Giornalista di guerra by darksideof84 [Vietato ai minori]




DALLA ZONA EST DELLA FRONTIERA – Erano passati 15 giorni da quando le quattro squadre militari si erano posizionate nella zona est della città, l’unica zona non bombardata dal fuoco amico. Era la zona più alta, la prima ad essere setacciata dagli alleati all’arrivo in città. Un totale di venti soldati, 15 uomini e
5 donne avevano innalzato alacremente una sorta di ufficio con satelliti, computer e tutta l’attrezzatura necessaria per monitorare la situazione.
Insieme a loro erano presenti anche la giornalista Sara Z. ed il suo cameraman che, ogni giorno, puntuali alle ore 18, trasmettevano il servizio da mandare in onda alle ore 20 per aggiornare i telespettatori circa l’evoluzione del conflitto.

Sara non era nuova a questo tipo di missioni; era già stata in altre tre missioni in giro per il mondo e aveva ricevuto anche un’adeguata preparazione militare.
Non era mai stata di intralcio alle squadre speciali con domande o azioni inopportune, ma anzi si era sempre fatta apprezzare per la lealtà e concentrazione.

In realtà Sara si era fatta apprezzare anche per altro in un ambiente così a stragrande maggiornaza maschile. 32 anni, Alta 1.70, capelli rosso rame naturale, occhi verdi, Sara era la classica ragazza che riusciva ad ottenere un fischio di approvazione anche appena sveglia.
Gli anni di ginnastica ritmica da piccola e tutti gli allenamenti al seguito delle squadre speciali le avevano donato un fisico tonico ed aggraziato, impreziosito da un bel seno, una terza abbondante dopo che era un po’ dimagrita, e dei glutei naturalmente scolpiti.
Non si tirava indietro alle battute e agli apprezzamenti dei commilitoni, ma era sempre stata professionale e – all’interno delle tende o degli uffici militari -non era mai stata colta in fallo o aveva mostrato debolezze sui campi di guerra.

Anche in quella mattinata di apparente calma, davanti al fornelletto dove si preparava il caffè, gli apprezzamenti e le battute si sprecavano e le risate imbarazzate si seguivano leggere nell’aria.
Tutto pareva portare ad un’altra giornata di solo monitoraggio quando un’esplosione nelle vicinanze fece ridestare tutti dall’apparente torpore.

L’esplosione era stata così violenta che i muri avevano cominciato a tremare e la polvere aveva iniziato a cadere copiosamente sui monitor.
In maniera non comprensibile, i radar non erano riusciti a captare alcun pericolo e questo aveva colto alla sprovvista l’intera squadra.

La struttura iniziava a perdere pezzi ed il comandante in capo alla missione aveva messo in allerta tutti: l’edificio andava sgombrato, bisognava raggiungere le grotte più a nord quanto prima per mettersi al riparo e chiamare soccorsi.

In gruppi di cinque tutti avevano lasciato ordinatamente, ma in maniera veloce l’edificio muovendosi a nord. Sara, il cameraman ed altri tre commilitoni chiudevano il gruppo, loro erano sempre dietro sul fronte.
Le squadre erano in salita quando una scarica di proiettili si era stampata proprio a due passi da loro. Alcuni commilitoni erano caduti colpiti da queste schegge impazzite; altri avevano cominciato a correre a nord venendo bloccati da velocissimi mezzi corazzati dei nemici.

I nemici avevano tirato l’imboscata giocando con un effetto sorpresa e nuovissime tecnologie invisibili.
Nel caos generale, con più della metà della squadra a terra o bloccata, Sara invece di aspettare disposizioni dai militari rimasti e scappare insieme a loro, aveva preso il braccio del cameraman fiondandosi entrambi verso sud, dall’altro lato rispetto al blocco nemico.
Non avevamo lasciato contatti, non avevano avvisato nessuno, solo fuga senza ritorno.
Nella corsa si era sentito un unico rumore, secco, pesante. Il cameraman di Sara, un colosso d’ebano di 195 centimetri, era crollato per terra, colpito alla testa da qualche pallottola nemica esplosa nelle vicinanze.

In preda al panico, Sara aveva cominciato a correre senza sosta, andando sempre a zig zag come le avevano insegnato per non dare punti di riferimento ad eventuali cecchini appostati. Sara correva, correva, correva, senza girarsi mai, sguardo fisso in avanti con le mani saldamente premute contro il suo zaino.

Dopo un tempo indefinito, probabilmente di 30-40 minuti, Sara si era accorta di essere in una zona deserta. Solo tanti cumuli di macerie si estendevano per il territorio, con un paio di palazzi ancora parzialmente intatti che si vedevano a brevemedia distanza.

Le esplosioni avevano creato dei crateri naturali che potevano fungere anche da protezione o accampamento in momenti di urgenza.
Sara si era lanciata in quello che le era sembrato il posto migliore…un palazzo parecchio demolito che però manteneva delle zone chiuse ed ancora un piano apparentemente in decenti condizioni che le avrebbe permesso meglio di vedere verso l’esterno.
Era sola, l’unica cosa che poteva fare è drizzare bene le orecchie e non farsi beccare e guardare tutto e tutti da quella sorta di soppalco coperto.
In una zona così povera di nascondigli, correre in questo momento non era così utile.

Sara si era accovacciata, slacciando lo zaino e saldando per bene il giubbotto antiproiettili. Aveva caldissimo, moriva di caldo, ma per niente al mondo si sarebbe tolta il giubbotto. Il suo seno sembrava esplodere contro il giubbotto a furia del respiro affannoso, le mancava l’aria, ma tenne duro.

Tirò fuori il suo binocolo e gli occhiali da vista lontana per cercare di perlustrare l’aria dalla sua zona.
Le uniche zone monitorabili, a parte le pianure ed i crateri, erano i due edifici ancora in piedi.
Erano abbastanza vicini per poter vedere bene dalle finestre, almeno i piani inferiori. Quel binoloco poi era un prodigio della tecnologia, gentile concessione del comandante della squadra.

Il primo palazzo era parso da subito vuoto. A dir la verità si potevano ben vedere alcune sagome di persone probabilmente decedute all’interno, sporche di sangue.

Nel secondo palazzo invece Sara aveva notato subito attività. Al secondo piano, un po’ più in alto rispetto alla sua posizione, si vedevano delle guardie che camminavano avanti ed indietro dietro le vetrate delle finestre.
Al primo piano, quasi alla sua altezza di vista, invece una stanza era completamente buia ma, alla vista dell’altra, rimase completamente esterefatta.

Quello che riusciva a vedere non aveva senso a prima vista. Vedere un sedere femminile nudo era l’ultima cosa che poteva aspettarsi.
Ed invece era quello che vedeva. Una donna, con buona parte del vestito militare ormai a stracci, giaceva a 90 gradi su un letto.
Le gambe erano divaricate, c’erano delle catene che partivano dal letto e bloccavano i piedi.
Non era possibile vedere il viso della donna visto che era bloccata in una sorta di giogo, di ghigliottina che teneva bloccate testa e braccia.

Quello che Sara vedeva l’aveva turbato…la donna presentava un cuneo anale ben impiantato tra le chiappe e dei morsetti collegati da una catenella che apparivano su un seno cadente che doveva essere molto grosso.
La vista di una guardia armata qualche metro più a destra della donna l’aveva fatta sobbalzare e nascondere un po’ meglio tra le rovine del palazzo, ma non riusciva a togliere ad allontanare lo sguardo da quello spettacolo irreale.
In un lasso di tempo che poteva essere una mezzora non era capitato niente, sembrava di vedere un quadro bondage.
All’improvviso però Sara vide entrare altri 3 uomini nella stanza ed iniziò ad avere paura.

Uno dei 3 uomini era vestito di bianco, sicuramente oltre i 185 cm, molto moro di carnagione ma dall’aspetto curato, nonostante i capelli e la barba lunghi.
Gli altri due invece sembravano degli energumeni di colore, stessa altezza ma portamento molto più militare; erano pesantemente armati.

I due militari si misero ai lati della ghigliottina, un terzo militare arrivò correndo riferendo una informazione all’orecchio dell’uomo in bianco e poi sparì.
L’uomo in bianco invece si mise leggermente al lato della donna e cominciò ad accarezzare con premura il sedere della donna immobilizzata.

Aveva dei modi gentili, accarezzava in senso circolare, entrambi i glutei, con una mano o due, in maniera sempre più marcata ma pacata.
Dal suo punto Sara vide che l’uomo spostò le mani tra le gambe della donna, iniziando a stuzzicarla lentamente. La donna cominciò subito a dare segni di risposta dibattendosi.

L’uomo continuò il trattamento per diversi minuti, con la donna che si dimenava come un cavallo pazzo. Era stato sempre regolare nel movimento, ma continuo, deciso, senza sosta. Sara con il suo visore aumentato vedeva con che dovizia l’uomo entrava nelle grandi labbra, lentamente, e poi toccava le piccole labbra in un moto perpetuo, infinito, con la donna oscenamente piegata ed in mostra.

Sara aveva iniziato a pensare all’effetto che potevano fare quelle mani sulle parti intime indifese per così tanti minuti ed ebbe un brivido.
Lei amava questo tipo di trattamento, impazziva quando l’uomo si dedicava a lei con la lingua o con le mani alle sue parti intime in maniera così lenta e continuata. Avrebbe supplicato, in un altro momento, di ricevere quel trattamento.
Sara era a disagio tra quello che vedeva ed il calore che iniziava a provare. Non poteva sentire la voce della donna, ma era sicura che non fosse in silenzio.

L’uomo in bianco aveva messo una mano sul cuneo anale, mentre con l’altra aveva preso palesemente a sditalinare la donna che sembrava indemoniata.
Più le stuzzicava la passera e più tirava fuori il cuneo lentamente. Sembrò un processo interminabile, Sara iniziava a provare emozioni stranissime a quella
vista, l’uomo era vicino alla conclusione ma era estenuante nell’attesa.
Sara si domandava da quanto fosse lì la donna e quanto dolore le procurasse quell’arnese nel sedere.
Dopo pochi secondi, l’uomo estrasse l’arnese dal sedere della donna; era un cuneo di dimensioni notevoli, tra le chiappe la donna mostrava una notevole apertura anale adesso. Ma la cosa che lasciò basita Sara era che la donna si lanciò in un orgasmo notevole…la vide tremare e poi praticamente
aveva iniziato a gocciolare umori, quasi a squirtare mentre l’uomo le massaggiava con cura il sedere.

Sara era confusa, aveva caldo, aveva iniziato a tremare pure lei…tutta quella situazione l’aveva presa alla sprovvista e, senza quasi essersene accorta, aveva avuto una sorta di orgasmo pure lei. La situazione surreale le aveva scombussolato l’autocontrollo, non capiva il perchè ma si sentiva bagnata tra le
mutande e non era perchè era sudata dopo la corsa.
Sara non era analmente vergine; aveva provato con 2-3 partner l’esperienza da dietro con alterni risultati. Col primo uomo non le era dispiaciuto, col secondo aveva detto basta, mentre il suo collega afro americano a new york qualche tempo prima l’aveva quasi spaccata per la foga e le dimensioni facendola però godere, ma da quella volta non aveva più provato.
Ma non dispiacere era un conto…godere di riflesso di una situazione vista era un’altra cosa e lei era sbalordita.

La situazione le aveva fatto perdere il controllo della sua mente, del suo organismo, ma anche della situazione intorno a lei.
Con un secondo di ritardo sentì qualcosa in vicinanza, il tempo di capire cosa fosse ed una mano l’aveva presa mettendole un bavaglio alla bocca con un qualcosa di odore poco gradevole.
In pochi secondi Sara aveva perso l’equilibrio e pian piano era svenuta. Sara era stata scoperta e catturata.

(continua…)

PS: spero che la prima parte del racconto vi sia piaciuta. Adesso penserò a come andare avanti, ho una mia idea in testa ma chissà…
Spero di ricevere commenti, pareri, critiche e chissà….anche qualche dritta sul proseguio della storia. Grazie in anticipo!!
Mail: darksideof84@libero.it

 

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Due adorabili mamme by scarlatto [Vietato ai minori]




Due adorabili mamme

(Ricordi delle esperienze sessuali di tre giovani amici e di due delle loro deliziose ed adorabili mamme)

Indice:
Cap. 1 – Mia madre esaudisce uno dei desideri di Guido.
Cap. 2 – Mia madre nella spiaggia per nudisti.
Cap. 3 – Mia madre e i miei amici.
Cap. 4 – Il primo coito con mia madre.
Cap. 5 – La prima volta di Guido con sua madre
Cap. 6 – La mamma di Guido: una donna adorabile e disponibile.
Cap. 7 – Franco, la filippina e gli amici.
Cap. 8 – I sogni erotici si avverano.
Cap. 9 – L’amore tra madre e figlio si consolida.
Cap. 10 – Epilogo di un appassionato rapporto d’amore tra madre e figlio

Cap. 1 – Mia madre esaudisce uno dei desideri di Guido.

Abbiamo deciso, io e mia madre, di scrivere congiuntamente questi piacevoli ricordi giovanili dopo la lettura del racconto “Mamma nella spiaggia nudista” apparso sul sito nel 2014 che preannunciava, al termine, il seguito in successivi capitoli ancora mai pubblicati.
Il racconto è scritto in prima persona dall’autore ma in parte riscritto da mia madre nei dialoghi che la coinvolgono.
Quanto si descrive nell’ultima parte del racconto soprarichiamato coincide abbastanza con quanto successe 12 anni or sono a mia madre condotta in una spiaggia per nudisti con la colpevole complicità del figlio Marco (chi scrive) e dei due più cari amici di scuola (Guido e Franco).
La discordanza sta che nel soprarichiamato racconto i ragazzi che facevano bella mostra dei loro organi sessuali in erezione alla mamma dell’autore sono due ragazzi italiani di colore, mentre in questo racconto di ricordi sono due ragazzi italiani bianchi più un terzo che ne è il figlio.
Da un po’ di tempo (cioè da quando il “sesso” era diventato l’argomento principale di noi ragazzi le seghe erano quotidiane e le riviste di donne nude erano più lette, per l’esattezza più viste, che i libri di storia, di filosofia o di letteratura) i miei amici Guido e Franco si erano “innamorati” del culo e del seno di mia madre e, pensando a queste parti anatomiche del suo corpo, si masturbavano ogni sera prima di addormentarsi ed ogni mattina al risveglio – così mi raccontavano la mattina a scuola.
Insistevano con me su come potevano fare a toccarle il culo o il seno e volevano sapere da me se riuscivo a spiarla in bagno o in camera da letto quando si vestiva (o svestiva) ed anche se l’avevo vista scopare con mio padre.
In realtà più volte ero riuscito a vedere il suo meraviglioso corpo nudo quando si faceva il bagno facendomi, anch’io, seghe su seghe.
Più volte avevo seguito, dal buco della serratura della camera da letto, i suoi orgasmi conseguenti agli affondi prolungati di mio padre nella sua fica (non ho mai ben capito se qualche volta l’ha anche inculata perché la posizione “a pecorina” era la più preferita da loro).
Avevo, anche, seguito come lei spesso praticasse qualche sega e qualche pompino a mio padre e come lui la ricambiasse leccandole la fica.
I miei resoconti eccitavano sempre più Guido e Franco che speravano, un giorno, di sostituirmi nell’assistere di persona all’attività sessuale di mia madre spingendosi fino ad immaginare addirittura di sostituirsi a mio padre nelle seghe, nei pompini e nelle scopate con mia madre.
Guido e Franco erano di casa in quanto venivano a studiare (si fa per dire) con me il pomeriggio e mia madre li conosceva da anni, così come conosceva le loro famiglie che spesso erano state ospiti alle feste, a diverse cene e con le quali si andava anche in villeggiatura.
Mia madre li trattava amorevolmente così come trattava me e spesso li baciava sulle guancia salutandoli dando loro l’occasione di approfittare del contatto fisico per toccarle (non) involontariamente il culo o il seno appena coperto da qualche vestaglietta casalinga.
Atti a cui mia madre non aveva mai dato particolare importanza in quanto, pensava, fossero palpeggiamenti involontari.
Una volta Guido, mi raccontò il giorno dopo tutto soddisfatto ed eccitato, era riuscito ad inserirle tutta la mano nella scollatura arrivando fino al capezzolo che aveva subito stretto con l’indice e il pollice. Mia madre rimase inizialmente di stucco ed immobile per un po’. Quindi si riprese dall’inattesa iniziativa di Guido e, sorridendo, reagì scoprendosi completamente il seno dicendogli:
– “Ti piace veramente tanto toccarmi il seno? Avanti bacialo! Vediamo cosa sai fare!”
Guido non si fece sfuggire l’occasione per baciarle tutto il seno scoperto arrivando anche a succhiare e stringere con i denti il capezzolo di cui avvertiva il lento indurimento per il piacere che, sicuramente, le stava provocando.
Notando che indugiava e lasciava che continuasse a succhiarle il capezzolo, Guido volle azzardare abbassandosi la lampo dei pantaloni e scoprendosi il pene al massimo dell’erezione.
Le prese la mano libera e la strinse attorno al pene in erezione.
Mia madre non oppose alcuna resistenza, anzi lo guardò con interesse abbassandogli il prepuzio lentamente in modo da scoprire completamente il glande e la corona. Con la mano sopra la sua Guido cominciò a farla scorrere su e giù lasciandola subito libera di continuare da sola l’attività masturbatoria che mia madre interruppe, però, dopo una decina di su e giù avvertendo che era prossimo a venirsene.
– “Adesso basta! Ho lasciato che mi baciassi il seno e ti ho anche tenuto in mano questo bel pisellone per un bel po’ di tempo! Penso che ti possa bastare per oggi! Sei contento di avermi visto e baciato il seno? Adesso ricomponiti e sparisci! Che sia la prima e l’ultima volta che ti permetti queste libertà con me! Potresti essere mio figlio!“
Mia madre si staccò da lui ricoprendosi il seno ma con lo guardo sempre diretto al pene eretto e duro di Guido che oscillava a pochi centimetri da lei.
– “Signora, oggi è il giorno più bello e felice della mia vita! Sognavo da anni baciarla su questo meraviglioso seno! Sapesse quante seghe mi sono fatto pensando a Lei di notte! Deve assolutamente farmi venire perché ho i testicoli doloranti e il pisello mi sta scoppiando! Si è fermata troppo presto!”
– “Va bene, questa volta ti accontento! Vedo che sei particolarmente eccitato! Ma poi te ne vai subito e non ti far più vedere!”
Lo riprese in mano stringendolo bene così come lo aveva lasciato iniziando ad assestargli colpi decisi fino alla base risalendo verso la punta per richiuderla per poi riscendere. L’attività masturbatoria continuò per qualche minuto, tanto che mia madre cambiò mano per andare sempre più veloce, fin quando numerosi e copiosi zampilli di sperma biancastro uscirono dalla punta formando, a più di un metro di distanza, un laghetto sul pavimento mandando in estasi Guido e rendendo soddisfatta mia madre sorridente per l’esito.
– “Adesso che ti ho fatto la sega e che ti ho fatto anche venire come desideravi da tempo, sparisci subito! Tra l’altro mi tocca pure togliere questo laghetto di sperma dal pavimento! Spero che tu sappia tenere la cosa segreta e che non lo racconti ai tuoi amichetti! Se lo farai racconterò io il tutto a tua madre appena la incontro!”
– “Prometto, sarà un segreto solo tra noi! Così come resteranno un segreto i baci che le darò su quei meravigliosi glutei quando me li farà vedere e toccare.”
– “Non è il momento di pensare a queste cose! Accontentati, per oggi, della sega che ti ho fatto e di avermi baciato il seno! Sei ancora molto giovane per andare oltre! Sparisci subito!”
Si concluse così il primo approccio di Guido con mia madre che, comunque, nei giorni successivi non cambiò atteggiamento verso i miei amici che continuarono a frequentare casa come se nulla fosse successo con uno di loro.
Solo alcuni sguardi scambiati tra di loro avrebbero potuto far sospettare che doveva essere successo qualcosa.
Chiaramente Guido, eccitato al massimo, ci raccontò nei minimi particolari quanto era successo con mia madre con l’impegno nostro a tenere il segreto.
Franco non ebbe il coraggio, nei giorni successivi, di tentare un approccio simile a quello di Guido anche se lo lasciammo (appositamente) solo in casa con lei alcuni giorni dopo.
Ebbe paura della reazione di mia madre e di compromettere il clima di amicizia che regnava da anni tra le nostre famiglie. Quasi sicuramente perse l’occasione in quanto mia madre voleva bene anche a lui e lo avrebbe sicuramente accontentato così come aveva fatto con Guido.
La scuola finì e si cominciò a pensare dove andare in villeggiatura.
Al mare, naturalmente, come negli ultimi anni.

 

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Ricerche Frequenti:

Quando ho assaggiato il primo cazzo




Sono Fabrizio, ho 23 anni, sono sempre stato un ragazzo molto vivace e solare, quando andavo al liceo avevo tante ragazzine intorno e mi divertivo ad uscire con ognuna di loro.

Molto dicevano che ero un vero farfallone, la verità è che sperimentavo per cercare di capirmi, non ero così sicuro della mia sessualità.

Più di una volta, durante la mia vita, mi sono ritrovato a chiedermi se le donne mi piacessero davvero, me lo chiedevo soprattutto quando mi ritrovavo a pensare a qualche ragazzo che avevo visto o ai miei amici mezzi nudi dopo la doccia in palestra.

Non avrebbe dovuto farmi nessun effetto vederli nudi, invece, a volte il mio cazzo reagiva e per non farmi vedere, dovevo correre in bagno o nuovamente sotto la doccia.

Avevo paura di quello che potevano pensare di me, così cercavo di nascondere i miei dubbi dietro le continue uscite con le ragazze, confesso però, che sono state davvero poche quelle con cui ho provato a fare qualcosa sessualmente.

Quando mi facevano un pompino, chiudevo gli occhi e mi rilassavo, cercavo di non pensare, poi improvvisamente, mi veniva alla mente il volto di qualche bel ragazzo che avevo visto, pensavo che fosse lui a farmi quella pompa e in poco tempo, raggiungevo l’orgasmo.

Col passare degli anni avevo sempre più conferma che gli uomini fossero di mio interesse, però continuavo ad avere dubbi sulle donne, alcune mi attiravano, ce n’erano state un paio che mi avevano fatto eccitare sul serio e con le quali avevo fatto sesso alla grande.

Ho presunto, a quel punto, che fossi bisessuale, se la figa non mi piaceva, non mi doveva piacere nemmeno farlo con quelle due, così cercai di accettare quella nuova consapevolezza e iniziai a guardarmi intorno a 360°.

Così ebbi la mia prima esperienza omosessuale, fu con Lucio, un ragazzo di 20 anni, aveva la mia stessa età e la mia stessa inesperienza, entrambi non sapevamo cosa fare, come approcciarci, inizialmente fu davvero strano, poi le cose andarono più che bene.

Ricordo che era un pomeriggio di aprile, ci stavamo frequentando da un paio di mesi, a parte qualche bacio, non era ancora successo niente.

Eravamo da soli in casa, i suoi sarebbero tornati la sera e la sorella era dalle amiche, quindi finalmente avevamo un po’ di tempo solo per noi.

Ero nervoso e allo stesso tempo molto eccitato, lui sembrava tranquillo, iniziammo a parlare del più e del meno per rompere il ghiaccio, mi sedetti sul letto vicino a lui, allungai la mano sulla sua gamba, mi guardò negli occhi.

Rimanemmo in silenzio per qualche secondo, poi si avvicinò di scatto e mi baciò, quel bacio divenne subito passionale, la sua lingua entrò nella mia bocca, le mie mani lo attirarono di più a me.

Era stupendo sentire quelle sensazioni, la sua barba mi accarezzava il viso, io non ne avevo, l’avevo tolta per l’occasione, quel tocco della lingua delicato e quella sensazione rude, mi fece eccitare molto di più.

Le mie mani si infilarono sotto la sua maglietta, gli accarezzai il torace, poi la pancia, aveva un fisico scolpito, se la tolse, lasciando a torso nudo, fu in quel momento che abbandonai le sue labbra per scendere sul collo e poi sul petto, gli leccai i capezzoli.

Sentii la sua mano accarezzarmi in testa e spingere leggermente, voleva che scendessi più giù, arrivai vicino all’apertura dei suoi pantaloni, lui si sbottonò, io infilai una mano dentro, presi il suo cazzo e lo tirai fuori, era già abbastanza gonfio.

Non sapevo cosa fare, rimasi a guardarlo, lui mi sorrise e mi disse che era imbarazzato quanto me, chiusi gli occhi e immaginai come avrei voluto che lui facesse a me.

Iniziai a leccare la sua cappella, sentii il sapore sulla lingua, mi piaceva, mi feci coraggio e lentamente lo infilai tutto in bocca, cominciai a spompinarlo, mentre con una mano gli massaggiavo le palle.

Lui si lasciò andare, lo sentivo gemere e farmi complimenti, mi invogliava a continuare, mi diceva che ero bravo, ogni tanto spingeva lui da sotto e mi scopava la bocca.

Mentre glielo succhiavo, mi aprii i pantaloni e tirai fuori il mio uccello, era duro, iniziai a farmi una sega, era troppo eccitato, improvvisamente mi fermai, lui mi spinse via e si fiondò tra le mie gambe.

La sua bocca si muoveva veloce sul mio cazzo, era una sensazione piacevole, mi lasciai andare a gemiti di piacere, gli tenni ferma la testa e lo scopai forte, lui se lo sbatteva sul viso, leccava ogni goccia che usciva dalla cappella, era pazzesco.

Ci spogliammo completamente, nessuno dei due lo aveva mai fatto, decisi di provare io, mi misi a pecorina e mi feci leccare l’ano, una volta lubrificato provò ad entrare con il suo cazzo.
Inizialmente ci fu qualche difficoltà, mi fece anche un po’ male, dopo vari tentativi finalmente riuscì a entrare nel mio buchetto, mi aggrappai alla testata del letto e mi feci scopare.

Lui ci dava dentro, me lo sbatteva sempre più forte, provavo un piacere incontenibile, ripresi a farmi una sega, avevo una voglia assurda di sborrare.

Ero molto vicino all’orgasmo ma mi dovetti fermare, perché sentii Lucio aumentare il ritmo e poi affondare forte e riempirmi il culo del suo sperma. Fu una bellissima sensazione, il suo succo caldo mi colò fuori sul culetto, mi girai, sentivo il bisogno di esplodere, avvicinai il cazzo alla sua bocca e mi segai fino a sborrargli sulle labbra.

E’ stata la nostra prima volta, successivamente anche io ho potuto provare il piacere di sfondargli il culo e devo dire che mi è piaciuto tantissimo, più che con le donne e la loro figa.

Io e Lucio siamo stati insieme un anno, poi abbiamo preso strade diverse, ho avuto altri ragazzi con i quali ho scopato e mi sono divertito, provando cose che non avrei nemmeno immaginato ed ho lasciato perdere le ragazze, che mi attirano sempre meno. Forse sono gay.

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