La Storia di Monica – Cap. 1.7 – Daniela e Luigi by Serena [Vietato ai minori]




La Storia di Monica – Cap. 1.7 – Daniela e Luigi di Serena New!
L’immagine che apparve sul mio cellulare era quanto di più esplicito sarebbe potuto esistere : Daniela ed io nude in ufficio in una posizione che non lasciava alcun dubbio su cosa stavamo facendo.
Non feci in tempo a riprendermi che la mia collega apparve alla porta, forse ancora più sconvolta di me.
“Hai visto ?” mi chiese quasi balbettando.
Mentre annuivo arrivò un messaggio il cui testo era quasi una provocazione.
“Volete che la vedano tutti ?”
Risposi “NO” quasi d’istinto, ben sapendo che quello era un ricatto in piena regola, senza però immaginarne lo scopo non avendo nulla con cui pagare.
Dopo qualche minuto mi arrivò un altro SMS, che mi gettò nel panico.
“Sabato mattina alle 10 tutte e due andrete all’hotel Principe. Miniabito senza reggiseno. Come vi vedrò arrivare saprete in che stanza andare. Se fate le brave finisce li.”
“Il bastardo ci vuole scopare.” dissi trattenendo a stento le lacrime.
“E’ vero, però ha scritto che può essere sola una volta, inoltre non è che abbiamo un’alternativa, se non andarcene da qui e diventare due disoccupate.” mi rispose lei cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno.
Rimasi in silenzio non avendo nulla da dire, sennonché c’era solo da sperare che davvero si trattasse di un rapporto occasionale e nulla più, anche perchè giravano storie di donne ricattate sessualmente e nessuna di queste aveva un lieto fine.
Passai due giorni pieni d’angoscia, piena di domande senza alcuna possibile risposta, e dubbi su ciò che sarebbe potuto accadere in quell’hotel.
Angoscia che mi portai sino a qualche minuto prima delle dieci, davanti all’hotel Principe con Daniela al mio fianco nell’attesa d’istruzioni.
“E se fosse Luca ? Quello che ci siamo fatte nel bagno ?” mi chiese cercando forse più di rompere
l’attesa che sperando d’indovinare il nostro ricattatore.
Non feci in tempo a risponderle che mi arrivò un SMS.
“Stanza 247”
“Andiamo.” le dissi con un insolito tono deciso “E nell’ascensore togliti il reggiseno perchè non voglio che s’incazzi anche con me.”
Entrammo quindi nell’hall dell’hotel, dove nessuno ci chiese dove stavamo andando, e durante la breve salita in ascensore, Daniela si sfilò il reggiseno che mise poi nella borsetta. Giunte davanti alla porta della stanza 247 non ebbi alcuna esitazione, diedi due colpi con la mano per poi aprire e trovarmi davanti una persona ben nota.
“Avvocato Saraceni …lei qui…” dissi senza riuscire a comporre un pensiero con qualche significato.
Luigi Saraceni lavorava nel nostro stesso studio, ed era considerato un grande esperto di diritto commerciale. Era anche famoso per il suo soprannome “Una botta e via”, poiché non aveva mai avuto alcuna relazione che fosse durata più di una settimana.
“Tu sei un porco !” esclamò Daniela piena di rabbia “Dacci quelle foto o…”
“Oppure cosa mia care troiette.” rispose lui senza muovere un ciglio, rimanendo seduto al centro di un grosso divano “Ora invece di fare le scandalizzate, ubbidirete ad ogni mio ordine e soddisfare ogni mia richiesta. Poi vi darò la scheda dove fate le zoccole e ve ne potrete andare, oppure potete farlo adesso sapendo che non farete in tempo ad uscire da quest’hotel che tutti sapranno come siete fatte nei minimi dettagli.”
“Cosa vuoi che facciamo.” dissi prendendo l’iniziativa sapendo che Daniela mi avrebbe seguito, non avendo come me nessuna alternativa.
“Brave le mie troiette vedo che avete capito. Mettete le borse sul tavolino poi sistematevi davanti a me con le gambe leggermente aperte, quindi tirate su le gonne e giù le mutandine sino alle ginocchia.”
Obbedimmo in silenzio per ritrovarci seminude davanti a lui, che sorseggiava un drink come se fosse la situazione più naturale al mondo. Il suo sguardo era quasi di ghiaccio, e il fissarci senza dire nulla, era peggio di uno schiaffo in pieno volto.
“Monica mettiti a quattro zampe e vieni a sdraiarti su di me, voglio giocare col tuo bel culo.” mi disse dopo alcuni minuti in cui provai un imbarazzo senza fine.
Mi misi carponi e camminando come un animale arrivai davanti a lui, che mi sistemò con fin troppa grazia sulle sue gambe.
“Manlio apprezza tutta questa bellezza ?” mi chiese accarezzandomi il sedere.
“Sì ma non abbiamo una relazione.” risposi cercando di nascondere il vero rapporto che c’era fra me ed il mio mentore.
“Però Manlio ! Non so perchè ma da lui non me lo sarei aspettato, sarà che lo vedo sempre chiuso in ufficio, eppure trova il tempo per scoparsi una come te.”
Luigi iniziò ad alternare carezze e piccoli scapaccioni sulle chiappe, sfiorandomi a volte la passera e facendo così sì che la mia tensione si trasformasse quasi in eccitazione.
“Sai che avrò il tuo culo che tu lo voglia o meno.” mi disse dandomi una sculacciata un po’ più forte delle precedenti.
“Sì ma anche che la finiremo qui oggi, perchè sei un porco ma anche un uomo di parola.”
Lui mi fece scendere per poi farmi inginocchiare al suo fianco, mentre chiamava Daniela a prendere il mio posto.
“Tu invece sei una troia punto e basta.” le disse colpendola con una certa foga fin da subito “Non solo stai con quella gran puttana di Nadia, e quindi devi scopare quasi quanto lei, ma sei venuta qua col reggiseno nonostante vi abbia ordinato di non farlo e quindi meriti una punizione.”
Luigi tirò fuori da una tasca un piccolo plug, che Daniela ebbe appena il tempo di leccare, prima che lui glielo infilasse nell’ano.
“Dimmi un po’ troia che non sei altro, Nadia ti fa partecipare alle sue orge o ti usa solo come cane da leccata, o si diverte a tenerti a fica asciutta mentre lei scopa con qualche ragazzo che potrebbe essere suo figlio.” le disse mentre la sculacciava con tanta forza da farla quasi piangere “O dovrei chiederti quanti cazzi veri o finti hai preso con lei nel culo, perchè lo so che alla tua amica piace prenderlo dietro.”
Non so perchè ma vedere la mia amica sculacciata con tanta violenza mi eccitava a dismisura, tanto che mi ritrovai a baciarla fingendo di darle conforto, ma cercando invece un po’ di piacere per soddisfare le mie voglie.
Forse fu quel gesto di tenerezza che fece smettere Luigi, il quale ci ordinò di metterci in piedi e spogliarci a vicenda.
Noi ubbidimmo ben felici che lui non ci picchiasse più, e quasi per ricambiare ci spogliammo senza mai smettere di baciarci e toccarci a vicenda.
“Ora in ginocchio a occuparvi del mio cazzo.” ci disse calandosi i pantaloni e mettendo in mostra un membro di più che discrete dimensioni.
Ci ritrovammo così fra le sue gambe a leccare a turno ora i suoi coglioni, ora il suo cazzo, sfiorandoci con le mani quasi di nascosto, anche per darci forza l’un l’altra.
Quando lui ci fece salire in ginocchio sul divano, pese la testa di Daniela e la spinse quasi con forza contro il suo pene, mentre portò la mia vicino alla sua per baciarmi con ardore.
“Tu non sei una troia come lei.” mi disse staccando per un attimo le sue labbra dalle mie “Per questo voglio vederti godere.”
“Allora sdraiati e lascia fare a me.” gli risposi quasi spingendolo verso il basso dopo avergli tolto quel che ancora aveva indosso.
Mi sistemai sopra di lui mettendogli la fica in faccia, per poi afferrargli palle e cazzo che palpeggiai con dolcezza.
“Daniela lecca il culo dell’avvocato.” dissi alla mia amica facendole l’occhiolino “Fai come quando sei con Nadia, delle belle passate di lingua intorno al buco, e poco conta che adesso poi non puoi leccare una fica, ma due belle palle.”
Quasi affamata di sesso gli presi il pene con una mano, stringendolo un po’ alla base, per poterlo leccare come più mi piaceva, facendolo anche scorrere velocemente fra le labbra per tenerlo in costante eccitazione. Ben presto però mi ritrovai ad essere io la più vogliosa di sesso, così mi alzai sul divano per poi impalarmi su quel cazzo che mi scivolò dentro senza alcun dolore.
“Leccami la fica, voglio godere e non solo di questo gran cazzo.” dissi alla mia amica avvicinandole la testa verso la mia passera.
Lei ubbidì leccando anche le palle di Luigi, che non tardò a mostrare quanto apprezzasse quel trattamento.
“Siete davvero due belle troiette, ma del resto una è una puttana che sta con una sua simile e l’altra è solo una gran maiala con la faccia d’angelo.”
“Siccome parli troppo si cambia.” gli dissi fingendomi offesa.
Feci sdraiare Daniela per poi mettermi sopra di lei nel più classico dei sessantanove, e dopo averle ben aperte le gambe, invitai Luigi a scoparla.
“Guarda com’è bagnata questa fica. Per me il tuo cazzo dentro ci sta dentro benissimo.” dissi allargando le sue grandi labbra come ad offrirle al nostro ricattatore.
Lui la penetrò completamente con un solo affondo, facendola genere anche per il dolore, ma io non le diedi modo di lamentarsi spingendole la fica contro la bocca, mentre la mia raggiungeva quella di Luigi.
“Ti piace mostrare il tuo potere.” gli dissi mentre lui scopava con forza Daniela “Con noi però devi anche stare al nostro gioco, ma del resto a te importa solo godere.”
Lui non rispose ne fece nulla, se non quando poco prima di venire, non prese la mia testa per infilarmi il cazzo fra le labbra.
“Ti sborro in bocca troia !” quasi urlò in preda all’orgasmo, schizzandomi il suo piacere direttamente in gola, che inghiottii senza poter fare altrimenti.
“Brava bevi tutto e dopo fammelo tornare duro perchè voglio i vostri culi.” mi disse allungandomi una pacca sul sedere.
Sentii la lingua di Daniela bagnarmi il buchetto e fui dispiaciuta dal non poter ricambiare il favore, ma lui mi teneva la testa ben salda contro il suo pube quasi scopandomi in bocca.
“Bene ora a pecora una vicina all’altra.” ci disse quando il pene gli tornò in piena erezione. “E mi raccomando toccatevi e baciatevi, mi piace quando fate le lesbiche.”
Daniela ed io ci sistemammo carponi come Luigi ci aveva ordinato, iniziando anche a sditalinarci a vicenda non solo per eccitarlo, ma soprattutto per nostro personale piacere.
Luigi mi sodomizzò per prima, facendomi anche un po’ male ma non troppo. Poi fu un vero toro, fottendomi senza alcuna pietà o riguardo, ma pensando solo al proprio piacere. Lo stesso trattamento ebbe poi Daniela, che però dimostrò quasi di gradire il suo modo di fare, forse perchè era più abituata ad avere rapporti anali, ma anche perchè finalmente lui le tolse il plug dall’ano.
Quando si rimise dietro di me compresi che dovevo cambiare atteggiamento, e non essere più solo passiva.
“Sai che a Manlio non permetto di farmi il culo.” gli dissi inarcando la schiena “Tu invece mi fai godere anche trattandomi come una cagna.”
“Perchè sei cagna dentro !” mi rispose affondando il cazzo dentro di me con ancora più vigore “Daniela mettile la fica in faccia, voglio vedere godere anche te.”
La mia amica s’andò a sedere sullo schienale del divano per far sì che le potessi leccare la passera, mentre lui continuava a martellarmi senza sosta.
Io presi a masturbarmi all’inizio per alleviare il dolore della sodomizzazione, ma poi solo per darmi ancora più piacere, dato che godevo anche dall’essere inculata in modo così selvaggio.
Luigi si fermò solo poco prima di venire, ma questa volta fu Daniela a bere il suo seme, mentre io crollavo esausta sul divano.
“Questa è la scheda con voi due.” ci disse dopo qualche minuto “Ora potete andare.”
Daniela prese la scheda, poi ci rivestimmo di tutta fretta per uscire dalla stanza senza dire nulla.
“Tu vai, io ho lasciato dentro il cellulare.” dissi alla mia amica che mi diede un bacio sulla guancia prima di sparire dentro un ascensore.

Rientrai senza bussare trovando Luigi che si stava rivestendo.
“Dimenticato qualcosa ?” mi chiese un po’ stupito.
“Sì un orgasmo.” gli risposi chiudendo la porta per poi sfilarmi gli slip, alzare il vestito e piegarmi contro una scrivania.
Lui abbassò l’abito quel tanto che bastava per scoprire il seno, poi prese a palparmi tette e culo, sussurrandomi oscenità all’orecchio.
“Sei più troia di quel che pensavo, a te il cazzo non basta mai, sei solo da portare in un club privé e farti scopare da chiunque ne ha voglia.”
“Sai a volte mi piace sentirmi zozza dentro, e Manlio è sempre così dolce…” gli risposi mentre lui mi legava blandamente le mani dietro la schiena usando la cintura dei pantaloni.
Luigi iniziò a sculacciarmi come aveva fatto prima, senza mai diventare violento, ma facendomi arrossare un po’ le chiappe, mentre giocava con i miei capezzoli stringendoli dolcemente fra le dita. Scoprii che quel trattamento mi stava eccitando tanto da farmi colare gli umori sulle cosce, e quando lui se ne accorse, m’infilò due dita nella passera.
“Hai la fica talmente bagnata che potresti prendere due cazzi alla volta senza accorgertene.” mi disse dandomi due ceffoni sulle chiappe un po’ più forti degli altri.
Quando sentii che si stava allontanando mi girai per inginocchiarmi davanti a lui, e tirar fuori quello che volevo con così tanta desiderio : il suo gran cazzo.
Non persi neanche un attimo e presi subito a spompinarlo con ardore, mentre una mano faceva capolino tra le mie gambe, trovando la passera ormai fradicia, e non ci volle neanche troppo per far sì che il pene gli tornasse duro.
“Scopami.” gli dissi piegandomi nuovamente contro la scrivania e tenendo ben aperta la fica “Poi fai quello che vuoi, ma adesso scopami.”
Luigi mi prese proprio come volevo, con quel misto di violenza e passione che fa sentire ogni donna completamente posseduta dal suo uomo, tenendomi ben salda per i fianchi e affondando il cazzo dentro di me in modo incostante, ora lento ora veloce, per far sì che perdessi ogni pudore e mi concedessi al piacere con tutta me stessa. Cercai di tenermi alla scrivania con tutte le mie forze per non perdere neanche un affondo del suo bastone, gemendo sempre più forte ogni volta che sentivo le sue palle sbattermi contro il pube.
L’orgasmo, il primo vero della giornata, mi travolse spezzandomi in due, come una diga frantuma l’oda che vuole superarla, proprio mentre lui affondava il pollice nel mio ano, come a farmi capire quale sarebbe stato il prosieguo del rapporto.
Il mio amante mi diede però tutto il tempo di riprendermi, rimanendo fermo dietro di me.
“Sdraiati qui sopra.” gli dissi indicando la scrivania, e dimostrando una notevole agilità, Luigi si mise come gli avevo chiesto in un attimo.
Ancora un po’ barcollante per l’orgasmo mi misi in piedi sopra di lui e feci cadere a terra il mio vestito, che ormai era solo d’intralcio. Poi presi il suo pene in mano e lo diressi contro il mio sfintere, per infilarcelo dentro senza emettere alcun gemito.
“Mi spiace solo che mi stancherei di te come di tutte le altre.” mi disse afferrandomi le tette “Perchè sei una donna unica.”
“Stai zitto e scopa.” gli risposi iniziando a cavalcarlo, aumentando via via il ritmo e riprendendo a godere come prima.
Nonostante i miei sforzi, quella era però una posizione che permetteva ben pochi movimenti, così lui mi portò sul divano, e dopo avermi fatta sdraiare, m’inculò donandomi però solo piacere.
“Toccati, mi piace quando lo fai.” mi disse dopo avermi baciata.
Allungai una mano sul seno e l’altra sulla fica per sfiorarla, ma ben presto presi a masturbarmi infilandomi due o tre dita dentro, facendo quasi sì che lui fosse un di più.
“Non smettere mai.” urlai quasi posseduta da una forza sconosciuta “Scopami come vuoi ma fammi godere.”
Lui estrasse il pene dall’ano per infilarlo nella passera, per poi sodomizzarmi nuovamente e quindi cambiare porta del piacere, facendomi letteralmente impazzire, tanto che ebbi ben presto un nuovo orgasmo.
Dopo fu solo un continuo entrare e uscire dalla fica e dal culo, mentre io tenevo due dita dentro la passera, e lui il pollice dentro il buchetto.
Quando fu il suo turno quasi lo buttai sul divano per potergli prendere il bocca il pene, e assaporare nuovamente il suo sperma. Mi bastò far scorrere un paio di volte le labbra sulla sua asta, per ritrovarmi il suo orgasmo in gola, ma non dissi nulla, anzi cercai di tenere in bocca quel liquidi prezioso il più a lungo possibile per assaporarne il gusto fin nelle minime sfumature.
Mi vestì per la seconda volta senza dire una parola, ma del resto ogni discorso sarebbe stato inutile se non dannoso, ma quando mi diressi verso la porta lui s’alzò di scatto e mi spinse contro la scrivania.
“Ho un regalo per te.” mi disse alzandomi il vestito.
Luigi tirò fuori dei pantaloni il plug che aveva usato con Daniela, e me l’infilò nell’ano ormai dilatata senza che io provassi alcun dolore.
“Questo è per farti ricordare della giornata, lo meriti più tu della tua amica.”
“Grazie anche se è usato.” gli dissi sorridendo prima di lasciarlo solo nella stanza per tornare nel mio appartamento.
Quello che non gli dissi mai è che facendo il viaggio verso casa con quel plug, mi eccitai a tal punto che, una volta giunta nel mio appartamento, dovetti masturbarmi con un dildo, per dar pace alle mie ormai insaziabili voglie.

Invito tutti a visitare il mio piccolo blog
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Bitch on the Beach by Giovanna [Vietato ai minori]




Per prima cosa mi presento, perché sennò voi che cosa potete capire?
Mi chiamo Maria, ho 35 anni e vivo nei pressi di Ancona, ma non sono di qui; sono originaria di una città del sud.
Prime nozze oltre dieci anni fa: una frana! Io non potevo immaginare che lui, in presenza della madre, diventasse proprio un’altra persona… come la storia di dottor Jekill, sapete? Visto che andammo a vivere nella stessa palazzina, visto che la cena e la domenica la passavamo con i suoi genitori e visto che lui (o meglio, sua madre) era diventato veramente insopportabile, ci separammo, dopo un anno di dolorosa convivenza.
Sei anni fa conobbi Antonio, Tony, tutt’altra pasta d’uomo, unico neo: Tony ha vent’anni più di me. Però mi ha sposata e gli ho dato pure un piccino; ora siamo una famigliola felice…
Tony era in Marina, ha girato il mondo e conosce le lingue; ora abbiamo una modesta Agenzia di viaggi, dove collaboro ma solo di mattina. Tony ha solo due piccoli difetti: il primo, ha un bel pisellone, spesso come un pugno chiuso ma, purtroppo, altrettanto corto… insomma, ti allarga per bene, ma poi lo senti poco, anche perché non può andare troppo avanti e indietro, perché sennò esce. Il suo secondo difetto, forse per sopperire al primo, è la fantasia erotica. Pensa, pensa… pensa sempre alla stessa cosa: immagina situazioni, inventa nuove posizioni, compra oggetti e abbigliamento sui siti Sex Shop. Per lui il sesso è una fissazione, è come un gioco, una collezione di idee, tentativi, novità… non che mi dispiaccia troppo, onestamente. Quando facciamo i giochini, alla fine ne godo anch’io, ma trovo stancante quel suo chiodo fisso: farmi godere, vedermi venire… pensate che mi ha fatto decine di foto del volto, mentre avevo l’orgasmo.
Poi, quel matto, voleva inserire il materiale in un sito porno americano. L’ho dovuto minacciare, per farlo desistere. Lui dice che era un omaggio alla mia bellezza. Il giorno dopo non avrei potuto nemmeno uscire a far la spesa… Ancona non è New York, idiota!
Comunque…
ma veniamo a noi: dovete sapere che Tony, in gioventù, è stato sempre un naturista, insomma, uno di quelli che preferiscono fare il bagno nudi. Dice che anche sulla nave, lontano da occhi indiscreti, giravano spesso così, quando faceva caldo.
La cosa non mi interessava minimamente e quindi lo lasciavo parlare; poi però ha iniziato a invitarmi a provare, a insistere. Diceva che era una sensazione molto bella trovarsi a contatto con la natura, senza tabù, senza proibizioni; diceva che non c’era niente di “sporco” e che la gente frequenta le spiagge ad ogni età, molte famiglie ci vanno anche con i bambini, che crescono più liberi e senza pregiudizi.
E finalmente, dopo sei anni di tira e molla, mi sono lasciata convincere. Il ragazzo però no! Non ho permesso che venisse con noi, è andato con i nonni a Vieste, dove si sta molto bene.
Così, quest’anno, sono diventata naturista… non voglio anticiparvi altro. Appena tengo cinque minuti, vi racconto cosa mi è successo.

Sistemate le cose alla meglio, siamo partiti presto un mattino. La nostra idea era, approfittare del viaggio anche per vedere qualche località turistica del sud. Infatti, nonostante il caldo, ne valeva la pena.
Lui aveva prenotato un Bungalow in un grande Camping, proprio ai confini tra l’ultima parte di Campania e un pezzetto, stupendo, di costa Lucana, per capirci, non troppo lontano da Maratea. Disse che era meglio evitare l’Albergo, per godere di più della vita a contatto con la natura ed essere liberi di cenare, girovagando per assaggiare l’offerta ricchissima dei tanti piccoli ristoranti e alberghi della zona. Io, su queste cose, non lo contraddico mai: mi fido, conosce bene i posti e mi ha fatto sempre fare vacanze da sogno.
La sera del nostro arrivo nel Campeggio cenammo nell’attiguo ristorante: “rompemmo” il ghiaccio alla grande. Infatti, prima ci servimmo presso il Buffet, scegliendo a piacimento tra una nutrita serie di sfizioserie, di cui molte a base di pesce fresco; c’è poco da dire, il pescato del Tirreno ha più sapore del nostro. Poi ci portarono quadrati di Pizza, buonissima, nei gusti più fantasiosi e saporiti. Ottimo pure il vino, un bianco, fresco e fruttato, di produzione locale.
Tony, però, non sembrava del tutto tranquillo; infatti andava e veniva; sembrava un cane da caccia sguinzagliato tra i tavoli, come se cercasse una traccia, un segnale. Lui è un tipo socievole, infatti, quando arrivammo al gelato con macedonia di frutta fresca, si era fatto già qualche conoscente e il proprietario della location, sedette con noi per offrirci un liquorino speciale, di sua produzione, ottenuto dalla distillazione delle foglie e dei tralci dell’olivo.
Verso mezzanotte, stanchi e anche un po’ brilli, cercammo la strada “di casa”, si fa per dire. Tony preferì fare il giro largo, “anche per fare due passi”, disse. Così passammo anche per i vialetti che ospitavano i veri campeggiatori. C’erano vari tipi di Roulotte, anche le più sgangherate e improbabili e, sotto, in una ampia spianata, c’erano installate alcune tende, piccole e grandi, per tutti i gusti.
– Scusami un attimo, – disse Tony, e mi lasciò all’improvviso sotto un olivo secolare, sola in mezzo al gracidare delle cicale.
Lo vidi avvicinarsi a una tenda; l’esterno era illuminato soltanto da una piccola lampadina. Poggiata all’ingresso una vecchia chitarra; poco più in là, un filo di fortuna sosteneva alcuni indumenti stesi ad asciugare.
Dalla tenda venne fuori un giovane molto alto, con i capelli crespi e una barba rada; lo riconobbi subito, anche da lontano, perchè l’avevo notato già nel ristorante. Era un ragazzo molto bello, con la pelle color del bronzo, un fisico asciutto e le movenze da marinaio, o peggio, da pirata, visto il cerchietto d’oro che pendeva dal suo orecchio sinistro. Faceva coppia con una bella ragazza, un po’ in carne, non molto alta ma dalle fattezze dolci e un corpo sinuoso. Erano al ristorante ma prima, Tony, non sembrava averli degnati di uno sguardo.
I due parlarono a bassa voce e gesticolavano; era lampante che il giovane stesse dando a mio marito delle indicazioni, ma non riuscii a sentire una sola parola di ciò che si stavano dicendo.
Pochi minuti dopo, sedemmo al tavolino in dotazione del piccolo patio, della casetta. Spruzzai, sulle nostre gambe, un po’ d’olio contro le immancabili zanzare.
– Restiamo fuori cinque minuti, vuoi? – Disse mio marito con insolita dolcezza. – Apro per far passare un poco d’aria, magari evitiamo di lasciare il condizionatore in funzione.
Assentii, abbandonandomi al buio fresco; reclinando il capo sussultai per la visione che mi si parò davanti agli occhi. Il cielo era talmente pieno di stelle da farti temere che potesse caderti in testa da un momento all’altro.
Tony tornò fuori, aveva scartato un piccolo vassoio. C’erano delle paste di mandorla e di pistacchi, comprate il pomeriggio in una panetteria. Si accorse che guardavo le stelle…
– Stupende vero?
– E’ una cosa che non avevo mai visto, sai? Sono milioni… guarda, a destra: sembra un fiume di luce…
Tony sorrise, tranquillo: – Sai cosè? – chiese?
– In che senso? Non penso sia una Costellazione, no? E’ troppo lunga… insomma non lo so! – Protestai bonariamente.
– Quella è la tua Galassia, gioia… è la Via Lattea.
– Cosa? Ma non era una grande spirale?
– Sui libri di scuola, certo. – Tony rise della mia ingenuità. – Ma tu ci sei dentro, dentro la spirale, alla fine di uno dei lunghi bracci… mi spiego?
Ci pensai un po’ su, poi capii e mi adattai a tanto splendore. La mia mente si spostò su un altro argomento; mi venne da chiedergli cosa si erano detti il fusto della tenda, prima. Ma mio marito aveva altre intenzioni e non fui certo io a fargli cambiare idea…
Tony era rimasto in piedi, si era posto alle mie spalle, e aveva iniziato ad accarezzarmi il collo, le spalle e gli angolini della bocca: un gesto cui non sapevo resistere.
Si fece più vicino, abbassò il pantaloncino e mi accostò alla guancia quel suo spesso e odoroso salame. Cominciò a passarmi il glande sulla guancia, dall’orecchio al collo, era leggermente bagnato, Tony doveva essere eccitato già da un po’.
Aggirò la sedia e mi offri il pene eretto. Lo presi delicatamente per i coglioni e me lo misi in bocca con molto piacere.
Mi sarebbe piaciuto fosse durato di più!
Mi sarebbe piaciuto stendermi, supina sul tavolo, col suo cazzo dentro, mentre guardavo il firmamento. Incurante della possibilità che ci vedessero.
Ma Tony pompò con decisione, in pochi minuti era pronto e palpitante, non ebbi cuore di fermarlo.
– Vienimi in bocca, – riuscii a farfugliare e poi ripresi a succhiarglielo, di prepotenza.
– Sicuro? – Disse lui tremante. – Non ti da fastidio?
Grugnii qualcosa a bocca piena, per fargli capire che avrei ingoiato. Non lo facevo spesso, ma quella sera desideravo qualcosa di molto forte.
E Tony, senza più freni, sborrò nella mia gola.
La vacanza cominciava veramente bene.

 

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Ricerche Frequenti:

Una moglie puttana. by Stephan Zanzi [Vietato ai minori]




Una moglie puttana. di Stephan Zanzi New!

Note:

Altri racconti su: paradisodisteesabri.blogspot.it

Note dell’autore:

Ero solo un gioco.

Ricevetti un sms da Stefano. Mi chiedeva se mi ricordavo di quando eravamo fidanzati, e per divertirci ci eravamo inventati il gioco dei ruoli, cioè avevamo fatto finta di non conoscerci, e lui era venuto al centro commerciale e aveva cercato di rimorchiarmi. Era stato solo un gioco, tutto qui. Molto divertente, se devo dirla tutta, e anche molto eccitante. Fu molto bello essere rimorchiata, anche se ricordo che gliela feci sudare molto, povero Stefano. Però alla fine gli diedi ciò che voleva. Non ricordo se gli diedi anche il buco del culo, ma di sicuro la fighetta sì. E mi feci fottere praticamente da un estraneo, perché in quel momento Stefano stava fingendo di essere uno che si era invaghito di me e che voleva avermi a tutti i costi. Erano passati molti anni ormai.
Gli risposi con un sms di sì, e allora lui continuò chiedendomi se mi andava di rifarlo. Caspita, certo che mi andava di rifarlo. Già mi stavo bagnando al solo pensiero. Gli chiesi quando avremmo cominciato, e lui mi rispose che era una sorpresa, che il gioco sarebbe potuto cominciare in qualsiasi momento. Gli chiesi nel frattempo come avrei dovuto comportarmi, e lui mi rispose (sempre tramite sms) di comportarmi come se nulla fosse. Quindi il gioco poteva cominciare tra un’ora come tra una settimana. L’attesa rendeva le cose ancora più eccitanti. Che marito porco che avevo!
Gli mandai un sms dicendogli di vederci in via nazionale a tale ora e a tale posto.
La via nazionale era conosciuta per essere meta di prostitute e uomini in cerca di avventure. Un vero mercato del sesso. La mia idea era quella di fingermi appunto una puttana, e di essere abbordata da mio marito. Così quella sera cercai nel mio armadio i vestiti più osceni che avevo; misi degli hot pants neri di pelle, e sopra un top rosa a fascia da cui le tette mi scivolavano sempre fuori e io ero costretta a rimetterle dentro, e infine i tacchi a spillo e una borsetta. Ero pronta per farmi rimorchiare da mio marito.
Raggiunsi la via nazionale in macchina. Parcheggiai non molto distante e poi mi misi sulla strada. Le altre prostitute, la maggior parte moldave e nigeriane, mi guardarono stupite. Non mi avevano mai vista, ai loro occhi ero una nuova. C’era anche qualche trans; notai che gli uomini preferivano quelle. In effetti erano piazzate proprio bene, però comunque non riuscivo a capire. Perché preferire una trans ad una moldava bionda di diciotto anni? Per saperlo sarei dovuta entrare nella testa di un uomo e farmici un giro. D’altronde anche Stefano una volta aveva avuto una bella sbandata per una trans, cioè Tiffany. Ricordate? Tiffany era diventata la mia rivale in amore. Avevo avuto anche la sensazione che preferisse lei a me. Ma non riuscivo a capirne il motivo.
In ogni modo mi misi a passeggiare sulla via in attesa che venisse mio marito, ovvero il mio cliente. Nel frattempo venni fermata varie volte da altri uomini. La maggior parte erano uomini con la fede al dito. Uno di loro si fermò accanto a me e mi disse: “chissà che belle spagnole che fai con quelle” riferendosi alle mie tette che erano scivolate di nuovo fuori dal top a fascia che indossavo. “E secondo me fai anche dei gran pompini”. Non riuscivo a capire se il tizio voleva solo dirmi porcate oppure era effettivamente interessato ad avermi. In ogni caso dovevo fare in modo di farlo andare via, perché mio marito sarebbe potuto venire da un momento all’altro. Mi guardai intorno ma ancora non lo vedevo. Era in ritardo lo stronzo. Davvero voleva lasciarmi lì a passeggiare su via nazionale come una puttana?
“Quanto sei maiala” mi disse il tizio che mi si era accostato.
“Lo sa tua moglie che vai con le zoccole?” gli chiesi in tono severo. Ma cosa mi prendeva? Perché mi stavo mettendo a fare la morale a quello lì? Forse perché guardandolo negli occhi avevo avuto una visione, avevo visto la sua vita mediocre, la sua moglie annoiata e stanca, il suo lavoro d’ufficio snervante e ripetitivo. Avevo visto un uomo che si era arreso alla vita, e che trovava appagamento soltanto andando sui viali, in cerca di zoccole da scoparsi in auto. “Non c’è niente di peggio per una donna che avere un marito che va con le puttane”.
“Ma che cazzo dici?” mi disse. “Avresti proprio bisogno che qualcuno ti tappasse quella bocca con un bel cazzone duro”.
Decisi di smetterla, perché non sapevo con precisione a dove mi avrebbe portata quella discussione. Certamente a niente di buono. Quindi gli dissi il mio prezzo, e gli sparai una cifra assurda, in modo da farlo andare via. Gli dissi che per la bocca soltanto volevo cinquecento euro. Per tutto il resto invece ne volevo mille.
“Ma chi ti credi di essere? Pamela Anderson? Stronza di una puttana” e a quel punto partì sgommando alla ricerca di qualcosa di più economico.
Finalmente in lontananza vidi la macchina di Stefano. Mi vide anche lui e allora mise la freccia per accostarsi a me. Mi feci avanti ancheggiando e mi abbassai verso il finestrino. Le tette mi erano di nuovo scivolate fuori dal top, ma questa volta non feci niente per rimetterle a posto. Ma quando guardai dentro la macchina notai che mio marito non era solo, e allora diventai di pietra e non riuscivo neppure a parlare. Con lui c’era un uomo, aveva all’incirca la nostra età. Non lo avevo mai visto prima. Cosa c’entrava lui nel nostro gioco di ruoli?
“Perché ti sei fermato?” gli chiese.
“Che ne dici di farci una bella doppietta con questa zoccola?” gli domandò mio marito.
L’amico di Stefano, di cui ancora non conoscevo nulla, mi guardò da capo a piedi per valutarmi. Poi disse a mio marito che non ero niente male.
“Guarda che tette” disse Stefano. “Scommetto che muori dalla voglia di farti fare una spagnola”.
“In effetti non mi dispiacerebbe”.
Adesso cominciavo a capire. Stefano aveva deciso di coinvolgere un uomo nel nostro gioco, per renderlo ancora più eccitante. L’idea non mi dispiaceva affatto. Poi sentii mio marito che diceva al suo amico che montarmi sarebbe stato proprio quello che ci voleva per festeggiare il loro rapporto di collaborazione. Ma di cosa parlava? Perché quell’uomo avrebbe dovuto collaborare con Stefano?
“Quanto vuoi?” mi chiese Stefano.
“Cento per la bocca. Duecento tutto il resto” risposi.
“Mmh” rispose il suo amico, “economica, la zoccola”.
“Ok, monta su”.
L’amico di Stefano, che si chiamava Xavier, scese dalla macchina e mi aprì lo sportello di dietro e mi fece salire, poi salì anche lui, mettendosi accanto a me. Era chiaro che voleva fare con me un po’ di petting prima di giungere a destinazione. Non sapevo bene dov’è che mi avrebbero portata per montarmi. Una cosa era certa, io ero terribilmente disorientata. Non mi immaginavo che sarebbe andata così. Credevo che si sarebbe presentato mio marito e basta, e che avremmo fatto finta di essere una prostituta e il suo cliente. Questo nuovo scenario mi aveva letteralmente spiazzata.
Comunque Stefano fece partire la macchina e Xavier non perse tempo a mettermi le mani sulle tette, spremendomele una contro l’altra e succhiandomi i capezzoli.
“Ehi Stè, guarda che tette divine!” disse. “Sembrano fatte apposta per le spagnole”.
“Sì, proprio una bella gnocca. Come ti chiami?” mi chiese.
“Sabrina” risposi senza un filo di fantasia. Avrei potuto inventarmi un altro nome, e invece ero così spaesata che non riuscii neppure a mentire. E Stefano mi guardò dallo specchietto retrovisore, mentre Xavier mi succhiava i capezzoli, e mi sorrise. Era divertito dal fatto che non mi ero neppure presa la premura di inventarmi un nome.
“Sabrina” disse Xavier, “che nome da maiala”.
“È un nome come un altro” risposi.
“Dio, quanto sei porca” Xavier era affamato, mi voleva ardentemente, e allora avvicinò la sua bocca alla mia e mi infilò la sua lingua dentro, e nel frattempo mi accarezzava le gambe e me le palpava. Si stava letteralmente impossessando di me, e Stefano di tanto in tanto ci guardava dallo specchietto retrovisore, e io guardavo lui, quasi come a chiedergli: “ma cos’è questa storia?”.
“Ehi Xavier!” disse. “Vacci piano, non vorrai mica scopartela in auto?”.
Non avevo la più pallida idea di dove mi stavano portando e di dove avevano in mente di montarmi, ma a breve l’avrei scoperto.

(Continua…)

Link al racconto:
http://paradisodisteesabri.blogspot.it/2016/12/il-mercato-del-sesso.html

Note finali:

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