Come sono diventato voyeur, come mia moglie è diventata esibizionista by fallingslips [Vietato ai minori]




“Non ti piace essere osservato?”
“No”
“Perché?”
“Dipende”
“Dipende da cosa?”
“Dalla situazione”
“La situazione..” “per me è sempre la stessa: tu sei nudo e qualcuno ti guarda”
“Non è proprio così”
“Spiegami..”
“Non so spiegarlo”
“Appunto, è questo il bello..” Sorrise lei guardando verso l’alto.

“Aspetta, ora mi levo anche questo, cosa fa?” chiese Helena con tono malizioso lasciando cadere a terra il reggiseno
“Pare immobile”
“Certo che lo è, lui ed io siamo immobili, ma dentro stiamo urlando”
“Passami il top per piacere, altrimenti il gioco finisce”
Lorenzo le passò l’indumento mentre, evitando in ogni modo di sbirciare tra le tendine del camerino di Helena, continuava a scrutare quell’uomo la in alto che, senza ormai granché eleganza, spiava la ragazza intenta a cambiarsi nel suo spogliatoio.
“Ti metto in imbarazzo?”
“Un pochino, sai non sei una donna come tutte le altre” confessò Lorenzo
“Ah no? e cosa sono?”
“Sei la sorella della mia ragazza, ti conosco da così tanto tempo che potresti essere anche mia sorella”
“Quindi?”
“Quindi mi infastidisce quell’uomo”
“Ancora con questa storia? ti ho detto che non mi disturba affatto, anzi mi diverte”

Lorenzo rimase in silenzio e chiuse gli occhi per controllare il respiro. Anche lui era stuzzicato, ma non poteva certo tradirsi, troppi erano i coinvolgimenti in gioco. Era vero, conosceva Helena dalla più tenera età, quando lui e la sorella Creta iniziarono ad uscire insieme, mettendo le basi per il decennio successivo. Nel frattempo anche Helena era cresciuta, somigliava moltissimo alla sorella maggiore: un metro e settantacinque, capelli scuri lunghi, viso tondeggiante dall’aria sovietica, labbra voluminose ma non eccessivamente evidenti, naso retto, occhi grandi, fisico slanciato che terminava in lunghe gambe prestanti, quasi muscolose. La differenza tra Helena e Creta stava tutta nella parte centrale del proprio fisico, se la prima poteva imporsi grazie ad un considerevole seno, tondo e ben posizionato, la fidanzata di Lorenzo, Creta, godeva invece di un sedere statuario, sostenuto anche da una vita stretta che ne evidenziava le generose forme. In passato entrambe avevano posato per un servizio fotografico, Creta però era troppo introversa per trarne profitto, Helena invece ci guadagnò un lavoro, e tutt’oggi fa la fotografa.
Ci fu un tempo nel quale Lorenzo, conscio del suo fascino, stuzzicava quella ragazzina che, quasi innamorata, cercava in tutti i modi di emulare la sorella Creta. Ora era Helena ad essere imprendibile.. non si può dire che avesse superato la bellezza di Creta, ma il suo atteggiamento non passava inosservato.

Nel frattempo e senza esporsi la ragazza allungò la mano fuori dal camerino attirando l’attenzione di Lorenzo. Si era avvolta nella tendina, solo Dio poteva sapere cosa ci fosse sotto.
“Sei distratto” ridacchiò la ragazza
“No, sono molto concentrato invece” replicò lui
“Allora vammi a prendere quei leggings verdi che abbiamo visto prima, poi prometto che ti libero” sorrise
Lorenzo abbandonò velocemente l’area camerini e si diresse senza meta nel negozio. Non aveva la minima idea di dove cercare, ma allo stesso tempo continuava ad osservare quell’uomo. Decise di salire le scale verso il piano del guardone/spettatore, dentro di se non capiva bene quale fosse lo scopo.
Avanzò piano lungo il cordone di vetro che delimitava il piano superiore, camminava verso l’ignaro voyeur.
“Posso aiutarti?” una voce lo colse alle spalle.
“No grazie sono a posto.. anzi, per la verità cercavo dei leggings”
“Alle sue spalle” disse la commessa allontanandosi.
Lorenzo si voltò e rivoltò più volte, ma quello che vide non era certo in qualche modo simile ad un indumento.
Era laggiù, quella Venere smaliziata, dietro la tendina schiusa. Da quella posizione si poteva vedere la parte alta dello specchio e il riflesso era inequivocabile.. Helena era li, coperta da una finissima camicetta color panna, piuttosto larga, pareva quasi una scolaretta.
A vederla era veramente impossibile credere che fosse capace di azioni tanto ardite, ma la realtà è maestra nel demolire le nostre banali etichette. Osservandosi bene, Helena sbottonò il primo bottone. Seguirono il secondo ed il terzo. Lasciò ora fuoriuscire i seni, tondi e sodi, sfiorandoli maliziosamente.
Lorenzo era li immobile, a pochi metri da quello sconosciuto che nei suoi intenti doveva punire, ora nella stessa barca.
La ragazza, specchiandosi, fece un passo indietro e ruotò, appoggiandosi quasi alla tendina, fece per guardare fuori togliendosi la camicetta e lasciandola alle sue spalle, che ora, nude erano alla nostra vista.
“Che troia” disse quell’uomo improvvisamente. Un brivido percorse la schiena di Lorenzo. Capì solo qualche secondo dopo che stava parlando con lui.
“Ti piace?” disse senza voltarsi con tono diretto.
“La vista non è male” sorrise un Lorenzo impacciato
L’uomo si voltò verso di lui con sguardo consenziente.
“Quella è una vera troia” ripeté
“Addirittura?” singhiozzò il ragazzo all’ennesima battuta. Gli venne voglia di manifestare da subito la sua identità, ma si contenne, non era li per quello dopotutto.
“Guarda che gambe, che culo..” Continuò l’altro con eleganza
“Io ne vedo tante di donne sai. E ti dico che quella la è li per un motivo, non è sbadata, vuole farsi guardare”
Lorenzo lo ascoltava, dentro di se stava crescendo qualcosa che ancora non poteva identificare. Attese. Osservando ora quell’uomo con maggiore coraggio notò un importante dettaglio: la targhetta “Security” sulla sua spalla, fatto che generò in lui una sorta di timore, dettato anche dalla consistente massa corporea.
“Molte donne lasciano le tendine socchiuse?” chiese per prendere tempo.
“Più di quello che credi, molte sono solo troiette da quattro soldi, ma quella li no. Ascoltami a me, quella è una di classe, una vera esibizionista”.
Non solo non poteva credere a quelle parole, ma nemmeno a quello che li provocavano.
Sotto gli occhi vigili di quei due, Helena era li, completamente presa da se e dalla sua esibizione, provò e riprovò quei vestiti. Le sue movenze, il suo aspetto fisico, generavano in Lorenzo una sensazione tra l’eccitazione e la tensione. La verità è che nella maggior parte delle pose Helena era identica a Creta. Poteva essere lei.
Fu questa associazione a produrre in Lorenzo un agghiacciante sensazione: era eccitato, molto eccitato. Il primo pensiero che lo colse fu il fortissimo desiderio che in quel camerino ci fosse Creta e che come Helena ora, fosse violata e denigrata dagli sguardi altrui.
Continuò a fissarla, ora desiderava che si voltasse, che mostrasse quelle tette, che lo scoprisse ed infine lo invitasse laggiù, a soddisfare le proprie voglie. Ma l’esibizionismo non era questo, e il principiante Lorenzo ancora non poteva comprenderlo.
In un secondo il tutto terminò: Helena si rivestì, la guardia si allontanò, Lorenzo prese i leggings e la giornata proseguì tranquilla.

Tuttavia quel giorno, da quel negozio, uscì un nuovo e più cosciente Lorenzo.

 

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Ricerche Frequenti:

Le sensazioni della gita 3 – Silvia by mammamia [Vietato ai minori]




Lo guardo.

Sono stata a letto con diversi ragazzi nella mia vita, eppure non ricordo di avere mai visto un cazzo così grosso. Lo prendo con entrambe le mani. Inizio a segarlo. Su e giù. Piano piano. Non c’è fretta. Sono una professionista, io. Accompagno dei movimenti rotatori. Sembra gradire. Dalla mia posizione inginocchiata, alzo lo sguardo verso il suo volto. Mi sta osservando fargli la sega. Ha uno sguardo concentrato, ma so che dentro è felice come un bambino a Natale.

Noto per la sua faccia di bronzo, Paolo ci ha provato con quasi tutte le ragazze della scuola. Me compresa. Sarà contento di depennarmi dalla lista delle ragazze “non ancora” e di aggiungere il mio nome alla categoria “seghe”. Continuo a segarlo con entrambe le mani. Avvicino la bocca al suo membro. Rimango un po’ lì. Gli sfioro il glande con le labbra. Poi mi allontano, ridacchiando sadicamente.

Niente pompino, mio caro! Devi soffrire un po’!

Mi ci avvicino di nuovo. Mi lecco le labbra. Lo fisso negli occhi con aria di superiorità. Con la consapevolezza di essere io a dominare la situazione.

Non te lo faccio ancora un pompino, Paolino caro!

Lo massaggio. Palmo aperto, accarezzo tutta l’asta del pene fino alla cappella. In cima al membro, chiudo la mano a pugno e lo sego fino in fondo. Su. E poi giù. Avvicino nuovamente la bocca. Lo guardo negli occhi. Lecco la cappella.

Gli faccio segno di no con la testa. Spero stia impazzendo!

Riprendo a masturbarlo. Mi fermo un attimo.

Non deve venire subito!

Approfitto della pausa per sfilarmi la maglia. Non voglio mica essere l’ultima a spogliarmi! Sul letto della stanza, Davide e Valentina si dilettano ormai da parecchi minuti ad emulare i rapporti sessuali dei cani. Con movimenti profondi e regolari, Davide penetra da dietro Valentina, che emette dei silenziosi guaiti al ritmo delle spinte infertole. Allo stesso ritmo, le sue tette si muovono avanti ed indietro con movimento ipnotico. Ogni tanto un po’ invidio quel seno. Non che desideri avere una quinta misura… però non mi dispiacerebbe riuscire almeno a riempire a pieno una prima!

Slacciato il reggiseno, noto che Paolo mi guarda stupito. Non si aspettava che portassi reggiseni imbottiti. Molto imbottiti! Ci rido su: mi lecco l’indice della mano, che poi uso per massaggiare il capezzolo sinistro. Spero abbia recepito il messaggio: “ebbene sì, le tette offerte sono queste. Però le so usare bene!” E poi le tette non sono tutto. Anche se bisogna ammettere che la loro dimensione influisce molto sul giudizio che i maschietti attribuiscono ad una ragazza. Valentina, ad esempio, a parte un seno enorme, cosa può offrire? Non credo che naso storto, occhi piccoli e pelle cadaverica siano cose piacevoli da vedere in una ragazza. Inoltre, continua a tingersi i capelli di un nero corvino, facendo risaltare ancora di più il colore chiarissimo della sua pelle. Eppure… guarda come se la sta sbattendo, Davide! Quelle tette sono ipnotiche per i ragazzi.

A fianco del letto, Danilo sta filmando il documentario sulla riproduzione canina con il suo telefonino. Io pensavo fosse gay! Ma non credo che un gay si diverta a girare un video amatoriale mentre si masturba come un pazzo con l’altra mano. Avvicino il busto al grosso cazzo di Paolo. Lo guido verso il mio seno. Gli faccio scivolare la cappella sui miei capezzoli turgidi. Prima uno. Poi l’altro. Gli do un bacio sulla cappella e mi alzo. Mi guarda con sguardo implorante.

Non me ne vedo, caro, tranquillo.

Mi levo solo i pantaloni. Li abbasso un po’, poi li lascio scivolare da soli fino a terra. Guardandolo fisso negli occhi, mi inginocchio nuovamente. Continua la mia opera. Su e giù. A ritmo costante. Mi lecco la mano destra. Dal polso fino alla punta del dito medio. Poi lo masturbo con la manina umida. La lubrificatura non è ancora perfetta, però. Mi avvicino un po’ con il viso e lascio cadere un filo di saliva sul cazzo. Spalmo bene il lubrificante naturale lungo l’asta. Ancora su e giù. Su e giù. Ce ne vuole ancora un po’. Sputo sulla cappella. Ora si che le mani corrono su e giù senza problemi. Aumento un po’ il ritmo. Potrebbe essere il momento di un piccolo trucchetto. Mentre mi muovo lungo l’asta con la mano destra, uso la sinistra per solleticargli le palle. Chiude gli occhi. Gli piace. Piace a tutti!

Anche la Silvietta ha gli occhi chiusi. Ilaria da qualche minuto le sta leccando la micetta. Non mi sarei mai aspettata che Ilaria avesse simili gusti. Anche se ora capisco il perché non è in grado di indossare nulla di più femminile di una felpa. Avrei dovuto capirlo subito. Di femminile, quella ragazza ha ben poco. Spalla larghe da sportiva. Curve pressoché inesistenti. Avrebbe dovuto dirmelo, però. Le amiche si dicono tutto. Invece devo venire a scoprire una cosa del genere guardandola mentre fa ansimare la Silvietta, spalle al muro in balia dell’abilità della sua lingua.

Avvicino nuovamente la bocca al cazzo di Paolo. Tiro fuori la lingua e lecco l’asta. Tutta. Dallo scroto al glande. Giunta al termine, apro la bocca. Con un movimento di bacino, Paolo ci infila il cazzo dentro. Non riesce più ad aspettare. Non ce la fa più! Lo lascio fare. Non faccio più nulla. Tengo la bocca aperta e lo lascio penetrarla come meglio preferisce. Mi prende per i capelli. Ma non mi fa male. E’ un po’ come se mi grattasse la testa. Continua a penetrarmi la bocca. Divarico le gambe. Per quanto sia possibile farlo stando in ginocchio. Scosto leggermente le mutandine ed inizio a massaggiarmi. Paolo mi ha vista. La situazione lo eccita tantissimo. Gli afferro il cazzo ed inizio a segarlo a gran velocità. Con una mano mi prendo cura del suo membro, mentre mi prendo cura della mia micetta con l’altra. Inarca la testa all’indietro. Ha dei piccoli spasmi. Mi bagna tutto il seno. Poi, guardandolo fisso negli occhi, avvicino il suo cazzo ai miei capezzoli e ci spalmo per bene sopra quel poco di sperma che ancora il suo cazzo produce. Me lo infilo un ultima volta in bocca e lo ciuccio come fosse un calippo.

Mi alzo da terra. Non c’è più nulla da ciucciare! Mi pulisco un attimo con un fazzoletto. Non mi piace avere le mani appiccicose. Mi ricade l’occhio su due sul letto. Difficile non notarli. Il finemente depilato pube di Davide si appoggia a ritmo costante sull’ano di Valentina, mentre la penetra con esperienza da dietro. Mi eccitano! Dicono che sono una passione esclusivamente maschile, eppure a me i film porno piacciono molto. Mi sfilo il tanga e vado a sedermi sulla sedia di fronte al letto. Mi appoggio allo schienale, allargo le gambe ed inizio a massaggiarmi la fica guardando i due scopare sul letto. Guardo il sudore scendere dai lunghissimi capelli di Valentina fino alle sue mani, che stringono a pugno alcuni lembi delle lenzuola del letto. Mi piacerebbe essere al suo posto, in questo momento. Inoltre, il fatto che Danilo stia riprendendo il tutto contribuisce ad aumentare la mia eccitazione. Mi lecco la mano con cui mi sto masturbando. Aumento il ritmo dei massaggi sul clitoride. Piego la testa all’indietro e la appoggio sullo schienale della sedia.

Chiudo gli occhi.

Immagino di essere al posto di Valentina. Di essere sul letto, dominata da dietro da Davide. Di ricevere profonde penetrazioni regolari. Di sentire il sudore del suo pube bagnare il mio sedere. So che il mio sedere gli piace. Glielo ho sentito dire una volta. E non solo a lui. Piace a tutti! Sono fiera della scritta sul muro dei bagni dei maschi “te lo sbatterei in culo!” a fianco del mio nome!

Qualcuno ferma la mia mano. Riapro gli occhi. Ilaria è in ginocchio di fronte alla sedia. Scosta la mia mano e avvicina la testa alla mie grazie. Inizia a leccarmi. Piano piano. Quasi timidamente. Mi sento un po’ agitata. Per me sarebbe un’esperienza nuova. E poi non è una persona qualunque, ma una cara amica.

Guardo la Silvietta, seduta per terra, schiena appoggiata al muro, con l’aria rilassata. Decido che anche io voglio le stesse attenzioni. Prendo il gesto di Ilaria come il coraggio di confessarmi finalmente la sua omosessualità. Così mi metto comoda sulla sedia e la lascio fare. Ha capito che le lascio carta bianca. Dopo qualche leccata e dolce bacio sull’apertura della vagina, mi allarga le labbra e comincia a leccarmi il clitoride. A ritmo elevato, ma con estrema dolcezza. Si sta prendendo cura della mia fica con tenerezza. Come fosse la sua. Ora capisco non solo i suoi gusti sessuali, ma anche le scenate di gelosia quando mi sapeva in giro con altre persone. Pensavo volesse essere la mia migliore amica. Invece voleva di più. Prenditi ora tutto ciò che vuoi, amica mia! In quanto donna, conosce molto bene le esigenze femminili. Nessun fidanzato mi aveva mai leccata così bene là sotto! Le metto le gambe sulle forti spalle da sportiva. Sono tutta tua. Appoggio nuovamente la testa sullo schienale della sedia e chiudo gli occhi. Mi rilasso. Poi mi metto le mani sul seno ed inizio a massaggiarmi le tette. Mi stimolo i capezzoli. Ansimo. Mi sento. Ansimo ancora. Sempre di più. Il cuore batte sempre più forte. Ho delle contrazioni. Provo un forte piacere.

Riapro gli occhi. Ilaria mi guarda con uno sguardo soddisfatto. Continua, amica mia. Ti prego. Nota il mio sguardo. Un misto tra rilassato ed implorante. Ricomincia a prendersi cura di me.

Davide invece ha smesso di prendersi cura di Valentina. Lei lo guarda con sguardo interrogatorio: non gli ha chiesto di smetterla! La fa sdraiare di schiena, testa al limite del bordo del letto. Allarga le gambe. Ne vuole ancora. Davide non se lo fa ripetere: riprende a penetrarla. E io che pensavo che la scopasse da dietro per non vedere il suo viso. Obiettivamente, non è molto carina. Pensavo si potesse scopare con lei solo “mettendole un sacchetto sulla testa!” Dicono tutti così. Credo che Davide abbia voglia di vedere la quinta della Valentina andare su e giù al ritmo delle sue penetrazioni. Così le vede benissimo. Anche a lei piace la nuova situazione. Mi imita: tira su le gambe e le appoggia sulle spalle del “compagno”. La penetra più in profondità.

Paolo torna dal bagno. Aveva bisogna di una rinfrescata dopo il mio trattamento! Pene di nuovo in erezione alla mano, si avvicina al letto, dove appoggia il membro nei pressi della testa di Valentina. Inizia a masturbarsi davanti al viso eccitato di lei. Mentre viene scopata, prende il cazzo di Paolo con la mano destra ed inizia a masturbarlo. La vedo che prova a lavorare allo stesso ritmo delle spinte offertele da Davide. E’ facile. Lui la penetra con calma. Poi attira Paolo verso la sua bocca. Gli lecca la cappella. Sono contenta della scelta di Paolo. Se vuole un altro pompino, vuol dire che gli è piaciuto tanto il mio lavoro. Valentina prova a leccargli l’asta. Non ci riesce bene. Per quanto Davide la scopi con ritmo calmo, non è facile fare un pompino in quelle condizioni. La comprendo. E la invidio. Per quanto ammetto che le attenzioni di Ilaria sono così rilassanti. Tutti i massaggiatori dovrebbero imparare a fare quello che Ilaria mi sta facendo! Valentina decide di prendere in bocca il cazzo di Paolo. Al ritmo imposto da Davide, usa bocca e mano destra per prendersi cura di Paolo. In quanto cantante, sebbene dilettante, il senso del ritmo è proprio di Valentina. Danilo li sta ancora riprendendo. Solo che ora non si masturba più: ci pensa la Silvietta a farlo. Ogni tanto con una, a volte con entrambe le mani, la Silvietta corre su e giù lungo il pene di Danilo, che le tiene la lunga coda di cavallo bionda. Mi cade l’occhio sul seno della mia compagna. Devo smettere di guardare le tette delle altre. E’ deprimente per me! Trovo incredibile come una ragazza minuta come lei abbia un seno del genere. Gli lecca l’asta. Lo scroto. Poi prende in bocca il cazzo. Tira verso di sé Danilo facendo presa sui suoi glutei. Lo ha tutto in bocca! E io che pensavo che la Silvietta fosse una ragazza casta. Sta così qualche secondo, poi fa uscire il membro di Danilo per riprendere fiato. Lui smette di riprendere la Valentina ed i suoi compagni di avventure: ha altro da filmare. La Silvietta saluta la telecamera con un timido cenno della mano, poi ripete l’operazione. E’ fatale. Danilo esplode in un mare di sperma. Gli occhiali rosa della Silvietta sono da ripulire. Danilo si siede sulla sedia a fianco alla mia. Mi guarda con uno sguardo stupito e sconvolto. Deve essergli piaciuto molto.

Altri sussulti. La situazione, insieme alle attenzioni di Ilaria, mi sta facendo passare tutto lo stress accumulato durante l’anno scolastico. In fondo, non è anche a questo che serve la gita scolastica? Ilaria mi sta facendo sentire amata e protetta. Accarezzo il dubbio della bisessualità. E anche i capelli biondi della mia amica.

Qualcosa entra in me. L’indice della mano destra di Ilaria esplora la mia vagina in cerca di nascosti punti particolarmente stimolanti. Presto le dita diventano due.

Puliti gli occhiali, la Silvietta si siede sul bordo letto, a fianco del viso di Valentina, ed inizia a masturbarsi. Si masturba e si morde le labbra. Credo proprio di essermi sbagliata sulla castità della Silvietta! Paolo abbandona la bocca della Valentina e si avvicina alla nuova arrivata. Lei non vedeva l’ora. Le apre le gambe. Inizia a scoparla. Lui in piedi, lei sdraiata sul bordo del letto. Paolo non è pacato come Davide nella sua azione. Tiene un buon ritmo nelle sue penetrazioni. Aumenta la velocità. Le tette della Silvietta vanno avanti ed indietro. Le guardo. Continuo a fissarle. Che sia un altro sintomo della bisessualità? Mi concentro su Ilaria.

Chiudo gli occhi. Mi abbandono sempre di più.

Si ferma all’improvviso. Che le succede? Riapro gli occhi. Davide è dietro di lei, pene in mano. Ilaria si alza. Mi sorride e si allontana. Si avvicina a Danilo, seduto sulla sedia a fianco alla mia. Gli bacia il pene a riposo. Poi sale. Gli lecca il pube. L’ombelico. Sale fino ai pettorali. Gli lecca un capezzolo. Il pene di Danilo torna in erezione. Ilaria si siede su di lui. Gli prende il cazzo con la mano. Lo accompagna verso l’ingresso della sua vagina. Spinge il suo corpo verso di lui. Si fa penetrare. E’ lei a comandare. Con movimenti rotatori del bacino si fa penetrare da Danilo, che rimane immobile sulla sedia. Si rilassa. La lascia fare. Il comportamento di Ilaria non mi stupisce. Non sta mettendo nel rapporto con Danilo la stessa passione con cui ha fatto rilassare prima la Silvietta e poi me. Tratta il cazzo di Danilo come un semplice vibratore. Non sta scopando con lui; è come se si stesse masturbando. Non gli importa di avere un rapporto con lui. Vuole solo il suo pene per farsi penetrare.

Guardo Davide. Si trova ancora di fronte a me. Masturbandosi piano piano per mantenere l’erezione, attende che io decida cosa fare. Ho deciso. Mi alzo dalla sedia e con un cenno del dito gli dico di seguirmi. Passo a fianco del letto. Valentina è sdraiata nella stessa posizione in cui Davide l’ha lasciata. Occhi chiusi ed aria appagata, si massaggia dolcemente la vagina con una mano e il seno con l’altra. Davide ci sa fare, a quanto pare. Paolo fa appoggiare alla Silvietta le gambe sulle sue spalle. Ad una presa migliore, corrisponde una penetrazione migliore. La Silvietta geme. Le sue tette non si muovono più: se le massaggia in cerca di maggiore piacere.

Ho raggiunto il mio comodino. Apro il cassetto della biancheria. Rovisto un po’.

Trovato!

Mi giro e mostro il vasetto di lubrificante a Davide. Lo vedo piacevolmente sorpreso. Mi avvicino al suo pene e gliene verso una bella striscia lungo tutta l’asta. Lo masturbo. Deve essere ben lubrificato. Per quello che voglio fare la saliva non basta! Torno alla mia cara sedia. Mi piego in avanti e mi ci appoggio con una mano. Con l’altra verso un po’ di lubrificante sull’ano. Poggio il tubetto sulla sedia e mi spalmo per bene la sostanza appena versata. Faccio un test del risultato: mostro a Davide come due dita entrino nel mio ano senza incontrare resistenza. Mi piego totalmente in avanti, appoggiandomi sulla sedia con le mani. Testa volta indietro. Devo vedere ciò che Davide fa. Mi viene incontro. Accompagna con la mano il suo pene lubrificato fino all’ingresso dell’ano. Sento la sua cappella. Poi spinge piano piano il bacino in avanti. Sta entrando. Non so se la famosa scritta nei bagni della scuola riferita a me sia stata scritta da lui, ma sono certa che Davide sta esaudendo un suo grande desiderio. Guarda spesso il mio lato B. Lo noto. Non lo impedisco. Sono molto fiera del mio sedere. Uno dei miei fidanzati passati diceva che nemmeno il tempo lo avrebbe potuto logorare. Sono pratica di sesso anale. Lo propongo a tutti i ragazzi con cui vado a letto. Lo pratico anche nell’autoerotismo, a volte. Eppure il mio sedere rimane… perfetto. Niente può logorarlo.

Lo sta spingendo dentro. Con calma. Ci sa proprio fare, il ragazzo. Inizio a masturbarmi con una mano. Una volta ho letto che, durante questo tipo di rapporti, la stimolazione vaginale rilassa la muscolatura anale, favorendo la penetrazione. Poi ho provato. Funziona davvero. Lo ha messo tutto dentro. Emetto dei gemiti. L’esperienza rende la pratica sempre meno dolorosa e sempre più piacevole. Sento il cazzo di Davide tornare indietro. Poi di nuovo avanti. Ed indietro. Avanti. Indietro. Gemo sempre più. Amo essere dominata da dietro!

Ai miei mugolii si mescolano quelli della Silvietta. Paolo eiacula sulla sua magrissima pancia. Lui è molto stanco. Lo si vede. Però ridacchia soddisfatto. La Silvietta si alza e si dirige verso il bagno. Non basta un fazzolettino per pulirsi la pancia. Tuttavia, intuisco dal suo sguardo che vuole ancora attenzioni.

Le lente e profonde penetrazioni di Davide sono una vera goduria per me.

Alla mia destra, Ilaria si muove agilmente sul pene di Danilo arruffandosi i capelli con le mani. Sembra impazzita. Inizia ad ansimare. Muove il bacino sempre più velocemente. Per un attimo, spasima. Poi si placa. Abbandona Danilo, stravolto sulla sedia. E’ soddisfatta.

Davide si ferma per un attimo al massimo della penetrazione. Mi dà una rapida leccata al collo. Poi mi scosta la mano dalla fica ed inizia a stimolarmi lui. Riprende la penetrazione anale, condita di ditalino. Mi appoggio nuovamente alla sedia con entrambe le mani. Avanti ed indietro. Avanti. Lo sento in fondo. Indietro. Lo sento. Non solo il pene. Ecco l’orgasmo anale che cercavo! Poi, Davide estrae dolcemente il pene dall’ano e mi riempe il sedere di sperma. Sono contenta. Si merita un po’ di piacere anche lui. E’ stato molto bravo. In futuro troverò il modo di ringraziarlo. Spero di doverlo fare anche per altre esperienze. Magari con la partecipazione di Ilaria. Ora non ho più dubbi sulla mia bisessualità.

 

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Ricerche Frequenti:

Al faro




Scritto da DG,
il 2015-08-21,
genere orge

Durante una passeggiata io e Ada, la mia ragazza, ci eravamo fermati ad un vecchio faro disabitato. Il panorama che si godeva era stupendo e rimanemmo alcuni minuti ad osservarlo. Il silenzio rotto solo dal mare e dai gabbiani, ci fece desiderare di sfruttare quell’angolo per fare l’amore. Iniziammo a baciarci e toccarci, appoggiati su un parapetto.
Iniziai a baciare il collo di Ada, e le sbottonai la camicetta per poter accedere al suo seno prosperoso. L’eccitazione che entrambi stavamo provando, non ci fece accorgere che un gruppo di persone si era avvicinato.
Fu solo quando ormai erano distanti pochi metri da noi, che Ada, sollevando la testa e schiudendo gli occhi si accorse della loro presenza. Subito ebbe un fremito, io che ero di spalle e quindi non potevo vederli, mi arrestai e guardai Ada per capire cosa le stesse succedendo. Vidi solo il suo sguardo atterrito e udii l’inizio di un grido. Poi qualcosa mi colpì in testa, e mi accasciai svenuto.
Dopo poco, riaprii gli occhi. Mi ritrovai legato a quello che era una sedia malmessa, all’interno di una delle stanze dove forse un tempo alloggiava il guardiano del faro. Ora era una stanza sporca, piena di calcinacci con i muri rovinati anche da scritte oscene. Di fronte a me, sentivo le urla e le proteste di Ada, tenuta ferma da un paio di quelle persone. Mentre altri due erano ai miei lati.
Avevano il volto coperto ed erano vestiti come giovani.
Quello che sembrava essere il capo, si avvicinò a me e senza preamboli mi disse, a voce alta:
Quella è la tua ragazza? Indicando Ada…
Io confuso, risposi di si
Bhè adesso ci divertiremo un po’ con lei!
Gli altri risero, ma io protestai, così come pure Ada.
Voglio essere chiaro, – Ribattè il tipo alle nostre proteste – Noi la scoperemo, che vi piaccia o meno, ma vogliamo darvi una possibilità. Se lei sarà accondiscendente, non vi faremo del male. Ma se lei oppone resistenza, il primo a pagarne le conseguenze sarai tu!
Così dicendo, mi diede uno schiaffo in faccia che mi fece bruciare la guancia. Io non avevo modo di reagire.
Ada a quella scena supplicò di fermarsi, mentre io non parlavo.
Il tizio si girò verso Ada e le chiese: allora decidi…
lei piagnucolò di smetterla, ma per tutta risposta il tipo, mi diede un altro schiaffo a man rovescio peggiore del precedente.
Aspetto la risposta – Fece lui –
Ada impaurita disse che avrebbe fatto quello che volevano, gli altri sghignazzarono, ma io la pregai di lasciare stare, ma Ada piangeva e scuoteva la testa, non poteva sopportare di vedermi picchiato ancora.
Il capo mi mise un bavaglio in bocca. Io non avevo la forza di protestare, poi mi si avvicinò e mi sussurrò all’orecchio:
hai visto la tua troia? Sono bastate solo due sberle per farla mostrare per quello che è! Ascolta a me, non perderci tempo, tu vieni picchiato, lei oggi si diverte…goditi lo spettacolo, sono sicuro che ti piacerà, come piacerà a lei!
Così facendo si allontanò da me che avevo avuto un moto di aggressione nei suoi confronti, pur non potendo fare molto, così legato.
Tutti e quattro si spostarono su Ada circondandola. Le tolsero la camicetta, strappandogliela e le tolsero il reggiseno. Il suo prosperoso seno era ora al vento alla mercè di quei bruti. Qualcuno fece qualche apprezzamento osceno, ma il capo li zittì:
hai fatto la tua giusta scelta, adesso sei la nostra troia! Spogliati!
Ada non oppose resistenza: si sbottonò ed abbassò i pantaloni e tolse le scarpe, restando in mutandine. aveva un corpo fantastico, e quei porci avrebbero abusato di lei…
Il capo la tirò per i capelli, facendola inginocchiare, si uscì il pene già eretto e le disse in modo secco:
Succhia, troia!
Lei dopo un primo timido rifiuto, vide uno dei tipi avvicinarsi a me e spaventata per le conseguenza di quel rifiuto perse il pene del capo in mano e iniziò a leccarlo e succhiarlo.
Il capò iniziò ad accompagnare il movimento di Ada, scopando la sua bocca e guardandomi mi disse: la troia ci sa fare con la bocca!
Tutti risero e si avvicinarono per avere la loro parte, anche se attendevano il loro capo, che continuava a scoparsi la bocca di Ada in maniera sempre più irruento, incitandola in maniera oscena: oh si così, brava, succhia troia, non smettere…
Ad un certo punto, notando l’eccitazione dei suoi compagni, sorrise e disse rivolgendosi a loro: un po’ di pazienza e sarà vostra. Io assistevo inerme a quello spettacolo, e per quanto quella situazione mi disgustasse, una parte di me, forse solo quella fisica era inspiegabilmente eccitata: guardare Ada spompinare un altro mi arrecava una inspiegabile eccitazione che non avrei immaginato!
Ad un certo punto il capo disse ad Ada: non smettere che sto per sborrare, bevi tutto! Sapevo però che Ada pur non disdegnando i rapporti orali, non amava ingoiare. Quindi sicuramente avrebbe sputato il tutto, se addirittura non si fosse fermata prima.
Dopo poco capimmo, dai versi del capo, che era arrivato il momento: lui tenne la testa di Ada con entrambe le mani e accompagnando con versi gutturali, le riempì la bocca di sborra. Ada non poteva sottrarsi, ma confidavo che avrebbe subito sputato il tutto. Ma il capo era assai più furbo di entrambi. Le chiuse il naso impedendole di respirare: e subito la minacciò che mi avrebbe fatto picchiare. Di fronte a quella situazione, vidi Ada ingoiare.
Non appena terminato, il capo la allontanò e rivolto ai suoi disse: divertitevi! Fottetela come vi pare è tutta vostra!
I suoi non si fecero ripetere la frase, si avventarono su Ada, sbattendola su un tavolo malmesso che si trovava li. Ada ora era in balia del branco, senza poter ne voler opporre resistenza, ognuno ne reclamava un pezzo per poter soddisfare la propria eccitazione e le proprie voglie più perverse.
Il capo mi si avvicinò e sussurrandomi mi disse: la tua troia sa succhiare bene il cazzo, e credimi la sborra le piace!
Io cercai di replicare, ma il mio tentativo era vano.
Divertiti a guardare come se la sbattono, sono sicuro che ti stai eccitando.
In quel momento mi sentii quasi colpevole come fossi un loro complice. Cercai di non far capire che in realtà aveva indovinato, ma lui continuò: lo so bene che vorresti unirti a loro per scopartela anche tu in maniera animale!
Aveva ragione. L’eccitazione stava prendendo il sopravvento sul disgusto. Ada era diventata una troia anche ai miei occhi! Anch’io ne desideravo un pezzo, anch’io volevo partecipare alla sua umiliazione.
I 3 ragazzi intanto si davano da fare. A turno violavano ogni buco di Ada, che non reagiva. Nel farlo la insultavano pesantemente dandole della troia e della puttana.
Due dei tre dopo qualche tentativo, riuscirono a penetrarla uno nella fica e l’altra nel culo, mentre il terzo le infilò il pene in bocca e iniziò a scoparla. I due si divertivano a sfondarla a turno, finchè non ebbero l’idea di provare a penetrarla entrambi contemporaneamente nella fica.
Il loro capo, divertito, commentava oscenamente il tutto: la tua ragazza è davvero una troia, guarda come la sfondano. Ti piace? Così facendo allungò la sua mano sul mio pene e lo sentì duro!
Mi sussurrò all’orecchio: ti piace, lo sapevo! Vorresti scopartela anche tu! Quasi quasi ti slegherei per farti partecipare.
Io ero confuso. Eccitato da quella situazione piuttosto che esserne schifato. Neanche la mano del capo mi dispiaceva, anzi mi dava un po’ di sollievo.
Il capo diede ordine al tipo che scopava la bocca di Ada di bendarla, cosa che prontamente lui fece. Dopo mi disse: ora sta a te, puoi partecipare anche tu, lei non lo saprà e tu godrai come non mai!
Io ero tentato, ma intravedevo anche la possibilità di reagire, illusione che durò poco, perché il capo mi disse: tu puoi anche scappare o ribellarti, ma intanto ti perderai questa gang, secondo ne pagherai le conseguenze o direttamente o indirettamente sulla troia! Così facendo estrasse il coltello.
Intanto i due che si erano divertiti a penetrare la fica di Ada contemporaneamente, provavano a prestare lo stesso servizio anche al suo culo. E non faticarono molto, prima di riuscirvi. Io ero quasi allibito, visto che Ada si era sempre rifiutata a rapporti anali.
Ma la cosa che mi colpì di più fu che a un tratto mi sembrò che Ada non fosse più un pezzo di carne passivo che i tre si contendevano, ma sembrava partecipare, anche se sommessamente, all’amplesso, ricevendone piacere. Mi concentrai ad osservarla e inizia a vedere come fosse lei, più che il tipo, a muovere le sue labbra lungo la sua asta, mentre si muoveva a ritmo, mentre gli altri due la scopavano. Non mi sbagliavo affatto: lei partecipava all’orgia e le piaceva!!! Partecipava e godeva come una troia!
Questo mi eccitò ulteriormente. Anche il capo se ne accorse e mi disse: vedi? La troia sta godendo. Le piace e si sta facendo una bella scopata con tanti cazzi solo per lei! Tu qui invece, resterai con l’asta dritta e dopo ti toccherà farti una sega e mentre lo farai penserai a quello che stai vedendo e ti rammaricherai di non aver partecipato!
Innegabile che avesse pienamente ragione. Cosa mi tratteneva? Ero eccitato ed era evidente. Ada dal canto suo non era più passiva, ma partecipava all’azione: era come vedere una gang in un film porno ma dal vivo e dove la protagonista era la mia ragazza.
Il capo mi tolse il bavaglio e mi uscirono immediatamente le parole: anch’io voglio fottermi la troia!
Lui rise, mi slegò ed io andai a reclamare un pezzo di Ada. La sua fica era libera, mentre i due si contendevano contemporaneamente il suo culo ed il terzo si lasciava spompinare. La penetrai e subito capii che le piaceva. Ero ancora più infoiato e la scopammo per diversi minuti con foga tutti e quattro. Era un idillio, sia noi che lei godevamo e continuavamo alla ricerca spasmodica di un piacere sempre più intenso.
Il primo a venire fu il tipo che Ada spompinava: le venne in bocca e questa volta, senza alcuna coercizione Ada ingoiò tutto! A turno gli altri che via via intendevano venire, lasciavano la loro occupazione per spostarsi sulla sua bocca e riempirla di sborra che Ada, senza protestare ingoiava di buon grado, …fin quando toccò a me. Fu a quel punto che il capo mi fermò. Io ubbidii come se fossi uno del branco, ormai sentivo di esserlo per quello che stavo facendo ad Ada ed anche perché subivo una sorta di dominazione da parte del capo, come ognuno degli altri presenti. Il capo, nuovamente con il pene eretto, si fiondò sul culo di Ada, iniziandola a sbattere con forza, mentre io scopai la bocca di Ada con la stessa irruenza degli altri, mentre tutti incitavano sia me a riempire la sua bocca che lei a succhiare il cazzo. Dopo poco venni abbondantemente, e anche a me Ada riservò lo stesso trattamento degli altri ingoiando senza nessuna protesta ogni goccia della mia sborra, mentre il capo, quasi estasiato da tutto ciò, venne copiosamente nel culo di Ada.
Finita l’eccitazione rimasi quasi intontito per quanto era successo ed ancora di più per quanto avevo fatto. Adesso capivo cosa avevo combinato. Ero diventato uno del gruppo come loro, e forse anche Ada ne faceva parte…
Il capo mi si avvicinò e mi disse: sono sicuro che vorresti che lo organizzassimo di nuovo!
Aveva maledettamente ragione, lo desideravo! Ero quasi nuovamente eccitato alla possibilità di offrire Ada al branco, di cui ero adesso parte integrante. Anch’io desideravo sottomettermi al capo.
Fu proprio in quell’istante che Ada si tolse la benda ed ebbe la conferma che anche io avevo partecipato… nonostante tutto non fece una piega, e il capo le disse: ti è piaciuto, perché anche se lo nascondi sei una troia!
Anche lei era ammutolita e si sentiva colpevole… ma i suoi occhi non potevano negare che anche lei aveva avuto piacere da quella situazione e capiva di essere esattamente come il capo la considerava: una troia!
Ci rivedremo, disse il capo, andandosene con i suoi amici e lasciandoci li pieni di interrogativi per quello che avevamo scoperto!

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