Come sono diventato voyeur, come mia moglie è diventata esibizionista by fallingslips [Vietato ai minori]




“Non ti piace essere osservato?”
“No”
“Perché?”
“Dipende”
“Dipende da cosa?”
“Dalla situazione”
“La situazione..” “per me è sempre la stessa: tu sei nudo e qualcuno ti guarda”
“Non è proprio così”
“Spiegami..”
“Non so spiegarlo”
“Appunto, è questo il bello..” Sorrise lei guardando verso l’alto.

“Aspetta, ora mi levo anche questo, cosa fa?” chiese Helena con tono malizioso lasciando cadere a terra il reggiseno
“Pare immobile”
“Certo che lo è, lui ed io siamo immobili, ma dentro stiamo urlando”
“Passami il top per piacere, altrimenti il gioco finisce”
Lorenzo le passò l’indumento mentre, evitando in ogni modo di sbirciare tra le tendine del camerino di Helena, continuava a scrutare quell’uomo la in alto che, senza ormai granché eleganza, spiava la ragazza intenta a cambiarsi nel suo spogliatoio.
“Ti metto in imbarazzo?”
“Un pochino, sai non sei una donna come tutte le altre” confessò Lorenzo
“Ah no? e cosa sono?”
“Sei la sorella della mia ragazza, ti conosco da così tanto tempo che potresti essere anche mia sorella”
“Quindi?”
“Quindi mi infastidisce quell’uomo”
“Ancora con questa storia? ti ho detto che non mi disturba affatto, anzi mi diverte”

Lorenzo rimase in silenzio e chiuse gli occhi per controllare il respiro. Anche lui era stuzzicato, ma non poteva certo tradirsi, troppi erano i coinvolgimenti in gioco. Era vero, conosceva Helena dalla più tenera età, quando lui e la sorella Creta iniziarono ad uscire insieme, mettendo le basi per il decennio successivo. Nel frattempo anche Helena era cresciuta, somigliava moltissimo alla sorella maggiore: un metro e settantacinque, capelli scuri lunghi, viso tondeggiante dall’aria sovietica, labbra voluminose ma non eccessivamente evidenti, naso retto, occhi grandi, fisico slanciato che terminava in lunghe gambe prestanti, quasi muscolose. La differenza tra Helena e Creta stava tutta nella parte centrale del proprio fisico, se la prima poteva imporsi grazie ad un considerevole seno, tondo e ben posizionato, la fidanzata di Lorenzo, Creta, godeva invece di un sedere statuario, sostenuto anche da una vita stretta che ne evidenziava le generose forme. In passato entrambe avevano posato per un servizio fotografico, Creta però era troppo introversa per trarne profitto, Helena invece ci guadagnò un lavoro, e tutt’oggi fa la fotografa.
Ci fu un tempo nel quale Lorenzo, conscio del suo fascino, stuzzicava quella ragazzina che, quasi innamorata, cercava in tutti i modi di emulare la sorella Creta. Ora era Helena ad essere imprendibile.. non si può dire che avesse superato la bellezza di Creta, ma il suo atteggiamento non passava inosservato.

Nel frattempo e senza esporsi la ragazza allungò la mano fuori dal camerino attirando l’attenzione di Lorenzo. Si era avvolta nella tendina, solo Dio poteva sapere cosa ci fosse sotto.
“Sei distratto” ridacchiò la ragazza
“No, sono molto concentrato invece” replicò lui
“Allora vammi a prendere quei leggings verdi che abbiamo visto prima, poi prometto che ti libero” sorrise
Lorenzo abbandonò velocemente l’area camerini e si diresse senza meta nel negozio. Non aveva la minima idea di dove cercare, ma allo stesso tempo continuava ad osservare quell’uomo. Decise di salire le scale verso il piano del guardone/spettatore, dentro di se non capiva bene quale fosse lo scopo.
Avanzò piano lungo il cordone di vetro che delimitava il piano superiore, camminava verso l’ignaro voyeur.
“Posso aiutarti?” una voce lo colse alle spalle.
“No grazie sono a posto.. anzi, per la verità cercavo dei leggings”
“Alle sue spalle” disse la commessa allontanandosi.
Lorenzo si voltò e rivoltò più volte, ma quello che vide non era certo in qualche modo simile ad un indumento.
Era laggiù, quella Venere smaliziata, dietro la tendina schiusa. Da quella posizione si poteva vedere la parte alta dello specchio e il riflesso era inequivocabile.. Helena era li, coperta da una finissima camicetta color panna, piuttosto larga, pareva quasi una scolaretta.
A vederla era veramente impossibile credere che fosse capace di azioni tanto ardite, ma la realtà è maestra nel demolire le nostre banali etichette. Osservandosi bene, Helena sbottonò il primo bottone. Seguirono il secondo ed il terzo. Lasciò ora fuoriuscire i seni, tondi e sodi, sfiorandoli maliziosamente.
Lorenzo era li immobile, a pochi metri da quello sconosciuto che nei suoi intenti doveva punire, ora nella stessa barca.
La ragazza, specchiandosi, fece un passo indietro e ruotò, appoggiandosi quasi alla tendina, fece per guardare fuori togliendosi la camicetta e lasciandola alle sue spalle, che ora, nude erano alla nostra vista.
“Che troia” disse quell’uomo improvvisamente. Un brivido percorse la schiena di Lorenzo. Capì solo qualche secondo dopo che stava parlando con lui.
“Ti piace?” disse senza voltarsi con tono diretto.
“La vista non è male” sorrise un Lorenzo impacciato
L’uomo si voltò verso di lui con sguardo consenziente.
“Quella è una vera troia” ripeté
“Addirittura?” singhiozzò il ragazzo all’ennesima battuta. Gli venne voglia di manifestare da subito la sua identità, ma si contenne, non era li per quello dopotutto.
“Guarda che gambe, che culo..” Continuò l’altro con eleganza
“Io ne vedo tante di donne sai. E ti dico che quella la è li per un motivo, non è sbadata, vuole farsi guardare”
Lorenzo lo ascoltava, dentro di se stava crescendo qualcosa che ancora non poteva identificare. Attese. Osservando ora quell’uomo con maggiore coraggio notò un importante dettaglio: la targhetta “Security” sulla sua spalla, fatto che generò in lui una sorta di timore, dettato anche dalla consistente massa corporea.
“Molte donne lasciano le tendine socchiuse?” chiese per prendere tempo.
“Più di quello che credi, molte sono solo troiette da quattro soldi, ma quella li no. Ascoltami a me, quella è una di classe, una vera esibizionista”.
Non solo non poteva credere a quelle parole, ma nemmeno a quello che li provocavano.
Sotto gli occhi vigili di quei due, Helena era li, completamente presa da se e dalla sua esibizione, provò e riprovò quei vestiti. Le sue movenze, il suo aspetto fisico, generavano in Lorenzo una sensazione tra l’eccitazione e la tensione. La verità è che nella maggior parte delle pose Helena era identica a Creta. Poteva essere lei.
Fu questa associazione a produrre in Lorenzo un agghiacciante sensazione: era eccitato, molto eccitato. Il primo pensiero che lo colse fu il fortissimo desiderio che in quel camerino ci fosse Creta e che come Helena ora, fosse violata e denigrata dagli sguardi altrui.
Continuò a fissarla, ora desiderava che si voltasse, che mostrasse quelle tette, che lo scoprisse ed infine lo invitasse laggiù, a soddisfare le proprie voglie. Ma l’esibizionismo non era questo, e il principiante Lorenzo ancora non poteva comprenderlo.
In un secondo il tutto terminò: Helena si rivestì, la guardia si allontanò, Lorenzo prese i leggings e la giornata proseguì tranquilla.

Tuttavia quel giorno, da quel negozio, uscì un nuovo e più cosciente Lorenzo.

 

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Ti amo, amore mio




Scritto da Troll94,
il 2015-09-25,
genere saffico

Questa è la mia storia, anzi la nostra storia.
Sono una ragazza di 22 anni e da quasi un anno sono fidanzata con la mia migliore amica. Vi racconterò la prima volta che abbiamo fatto l’amore. Per spiegarvi, circa tre anni fa io mi sono accorta di essere innamorata di lei, però lei si è fidanzata con una ragazza bellissima. Io nel frattempo non ho detto a nessuno di amarla e ho avuto delle storie con solo maschi, mai avuto a che fare con le donne. Fino al momento in cui lei doveva partire per l’università, le cose con la sua fidanzata non andavano più bene come prima, mi decisi ma non avevo il coraggio di confessarmi. In quel periodo ci riavvicinammo molto, ogni volta che lei mi sfiorava io sentivo qualcosa allo stomaco, tutte le volte che scendeva dalla macchina dandomi un bacetto sulla guancia io morivo. Il giorno prima della partenza per l’università, decidiamo di vederci con il nostro gruppo per salutarla, era una notte di fine settembre, diluviava, appena la riaccompagnai a casa, per non farla bagnare scesi con l’ombrello e andai dalla parte del passeggero per farla scendere. Arrivate vicino al cancello, dovevo liberarmi di questo peso e dissi “Claudia io lo so, le cose tra me e te non saranno più uguali, ma io devo dirtelo” lei “anche io” io “dai inizia tu” (tutto questo mentre pioveva a dirotto) lei “ecco… Le cose con Valeria non andavano bene da un po, non perché io devo partire ma per altri motivi… Anzi per un motivo solo, che ti amo e ti ho sempre amato, mi sono fidanzata con lei tutto questo tempo pensando di dimenticarti, ma senza riuscirci, scusami” in quel momento mi mancò il respiro, tutto intorno a me sparì e non riuscivo a parlare e lei mi disse, ignara di ciò che provavo io “ecco, immaginavo questa tua reazione, però ho dovuto, era un peso troppo grosso”. Finalmente trovai il coraggio e la baciai, fu il bacio più bello della mia vita. Le sue labbra erano così morbide. Lei inizialmente rimase ferma e spiazzata poi aprì poco anche lei le labbra e mi tirò un morso sul labbro inferiore. Mi staccai un attimo e dissi “ti amo anche io, da sempre” ritornammo in macchina e andammo alla casa al mare dei miei, per fortuna avevo sempre le chiavi con me. Non smettemmo un attimo di baciarci, tutte bagnate sia per la pioggia che per l’eccitazione entrammo in casa. Le sue labbra sul mio collo mi facevano impazzire, non so come ma mi ritrovai un succhiotto. Presi il suo viso tra le mie mani e iniziai a baciarla ovunque, prima sulla guancia, poi sulle labbra, poi scesi sul suo collo, e iniziai a aprire la camicetta di jeans che indossava. Man mano che la aprivo veniva fuori il suo seno, non molto grande ma sodo, bello. Con una certa disinvoltura inaspettata slacciai il suo reggiseno e iniziai a leccarle i capezzoli, prima uno poi l’altro. Mi divertivo a morderli e sentirla gemere a causa dei miei morsi. Mentre tormentavo i suoi seni e il collo, le sbottonai il pantalone, scesi con la bocca con dolcezza fino all’elastico delle mutande e qui iniziai a sfiorarla con la lingua poco sopra l’elastico. Sentivo la sua eccitazione, il suo corpo emanava calore. Le sfilai prima il pantalone e baciai il suo monte di Venere sopra le mutandine, mentre con una mano le toccai le grandi labbra e mi stupii di quanto fosse bagnata. Le sfilai anche le mutandine e iniziai a leccarle il clitoride mentre con una mano le toccavo il seno e l’altra le stringevo la mano. Avvertivo che stava per venire e aumentai il ritmo fino a che non venne. Ebbe come tanti spasmi, le sue urla di piacere mi stavano facendo impazzire. Iniziai a risalire verso la sua bocca, una volta calmata mi disse “adesso tocca a me, impazzirai tu”. Iniziò baciandomi il collo, sapendo il mio punto debole, mi morsicò il lobo dell’orecchio mentre me lo sfiorava con la lingua. Sentivo le sue mani ovunque e senza rendermi conto mi ritrovai senza maglia. Con la lingua, mi leccò e mi diede tanti baci che per me erano una tortura sulle anche. Mi abbassai pantaloni e mutande e con le mani sulla sua testa la indirizzai con forza e mentre me la leccava io spingevo con il bacino. Fu l’orgasmo più forte della mia vita fino a quel momento. Le presi il viso tra le mani e la baciai. Facemmo l’amore altre volte prima di addormentarci abbracciate. La mattina dopo lei partì per l’università e io decisi di farle una sorpresa e cambiare università per studiare nella stessa città. Tra pochi giorni faremo un anno e le cose tra noi vanno benissimo, sopratutto a letto …

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La mia collega Tullia by davidao [Erotico]




La mia collega Tullia di davidao New!

Venerdì mattina non è mai bello alzarsi per andare a lavorare, ma ancora peggio se si chiude la settimana lavorativa con un corso di aggiornamento a Milano con una collega antipatica.
Oggi niente macchina, mi tocca fare il viaggio in piedi sul treno dei pendolari. Beh, avrei potuto prendere l’auto aziendale, ma Tullia ha preferito così, altrimenti uno dei due sarebbe dovuto passare a caricare l’altro e con la scusa di non abitare vicini, ha evitato di dover condividere il viaggio con un’altra persona…ci si troverà direttamente sul luogo per il corso.
Giunto a Milano, mi incammino verso la metropolitana e non faccio altro che pensare alla giornata noiosa che mi aspetterà: la coda per la registrazione al corso, il coffe break, le lunghe chiacchierate di persone che si scambiano al microfono dicendo sempre le solite cose, la corsa per il rientro a casa e poi la ciliegina sulla torta, la mia collega Tullia.
Sono ormai tre anni che lavoro con lei, ma non so molto della sua vita…lei è una di quelle persone abituata ad avere il controllo su tutto e tutti, guai a spostare una virgola senza il suo consenso, guai a darle un consiglio o farle un sorriso. Al mio arrivo in azienda sono stato accolto da lei, forse perchè è l’unica ragazza giovane come me, non certo perchè avesse piacere a farlo. So che ha 30 anni, uno in più di me, è fidanzata con Claudio, un collega smidollato che le fa da cagnolino al guinzaglio, con cui convive da poco. Prima viveva da sola in una casa di montagna con i suoi animali, era iscritta in palestra dove seguiva corsi di difesa personale per donne…insomma è una tosta, indipendente, che non da confidenza agli altri, nemmeno se ci lavori insieme da anni. Così i miei rapporti con lei si sono sempre limitati a un “Ciao, tutto ok?” “Ci vediamo domani”, pur lavorando in due uffici diversi dello stesso reparto. Ora che ci penso qualche volta ci ho fatto qualche pensierino provocante, soprattutto quando passandole accanto si riescono a scorgere le mutandine o il reggiseno, anche per quell’aria da comandante che la rende così interessante perchè entrare nelle sue grazie non è cosa facile. E poi c’è da dire che è anche una bella ragazza, se fosse anche simpatica sarebbe troppo bello per essere vero!
Immerso in questi pensieri raggiungo finalmente il luogo dove si terrà il corso, entro e scorgo subito Tullia seduta in disparte su una poltrona, con la valigetta aperta mentre appunta qualcosa sull’agenda. Una volta superata la fila per la registrazione la raggiungo:
D “Ciao Tullia, è da tanto che sei qui?”
T “Ciao, saranno almeno dieci minuti” guardandomi con aria indifferente.
D “Hai fatto colazione? Ci beviamo un caffè?”
T “Già fatto grazie…”
D “Ecco è per quello che sei già nervosa” cerco di farla ridere, ma risponde con tono serio:
T “Nervosa a me? Guarda che sarà già una giornataccia, non fare lo spiritoso…anzi, sappi che io ho il treno alle 17, quindi se finiamo in tempo bene, altrimenti io esco prima e tu resti qui a raccogliere l’attestato anche per me, chiaro?”
D “Si tranquilla…” accuso il colpo e mi dileguo verso l’angolo bar con una grandissima voglia di mandarla già a quel paese…chi si crede di essere?
Finito il momento caffè, sento aprirsi le porte dell’aula e dopo aver ricevuto le solite penne, block notes e gadget vari raggiungo l’interno. Tullia è già seduta in posizione laterale, purtroppo mi tocca passarle accanto quindi sono costretto a sedermi vicino a lei.
Il corso inizia, dopo appena mezz’ora io sono già ko, mentre lei ha già riempito due pagine di appunti. Guardo il mio block notes e vedo poche righe intervallate da disegnini privi di senso…iniziamo bene!
Provo allora a catturare la sua attenzione, scrivendo a caratteri cubitali “Per fortuna c’è la mia collega Tullia che prende gli appunti anche per me”. Lei mi guarda come se fossi un cretino e senza fare alcun cenno torna a seguire la lezione. Ci riprovo scrivendo “Sorridi ogni tanto se no sembri una secchiona”. Lei mi guarda peggio di prima e mi dice “Il sorriso abbonda sulla bocca degli stolti” e a rimarcare il concetto allunga la penna sul mio block notes e scrive “Coglione!”.
Mi fermo a fissarla per qualche minuto, non riesco proprio a capire che ragazza è…ormai è diventata una sfida per catturare la sua attenzione, così visto che essere gentile non paga, mi viene un’illuminazione. Lei vuole fare la dura? Bene, le farò capire che non sono come la maggior parte delle persone che si piegano di fronte a lei, ma anzi che non mi mette in difficoltà e che questo gioco non fa altro che stimolarmi. Appena avviene il cambio di microfono sul palco, nella solita pausa domande/interventi del pubblico, mi alzo in piedi e chiedo la parola: “Salve, mi chiamo Davide, lavoro per la ditta ecc ecc… vorrei sottolineare alcune cose che lei ha detto. In particolar modo nella mia azienda abbiamo questo tipo di problema… e lascio la parola alla mia collega qui accanto che si occupa nel dettaglio di questi aspetti per cui potrà spiegarle meglio le incongruenze del suo discorso.” Nel dirlo le porgo il microfono. Lei si gira verso di me e mi fulmina con lo sguardo, diventa rossa paonazza…non si aspettava di essere coinvolta, è totalmente impreparata: “Ehm buongiorno, beh che dire? Il mio collega ha già detto tutto, non saprei cosa aggiungere…ehm…”
Me la rido sotto i baffi ma, appena riesce a liberarsi dal microfono mi tira una gomitata e si rivolge a me: “Ma sei impazzito? Ma vedi un po’ che figura mi hai fatto fare…”
D “Ma dai, almeno ti ho fatta svegliare, è una noia sto discorso…poi sei tu che hai voluto la guerra, sono sicuro che se vuoi sei anche una persona simpatica”.
Si rimette a prendere appunti pensierosa, ma stavolta disegna una faccina sorridente e sotto scrive “Regalo per il mio collega che vuole le persone sorridenti”. Ci guardiamo e ridiamo.
La mattinata prosegue con altri messaggi più o meno ironici che ci scambiamo tramite i block notes, sembra aprirsi pian piano, quando finalmente arriva il momento più atteso della giornata…la pausa pranzo!
Arrivati al buffet, dopo una discreta attesa per usufruire del bagno, ci troviamo di fronte una coda interminabile, al che mi ingegno una piccola follia per catturare la sua attenzione:
“Scusi, la mia collega è incinta…so che non si vede e lei non vuole farlo pesare, ma se foste così gentili da lasciarci prendere qualcosa veloce, poi andiamo subito a sederci”.
“Oh ma certo, si figuri…auguri signora, non si affatichi…lasciatela passare”.
Lei in un primo momento sembra reagire in malo modo, poi capisce e sta al gioco: “Grazie, grazie…”.
Così in pochi minuti saltiamo la fila e ci sediamo in un tavolino defilato dove riprendo a scherzare per farla aprire con me:
D “Ma sei matta? Hai preso la frittata? Lo sai che nelle tue condizioni non dovresti mangiare l’uovo”
T “Perchè?”
D “Ma come? Sei incinta!”
T “Ah si è vero…”
D “Hai ragione scusami, non dovevo nemmeno lontanamente immaginare che una come te possa emozionarsi di fronte all’idea di avere un figlio…tu sei una senza emozioni, poi per fare un figlio dovresti avere un rapporto con un uomo, esseri inferiori…non sarebbe da te”
T “Ecco bravo, hai capito”
D “Ma dai, rispondimi seriamente…possibile che sei così una roccia? Che non riesci a essere dolce? Non ci credo…”
T “Ma cosa te ne importa a te?”
D “Io lo dico per te…lo so che non sei così come vuoi apparire…saresti una persona molto più bella se ti lasciassi vedere per quello che sei veramente”
T “E come sarei?”
D “Secondo me sei una persona dolcissima…ho visto le tue foto su facebook, i tuoi animali…una persona che ama così tanto gli animali ha per forza un cuore grande”
T “Hai ragione, ma gli animali sono migliori delle persone”
La guardo e le sorrido, quando lei tira fuori il telefono e inizia a farmi vedere le foto dei suoi animali. Tutto all’improvviso eccomi di fronte un’altra persona, le si illuminano gli occhi mentre fa scorrere le foto e mi racconta dei suoi cani che la aspettano tutte le sere. Il discorso la prende talmente tanto che ci accorgiamo della ripresa del corso solamente quando l’area del pranzo è quasi praticamente vuota, così da dover tornare alla nostra postazione.
Il pomeriggio riprendiamo la nostra discussione tramite block notes, mentre cerco di spingere l’argomento un po’ più sul personale…
D “Hai visto? Sono tre anni che lavoriamo insieme e solamente oggi riesco a capire una parte di te che tieni nascosta a tutti…chissà quante altre belle cose ci sono nel tuo mondo segreto…”
T “Sei proprio un coglione…”
D “Dai raccontami qualcos’altro di te…o devo tirarti fuori le cose una ad una?”
T “Cosa vuoi sapere?”
D “Ma non so, quello che vuoi… Anche perchè se avessi saputo prima che avevi anche tu qualche sentimento, magari ci avrei potuto provare con te, ma per fortuna sei fidanzata quindi non c’è questo pericolo”
T “Beh tanto sei fidanzato anche tu e poi sei troppo rompiscatole, non andremmo d’accordo”
D “Hai ragione, quindi saremmo perfetti come amanti…peccato che tu avresti serie difficoltà a soddisfarmi a letto”
T “Forse non ti è chiaro che io comando anche a letto…non penso certo a soddisfare gli altri”
D “Povero Claudio allora…”
T “Può ritenersi fortunato di quello che ha”
D “Stai attenta a non fargli male almeno, è così fragile”
T “Se vuoi provare ti infilo le unghie nel braccio così vediamo se tu sei uno forte”
D “No dai, io ti voglio bene, non farmi male”
T “Ecco…tutti leoni e poi diventano conigli”
Il tempo vola e sono da poco passate le 16:30, il corso sta per finire quindi decidiamo di avviarci verso la stazione per il ritorno. La corsa in metropolitana è un fallimento, c’è da attendere diversi minuti, la stazione è piena di gente in attesa e nonostante i nostri sforzi, Tullia perde il treno per un soffio.
D “Il mio treno è tra 5 minuti, ma non ti lascio qui da sola dai… Il tuo prossimo è alle 18, aspetto qui con te e io prendo quello delle 18:10″
T “Ma no dai, non ti preoccupare, devo fare qualche telefonata, vai pure…non ho mica paura di restare qui da sola”
D “No non è per quello, non lo avrei messo in dubbio…è che oggi ho scoperto questo tuo lato dolce e simpatico e vorrei godermelo ancora un po’, perchè so che da lunedì tornerà tutto come prima”
T “Sei proprio scemo…va bene allora, grazie”
D “Ti vado a prendere qualcosa da sgranocchiare intanto?”
Mi allontano e torno con due tranci di pizza, mentre ci sediamo su una panchina tra i binari e riprendiamo a parlare e a scherzare. Attorno a noi c’è un via vai di persone e mentre parliamo mi avvicino a lei come se facessi fatica a sentirla ed allungo un braccio sulla sua spalla. Lei mi guarda un po’ stupita ma mi lascia fare, così pian piano lascio che il braccio scenda sul suo fianco.
Nel frattempo arriva il suo treno ed iniziano a scendere le persone della corsa precedente, ci restano circa venti minuti, così mi sposto davanti a lei e, indicandole che devo dirle qualcosa nell’orecchio, mi avvicino: “Non pensavo che fosse così bello abbracciarti…è un peccato che devi andare”. Lei rimane pietrificata e sebbene si capisca che stia cercando di rimanere impassibile alla cosa, i suoi occhi lasciano trasparire sensazioni contrastanti. Approfitto di questa sua incertezza per avvicinarmi ancora al suo orecchio, questa volta per baciarlo. Appena mi stacco da lei, si alza e si sistema la giacca.
T “Bene dai…il treno è arrivato, ora devo andare.”
D “Ti dispiace se prendo il tuo stesso treno? Posso scendere a Rho e poi aspetto il mio lì…”
T “Dai lasciami andare…”
D “Ti lascio andare solo se ti fai abbracciare ancora una volta”
T “Giura!”
Senza nemmeno risponderle la prendo ancora tra le mie braccia e dedico almeno un minuto a riempirle di baci l’orecchio, la guancia, il collo, i capelli… Mi stacco e mi fermo a pochi centimetri dai suoi occhi… Vedo che non si ritrae e pian piano mi dirigo verso la sua bocca e ci baciamo. La prendo per mano e la accompagno verso il treno, lei non dice una parola, io nemmeno… Mi fermo vicino a un tabellone degli orari, la faccio appoggiare e riprendo a baciarla, questa volta con tutta la passione che ho dentro…Mi sta salendo una voglia di averla che va oltre al semplice sesso… Vorrei spogliarla e farci l’amore lì davanti a tutti, ma non si può. Sento qualche movimento tra le mie gambe quindi capisco che è il momento di staccarsi…
D “Forse hai ragione, è meglio che vai adesso”
T “Perchè?”
D “Fidati…”
Inaspettatamente lei afferra il mio cazzo da sopra i pantaloni e mi tira ancora verso di se, mi da un altro bacio e poi si volta, mi saluta e sale sul treno.

Note finali:

Se vi è piaciuto il racconto o avete consigli, critiche, richieste, qualsiasi cosa, scrivetemi a: davidao@virgilio.it

 

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