Al faro




Scritto da DG,
il 2015-08-21,
genere orge

Durante una passeggiata io e Ada, la mia ragazza, ci eravamo fermati ad un vecchio faro disabitato. Il panorama che si godeva era stupendo e rimanemmo alcuni minuti ad osservarlo. Il silenzio rotto solo dal mare e dai gabbiani, ci fece desiderare di sfruttare quell’angolo per fare l’amore. Iniziammo a baciarci e toccarci, appoggiati su un parapetto.
Iniziai a baciare il collo di Ada, e le sbottonai la camicetta per poter accedere al suo seno prosperoso. L’eccitazione che entrambi stavamo provando, non ci fece accorgere che un gruppo di persone si era avvicinato.
Fu solo quando ormai erano distanti pochi metri da noi, che Ada, sollevando la testa e schiudendo gli occhi si accorse della loro presenza. Subito ebbe un fremito, io che ero di spalle e quindi non potevo vederli, mi arrestai e guardai Ada per capire cosa le stesse succedendo. Vidi solo il suo sguardo atterrito e udii l’inizio di un grido. Poi qualcosa mi colpì in testa, e mi accasciai svenuto.
Dopo poco, riaprii gli occhi. Mi ritrovai legato a quello che era una sedia malmessa, all’interno di una delle stanze dove forse un tempo alloggiava il guardiano del faro. Ora era una stanza sporca, piena di calcinacci con i muri rovinati anche da scritte oscene. Di fronte a me, sentivo le urla e le proteste di Ada, tenuta ferma da un paio di quelle persone. Mentre altri due erano ai miei lati.
Avevano il volto coperto ed erano vestiti come giovani.
Quello che sembrava essere il capo, si avvicinò a me e senza preamboli mi disse, a voce alta:
Quella è la tua ragazza? Indicando Ada…
Io confuso, risposi di si
Bhè adesso ci divertiremo un po’ con lei!
Gli altri risero, ma io protestai, così come pure Ada.
Voglio essere chiaro, – Ribattè il tipo alle nostre proteste – Noi la scoperemo, che vi piaccia o meno, ma vogliamo darvi una possibilità. Se lei sarà accondiscendente, non vi faremo del male. Ma se lei oppone resistenza, il primo a pagarne le conseguenze sarai tu!
Così dicendo, mi diede uno schiaffo in faccia che mi fece bruciare la guancia. Io non avevo modo di reagire.
Ada a quella scena supplicò di fermarsi, mentre io non parlavo.
Il tizio si girò verso Ada e le chiese: allora decidi…
lei piagnucolò di smetterla, ma per tutta risposta il tipo, mi diede un altro schiaffo a man rovescio peggiore del precedente.
Aspetto la risposta – Fece lui –
Ada impaurita disse che avrebbe fatto quello che volevano, gli altri sghignazzarono, ma io la pregai di lasciare stare, ma Ada piangeva e scuoteva la testa, non poteva sopportare di vedermi picchiato ancora.
Il capo mi mise un bavaglio in bocca. Io non avevo la forza di protestare, poi mi si avvicinò e mi sussurrò all’orecchio:
hai visto la tua troia? Sono bastate solo due sberle per farla mostrare per quello che è! Ascolta a me, non perderci tempo, tu vieni picchiato, lei oggi si diverte…goditi lo spettacolo, sono sicuro che ti piacerà, come piacerà a lei!
Così facendo si allontanò da me che avevo avuto un moto di aggressione nei suoi confronti, pur non potendo fare molto, così legato.
Tutti e quattro si spostarono su Ada circondandola. Le tolsero la camicetta, strappandogliela e le tolsero il reggiseno. Il suo prosperoso seno era ora al vento alla mercè di quei bruti. Qualcuno fece qualche apprezzamento osceno, ma il capo li zittì:
hai fatto la tua giusta scelta, adesso sei la nostra troia! Spogliati!
Ada non oppose resistenza: si sbottonò ed abbassò i pantaloni e tolse le scarpe, restando in mutandine. aveva un corpo fantastico, e quei porci avrebbero abusato di lei…
Il capo la tirò per i capelli, facendola inginocchiare, si uscì il pene già eretto e le disse in modo secco:
Succhia, troia!
Lei dopo un primo timido rifiuto, vide uno dei tipi avvicinarsi a me e spaventata per le conseguenza di quel rifiuto perse il pene del capo in mano e iniziò a leccarlo e succhiarlo.
Il capò iniziò ad accompagnare il movimento di Ada, scopando la sua bocca e guardandomi mi disse: la troia ci sa fare con la bocca!
Tutti risero e si avvicinarono per avere la loro parte, anche se attendevano il loro capo, che continuava a scoparsi la bocca di Ada in maniera sempre più irruento, incitandola in maniera oscena: oh si così, brava, succhia troia, non smettere…
Ad un certo punto, notando l’eccitazione dei suoi compagni, sorrise e disse rivolgendosi a loro: un po’ di pazienza e sarà vostra. Io assistevo inerme a quello spettacolo, e per quanto quella situazione mi disgustasse, una parte di me, forse solo quella fisica era inspiegabilmente eccitata: guardare Ada spompinare un altro mi arrecava una inspiegabile eccitazione che non avrei immaginato!
Ad un certo punto il capo disse ad Ada: non smettere che sto per sborrare, bevi tutto! Sapevo però che Ada pur non disdegnando i rapporti orali, non amava ingoiare. Quindi sicuramente avrebbe sputato il tutto, se addirittura non si fosse fermata prima.
Dopo poco capimmo, dai versi del capo, che era arrivato il momento: lui tenne la testa di Ada con entrambe le mani e accompagnando con versi gutturali, le riempì la bocca di sborra. Ada non poteva sottrarsi, ma confidavo che avrebbe subito sputato il tutto. Ma il capo era assai più furbo di entrambi. Le chiuse il naso impedendole di respirare: e subito la minacciò che mi avrebbe fatto picchiare. Di fronte a quella situazione, vidi Ada ingoiare.
Non appena terminato, il capo la allontanò e rivolto ai suoi disse: divertitevi! Fottetela come vi pare è tutta vostra!
I suoi non si fecero ripetere la frase, si avventarono su Ada, sbattendola su un tavolo malmesso che si trovava li. Ada ora era in balia del branco, senza poter ne voler opporre resistenza, ognuno ne reclamava un pezzo per poter soddisfare la propria eccitazione e le proprie voglie più perverse.
Il capo mi si avvicinò e sussurrandomi mi disse: la tua troia sa succhiare bene il cazzo, e credimi la sborra le piace!
Io cercai di replicare, ma il mio tentativo era vano.
Divertiti a guardare come se la sbattono, sono sicuro che ti stai eccitando.
In quel momento mi sentii quasi colpevole come fossi un loro complice. Cercai di non far capire che in realtà aveva indovinato, ma lui continuò: lo so bene che vorresti unirti a loro per scopartela anche tu in maniera animale!
Aveva ragione. L’eccitazione stava prendendo il sopravvento sul disgusto. Ada era diventata una troia anche ai miei occhi! Anch’io ne desideravo un pezzo, anch’io volevo partecipare alla sua umiliazione.
I 3 ragazzi intanto si davano da fare. A turno violavano ogni buco di Ada, che non reagiva. Nel farlo la insultavano pesantemente dandole della troia e della puttana.
Due dei tre dopo qualche tentativo, riuscirono a penetrarla uno nella fica e l’altra nel culo, mentre il terzo le infilò il pene in bocca e iniziò a scoparla. I due si divertivano a sfondarla a turno, finchè non ebbero l’idea di provare a penetrarla entrambi contemporaneamente nella fica.
Il loro capo, divertito, commentava oscenamente il tutto: la tua ragazza è davvero una troia, guarda come la sfondano. Ti piace? Così facendo allungò la sua mano sul mio pene e lo sentì duro!
Mi sussurrò all’orecchio: ti piace, lo sapevo! Vorresti scopartela anche tu! Quasi quasi ti slegherei per farti partecipare.
Io ero confuso. Eccitato da quella situazione piuttosto che esserne schifato. Neanche la mano del capo mi dispiaceva, anzi mi dava un po’ di sollievo.
Il capo diede ordine al tipo che scopava la bocca di Ada di bendarla, cosa che prontamente lui fece. Dopo mi disse: ora sta a te, puoi partecipare anche tu, lei non lo saprà e tu godrai come non mai!
Io ero tentato, ma intravedevo anche la possibilità di reagire, illusione che durò poco, perché il capo mi disse: tu puoi anche scappare o ribellarti, ma intanto ti perderai questa gang, secondo ne pagherai le conseguenze o direttamente o indirettamente sulla troia! Così facendo estrasse il coltello.
Intanto i due che si erano divertiti a penetrare la fica di Ada contemporaneamente, provavano a prestare lo stesso servizio anche al suo culo. E non faticarono molto, prima di riuscirvi. Io ero quasi allibito, visto che Ada si era sempre rifiutata a rapporti anali.
Ma la cosa che mi colpì di più fu che a un tratto mi sembrò che Ada non fosse più un pezzo di carne passivo che i tre si contendevano, ma sembrava partecipare, anche se sommessamente, all’amplesso, ricevendone piacere. Mi concentrai ad osservarla e inizia a vedere come fosse lei, più che il tipo, a muovere le sue labbra lungo la sua asta, mentre si muoveva a ritmo, mentre gli altri due la scopavano. Non mi sbagliavo affatto: lei partecipava all’orgia e le piaceva!!! Partecipava e godeva come una troia!
Questo mi eccitò ulteriormente. Anche il capo se ne accorse e mi disse: vedi? La troia sta godendo. Le piace e si sta facendo una bella scopata con tanti cazzi solo per lei! Tu qui invece, resterai con l’asta dritta e dopo ti toccherà farti una sega e mentre lo farai penserai a quello che stai vedendo e ti rammaricherai di non aver partecipato!
Innegabile che avesse pienamente ragione. Cosa mi tratteneva? Ero eccitato ed era evidente. Ada dal canto suo non era più passiva, ma partecipava all’azione: era come vedere una gang in un film porno ma dal vivo e dove la protagonista era la mia ragazza.
Il capo mi tolse il bavaglio e mi uscirono immediatamente le parole: anch’io voglio fottermi la troia!
Lui rise, mi slegò ed io andai a reclamare un pezzo di Ada. La sua fica era libera, mentre i due si contendevano contemporaneamente il suo culo ed il terzo si lasciava spompinare. La penetrai e subito capii che le piaceva. Ero ancora più infoiato e la scopammo per diversi minuti con foga tutti e quattro. Era un idillio, sia noi che lei godevamo e continuavamo alla ricerca spasmodica di un piacere sempre più intenso.
Il primo a venire fu il tipo che Ada spompinava: le venne in bocca e questa volta, senza alcuna coercizione Ada ingoiò tutto! A turno gli altri che via via intendevano venire, lasciavano la loro occupazione per spostarsi sulla sua bocca e riempirla di sborra che Ada, senza protestare ingoiava di buon grado, …fin quando toccò a me. Fu a quel punto che il capo mi fermò. Io ubbidii come se fossi uno del branco, ormai sentivo di esserlo per quello che stavo facendo ad Ada ed anche perché subivo una sorta di dominazione da parte del capo, come ognuno degli altri presenti. Il capo, nuovamente con il pene eretto, si fiondò sul culo di Ada, iniziandola a sbattere con forza, mentre io scopai la bocca di Ada con la stessa irruenza degli altri, mentre tutti incitavano sia me a riempire la sua bocca che lei a succhiare il cazzo. Dopo poco venni abbondantemente, e anche a me Ada riservò lo stesso trattamento degli altri ingoiando senza nessuna protesta ogni goccia della mia sborra, mentre il capo, quasi estasiato da tutto ciò, venne copiosamente nel culo di Ada.
Finita l’eccitazione rimasi quasi intontito per quanto era successo ed ancora di più per quanto avevo fatto. Adesso capivo cosa avevo combinato. Ero diventato uno del gruppo come loro, e forse anche Ada ne faceva parte…
Il capo mi si avvicinò e mi disse: sono sicuro che vorresti che lo organizzassimo di nuovo!
Aveva maledettamente ragione, lo desideravo! Ero quasi nuovamente eccitato alla possibilità di offrire Ada al branco, di cui ero adesso parte integrante. Anch’io desideravo sottomettermi al capo.
Fu proprio in quell’istante che Ada si tolse la benda ed ebbe la conferma che anche io avevo partecipato… nonostante tutto non fece una piega, e il capo le disse: ti è piaciuto, perché anche se lo nascondi sei una troia!
Anche lei era ammutolita e si sentiva colpevole… ma i suoi occhi non potevano negare che anche lei aveva avuto piacere da quella situazione e capiva di essere esattamente come il capo la considerava: una troia!
Ci rivedremo, disse il capo, andandosene con i suoi amici e lasciandoci li pieni di interrogativi per quello che avevamo scoperto!

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Amiche per la pelle (3° parte)




Racconto erotico saffico giulia95 Amiche per la pelle (3° parte) Racconti erotici,
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narrativa a luci rosse,
letteratura erotica di qualità
fantasie sessuali e confessioni completamente gratuite

Scritto da giulia95,
il 2015-09-04,
genere saffico

Mi presento con 10 minuti di anticipo. La ragazza della hall mi fa accomodare della stessa stanza del giorno prima. Alle 10 in punto entra il direttore commerciale. Sorridente mi saluta e si complimenta con me per aver superato il primo step. Discutiamo del più e del meno per una decina di minuti. Mi chiede come ho passato la sera precedente e le rispondo che sono rimasta a casa con un’amica senza ovviamente entrare nel merito di ciò che abbiamo fatto. Mi confessa che la sua vita professionale le lascia poco spazio per frequentare le amicizie e che quelle poche serate libere le passa a casa da sola a lavorare. Il suo racconto mi mette un po’ di malinconia. Una donna così bella e attraente che se ne sta da sola. Ma in un attimo cambia discorso tornando al motivo principale nel nostro incontro. Mi chiede se me la sento di simulare un incontro con un cliente importante. Facciamo questa prova e alla fine si dice molto soddisfatta di me. Mi chiede se ho la pazienza di aspettare li una mezz’ora per avere il tempo di confrontarsi con il presidente della società. Io ovviamente acconsento e lei mi lascia sola nella stanza. Messaggio a Francesca la situazione e mi risponde che secondo lei il posto è mio. Mi sembra di sognare. Da li a pochi minuti potrei trovarmi assunta in una grande azienda a ricoprire un ruolo abbastanza importante. Ad un certo punto nella stanza entra la ragazza della hall e mi chiede di seguirla. Saliamo su un ascensore che si ferma al settimo piano. Lei esce e si incammina lungo un corridoio per fermarsi davanti alla penultima porta. Vicino alla porta c’è una targhetta vuota. Lei apre la porta e mi fa entrare. E’ un ufficio con una grande scrivania, un pc portatile ed una grande schermo. Una parete piena di scaffali con raccoglitori. Davanti alla scrivania due poltroncine, una pianta in un angolo, una grande vetrata ed una porta. La ragazza esce sorridendo e mi chiede di attendere. Io mi siedo ad una delle due poltroncine e dopo pochi secondi si apre la porta interna. Entra il direttore commerciale. Io mi alzo e lei mi sorride. Il cuore mi batte all’impazzata. Lei si siede sull’altra poltroncina e mentre sto per sedermi anche io lei mi dice: “No Giulia, il suo posto è dall’altra parte della scrivania. Da oggi questo è il suo ufficio. Abbiamo scelto lei!”
Resto impietrita. Mi viene da piangere dalla gioia e vorrei saltarla al collo a e baciarla. Cerco di rimanere calma e ostentare sicurezza ma dentro ho un vulcano in eruzione. Giro intorno alla scrivania e mi siedo su quella che sarà la mio poltrona. Che bella sensazione. Il direttore mi sorride ed io le sorrido di rimando. “Ora dobbiamo sbrigare un po’ di pratiche. Deve firmare dei documenti che il nostro ufficio del personale dovrò inoltrare per la sua assunzione. La porta da cui sono entrata mette in comunicazione il mio ufficio con il suo. Se per lei va bene da domani può iniziare. In questi giorni sono abbastanza libera per cui ho tempo per farle vedere con calma tutte le funzione che saranno di sua competenze. Possiamo darci tranquillamente del tu ma davanti ai clienti mi dovrai chiamare dottoressa ed io mi rivolgerò a te chiamandoti ‘signorina Giulia’ e ci daremo del lei. Vieni un secondo nel mio ufficio a firmare i documenti.”
La seguo nel suo ufficio. E’ enorme con una scrivania immensa piena di documenti. In un angolo un divano e due poltrone con davanti un tavolino. Una bella libreria e dei quadri moderni alle pareti. Mi fa sedere sul divano e mi porta una cartelletta con dei fogli. Si siede al mio fianco e mi indica dove firmare. Siamo sedute vicine e le nostre spalle si toccano. Ha un buon profumo. Dopo una serie di firme raccoglie i fogli e li sistema. Resta seduta ed io vicino a lei. Volge lo sguardo verso di me. Siamo sempre vicine. Troppo vicine. Allunga il collo verso di me. Mi avvicino a lei e mi lascio baciare le labbra. Francesca aveva ragione. Lei preme le labbra contro le mie e dischiude la bocca. Le nostre lingue si toccano. Mi prende il viso tra le mani e mi attira di più a se. Ormai il nostro sta diventando un bacio intenso. Ci stacchiamo dopo qualche secondo ed io butto un’occhiata alla porta. Lei intuisce la mia preoccupazione e mi dice: “Tranquilla, non può entrare nessuno. E’ chiuso dall’interno.” Manuela avvicina ancora la sua bocca alla mia ed io rispondo al suo bacio. Le sue mani sono sulle mie gambe. Mi accarezza le cosce ed io la lascio fare. Fino alla sera prima non avevo mai baciato una ragazza ed ora mi apprestavo a fare sesso con la seconda nel giro di poche ore. La sua mano si ferma tra le mie cosce e sento con le dita che cerca di scostare le mie mutandine. Un po’ per voglia e un po’ perché sarà il mio capo la lascio fare. La gonna stretta mi impedisce di aprire le gambe. Mi spinge sul divano ed io mi sdraio sulla schiena. Le con la mano mi solleva la gonna ed io finalmente posso aprire le gambe. Lei mi accarezza lungo i bordi degli slip e poi li scosta liberando l’apertura della mia figa. Ci passa su un dito ed io mi bagno. Mi penetra dolcemente. Chiudo gli occhi cercando di evitare mugolii che altri potrebbero sentire. Manuela mi sta masturbando mentre mi bacia. Dopo poco si alza. Io resto sdraiata, con le gambe aperte e la mutandine scostate di lato. Lei sgancia la gonna e fa scendere la zip. Poi la lascia andare. La gonna cade ai suoi piedi e scopro che non porta le mutandine. Ha la figa perfettamente rasata come la mia. Alza una gamba e la porta al lato della mia testa mettendomi la figa sul viso. Inizio a leccarla mentre con una mano mi masturbo. Manuela geme tenendosi aperta la figa con le mani e facendosi scopare dalla mia lingua. Si slaccia la camicetta liberando due bellissimi seni e se li comincia a toccare. Cerco di dare il meglio di me stessa e probabilmente ci riesco perché dopo pochi minuti Manuela raggiunge l’orgasmo. Si alza soddisfatta. Mi passa ancora una volta un dito sull’apertura della mia figa e poi lo mette in bocca. Infila la gonna ed abbottona la camicetta. Anche io mi risistemo le mutandine e abbasso la gonna. Lei prende i fogli che sono rimasti sul tavolo e me li consegna dicendomi: “Credo che non avrei potuto scegliere una segretaria migliore. Sei bella e brava e sono certa che io e te lavoreremo benissimo insieme e ci toglieremo un sacco di soddisfazioni. Porta per piacere questi fogli all’ingresso e lasciali alla ragazza in reception. Ti aspetto domani alle 9 per il primo giorno di lavoro.”
Sorrido e rispondo: “Sono certa anche io che sarà una collaborazione proficua e sarà un piacere lavorare con te Manuela. Non vedo l’ora di iniziare domani.”
Mi giro per andare ma lei mi ferma. Apre un cassetto e mi da un cellulare dicendomi che quello dovrà essere sempre acceso nel caso lei abbia bisogno di me a qualsiasi ora del giorno o della notte. Le sorrido e mentre prendo il cellulare mi avvicino per darle un ultimo bacio sulle labbra dicendole che lo porterò sempre con me pronta a rispondere per soddisfarla. Scendo e consegno i fogli a Greta, la ragazza della reception ed esco. Prima ancora di salire in macchina mando un messaggio a Francesca dicendole che è invitata a cena fuori per festeggiare la mia assunzione. Mi scrive che non vede l’ora di abbracciarmi e complimentarsi con me. Le do appuntamento per le 9 di quella sera al ristorante migliore della città.

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L'uscitA di pesca by FabioPirandello [Vietato ai minori]




L’uscitA di pesca di FabioPirandello New!
L’uscita di pesca era stata progettata da una settimana e Antonio non vedeva l’ora di trovarsi da solo in riva al mare con la sua canna da pesca e rilassarsi, finalmente. Il venerdì staccò da lavoro intorno alle 13.00 andò a casa si preparò, caricò la macchina e partì.
In macchina si rilassò ascoltando un po’ di musica, era almeno un mese che non si bagnava le mani in mare, non vedeva veramente l’ora.
Arrivò come aveva previsto dopo un’ora buona, parcheggiò e iniziò a svuotare il cofano, mentre lo faceva arrivò un’altra macchina, scese come era prevedibile un altro pescatore, alto quanto lui, moro, sorridente:
– Ehilà,
– Ciao, s’è pescato?
– Boh, sono arrivato adesso?
– Ah ok, pensavo stessi andando via..
– No, no…
I piani di Antonio di stare da solo sembravano andare al diavolo:
– Bene via allora ci si farà compagnia …
Appunto proprio come aveva previsto, niente solitudine ..
– Comunque piacere Marco!
– Piacere Antonio!
I due si incamminarono verso la spiaggia, avrebbero dovuto attraversare un piccolo tratto di pineta, lo fecero in silenzio, Antonio era abbastanza contrariato, cercava di non farsene accorgere, a metà del percorso però vennero distratti da alcuni rumori che veniva da dietro un cespuglio, quatti si diressero a vedere, in piedi completamento nudo e statuario c’era un ragazzotto sulla ventina con il cazzo in tiro, le vene gonfie e gli occhi chiusi, in ginocchio anche lei completamente nuda una ragazza, sui vent’anni anche lei, che con una bramosia fuori controllo leccava quel membro con passione, passava con velocità la lingua sulla cappella, poi la passava lunga l’asta per tutta la sua lunghezza, poi si ficcava una palla in bocca e mugolava, con una mano si accarezzava prima il seno, meraviglioso, poi la passava velocemente sulla sua fessura bagnata, la penetrava e ritornava sui seni. I due pescatori,¬¬¬ uno accanto all’altro rimasero in silenzio senza parlare si godevano lo spettacolo. Dopo meno di due minuti il ragazzo arrivò in un tripudio di urla e ruggiti, la ragazza accolse tutto il nettare in bocca ci giocò un po’ e poi lo sputò.
– è meglio andare via adesso, disse Marco..
– Sì, hai ragione!
I due si allontanarono silenziosamente, senza farsi vedere, arrivati sulla spiaggia, non fecero molti commenti, erano tutti e due eccitatissimi e per togliersi dall’imbarazzo si allontanarono uno dall’altro, per pescare finalmente. Tutti e due preparano le canne e le misero in acqua, adesso c’era solo da aspettare, nel frattempo l’eccitazione era passata, o almeno così credevano. Marco si avvicinò ad Antonio:
– Sembra che anche stasera non ci sia granché…
– Ancora è presto via, te che fai nottata?
– Si faccio nottata.
– Bene anche io.
Iniziarono a parlare del più e del meno, scoprirono che tifavano la stessa squadra, che avevano la stessa età, 31 anni, che tutti e due convivevano con due bellissime ragazze, si erano mostrati a vicenda le foto e dopo tanto chiacchierare e poco pescare, Marco disse:
– Boia però visto che roba prima, a me m’hanno fatto eccitare quei due, mannaggia a loro.
Antonio superando la sua timidezza aggiunse:
– Si davvero, m’era fatto duro, mi sarei fatto na sega guarda…
– Anche io guarda, se ci penso mi viene duro…
– Anche a me.
Marco era sfrontato e simpatico:
– Lì c’era da buttarsi nel mezzo e godere, visto che fighi…
Antonio rimase perplesso, cosa voleva dire, “buttarsi nel mezzo” …”visto che fighi”… non è che anche il suo nuovo amico Marco era bisex, sapeva godersi i piacere della vita proprio come faceva lui? Era eccitato…non poteva mascherarlo.. e proprio mentre il discorso si stava facendo interessante Marco si mise a gridare:
– Ohi pesce in canna, pesca in canna..
Marco aveva ragione la canna era tesa, recuperò un paio di metri ma purtroppo la tensione non c’era, niente attaccato all’amo. Antonio era curioso voleva capire… Marco era bisex? Era eccitato, gli tremava la voce:
– Di che si parlava prima?
– Ah si del fatto che c’era da buttarsi nel mezzo a quei due e divertirsi …
– Ah si? disse Antonio facendo lo scemo …
– Si dai la vita è troppo breve per perdersi quei momenti… oh non mi far pensare troppo a quel momento che mi viene di nuovo duro..
Antonio era sempre più eccitato e faceva fatica a nasconderlo, doveva sapere, doveva superare la sua timidezza:
– Anche a me sta venendo duro, madonna visto lei che culo?
– Sì rispose Marco, senti visto che con molta probabilità non ci si vedrà mai più ti sarò sincero, del tuo giudizio non mi frega niente… lei era una gran figa ma anche lui mica male dai, gran cazzo….
A quella frase Antonio divenne rosso, le vene del suo cazzo erano gonfie, iniziò a vedere Marco sotto una nuova luce, aveva un bel fisico, bel viso e adesso voleva solo una cosa dirgli che aveva voglia di tirare fuori il suo cazzo…
– Antonio si calmò e rispose…e chi ti giudica, anche io apprezzo il mondo nel suo insieme: aveva proprio un gran cazzo…e aggiunse, spingendosi in una terra dalla quale non si fa più ritorno,..io gli avrei fatto proprio un bel pompino…
A quella frase Marco prima sicuro e forte divenne rosso e disse:
– Allora anche te sei uno che si sa godere la vita…

E proprio mentre Marco parlava Antonio stremato tirò fuori il suo cazzo dai pantaloni e di fronte a marco iniziò a menarlo, marco fece lo stesso, lo tirò fuori e si avvicinò ad Antonio gli prese il cazzo in mano e lo avvicinò al suo, le due cappelle si accarezzavano le due aste una attaccata all’altra si toccavano strette dalle mani possenti dei due, erano eccitati come due tori, venne prima Antonio in un tripudio dei sensi, la sborra calava dalle mani … impastava il due cazzi, uno attaccato all’altro, Marco venne dopo pochissimo sborrando copiosamente, i due cazzi sborrati non volevano staccarsi, i due uomini invece si sedettero sulla spiaggia distrutti, eccitati, uno accanto all’altro…

Era solo il tramonto, restava un’intera notte da vivere….

 

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