema a prenderla tutta in gola evitando i conati di vomito. Lui premeva dolcemente la mano sulla mia testa, fin quando non presi tutto il suo uccello in gola. Aveva un sapore fantastico, di uomo, di maschio. Sentivo le goccioline di pre-sperma scendermi in gola, bagnare la mia lingua e il palato. Continuai a scendere e risalire con la bocca lungo quell’asta per qualche minuto, prima lentamente poi a un ritmo sostenuto. I gemiti di Gianmarco aumentarono, i suoi muscoli si contrassero, si lasciò scappare qualche gridolino di piacere. A quel punto mi fermai; lessi quasi un’espressione di stupore misto a fastidio nel suo volto, ma prima che potesse dire qualcosa “ Non ora, è troppo presto. E non in bocca. Voglio che mi sfondi il culo, voglio che mi inondi con la tua sborra”. La sua espressione di fastidio si trasformò in un ghigno di piacere. “ non desidero altro. Ma prima voglio ricambiarti il favore” si abbassò di scatto, prese il mio uccello ( 16.5 cm, ma molto grosso) in mano, iniziò a segarlo con forza, ci sputò sopra più volte e in un attimo se lo ficcò in gola. Un paradiso. Misi le mani dietro la nuca e accompagnai il movimento della sua bocca e della sua lingua con una serie di colpi col bacino. Era più veloce e meno delicato di me. Rispecchiava più la sua idea di sesso-forte. Il mio cazzo era durissimo, mentre mi spompinava, mi guardava negli occhi e io mi perdevo nel suo sguardo cioccolato. Gli passavo la mano tra i capelli, vedevo i suoi glutei tesi per lo sforzo. Sentii muoversi qualcosa nei piani bassi, sentivo che stava per salire l’orgasmo. Allontanai la sua testa dal mio uccello e lui, per tutta risposta, prese a succhiarmi le palle, facendomi gemere sempre di più dal piacere. Si alzò lentamente e, baciandomi, mi spinse verso il tavolo al centro del magazzino. Con una manata gettò a terra la cassa di lattine che si trovava sopra, mi prese in braccio e mi fece sedere sul tavolo. Si strinse a me, continuando a baciarmi. Mi sollevò le gambe, facendomi distendere sul tavolo. Si inginocchiò e mi sussurrò: “ E’ tempo di esaudire il tuo desiderio” e con la lingua mi inumidì lentamente il buco del culo. Sentivo la sua lingua che fremeva dalla voglia di perforami. Infilava a tratti il dito medio per allargarmi il buco( cosa che mi procurava un certo dolore, sopportabile), sapendo di dover sbatterci dentro il suo grosso uccello. Dopo qualche minuto appoggiò sull’ano la cappella lucida. “ probabilmente farà male” disse e in un attimo tutta la sua asta fu dentro di me. Urlai. Ma non come si urla quando si prende una botta o si cade. Fu un urlo unico, di dolore sì, ma anche di un infinito piacere. Sapere di averlo dentro di me mi eccitò a tal punto che, se in quel momento mi avessero solo sfiorato l’uccello, probabilmente sarei venuto in un attimo. Una volta dentro, Gianmarco mi appoggiò la mano sugli addominali contratti per lo sforzo e per il piacere e iniziò a dare forti colpi di bacino. A ogni sferzata io e lui, assieme, emettevamo forti gemiti. Temevo che qualcuno da fuori ci potesse sentire. Più lo guardavo godere e più godevo. Sapevo di essere io il suo strumento di piacere, e lui il mio. Il suo cazzo si faceva strada nel mio culo stretto ma ormai sfondato. Non ero più vergine. Gianmarco aumentò il ritmo. Le sue sferzate si fecero più potenti. Ansimava ormai senza interruzione. Con la mano prese la mia asta e iniziò a segarmi. Io ero nell’estasi più totale, con un braccio dietro la testa e una mano che si allungava a toccare il petto di lui, un grosso uccello in culo e un bellissimo ragazzo che mi segava. Il ritmo ormai era folle. Vedevo le goccioline di sudore bagnare il suo petto, fino a terminare a livello del pube e poi, chissà, magari fino alla punta del cazzo. Il dolore al culo era scomparso, lasciando spazio solo al piacere. Una sferzata potentissima. Un getto di sperma mi invase il culo, accompagnato da un “Aaaaaaaaaaaaaaah” di piacere di Gianmarco. A quel punto neanch’ io resistetti più e sborrai abbondantemente sui miei addominali. Le sferzate di Gianmarco ormai erano lente e deboli. Si accasciò sul mio petto, senza togliere il suo cazzo dal mio rifugio caldo e accogliente (cosa che non mi dispiacque per nulla) e con la lingua ripulì lentamente la sborra schizzata sul ventre e suoi pettorali, leccandomi per bene i capezzoli turgidi. Estrasse la sua arma dal mio fodero, me la sbatté in faccia e mi chiese di leccare ciò che era rimasto del suo sperma. Era leggermente amaro, denso e gustoso. Quando finii il lavoro, con gentilezza mi porse i vestiti. Mentre mi riprendevo, lui era già pronto, vestito, solo un po’ più sudaticcio rispetto a prima. Mi guardò fisso negli occhi e mi disse: “ A domani”. Non risposi, troppo confuso. Cercai le mie mutande. Non c’erano. Guardai meglio. Sotto al tavolo c’era un paio di mutande grigie col bordo nero, di una nota marca di intimo. Erano le sue. E lui aveva indossato le mie. La cosa mi attizzò molto. Con foga le raccolsi, le annusai e le indossai. Mi rivestii con rapidità e mi avviai verso casa. Non gli avrei mai più restituito quelle mutande. Ora erano mie. Anche se di occasioni per farlo, in seguito, ce ne furono molte.

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Da barista a schiavo by OpeOpeElvis [Vietato ai minori]




Sono tornato con una nuova tipologia di racconto! Si tratta di un dialogo in chat con un altro ragazzo, quindi un botta e risposta per creare una storia che si evolve e modifica nel tempo, in base alle voglie e alle sensazione di uno o dell’altro. Potranno esserci alcuni errori di battitura e piccole deviazioni o incongruenze nella trama proprio per il fatto che tutto viene scritto in tempo reale tra me e l’altro scrittore. “ME” sta per me stesso, mentre “YOU” è lui che scrive. “*” questo simbolo rappresenta la narrazione, ovvero le cose che uno fa o pensa, mentre questo simbolo “-” significa che il personaggio sta parlando! Si tratta, per chi se ne intende di una role. Fatemi sapere se vi piace questo tipo di racconto, scrivetemi alla mail opeopeelvis@gmail.com oppure su tumblr, all’indirizzo ilragazzoperverso.tumblr.com. Buona lettura!

ME: *sono in un bar, con un cliente di lavoro a discutere degli ultimi pacchi da spedire. vengo distratto continuamente dalla figura snella del barista che si muove fra i tavoli e fa le ordinazioni, pulisce il pavimento e si china per raccogliere qualche tovagliolo in giro per la sala. il cliente mi riporta all’attenzione, rimproverandomi per alcuni dati pochi chiari. il mio sguardo però è poco attento ai suoi dati…”

YOU: *Mi avvicino al tavolino dove noto due clienti che parlano tra loro, e cercando di non disturbarli troppo dico timidamente* salve, desiderate ordinare qualcosa? *osservo i due ragazzi in attesa di una risposta*

ME: *lo guardo con sguardo penetrante, divertito dalla sua timidezza, cercando di capire che tipo di uomo fosse. *-si per me una cedrata
* lo guardo allontanarsi di spalle*

YOU: *Un po intimidito dallo sguardo di quello strano ragazzo, che sento continuamente addosso, mi allontano e preparo una cedrata. Subito dopo la porto a tavola* ecco a voi, signore.. *dico lasciando la bevanda sul tavolino insieme allo scontrino*

ME: *ringrazio il tipo e continuo a fissarlo fino a che se ne va.
finalmente finisco col cliente e lo saluto, poichè aveva fretta di raggiungere un altro manager. metto via il tablet e i vari documenti per poi dirigermi al bancone per pagare il conto*

YOU: *Noto il ragazzo avvicinarsi al bancone, e lo guardo con un sorriso* allora, la cedrata è stata di suo gradimento? *sorrido e continuo a fissarlo*

ME: – si grazie molte. *sorrido di rimando* – fammi il conto per favore.
– fino a che ora siete aperti alla sera? *chiedo curioso.

YOU: Uhm, fino alle 8, perchè? *chiedo mentre faccio il conto, porgendolo al ragazzo*

ME: – grazie. * con lentezza estraggo il portafoglio e metto i soldi sul bancone
– mah pensavo che potrei passare a prenderti e portarti da me per una birra.
*sfacciato. un po’ mi vergognavo ma sapevo di dover seguire il mio istinto.

YOU: Una birra…? *arrossisco un po per quell’invito, non capendo dove voglia arrivare* Ehm, ti ringrazio, ma io non bevo… *Rispondo cercando di nascondere la timidezza, sentendomi un po a disagio. Intanto afferro i soldi e li deposito alla cassa*

ME: * deluso * -beh, niente allora. io passerò comunque questa sera, mi piace questo locale. se mai cambiassi idea.
*estraggo 50 euro e li schiaffo sul banco.
– la tua mancia. *lo fisso negli occhi con un ghigno. mi giro e me ne vado con la mia valigetta.

YOU: *Stupito da quel gesto afferro la mancia e vedo il ragazzo uscire verso la porta* ehi aspetta non posso accettarli… *non finisco la frase che lo vedo sparire fuori la porta, e sospiro* che strano tipo…. *dico pensieroso*

Più tardi…

ME: * torno alle 19 nel bar. saluto con un cenno il barista e mi siedo ad un tavolo nell’angolo. estraggo il tablet e alcuni fogli. comincio a lavorare*

YOU: *Lo osservo tornare al bar, era il ragazzo della mancia. Mi avvicinai timidamente* Ehm, buonasera, lieto di rivederla… oggi non avrebbe dovuto lasciarmi tutti quei soldi.. *dico imbarazzato*

ME: * il barista mi distrae dal mio lavoro, alzo la testa e sorrido alle sue parole
– tranquillo, non ne riceverai altri, dovrai farteli bastare per tutte le volte che ci vedremo. * ghigno
– portami una birra, piccola. * ordino e mi rimetto al lavoro

YOU: Subito… *vado in frigo, lo apro, e prendo una birra piccola, portandola a tavola* Ecco a lei, se ha bisogno d’altro basta chiedere… *mi giro e torno al bancone*

ME: * continuo a lavorare e sorseggio la birra, ho moltissimo da fare. non mi rendo conto che il tempo sta volando*

YOU: *Il tempo passa velocemente, si fanno le 20, e mi avvicino nuovamente al tavolo del ragazzo immerso nel lavoro* Ehm, scusi se la disturbo, ma stiamo per chiudere… *dico con un sorriso*

ME: finalmente. ero stufo di questa roba. allora, vieni da me? voglio offrirti un lavoro.

YOU: Uhm… *lo guardo pensieroso e poi annuisco* d’accordo, sono curioso di vedere di che si tratta…

ME: – ottimo, fai le tue cose, ti aspetto qui fuori in auto.
*tiro fuori 5 euro ed esco

YOU: *Vado a depositare i soldi, prendo la mia roba, ed esco fuori dal bar, guardandomi intorno* dove sarà…. ah eccolo… *mi avvicino all’auto ed entro dentro* scusi se l’ho fatta aspettare

ME: – nessun problema. io abito qui vicino, ci mettiamo un attimo.
*arriviamo e lo faccio salire al mio appartamento, molto grande, all’ultimo piano di una palazzina di 4 piani.
– siediti *indico il tavolo
– cosa ti offro?

YOU: *Entro in casa guardandomi attorno, incuriosito, per poi sedermi al tavolo* guardi, non si scomodi, non prendo nulla…
*dico sorridendo*

ME: – va bene. la faccio breve. all’inizio volevo solo fare qualche parola con te, ma prima nel bar mi è venuta un’idea. ovvero di offrirti un lavoro. come vedi casa mia è tutta sotto sopra, non ho tempo per sistemarla, e nessuno lo fa. in piu potresti darmi una mano con il mio lavoro, facendo le cose più semplici, sempre qui a casa mia. vitto e alloggio compresi. pago bene.
– in piu la mia ragazza che viene qui nei weekend, ha insistito molto che io trovassi qualcuno per dare una sistemata a casa e pulizie varie, ma non voleva che assumessi una ragazza… è gelosa. tu mi sembri un ragazzo serio e disponibile.. che ne dici?

YOU: *Lo guardo pensieroso* ma io ho fin’ora ho lavorato solo nei bar come cameriere, non ho mai fatto le pulizie di casa… *dico perplesso, e imbarazzato* penso sia un lavoro femminile… non so….

ME: – non dire stronzate. puoi farlo benissimo. e poi non si tratta solo di quello. devi lavare stirare, preparare da mangiare, fare la spesa, occuparti della manutenzione. non mi interessa se non sei capace, imparerai facendolo.
io ti propongo questo. pensaci su, domani puoi farmi sapere.
ah. quanto prendi al bar? ti offro il doppio.

YOU: Ehm prendo mille euro… davvero mi potresti dare il doppio? *dico con gli occhi che brillano a quella affermazione, e in base alla risposta sarebbe stato difficile rifiutare*

ME: – si. 2000 euro al mese. e non avresti spese perchè qui mangi e dormi, hai una camera tutta tua con bagno. e avresti anche tempo libero..
– ti sto facendo un regalo.
– ora vattene, per pensarci, puoi farlo anche a casa tua

YOU: Ehm…. potrei darti la risposta già ora se vuoi… *dico cercando di contenere la felicità* ma se preferisci te la do domani

ME: – perfetto da domani cominci. alle 8.00 devi essere qui con tutta la tua roba, e in giornata farò preparare il contratto. l’unica cosa è che non puoi venire in auto, non ce parcheggio per la tua.
– a domani *sorridendo malizioso, lo accompagno alla porta mettendogli una mano sulla nuca

YOU: a domani *dico sorridendo, sentendo la mano sulla nuca* e grazie della sua offerta, signore.. *mi volto e vado via, preso dalla felicità, pensando a tutti quei soldi*

Continua…

 

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