Salus Per Aquam by Ukiyo [Vietato ai minori]




Salus Per Aquam di Ukiyo New!

SALUS PER AQUAM
Dal suo tavolo singolo Wolfgang poteva vedere tutta la sala. Nessuno, nell’andirivieni dell’ora di cena, sfuggiva al suo spirito di osservazione. L’agente di commercio greco che aveva incontrato in numerose fiere; una coppia di russi, lui sulla quarantina e già appesantito dall’alcol lei una ninfa alta e sinuosa appena uscita dall’adolescenza; la vedova Richter che come ogni anno era venuta a scaldare le vecchie ossa per un paio di settimane; e poi coppie di anziani altolocati, e altre coppie di giovani che si regalavano il week end in spa.
Guardare la gente era per lui una forma di relax, al termine delle impegnative giornate in fiera per conto dei suoi clienti. Meccanica di precisione tedesca. Non che fosse un settore di cui era particolarmente appassionato. Sicuramente era una delle punte di diamante del suo paese, ma il campo cui dedicare il proprio lavoro era puramente un dettaglio per lui.
Quello che amava era il proprio lavoro, fare l’agente estero. Viaggiare continuamente. Vedere. Scoprire. Conoscere tante, tante persone di cui poteva ricordare nome e fisionomia anche dopo anni.
E vendere. Vendere vendere vendere. E per vendere usare la parola, piegarla per persuadere, far ridere, condurre la gente a fidarsi e preferire i suoi prodotti a quelli altrui. E alla parola univa il fascino di cui era pienamente consapevole, i capelli grigi lucidi di brillantina, sul volto la bellezza cimbra dei tedeschi di Monaco, completi di sartoria a celare il corpo alto e ancora atletico a quarant’anni passati.
Era stata l’ultima fiera di Milano a portarlo in quell’hotel spa sulle Alpi svizzere. Quando in fiera batteva i target che si era prefissato, si premiava con un week end in spa sulla via del ritorno per Monaco. Sorridendo pensò di essere ormai un habitué di quel gioiello iper moderno incastonato tra i boschi. Bastavano poche ore tra piscina, sauna e massaggi a fare calare drasticamente il livello di tensione, e raggiungere quello stato di rilassamento che permette di riappropriarsi dei propri sensi.
Wolfgang si adagiò contro lo schienale della sedia e si mise a decantare il Traminer nel bicchiere. Il profumo intenso del vino lo inebriò, contribuendo a fargli staccare completa-mente la mente dall’ultima, faticosa giornata di lavoro. Le mille sfumature del vino gli ricordarono i boschi e le montagne che lo circondavano, che in forma diversa avrebbe gustato tra pochi istanti, e successivamente ammirato dal terrazzo della camera. Poi, come sempre, ci sarebbe stata la nuotata della sera. Certo non prima di aver provato le novità dello chef, pensò gettando uno sguardo distratto all’entrata del salone.
Fu allora che la vide. Una tigre in forma di donna. Un bellissimo, solitario felino capace di ammaliare il proprio cacciatore. Alta e statuaria; il seno generoso coperto da una camicia di seta; i capelli mori erano tagliati corti ed esaltavano il viso regolare, impreziosito dal minuto naso all’insù e le labbra distese in un sorriso rilassato.
Poteva essere francese, forse parigina. Ma non gli importava. L’ importante in quel mo-mento era restare in ascolto delle percezioni, che suggerivano a Wolfgang immagini di potente erotismo tra lui e l’ intrigante sconosciuta. I capezzoli, intuibili sotto la seta bianca, scatenavano l’immaginazione di Wolfgang. Come sarebbe stato affondare il viso in quelle forme, esplorare, succhiare, mordere, palpare?
Nonostante la distanza, Corinne si accorse dei suoi occhi su di lei, e gli sorrise, prima di dirigersi verso un tavolo dalla parte opposta della sala. Quel fugace contatto gli mostrò la grande sicurezza di lei, di chi ama essere guardata ed è sicura del proprio potere sessuale. Erano donne come lei a intrigare Wolfgang.
Non sarebbe stato facile averla. Era una tigre come lui. Solitaria, cacciatrice. E poiché donna forse ancora più orgogliosa. O forse no. Forse anche lei cercava un amante deciso e risoluto nel dare forma al proprio desiderio.
Le fantasie dell’agente vennero interrotte dall’arrivo del pranzo. E se fosse partita il giorno dopo? O peggio, la sera dopo un massaggio e un tuffo in piscina? Non sarebbe stato strano, visto che non pochi clienti trascorrevano solo una giornata di spa break. Certo sarebbe stata un’immensa occasione sprecata.
Doveva agire. Quando voleva una donna adoperava gli approcci più diversi. Dal corteggiamento serrato e lusinghiero per giorni per quelle che si facevano desiderare, alle parole e gesti più brutali per quelle che al sabato sera volevano sentirsi puttane, passando per tutte le sfumature nel mezzo.
A fine pasto la vide dirigersi all’angolo bar. Wolfgang pensò che non ci fosse momento migliore per un espresso.
-Bonjour, madame- esordì; da quella distanza ravvicinata, iniziò ad avvertire l’elettricità tra i loro corpi. Erano della stessa specie. Non si era ingannato.
-Bonjour. Come fa a sapere che sono francese?- replicò lei divertita.
-Assomigli molto a Juliette Binoche-
-Non mi piace particolarmente Juliette Binoche-
-Ma a me sì- replicò lui guardandola negli occhi. Ecco la bellezza del gioco nel corteggia-mento.
Lei rise, il petto che si alzava e abbassava a ritmo sotto la seta. Non era affatto imbarazza-ta; era chiaramente compiaciuta. Un po’ come quando l’aveva sorpreso a guardarla poco prima. Ma, come aveva ipotizzato Wolfgang, non si sarebbe concessa senza giocare un po’.
-Non ti sembra di essere un po’ troppo diretto, monsieur…?-
-Wolfgang. Chiamami Wolf-
-Piacere, Corinne- si presentò lei porgendogli la mano. Un gesto forse troppo professionale, ma Wolfgang ne approfittò immediatamente. L’attrazione era nell’aria, anche se veniva diluita dal gioco; quel contatto fisico diede a entrambi la certezza che l’alchimia tra loro era potente.
Ma era ancora il momento dei convenevoli. Attraverso poche domande di circostanza, Wolfgang venne a sapere che Corinne si occupava di marketing per corporate events. Soprattutto finanza, avvocati e case farmaceutiche. Eventi di alto livello come quelli erano comuni nei grandi alberghi svizzeri d’inverno. Anche se per il momento nella spa non c’era alcun Gordon Gekko a fargli concorrenza, pensò Wolf divertito.
-Quindi perché sei qui?- chiese.
-Staccare dal lavoro, dagli impegni, dal compagno-
-Compagno? Accidenti, sei già prenotata- scherzò lui. Corinne si concesse una pausa carica di attesa; quindi gli sorrise maliziosamente, replicando:
-Non sono mica di sua proprietà. Per carità, non siamo quel tipo di coppia asfissiante. Vedi, io e David ci concediamo (diciamo così) delle distrazioni. E ce le raccontiamo-
C’era quasi noncuranza in quella spiegazione. A quelle parole Wolfgang si rilassò. Non aveva più remore ad esprimere il proprio desiderio per la splendida francese libertina che gli stava davanti.
-Ti faccio una proposta, Corinne- esordì lui avvicinandosi fino a poter sentire il profumo di neroli che saliva da lei – E se lo sfondo per la tua prossima avventura fosse la piscina giù, diciamo verso la mezzanotte?-
Corinne taceva, ma un sorriso irrefrenabile le increspò le labbra. La tigre era soddisfatta della sua conquista.
-Forse- rispose prima di richiedere una bottiglietta di succo al melograno e avviarsi all’ ascensore.
Wolfgang trascorse il pomeriggio tra piscina e palestra, rispondendo solo alle mail più urgenti e scorrendo velocemente un quotidiano di economia. Di Corinne non c’era traccia. Probabilmente si stava godendo ore di massaggi e trattamenti di bellezza al quarto piano; meditando se concedersi quell’incontro da raccontare al compagno, che si sarebbe eccitato ad ascoltare di lei che si faceva possedere da uno sconosciuto in una cornice lussuosa ed elegante. Ma erano solo supposizioni. L’unica certezza era che la suspense infiammava il desiderio e l’immaginazione di Wolf.
Per cena non volle rimanere in hotel. Voleva gustarsi la suspense fino alla fine, senza rischiare di incontrare Corinne e finire per chiederle se l’avrebbe raggiunto a mezzanotte. Optò per un ristorante francese del centro. Gustò l’attesa come stava gustando il foiegras sul pane caldo e fragrante. E finalmente arrivò il momento in cui immerse il piede nell’ acqua calda della piscina. Ovviamente era l’ unico lì a pochi minuti dalla mezzanotte. I custodi non prestavano servizio di notte. L’unico rischio di essere scoperti era rappresentato dagli altri ospiti dell’albergo; ma, vista la clientela, preoccuparsene era superfluo. Wolfgang si sistemò nella nicchia della zona idromassaggi, ora spenti; si sedette sull’ alto gradino e si rilassò contro la parete.
La porta di vetro smerigliato si aprì. Corinne apparve avvolta in un lungo accappatoio bianco, i capelli bagnati pettinati all’indietro la rendevano quasi maschile. Ma la sua femminilità veniva evidenziata dalle forme scolpite dai giochi di luce e ombra. Wolfgang pensò che maschile e femminile si completassero alla perfezione in lei; fortemente concentrata sulla carriera, eppure conquistata dal suo fascino; un corpo formoso e invitante, eppure mosso da un passo deciso, senza ripensamenti; il capello cortissimo, ma la bocca socchiusa che gli ricorda l’altra bocca che avrebbe voluto possedere. Chissà se l’altra bocca era nascosta oppure completamente, sfacciatamente visibile?
Corinne lasciò con noncuranza l’accappatoio su una delle panche di granito che ritmavano la parete scabra. Le luci soffuse facevano sì che il corpo di Corinne, coperto solo dalla parte inferiore del bikini, non si mostrasse in maniera immediata, banale, ma venisse rivelato un poco alla volta in attimi diversi. Questo attizzava il desiderio di Wolfgang e allo stesso tempo lo rendeva impaziente.
Impazienza che gli fece apparire lenti i passi con cui Corinne si stava dirigendo alla sua parte di piscina. La donna si immerse e andò ad accomodarsi accanto a lui, l’acqua all’altezza dello stomaco. Wolfgang le guardò i seni.
-Esibizionista- commentò.
Corinne rise buttando la testa all’indietro. Quindi con uno sguardo malizioso si sporse ulteriormente in avanti.
-Mi provochi- disse l’agente immergendo una mano nell’acqua; la ritrasse e fece cadere delle gocce attorno sui capezzoli di lei; poi soffiò. I capezzoli si inturgidirono.
Quindi Wolfgang avvolse la mano alla nuca e trasse a sé Corinne per un bacio infuocato; dapprima le sfiorò i seni, poi ne afferrò uno palpando con decisione. Aveva mani troppo piccole per contenere tutte quelle morbidezze, e la sensazione di sovrabbondanza di quel seno grande lo eccitava ancora di più. Voleva dominarla con la sua passione. Voleva esattamente essere come il maschio della tigre con la sua femmina.
Wolf poteva avvertire il respiro di lei farsi pesante. Prese tra le dita un capezzolo e lo strizzò, causandole un gemito di piacere. Corinne iniziò a esplorare il corpo di lui a sua volta, accarezzandogli i pettorali, indugiando sui bicipiti scolpiti, e soffermandosi infine sull’ inguine. La sincronia era perfetta, pareva che entrambi sapessero accendere il desiderio l’uno dell’altra senza dover accedere ai punti più ovvi.
Ma quello non era un incontro fatto di lunghe tenerezze e allusioni, lo sapevano. Il desiderio di possesso era troppo forte in entrambi. Corinne, la tigre affamata di piacere, aveva fretta di prenderlo.
Con sorpresa di Wolfgang sgusciò dalla sua presa, e si levò in piedi sul gradino sommerso. L’acqua percorse il suo corpo scendendo a rivoli. Wolfgang ammirò la sua rosa coperta solo da un ciuffo bruno, la rosa che quel pomeriggio aveva immaginato di schiuderle con le dita proprio lì nell’acqua. Ma Corinne non gli diede il tempo di farlo, perché gli montò a cavalcioni; nella sua lingua musicale diceva di non poter resistere. Parole che suonarono a Wolf come la resa sperata.
Un sorriso soddisfatto affiorò sulle sue labbra, mentre la donna lo conduceva dentro di sé. Tutto era caldo e acquoso: il recesso dentro di lei, la piscina attorno a loro, l’aria stessa che respiravano. Wolf continuò a guardarla mentre lo cavalcava , i seni che entravano e usci-vano dall’acqua ritmicamente, le labbra socchiuse come pure i suoi occhi. Quel ritmo, unito al caldo umido, lo indusse a una trance di piacere crescente.
Corinne venne ansimando oui come in adorazione. Eccola, era sua. Ma Wolf voleva che lo fosse in maniera ancora più evidente. A quel punto le tolse il comando, svincolandosi dal-la sua presa. Con un gesto perentorio la fece appoggiare al bordo della vasca con la schiena inarcata, e si infilò in lei nella posizione più animale di tutte. Il momento di possesso perfetto, in cui poteva trasformarsi definitivamente in un maschio di tigre, un colpo dopo l’altro, mentre la tigre Corinne si lasciava andare a una nuova ondata di godimento.
Al culmine del piacere, Wolf si liberò con uno schizzo bianco nell’ acqua.
Quello sarebbe stato solo il primo di una lunga notte di amplessi goduti da Wolfgang e Corinne. Le luci del mattino li avrebbero sorpresi nudi e soddisfatti tra le lenzuola del letto di Wolf, ignari della nuova giornata che stava iniziando per gli altri ospiti della spa.
Dopotutto, era o no il loro spa break?

 

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L'intervento al menisco con l'aiuto di Angela




L’intervento al menisco con l’aiuto di Angela

Sembrava un intervento di routine, un semplice menisco operato in laparoscopia, due giorni di ricovero e sarei stato di ritorno a casa…visite mediche già fatte e arriva il momento della rasatura dei peli.
Si prenota subito un’infermiera distinta, collega di mia suocera, addetta ai ferri in sala operatoria.
Angela cosi si chiama l’infermiera disposta a farmi la depilazione al ginocchio, la conosco da tempo avendola incontrata alcune volte a casa della suocera, è di bell’aspetto, mora con un fisico molto giovanile, poco più di 40 anni.
Era separata, si dedicava a viaggiare, la sua passione da quando riacquistò la libertà, e alla lettura di racconti erotici. Da sempre apprezzava i miei racconti di tal genere, sapendo che ero un dilettante scrittore.
Per precauzione e su richiesta del chirurgo, cosi disse lei, la depilazione doveva essere estesa anche all’inguine.
Si presenta in stanza con guanti monouso, acqua calda e lametta, non va molto per il sottile.
E’ una stanza a tre posti ma oggi l’occupante della stanza sono solo io.
Fino ad ora, non ho fatto caso al lavoro di Angela se non per una battuta fatta a mia suocera, in precedenza.
– Vado io…voglio proprio vedere come sta messo sotto tuo genero – sorridendo maliziosamente.
Angela che da subito mi era sembrata una delle tante infermiere dedite al lavoro, non l’avevo mai conosciuta e apprezzata cosi da vicino, e quindi da un altro punto di vista.
Subito cerca di mettermi a mio agio salutandomi cordialmente e chiedendomi di scoprire il ginocchio, cosa che eseguo immediatamente.
Con una mano tengo il lenzuolo sopra il mio pube, per pudore.
Lei se ne accorge e mi dice che devo togliere il lenzuolo e anche lo slip, che deve depilarmi anche parte del pube.
Non credo alle mie orecchie.
– Angela che c’entra il ginocchio con il pube? –
Pericolo di infezioni ribatte lei.
Cosi mi trovo costretto ad obbedire e nonostante il mio pudore mi tolgo tutto.
Lei da prima non dà importanza al mio sesso, tutta presa dalla preparazione e con una garza mi bagna tutta la coscia con l’acqua calda, per poi posizionarsi di fronte a me chinandosi leggermente sul mio ginocchio.
Non so se involontariamente o volontariamente i miei occhi vanno alla sua scollatura, dove si intravede dall’apertura del grembiule un bellissimo seno sorretto da un delizioso reggiseno nero merlettato e più lei si dà da fare con il rasoio e più il mio pensiero vola verso nuovi orizzonti.
Lei parla ma io non l’ascolto e rispondo come un automa alle sue domande.
Quei seni sodi duri e due capezzoli che pareva volessero bucare il grembiule prendono tutta la mia attenzione.
Lei, sentendosi osservata, alza la testa e mi vede perso nel suo petto.
– Beh!! – Mi desta ad alta voce, – Hai finito di guardarmi le tette? Io qui lavoro …guarda che lo dico a tua suocera…- e si fa una risata…
Il mio uccello, intanto, preso da certe fantasie circa il suo seno inizia a inturgidirsi e questo a lei non sfugge affatto.
– Hei!! Ma che fai? – Esclama Angela con un sorriso sornione stampato in faccia: – Ma sei matto? Se entra qualcuno? –
Per tutta risposta le dico: – Angela tu mi fai questo effetto…scusami.-
Pensando tra me e me che mi riprenda, esordisce invece dicendo: – Tranquillo ormai non mi fa più ne caldo ne freddo, ci ho fatto l’abitudine, ne vedo tutti i giorni di tutte le specie, certo uno come il tuo non passa inosservato complimenti…ora stai buono e lasciami finire….-
Ormai la mia mente viaggia e non riesco a padroneggiare i miei sensi, tant’è vero che il mio sesso è ora totalmente eretto e pulsa come non mai e attendo la sapiente mano di Angela per la depilazione.
Con totale imbarazzo da parte mia, ma per la gioia di Angela e dei suoi sensi, abilmente, smanetta quel totem eretto davanti ai suoi occhi, la preparazione prosegue, lo sposta con il dorso della mano, mentre mi pennella con la sua lametta.
Quando si volta dandomi le spalle per poter stare più comoda, non posso fare a meno di notare il culetto di Angela bello sodo dove già in precedenza a casa di mia suocera ci avevo messo volentieri gli occhi sopra, ora è tirato dal grembiule che lo fascia armoniosamente e sorretto da un classico slip bianco, ho voglia di toccarlo quanto è bello.
Ma devo stare buono e fermo…se non voglio rischiare qualche taglio…
Finita questa preparazione Angela mi saluta e mi augura buona fortuna.
Di lì a poco vengono a prendermi per farmi fare il pre-sala operatoria dove c’è un via vai di infermieri; anestesia lombare: dopo un paio di ore sono di nuovo nel mio letto mezzo assopito e con un dolore sopportabile al ginocchio.
Torna Angela e sorridendomi mi chiede: – Come va?-
L’intervento è stato semplice e di normale amministrazione e tutto si era svolto per il meglio.
Io le confido che ho un gran dolore alla vescica, non riesco ad urinare per via dell’anestesia.
Lei mi rassicura dicendo che si sarebbe tutto risvegliato al più presto, e se il dolore persisteva, prima del cambio turno mi avrebbe inserito un piccolissimo catetere. Così è stato, i dolori si sono fatti forti e la richiamo dicendo che non ce la facevo più.
Lei indossa di nuovo i guanti e questa volta scarta una confezione di cannule monouso e scoprendomi il bacino prende con due dita il mio sesso, o almeno quello che rimane, cioè un pezzo di bollito inerme e del tutto insignificante, e dopo averlo scappellato un paio di volte, e lo fa mentre se la ride, inserisce la cannula che mi permette di urinare e avere sollievo dal dolore…
Grazie Angela le dico, preso da imbarazzo…
Non può mancare una sua battuta ironica: – Che cambiamento da stamattina….mi piaceva più prima – e anche questa volta sorride mentre lo dice.
Salutandomi per via del cambio turno mi stampa un bacio sulla guancia, molto affettuoso…
– Ci vediamo stasera, quando riattacco per il turno di notte. Ciaoo e non muoverti…-
Tra me e me non posso dimenticare i doppi sensi di Angela e man mano che riacquisto l’uso delle gambe, anche il mio sesso riprende quota ogni volta che con la mente fantastico di Angela e del suo delizioso corpo.
Non vedo l’ora che passi tutta la giornata, per poterla rivedere alla sera.
E’ simpatica e il pensiero del suo culetto, della sua bocca, del suo seno mi attanagliano le gambe e istintivamente le stringo per i fremiti.
E con questo in mente mi addormento, sino a quando un rumore sordo metallico mi sveglia dal mio sonno.
E’ l’inserviente con la cena, per me sul vassoio ci sono due fette biscottate e una tazza di the.
Di lì all’imbrunire è un tutt’uno, non vedo l’ora che Angela bussi alla porta .
Verso le undici e trenta, Angela fa il suo ingresso nella stanza, silenziosamente come per non svegliarmi.
– Pensavo dormissi – esordisce, con un dolce sorriso stampato sulle gote.
– Come stai? Passato il fastidio? – E si avvicina a bordo letto per sedersi su di un fianco.
– Bene grazie Angela, sono riuscito anche ad alzarmi per andare in bagno a lavarmi un poco sai, ne avevo bisogno. Mi e rimasto solo un fastidio all’inguine per via della cannula, ma nulla di più.-
Mmmm esordisce lei…so io cosa ci vorrebbe ma è troppo presto ancora. Io ingenuamente penso a qualche pomata lenitiva…
Solo quando lei passa una mano sopra il mio inguine per cercare e saggiarne la consistenza allora afferro il vero significato…
– Tutto quello che vuoi Angela basta che mi passi il bruciore…-
– Ora devo andare ripasso più tardi per vedere come stai, devo fare l’ultimo giro delle stanze.-
Non sto più nella pelle e non voglio che lei vada via, cosi le prendo una mano e l’attiro verso di me sfiorando la sua bocca con la mia e quando le nostre labbra si toccano per qualche secondo…la lascio andare.
Lei non si ritrae da quel dolce bacio, questo mi lascia ben sperare.
Il mio sesso immediatamente balza in su e devo massaggiarlo per il dolore…
Dopo una mezzora si riaffaccia Angela e questa volta con molta calma mi chiede:
-Allora come ti senti? Hai ancora quel fastidio? –
– Certo – dico io con voce bassa, appoggiandole una mano sulla guancia e avvicinandomi a lei, la bacio con ardore questa volta.
Lei non fa una mossa per sottrarsi, lo vuole…
Mentre le nostre lingue si aggrovigliano, la sua mano va dritta al mio sesso trovandolo duro e tremante per l’eccitazione.
– Sei sicuro di avere ancora fastidio? – Esordisce lei staccandosi dalla mia bocca.
– Si, certo, ho tanto dolore Angela.- Sospiro…
– Bene allora – dice lei – Ci penso io, dopotutto sei steso su di un letto, in mio potere…voglio allungare le mie mani su di te, voglio tartassarti un po’…-
E cosi ha fatto. Mi toglie il lenzuolo che ho in grembo e prende silenziosamente ad armeggiare con il sesso eccitato.
Ripensando a come era ridotto qualche ora prima, mi stendo sulla schiena e con una mano le accarezzo ancora una volta il viso invitandola a lenire il mio fastidio il più presto possibile.
Angela capisce che questo è l’ultimo momento se vuole tirarsi indietro, alzarsi ed andarsene, magari anche sbattendo la porta: dopo sarebbe troppo tardi.
Ma è quello che vuole anche lei, cosi… decide di restare.
Infila la mano in mezzo alle mie gambe e comincio a sollazzarmi con le sue carezze.
Non posso permettermi di gemere, tanto meno di far sentire i miei sospiri al di là del muro della mia stanza, con il silenzio che c’è a quest’ora ci scoprirebbero subito.
E’ un membro grande e duro, Angela da subito sa cosa fare.
Quando se lo trova davanti alla bocca non ha più dubbi, non vede l’ora di gustarne il sapore.
Io lo prendo in mano e comincio a segarmi piano piano, con movimenti lenti a pochi centimetri dal suo viso.
Il mio sesso cresce e diventava sempre più duro, stretto nel mio pugno.
– Dimostrami adesso che ti piace Angela – dissi guardandola negli occhi.
Lei allora lo afferra e se lo passa sotto al naso più volte sospirando profondamente.
L’odore del mio membro la fa eccitare come non mai.
Angela lo strofina sulle labbra, fino a che non decide di aprire la bocca, quindi lo accoglie calorosamente, cominciando a lavorarlo con la lingua.
E’ eccitante il suo viso alle prese con un membro di quelle dimensioni.
Senza voler dare l’idea di forzarla le metto una mano sulla testa e con la scusa di spostarle i capelli la invito verso di lui riuscendo a farglielo ricevere per intero, dentro quella amata bocca per qualche secondo, sentendosi piena succhiava e mi dilettava di un piacere mai inteso prima.
– Angela, sei fantastica! – quindi l’attiro a me facendole lasciare la presa con la bocca e le do un bacio mischiando il suo sapore al mio.
Non soddisfatta, con gli occhi lucidi per la gioia, afferra nuovamente il mio arnese e se lo rimette in bocca, lo succhia per diversi minuti, fin quando non percepisce che io sto arrivando al culmine. Le faccio segno di mollare la presa, ma lei caparbiamente continua nel suo sapiente lavoro di succhio facendomi capire che intende che io le riempia la gola con il mio succo, cosa che faccio tra mille contrazioni e spasmi, il tutto nel più totale silenzio.
Riesco soltanto a infilare una mano tra le sue cosce aperte, la sua vagina già da qualche minuto ha iniziato a diventare umida e le sue mutandine sono già bagnate.
Grazie Angela, balbetto con un filo di voce mentre lei ultima l’azione di pulizia andando con la punta della lingua a cercare le ultime gocce che il mio sesso emetteva.
– Sei proprio un mandrillo! E sei matto da legare. E adesso mettici anche questo, nei tuoi racconti erotici…-

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