Da un gentile amico : la vicina by 1945 [Vietato ai minori]




Da un gentile amico : la vicina di 1945 New!

un gentile “amico”: la vicina.
Si, sono un porco. Lo so e non mi vergogno ,anzi.
Da piccolo ogni occasione era buona per sfogare le mie voglie. Mi bastava una figura femminile, esposta sui giornali che leggeva mamma, per chiudermi in bagno e dar sfogo alle mie pulsioni sessuali. Nulla di strano, solo che mi capitava due/tre volte al giorno. Tutti i giorni.
Mia madre mi diceva: hai delle occhiaie che…ma com’è che sei sempre stanco?
Io sapevo. Lei no.
Ho cominciato verso i dodici anni e sino ai sedici/diciassette mantenni il ritmo giornaliero.
Poi conobbi le femmine.
La prima volta che Maria toccò il mio pisello fu uno sballo. La mia prima figura di m….
Non superai i venti secondi. Penso che battei tutti i record di velocità di “venuta”.
Persino Maria, che era più giovane di me, mi guardò perplessa.
Nel tempo migliorai e crescendo mi formai anche come uomo.
Ai venticinque anni ero un metro e ottantacinque con un discreto fisico frutto dei miei assidui impegni sportivi.
Iniziai a lavorare già l’anno prima della laurea, ed in breve guadagnai in modo soddisfacente.
Ma per quello che interessa ero “cresciuto”, molto, nei rapporti interpersonali. La mia dialettica, il mio modo di fare piaceva molto, sia agli uomini che alle donne e ciò mi permise di fare molte esperienze : professionali e non.
Anche il mio approccio alla vita si modificò. Feci mio il conosciuto detto: domandare è lecito, rispondere…. Lo applicai sul lavoro, con gli amici, ma soprattutto con le donne. A quel detto ne aggiunsi un altro, che mi fu raccontato intorno ai miei venti anni: quanti schiaffi, ma quante scopate.
L’applicazione costante dei due metodi , accompagnati certamente da altri fattori personali e materiali(es. disponibilità economica, casa propria, parlantina e sempre disposto a mettersi in gioco, ed altro ancora….) mi fece fare tantissime esperienze con le amicizie femminili.
Dai ventiquattro anni in poi, ogni giorno, era l’occasione per provare una nuova esperienza .Quasi ogni sera uscivo con una diversa ragazza. Allora non c’erano smartphone o cellulari e per gli appuntamenti, personali o professionali, si utilizzava il telefono di casa o d’ufficio. In alternativa si faceva di persona. Comunque fosse si segnava l’appuntamento sull’agendina di carta.
Bene, avevo l’agendina così piena che per vedere nuovamente la stessa ragazza doveva trascorrere anche un mese. Uscivo con la una ragazza una volta e poi potendola rivedere solo dopo un certo tempo la ”perdevo”.
Si ripeteva spesso il seguente copione : conoscevo, uscivo, perdevo.
Ero in continua “corsa” come se volessi recuperare qualcosa…
Questo modo di fare mi aveva corazzato il cuore. Mi piacevano, ma non avevo voglia o tempo di innamorarmi.
Le chiedevo di uscire (seguivo un mio clichè consolidato che funzionava abbastanza): se accettava bene, altrimenti avanti la prossima.
Per non rimanere con “buchi” in agenda “muovevo” le richieste in anticipo e non avevo, quasi mai, serate scoperte.
Non è che non prendessi “due di picche”; ne ho presi molti, ma non mi scoraggiavo, anzi erano uno sprone.
Ogni tanto per rilassarmi uscivo con gli amici ed anche quando ero con loro, se vi era l’occasione di conoscere…non me la facevo scappare. Ero diventato un predatore seriale.
L’uscita con la ragazza di turno era standard in funzione del tempo a disposizione: la serata, il giorno intero,…,ma doveva concludersi nel letto. Nel mio letto. Era questo l’obiettivo che mi prefiggevo. Se non riuscivo, a conclusione della prima uscita, rinunciavo. Non avevo tempo da perdere. C’erano opportunità infinite.
Mi dicevo e dicevo: ho voglia; se hai voglia anche tu bene, altrimenti amici come prima.
Non so come sia ora. Allora ,eravamo nei mitici anni che seguirono il sessantotto . Vi era libertà e voglia di vivere in molti sensi e non si conosceva l’aids (il preservativo lo utilizzavo per altri fini, poi vi dico).
Se si riusciva a toccare la “motivazione” giusta era la “felicità” per entrambi.
Ho fatto,( abbiamo fatto) sesso completo, alla prima uscita, quasi con il cinquanta per cento delle ragazze. Non male. Furono anni fortunati e piacevoli.
Nel rileggere mi sembra di esagerare nello scrivere certe cose, ma era la mia realtà di allora.
Ho amiche ,di allora, che avevano un comportamento a specchio del mio. Sempre alla ricerca del divertimento e se capitava….non si tiravano indietro . Certo non lo pubblicizzavano.
Poi la mia vita cambiò e mi innamorai, ed adesso sono un marito e padre felice, ma questa è un’altra storia.
Allora non mi limitavo al solo sesso. Lavoravo .Facevo sport . Bevevo e fumavo.
Con gli amici le “canne” erano d’obbligo. Ero curioso : facevo attenzione, ma non mi sottraevo a nuove esperienze.
Durante le vacanze lunghe viaggiavo per altri continenti. Nei week end lunghi visitavo l’Europa. Insomma ,mi godevo con ingordigia la vita.
Conoscevo nuovi paesi, modi diversi di pensare e di vivere e nuove donne. E continuavo ad imparare..
“Scivolai” anche. Provai la cocaina. Stupendo, ma pericolosissima. Se ci entri è difficile uscirne. Fui fortunato.
Provai, più volte, i funghi allucinogeni. Mi diedero le esperienze più forti dall’inconscio. Mai più….ti distruggono.
Feci sesso a tre (due donne). Interessante, ma dispersivo. Sono un tradizionale.
Il sesso anale? Non mi fa impazzire. Si, ti dà l’idea del possesso completo , ma nulla di più.
Imparai ad utilizzare i vibratori per il piacere femminile ed altro ancora.
Non sorridete: imparai ,e mi servì’ in diversi contesti, a parlare benissimo l’inglese.
Stop.
Descrittavi un po’ della mia vita passiamo alla vicenda che voglio raccontarvi.
Con i miei genitori, da ragazzo, vivevo in una villetta in periferia. Tanto verde. Aria buona e tanta serenità.
Ricordo i miei vicini: due fratelli ed i loro genitori.
I fratelli erano più giovani di me. I nostri confinanti giardini erano separati da una siepe che scavalcavamo per giocare insieme. Avendo difficoltà Giorgio, il fratello più piccolo, a saltarla, quasi sempre ero io ad andare da loro.
Il loro papà lavorava e rientrava la sera tardi; la mamma faceva la casalinga come la mia. Sotto il suo attento sguardo giocavamo in giardino, sia prima delle scuole elementari che poi.
Ricordo che quella giovane signora, mamma dei miei amici, mi piaceva. Era sempre gentile con me. Sempre vestita bene e a rimembrare, da piccolo, mi dava l’idea della dolcezza e serenità. Ci riempiva di attenzioni e le sue merende erano la nostra felicità.
Ero piccolo e ciò che vedevo in lei era solo gioia e mi piaceva starle vicino.
Quando cominciai ad avere i primi “pruriti”, che vi ho raccontato, cominciai a farmi le prime domande e considerazioni sulle femmine in genere e sulla mamma dei miei amici.
Come è bella. Quanti anni avrà? E pian piano le domande e considerazioni crescevano. Che viso dolce. Che bel culo. E le tette? Sarà una seconda o una terza? Chissà che cosa porta sotto il vestito? Come le modelle dei giornali?
Mi piacerebbe baciarla.
i miei pensieri “crebbero” e nel buio della mia cameretta ,comodamente disteso sul letto ed attento che mamma non comparisse all’improvviso, mi feci la prima sega pensando a lei.
La visualizzavo nella mente : il viso sorridente ;i suoi lunghi capelli biondi (o quasi);il suo muoversi indaffarata .
La vedevo come in un sogno.
Durante le merende, nella loro casa, sbirciavo le sue gambe. Quando si sedeva accanto noi aspettavo il momento in cui accavallava le cosce. Quel naturale movimento era per me estremante erotico; in quei pochi attimi intravedevo (sognavo) qualcosa di irraggiungibile .
Sognavo di stringerla tra le braccia e il mio sogno era accarezzarle quelle due montagnole che si spingevano in fuori sul suo corpo.
La vedevo come una particolare sorella maggiore. Aveva dodici anni più di me.
Gli anni passarono ed ormai grandicello andai alle “superiori” e poi all’università e pur incontrando ogni tanto i fratelli , non avevamo più la frequenza di prima.
Come dicevo da adolescente diventai “uomo”. Lei per me rimase sempre uguale. Solo io ero cresciuto.
Quando adesso avevo l’occasione di vederla la guardavo con occhi e voglie da uomo con gli ormoni che giravano a mille.
In estate i miei genitori si trasferivano nella nostra casa al mare lasciandomi solo e libero da ogni incombenza familiare. Era per me un bel periodo. La mia casa diventava un ostello della gioventù e di rilassamento e soprattutto ogni momento era buono per “incontrare la mia vicina”.
Se attraverso la finestra la vedevo in giardino mi inventavo una scusa per andarci anch’io. Così avevo l’occasione per salutarla e spesso ,attraverso la siepe, chiacchieravamo. Lei mi raccontava ,molto, dei figli sempre in giro e un po’ di Giovanni, il marito.
Si era sposata molto giovane ed il primo figlio giunse presto, poi il secondo seguì qualche anno dopo e decisero che due figli fossero sufficienti.
Io cercavo di essere simpatico e disponibile e “curandola” ebbi l’occasione di incontrarla spesso. Per me era un piacere e questo piacere diventava la base delle mie fantasie erotiche.
A volte, prima di rendermi visibile, la spiavo dalla finestra e mi soffermavo sulla sua figura facendo correre la mente.
Quando indossava una aderente mini attendevo con impazienza un suo piegamento per strabuzzare gli occhi alla vista del culetto che tendeva la gonna.
Nei giorni particolarmente assolati aveva l’abitudine di prendere il sole, in bikini, sul retro della casa per non essere visibile ai passanti, ma lo era per me. Le sue esposizioni non duravano molto, ma erano sufficienti perché la mia mano corresse sull’uccello dandomi il giusto godimento. In attesa di….meglio che niente.
Ebbi anche l’occasione, incontrandola per strada, di accompagnarla a casa con la scusa di aiutarla a portare le “pesanti” borse della spesa.
Mi piaceva stare con lei. In quelle occasioni , giunti alla sua casa, mi offriva da bere e ciò mi permetteva di entrare in sintonia e conoscerla meglio.
Sapeva di pulito. Mai sofisticata, ma sempre piacevole. Una dolcissima e bella signora.
Avevo ventotto anni; ero in grado di comprendere le sue bellezze sia le “personali” che fisiche. Per quelle fisiche posso dire che senza essere appariscente era una bella femmina. Per le altre era da ammirare . Insieme sollecitavano sempre più i miei bassi istinti
Aspettavo l’occasione propizia…..che arrivò.

 

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Ricerche Frequenti:

…anno nuovo… tresche vecchie… by Mike4281 [Vietato ai minori]




…anno nuovo… tresche vecchie… di Mike4281 New!
Il 2017 pare iniziato al meglio, per certi tipi. Ad esempio il capo di mia sorella maggiore… Dopo non so quanto tempo torno a scrivere tra queste pagine, credevo che la loro tresca di sesso fosse finita svariato tempo fa, ma forse o mi sbagliavo oppure è semplicemente ripresa. Complici i continui “buchi” tra lui e la moglie, fatto sta che ho scoperto casualmente (beccandoli settimane fa già prima di natale) che i due avevano ripreso a fare sesso. Il caso ha voluto che mi recassi una sera sul tardi a casa della mia sorellastra per ridarle una cosa, e avendo le chiavi anche da restituirle quella sera ho pensato di usarle senza suonare prima di salire. E una volta dentro casa, senza che loro mi beccassero, erano a letto intenti in un amplesso ben assestato. Buon per lei ho pensato, e per me che mi sono gustato un bel porno live… come capitava fino tempo fa. Tra me e la mia sorellastra lecose sono sempre state chiare, ci trattiamo da “complici” raccontandoci di tutto, sesso compreso. Il capo lo conosco da anni, e sapevo gia della loro tresca da almeno un paio d’anni. E lui non mi ha mai risparmiato di dettagli, specie delle sue belle “feste”… cui ogni tanto mia sorella è stata parte…
Lei non sa che… io so… e io non le ho maidetto neiinte. Proprio perchè la libertà di fare quel che cazzo vuole è sacrosanta…
Alcuni amici mi hanno detto che dovrei dirle che io so… di lei ..e della sua voglia di sesso…
Altri, quei pochi cui l’ho detto, dicono che mi devo godere le cosa e chissenefrega di tutto il resto…
Il capo ovviamente non è stato da meno, e conoscendo questo mio punto debole… mi ha mandato un link a un video caricato in uno spazio riservato…
Non è la prima volta che nascondono una videocamera… nella stanza… e registra tutto a sua insaputa…
hanno avuto quella che lei mi aveva detto essere una cena di lavcoro. A casa di lui. era il 30 sera. Bene, recosonti di fine anno, parlando dell’attività dello Studio. E c’erano a quanto ho visto altri 3 amici sua, sempre tutti sui 40-45… e una ragazza… che è anche amica di mia sorella… da tempo.
un 4 contro 2 insomma, bello organizzato. L’inquadratura fissa nella camera che prendeva tutto a partire dal letto… ha filmato una di quelle orge tipiche da video porno…
prima che un paio di loro si prtassero via altrove inun altra camera l’altra ragazza… le due erano sul letto, e tutti i 4 maschietti su loro a toccarle ovunque, leccarle e scoparle…
il meglio è cambiato quando con mia sorella in camera sono rimasti solo un paio dei suoi amici… Il suo capo era tra quelli che a una certa ha preso e s’è dato con l’altra e con un amico… a farsela di la…
I due rimasti, hanno pensato bene di rendere la cosa più sexy… prima hanno preso da un mobile un narghilè… di dimensioni medie… (bong)… c0hanno messo dentro nn so che cazzo di tabacco, erba o che… se lo sono acceso e passato…
lei inizialmente passava il giro, poi 3-4 tiri profondi se li è fatti, tra i sorrisett
i dei due… e sembrava piu rilassata e coinvolta poi…
Il punto è che tra sti due… c’è uno dei costruttori della zona, stronzo come nessun’altro… conosciuto prima. Un viscido unico, che ti sta sul cazzo appena ci parli mezza volta…
Lei non lo ha mai sopportato, ne ha sempre parlato male… nei nostri discorsi, e mo ci stava a letto … dio cane…
quersto se l’è scopata in più posizioni e ovviamente senza risparmiarsi… ad un certo punto del video torna il capo tra loro aveva lasciato di la l’altro amichetto con la tipa… da soli…
Lui si mette da un lato del letto, non partecipa all’amplesso loro… guarda… si sentono commenti… essenzialmente in quel frqngente se la stava scopando a pecora e alla classica poi questo tipo qui… Lei gemeva come una troia… in disparte c’era anche l’altro, che è un ragazzo sui 30… origine polacca… lavora nel cantuere che seguono per lavoro da un paio d’anni… l’ho visto solo una volta c’era a un altra cena.
Beh, l’eccitazione mia è stata nel vedere (e sentire) quel testa di cazzo viscido che dopo aver finito (per il momento) di scopare la mia sorellastra, la lascia un attimo gambe aperte sul letto… toccandola intanto sui seni… e nell’interno cosce e rivolgendosi al ragazzo… gli fa “…beh… che non ti piace …guarda che fica che c’ha…”… lui ride… si avvicina, la tocca… lei era mezza sudata… dalle immagini… quello gli fa “aspè… che prima la devi preparare… farla salire di giri…”… la inizia a masturbare velocemente con una mano …intorno e sopra la vagina, poi due dita dentro velocissime… lei urlava… si dimevana… e lui col suo datore… la tenevano una mano per uno…
poi quando stava gemendo gli lascia campo libero… quello manco s’è messo il preservativo…
l’ha scopata piano piano… manco un ragazzino alla prima trombata … ma gliel’ha dato dentro per bene…
gli sono venuti addosso tutti e tre… in tempi diversi. Il ragazzetto momento le viene dentro, coglione, è stato quell’altro pezzo di merda che stava li a godersi lo spettacolo… a dirgli a un certo punto… mentre puire quello li ogni tanto gemeva… “oh… guarda che … vedi de usci per tempo eh…” e se la rideva… Coglione…
Ha fatto un tempo a tirarlo fuori, gliel’ha puntato zona ventre… ed è venuto… i primi 2 schizzi l’hanno presa fino sotto al mento e sulle tette… una roba che mi sono eccitato un casino… nel vedere… L’altro che non aveva praticamente mai smesso di segarsi piano e dsarglielo in bocca a lei… gliel’ha poggiato sulle labbra ed è venuto solo a gocce …cariche. Il capo (marco) è stato l’ultimo dei 3… a cavalcioni su lei, dritto in pienafaccia con un bel carico…
Trattata come una puttana, quale forse le piace essere… a conveneninza…
Lui che mi manda il video in mail, e mi commenta “visto? la trattiamo sempre benone la tua sorellina”…
ed io che dovrei essere incazzato a morte con tutti loro e che invece dentro mi dico, speriamo me ne mostri un altro presto… :-S

mk4281@hotmail.it

 

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L'inferno di Anna e l'Abisso di Francesca by hardesoft [Vietato ai minori]




L’inferno di Anna e l’Abisso di Francesca di hardesoft New!
Era un venerdì sera di novembre freddo, umido e molto nebbioso.
Anna, una signora bene, cinquantenne e molto piacente, camminava spedita nei vicoletti della sua cittadina diretta a casa sua. Al caldo ed al sicuro. Perché quella era proprio una serataccia. I suoi tacchi rimbombavano nei vicoli ed in giro non c’era nessuno. Era un venerdì sera, di solito animato in quella cittadina di provincia, ma quella sera nessuno in vista, solo qualche ombra che entrava o usciva da qualche locale. Fino a qualche minuto prima era tranquilla ed allegra a casa di una sua amica dove era andata nel pomeriggio per un tè e quattro chiacchiere. Poi i discorsi si erano dilungati parecchio. Ed ora eccola qui, a pochi minuti da casa, ma sola, avvolta dalla nebbia, nel buio ed al freddo. A casa non l’aspettava nessuno, suo marito era in viaggio per lavoro e sarebbe tornato la settimana dopo, i suoi figli ormai erano andati via di casa da un pezzo. Forse poteva accettare l’invito della sua amica, cenare e dormire da lei, ma non aveva voglia. Voleva tornare a casa, fare un bel bagno caldo, cenare e poi rilassarsi davanti alla tv, con un bel bicchiere di vino rosso a tenerle compagnia. Tic, tic, maledetti tacchi e maledetto vestitino, che indossava, come suo marito richiedeva, sotto il caldo ed elegante soprabito. Lui la voleva sempre inappuntabile, mentre lei in una serata come quella avrebbe indossato volentieri un bel paio di caldi pantaloni, scarpe basse e comode ed un maglione.
Cos’era quell’ombra quella che aveva avvertito più che visto alle sue spalle? Non doveva aver paura, non ce ne era ragione. Ma davvero, quella sera, avrebbe preferito vestirsi diversamente piuttosto che indossare una di quelle misere gonnelline corte che il marito le imponeva di portare sempre. Perché la voleva elegante e desiderabile. Per non parlare dell’intimo, sempre giarrettiere o reggicalze, sempre perizoma e reggiseno di pizzo o di seta. Lei si sentiva nuda e quindi più esposta. E non poteva neanche scappare, come poteva su quei ridicoli tacchi a spillo se già trovava difficile camminare lentamente sui sanpietrini delle viuzze incantevoli… di giorno, al sole, quando erano pieni di gente. Di nuovo l’ombra. Forse non era niente, ma Anna aveva l’impressione che ora fosse seguita. Si girò, non vide niente, ma nonostante i tacchi, accelerò il passo. Ormai era a soli cento metri da casa, vicino al cancelletto del suo condominio. Anna tirò un sospiro di sollievo.

Mise la chiave nella toppa e fu in quel momento che l’ombra si materializzò. Una mano sulla bocca per impedirle di strillare e un coltello premuto su un fianco. – Zitta ed apri. – La voce era decisa e terribilmente rilassata. Le gambe di Anna cedettero, il cuore impazzava, se lui non l’avesse trattenuta in piedi sarebbe crollata ai suoi piedi. Non l’aveva visto in volto, ma doveva essere forte ed indossava dei guanti di pelle. – Apri – disse ancora la voce, ed Anna girò la chiave. Il cancello si aprì e lui sempre dietro di lei, sempre premendo il coltello sul fianco la spinse verso il portone di casa. Le lasciò la bocca libera e le disse – se gridi sei finita. – Anna tremava come una foglia al vento. – Cosa vuole? – riuscì a dire.
– Zitta, ti ho detto di stare zitta, andiamo a casa tua. – Anna pensò ad un ladro, ma come faceva a sapere che non c’era nessuno in casa? O forse non lo sapeva e pensava che comunque avendo in ostaggio lei se la sarebbe comunque cavata?
Anna non sapeva se augurarsi che comparisse un vicino. Ma non comparve nessuno. Rassegnata arrivarono al portoncino, quindi all’ascensore ed in pochi minuti alla porta di casa. Lei ancora non l’aveva visto in volto. Non si era voltata, ma di sbieco aveva cercato di allungare lo sguardo. Vide solo un cappello con una tesa larga e lunga, ed un pezzettino di volto in ombra.

Aperta la porta lui le mise di nuovo la mano sulla bocca. Anna ebbe solo il tempo di pensare: etere. E svenne accasciandosi a terra. Niente di grave, lui la trattenne e lei scivolò sul tappeto come una bambola rotta, ma senza nessuna conseguenza.

Si svegliò circa due ore dopo, legata al letto della sua camera ed imbavagliata. Era seminuda e si sentiva tutta rotta. I capelli biondi appiccicati al volto. Sudata e con un odore di sesso addosso fortissimo. Un odore suo, ma anche di altro che non si seppe immediatamente spiegare. Del recente passato aveva vaghi ricordi ed era molto confusa. Aprì gli occhi e si guardò intorno, la stanza era tutta illuminata ed un uomo era seduto alla scrivania dove il suo PC era acceso. Quel bastardo, pensò, l’aveva violentata dopo che l’aveva addormentata. Ora iniziava a ricordare. Tentò di gridare, ma solo un rauco muggito uscì dalle sue labbra. Tentò di divincolarsi, ma ottenne solo di farsi male alle caviglie ed ai polsi. Ottenne però che l’uomo, lentamente, si girasse verso di lei e si alzasse dalla sedia davanti al PC. Si trovò davanti un uomo nudo, un cinquantenne come lei, ma in forma, anche piacevole da guardarsi, ed un sorriso mefistofelico soddisfatto e stampato in volto. Questo è il bastardo che mi ha violentato pensò Anna angosciata. Perché è ancora qui?
Si avvicinò e le disse – se prometti di non gridare ti levo il bavaglio. – Lei fece cenno di sì scuotendo vigorosamente la testa. Lui le levò il bavaglio e lei gridò con tutto il fiato che aveva in corpo. Un manrovescio le fece ballare i denti e la sua testa sbatté contro la tastiera del letto. Lui rapidamente le rimise il bavaglio, poi le prese una tetta in mano e la strinse torcendo e strizzando. Anna aveva le lacrime agli occhi. Come poteva farle così male? – Sei stupida, troia – le disse continuando a strizzare e piantandole poi le unghie nel capezzolo. Anna rimase senza fiato, ma lui le diede un altro manrovescio sull’altro lato del volto. Anna vide le stelle e si arrese, non si divincolò più. Lui le prese l’altra tetta in mano e fece per stringere, ma prima le disse – farai la brava? – Stavolta Anna fece segno di sì rassegnata. Lui le levò di nuovo il bavaglio e le sorrise. – Sai cosa succede se gridi di nuovo? – Anna fece segno di sì. Ma lui le rispose – così non va bene. Quando ti faccio una domanda deve rispondere e devi finire la frase con un Sì Padrone! Perché devi sapere che Io sono ora il tuo Padrone e tu d’ora in poi farai tutto quello che vorrò. Tutto! Chiaro? – Anna penso che quell’uomo era pazzo e che presto quell’incubo sarebbe finito. Il tizio avrebbe sgraffignato qualcosa, qualche gioiello ed un po’ di contante, e se ne sarebbe andato. – Mi hai violentato bastardo – disse.
– Continui a non capire vacca, – una bacchettata la colpì con violenza nell’interno morbido della coscia. Lei gridò, stavolta non perché voleva gridare, ma per il male e lui si affrettò ad imbavagliarla di nuovo. – Stavolta non te lo levo fino a quando non sono sicuro che avrai capito e la colpì di nuovo sempre nello stesso punto. Poi sulle tette e sui capezzoli in rapida successione. Da dove veniva quella bacchetta pensò inutilmente Anna, mentre gli occhi si riempivano di lacrime e il dolore la faceva impazzire. Segni rossi erano comparsi nei punti colpiti di cosce e seno e due bei lividi su entrambe le guance del volto. Lui prese una macchina fotografica e con calma immortalò tutto. Si risedette accanto a lei sul letto e con pazienza, come parlando ad una bimbetta che ha qualche difficoltà di comprendonio le spiegò tutto. – Tu d’ora in avanti sei la mia schiava. Farai tutto quello che voglio e mi chiamerai Padrone. Non parlerai mai se non per rispondere alle mie domande. Ogni tuo errore sarà punito. Hai appena visto come. – Fece una pausa, poi riprese. – Tranquilla, nessuno saprà mai che sei una troia ed una schiava. Continuerai a fare la vita di sempre. Solo quando io ti vorrò dovrai accorrere immediatamente, per il resto continuerai a fare pure la tua misera vita borghese. Io te lo permetterò. – Altra pausa per assicurarsi che Anna avesse capito e darle modo di assimilare tutto. Anna lo guardava allibita. Non ci poteva credere, lei non avrebbe mai fatto quello che lui voleva. Certo l’aveva violentata e torturata e poteva continuare a farlo. Fino a che fosse rimasto lì e lei in suo potere, ma appena libera… Che faccio appena libera? Lo denuncio pensava Anna, ma era combattuta, sarebbe stato uno scandalo… in quella piccola cittadina. Ma se non fosse arrivata a denunciarlo si sarebbe comunque protetta. Non sarebbe ricaduta sicuramente più nelle sue mani. Quindi forse per il momento era meglio assecondarlo ed evitare che la maltrattasse ancora. Era meglio mettere a tacere la rabbia e sperare che tutto finisse il prima possibile. Lui sorrise ironicamente, Anna aveva l’impressione che le leggesse i pensieri. Infatti riprese. – Tu pensi che quando me ne andrò potrai andare a denunciarmi, oppure che potrai sottrarti al mio volere. Ti sbagli. So chi sei, so dove stai, so chi sono i tuoi amici, i tuoi parenti, i tuoi figli. E sono loro che riceveranno per primi questo filmato. – L’uomo schiacciò un tasto del telecomando ed il televisore sfarfallò. Poi il film partì, chiaro, nitido e con un bel sonoro.

Anna si riconobbe subito. Era sdraiata su quello stesso letto, in camicia da notte, dormicchiava, tranquilla e rilassata. Un corpo minuto e morbido, piccolo, ma tornito, curve sinuose e tette ancora alte. Un viso delicato e labbra deliziose.
Un uomo, seminudo, quell’uomo, entrava nell’inquadratura e si sdraiava accanto a lei ed iniziava ad accarezzarla e baciarla, sulle spalle, sulle cosce e sul seno. E lei lo accettava, mugolava di piacere e spingeva le natiche verso di lui che si levava gli slip, il cazzo eretto e svettante sulle natiche di lei. Poi la spogliava, le levava il perizoma, le apriva la vestaglia, la rigirava e le succhiava i capezzoli turgidi, duri, vogliosi. Anna gemeva di piacere, si protendeva tutta verso di lui che si apprestava a montarla. – Sei un lago – dichiarava lui penetrandola in fica con due dita e vedendola contorcersi dal piacere.
Anna vedeva scorrere le scene sempre più esterrefatta. Si vedeva sullo schermo mentre lo accoglieva e muggiva soddisfatta, inarcava la schiena per prenderlo più a fondo, sempre più dentro e poi accavallava le gambe sulla sua schiena per non lasciarlo andare trattenendolo e godendo di quell’invasione sempre più incalzante. Si vedevano le palle dell’uomo che sbattevano sulle natiche della matura bionda e lei che mormorava – sì, sì, ancora. – Difficile pensare che la stesse violentando. Com’è possibile pensava Anna confusa ed allibita. Mi ha drogata questo bastardo, mi ha drogata pensava Anna. Ma si rese conto che era senza armi e soprattutto con grande rincrescimento si rese conto che si stava eccitando. Ma quello che venne dopo fu peggio.
L’uomo uscì da lei e mettendogli il cazzo tra le labbra, le disse – succhia troia. – E lei, senza tentennare, aprì la bocca e succhiò. – Così vacca, prendilo tutto. – E lei invece che trovare fastidio in quel rude linguaggio si trovò a corrispondere con passione. Né si sottrasse quando l’uomo, di nuovo eccitato, la rivoltò sottosopra e l’inculò. Solo quando lui la penetrò nel didietro Anna si oppose un attimo e protestò con un lieve ahi, ma dopo che lui l’ebbe inchiodata sul letto e dopo i primi colpi di nuovo la donna lo accolse con piacere, fino ad andargli incontro ad ogni nuovo colpo. Il suo culetto ora si offriva senza ritegno ai colpi di maglio che l’uomo menava implacabili e vigorosi.
Anna era bagnata e l’uomo, mentre scorrevano le ultime scene, la masturbava godendo del suo turbamento e delle sue paure. Il film finì con lui che spruzzava in gran quantità il suo seme sulla schiena della donna. Ecco perché mi sento così appiccicosa dietro pensò Anna e ho questo forte odore su di me.

– Hai capito ora? – le disse l’uomo lasciandola di nuovo bagnata, eccitata, confusa e umiliata. – So che farai quello che voglio. Ma prima lo capisci e meglio è per te. Questo film è già sul mio PC e mi bastano pochi clic per inviarlo a tutti i tuoi amici e parenti e prima di tutto ai tuoi figli. –

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