Silvietta by Dandy Rotten [Vietato ai minori]




SILVIETTA

Due erano le cose che la gente notava in me: lo sguardo da cerbiatta con cui posavo gli occhi sulla gente, e le mie splendide tette! Ho un seno da fare invidia, lo posso dire… le mie tette sono perfette: tonde, sode, grosse e ben levigate… tutti gli uomini che avevo avuto fino ad allora si erano divertiti parecchio con le mie protuberanze… e con quelle armi sapevo che avrei conquistato Lui! Alberto (questo era il suo nome) mi aveva ispirato sesso fin dal primo momento… poi arrivò il resto.

Nel momento in cui lo vidi entrare al bar in cui lavoravo, decisi che me lo sarei scopato.
In quel giorno di settembre in cui la padrona del locale se n’era andata a casa, lasciandomi in gestione la sala perché c’era poca clientela (e raccomandandosi di chiudere se entro un’ora la mossa non fosse aumentata), lo vidi arrivare e fermarsi davanti al bar. Lo salutai e gli feci cenno di entrare, ma lui rispose con una smorfia, che stava aspettando la sua fidanzata.
Un morso di gelosia mi aggredì allo stomaco e alla psiche… fidanzata?!
Quando detta fidanzata arrivò, non seppi se gridare all’ingiustizia o se sentirmi sollevata… si trattava di Frisbee… a dire il vero il suo nome era Samantha, ma la chiamavano Frisbee per la sua forma fisica… bassa e larga, con viso inespressivo e aria stupida… in somma un pallone era reputato più intelligente, perciò “palla” come nome era troppo generoso… meglio un disco piatto che volava solo se lanciato… così in tutto il quartiere era chiamata Frisbee! Aveva lavorato al bar prima che io arrivassi, e da quando l’avevo sostituita le vendite erano raddoppiate… secondo alcuni il merito era proprio delle mie zinne!
Naturalmente me ne guardavo bene dal chiamarla così, e anzi, per dirla tutta, prima di sapere che era fidanzata dell’uomo per cui sbavavo da un paio di settimane, mi era pure simpatica! Ovvio che tutta la simpatia si era esaurita in un colpo quando avevo scoperto di averla come rivale… poteva la sottoscritta, con le bocce e lo sguardo che si ritrovava, cedere le armi di fronte a un cesso del genere? A proposito, io mi chiamo Silvia, per gli amici Silvietta. Non sono né bassa di statura, né giovane… si vede però che ho l’aria di una “silvietta”…

Quando li vidi entrare li lasciai accomodare dai divanetti e chiesi loro cosa ordinavano. Lei un decaffeinato, lui un succo di frutta… mi arrivò in un attimo l’illuminazione… aprii il cassetto dove la padrona che soffriva di stitichezza teneva il Guttalax… e ne rovesciai ben 30 gocce nel decaffeinato di Frisbee… li servii e l’effetto fu quasi immediato. Frisbee si alzò con un urlo!
-Oddìo… devo andare al bagno! Non ce la faccio ad arrivare a casa!!!
-Vai pure è aperto- le gridai e senza nemmeno attendere il permesso si rinchiuse nel bagno…
…in quel momento abbassai un poco le luci e abbassai la serranda del bar a metà, poi presi le chiavi del bagno e la chiusi dentro… poi accesi il cd con la musica più adatta che conoscessi e improvvisai uno striptease… prima mi sfilai i jeans,poi fu la volta della maglietta, e infine quando anche gli intimi volarono oltre il bancone, mi avvicinai e mi accorsi che i suoi pantaloni stavano per esplodere…
-Wow!- esclamai- …chissà se mantieni le promesse…
Poi gli sbottonai i pantaloni e gli abbassai i boxer, da sotto emerse un coso duro e voglioso che avrebbe fatto invidia ai divi del porno, iniziai a leccarlo e succhiarlo con foga e delicatezza, concentrandomi sul bastone, poi guardai verso l’alto, vidi che si stava togliendo la camicia e la canottiera, quindi gli abbassai ulteriormente i pantaloni cercando di aiutarlo a toglierli, e quando fu anch’egli completamente nudo ricominciammo. Si gettò a capofitto sui miei seni e iniziò e succhiarne i capezzoli, a strizzarli e a leccarli.
-Voglio giocare con queste meravigliose tette!- disse- che tette fantastiche!
Dal bagno ogni tanto, lievemente coperto dalle musiche del CD, proveniva qualche gemito di dolore, Frisbee stava male… e non sarebbe uscita molto presto!
Così continuammo il nostro lavoro imperterriti.
Alberto mi sollevò e mi fece adagiare sul divanetto, da quella posizione mi penetrò.
Un rumore dal bagno per un attimo mi turbò: Frisbee aveva terminato il suo travaglio, ma non riusciva ad uscire… sfido, era chiusa dentro dall’esterno!
Senza badarvi continuammo, senza nemmeno curarci dell’allarme che aveva fatto partire tirando un’apposita cordicella situata sopra lo sciacquone.
L’uccello di Alberto stantuffava cadenzato con passo di danza moderna, io godevo come mai avevo goduto prima di allora… ma a un tratto la voce stridula di Frisbee ci allontanò dal sogno.
-Ma che cazzo state facendo?!!!
Avevo dimenticato che al terzo tentativo di allarme, la porta del bagno si apriva automaticamente…
Lo spettacolo che si ritrovò davanti non era certo quello che avrebbe voluto: il suo uomo, completamente nudo, in una posizione più che esplicita con la barista del bar in cui un tempo aveva lavorato…
Ci voltammo sbalorditi… ma non sapendo cosa dire, io restai in silenzio, mentre Alberto rispose prontamente:
-Mi sembra ovvio, no?
Mi aspettavo che l’orgoglio di Frisbee si riversasse in odio e rabbia nei confronti della sottoscritta, e già i miei muscoli si erano tesi, pronti ad ingaggiare una lotta con quel cesso… ma tutto ciò che fece fu scoppiare in un ridicolo pianto sonoro che l’accompagnò mentre usciva abbassandosi per passare sotto la serranda e si allontanava lungo il piazzale…

Da quel pomeriggio sono passati otto anni… ho aperto un locale tutto mio, e da qualche tempo posso pure lavorarci poco lasciando spazio ai dipendenti… Alberto mi ha sposato quattro anni fa, forse arriveranno dei figli… Frisbee invece ci ha tolto il saluto, e so che da qualche tempo se la passa piuttosto male, ma quando Alberto ed io le abbiamo offerto il nostro aiuto, ci ha fatto capire che preferirebbe morire che avere a che fare con noi due… non posso darle torto.
Ciò che è rimasto come allora sono gli orgasmi che Alberto mi procura… dal desiderio di quel pomeriggio, in fretta passammo al sentimento… ora tutt’altro che sopito.

 

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Il Collega by fraone [Vietato ai minori]




Il Collega di fraone New!

Note dell’autore:

Il nuovo lavoro

Il Collega
Giorgio, 31 anni e sposato da pochi mesi aveva appena ricevuto una chiamata per un colloquio di lavoro. Era contento perché stava per scadergli la disoccupazione dopo aver perso il lavoro che faceva da 10 anni come magazziniere in un grande supermercato.
Era stato chiamato direttamente dal dott. Corda, il titolare di un mobilificio che aveva bisogno di un tuttofare per la sua piccola azienda, consegnavano e montavano i mobili e aveva bisogno di sostituire una persona che si era appena licenziata.
Entrò nel negozio di mobili, che conosceva perché aveva spesso visto di passaggio nella strada che portava al suo paese. Era bello, pulito ma piccolino. Era consapevole che si trattasse di una piccola società ma a lui adesso importava solo trovare un lavoro.
La moglie Alessia, sua coetanea, lavorava in un call center, minuta e molto timida, viveva per il marito con cui si era sposata dopo 10 anni di fidanzamento. Avevano anche il sogno di un bambino, lei era innamorata di quel ragazzo, anche lui timido, dolce e minuto come lei.
Il dott. Corda si mostrò subito una persona molto affabile, un signore di circa 50 anni, dai modi garbati, dopo aver parlato gli fece fare un giro nella sede. Nel negozio di mobili la vendita era compito della moglie, una signora piacente di mezza età, anche lei molto garbata ma che non riusciva a nascondere un particolare nervosismo. Mentre nel magazzino Giorgio vide i 3 magazzinieri installatori che avrebbe dovuto affiancare. Si avvicinò subito a lui Giuliano, un ragazzo simpatico e sorridente che gli andò incontro presentandosi e fu subito seguito da Andrea, un uomo di 40 anni, anche lui gentile ma che si presentò scuro in volto, nervoso, anche triste e con un evidente rossore nella guancia come se avesse appena preso uno schiaffo.
Seduto in ufficio, con i piedi nella scrivania, c’era Marco il terzo collega che non si avvicinò per conoscere Giorgio.
Fu il dott. Corda ad entrare da lui e nonostante fosse il capo si rivolgeva a Marco in maniera subordinata
– Marco, scusa se ti disturbo, volevo presentarti il nuovo collega
– Fallo entrare
Come Giorgio entrò nell’ufficio, Marco si alzò e la sua figura era davvero imponente, oltre il metro e novanta, spalle larghissime, classico antipatico naturale, poteva anche essere un bel ragazzo se il viso non fosse deturpato da una vistosa cicatrice che dal labbro arrivava quasi all’orecchio.
Marco non disse una parola, ma gli strinse la mano così forte che Giorgio pensava gliela stesse rompendo, mantenne la stretta fino a quando a Giorgio non cedettero le ginocchia e disse
– Mi stai facendo male
Marco continuò a stringere, per poi lasciarla dopo poco senza dire nulla, si voltò e si risedette poggiando i piedi nuovamente nella scrivania. Quindi si rivolse al titolare e a Giorgio e disse loro
– Adesso Fuori!
Il dott. Corda uscì a testa bassa seguito da Giorgio dolorante alla mano.
Il giorno dopo avrebbe iniziato a lavorare presso di loro e nonostante questo episodio spiacevole Giorgio non stava più nella pelle e appena rientrato a casa raccontò tutto ad Alessia. Andarono a mangiare una pizza per festeggiare e la notte fecero l’amore, con dolcezza e intensità, si conoscevano benissimo e nonostante i tanti anni insieme si desideravano ancora, Alessia raggiunse prima l’orgasmo, poi si poggiò con la testa nella spalla del marito e lo masturbò fino a farlo venire. Dopo prese le salviette e lo pulì accuratamente, un rituale che faceva dopo ogni volta che facevano l’amore. Giorgio adorava sua moglie e il loro modo di far sesso.
La mattina dopo Giorgio si presentò alle 8 presso la sede, era raggiante all’idea di iniziare la sua prima giornata di lavoro. Lo accolserò Giuliano e Simone che stavano caricando dei mobili da consegnare. Marco era seduto al volante del camion e fumava una sigaretta. Fu lui a parlare per primo a Giorgio
– È arrivato il coglione nuovo. Vai ad aiutare gli altri due scemi che dobbiamo fare una consegna.
Giorgio non rispose e raggiunse i due colleghi, si mostrò subito molto volenteroso e cercava di fare vedere la sua voglia di lavorare. Simone sottovoce gli disse
– Non contraddirlo mai a Marco. È una persona cattiva e violenta. Qui in pratica comanda lui. Anche il titolare lo teme. Se hai una moglie o una fidanzata non dirglielo. È anche un depravato
Marco si accorse dei due che confabulavano e si avvicinò a loro
– Coglione! Cosa gli hai detto?
Disse con tono perentorio.
– Nulla Marco, gli stavo dando consigli per il lavoro. Abbiamo finito di caricare.
– Bene! Voi due scemi salirete nel vano con i mobili. Tu frocio colleghino nuovo vieni con me davanti
Disse con tono perentorio ai 3 ragazzi. Simone e Giuliano mesti salirono dietro e Giorgio impaurito raggiunse Marco nel posto vicino alla guida
– Allora. Vediamo di conoscerci un pochino. Sei sposato o fidanzato?
– No Marco, sono single!
Giorgio seguì il suggerimento di Simone e omise il fatto di essere sposato, ma aveva una paura incontrollabile e gli tremavano le gambe. Quel ragazzo lo intimoriva come mai era successo in vita sua.
Alla risposta di Giorgio però Marco fulmineo fece partire uno schiaffo di rovescio che lo prese in pieno labbro spaccandoglielo e facendogli uscire sangue. Giorgio non riusciva a trattenere le lacrime.
– Quindi è questo che ti ha detto quel coglione. Bene dopo faremo i conti anche con lui. Evidentemente non sa che prima di assumere il titolare deve girarmi i curriculum, ho letto che sei sposato e stasera verrò a cena a conoscere la tua dolce signora
La frase di Marco fu seguita da una lunga risata, poi non parlò più per il resto della giornata, una volta scaricati i mobili per far ritorno in sede fece andare Giuliano e Giorgio davanti e lui si chiuse nel vano con Simone, si sentirono urla e rumori di colpi. Ma sia Giuliano che Giorgio non osavano proferire parola. Simone uscì dal vano camminando a stento, rosso in viso e con lo sguardo basso.
Il resto della giornata Giorgio lo passò in tensione all’idea della cena dove Marco si sarebbe presentato alla moglie, non capiva che intenzioni avesse e non sapeva neanche come dire alla moglie di questo improvviso invito.
Prima di andar via Giorgio prese coraggio e si avvicinò da Marco, titubante e con voce insicura gli disse
– Marco, per questa sera io e mie moglie non possiamo, però possiamo organizzare a breve una cena.
– Ahahaha – rise Marco – non dire cazzate. Alle nove sono da voi, fai cucinare qualcosa di buono e adesso togliti dalle palle immediatamente
Giorgio uscì cupo in volto e preoccupato, cercava lo sguardo dei due colleghi che tenevano volutamente la testa bassa per non intromettersi in quella storia.
Non sapendo cosa dire alla moglie le disse semplicemente che aveva invitato un collega a casa e si scusava per non averla avvisata prima. Alessia rimproverò il marito ma poi iniziò subito a cucinare per far fare bella figura a Giorgio. Vedeva il marito silenzioso e cupo e nonostante le sue richieste lui non sapeva cosa rispondere alla moglie e diceva semplicemente che era stanco.
Alessia aveva apparecchiato la tavola elegantemente la tavola e messo gli antipasti in tavola, quando alle nove precise suonò il campanello, Giorgio andò ad aprire con Alessia dietro che lo seguiva.
Marco entrò senza salutarlo ma porse subito la mano ad Alessia per presentarsi, come lei gli diede la mano lui la trascinò verso di lui e le diede due baci nelle guance mentre con una mano le teneva i fianchi.
Entrò in casa prepotentemente, si sedette subito a tavola, nel posto capotavola, poi fece i complimenti ad Alessia per come aveva preparato il tutto.
Alessia stava andando a prendere il vino in frigo quando Marco la blocco con una presa forte nella pancia
– Siediti qui vicino a me. Non è giusto che sia solo la donna a faticare. Tu! Vai a prendere il vino
Alessia rimase scossa dai modi bruschi e maleducati del collega del marito ma ancora di più rimase sconvolta dal fare sottomesso di Giorgio che come un automa scattò all’ordine di Marco.
Alessia si sedette nella sedia indicata da Marco, vicino a lui, ma lui con una forza nella mano notevole la spostò facilmente fino a metterla adiacente a lui, ora erano attaccati.
– Stammi vicino. Oggi voglio conoscere e sapere tutto di te. Non pensavo che Giorgio avesse una moglie così deliziosa
Giorgio portò il vino e lo verso a tutti, poi si sedette nella sedia che inizialmente era vicino alla moglie. Il tavolo era lungo e rettangolare, ma quella disposizione non piaceva a Marco.
– Così mi fai sentire di troppo. Prendi il tuo piatto e mettiti capotavola come me, ci penso io a servire il vino a tua moglie
Mentre dava l’ordine Marco mise una mano sul ginocchio di Alessia, nel mentre Giorgio prese il piatto e si spostò dall’altra parte del tavolo.
Nonostante la timidezza Alessia con voce titubante disse a Marco che forse stava esagerando e lui ridendo rispose
– Tuo marito è molto contento che i colleghi familiarizzino con la moglie. Vero Giorgio.
Giorgio abbassò la testa sommessamente e annuì. Allora Marco lo rimproverò
– Così non ti sentiamo, devi dire a tua moglie che sei felice se noi familiarizziamo
Marco nel dirglielo aveva la voce e lo sguardo minaccioso, che Giorgio aveva imparato a conoscere durante la giornata di lavoro e che temeva moltissimo
– Si tesoro. Mi fa piacere che tu familiarizzi con i miei colleghi
– Bene adesso vai a controllare il primo
Marco diede l’ennesimo ordine a Giorgio e questi scattò. Nel mentre continuava ad accarezzare il ginocchio e una parte della coscia di Alessia che era sconvolta e in imbarazzo per i modi di fare di quell’energumeno.
– Devo farti un rimprovero! Potevi vestirti più carina per questa cena. Jeans e maglietta non mi piacciono. Hai gonne o vestiti?
– Certo – rispose sottovoce Alessia – ma non capisco cosa sta succedendo
– Non devi capire – disse Marco in modo perentorio – poi le prese la mano e la sollevò di peso – andiamo in camera tua e fammi vedere che abiti hai
Alessia provò a protestare e cercare lo sguardo del marito per farsi aiutare, ma lui assisteva impaurito e in disparte
Marco e Alessia entrarono nella camera matrimoniale, Marco si sedette sul letto, e disse ad Alessia di fargli vedere i suoi vestiti più sexy. Lei intimorita come il marito dall’invadenza di quell’uomo tirò fuori tutti gli abiti, fino a quando Marco non scelse un vestito nero aderente e corto, che Alessia raramente usava.
– Bene indossa questo – disse Marco perentorio – fammi vedere come ti sta!
– Raggiungi mio marito in soggiorno – arriverò con questo vestito
– Hai due possibilità: faccio venire qui tuo marito e gli dico di dirti lui di cambiarti davanti a me oppure ti tolgo io i vestiti e ti metto il vestito. Nel primo caso penso che sarà più imbarazzante farlo davanti a quel frocio di tuo marito e nel secondo rischierei di farti male. Sono molto brusco nei modi

Note finali:

per suggerimenti giorgio974@libero.it

 

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Ricerche Frequenti:

Al faro




Scritto da DG,
il 2015-08-21,
genere orge

Durante una passeggiata io e Ada, la mia ragazza, ci eravamo fermati ad un vecchio faro disabitato. Il panorama che si godeva era stupendo e rimanemmo alcuni minuti ad osservarlo. Il silenzio rotto solo dal mare e dai gabbiani, ci fece desiderare di sfruttare quell’angolo per fare l’amore. Iniziammo a baciarci e toccarci, appoggiati su un parapetto.
Iniziai a baciare il collo di Ada, e le sbottonai la camicetta per poter accedere al suo seno prosperoso. L’eccitazione che entrambi stavamo provando, non ci fece accorgere che un gruppo di persone si era avvicinato.
Fu solo quando ormai erano distanti pochi metri da noi, che Ada, sollevando la testa e schiudendo gli occhi si accorse della loro presenza. Subito ebbe un fremito, io che ero di spalle e quindi non potevo vederli, mi arrestai e guardai Ada per capire cosa le stesse succedendo. Vidi solo il suo sguardo atterrito e udii l’inizio di un grido. Poi qualcosa mi colpì in testa, e mi accasciai svenuto.
Dopo poco, riaprii gli occhi. Mi ritrovai legato a quello che era una sedia malmessa, all’interno di una delle stanze dove forse un tempo alloggiava il guardiano del faro. Ora era una stanza sporca, piena di calcinacci con i muri rovinati anche da scritte oscene. Di fronte a me, sentivo le urla e le proteste di Ada, tenuta ferma da un paio di quelle persone. Mentre altri due erano ai miei lati.
Avevano il volto coperto ed erano vestiti come giovani.
Quello che sembrava essere il capo, si avvicinò a me e senza preamboli mi disse, a voce alta:
Quella è la tua ragazza? Indicando Ada…
Io confuso, risposi di si
Bhè adesso ci divertiremo un po’ con lei!
Gli altri risero, ma io protestai, così come pure Ada.
Voglio essere chiaro, – Ribattè il tipo alle nostre proteste – Noi la scoperemo, che vi piaccia o meno, ma vogliamo darvi una possibilità. Se lei sarà accondiscendente, non vi faremo del male. Ma se lei oppone resistenza, il primo a pagarne le conseguenze sarai tu!
Così dicendo, mi diede uno schiaffo in faccia che mi fece bruciare la guancia. Io non avevo modo di reagire.
Ada a quella scena supplicò di fermarsi, mentre io non parlavo.
Il tizio si girò verso Ada e le chiese: allora decidi…
lei piagnucolò di smetterla, ma per tutta risposta il tipo, mi diede un altro schiaffo a man rovescio peggiore del precedente.
Aspetto la risposta – Fece lui –
Ada impaurita disse che avrebbe fatto quello che volevano, gli altri sghignazzarono, ma io la pregai di lasciare stare, ma Ada piangeva e scuoteva la testa, non poteva sopportare di vedermi picchiato ancora.
Il capo mi mise un bavaglio in bocca. Io non avevo la forza di protestare, poi mi si avvicinò e mi sussurrò all’orecchio:
hai visto la tua troia? Sono bastate solo due sberle per farla mostrare per quello che è! Ascolta a me, non perderci tempo, tu vieni picchiato, lei oggi si diverte…goditi lo spettacolo, sono sicuro che ti piacerà, come piacerà a lei!
Così facendo si allontanò da me che avevo avuto un moto di aggressione nei suoi confronti, pur non potendo fare molto, così legato.
Tutti e quattro si spostarono su Ada circondandola. Le tolsero la camicetta, strappandogliela e le tolsero il reggiseno. Il suo prosperoso seno era ora al vento alla mercè di quei bruti. Qualcuno fece qualche apprezzamento osceno, ma il capo li zittì:
hai fatto la tua giusta scelta, adesso sei la nostra troia! Spogliati!
Ada non oppose resistenza: si sbottonò ed abbassò i pantaloni e tolse le scarpe, restando in mutandine. aveva un corpo fantastico, e quei porci avrebbero abusato di lei…
Il capo la tirò per i capelli, facendola inginocchiare, si uscì il pene già eretto e le disse in modo secco:
Succhia, troia!
Lei dopo un primo timido rifiuto, vide uno dei tipi avvicinarsi a me e spaventata per le conseguenza di quel rifiuto perse il pene del capo in mano e iniziò a leccarlo e succhiarlo.
Il capò iniziò ad accompagnare il movimento di Ada, scopando la sua bocca e guardandomi mi disse: la troia ci sa fare con la bocca!
Tutti risero e si avvicinarono per avere la loro parte, anche se attendevano il loro capo, che continuava a scoparsi la bocca di Ada in maniera sempre più irruento, incitandola in maniera oscena: oh si così, brava, succhia troia, non smettere…
Ad un certo punto, notando l’eccitazione dei suoi compagni, sorrise e disse rivolgendosi a loro: un po’ di pazienza e sarà vostra. Io assistevo inerme a quello spettacolo, e per quanto quella situazione mi disgustasse, una parte di me, forse solo quella fisica era inspiegabilmente eccitata: guardare Ada spompinare un altro mi arrecava una inspiegabile eccitazione che non avrei immaginato!
Ad un certo punto il capo disse ad Ada: non smettere che sto per sborrare, bevi tutto! Sapevo però che Ada pur non disdegnando i rapporti orali, non amava ingoiare. Quindi sicuramente avrebbe sputato il tutto, se addirittura non si fosse fermata prima.
Dopo poco capimmo, dai versi del capo, che era arrivato il momento: lui tenne la testa di Ada con entrambe le mani e accompagnando con versi gutturali, le riempì la bocca di sborra. Ada non poteva sottrarsi, ma confidavo che avrebbe subito sputato il tutto. Ma il capo era assai più furbo di entrambi. Le chiuse il naso impedendole di respirare: e subito la minacciò che mi avrebbe fatto picchiare. Di fronte a quella situazione, vidi Ada ingoiare.
Non appena terminato, il capo la allontanò e rivolto ai suoi disse: divertitevi! Fottetela come vi pare è tutta vostra!
I suoi non si fecero ripetere la frase, si avventarono su Ada, sbattendola su un tavolo malmesso che si trovava li. Ada ora era in balia del branco, senza poter ne voler opporre resistenza, ognuno ne reclamava un pezzo per poter soddisfare la propria eccitazione e le proprie voglie più perverse.
Il capo mi si avvicinò e sussurrandomi mi disse: la tua troia sa succhiare bene il cazzo, e credimi la sborra le piace!
Io cercai di replicare, ma il mio tentativo era vano.
Divertiti a guardare come se la sbattono, sono sicuro che ti stai eccitando.
In quel momento mi sentii quasi colpevole come fossi un loro complice. Cercai di non far capire che in realtà aveva indovinato, ma lui continuò: lo so bene che vorresti unirti a loro per scopartela anche tu in maniera animale!
Aveva ragione. L’eccitazione stava prendendo il sopravvento sul disgusto. Ada era diventata una troia anche ai miei occhi! Anch’io ne desideravo un pezzo, anch’io volevo partecipare alla sua umiliazione.
I 3 ragazzi intanto si davano da fare. A turno violavano ogni buco di Ada, che non reagiva. Nel farlo la insultavano pesantemente dandole della troia e della puttana.
Due dei tre dopo qualche tentativo, riuscirono a penetrarla uno nella fica e l’altra nel culo, mentre il terzo le infilò il pene in bocca e iniziò a scoparla. I due si divertivano a sfondarla a turno, finchè non ebbero l’idea di provare a penetrarla entrambi contemporaneamente nella fica.
Il loro capo, divertito, commentava oscenamente il tutto: la tua ragazza è davvero una troia, guarda come la sfondano. Ti piace? Così facendo allungò la sua mano sul mio pene e lo sentì duro!
Mi sussurrò all’orecchio: ti piace, lo sapevo! Vorresti scopartela anche tu! Quasi quasi ti slegherei per farti partecipare.
Io ero confuso. Eccitato da quella situazione piuttosto che esserne schifato. Neanche la mano del capo mi dispiaceva, anzi mi dava un po’ di sollievo.
Il capo diede ordine al tipo che scopava la bocca di Ada di bendarla, cosa che prontamente lui fece. Dopo mi disse: ora sta a te, puoi partecipare anche tu, lei non lo saprà e tu godrai come non mai!
Io ero tentato, ma intravedevo anche la possibilità di reagire, illusione che durò poco, perché il capo mi disse: tu puoi anche scappare o ribellarti, ma intanto ti perderai questa gang, secondo ne pagherai le conseguenze o direttamente o indirettamente sulla troia! Così facendo estrasse il coltello.
Intanto i due che si erano divertiti a penetrare la fica di Ada contemporaneamente, provavano a prestare lo stesso servizio anche al suo culo. E non faticarono molto, prima di riuscirvi. Io ero quasi allibito, visto che Ada si era sempre rifiutata a rapporti anali.
Ma la cosa che mi colpì di più fu che a un tratto mi sembrò che Ada non fosse più un pezzo di carne passivo che i tre si contendevano, ma sembrava partecipare, anche se sommessamente, all’amplesso, ricevendone piacere. Mi concentrai ad osservarla e inizia a vedere come fosse lei, più che il tipo, a muovere le sue labbra lungo la sua asta, mentre si muoveva a ritmo, mentre gli altri due la scopavano. Non mi sbagliavo affatto: lei partecipava all’orgia e le piaceva!!! Partecipava e godeva come una troia!
Questo mi eccitò ulteriormente. Anche il capo se ne accorse e mi disse: vedi? La troia sta godendo. Le piace e si sta facendo una bella scopata con tanti cazzi solo per lei! Tu qui invece, resterai con l’asta dritta e dopo ti toccherà farti una sega e mentre lo farai penserai a quello che stai vedendo e ti rammaricherai di non aver partecipato!
Innegabile che avesse pienamente ragione. Cosa mi tratteneva? Ero eccitato ed era evidente. Ada dal canto suo non era più passiva, ma partecipava all’azione: era come vedere una gang in un film porno ma dal vivo e dove la protagonista era la mia ragazza.
Il capo mi tolse il bavaglio e mi uscirono immediatamente le parole: anch’io voglio fottermi la troia!
Lui rise, mi slegò ed io andai a reclamare un pezzo di Ada. La sua fica era libera, mentre i due si contendevano contemporaneamente il suo culo ed il terzo si lasciava spompinare. La penetrai e subito capii che le piaceva. Ero ancora più infoiato e la scopammo per diversi minuti con foga tutti e quattro. Era un idillio, sia noi che lei godevamo e continuavamo alla ricerca spasmodica di un piacere sempre più intenso.
Il primo a venire fu il tipo che Ada spompinava: le venne in bocca e questa volta, senza alcuna coercizione Ada ingoiò tutto! A turno gli altri che via via intendevano venire, lasciavano la loro occupazione per spostarsi sulla sua bocca e riempirla di sborra che Ada, senza protestare ingoiava di buon grado, …fin quando toccò a me. Fu a quel punto che il capo mi fermò. Io ubbidii come se fossi uno del branco, ormai sentivo di esserlo per quello che stavo facendo ad Ada ed anche perché subivo una sorta di dominazione da parte del capo, come ognuno degli altri presenti. Il capo, nuovamente con il pene eretto, si fiondò sul culo di Ada, iniziandola a sbattere con forza, mentre io scopai la bocca di Ada con la stessa irruenza degli altri, mentre tutti incitavano sia me a riempire la sua bocca che lei a succhiare il cazzo. Dopo poco venni abbondantemente, e anche a me Ada riservò lo stesso trattamento degli altri ingoiando senza nessuna protesta ogni goccia della mia sborra, mentre il capo, quasi estasiato da tutto ciò, venne copiosamente nel culo di Ada.
Finita l’eccitazione rimasi quasi intontito per quanto era successo ed ancora di più per quanto avevo fatto. Adesso capivo cosa avevo combinato. Ero diventato uno del gruppo come loro, e forse anche Ada ne faceva parte…
Il capo mi si avvicinò e mi disse: sono sicuro che vorresti che lo organizzassimo di nuovo!
Aveva maledettamente ragione, lo desideravo! Ero quasi nuovamente eccitato alla possibilità di offrire Ada al branco, di cui ero adesso parte integrante. Anch’io desideravo sottomettermi al capo.
Fu proprio in quell’istante che Ada si tolse la benda ed ebbe la conferma che anche io avevo partecipato… nonostante tutto non fece una piega, e il capo le disse: ti è piaciuto, perché anche se lo nascondi sei una troia!
Anche lei era ammutolita e si sentiva colpevole… ma i suoi occhi non potevano negare che anche lei aveva avuto piacere da quella situazione e capiva di essere esattamente come il capo la considerava: una troia!
Ci rivedremo, disse il capo, andandosene con i suoi amici e lasciandoci li pieni di interrogativi per quello che avevamo scoperto!

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