Salus Per Aquam by Ukiyo [Vietato ai minori]




Salus Per Aquam di Ukiyo New!

SALUS PER AQUAM
Dal suo tavolo singolo Wolfgang poteva vedere tutta la sala. Nessuno, nell’andirivieni dell’ora di cena, sfuggiva al suo spirito di osservazione. L’agente di commercio greco che aveva incontrato in numerose fiere; una coppia di russi, lui sulla quarantina e già appesantito dall’alcol lei una ninfa alta e sinuosa appena uscita dall’adolescenza; la vedova Richter che come ogni anno era venuta a scaldare le vecchie ossa per un paio di settimane; e poi coppie di anziani altolocati, e altre coppie di giovani che si regalavano il week end in spa.
Guardare la gente era per lui una forma di relax, al termine delle impegnative giornate in fiera per conto dei suoi clienti. Meccanica di precisione tedesca. Non che fosse un settore di cui era particolarmente appassionato. Sicuramente era una delle punte di diamante del suo paese, ma il campo cui dedicare il proprio lavoro era puramente un dettaglio per lui.
Quello che amava era il proprio lavoro, fare l’agente estero. Viaggiare continuamente. Vedere. Scoprire. Conoscere tante, tante persone di cui poteva ricordare nome e fisionomia anche dopo anni.
E vendere. Vendere vendere vendere. E per vendere usare la parola, piegarla per persuadere, far ridere, condurre la gente a fidarsi e preferire i suoi prodotti a quelli altrui. E alla parola univa il fascino di cui era pienamente consapevole, i capelli grigi lucidi di brillantina, sul volto la bellezza cimbra dei tedeschi di Monaco, completi di sartoria a celare il corpo alto e ancora atletico a quarant’anni passati.
Era stata l’ultima fiera di Milano a portarlo in quell’hotel spa sulle Alpi svizzere. Quando in fiera batteva i target che si era prefissato, si premiava con un week end in spa sulla via del ritorno per Monaco. Sorridendo pensò di essere ormai un habitué di quel gioiello iper moderno incastonato tra i boschi. Bastavano poche ore tra piscina, sauna e massaggi a fare calare drasticamente il livello di tensione, e raggiungere quello stato di rilassamento che permette di riappropriarsi dei propri sensi.
Wolfgang si adagiò contro lo schienale della sedia e si mise a decantare il Traminer nel bicchiere. Il profumo intenso del vino lo inebriò, contribuendo a fargli staccare completa-mente la mente dall’ultima, faticosa giornata di lavoro. Le mille sfumature del vino gli ricordarono i boschi e le montagne che lo circondavano, che in forma diversa avrebbe gustato tra pochi istanti, e successivamente ammirato dal terrazzo della camera. Poi, come sempre, ci sarebbe stata la nuotata della sera. Certo non prima di aver provato le novità dello chef, pensò gettando uno sguardo distratto all’entrata del salone.
Fu allora che la vide. Una tigre in forma di donna. Un bellissimo, solitario felino capace di ammaliare il proprio cacciatore. Alta e statuaria; il seno generoso coperto da una camicia di seta; i capelli mori erano tagliati corti ed esaltavano il viso regolare, impreziosito dal minuto naso all’insù e le labbra distese in un sorriso rilassato.
Poteva essere francese, forse parigina. Ma non gli importava. L’ importante in quel mo-mento era restare in ascolto delle percezioni, che suggerivano a Wolfgang immagini di potente erotismo tra lui e l’ intrigante sconosciuta. I capezzoli, intuibili sotto la seta bianca, scatenavano l’immaginazione di Wolfgang. Come sarebbe stato affondare il viso in quelle forme, esplorare, succhiare, mordere, palpare?
Nonostante la distanza, Corinne si accorse dei suoi occhi su di lei, e gli sorrise, prima di dirigersi verso un tavolo dalla parte opposta della sala. Quel fugace contatto gli mostrò la grande sicurezza di lei, di chi ama essere guardata ed è sicura del proprio potere sessuale. Erano donne come lei a intrigare Wolfgang.
Non sarebbe stato facile averla. Era una tigre come lui. Solitaria, cacciatrice. E poiché donna forse ancora più orgogliosa. O forse no. Forse anche lei cercava un amante deciso e risoluto nel dare forma al proprio desiderio.
Le fantasie dell’agente vennero interrotte dall’arrivo del pranzo. E se fosse partita il giorno dopo? O peggio, la sera dopo un massaggio e un tuffo in piscina? Non sarebbe stato strano, visto che non pochi clienti trascorrevano solo una giornata di spa break. Certo sarebbe stata un’immensa occasione sprecata.
Doveva agire. Quando voleva una donna adoperava gli approcci più diversi. Dal corteggiamento serrato e lusinghiero per giorni per quelle che si facevano desiderare, alle parole e gesti più brutali per quelle che al sabato sera volevano sentirsi puttane, passando per tutte le sfumature nel mezzo.
A fine pasto la vide dirigersi all’angolo bar. Wolfgang pensò che non ci fosse momento migliore per un espresso.
-Bonjour, madame- esordì; da quella distanza ravvicinata, iniziò ad avvertire l’elettricità tra i loro corpi. Erano della stessa specie. Non si era ingannato.
-Bonjour. Come fa a sapere che sono francese?- replicò lei divertita.
-Assomigli molto a Juliette Binoche-
-Non mi piace particolarmente Juliette Binoche-
-Ma a me sì- replicò lui guardandola negli occhi. Ecco la bellezza del gioco nel corteggia-mento.
Lei rise, il petto che si alzava e abbassava a ritmo sotto la seta. Non era affatto imbarazza-ta; era chiaramente compiaciuta. Un po’ come quando l’aveva sorpreso a guardarla poco prima. Ma, come aveva ipotizzato Wolfgang, non si sarebbe concessa senza giocare un po’.
-Non ti sembra di essere un po’ troppo diretto, monsieur…?-
-Wolfgang. Chiamami Wolf-
-Piacere, Corinne- si presentò lei porgendogli la mano. Un gesto forse troppo professionale, ma Wolfgang ne approfittò immediatamente. L’attrazione era nell’aria, anche se veniva diluita dal gioco; quel contatto fisico diede a entrambi la certezza che l’alchimia tra loro era potente.
Ma era ancora il momento dei convenevoli. Attraverso poche domande di circostanza, Wolfgang venne a sapere che Corinne si occupava di marketing per corporate events. Soprattutto finanza, avvocati e case farmaceutiche. Eventi di alto livello come quelli erano comuni nei grandi alberghi svizzeri d’inverno. Anche se per il momento nella spa non c’era alcun Gordon Gekko a fargli concorrenza, pensò Wolf divertito.
-Quindi perché sei qui?- chiese.
-Staccare dal lavoro, dagli impegni, dal compagno-
-Compagno? Accidenti, sei già prenotata- scherzò lui. Corinne si concesse una pausa carica di attesa; quindi gli sorrise maliziosamente, replicando:
-Non sono mica di sua proprietà. Per carità, non siamo quel tipo di coppia asfissiante. Vedi, io e David ci concediamo (diciamo così) delle distrazioni. E ce le raccontiamo-
C’era quasi noncuranza in quella spiegazione. A quelle parole Wolfgang si rilassò. Non aveva più remore ad esprimere il proprio desiderio per la splendida francese libertina che gli stava davanti.
-Ti faccio una proposta, Corinne- esordì lui avvicinandosi fino a poter sentire il profumo di neroli che saliva da lei – E se lo sfondo per la tua prossima avventura fosse la piscina giù, diciamo verso la mezzanotte?-
Corinne taceva, ma un sorriso irrefrenabile le increspò le labbra. La tigre era soddisfatta della sua conquista.
-Forse- rispose prima di richiedere una bottiglietta di succo al melograno e avviarsi all’ ascensore.
Wolfgang trascorse il pomeriggio tra piscina e palestra, rispondendo solo alle mail più urgenti e scorrendo velocemente un quotidiano di economia. Di Corinne non c’era traccia. Probabilmente si stava godendo ore di massaggi e trattamenti di bellezza al quarto piano; meditando se concedersi quell’incontro da raccontare al compagno, che si sarebbe eccitato ad ascoltare di lei che si faceva possedere da uno sconosciuto in una cornice lussuosa ed elegante. Ma erano solo supposizioni. L’unica certezza era che la suspense infiammava il desiderio e l’immaginazione di Wolf.
Per cena non volle rimanere in hotel. Voleva gustarsi la suspense fino alla fine, senza rischiare di incontrare Corinne e finire per chiederle se l’avrebbe raggiunto a mezzanotte. Optò per un ristorante francese del centro. Gustò l’attesa come stava gustando il foiegras sul pane caldo e fragrante. E finalmente arrivò il momento in cui immerse il piede nell’ acqua calda della piscina. Ovviamente era l’ unico lì a pochi minuti dalla mezzanotte. I custodi non prestavano servizio di notte. L’unico rischio di essere scoperti era rappresentato dagli altri ospiti dell’albergo; ma, vista la clientela, preoccuparsene era superfluo. Wolfgang si sistemò nella nicchia della zona idromassaggi, ora spenti; si sedette sull’ alto gradino e si rilassò contro la parete.
La porta di vetro smerigliato si aprì. Corinne apparve avvolta in un lungo accappatoio bianco, i capelli bagnati pettinati all’indietro la rendevano quasi maschile. Ma la sua femminilità veniva evidenziata dalle forme scolpite dai giochi di luce e ombra. Wolfgang pensò che maschile e femminile si completassero alla perfezione in lei; fortemente concentrata sulla carriera, eppure conquistata dal suo fascino; un corpo formoso e invitante, eppure mosso da un passo deciso, senza ripensamenti; il capello cortissimo, ma la bocca socchiusa che gli ricorda l’altra bocca che avrebbe voluto possedere. Chissà se l’altra bocca era nascosta oppure completamente, sfacciatamente visibile?
Corinne lasciò con noncuranza l’accappatoio su una delle panche di granito che ritmavano la parete scabra. Le luci soffuse facevano sì che il corpo di Corinne, coperto solo dalla parte inferiore del bikini, non si mostrasse in maniera immediata, banale, ma venisse rivelato un poco alla volta in attimi diversi. Questo attizzava il desiderio di Wolfgang e allo stesso tempo lo rendeva impaziente.
Impazienza che gli fece apparire lenti i passi con cui Corinne si stava dirigendo alla sua parte di piscina. La donna si immerse e andò ad accomodarsi accanto a lui, l’acqua all’altezza dello stomaco. Wolfgang le guardò i seni.
-Esibizionista- commentò.
Corinne rise buttando la testa all’indietro. Quindi con uno sguardo malizioso si sporse ulteriormente in avanti.
-Mi provochi- disse l’agente immergendo una mano nell’acqua; la ritrasse e fece cadere delle gocce attorno sui capezzoli di lei; poi soffiò. I capezzoli si inturgidirono.
Quindi Wolfgang avvolse la mano alla nuca e trasse a sé Corinne per un bacio infuocato; dapprima le sfiorò i seni, poi ne afferrò uno palpando con decisione. Aveva mani troppo piccole per contenere tutte quelle morbidezze, e la sensazione di sovrabbondanza di quel seno grande lo eccitava ancora di più. Voleva dominarla con la sua passione. Voleva esattamente essere come il maschio della tigre con la sua femmina.
Wolf poteva avvertire il respiro di lei farsi pesante. Prese tra le dita un capezzolo e lo strizzò, causandole un gemito di piacere. Corinne iniziò a esplorare il corpo di lui a sua volta, accarezzandogli i pettorali, indugiando sui bicipiti scolpiti, e soffermandosi infine sull’ inguine. La sincronia era perfetta, pareva che entrambi sapessero accendere il desiderio l’uno dell’altra senza dover accedere ai punti più ovvi.
Ma quello non era un incontro fatto di lunghe tenerezze e allusioni, lo sapevano. Il desiderio di possesso era troppo forte in entrambi. Corinne, la tigre affamata di piacere, aveva fretta di prenderlo.
Con sorpresa di Wolfgang sgusciò dalla sua presa, e si levò in piedi sul gradino sommerso. L’acqua percorse il suo corpo scendendo a rivoli. Wolfgang ammirò la sua rosa coperta solo da un ciuffo bruno, la rosa che quel pomeriggio aveva immaginato di schiuderle con le dita proprio lì nell’acqua. Ma Corinne non gli diede il tempo di farlo, perché gli montò a cavalcioni; nella sua lingua musicale diceva di non poter resistere. Parole che suonarono a Wolf come la resa sperata.
Un sorriso soddisfatto affiorò sulle sue labbra, mentre la donna lo conduceva dentro di sé. Tutto era caldo e acquoso: il recesso dentro di lei, la piscina attorno a loro, l’aria stessa che respiravano. Wolf continuò a guardarla mentre lo cavalcava , i seni che entravano e usci-vano dall’acqua ritmicamente, le labbra socchiuse come pure i suoi occhi. Quel ritmo, unito al caldo umido, lo indusse a una trance di piacere crescente.
Corinne venne ansimando oui come in adorazione. Eccola, era sua. Ma Wolf voleva che lo fosse in maniera ancora più evidente. A quel punto le tolse il comando, svincolandosi dal-la sua presa. Con un gesto perentorio la fece appoggiare al bordo della vasca con la schiena inarcata, e si infilò in lei nella posizione più animale di tutte. Il momento di possesso perfetto, in cui poteva trasformarsi definitivamente in un maschio di tigre, un colpo dopo l’altro, mentre la tigre Corinne si lasciava andare a una nuova ondata di godimento.
Al culmine del piacere, Wolf si liberò con uno schizzo bianco nell’ acqua.
Quello sarebbe stato solo il primo di una lunga notte di amplessi goduti da Wolfgang e Corinne. Le luci del mattino li avrebbero sorpresi nudi e soddisfatti tra le lenzuola del letto di Wolf, ignari della nuova giornata che stava iniziando per gli altri ospiti della spa.
Dopotutto, era o no il loro spa break?

 

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Viaggio di Maturità by John Dorian [Vietato ai minori]




Ciao a tutti, e rieccomi! Sono il vostro Paolo, già protagonista di “Geminae”, e sono qui per raccontarvi le tanto paventate vacanze di maturità, vero e proprio prequel del racconto sopracitato. A proposito: ho inserito più di una citazione all’interno, ma il racconto può anche essere letto indipendentemente.

La storia inizia con la comitiva più affiatata della mia classe del liceo (10/11 persone) che, durante una delle classiche uscite serali di fine aprile, inizia a pensare alle varie destinazioni per il tanto agognato viaggio di maturità. A coloro di voi che non hanno dovuto affrontare mille e mille traversie per incorrere in questa ardua decisione dico che siete fortunati. Noi invece, per mettere d’accordo così tante persone e organizzare definitivamente l’avventura, ci abbiamo messo più di un mese, riducendoci quasi all’ultimo a prenotare volo + hotel.

Io all’epoca facevo coppia con una compagna di classe, e la storia perdurava sin dall’inizio del liceo. Non avevo avuto altre ragazze prima di lei, e avevo pianificato di non averne altre. Insomma, avevo in mente programmi di lunghissima durata con Laura (era così che si chiamava). Quanto candido ero!

Io e Laura non avevamo mai sperimentato niente di particolarmente eccitante sotto le lenzuola, e anzi era già tanto se avevamo rapporti sessuali una volta a settimana. A lei piaceva ritrarsi come una ragazza acqua e sapone, e non troppo spregiudicata. Spero che non mi giudichiate male se vi confesso che all’epoca, scosso da ormoni adolescenziali, avrei sperato di più. Inoltre pensavo di meritarmi qualche divertimento in materia sessuale: avevo diciott’anni e io e Laura stavamo insieme da ben quattro anni! La mia occasione con lei, speravo, sarebbe arrivata durante la vacanza, in un ambiente libertino come quello di Malta d’estate. Sì, alla fine la meta scelta era stata Malta, isola a detta di tutti molto frequentata dai ragazzi della nostra età e organizzata ad hoc per quel target. Inoltre prezzi contenuti, belle spiagge e possibilità di escursioni in barca avevano svolto il resto della decisione.

Il problema si manifestò nei primi di giugno quando, decisa la meta e i compagni di viaggio, Laura iniziò a tirarsi indietro. Mi disse che non le andava di pensare in quel momento alle vacanze che avremmo fatto dopo, perché prima avrebbe voluto concentrarsi sull’esame di maturità. Fino a lì poteva sembrare una giustificazione plausibile, poi invece capii che la sua decisione era già stata presa e che non avrebbe partecipato al viaggio; perdipiù iniziava a spingere perché neanch’io ci andassi. La scusa ufficiale era che i genitori non l’avrebbero mandata. Ma io conoscevo i suoi genitori e sapevo che era una bugia. In realtà Laura non si trovava bene con la nostra comitiva e avrebbe voluto allontanarcene.

Avendo capito il suo gioco non le diedi corda, e in poco tempo il nostro rapporto andò logorandosi. Studiavamo sì insieme, ma i contatti tra noi erano sempre più infrequenti e soprattutto non scopavamo più. Potete solo immaginare quanto fossi infoiato in quel periodo. Fatto sta che tempo due settimane ci lasciammo, e qualche giorno dopo venni a sapere che la troia si era scopata un altro. Ero incazzatissimo, ma gliel’avrei fatta pagare.
Conclusi gli esami (a proposito, sono uscito con un bel 88!) Laura mi chiese di tornare insieme, giustificando il suo come un errore isolato. In quel momento una scintilla di cattiveria eruppe in me, che per la prima volta osservavo il genere femminile come realmente avrebbe dovuto essere: un gingillo per soddisfare i propri bisogni sessuali, e nient’altro. Poi in futuro, grazie soprattutto a Sara, mi sarei ricreduto, ma in quel momento ero totalmente disincantato. Perciò pianificai freddamente di illuderla, e accettai: ovviamente invece avrei fatto il bello e il cattivo tempo in vacanza per ripicca. Quella sera stessa facemmo una discreta scopata.

Arrivò il giorno della partenza e all’aeroporto ci presentammo in undici, dei quali sei femmine e cinque maschi. Oltre a me, gli uomini erano: il mio grande e ricco amico Edoardo; Mario, il secchione della classe; Fabrizio e Matteo, grandi amici divisi dall’amore per la stessa ragazza. Le rappresentanti del gentil sesso erano invece: Elettra, bionda e intrigante, nota per aver flirtato con tutti ma essersi concessa a nessuno; Ilaria, la ragazza che divideva Fabrizio e Matteo, bassina e neanche tanto bella; Giorgia, la ragazza di Mario e l’unica della combriccola a non far parte della classe del liceo; Marta, molto seducente e matura ma da tutti reputata troppo seria; Flavia, un po’ insignificante, ha sempre avuto un debole per me; e infine Becca, la più bruttina e acida tra tutte, con lievi tendenze al saffismo. Esclusa quest’ultima, mi rendo conto solo ora che ve le elenco di quanto fossero appetibili le mie compagne di viaggio, ma prima di partire pensavo di vendicarmi di Laura solo con delle sconosciute rimediate in qualche locale. Ancora non sapevo che avrei avuto modo di provare l’una e l’altra compagnia.

L’hotel ci fece subito un’ottima impressione. Aveva una zona piscina per i clienti, e le camere erano in forma di mini-appartamenti dotati di bagno e angolo cottura. Ne avevamo prenotate quattro, di cui tre triple e una doppia. Quest’ultima spettava di diritto a Mario e Giorgia, in quanto coppia fissa. Ci accorgemmo subito che tra le triple, una avrebbe dovuto per forza essere mista: decidemmo perciò di tirare a sorte i componenti, fermo restando che una sarebbe stata di tre femmine e una di tre maschi. La rimanente avrebbe quindi dovuto essere composta da due ragazze e un ragazzo. Suppongo che gli unici che desideravano ardentemente di capitare nella stanza mista fossero Matteo e Fabrizio, nella speranza di dormire insieme alla loro anelata Ilaria. Io, da parte mia, speravo di capitare insieme ad Edoardo, così che avremmo potuto rimorchiare insieme e portarci le prede in camera. Il rischio più grosso sarebbe stato quello di venire estratto insieme a Becca e Flavia. Subito fu schivata quest’ipotesi: la tripla interamente femminile, secondo estrazione, fu composta da queste due più Marta. Per quella maschile furono invece estratti, nell’ordine, Fabrizio, Edoardo e Matteo.

Dopo lo stupore e la delusione iniziale capii subito che mi si stava aprendo una prospettiva dapprima neanche immaginata: Elettra mi aveva da sempre attratto in maniera particolare, sebbene fossi sempre stato insieme a Laura. E ora avrei dormito in camera con lei, stavolta libero da vincoli di coppia… Magari sarei riuscito a rimediare una sacra scopata! Peraltro le due ragazze, Ilaria e la stessa Elettra, non solo non sembravano deluse ma anzi decisamente soddisfatte. Avrei solo dovuto capire come sfruttare la situazione a mio vantaggio, dopo ben quattro anni senza mai aver approcciato con una ragazza diversa dalla mia Laura.

Quindi, dopo aver sistemato nelle camere i nostri bagagli, ci poggiammo in piscina. Fu lì che iniziai a mettere in atto qualche stratagemma per adescare la mia preda. Confesso che non fu molto difficile: le mie due coinquiline, stese entrambe a pancia in giù sui lettini, mi chiesero di spalmare loro la crema sulla schiena. Iniziai da Elettra: seduto sul suo culo, le spruzzai la crema sulla schiena e spalmai con movimenti circolatori. Inutile dire che già mi stava diventando duro, però non volevo scoprirmi così presto; quindi cercai di tenerlo a bada nella retina del costume. Nel frattempo Matteo, avendo osservato la scena, si era accorto che si era presentata una ghiotta occasione per provarci con la tanto amata Ilaria, e si propose di spalmarle la crema al posto mio. Premetto che Matteo è un ragazzo carino e simpatico, e assai desiderabile per il pubblico femminile; stesso discorso vale per Fabrizio che, invece della simpatia, punta molto sul proprio fisico palestrato. Tornando alla situazione precedente, Ilaria rispose:

– No grazie Matteo, sei molto dolce, ma è una cosa che deve fare Paolo per dimostrare che può convivere con noi –

La risposta mi colpì. Confesso che non avevo intenzione di puntare Ilaria per le mie mire sessuali, in primis perché sapevo della faida dei miei due amici a causa sua, e in secundis perché non la trovavo poi così attraente. Però quello era un segnale troppo forte perché non lo cogliessi, e in un modo o nell’altro l’avrei colto. Pazienza se avrei infranto i cuori di due dei miei migliori amici.

– A proposito Paoletto, ma quand’è il mio turno? –

– Arrivo subito! –

– Poi se ti va torna da me: visto che sei così bravo, non mi dispiacerebbe anche un massaggio! – si era intromessa Elettra.

– Agli ordini! –

Avrebbero dovuto smetterla di parlarmi in quel modo, o sarei diventato un toro da monta. Quel loro giocare al gatto col topo con me mi stava facendo eccitare oltre ogni possibilità. Ad ogni modo, mi trasferii sopra Ilaria e spalmai la crema anche a lei. Tornato poi a massaggiare Elettra, ricevetti i complimenti di entrambe. Addirittura Elettra mi chiese cosa poteva fare per me in cambio.

– Dai, figurati, l’ho fatto con piacere –

– No, insisto, devo ripagare questo favore –

Detto questo, indicò uno dei suoi azzurrissimi occhi (il destro, per la precisione, e disse: – Facciamo così: tu pensaci, e se ti viene in mente qualcosa, me lo fai sapere. Nel frattempo sappi che quest’occhio ti appartiene, così ogni volta che lo guarderai ti ricorderai che sono in debito con te –

Mah, che affermazione bizzarra. Fatto sta che bastò per conquistarmi, ma soprattutto per togliere un freno alle mie residue inibizioni. Così dissi:

– Bella idea. Ma a questo punto, per ripagarmi, dovresti fare a me qualcosa di intimo e appagante, come io l’ho fatto a te –

– Per esempio? – Civettuola, Elettra stava al mio flirt. Voleva però farmi dire cose sconvenienti.

Mascherai il mio desiderio sotto forma di scherzo: – Che so, un pompino – e mi misi a ridere.

– Forse, forse… – e rise anche lei.

In tutto questo Ilaria aveva assistito alla scenetta e, ridendo anche lei, si erse a garante della promessa.

Partite a carte, docce e vestimenti avevano impedito che succedesse altro. Usciti fuori a cena, ci spartimmo in gruppetti in base alle preferenze: io, Edoardo, Fabrizio e Matteo ci dirigemmo al Burger King. E lì gli ultimi due mi chiesero le mie intenzioni con Ilaria. Evidentemente avevano messo da parte le loro divergenze personali per far fronte al nemico comune. Comunque li rassicurai, dicendo loro che il mio obiettivo principale era Elettra, e loro si tranquillizzarono. Sul momento omisi che, se Ilaria mi si fosse proposta, non l’avrei rifiutata.
Edoardo, quando fummo rimasti soli, mi disse:

– Mah, secondo me Ilaria te la fai –

– Se capita, perché no? –

Concordò con me.

PRIMA SERA.

Ci eravamo dati un appuntamento dopo cena per andare tutti allo stesso locale. Scegliemmo il Qube, non per un motivo specifico, anche perché in sette notti li avremmo visitati quasi tutti. Anche perché la scelta era amplissima, e tutti i locali/discoteche presentavano l’entrata gratuita e alcolici a prezzi stracciati. Entrammo: la musica era a volume altissimo, c’erano delle gnocche stratosferiche che ballavano sul cubo. Forse è per quello che il locale si chiamava così. Ad ogni modo io ed Edoardo andammo subito al bancone ad ordinare le prime birre e a battere la zona in cerca di ragazze papabili. Si presentò un’occasione: due ragazze di evidenti origini scandinave erano salite a ballare sul bancone. A gesti offrimmo loro un cocktail ciascuna e le invitammo a scendere per farci compagnia. Poco meno di cinque minuti dopo ognuno aveva preso la propria norvegese e se la stava slinguando. Purtroppo fu l’unica azione degna di nota che le due ci concessero.

Arrapatissimi e un po’ delusi, ci spostammo in un altro locale, il Red. Nome non molto originale, poiché tutto il mobilio era di colore rosso. All’entrata c’era un cartello che prometteva birre gratis a tutte le ragazze scandinave. Quindi, se erano menzionate addirittura su un cartello all’entrata di un locale, le scandinave a Malta erano un fenomeno comune. Quella era un’informazione che io ed Edoardo avremmo sfruttato appieno.
Effettivamente appena entrati eravamo stati invasi da un’onda di ragazze bionde, carine per la stragrande maggior parte: ci dicemmo che là avremmo avuto più fortuna. Rimorchiammo due paia di ragazze, ma con entrambe non riuscimmo ad andare oltre alla pomiciata estrema. Io palpai il culo a quella che mi pare si chiamasse Klara, ma niente più. Sconfortati, ritornammo alle nostre rispettive camere d’hotel con l’obiettivo di migliorare le nostre performances la sera successiva. Nel frattempo tutti i nostri compagni erano già ritornati in albergo.

Entrando in camera, vidi che le mie coinquiline stavano già dormendo. Silenzioso, mi spogliai, accingendomi a mettere il pigiama…. E invece le due stavano fingendo, e mi colsero nudo e con il cazzo barzotto.

– Ti abbiamo seguito stasera, hai rimorchiato un sacco, eh? – disse Ilaria.

– In effetti sì, ma non ho rimediato granché… Sono un po’ triste – risposi io cogliendo la palla al balzo.

– Allora ti tiriamo su noi – fu la risposta di una maliziosa Elettra.

Detto questo Ilaria, già nuda, si avvicinò a me e cominciò ad accarezzarmi il corpo, spostandosi sempre più verso il membro. La bionda, invece, si stava ancora togliendo mutande e reggiseno. Poi disse:

– Non pensavamo che fossi così spigliato. Non hai problemi a tradire così Laura? –

– Un tempo li avrei avuti, da quando siamo tornati insieme non li ho più. È una troia –

– Perfetto, perché quella puttanella sta sul cazzo anche a noi –

Ormai nuda, si avvicinò a me e cominciò a baciarmi. Nel frattempo Ilaria aveva cominciato a farmi un pompino. Non l’avevo mai provato perché Laura si era sempre rifiutata ma, pur essendo il mio primo, potevo dire senza dubbio alcuno che Ilaria era una campionessa della fellatio. Aveva una tecnica particolare e usava entrambe le manine: stavo godendo come un porco. Senza avere il tempo di avvisare, le scaricai in bocca un litro di sborra. Anche se non ne aveva la reputazione, appresi che era così brava perché aveva sbocchinato metà del nostro liceo.

– Non avrai mica già finito – disse Elettra mentre aiutava la sua amica a ingoiare il mio sperma – Io ho questo occhio da offrirti – e subito il mio cazzo tornò svettante.

C’è da dire che Elettra era tecnicamente meno brava di Ilaria, ma a me attizzava di più. Perciò svuotai le mie palle anche sulla sua lingua.
A quel punto ero definitivamente esausto, ma per fortuna neanche loro avevano voglia di scopare. Ne avremmo avuto certamente la possibilità. Quindi ci mettemmo tutti e tre a dormire.

 

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