LE COSE CAMBIANO by Ilota [Vietato ai minori]




LE COSE CAMBIANO di Ilota New!

Note:

Chi avesse interesse o proposte per gli sviluppi può scrivermi a spartan2006@libero.it

Note dell’autore:

Il primo capitolo è si semplice introduzione.

Paola non riesce a prendere sonno, un misto di eccitazione e paura le impediscono di addormentarsi. Questi ultimi mesi sono stati così impegnativi e strani. Da Settembre Andrea ha cominciato l’università negli USA e lei e Luca si sono trovati soli nella grande casa. Per lei è stato un trauma, quarant’anni compiuti da poco e si è scoperta inutile. Il marito fuori dal mattino a sera per il lavoro di dirigente, addirittura ora va molto sovente presso la sede europea. Di conseguenza lei uno o due giorni a settimana è totalmente sola, senza nulla da fare. Non ha mai lavorato e tutta la vita è stata dedicata a figlio e marito. Ed ora è sola.
Sono iniziate le liti, lei si è sentita trascurata, inutile. Svilita, stava perdendo tutta la sua autostima. Liti sempre più violente, è emerso un suo aspetto che non conosceva. Luca non sapeva cosa fare, le proponeva corsi utili solo per riempire il tempo ma non la aiutava, anzi la sua lucidità fredda e distaccata, i suoi consigli di buon senso la facevano imbestialire ancora di più. Poi pochi giorni fa era avvenuto un fatto nuovo, la padrona del negozio di biancheria dove lei si serve e con cui aveva iniziato a chiacchierare raccontandole parte dei suoi problemi le aveva fatto una proposta: le avevano offerto di aprire un negozio in centro in franchising per una grande marca di intimo. Lei era in difficoltà ad affrontare i costi, avrebbe dovuto vendere il suo negozio per raccogliere i soldi necessari a ristrutturare i locali ed aprire la nuova attività. Ma in questo momento era difficile trovare un acquirente solvibile. Lei poteva essere interessata? In tal modo avrebbe avuto una sua attività, un suo impegno quotidiano ed avrebbe anche guadagnato dei soldi suoi.
Ne aveva parlato con Luca, temendo un suo atteggiamento negativo. Invece lui si era mostrato interessato ed avevano incontrato Greta per portare avanti il discorso. Greta è una sua coetanea ma totalmente differente da lei. Nera di capelli, alta, magra, con un seno prorompente. Veste sempre in modo molto femminile, il marito dopo il primo incontro l’ha definita “Una sgualdrina” ma si è rivelata una brava commerciante. Il piano iniziale è stato rivoluzionato, e dopo parecchi incontri si è arrivati al programma definitivo: Paola sarebbe entrata in società per il nuovo negozio, apportando dei soldi. La vecchia attività avrebbe provveduto a vendersela Greta con calma, quando fosse emersa l’opportunità. Luca le aveva spiegato che l’affare era meno rischioso, basandosi sull’esperienza consolidata di Greta ed in questo modo lei avrebbe avuto maggiore flessibilità d’impegno.
Oggi hanno firmato i documenti, lei era elettrizzata, da domani si recherà nel negozio di Greta per fare un addestramento mentre i lavori di ristrutturazione del nuovo negozio si avviano. Entro Marzo vogliono aprire. Avrebbe voluto festeggiare facendo l’amore con Luca ma lui si è detto stanco. E’ da Agosto che non hanno rapporti intimi, lei non è molto passionale ma le sembra una cosa non normale. Luca starà bene? Probabilmente è stressato, e lei non lo ha aiutato ma da ora in poi sarà più comprensiva e meno nervosa.
Finalmente il sonno la accoglie, benevolo e rilassante.

 

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Da un gentile amico : la vicina by 1945 [Vietato ai minori]




Da un gentile amico : la vicina di 1945 New!

un gentile “amico”: la vicina.
Si, sono un porco. Lo so e non mi vergogno ,anzi.
Da piccolo ogni occasione era buona per sfogare le mie voglie. Mi bastava una figura femminile, esposta sui giornali che leggeva mamma, per chiudermi in bagno e dar sfogo alle mie pulsioni sessuali. Nulla di strano, solo che mi capitava due/tre volte al giorno. Tutti i giorni.
Mia madre mi diceva: hai delle occhiaie che…ma com’è che sei sempre stanco?
Io sapevo. Lei no.
Ho cominciato verso i dodici anni e sino ai sedici/diciassette mantenni il ritmo giornaliero.
Poi conobbi le femmine.
La prima volta che Maria toccò il mio pisello fu uno sballo. La mia prima figura di m….
Non superai i venti secondi. Penso che battei tutti i record di velocità di “venuta”.
Persino Maria, che era più giovane di me, mi guardò perplessa.
Nel tempo migliorai e crescendo mi formai anche come uomo.
Ai venticinque anni ero un metro e ottantacinque con un discreto fisico frutto dei miei assidui impegni sportivi.
Iniziai a lavorare già l’anno prima della laurea, ed in breve guadagnai in modo soddisfacente.
Ma per quello che interessa ero “cresciuto”, molto, nei rapporti interpersonali. La mia dialettica, il mio modo di fare piaceva molto, sia agli uomini che alle donne e ciò mi permise di fare molte esperienze : professionali e non.
Anche il mio approccio alla vita si modificò. Feci mio il conosciuto detto: domandare è lecito, rispondere…. Lo applicai sul lavoro, con gli amici, ma soprattutto con le donne. A quel detto ne aggiunsi un altro, che mi fu raccontato intorno ai miei venti anni: quanti schiaffi, ma quante scopate.
L’applicazione costante dei due metodi , accompagnati certamente da altri fattori personali e materiali(es. disponibilità economica, casa propria, parlantina e sempre disposto a mettersi in gioco, ed altro ancora….) mi fece fare tantissime esperienze con le amicizie femminili.
Dai ventiquattro anni in poi, ogni giorno, era l’occasione per provare una nuova esperienza .Quasi ogni sera uscivo con una diversa ragazza. Allora non c’erano smartphone o cellulari e per gli appuntamenti, personali o professionali, si utilizzava il telefono di casa o d’ufficio. In alternativa si faceva di persona. Comunque fosse si segnava l’appuntamento sull’agendina di carta.
Bene, avevo l’agendina così piena che per vedere nuovamente la stessa ragazza doveva trascorrere anche un mese. Uscivo con la una ragazza una volta e poi potendola rivedere solo dopo un certo tempo la ”perdevo”.
Si ripeteva spesso il seguente copione : conoscevo, uscivo, perdevo.
Ero in continua “corsa” come se volessi recuperare qualcosa…
Questo modo di fare mi aveva corazzato il cuore. Mi piacevano, ma non avevo voglia o tempo di innamorarmi.
Le chiedevo di uscire (seguivo un mio clichè consolidato che funzionava abbastanza): se accettava bene, altrimenti avanti la prossima.
Per non rimanere con “buchi” in agenda “muovevo” le richieste in anticipo e non avevo, quasi mai, serate scoperte.
Non è che non prendessi “due di picche”; ne ho presi molti, ma non mi scoraggiavo, anzi erano uno sprone.
Ogni tanto per rilassarmi uscivo con gli amici ed anche quando ero con loro, se vi era l’occasione di conoscere…non me la facevo scappare. Ero diventato un predatore seriale.
L’uscita con la ragazza di turno era standard in funzione del tempo a disposizione: la serata, il giorno intero,…,ma doveva concludersi nel letto. Nel mio letto. Era questo l’obiettivo che mi prefiggevo. Se non riuscivo, a conclusione della prima uscita, rinunciavo. Non avevo tempo da perdere. C’erano opportunità infinite.
Mi dicevo e dicevo: ho voglia; se hai voglia anche tu bene, altrimenti amici come prima.
Non so come sia ora. Allora ,eravamo nei mitici anni che seguirono il sessantotto . Vi era libertà e voglia di vivere in molti sensi e non si conosceva l’aids (il preservativo lo utilizzavo per altri fini, poi vi dico).
Se si riusciva a toccare la “motivazione” giusta era la “felicità” per entrambi.
Ho fatto,( abbiamo fatto) sesso completo, alla prima uscita, quasi con il cinquanta per cento delle ragazze. Non male. Furono anni fortunati e piacevoli.
Nel rileggere mi sembra di esagerare nello scrivere certe cose, ma era la mia realtà di allora.
Ho amiche ,di allora, che avevano un comportamento a specchio del mio. Sempre alla ricerca del divertimento e se capitava….non si tiravano indietro . Certo non lo pubblicizzavano.
Poi la mia vita cambiò e mi innamorai, ed adesso sono un marito e padre felice, ma questa è un’altra storia.
Allora non mi limitavo al solo sesso. Lavoravo .Facevo sport . Bevevo e fumavo.
Con gli amici le “canne” erano d’obbligo. Ero curioso : facevo attenzione, ma non mi sottraevo a nuove esperienze.
Durante le vacanze lunghe viaggiavo per altri continenti. Nei week end lunghi visitavo l’Europa. Insomma ,mi godevo con ingordigia la vita.
Conoscevo nuovi paesi, modi diversi di pensare e di vivere e nuove donne. E continuavo ad imparare..
“Scivolai” anche. Provai la cocaina. Stupendo, ma pericolosissima. Se ci entri è difficile uscirne. Fui fortunato.
Provai, più volte, i funghi allucinogeni. Mi diedero le esperienze più forti dall’inconscio. Mai più….ti distruggono.
Feci sesso a tre (due donne). Interessante, ma dispersivo. Sono un tradizionale.
Il sesso anale? Non mi fa impazzire. Si, ti dà l’idea del possesso completo , ma nulla di più.
Imparai ad utilizzare i vibratori per il piacere femminile ed altro ancora.
Non sorridete: imparai ,e mi servì’ in diversi contesti, a parlare benissimo l’inglese.
Stop.
Descrittavi un po’ della mia vita passiamo alla vicenda che voglio raccontarvi.
Con i miei genitori, da ragazzo, vivevo in una villetta in periferia. Tanto verde. Aria buona e tanta serenità.
Ricordo i miei vicini: due fratelli ed i loro genitori.
I fratelli erano più giovani di me. I nostri confinanti giardini erano separati da una siepe che scavalcavamo per giocare insieme. Avendo difficoltà Giorgio, il fratello più piccolo, a saltarla, quasi sempre ero io ad andare da loro.
Il loro papà lavorava e rientrava la sera tardi; la mamma faceva la casalinga come la mia. Sotto il suo attento sguardo giocavamo in giardino, sia prima delle scuole elementari che poi.
Ricordo che quella giovane signora, mamma dei miei amici, mi piaceva. Era sempre gentile con me. Sempre vestita bene e a rimembrare, da piccolo, mi dava l’idea della dolcezza e serenità. Ci riempiva di attenzioni e le sue merende erano la nostra felicità.
Ero piccolo e ciò che vedevo in lei era solo gioia e mi piaceva starle vicino.
Quando cominciai ad avere i primi “pruriti”, che vi ho raccontato, cominciai a farmi le prime domande e considerazioni sulle femmine in genere e sulla mamma dei miei amici.
Come è bella. Quanti anni avrà? E pian piano le domande e considerazioni crescevano. Che viso dolce. Che bel culo. E le tette? Sarà una seconda o una terza? Chissà che cosa porta sotto il vestito? Come le modelle dei giornali?
Mi piacerebbe baciarla.
i miei pensieri “crebbero” e nel buio della mia cameretta ,comodamente disteso sul letto ed attento che mamma non comparisse all’improvviso, mi feci la prima sega pensando a lei.
La visualizzavo nella mente : il viso sorridente ;i suoi lunghi capelli biondi (o quasi);il suo muoversi indaffarata .
La vedevo come in un sogno.
Durante le merende, nella loro casa, sbirciavo le sue gambe. Quando si sedeva accanto noi aspettavo il momento in cui accavallava le cosce. Quel naturale movimento era per me estremante erotico; in quei pochi attimi intravedevo (sognavo) qualcosa di irraggiungibile .
Sognavo di stringerla tra le braccia e il mio sogno era accarezzarle quelle due montagnole che si spingevano in fuori sul suo corpo.
La vedevo come una particolare sorella maggiore. Aveva dodici anni più di me.
Gli anni passarono ed ormai grandicello andai alle “superiori” e poi all’università e pur incontrando ogni tanto i fratelli , non avevamo più la frequenza di prima.
Come dicevo da adolescente diventai “uomo”. Lei per me rimase sempre uguale. Solo io ero cresciuto.
Quando adesso avevo l’occasione di vederla la guardavo con occhi e voglie da uomo con gli ormoni che giravano a mille.
In estate i miei genitori si trasferivano nella nostra casa al mare lasciandomi solo e libero da ogni incombenza familiare. Era per me un bel periodo. La mia casa diventava un ostello della gioventù e di rilassamento e soprattutto ogni momento era buono per “incontrare la mia vicina”.
Se attraverso la finestra la vedevo in giardino mi inventavo una scusa per andarci anch’io. Così avevo l’occasione per salutarla e spesso ,attraverso la siepe, chiacchieravamo. Lei mi raccontava ,molto, dei figli sempre in giro e un po’ di Giovanni, il marito.
Si era sposata molto giovane ed il primo figlio giunse presto, poi il secondo seguì qualche anno dopo e decisero che due figli fossero sufficienti.
Io cercavo di essere simpatico e disponibile e “curandola” ebbi l’occasione di incontrarla spesso. Per me era un piacere e questo piacere diventava la base delle mie fantasie erotiche.
A volte, prima di rendermi visibile, la spiavo dalla finestra e mi soffermavo sulla sua figura facendo correre la mente.
Quando indossava una aderente mini attendevo con impazienza un suo piegamento per strabuzzare gli occhi alla vista del culetto che tendeva la gonna.
Nei giorni particolarmente assolati aveva l’abitudine di prendere il sole, in bikini, sul retro della casa per non essere visibile ai passanti, ma lo era per me. Le sue esposizioni non duravano molto, ma erano sufficienti perché la mia mano corresse sull’uccello dandomi il giusto godimento. In attesa di….meglio che niente.
Ebbi anche l’occasione, incontrandola per strada, di accompagnarla a casa con la scusa di aiutarla a portare le “pesanti” borse della spesa.
Mi piaceva stare con lei. In quelle occasioni , giunti alla sua casa, mi offriva da bere e ciò mi permetteva di entrare in sintonia e conoscerla meglio.
Sapeva di pulito. Mai sofisticata, ma sempre piacevole. Una dolcissima e bella signora.
Avevo ventotto anni; ero in grado di comprendere le sue bellezze sia le “personali” che fisiche. Per quelle fisiche posso dire che senza essere appariscente era una bella femmina. Per le altre era da ammirare . Insieme sollecitavano sempre più i miei bassi istinti
Aspettavo l’occasione propizia…..che arrivò.

 

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Ricerche Frequenti:

Pamela e la sua punizione! by Maxxximissimo [Vietato ai minori]




Pamela e la sua punizione! di Maxxximissimo New!
Pamela era una ragazza viziata, in perenne conflitto con il padre. Unica femminuccia di tre figli tutti più grandi, Marco 26 anni, Andrea 22 e lei 18 anni di esuberante bellezza e sensualità. Alta poco più di 1,65, grandi e profondi occhi verde smeraldo, labbra carnose, carnagione chiara, capelli nero corvino, culetto a mandolino e due tettone quarta taglia da paura. Aveva sempre tutto e quando gli veniva negato qualcosa faceva di tutto per ottenerlo. Come quella volta, causa un clamoroso ritardo nel rincasare, il padre la mise in punizione. Non uscirà la sera per un mese. Dopo una furibonda litigata, al suono di… tu sei una ragazzina… perchè hai diciotto anni ti senti una donna fatta. E poi mia figlia non torna a casa tardi facendo la puttanella in mezzo la strada! Nonostante qualche capriccio e minacce varie, tipo di andarsene di casa o venire bocciata alla maturità, non ci fu niente da fare.
Pamela passava le giornate tra la scuola, lo studio ed il nuoto, sport che aveva sempre praticata sin da piccola, insieme al papà. Passata la prima settimana, ma niente. Walter, il padre, era irremovibile. Pamela stava scoppiando non sapeva come fare. Quando al passare della seconda settimana di reclusione in casa, decise di fargliela pagare. Voleva escogitare un modo per vendicarsi del padre per la punizione, così gliela faceva vedere lei l aputtanella!
L’istruttore di nuoto, Paolo, non che un caro amico del padre, veniva a trovare Walter ogni settimana per scambiare quattro chiacchiere. Paolo, single incallito, il Baywatch della zona, perché così lo chiamavano. Capello castano chiaro alto più di 1,80 fisico asciutto che per un uomo di quasi 50 anni è invidiabile. In piscina da quest’anno mi osserva con fare incuriosito, si avvicina appena può cerca il contatto fisico, fa qualche battutina, insomma fa il piacione. Come ogni mercoledì pomeriggio me lo ritrovo a casa a bere una birreria con papà ed ha chiacchierare del più e del meno. Tutto scorreva come sempre, fino a quando mio padre ricevette una telefonata, era mio fratello Andrea, stava tornando col treno, lui fa il militare ed ogni paio di settimane torna a casa, ma sento papà che dice…
W: dove si è fermato??? Alla faccia… E non riparte!!! Ok. Dammi il tempo che arrivo.
Papà spiega la cosa a Paolo, è dispiaciuto, ma deve andare. Paolo ovviamente non dice niente, ma chiede solo di andare in bagno prima di uscire.
W: vai tranquillo il tempo che mi preparo fai quello che devi fare.
Io sento tutto e mi vado a nascondere nel bagno. Papà va in camera sua a prepararsi e Paolo si dirige verso il bagno.
Appena apre la porta…
P: ops, scusami non pensavo stessi tu…
Pam: entra, entra non ti preoccupare, mi sto solo pettinando i capelli…
E Paolo entra chiudendo la porta alle sue spalle… Prima di parlare notavo, vedendolo dallo specchio, che mi guardava il sedere. Indossavo quei mi shorts fatti di tuta, molto aderenti e soprattutto molto corti. Sembrava più una culotte che un pantaloncino. Una t-shirt corta da sopra l’ombelico ed un paio di infradito.
P: veramente io dovrei andare in bagno… Con te qui…
E mentre lui parlava si sentiva mio padre…
W: Paolo, allora??? Io devo andare…
Io senza dire niente uscii dal bagno andai in salotto da papà e facendo finta di niente chiesi cos’era successo e dove stesse andando. Lui velocemente mi spiegó tutto, anche il fatto che stava aspettando Paolo che uscisse dal bagno per andarsene.
Pam: vai tranquillo pà ci sto io in casa, appena esce dal bagno lo avviso io.
W: ok, grazie… Devo iniziare a ricredermi sulla tua punizione…
Gli faccio un sorriso, lui esce e va via.
Mi fiondo verso il bagno, sperando che Paolo non abbia chiuso la porta a chiave. Arrivo vicino e la apro come a voler scoprire qualcosa. Trovo Paolo che si sta pulendo l’uccello con la carta igienica. Lui all’apertura della porta trema, si gira e con fare impacciato cerca di ricomporsi alzandosi i pantaloni.
P: ma non vedi che sono ancora in bagno…
Io senza dire una parola mi avvicino a lui, guardandolo fisso negli occhi, gli metto una mano sul pacco e…
Pam: ora ci penso io a lui. continuo io…
Non finisco di parlare che lui mi sposta la mano dai pantaloni.
P: ma sei pazza cosa avrebbe detto tuo padre se avesse visto una scena simile!
Sempre guardandolo negli occhi.
Pam: papà è uscito… Ci siamo solo io e te!
E stavolta metto direttamente la mano nella cerniera dei pantaloni ancora aperta.
Mamma mia che gran cazzo… Da moscio e la mia mano non lo contiene… penso.
Lui è ammutolito, ma con lo sguardo di chi non stesse aspettando altro. Con una mano gli sbottona i pantaloni e li faccio cadere a terra e con l’altra sono sempre ancorata a quel palo di carne che non vedo l’ora di vedere e soprattutto di sentire. Iniziò un leggero movimento sui boxer e sento che qualcosa si sta muovendo… Mi inginocchio, gli abbasso i boxer e svetta un’asta lunga più di 20 cm con un diametro enorme, ed ancora non è del tutto dura. Il mio primo pensiero è stato… Chi sa se riesco a prenderlo tutto in bocca.
Con fare soddisfatto mi dice…
P: stupita? Non ne avevi mai visto uno così grande?
Lo guardo… Me lo porto alla bocca e prima di iniziare il mio servizietto…
Pam: stai zitto… Oggi sei un uomo fortunato!
Non essendo ancora duro lo afferro con due mani caccio la lingua ed inizio a dare delle profonde leccate a quella cappella enorme, intanto con le mani inizio un piccolo movimento… Quella piccola sega a due mani e la cappella che ormai è ospite della mia bocca, da i suoi frutti… Mi tolgo la cappella da bocca e passo la lingua su tutta l’asta per andarmi poi a dedicare alle palle. Lui mi guarda con lo sguardo tra il sorpreso ed il godurioso che incrocio di tanto in tanto, colpa della grandezza del suo cazzone che mi copre tutto il viso. Si libera dei boxer con i piedi ed allarga ancora di più le gambe, questo mi permette di andare ancora più sotto con la lingua, leccando quasi fino all’ano. Mi lascia carta bianca, vuole essere preda delle mie attenzioni. Ingurgito le palle voracemente succhiandole e leccandole una alla volta ad intermittenza, e con le mani intensifico per pressione e velocità la sega. È arrivato il momento di vedere la mia gola quanto è profonda. Mi punto il cazzo dritto verso il viso apro la bocca e pian piano cerco di farne entrare quanto più posso, lo caccio lo sego un po’ e poi riprendo… Paolo mi prende i capelli come a raccogliermeli e con una leggera pressione mi spinge la testa verso di lui ed i suoi fianchi verso di me… Mi sento soffocare, batto con la mano sulla gamba, non respiro. Molla la presa e mi lascia respirare, neanche il tempo di una boccata piena che subito mi riserva lo stesso trattamento… Mi devo rilassare, non devo farmi trovare in difficoltà… Continua questo giochetto per quattro cinque volte, fino a quando sempre tirandomi per i capelli mi fa alzare , mi prende in braccio e mi fa sedere su bordo del lavandino, si mette le gambe sulle spalle ed inizia a leccarmi la fica partendo la clitoride fino all’ano, la sua lingua sembra un pennello, su e giù senza mai fermarsi e con molta saliva. Questo mi fa impazzire, nessun ragazzo della mia età mi aveva mai leccata così. Non resisto molto, gli mantengo la testa verso il mio pube ed esplodo in un grande orgasmo che quasi cado dal lavandino. Neanche il tempo di riprendermi da quel momento d’estasi che sento la cappella di Paolo avvicinarsi al mio sesso. Spalanco gli occhi …
P: non ti preoccupare… Non farà male, anzi, godrai come non hai fatto mai in vita tua.
Sento la fica aprirsi… Il penetrare lento ma deciso accentua ancor di più la sensazione di allargamento che ho tra le gambe… E’ gentile e deciso allo stesso tempo, mi penetra lentamente e fino in fondo, per farmi sentire tutta la mastodonticità del suo cazzo. Mi guarda fisso negli occhi come a volermi sfidare. Non un cenno di sottomissione avrà dall’espressione del mio viso… e poi è solo per sfregio, per questo mi sta avendo… però come mi piace… me lo sono scelto bene il dispetto!!! Il ritmo aumenta, non contengo più i gemiti… sono avvinghiata a lui, ho le braccia sul suo collo. Mi afferra per i glutei e alzandomi dal lavandino mi possiede all’impiedi. Ho le gambe in torno al suo bacino e le braccia in torno al collo, sento le sue mani sui glutei che con forza mi fanno salire e scendere da quella meravigliosa asta… mi sento un giocattolo nelle sue esperte mani. Questa posizione è il preambolo per un altro orgasmo. Mi irrigidisco e tutta ad un tratto mi rilasso, tanto è forte il mio piacere. Si ferma mi guarda e facendomi scendere mi dice:
P: te l’avevo detto che ti sarebbe piaciuto!
Con la mano sulla spalla mi indica di inginocchiarmi vuole che glielo prenda in bocca. Senza resistenza mi inginocchio ed inizio a succhiare quell’uccellone. Un misto di sapori forti. E’ tutta la mia melmina che imbratta quel cazzo, ed io lo sto ripulendo. Si scansa da me e si siede sul bordo della vasca aprendo le gambe. Mi avvicino gattonando come una micetta in calore, pensando che dovevo continuare il giochetto di bocca, ma appena mi accingo ad agguantarlo, mi fa alzare e mettere di spalle. Vuole che mi segga a gambe strette e di spalle su quel cazzone, vuole sentire ancor di più com’è stretta la mia fica. Allargo un pò le gambe solo per agevolare l’entrata e aiutato dalle sue mani sul mio culo inizio ad impalarmi. Lui mi da il ritmo, sono preda dei suoi istinti. Ci vuole poco, quel misto di dolore e goduria in poco tempo si trasforma in orgasmo. E’ la terza volta che godo ed ogni uno è stato più forte di quello di prima. Paolo non si ferma nonostante sia venuta… si vede che tra poco tocca a lui.
Pam: Ti prego non venirmi dentro, non prendo nulla…
P: Non ti preoccupare, non era mia intenzione. E poi chi si perderebbe lo spettacolo di vedere quel tuo viso angelico pieno di sborra…
E scoppia in una fragorosa risata, aumentando non solo il ritmo con le mani ma anche da sotto con colpi secchi che mi facevano sentire quel cazzone fin dentro la pancia. Mi alza con le mani, sta per venire. Mi posiziono dinanzi a lui ed inizio a succhiarglielo. Mi tira via il cazzo da bocca e con quattro colpi di sega dopo essersi preso il cazzo in mano, mi imbratta il viso ed il seno. Tanta era la sborra che qualche fiotto mi arriva persino in bocca. Non avevo mai assaggiato lo sperma… salato ma non disgustoso come dicono. Mi siedo a terra dalla stanchezza mentre Paolo si sta sciacquando nel bidet.
Vado allo specchio e la sensazione di essere completamente ricoperta di sborra è giusta. E’ venuto in quantità industriale. Quanto cazzo ne è colato anche sulle tette.
P: non ne avevi mai vista tanta è?!?! Quella santarellina di Pamela che ci tiene. Se lo sapesse papà che ti piace in questo modo il cazzo! Ahahahah
Pam: certo tu non glielo dirai e poi se l’è cercata!
Mi alzo da terra e mentre mi sto per buttare sotto la doccia…
Pam: Appena hai finito, e ti conviene muoverti che papà starà tornando, la strada la sai. Ciao Baywatch ci vediamo in piscina!
Ed apro la doccia per ripulirmi e ritornare ad essere l’angioletto di papà.

Continua…

Note finali:

maxxximissimo@gmail.com, se volete scrivermi per consigli o per feedback sul mio racconto.
Spero si piaciuto…

 

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