Senza via di scampo by M_Hyde [Vietato ai minori]




Senza via di scampo di M_Hyde New!
‘Ok, …anche questa è fatta!’ Daniela diede un’ultima scorsa veloce all’email e cliccò sul tasto Send.
Si guardò intorno: l’ufficio era inondato dalla luce pomeridiana di quella bellissima domenica primaverile. L’arrivo dell’ora legale aveva allungato all’improvviso le giornate e anche il tempo si era rasserenato: la primavera era esplosa in tutta la sua bellezza.
-“Non dovrei essere qui.” – Sospirò a voce alta. Al di là del vetro, le scrivanie e le sedie vuote erano spettatrici silenti delle sue domeniche lavorative.
Il lavoro era parecchio e il fatto di prepararsi per le ferie incombenti le dava la scusa per essere lì, a definire gli ultimi dettagli e a dare le linee guida per chi avrebbe gestito le varie attività in sua assenza, ma in realtà non c’era nessun valido motivo lavorativo per andare in ufficio la domenica, cosa invece a cui aveva ormai fatto l’abitudine. I locali vuoti le erano ormai familiari quasi come la loro versione settimanale, brulicanti di persone e con i classici rumori di sottofondo: ticchettii di tastiere, chiacchiericci sommessi, telefoni che trillavano e ronzio di stampanti.
Si appoggiò allo schienale della poltrona, guardano dalla finestra le cime delle montagne ancora innevate senza in realtà vederle. La sua vita era sempre più vuota e stava, come sempre, cercando di riempire quei vuoti con il lavoro. Non poteva più continuare a farlo e a mentire a se stessa: era arrivato il momento di fare i conti con la sua coscienza. Aveva trasformato l’azienda rilevata dal padre in era una realtà di successo, in grado di dare lavoro a tante persone e tranquillità economica alla sua famiglia, ma era proprio sul fronte familiare dove il contrasto appariva impietoso: la sua vita non poteva essere giudicata altro se non un triste e misero fallimento.
Aveva una madre, ricca abbastanza per passare gli anni della vecchiaia in giro per il mondo e che quasi non si ricordava di avere dei figli, un fratello sbandato che si ricordava di lei, sì, ma solo quando gli servivano soldi o aveva bisogno di aiuto per farsi tirare fuori da qualche guaio in cui puntualmente andava a cacciarsi e una figlia con cui aveva un buon rapporto, ma che aveva scelto una strada che la portava lontano dall’Italia. Molto lontano. C’era un tempo dove era stata felice e realizzata, con un marito di cui era veramente innamorata, una persona splendida, nota e con un buon lavoro e un’ottima posizione sociale… che aveva rivelato la sua vera personalità quando lo aveva scoperto a tradirla con un’infermiera mentre lei era incinta della loro figlia. A lui era crollato il palco, a lei il mondo intero. Aveva poi scoperto che non si trattava di una scappatella occasionale o di un momento di debolezza, ma di una pratica che portava avanti da quando erano ancora fidanzati senza che lei avesse mai sospettato di nulla. A questo punto, molti piccoli dettagli su cui in passato aveva sorvolato ma che suonavano strani, prendevano un nuovo, sinistro e terribile significato.
Non si era più ripresa realmente da quello shock. Da allora aveva avuto alcune relazioni, più o meno durature e felici, ma dentro di lei si era rotto qualcosa che non le consentiva più di fidarsi di un uomo e quindi di avere un compagno di vita come se lo era sempre immaginato fin da piccola.
Si alzò dalla scrivania e si avvicinò alla grande vetrata che dava sulla zona industriale. Di domenica era innaturalmente calma e deserta, i capannoni e le palazzine a vetri che vegliavano centinaia di parcheggi deserti che di lunedì troppe auto si sarebbero contesi nella frenesia dei giorni feriali che lasciava posto a weekend di incantato silenzio.
-“Daniela Venturi, imprenditrice di successo e donna infelice.” – Dichiarò alla sua immagine riflessa nel vetro.
-“Stasera però torna Arianna da Shangai e da domani, in Spagna, in cammino con lei verso Santiago de Compostela forse farà sentire me e mia figlia vicine come una vera famiglia e complici come due vere amiche.” –
Era una vacanza strana per lei, abituata a correre in tutti i sensi. Da quando si era separata dal marito, aveva cercato di dimostrare a se stessa che poteva essere per Arianna sia una madre che un padre, per questo forse aveva iniziato a comprare macchine sportive e a correre sempre. Aveva anche avuto un pauroso incidente, devastante per l’auto ma miracolosamente senza conseguenze per lei. Inoltre negli ultimi anni si era messa ad andare in palestra tutte le mattine, per combattere l’avvicinarsi del decadimento fisico dovuto all’età, anche se, a quarantotto anni, poteva definirsi una donna attraente ed in perfetta forma fisica.
Camminare un po’ e meditare le avrebbe fatto bene. Aveva la sensazione che i ritmi lavorativi e di vita la facessero correre, ma senza un reale scopo, un po’ come quelle icone con l’asino e la carota che gli penzola davanti attaccata ad un bastone. Non voleva finire sfiancata per rincorrere cose che non avrebbero dato veramente valore alla sua vita. Doveva ritrovare se stessa, partendo proprio dal rapporto con sua figlia.
Spense il computer portatile e lo mise nella borsa, raccolse le sue cose e uscì dalla stanza e dagli uffici, chiudendo alle sue spalle il portoncino blindato dopo aver digitato la combinazione che attivava l’allarme.
Scese le scale e si avviò verso l’auto. La zona era deserta, di notte un paio di discoteche in zona attiravano gente di ogni risma, ma di giorno non era una zona pericolosa. Non aveva comunque lasciato l’auto al solito posteggio, ma in un posto un po’ più appartato per evitare che qualche passante si facesse tentare da una bella macchina e magari le rompesse un finestrino o peggio, la rubasse. Girò l’angolo e fice scattare il telecomando. Le luci della sua Audi coupé si accesero. Aprì lo sportello e mise la borsa sui sedili posteriori.
Faceva caldo e si tolse l’impermeabile. Si stava benissimo anche solo con il tailleur.
Una piccola puntura sul fianco la fece trasalire, mosse la mano per scacciare l’insetto impertinente, ma le sue dita cozzarono contro qualcosa di metallico, si girò di scatto a bocca aperta e fece appena in tempo a vedere una lama quando qualcosa la colpì così violentemente in volto da farla prima barcollare sui tacchi alti e poi cadere seduta per terra tra lo sportelo aperto e l’abitacolo dell’Audi.
-“Zitta, troietta! Questo è stato solo un assaggio e se provi a fare il minimo rumore ti farò male davvero.”-
Ora il coltello premeva con la punta sotto il suo mento.
Daniela non capiva se era più stupefatta o terrorizzata. Davanti a lei la voce roca e decisa proveniva da sotto un cappello da baseball che non celava ma lasciava in ombra un viso dai capelli scuri e con un accenno di barba. Non lo aveva sentito o visto arrivare, come non aveva visto il ceffone che l’aveva colpita in pieno volto, ma quello lo aveva sentito, eccome. Aveva tutta la guancia che le pizzicava, anche se era probabilmente troppo agitata per provare dolore.
Cercò di farsi forza e riacquistare un minimo di lucidità. Pensare che qualcuno avesse assistito alla scena sarebbe stato chiedere troppo. Doveva cercare di guadagnare tempo.
-“Hai capito cosa ti ho detto, troietta?”- ringhiò l’uomo.
-“Sì…”- farfugliò lei. –“Stai calmo, ti darò tutto quello che vuoi. Non …non c’è bisogno di farmi male.”-
-“Questo lo vedremo.” – rispose minaccioso.
Forse voleva solo rapinarla. Se la sarebbe cavata con un po’ di soldi rubati, una denuncia e un po’ di mal di denti. Forse voleva salire in ufficio e farle disinserire l’allarme…doveva cercare una scusa per evitare che questo succedesse. Forse poteva dire che l’allarme lo controllava l’agenzia della sicurezza e che era temporizzato.
-“Sali in macchina.”-
Come in macchina? Daniela fu presa alla sprovvista.
-“Co…Cosa?”- Chiese con un filo di voce.
Il coltello premette più forte contro il suo mento. Faceva male a tal punto che Daniela pensò stesse incidendole la carne.
-“Allora, troietta, te lo spiego con calma perché oggi sono buono: il dolore parte dal basso e lo posso fare arrivare all’infinito. Il ceffone che ti sei presa era il primo gradino. Ogni volta che mi fai ripetere una cosa lo alzo di un livello. Ubbidiscimi e resterai viva. E’ chiaro?”-
Daniela aveva lo sguardo vitreo negli occhi sbarrati dal terrore e il cuore che sembrava trovasse insopportabile starle rinchiuso nel petto.
Si limitò a sibilare un sì tra i denti stretti per la paura di muovere la mandibola e sentire la punta del coltello affondare ancora di più.
Sempre con il coltello puntato, si puntellò con le mani sul cemento del parcheggio e poggiò il sedere sul sedile di guida. Non capiva se lo sconosciuto voleva che si mettesse al posto di guida o in quello del passeggero. Era frastornata e le girava la testa.
Click-click-click!
Prima che capisse cosa stava succedendo, nell’altra mano dell’uomo erano comparse delle manette, che ora erano saldamente chiuse intorno alle sue caviglie.
Daniela guardò l’uomo esterrefatta con aria interrogativa.
Lui si chinò a raccogliere le chiavi della macchina e i grandi occhiali neri alla moda che le erano caduti quando era stata colpita. Le mise gli occhiali da sole, infilandole le stanghette tra i boccoli biondi, poi le prese le caviglie per la corta catenella delle manette che luccicavano in contrasto con i collant neri e le scarpe alte e facendola ruotare su se stessa, la sistemò in posizione di guida, poi chiuse lo sportello.
Salì dall’altro lato, mise un borsone scuro che prima Daniela non aveva notato sul sedile posteriore e si sedette al posto del passeggero.
A quel punto estrasse un nuovo paio di manette e ne mise una al polso destro di lei, fisando l’altra ad una protuberanza sul retro del sedile, nella parte bassa. Poi mise la cintura di sicurezza a Daniela.
-“Bene, possiamo andare!”- Disse lui inserendo le chiavi nel cruscotto. –“Premi sul pedale del freno.”-
Daniela non capiva se era impazzita lei o lui. Dove poteva andare conciata così?
-“Non riesco a guidare così. E’ impossibile…”-
In tutta risposta l’uomo infilò la mano con il coltello nello spacco della gonna, lei cercò di contrastarlo con l’unica mano libera e contraendo al contempo le ginocchia verso il volante, ma lui le ricacciò indietro la mano con violenza, facendola sbattere contro il finestrino. Poi, facendosi prima strada con la mano allargandole le cosce, arrivò a puntarle la punta della lama contro le mutandine in pizzo.
Daniela cacciò un grido ma poi si zittì subito ricordando cosa le aveva detto prima lo sconosciuto. Le sue minacce sembravano assolutamente fondate.
-“Lo stenti, troietta?”-
Odiava quel termine. Era lontano mille miglia dal suo modo di essere. Avrebbe voluto urlargli che non era una troia.
-“Sì.”- disse piano.
-“Bene, questo è l’inizio della scala del dolore. Ubbidiscimi e questa lama rimarrà dov’è ora. Fai qualsiasi cosa che mi infastidisca e ti assicuro che prima che tu possa sperare di cavartela, il tuo sangue avrà imbrattato tutta questa bella macchina. Ora premi il cazzo di pedale del freno. Quest’auto ha il cambio automatico, quindi puoi guadarla con un piede e una mano, come sicuramente avrai già fatto mille altre volte.”-
Già… Era vero, pensò Daniela, ma non ero ammanettata con un coltello tra le cosce.
Premette il freno con il piede destro. Lui premette il pulsante di start e mise la leva del cambio sulla posizione D.
-“Dove devo andare?”- chiese titubante.
-“A casa. A casa tua.”- rispose lui.
Daniela capì improvvisamente che la cosa era molto più seria e drammatica di come se l’era immaginata…. E non aveva certo immaginato di fare una passeggiata.
Tolse il piede dal pedale e con orrore sentì l’Audi, ubbidiente, avanzare lentamente verso la strada. Probabilmente suo incubo era appena all’inizio.
Premette leggermente sull’acceleratore e, attraversato il cancello dello stabile, svoltò nelle vie deserte della zona industriale.
-“Sul serio.. non credo di riuscire ad arrivare a casa. Mi gira la testa e sono agitata, potrei sentirmi male e finire contro un palo o un’altra macchina.”- cercò di convincere il suo aguzzino.
-“Ce la farai, sei una donna forte e poi non abiti poi così lontano. Oggi poi on c’è traffico e tra 10-15 minuti al massimo saremo arrivati.”-
‘Mi conosce!’ Tutta questa storia stava prendendo una piega terribilmente sbagliata. Daniela iniziò a sbirciarlo cercando di non farsi vedere. Era sicura di non averlo mai visto prima. Il fatto che non si fosse preso la briga di mascherare il suo aspetto le faceva presagire conseguenze tragiche. Il solo pensarci le faceva perdere il senno e si costrinse a rimandare quel tipo di pensiero per non finire veramente fuori strada. Sentiva sempre il pungolo tra le gambe e era conscia che quel leggero fastidio poteva trasformarsi in un istante in una lacerazione fatale. Le sue cosce vivevano ad ogni istante la lotta tra il serrarsi a difesa delle sue parti intime e l’allargarsi per evitare ogni contatto con quell’intrusione così minacciosa.
Nel frattempo si stavano avvicinando a casa. Daniela aveva pensato più volte di cambiare strada e tergiversare cercando di incrociare una pattuglia della polizia, ma era chiaro che quell’uomo se ne sarebbe accorto. Di certo sapeva dove abitava, probabilmente l’aveva pedinata a sua insaputa per giorni, forse per settimane, per imparare le sue abitudini. Le sembrava di impazzire. Non trovava nessuna via d’uscita se non assecondare l’uomo che l’aveva rapita. E quella non le sembrava una via d’uscita.
-“Hai delle belle gambe.”- disse improvvisamente il suo rapitore rompendo un silenzio che durava da qualche minuto.
La sua voce aveva un tono neutro, non cattivo o lascivo. Incredibilmente, poteva passare per un normale e sincero complimento senza secondi fini. Daniela sapeva di avere delle belle gambe, ed era il tono dell’individuo più che il contenuto della frase che l’aveva sorpresa.
-“Grazie.”- rispose lei dopo qualche istante di silenzio riempito dal suo stesso imbarazzo. –“se stai pensando di corteggiarmi, devo avvisarti che non sei partito proprio con il piede giusto. Se ci tieni davvero possiamo ricominciare da capo e magari…”- provò a scherzare lei sperando che l’uomo avesse qualche ripensamento.
Lui rise forte e di gusto con quella sua voce roca che ormai Daniela aveva impresso nella mente e che non avrebbe più potuto dimenticare.
-“Lo avevo detto che sei una donna forte e, a quanto pare, anche con la battuta piuttosto pronta. Mi piace!”-
-“Vuoi dire che non mi farai del male?”- chiese lei speranzosa.
-“Non ho esattamente detto questo mi pare.”- rispose
Daniela provò a giocare un’altra carta.
-“Mi ucciderai. Lo so.”-
-“Perché e sei così convinta?”-
-“Perché…”- la voce le tremava, non riusciva a valutare lucidamente se rivelare i suoi pensieri avrebbe peggiorato la sua già drammatica situazione –“…perché non hai nascosto il tuo volto”- disse alla fine dopo una lunga e tragica pausa.
-“Stammi a sentire, troietta, se vivrai o morirai dipenderà dalle scelte che farai. Ti ho già detto come fare per restare viva, te lo sei già dimenticata?”-
-“No…”-
-“Bene, troietta, cosa ti ho detto che devi fare per restare viva?”-
-“Ubbidirti.”-
-“Brava, tienilo a mente sempre. Io mantengo sempre le mie promesse, sappilo, troietta.”-
-“D’accordo…. e…. tu però sappi che io non sono una troia.”- finalmente era riuscita a dirlo
-“Hahaha….lo so.”- le ultime parole le aveva pronunciate con un tono che fece capire a Daniela che doveva cercare disperatamente una via d’uscita prima di sprofondare nei meandri di un incubo da cui non avrebbe forse più potuto uscire.
Nel frattempo erano giunti nella via dove abitava e l’uomo stava pigiando i tasti del telecomando attaccato alle chiavi dell’auto finché un a luce gialla intermittente iniziò a lampeggiare sul cancello del palazzo dove abitava. Daniela fermò l’auto all’inizio della rampa di accesso ai garage.
-“Sul serio…. Cosa vuoi da me? Soldi? Vuoi quest’auto? Te la lascio. Finora è andata bene: fermati qui. Ti giuro che non sporgerò denuncia. Se oltrepassiamo questa soglia poi ti metterai davvero nei casini, pensaci.”-
-“Mia cara troietta….non voglio soldi o macchine. Voglio TUTTO.”- sussurrò minaccioso più che mai.
-“E ora, togli quel cazzo di piede dal freno e scendiamo giù per la rampa, verso questi casini in cui voglio che ci infiliamo.”-
L’auto scomparve, inghiottita dal buio dei garage.

La basculante che isolava il posto auto di Daniela dal resto del garage si abbassò lenta e inesorabile fino a quando, nell’abitacolo silenzioso della sua Audi sportiva fu veramente isolato dal resto del mondo. Era ancora con le caviglie ammanettate e con il polso destro agganciato a qualcosa dietro il suo sedile che la costringeva ad una posizione un po’ scomoda e innaturale.
Lo sconosciuto che l’aveva rapita di fronte al suo ufficio e costretta con la minaccia di un coltello a portarlo a casa sua aprì lo sportello, prese le chiavi da una tasca e liberò l’anello della manetta fissato al sedile.
-“Scendi!”- le intimò
Lentamente, come in stato catatonico, Daniela aprì lo sportello e scese dall’auto. Se lo trovò davanti, tutto sommato era anche un uomo di aspetto gradevole, riuscì assurdamente a pensare mentre lui la squadrava. Era moro, capelli non molto lunghi, abbastanza alto e sembrava muscoloso, i suoi occhi nella penombra sembravano grigi o qualcosa del genere, ma sebbene il suo sguardo vagasse tra il mefistofelico e l’angelico, il suo aspetto, se non proprio del bravo ragazzo, non richiamava affatto i tratti di un criminale o di un balordo. Tutt’altro. Era anche vestito con abiti sportivi ma ricercati, di certo anche piuttosto costosi.
-“Togliti le scarpe i collant.”- ordinò in tono asciutto.
Ecco andare in frantumi il quadretto di uomo non proprio balordo che lei stava a forza cercando di farsi entrare in testa per calmarsi.
-“Vuoi violentarmi?”- chiese lei mentre sentiva gli occhi gonfiarsi di lacrime.
Lui di tutto rimando sorrise.
-“No, voglio rallentarti. E farti stare zitta. Ora fai come ti ho detto, prima che cambi idea e la tua situazione peggiori”-
-“Non urlerò, hai la mia parola. E in quanto alla mia situazione… peggio di così!”- singhiozzò
Non voleva piangere, ma la tensione era al limite da troppo tempo e si trovava chiusa in un garage sottoterra in balia di un uomo che di certo aveva pessime intenzioni nei suoi confronti. Le sue agogniate ferie erano iniziate come peggio non si poteva.
Due lacrime le scesero lungo il volto e si affrettò ad asciugarle con la mano.
-“Avanti, non crollare adesso che siamo arrivati.”- la incitò lui
-“Arrivati dove?”- incalzò lei –“all’inferno…..”-
-“Sbrigati. La pazienza non è tra le mie doti migliori.”-
Questo era ovvio, pensò Daniela. Lui le passò una piccola chiave per aprire le manette che le bloccavano le caviglie e lei dovette armeggiare un bel po’ per riuscire ad aprirle. Incredibile come nel film sembrasse uno scherzo aprirle anche solo con una graffetta piegata.
Una volta libera si sedette sul sedile e si sfilò prima le scarpe e poi i collant. Notò che questi ultimi avevano patito il contatto con la punta dell’arma e presentavano un foro proprio in mezzo alle gambe.
-“Rimettiti le scarpe e alzati in piedi.”-
Ubbidì, come le era stato consigliato di fare in modo così convincente.
Una volta in piedi lui la fece girare e le ammanettò il polso sinistro dietro la schiena, insieme al destro da cui ancora pendevano le manette usate per bloccarlo durante il viaggio. Poi prese i collant e iniziò a fare una specie di palla molto stretta e compatta con la parte che di solito avvolge il sedere e i basso ventre. Una volta finito la prese per i capelli, facendole reclinare la testa all’indietro e le disse di spalancare la bocca.
Voleva infilarle quella cosa in bocca?!?! Nemmeno per sogno!
-“No! Ti prego! Giuro che non fiato! Non una parola, promesso!”-
Lui la prese per le spalle e la girò in modo da averla di fronte e le mollò un ceffone come il precedente. Stavolta lo sportello sorresse Daniela che non cadde. Per fortuna, perché con le mani ammanettate dietro la schiena avrebbe quasi certamente battuto la testa.
-“Non sei poi così intelligente come pensavo.”- disse acido mentre una lacrima di odio solcava la guancia arrossata di lei. –“Ora apri la bocca e non farmi incazzare o sperimenterai subito il secondo gradino sulla scala del dolore.”-
Intontita, Daniela aprì le labbra. Lui inizio a spingere quella matassa di Nylon e lei si trovò a dover veramente spalancare la bocca cercando di non opporre troppa resistenza, ma cercando allo stesso tempo di non soffocare. Alla fine lui con le dita riuscì a cacciarle tutto in bocca, poi, usando le gambe dei collant, fece una serie di giri intorno alla testa, fissandole il tutto in maniera certosina.
-“Groan…”- fu l’unico debole mugolio gutturale che Daniela riuscì a far uscire da quell’impiastro che una volta erano le sue calze.
La respirazione era un po’ affannosa e l’agitazione non aiutava.
L’uomo le sollevò improvvisamente la gonna sopra la vita. Lo guardò con gli occhi spalancati mentre lui afferrava le sue mutande di pizzo e le abbassava fin sopra le ginocchia.
-“Ga..gog..gg..gaga”- cercò di protestare. Voleva dirgli che aveva appena detto che non voleva violentarla lì in garage.
La gonna fu riabbassata. Ora copriva appena le mutande che erano stata fatte scendere fin poco sopra le ginocchia.
-“Shhh!!”- disse lui facendo il gesto del dito davanti alle labbra.
Prese il soprabito dall’auto e lo mise sulle spalle di Daniela, alzando il bavero. Poi prese dal suo borsone un foulard e lo mise all’interno del bavero, a coprire la bocca.
-“Bene. Ora saliamo in casa tua. Ogni cazzata che farai, ti assicuro che te la farò pagare carissima.”-
La basculante si alzò con la sua consueta calma. Iniziarono a camminare verso l’ascensore. Daniela si sentiva goffissima, ma probabilmente ad un passante distratto, poteva sfuggire la sua spaventosa situazione. Quello stronzo era piuttosto ardito e si stava prendendo dei bei rischi. Lei d’altro canto, era veramente sfortunata: in garage infatti non c’era anima viva.
Scappare era impossibile. Stava facendo fatica a camminare senza far scendere le mutande e se avesse provato a correre, sicuramente le sarebbero scese alle caviglie facendola cadere. Oltretutto con le mani dietro la schiena e la respirazione condizionata da quel bavagli ingombrante, anche se era in buona forma, non avrebbe fatto molta strada e se lui fosse riuscito a riprenderla, non dubitava che le avrebbe fatto male come aveva promesso.
Mentre si avvicinavano all’ascensore Daniela pensava a cosa poteva fare per uscire dal suo incubo a parte tentare la fuga. Aveva pesato di sbagliare piano e suonare a casa di un vicino o di fare finta di aprire con la chiave fino a quando questi non fossero venuti a vedere cosa succedeva davanti alla loro porta.
Ripassò mentalmente le possibilità: al piano terra abitavano una coppia di anziani male in arnese e una signora anche lei sull’ottantina. Non potevano essere d’aiuto, anzi, rischiava di farli ammazzare. Al piano primo c’era l’appartamento che aveva comprato e ristrutturato per Arianna, sperando che sua figlia si decidesse a rimanere a stare lì e che al momento era vuoto. Di fronte, sullo stesso pianerottolo c’era una coppia di ragazzi con due gemelli di un anno e non era il caso di metterli in pericolo, al secondo piano c’era il suo appartamento e quello occupato da uno studio di commercialisti che ovviamente, di domenica era deserto.
Arrivò all’ascensore rassegnata. Entrarono.
Appena le porte si chiusero dietro di loro, Daniela sentì qualcosa scivolare sulle gambe. Abbassò lo sguardo già sapendo che cosa avrebbe visto. Le mutande le erano scese alle caviglie. Non aveva il coraggio di guardare verso lo specchio per vederci la terribile e umiliante situazione in cui si trovava.
-“Beh, queste ormai hanno svolto il loro compito, ora sono diventate inutili.”- sentenziò l’individuo che era con lei, mentre senza troppi complimenti gliele sfilava del tutto.
‘Ah, fantastico..’ cercò di essere sarcastica tra se’ e se’ Daniela, che si sentiva già completamente nuda e inerme di fronte al suo rapitore.
Lui mise il dito sulla pulsantiera e la guardò beffardo con aria interrogativa. Passò la mano sul pulsante che chiudeva le porte. Poi indicò il numero 2. Daniela scosse la testa. Passò al piano successivo. Lei sospirò e fece un microscopico cenno di assenso. Non aveva ben chiaro cosa la stesse aspettando, ma era certa di essere fottuta su tutta la linea.

 

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Ma come si fa a dormire in certe situazioni by Leemobaj [Vietato ai minori]




Ma come si fa a dormire in certe situazioni di Leemobaj New!

Qualche anno fa ho conosciuto Silvia, una bella donna separata con la fissa per lo sport. Ci siamo conosciuti tramite un amicizia comune e devo dire che abbiamo instaurato un buon feeling. Abbiamo iniziato a pranzare insieme, ed ogni volta finiva che si beveva più di quello che si mangiava. Un pomeriggio ci siamo trovati molto brilli sulla sua macchina nel parcheggio del ristorante. Il pranzo è stato un continuo stuzzicarsi. Argomenti piccanti, quella camicetta che celava a mala pena quel seno rifatto, perfetto, una terza molto abbondante, si intravedeva il reggiseno rosa molto sensuale. Praticamente ha catalizzato la mia attenzione per tutto il pranzo. Non ho resistito, ho iniziato a baciarle il collo, salendo, puntando all’orecchio e facendole venire i brividi. Cerco la sua bocca ma lei si scansa, inizia a ridere e a prendermi in giro. Cerco ancora di baciarla e lei ricambia. Non faccio in tempo a infilarle la lingua che si sposta di colpo. Mi dice, sempre ridendo, “scemo non qua, ci possono vedere”. Rimaniamo a parlare ancora un pochino e poi via, ognuno per la sua strada. Dopo un paio d’ore mi arriva una foto via sms con lei in palestra posando in intimo davanti lo specchio. In quel momento ho realizzato che non solo il reggiseno era rosa in pizzo quasi trasparente, ma coordinato al perizoma. Quanto adoro le donne che sanno giocare ed eccitare!!! Ci sono stati successivi pranzi con la variante che mi raccontava del suo nuovo fidanzato, ma di certo questo non precludeva il fatto che continuasse a provocare giocando maliziosamente ed io, a continuare a provarci andando sempre in bianco. Essendo tutti e due appassionati di cucina, un giorno di giugno mi scrisse che voleva cucinare per me e che mi invitava ad una cenetta a base di pesce a casa sua. Le risposi che se mi avesse stupito avrei ricambiato con una cena a casa mia a base di carne. Organizzammo per il mercoledì successivo, mi presentai con una bottiglia di vino bianco gelata e con una voglia di farle ogni peggio porcheria. Appena arrivo la prima amara sorpresa:
“e tu chi sei” la voce della figlia più piccola,
“Sono Marco, c’è la mamma?”. Eccomi dentro ed ad accogliermi gli altri due figli. Dopo i giochi e gli scherzi di rito con i mocciosi saluto la bella mammina. Vestito grigio aderente con lo spacco e zeppe molto alte è l’accoglienza che mi viene riservata. Roba da prenderla e metterla a pecora sul tavolo seduta stante.
“Non ti preoccupare adesso li mette a letto la tata” mi sussurra lei nell’orecchio
“così possiamo cenare in pace”
” ma figurati, che fastidio vuoi che diano” le rispondo cercando di autoconvincermi.
Le ultime parole famose….. È più facile far dimettere un nostro politico che far dormire quei tre teppisti. Una volta compiuta la titanica impresa riusciamo a sederci e gustarci l’ottimo antipasto di mare ed a sorseggiare la prima bottiglia di vino. La conversazione si fa sempre più intrigante accentuata dallo strofinio con il collo del piede sui miei jeans. Mentre è intenta a cucinare il secondo a base di tonno con una crosta di pistacchi, non resisto, la cingo da dietro e inizio ad accarezzarle quella meravigliosa pancia piatta premurandomi di farle sentire la mia eccitazione sul suo sedere. Mentre lei cerca di divincolarsi compare la tata all’ingresso:
“signola, i bambini dolmono”,
“perfetto” ribatte lei spingendomi da parte. Eh che palle, comincio a pensare. Proseguiamo la cena, stappiamo un’altra bottiglia e mangiamo il secondo seguito dal dolce in tutta tranquillità. A quel punto eravamo in quella meravigliosa fase dove qualsiasi cosa ti fa ridere. Ci sediamo sul divano e iniziamo a coccolarci, qualche bacino, qualche carezza. L’atmosfera si fa veramente calda. Inizio ad accarezzare quelle magnifiche gambe, salendo lentamente. Il suo respiro si fa leggermente accelerato. Sposto la mia mano sul seno ed inizio a stringerlo deciso, facendola sussultare. Lei appoggia il braccio sulla mia gamba e con il gomito solletica la mia cappella che ormai sento completamente fuori dai boxer. Il suo è un movimento volutamente studiato, provocatorio e innocente allo stesso tempo. Le mie mani non le danno tregua “fermati” mi dice ansimando “non possiamo qua”
“chiudiamo la porta” le dico
“No, c’è la tata in giro. Se poi lo racconta a mio marito sono casini”
“Non resisto, ti voglio” le dico,
“no davvero meglio di no”. Si alza e si sposta in cucina per rassettare. Da galantuomo con macigno nei pantaloni mi offro di aiutarla. Nonostante siamo presi nel rassettaggio stoviglie l’eccitazione di entrambi non diminuisce. Strusciate, ammiccamenti, carezze. Allora tento il tutto per tutto. Mentre le sono di spalle le alzo la gonna, scosto il perizoma e con un pizzico di sadismo le infilo due dita in figa
“mmmmm” ansima Silvia,
“ma quanto sei bagnata” le sussurro impossessandomi del suo lobo. Si gira e mi bacia avidamente. La masturbo con lentezza, il palmo appoggiato al pube, le dita che partono dal clitoride, attraversano le grandi labbra fino ad entrare completamente sfregando la parete anteriore per poi tornare indietro fino al clitoride. Un ritmo costante, lento, che asseconda i movimenti del suo bacino. Una, due, tre volte aumento un pochino il ritmo. Con la mano mi strofina il cazzo furiosamente da sopra i jeans, lo stringe, ne tasta la consistenza. Di colpo un rumore dalle scale
“aspetta” e si interrompe. D’istinto esce dalla parte opposta, in giardino e si sistema. La raggiungo
“dove vai?”
“la tata, sta sistemando il bucato e continua a fare su e giù, te l’ho detto è un casino qua”
“Ma un posto appartato?”
“no, non sono tranquilla”
“lasciamo perdere…. Non posso neanche fare tardi se no mia moglie si insospettisce, è destino che io e te non si chiavi” lei si mette a ridere e mi dice:
”e chi ti dice che io voglia scopare con te”. Dopo questa è giunto il momento di prendere le palle gonfie e doloranti e andare a casa. Ovviamente il saluto è stato un lungo bacio sulla bocca. Il dubbio che si stia divertendo alle mie spalle prepotente si affaccia nella mia testa.
Essendo il periodo estivo tra vacanze e impegni di Silvia non ho avuto notizie. Verso settembre i contatti riprendono tra messaggini e incontri saltuari per un caffè. Si va avanti per un po’ di tempo così. Durante uno scambio di messaggini inizia ad accusarmi di non mantenere le promesse ed io rispondendole le chiedo a cosa facesse riferimento:
“non dovevi invitarmi a casa tua per una cena?”
“certo, tutta carne ma guarda che a casa mia non c’è la tata a proteggerti”
“non ti preoccupare conosco mille modi per mandarti in bianco”
ovviamente punto in pieno sull’orgoglio le rispondo “fra due settimane sono a casa da solo, mia moglie parte per il weekend, tieniti libera per venerdì”
“confermato allora”.
Finalmente giunge quel venerdì di ottobre. Alle 8 arriva Silvia e la faccio accomodare. Le tolgo il soprabito e posso ammirarla: vestito blu con calze a rete scure e stivali con un bel tacco. Molto elegante ammetto:
“sei bellissima” le dico
“grazie, che bel calduccio da questo camino” in effetti le temperature erano scese ed optare per il camino acceso fa sempre la sua figura.
“hai avuto problemi a trovare casa mia”
“no, mi ha accompagnato Alberto (il fidanzato) anche lui doveva uscire quindi si è offerto di portarmi”
la mia mascella praticamente si è sfracellata al pavimento “come ti ha accompagnato Alberto?, scusa ma le hai spiegato dove andavi?”
“Si, si ha detto che non c’è problema. Aveva una degustazione di whisky qui vicino”
“Devi essere tutta matta, comunque contento lui. Iniziamo a mangiare che si fredda”. La cena nonostante la premessa procede al meglio, modestamente il cibo è ottimo e il tasso alcolico molto alto. La conversazione procede in maniera interessante e provocante. Qualche piccola avances, qualche piccolo tentativo per capire dove si può arrivare, qualche carezza. Ad un certo punto si siede sulle mie gambe, il mio cazzo reagisce d’istinto, le sue cosce si scoprono e come se non fosse successo nulla mi dice:
“sono convinta che se mi fermassi a dormire da te stanotte mi faresti divertire tantissimo” strusciandosi “peccato che fra un po’ viene a prendermi Alberto”
“come viene a prenderti????” non mi sono accorto ma era già quasi mezzanotte “chiamalo e digli che ti porto a casa io”
“ma no dai povero, cosa gli racconto” e intanto si strusciava, il suo viso praticamente contro il mio. Neanche a dirlo e le arriva un sms ‘5 minuti e sono lì.
“Cazzo, non abbiamo neanche mangiato il dolce, ma si può rompere i coglioni in questo modo?” sbotto ” Ho preparato il flan al cioccolato con cuore morbido” praticamente da pitone sono passato a gamberetto in un decimo di secondo.
“Cosa vuoi che ti dica, fallo salire, almeno non butto via il cibo” le dico pensando allo schifo di finale di serata. Ecco che sale il rompicoglioni. Saluti e presentazioni di rito. Altro che degustazione di whisky, questo si è bevuto una distilleria intera. Servo il dolce accompagnato da una selezione di amari. Nessuno si tira indietro. Devo dire siamo tutti ad un livello molto. Le battute si sprecano, Silvia al posto che smettere di fare la zoccola continua a provocarmi, meno male che Alberto non si rende conto. Ci spostiamo sul divano. Accendo della musica di sottofondo e continuiamo a bere. La sala è rischiarata solo dal camino acceso. Il mio divano è molto ampio ed accogliente. Alberto si mette vicino al bracciolo, Silvia di fianco a lui e io sull’altro lato. La conversazione continua tra me e Silvia mentre Alberto è sempre più distaccato. Tempo zero ribalta la testa all’indietro inizia a russare. Iniziamo a ridere mentre lei cerca di farlo rinvenire. Nulla da fare, praticamente svenuto. Silvia si sdraia di lato e appoggia la testa sulla sua gamba. Le gambe le distende verso di me. Allora le tolgo gli stivali. Inizio a massaggiarle i piedini. Sembra una gatta che fa le fusa. Intanto mi gusto il panorama del suo intimo: un perizomino bianco si vede dalle calze a rete. Lei apprezza il massaggio e si rilassa sempre di più. Ormai è in una fase di benessere assoluto. Questo giro non ho nessuna intenzione di andare a letto con il cazzo in tiro e poi, quando mi ricapita una situazione così eccitante. Come un predatore che studia la sua preda, osservo la scena e decido come attaccare. Mi avvicino verso di lei e metto le sue gambe sopra le mie. Inizio a salire e con lentezza infinita mi avvicino al suo inguine. Apre leggermente le gambe ed inizio a toccarla delicatamente. Non so era sveglia o no, so soltanto che le mutande erano completamente bagnate. Le strappo i collant e col dito eseguo dei piccoli cerchi all’altezza del clitoride. Cazzo se le piace. Gode da matti. Si gira a pancia in su e spalanca le gambe. Le scosto le mutande e le infilo due dita. Gode. Ansima. Forse un po’ troppo visto che è sdraiata sul fidanzato. Da due passo a tre dita. Poi quattro. È un fiume in piena. Quando le infilo anche il pollice un tremito le pervade tutto il corpo. Alza la testa e si butta su di me e mi bacia. Mi obbliga ad alzarmi. Mi slaccia i pantaloni, abbassa i boxer e lo prende in bocca.
“ohhhhhhh, finalmente ” esclamo. Mi succhia il cazzo come un indemoniata. Mi spinge di nuovo sul divano. Si alza la gonna scosta le mutande dal buco dei collant e si impala. Mi cavalca selvaggiamente. È una furia. Il suo ansimare è in perfetta sincronia con il mio. Ogni colpo è una fitta di piacere al cervello. Mi alza la maglietta e mi graffia dove riesce. Le mie mani allargano oscenamente il suo culo per poterle dare colpi ancora più profondi. Non posso resistere molto. Ormai l’orgasmo è prossimo. Silvia ansima sempre di più. Le blocca la testa e le infilo la lingua in bocca per evitare che urli. Esplodo dentro di lei una quantità di sborra infinita. Uno spasmo irrefrenabile le pervade tutto il corpo. Ci prendiamo qualche istante abbracciati, sfiniti. Guardo il cornuto russare beatamente e mi chiedo: ma come si fa a dormire in certe situazioni!

 

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Non avrei mai pensato che lo potessi fare…all’inizio. by Pinkie [Vietato ai minori]




Non avrei mai pensato che lo potessi fare…all’inizio. di Pinkie New!

Note dell’autore:

Tutto ebbe inizio per puro caso

Non starò a raccontare la mia vita dalla nascita, ma solo gli eventi che hanno portato a quella che oggi sono, una donna sposata ma con il vizietto di farmi impalare il più possibile e da chiunque lo possa fare, naturalmente con il bene placito del mio unico amore.
Tutto iniziò durante una vacanza fatta a Praga passeggiando per la città tra la gente, ci
capitò di incrociare alcune persone e fra queste riconoscere un porno attore italiano
che non sto a fare il nome, e che quando mio marito me lo fece notare ci guardò
capendo che eravamo italiani, ci salutò e tutto sembrava finito lì. Alla sera andammo
a cena in un locale che il caso volle fosse lo stesso dove stesse cenando il tipo con
una schiera di belle ragazze (presumevo tutte di quell’ambiente per capirci) e altre
persone, venimmo fatti accomodare ad un tavolo vicino, e durante la serata tra le
battute fatte al loro tavolo e gli sguardi si finì per far conoscenza. Al momento di
uscire ci chiese se ci andasse di andare con loro, andavano in un club per continuare
la serata, accettammo e li seguimmo con la nostra auto. Arrivammo al locale, sembrava un pub normale , non un club disco come pensavamo noi potesse essere, entrammo all’interno del locale, anche se mi sentivo un po’ a disagio, mi sentivo osservata, ma non era proprio quello che avevo immaginato, all’entrata salutarono la compagnia ci sedemmo al bancone del bar a bere qualche cosa, la musica non era molto alta e ci permetteva di parlare, la gente non sembrava particolarmente diversa da persone che frequentano i locali come da noi, ci spiegò il tipo che le serate del locale prevedevano qualsiasi tipo degli spettacoli, e gli stessi ospiti partecipavano, quindi mi disse che quella sera si sarebbe svolta una gang bang.
Ero incuriosita dallo sviluppo della serata, un interesse che mi eccitava, passarono alcuni momenti, quando entrò la protagonista della serata portarsi al centro della sala, una donna sulla trentina forse più, non particolarmente bella di viso ma con un gran fisico tette fake, almeno una quarta, tacchi a spillo, qualcuno le si avvicinò e iniziò a farla spogliare, vidi che i primi uomini si erano fatti avanti e aveva gìà iniziato a lavorarsi un paio di verghe, mi eccitava questa situazione, la gente si era messa intorno al gruppo che si stava dando da fare con la tipa, notai che se gli uomini erano come sempre i più affamati, le donne che stavano sedute a bere o a parlare rimanevano distaccate da quello che stava accadendo, quasi fosse normale per loro.
Nel buio infilai una mano sotto la gonna e sentii che ero bagnata tanto che le mutandine
erano zuppe dei miei umori, il fatto che dei perfetti sconosciuti stessero facendo sesso
davanti a me mi aveva fatto montare l’eccitazione più di quanto potessi pensare, altro
che video porno, a proposito notai che vi erano delle persone con le videocamere che riprendevano, oltre ai telefonini che ormai sono sempre in azione.
La tipa aveva già iniziato il suo tour de force, la sua missione essere scopata, a turno
dagli uomini che le stavano intorno, mettendo i loro cazzi chi in bocca chi in mano,
i più fortunati la scopavano, ma la serata era appena iniziata, stavamo a guardare,
vidi che veniva stantuffata nella vagina dal cazzone del porno attore , quando questi
si sfilò con due dita la penetrò nella vagina agitandogliela al punto da farla venire in
un orgasmo tale che dalla vagina ne uscì uno spruzzo di liquido che mi sorprese, io
non avevo mai provato nulla del genere, lo aveva visto ancora nei film porno alcune
scene di squirting credo si chiamino così, ma non avevo mai vissuto direttamente una tale situazione, vidi il corpo della donna fremere tutto e la sua passerina in fiamme stava godendo per davvero , era eccitatissima così come lo ero io.
Qualcuno le fece segno di montare sopra di lui, un altro le mise il suo cazzo in bocca
e un altro le aveva messo il suo in mano, dopo qualche momento un altrò iniziò a
spingere per penetrarla in contemporanea nella vagina aprendola tutta, ero sempre più
bagnata dal piacere della visione, prima che potesse rendersene conto fu impalata da
dietro in un sandwich che le fece montare l’ennesimo orgasmo, hai capito la troiona
pensai, ce l’ha bello largo il buchetto di dietro, non aveva fatto la men che minima
piega quando l’aveva penetrata, nessuna smorfia di dolore, aveva continuato a spompinare il cazzo che aveva in bocca.
Poco dopo la fecero girare e fece la stessa fine ma prendendola dal davanti, la vedevo
riempita da due cazzi nella vagina, e che la facevano godere non male dalle
espressioni che faceva, venne presa in un sandwich classico uno davanti e uno dietro
nel culo, così via prima uno poi un altro e un altro, per fortuna non erano
particolarmente forniti per la maggior parte, il fatto di continuare a prenderne due alla
volta sembrava quasi una cosa normale per lei comunque.
Un tipo belloccio si era sdraiato e lei gli si era montata sopra, aveva un uccello niente
male, quando ecco comparire l’uccello di un tipo che sarà stato quasi trenta cm e con
un diametro da wow e che si preparava a prenderla da dietro, vidi avvicinare il cazzo
allo sfintere della donna e spingere, ebbe qualche mugolio e poi iniziò a godere come
una porca rimasi stupita da come fosse capace di poter prendere due nerchie del
genere senza lamentarsi minimamente, anzi li incitava a pompare di più.
La serata si era avviata su un unico binario che conduceva come al solito ad una
sborrata finale sulle tette, in faccia o sul culo, mi ero distolta per un attimo dalla
scena che veniva impalata dai due mandrilli perchè vidi alcune donne che come me
stavano a guardare ma che si erano messe all’opera, alcune masturbavano i cazzi
degli uomini che le stavano in parte , quando guardai di nuovo verso il centro dello
spettacolo, vidi che era stata fatta girare, il tipo carino le aveva messo il suo uccello
nel culo e il mandingo la stava scopando, tutto normale fino a quando Mandingo tolse
il suo randello dal davanti e cominciò a spingere nello stesso buco dove si trovava
l’altro, la tipa sembrava più sofferente a ricevere due cazzi in culo, fino a quando il
tipo riuscì a sfondare la barriera ed entrare, una doppia anale, cazzo! questo io non lo
potrei fare mai, chissà che male che fa, lei non sembrava invece per niente a disagio,
anzi era molto infoiata.
Credevo che quello fosse il massimo che si potesse vedere quella sera, ma non fu
così, si era messa sopra di schiena al mandingo e l’altro entrò pure lui nel culo,
quindi un terzo uomo salì sopra alla donna e infilò il suo nella fica, anche se la scena
non durò a lungo fu molto impressionante, era presa da tre uomini insieme fino al
momento che si tolsero e andarono a sborrarle in faccia tutte e tre, e proseguendo gli
altri che erano stati a guardare iniziarono a coprirla di sborra, dopo qualche attimo
quando la doccia di sperma era terminata , a quel punto la voce del dj congedò tutti
mettendo fine alla corrida con una frase in tedesco, alles gut, auf wiedersehen.
A quel punto mio marito mi disse: se mi era piaciuta la seratina?? Lo guardai e gli
risposi… ce ne possiamo andare ora? Mio marito non capiva cosa ma poi gli dissi…
Ho la fica in fiamme e non ne posso più, ho bisogno di scopare, se non ci pensi tu mi
trovo il primo che capita… salutammo gli italiani conosciuti a cena e ce ne andammo,
arrivammo in albergo mi feci scopare, ero talmente arrapata che non ci volle molto
per farmi avere l’orgasmo, poi continuammo la nottata all’insegna del sesso sfrenato.
Il giorno seguente non facemmo nessun accenno alla serata in particolare, perché
dovevamo tornare a casa, il volo, i bagagli avevamo la priorità del viaggio, tornati a
casa tornammo su quanto avevamo visto, mio marito mi disse che il tipo gli aveva
dato il suo numero di telefono e che ci aveva invitati ad una fiera del sesso, che se
avessimo voluto andarci di chiamarlo che saremmo stati suoi ospiti.
Dissi come fossi stupita, dall’interesse verso di noi, mio marito mi disse verso di te
caso mai, e poi mi disse che gli aveva proposto di farmi fare una seratina porno se fossi stata interessata a questo genere di spettacolo.
Fu allora che mio marito mi chiese se volessi farlo, essere presa da più uomini, che se
solo volevo lo avrebbe organizzato con il tipo, bastava che io lo volessi, e che la
decisione spettava solo a me, lo guardai ma non risposi, lasciando la porta aperta a
qualsiasi soluzione, ne si ne no, avevo capito che non finiva lì, che era già tutto programmato, mio marito più volte aveva accennato a voler frequentare locali privè, ma non aveva mai forzato la mano, avevo sempre detto che mi sarebbe piaciuto vedere una volta uno di questi locali, ma non se ne era mai fatto niente, oggi invece avevo capito che spettava solo a me dire si o no.
La sera dopo tornò a casa con un video porno dove il tipo era protagonista con altri di una gang bang pantomima da stupro se non che la protagonista viene intervistata prima e dopo della performance e naturalmente è consenziente, mio marito mi disse che avessi voluto avrei potuto avere un esperienza simile a quella, in pratica messa nelle mani del branco, pensai, come la tipa del locale o del video, con tutto quello che ne conseguiva.
Dopo qualche giorno però non riuscivo a togliermi dalla testa la tipa impalata da due,
da tre, e dissi a mio marito che se lui era d’accordo, se a lui faceva piacere sarei stata
disposta a provare quell’esperienza, questo glielo dissi una sera di inizio settimana e
al venerdì sera arrivò a casa e mi disse di prepararmi che quella sera saremmo andati
in una villa privata dove veniva girata una gang bang, in modo di avvicinarmi gradualmente alla mia prima gang bang, tutto presagiva a una serata eccitante senza particolari sviluppi.
Mi portò a casa un vestito in latex e mi diede un collare borchiato da mettere al collo
e scarpe con ultra tacchi in plexiglass e mi disse che sarei stata mascherata per tutto il
tempo mentre ero all’interno della villa, mi disse che la serata era a tema e che ci si doveva vestire in un certo modo per le riprese che venivano fatte, tutte in presa diretta per poi non avere particolari motivi di tagli dalle riprese originali, e mi diede una parrucca di colore rosa e la mascherina così mi sarei sentita meno a disagio e non sarei stata riconosciuta e che avrei avuto un ruolo di comparsa nel film.
Salimmo in macchina e andammo nel luogo dove si sarebbe svolta la serata, mi fece
scendere dall’auto e mi trovai davanti il porno attore conosciuto a Praga, mi salutò e
mi lasciò con una donna che gli stava vicino sulla quarantina rossa di capelli non bella di viso, ma ben fatta, pensai fosse lei la protagonista della serata, un tipo che avrei definito pure io faccia da zoccola, mi mise un guinzaglio al collare e mi disse seguimi, venni portata in una sala dove c’erano solo uomini, pensai fosse parte della messa in scena, intravedevo non tutto chiaramente da dietro la maschera ed essendo l’ambiente soffuso anche se non ero in grado di vedere chiaramente chi fossero coloro in contorno al punto dove venni fatta fermare a causa delle luci dei faretti che puntavano verso terra in modo da illuminare quello che sarebbe accaduto sotto i riflettori.
La donna che mi aveva accompagnata mi disse di spogliarmi della giacca, così rimasi con il completo in latex che era fatto in modo che le parti intime rimanessero accessibili, anche se pensavo che dovessero essere violate in questa occasione, mi prese le mani e me le fece appoggiare sopra una specie di panca, non capivo, poi mi fece appoggiare pure la testa e sentìi chiudere sopra di me l’altra metà che non mi permetteva di liberarmi, erano ceppi del tipo in uso in epoca medievale, in pratica ero stata messa alla gogna, non potevo togliermi e mi permetteva di essere a completa disposizione di chi volesse fare uso di me.
Ero convinta che facessi la parte del sopramobile all’interno della scena, e aspettavo che si iniziasse le riprese, vidi la donna allontanarsi, e all’improvviso le mani di qualcuno iniziarono a toccarmi. Dissi quasi urlando “ma cosa state facendo??” Rimasi per un attimo incredula, non me lo aspettavo, pensai che qualcuno non sapeva che io fossi solo una comparsa, ma un approccio meno soft di quello che successe non me lo sarei mai aspettato, sentìi sulle mie labbra appoggiarsi un cazzo, e poi un altro ancora, iniziarono a mettersi intorno a me solo uomini, non potevo sapere quanti, portavo la maschera che mi limitava la vista e forse era meglio così a quel punto perché avevo capito che ero io la star della serata, iniziarono a mettermi i loro cazzi in bocca, ogni movimento che facevo me ne trovavo uno a portata, e di dimensione, alcuni sembravano piccoli, ma alcuni avevano dimensioni da urlo direi, in tutti i sensi, bloccata nei ceppi, ero in loro balia, da un lato continuavano a porgermi cazzi in bocca, chi dava pacche sul culo e anche forti, chi tastava le tette, iniziarono ad insultarmi come meglio credevano, “troia vuoi godere”, “ti piace il mio cazzo”, e via dicendo.
Cercavo con lo sguardo di vedere mio marito ma non ce la facevo, quel bastardo mi aveva fregata, improvviso dalla parte posteriore della gogna qualcuno iniziò a farsi strada nella mia topa e a scoparmi per poi lasciare spazio ad un altro e a turno facendo passaggi veloci e alternandosi, facendomi montare un orgasmo dietro l’altro, si perché non sono di legno nonostante tutto mi ero eccitata, il fatto di essere presa in quel modo mi eccitava, e godevo anche.
Capìi in tutta la sua pienezza quel che mio marito mi aveva detto, ero alla mercede del branco, e nessuno li avrebbe fermati, improvvisamente iniziò quello che più temevo, sentìi che qualcuno stava spingendo per entrare da dietro, mi proposi di non irrigidirmi per non sentire più dolore di quello che già avrei dovuto sentire, e così fu, iniziarono a turno a mettermelo anche nel culo, alcuni non erano molto grossi e li sopportavo bene, mentre in alcuni casi sentìi aprirsi il buco del culo, come dire sfondare.
Ora mai il mio sfintere era talmente allenato che non subiva alcun dolore tra un cambio e l’altro, sentìi dire da qualcuno che venissi liberata, stavano aprendo la morsa dove ero stata imprigionata, mi presero le mani e mi ammanettarono, chi comandava mi stava tirando verso una panca dove già si era sdraiato qualcuno, mi fecero montare sopra, sentìi che le manette venivano agganciate verso l’alto ad una catena che venne tirata su, rimanendo così nell’impossibilità di usare le mani, inoltre mi venne messo in bocca un morso con pallina in gomma, in modo da impedirmi di urlare, alcuni degli uomini mi tenevano per le gambe e i fianchi in modo che non mi dimenassi, praticamente ero bloccata e anche se avessi voluto rifiutare di andare avanti non sarebbe cambiato niente.
Il tempo di capire e iniziarono a montarmi nel didietro nuovamente, ora però avendone anche uno davanti la sensazione era più forte e se qualche volta non erano così invasivi, in altri mi sentivo squarciata, ora mai avevo perso la cognizione del tempo, quanto era passato e quanto sarebbero andati avanti ancora mi stavo chiedendo, non potevo capire cosa stava succedendo, mi fecero togliere da sopra al tipo che aveva fatto da sostegno, un altro stava prendendo il suo posto, mi fecero girare e l’uomo sulla panca mi penetrò nel culo, mi sentìi aprire tutta nonostante fosse tutta la sera che entravano ed uscivano da quella porta, iniziò a darmi alcuni
colpi in modo che il cazzo scivolasse per bene, così sdraiata sopra il mio impalatore
iniziavo a godere e sentìi all’orecchio: …ti stai divertendo troiona, ne vuoi di più?
mi ero sentita squarciata, il suo grosso cazzo non era comune, e lo si sentiva quando
stava per entrare, quasi a farmi dire che fortuna che il culo era stato preparato a
dovere prima.
Qualcuno stava per entrare nella fica era come spalancata da come ero tenuta aperta da chi mi reggeva le gambe, degli orgasmi avevo perso il conto, e ormai sia davanti che dietro era tutto un fuoco, ma quanti erano? Il tipo che era entrato in me in quel momento era molto dotato, sicuramente al pari di quello che mi stava da dietro, mi entìi riempire tutta come non mai, dopo qualche momento sentìi che si tolse dalla mia fica e gli aiutanti mi tirarono le gambe più in alto, non ebbi il tempo di capire cosa volessero fare, ma capii da sola il perché, sentìi quella grossa mazza spingere anch’essa all’entrata del culo, avrei voluto dire di no, avrei voluto urlare di no ma avevo la pallina in bocca che me lo impediva, inizialmente faceva fatica a penetrarmi, sentìi schizzare del liquido lubrificante, quindi nuovamente iniziò a spingere fino al momento che trovò la via per poter entrare in contemporanea all’altro, in quel momento mi sentìi mancare urlai dal dolore nonostante la bocca fosse bloccata , tanto mi sentìi sfondare, sentivo male ma con il passare dei colpi, iniziai anche a sentire piacere, qualcosa di indescrivibile, tanto invasivo, quanto eccitante, tanto che ebbi un orgasmo, a quel punto colui che mi penetrava dal davanti si tolse uscì dal culo e scaricò tutto il suo liquido sulla mia pancia.
In cuor mio speravo che a quel punto si fermassero, invece iniziarono il solito giro, chi spingeva dentro al culo e chi si accontentava di entrare nella fica, non sapevo quantificare il
tempo che stava trascorrendo, per fortuna in questa fase si erano fatti avanti quelli meno dotati, e la maggior parte finiva per schizzarmi in men che si dica da qualche parte del mio corpo.
Pensavo di aver fatto tutto quella sera e che di più non si potesse fare, quando la solita voce mi sussurrò… adesso viene il bello. Cosa significava mi chiedevo, con quello che avevo già fatto non sembrava che ci potesse essere altro, già mi sentivo sfinita, avrei voluto chiudere lì la festa, ma loro non la pensavano come me, anzi proprio il contrario, quello che mi aspettò me lo ricorderò a lungo ancora.
Uno si sistemò sotto di me e infilò l’uccello nel culo in quella posizione, e davanti
intuìi che qualcuno stava per entrare qualcuno da qualche parte, sentìi colare il lubrificante sulla vagina verso il canale posteriore, dove si era già sistemato nel culo, questi iniziò a premere contro il mio buco del sedere ma nonostante fosse tutta sera che entravano da lì aveva difficoltà ad entrare, da dietro la maschera intravidi la pelle dell’uomo e si trattava di un uomo di colore, il tempo di pensare ai pali di certi neri che mi sentìi squarciata tanto che emisi un urlo di dolore e nonostante la pallina in bocca, in quel momento capìi che era ancora possibile che mi potessero farmi urlare e che non potevo dare niente per scontato, il ragazzo di colore iniziò a muoversi dentro di me, mi sentivo mancare, non capivo più niente, cosa era male e cosa era piacere, ansimavo e dimenavo le mani legate alla catena, ma non c’era niente da fare, non si fermava, improvvisamente fu quello sotto di me a togliersi e a darmi il sollievo tanto sperato, finendo con lo svuotare tutto ciò che aveva sulla mia faccia, qualcuno disse al nero di prendere il suo posto dietro di me, me lo mise nella vagina e un altro si fece avanti, vidi che era di colore pure lui, entrò anche lui doppiando la vagina, erano tutte e due enormi almeno 30cm di uccello e non so quanto grossi, mi sentivo tutta ripiena mi fecero godere ancora, poi quello sotto si tolse dal davanti e lo infilò nuovamente nel culo, e l’altro continuò a pompare nella mia fica, fino a quando lo tolse e iniziò a spingere contro lo sfintere, considerando la massa dei due ero molto preoccupata, vero che avevano già fatto strada prima e il culo era ormai dilatato, ma qualche dubbio mi teneva in ansia, fino a che lo mise nella porta posteriore anche lui, nuovamente urlai e nuovamente mi sentìi squarciare il culo, i due mi stavano allargando lo sfintere come nessuno aveva mai fatto prima d’ora, mi sembrava di non poter sopportare quell’intrusione che non mi permetteva di ragionare il dolore venne soprafatto nuovamente dal piacere misto ad una forte sensazione di essere spaccata in due, e nel momento in cui mi lasciarono e contemporaneamente andando a svuotare la loro sborra sul mio viso mi sentìi svuotata e al tempo stesso venni innondata di sperma come non mai.
Quanto era passato da quando avevano iniziato, non mi rendevo conto quasi come se tutto si svolgesse in una dimensione parallela alla realtà, in quegli attimi dopo aver subito l’ennesima “violenza” dai due neri pensai quanto troia fossi, mi ero fatta montare da non so quanti uomini, che mi avevano aperto davanti e didietro in qualsiasi modo, ora mai il clou della serata era passato sentivo di quando in quando arrivare schizzi di sborra da tutte le parti e presumevo che il tutto stesse volgendo al termine, quando sentìi il tocco della mano femminile appoggiarsi sul mio clitoride, probabilmente la stessa che mi aveva aperto la strada in quella serata, iniziare a cercare di farsi strada nella vagina, piano piano la penetrò con tutta la mano, non era un a mano molto grande, continuava a muovere la mano dentro di me, alcuni uomini mi fecero girare a carponi e a quel punto sentìi che un cazzo spingeva sul buco del culo fino ad entrare, si mosse per poco perché venne all’interno del culo, e quando si sfilò la mano che stava nella mia vagina, iniziò a farsi strada nel mio buchetto ben oliato a quel punto, e nel mio più grande stupore sentìi la mano infilarsi completamente, a quel punto con anche l’altra mano nella vagina mi aveva doppiata pure lei, la donna si muoveva in
modo simultaneo davanti e dietro fino a che ebbi l’orgasmo con tanto di squirt che mi
fece fremere tutta, a quel punto la donna sfilò le mani e finalmente pensai fosse tutto finito, venni fatta adagiare sulla panca sfinita, svuotata, il dolore era misto al piacere avuto, ma a quel punto ero distrutta, esausta, non ce l’avrei fatta a fare più niente, le gambe non mi reggevano più, ero arrivata al traguardo della mia maratona.
Sentìi che mi staccavano le manette dai polsi, mi tolsero il morso e mi pulirono dallo
sperma che mi aveva ricoperta tutto il corpo, e mi coprirono con un accappatoio, venni presa di peso e portata via, mi sentìi adagiare all’interno dell’auto e la voce di mio marito mi chiese se tutto andava bene, non ebbi la forza di rispondere tanto ero stanca e spossata, poi sentìi che parlava con qualcuno all’esterno che lo salutava, mi addormentai, arrivati a casa mi gettai nel letto e crollai in un sonno profondo, quasi a sperare che tutto fosse stato un sogno o un incubo??
L’indomani quando mi svegliai ero sola nel letto, erano passate già le undici di mattina, ero tutta indolenzita, mi sentivo i miei buchi ancora in fiamme, mi alzai e entrai nella doccia e ci rimasi a lungo come a dover lavar via tutto ciò che avevo passato la sera prima, quando uscìi mio marito era lì mi porse l’accappatoio e poi mi strinse fra le sue braccia, spero che non ti sia pentita di averlo fatto, amo mio marito, farei tutto per far piacere a lui anche questo in parte lo fatto per lui, ma ora che ho assaggiato certi pali e i miei buchi sono più che sfondati potrei desiderare di continuare a volerli prendere per il mio piacere, da troia che sono, pensare che ora ho provato tutto quello che c’era da provare e prendere davanti e sopratutto didietro, mi viene difficile pensare di farne a meno, il film fatto sta a me solo decidere se farlo mettere in circolazione o no, per ora me lo sono rigustato con un paio di vibratori nel
culo e uno davanti quando mio marito non era a casa, e pensarci bene potrei anche
darmi al porno in modo professionale ora che la strada è stata aperta, …per non dire spalancata.
Questa porta verrà ancora chiusa con molti cazzi e quello che pensavo fosse il massimo della perversione era solo l’inizio…

Note finali:

e questo è stato l’inizio…

 

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