Lo sconosciuto del bus by lokrost [Vietato ai minori]




Giulia, ribelle, caotica, indisciplinata e sognatrice è la figlia maggiore di una famiglia benestante del nord Italia.
Ha 21 anni e stranamente frequenta l’università consigliata dai suoi genitori.
Porta a casa sempre ottimi voti, fin da quand’era piccola, studia molto ed anche se fino alla quinta superiore ha sempre avuto una condotta molto negativa, ora sembra essersi tranquillizzata, almeno in ambito universitario.
Non è mai stata bocciata, ma in direzione aveva quasi ogni mese un motivo valido per subire qualche dura ramanzina.

Dati i meritevoli voti e la voglia di studiare, raggiunta la maggior età, i suoi genitori le concedono ogni estate, due mesi di vacanza premio nella loro casa estiva, situata in un piccolo paesino marittimo. Un posto tranquillo, per niente caotico, in cui Giulia si dedica allo studio con pause rilassanti al mare.

A differenza di quanto si può pensare, Giulia è una ragazza molto solitaria ed anche se le piace uscire con gli amici, dedica molto tempo della sua vita per se stessa.
Proprio qui, al mare, Giulia lo reputa quasi un rifugio dove poter aprire la sua anima liberamente e quando arriva in spiaggia, per lei è l’apoteosi dei sensi.

Per i primi due anni ha frequentato spiagge a pagamento in cui pur essendo da sola, tutte quelle persone attorno le creavano quasi fastidio. Per non parlare degli sguardi dei ragazzi, di chi si avvicinava per chiederle qualcosa pur di poter attaccar bottone e poi, vabbè, la lista è troppo lunga.

Ma finalmente, l’anno scorso, passeggiando ha scoperto questa piccola insenatura tra le rocce, posta ai margini di una fitta boscaglia.
Aveva camminato molto prima di trovarla, ma ben presto, scoperto un piccolo sentiero, in pochi minuti di cammino riesce a raggiungere facilmente la strada in cui passano gli autobus.
Giulia si rende conto di essere molto distante da casa. In autobus, tra il traffico estivo e le molteplici fermate, ci vogliono circa 40 minuti per raggiungere il paesino dove abita, eppure, ogni volta che mette piede in quel luogo, dopo aver chiuso gli occhi e preso un gran respiro, si sente finalmente libera da tutto e da tutti.

Così, nei giorni più soleggiati, dopo aver raggiunto il centro del paese con un piccolo bus, sale su un altro che la porterà nel suo piccolo paradiso.

Il luogo ormai lo conosce molto bene ed a parte qualche coppia di nudisti che è solita frequentare quel posto, non ha mai trovato malintenzionati o gente che venga a disturbarla.
Grazie proprio a questa notevole privacy, già da metà vacanza dell’anno scorso, ha deciso di cambiare i suoi vestiti direttamente sul posto.
Dopo una scrupolosa ricerca, ha trovato un piccolo passaggio che la porta tra dei fitti cespugli che la rendono totalmente nascosta da sguardi indiscreti. In questo luogo Giulia riesce a sentirsi abbastanza nascosta da potersi cambiare integralmente e addirittura, come fosse il suo camerino personale, lasciare i suoi indumenti per poi indossare uno dei trentadue nuovi bikini che ha comprato per questa stagione. Su quest’ultimi, non si è affatto risparmiata e scelti con cura, ne ha presi dai più “casti” a quelli più “sgambati”, per non dire addirittura “minimali” che sul suo prorompente fisico, non la fanno passare per niente inosservata.

Quando raggiunge la spiaggia così “svestita”, si sente finalmente in pace, stende l’asciugamano in terra e si tuffa subito in acqua. I pochi e soliti avventori non le pesano affatto, in quanto quasi non si accorgono della sua silenziosa presenza anche quando si presenta con i bikini più “ridotti”.
Passa così la giornata tra sole e acqua, nel silenzio spezzato solo dalle onde che si infrangono sugli scogli poco distanti e poi, quando inizia a imbrunire, ritorna nel suo “camerino” dove si spoglia, si asciuga e indossati abiti leggeri, ripone quelli bagnati in una piccola borsetta prima di dirigersi alla fermata del bus.

Giunta in strada, seduta sulla panchina, qualcosa in lei inizia ad agitarsi.
Sono ormai due settimane che Giulia sente questi tremolii prima che arrivi l’autobus.

Quando lo sente giungere, quando lo sente rallentare ed infine fermare, le manca il fiato.
Quando le porte si aprono di fronte a lei, quasi le manca la salivazione, quasi non riesce a salutare l’autista ed una volta salita, trovandosi di fronte il lungo corridoio, quei due occhi invadenti li sente subito puntati su di lei.
Non ha quasi mai il coraggio di guardarlo in viso, eppure lo vede, anzi, prima di vederlo lo sente che la sta fissando.
Aveva quasi pensato di prendere un altro autobus, ma il prossimo è troppo tardi e non troverebbe la coincidenza per il successivo che la riporta a casa. Per non parlare del precedente, 14.10 del pomeriggio, proprio quando il sole è più caldo e lei sguazza nell’acqua più calda della giornata.

Quei due occhi non si staccano da lei fino a quando non trova un posto a sedere, per non parlare di quando il mezzo è affollato e si deve inoltrare sempre di più in quel lungo corridoio.
Più si avvicina e più si sente avvolta, penetrata, soggiogata da quello sguardo.
Lo sente con forza puntato prima sui seni, poi sulle cosce e quando infine si gira, quasi freme mentre sente tutta l’attenzione rivolta al suo culo.

Quell’uomo, certamente più grande di lei almeno di una decade, tutti i giorni in cui prende l’autobus è lì ad aspettarla. Sempre seduto nell’ultima fila al posto centrale, è sempre con lo sguardo fisso su di lei da quando sale da sola a quando scendono entrambi alla stessa fermata.

I primi tempi, Giulia ha provato ripetutamente a fulminarlo con gli occhi, ma di tutta risposta, lo sguardo dell’uomo si è fatto più duro, talmente duro da impaurirla quasi.
Quando i due però scendono, come per incanto tutto finisce.
Non ha mai avuto il coraggio di voltarsi a guardare in che direzione vada quell’uomo e quasi di corsa, raggiunge l’altro lato della strada dove dopo pochi minuti giungerà il bus per casa sua.

Un giorno però cambia tutto.

Tornata dalla spiaggia, sale sull’autobus e quasi si spaventa vedendo tutti i posti occupati dai ragazzini di una colonia estiva.
Anche questa volta, sente gli occhi puntati su di lei ma al solito posto che occupa l’uomo questa volta ci sono due ragazzini che stanno giocando. Solo guardando meglio, verso metà corridoio nota un posto libero e quando lo raggiunge, nel posto affianco il finestrino che da lontano era coperto da ragazzini in piedi sui sedili anteriori, trova l’uomo che quasi impassibile è lì a fissarla.

Nell’imbarazzo più completo, rossa in volto e per non dare sospetto ai restanti, se pur pochi viaggiatori adulti, quasi a fatica, riesce a sputare poche e rapide parole.

– Qui è libero? Posso? –

– Ma certo bella moretta! siediti pure! – afferma l’uomo senza smettere di fissarla morbosamente e sorridendo con uno sguardo da vero porco, volta addirittura il busto verso di lei come per poter guardare meglio quando si dovrà sedere.

Giulia a questo punto, si sarebbe aspettata la reazione più ovvia in cui l’uomo parte alla carica, si aspettava che iniziasse a importunarla o addirittura a toccarla e invece, niente di tutto questo accade.

L’uomo se ne sta li fermo, senza mai toglierle gli occhi di dosso nemmeno per un secondo.
Giulia sente quello sguardo scavare nella scollatura, lo sente in viso, sulle labbra e poi tra le cosce tanto da credere siano spalancate anche quando sono strette tra loro.

Dopo circa 40 minuti, i suoi pensieri vengono distratti, la loro fermata è prossima ed appena si alza mostrando così il culo fasciato da sottili e attillati shorts rosa, quasi ha un mancamento alle parole che sente uscire dalla bocca dell’uomo.
Alzato a sua volta, dopo essersi posizionato repentinamente alle sue spalle ed aver avvicinato il volto al suo orecchio, dice una sola frase.

– Anche oggi hai il perizoma – afferma quasi sottovoce, ma con tono di chi ne ha la certezza.

Giulia vuole quasi scappare e frettolosamente raggiunge l’uscita con il cuore che batte all’impazzata.
In pochi istanti si trova già dalla parte opposta della strada e quando vede il pullman ripartire, dietro a esso compare l’uomo, fermo e sorridente che la continua a fissare senza ritegno.
Tutte queste attenzioni la impauriscono da un lato, ma dall’altro la incuriosiscono.

– Chi è quest’uomo? Perché guarda solo me in questo modo? Quanti pensieri porci ha per la testa? –
Sono solo alcune delle domande che le frullano in mente fino quando arriva il bus della coincidenza.
Salita sul mezzo, cerca nuovamente quella presenza guardando il lato opposto della strada, ma questa volta non trova nessuno a fissarla e nemmeno a sorriderle.

Arrivata a casa, finalmente si riesce a calmare, si spoglia e buttandosi sotto la doccia si libera dalla salsedine del mare.
Indossato l’accappatoio si dirige in cucina, non mangia quasi niente e dopo essersi seduta sul divano, mentre guarda distrattamente un film si asciuga lentamente i capelli con un piccolo asciugamano.
Immersa nei pensieri spegne la televisione, si alza in piedi slacciando l’accappatoio e con un leggero movimento di spalle lo lascia cadere in terra. Nuda e scalza, raggiunge il frigo, beve un sorso di birra e dopo averla posata sul tavolo, decide di andare a letto.

I sogni si susseguono, uno dopo l’altro, uno più sfocato dell’altro e difficilmente ricordabili.
La mattina arriva prima del previsto, Giulia pensa di aver dormito solo poche ore, ma quando guarda l’orologio, si accorge di averne dormite più di nove.
La fame dovuta alla cena leggera ora si fa sentire ed in pochi minuti, saltellando sempre nuda per casa, prende d’assalto il frigorifero.
Mentre quasi divora il ricco banchetto che si è preparata, guarda fuori dalla finestra e nota che anche oggi è una giornata splendida e ben soleggiata.

Si domanda se andando in spiaggia, anche questa sera troverà l’uomo ad attenderla in autobus.
Non ci vuole pensare oltre.

Tra dieci minuti un pullman passa sotto casa sua.

Quasi di corsa si fionda nell’armadio, prende il primo bikini che trova, vede solo che è nero ma non sa quanto sia ridotto o abbondante. Rapidamente indossa un perizoma anch’esso nero, un paio di shorts bianchi ed attillati come quelli del giorno precedente, un reggiseno a fascia di colore bianco e una canotta grigia.
Deve fare in fretta, prende la borsetta dove infila il bikini e l’asciugamano, si butta in un paio di infradito, esce quasi di corsa da casa, fa scattare due volte la serratura e le chiavi le nasconde sotto il vaso di rose.

Giusto in tempo, appena esce dal cancelletto arriva il bus.

 

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Ricerche Frequenti:

UNO SCHERZO DEL C? by chiodino [Vietato ai minori]




Ero certo, quasi certo si trattasse di una burla, anzi, di una autentica presa per il culo. Quei due miei compagni di università…neanche ci piacevamo troppo. Ciao e poco altro…arrivo comunque tutto in tiro nonostante temessi di essere accolto da risate o da gente incazzata. I complicati contatti attraverso diversi siti stranieri ed ultra complicati con l’ ingegnere non mi avevano permesso di avere certezze ed una speranziella c’ era, ma solo una speranziella. Rinunciare quindi mi spiaceva…

La casa semicentrale è una casa qualsiasi, l’ ultimo piano, un appartamento ben arredato da quel poco che vedevo ed un uomo, un uomo normale, sui quarant’anni ed anche meno, serio, non poco accigliato, preoccupato quanto me.

Lei dottore, ma lo fermo subito, quasi dottore; lo sarò tra due esami e la tesi che sto finendo. Per ora sono il signor Verdi, nome che suppongo immagini non sia il mio come Rossi non è il suo. Un cenno di assenso. Quindi è veramente uno studente! Certo, rispondo, lei invece ingegnere lo è già. Un altro leggero cenno di assenso.

Dopo qualche altro chiarimento si allontana tornando con la moglie. Una bella donna più giovane di lui, treant’ anni circa e forse meno, quasi una da foto di pubblicità per l’ intimo femminile ma comunque non è questo il punto. Il marito per ragioni che non spiegano se non come “un incidente”, nonostante tutte le cure non è più in grado di fare la sua parte a letto e la moglie è caduta in depressione e peggio. E’ tutto quello che so. Mi spiegano che la psicologa che la ha in cura ha suggerito più o meno apertamente di farsi un amante, di cercare qualcuno che in quello faccia le veci…

Non ci dilungheremo sul perchè ma vogliamo quello che sa, mi dice l’ ingegnere. Esigiamo discrezione assoluta ovviamente. Temevamo lei fosse…un professionista e questo ci preoccupava, temevamo che un professionista fosse poco affidabile. Continua spiegando alcuni dettagli ai quali non aveva accennato su internet e la cosa mi deprime.
Vogliono una speci di robot. Schiacci il bottone e lui monta la signora. Scuoto il capo.
Non funziona, intervengo, e vi spiego il perchè. Non sono una prostituta, anzi un prostituto, nè sua moglie la cliente di uno che lo faccia di mestiere. In poco tempo mi disprezzereste ed io vi detesterei.
E’ la natura umana. Lei ingegnere guarderebbe la cosa con crescente fastidio e pure la signora…certamente non ne trarrebbe i vantaggi che la psicologa auspica.

Amici dice allora? Essere amici?

Non credo, non so, è però indispensabile un tipo di rapporto di qualche tipo anche se inconsueto, non so quale e certamente la peggior forma di rapporto sarebbe quella che avevate supposto. Li guardo speranzoso che siano loro a togliere le castagne dal fuoco, sono convinto comunque di avere ragione. Una idea ce l’ ho ma certo non oso per ora tirarla fuori.

I due tacciono, si guardano e lei sta per dire qualcosa prevenuta però dal marito. Ma la discrezione comincia a dire… Quella è naturalmente, dico io, fuori discussione nel senso che è ovvia. Si tratterà solo di definirne le modalità. Non è questo il problema, gli rispondo,

Un silenzio che dura forse solo secondi ma eterni. Io taccio benchè molto interessato sia perchè la signora è attraente ed all’ apparenza anche intelligente sia per il non poco denaro in ballo. Amicizia? Chiede lei titubante. Ma no! In un quadro amichevole io sarei il marito compiacente, replica lui. Ma perchè reputa…dice, rivolto a me, che non possa funzionare? Però, ricomincia dopo un attimo, forse ha ragione. Faccia lei una proposta. Che siano entrambi esitanti è naturale.

Vediamo insieme, propongo io, facciamo conto che il resto del mondo non esista, anzi non deve esistere. Se la signora si comporta come una moglie…fedifraga celandole i nostri inconti, dopo poco lei comincia a chiedersi dove sia tutte le volte che esce con una amica o solo per fare la spesa. Che la signora lo faccia alla luce del sole, per lei solo, è ovvio, sarebbe la cosa migliore ma comporta altri problemi, anzi gli stessi problemi connessi alla natura umana. Ho una sola proposta ma è inusitata. Non oso quasi proporvela.

Insistono tanto che alla fino calo l’ asso che tenevo nascosto fin dall’ inizio senza sperarci per niente. Sarebbe il massimo risultato, per me solo però e sia pur con qualche titubanza mi spiego.

Ma come, dovremmo diventare suoi schiavi? No, non schiavi ma succubi replico. E spiego il perchè…

…di conseguenza, nel vostro intimo, in fondo al cervello, non sareste colpevoli di nulla. Non avendo il diritto di rifiutarsi a me lei signora resterebbe una moglie fedele. Dovendomi ubbidire, succube anche lei, ingegnere, non sarebbe un marito compiacente nè potrebbe mai rinfacciare nulla a sua moglie. Letteralmente allocchiti. Eppure sono persone colte…ma non è semplice contraddirmi su questo. Pensateci se volete e per il tempo che vi serve ma in questi casi se ci si ragiona su troppo…

Mi meraviglia la decisione di lui, quasi improvvisa. Per me va bene, per te cara? Tra noi due la esperta di psicologia comportamentale sei tu. Per me…ma di fatto non c’ è differenza tra schiavo… si, ma se lei volesse batterci…torturarci?

Lo farei, entro certi limiti ma lo farei se da succubi lo accettaste. Il sorriso però allevia il concetto che esprimo. E’ un rapporto che col tempo può mutare profondamente, trasformarsi in una amicizia complice, ma a tre e solo a tre.

Vi lascio soli per qualche minuto. Dovrei… il bagno per piacere. Poi vado a fare due passi, il giro della casa e prendo un caffè, mezz’ ora se vi basta. Quando esco dal bagno sono passati solo pochi minuti e la signora non c’ è.

Abbiamo già deciso. Faremo come dice lei, ci proviamo almeno e Matilde sta facendo il caffè. Qualche altro minuto in silenzio e la signora arriva col vassoio del caffè che sorseggio teso anche se cerco di non darlo a vedere. Ed adesso cosa cavolo faccio?

Di fatto, solo accettando la mia proposta, sono diventati due succubi. Hanno almeno fatto il primo passo per diventarlo sul serio. Possono però rinunciare…di qui la differenza tra schiavo con le antiche conseguenze giuridiche ed un succube che ha legami non giuridici ma psicologici e fino a qualche anno o decennio fa, almeno talvolta anche rilievi penali: reato di plagio per la precisione. Li osservo a lungo, in silenzio. Sono tesi come corde di violino e lo sono pure io. Una parola sbagliata e va tutto a puttane. Vorrei rimandare ma il ferro va battuto ora che è caldo, devono subito trovarsi oltre ogni possibile ripensamento.

Quindi…entrambe mi chiamerete Padrone. In privato ovviamente. Concorderemo poi i nostri comportamenti pubblici, se mai ci saranno e che non devono tassativamente essere diversi da quelli normali, di tutti, tutti i giorni. Con questo voglio rassicurarli ma devo andare oltre.
Per il resto mi ubbidirete, in tutto, senza esitare. Vorrei una risposta immediata. Ovviamente non avrò accesso ai vostri beni o altro.Lo dico con un tono leggero che al tempo stesso nel contesto non consente rifiuti, fissandoli a braccia conserte.
Si, va bene dice poi lui sorprendendomi per la subitaneità della decisione, seguito dalla voce di lei che a voce più bassa ripete le stesse parole.

Va bene cosa? Ho alzato lievemente la voce ed il tono cerco sia un poco tagliente e contemporaneamente sorrido. E’ lei che capisce per prima. Si Padrone. Il marito la guarda sorpreso e solo poi la imita. Si Padrone.

Se vogliamo che questo trucco psicologico funzioni dovete immedesimarvi nella parte, farla vostra come io la farò mia. Da sole non bastano le azioni come da sole non bastano le parole. Siete daccordo? Tu sei daccordo? Mi sono rivolto esplicitamente alla donna che risponde immediatamente. Con mia meraviglia neppure la risposta del marito tarda. Si Padrone.

Sono io ora ad avere paura, ad esitare, ma bisogna saltare il fosso e subito, prima che possano ripensarci. Devo scoparmela subito, adesso, davanti a lui.

Voi non credo abitiate qui, non aspetto la risposta e proseguo, ne potete disporre per quanto? Ho chiaramente rivolto la domanda a lui e son soddisfatto che mi risponda subito. Non so, per sempre volendo…Padrone. Benissimo allora, mostratemi la vostra camera da letto. Prima fatemi fare il giro della casa.

Devono essere più che benestanti, tutto quello che vedo lo dimostra. Non ci abitano stabilmente però e si vede. Grande ma non tenuta con la cura necessaria, bei mobili ma talvolta scompagnati. Un terrazzo notevole ma tenuto malissimo anche questo, con piante moribonde…la stanza da letto invece è notevole. Mi guardano attenti, ancora non hanno capito.

Mia cara, il nervoso fa sudare, penso che una rinfrescata non ti spiaccia. E rivolto al marito. Noi due useremo il secondo bagno. Vammi a prendere la borsa per piacere. E tu, cara non farci aspettare. Hai 15 minuti. Vedo che controlla l’ ora e ne sono soddisfatto. Sta entrando meglio del marito nella sua parte.

Quando ci ritrovimo in camera da letto troviamo Elisabetta, ma devo trovare un nome più corto, che ci aspetta. Si alza dalla poltrona, pallida, poi arrossisce notando il mio sguardo che la avvolge valutandone gli indubbi pregi. Una occhiata al marito che educatamente sta un passo dietro me. Anche per lui devo trovare un nome più corto, diverso. Un attimo fa dopo la doccia gli ho tastato il pene moscio ratrappito, normale, forse più piccolo del normale…lui prima ha quasi reagito poi ha chiuso gli occhi serrando il labbro inferiore tra i denti…c’ è caso che ti si rizzi e ti faccia fare una sega da lei o chissà forse sarai in grado col tempo di farti fare un pompino, forse persino scopare…col mio permesso.

Temevo reagisse male, invece china la testa, arrossisce…seguimi, nudo come sei.

Io indosso il chimono ritirato per caso dalla tintora che era di strada.
Preparamela, spogliamela. Faccio una fatica enorme a non mostrare quanto sia teso, incerto ed anzi impaurito. Lei arrossisce ed impallidisce in rapida successione. Se sto zitto perdo tutto, quindi…sei sordo? Sono entrambi immobili. E’ finita penso, invece la donna china il capo, lo rialza, forse tra i due c’ è un colloquio muto, da vecchia coppia che mi sfugge, ma si muovono.

Seduto sul divano li osservo incerto ancora, incredulo. Per essere uno scherzo sono andati certo troppo oltre…ora sono nudi entrambi ed ubbidendo alle indicazioni le lega i polsi alla testata con alcuni foulards causalmente piegati sull’ altra poltrona, idem le caviglie ai piedi del letto. Unaltro fazzoletto le copre gli occhi. La bambagia nelle orecchie arriva dal bagno. E’ stesa, immobile. Non vede e non sente più di tanto. Lui ha i polsi legati alla altezza del petto.

Vieni, siediti qui che ti faccio…faccio cosa mi chiedo? Però sono a gambe aperte ed ho il cazzo ben teso sulla riga del culo maschile, la prima volta in vita mia, e gli meno lentamente il cazzo floscio ma forse meno floscio di poco fa. Vedrai che già da oggi forse ti tirerà un poco. Prima o poi…chissà?
Di fazzoletti di tutti i tipi sembra ne abbiano quantità industriali. Gli blocco le ascelle e quindi il busto al telaio della poltrona avvicinandomi poi al letto.

 

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