L'inizio della fine by Claudio78 [Vietato ai minori]




L’inizio della fine di Claudio78 New!
Marcello e Catia erano sposati da quasi 10 anni. Lui commercialista quarantenne di buona famiglia, lei avvocato di 35 anni, formavano una coppia felice. Erano giovani, due persone normali che avevano formato una famiglia anche se non avrebbero avuto la gioia di diventare genitori poiché Catia non sarebbe mai riuscita a restare incinta.
Questo era un grosso dispiacere per entrambi, che dimenticavano solo durante il sesso, che potevano praticare senza alcun tipo di protezione.
Catia era una ragazza come tante, con un viso gentile come quello di un angelo, incorniciato da una montagna di capelli neri, lunghi e ricci. Alta circa 1.70, veva un bel seno di terza misura e dei fianchi leggermente larghi ma con due belle chiappe sode che a pecorina erano la gioia per gli occhi di Marcello. Lui cercava di tenersi in forma, anche per la sua tendenza ad ingrassare faceva molta attenzione a non esagerare per non accentuare quella pancetta che ormai da qualche anno era spuntata e che non riusciva a mascherare.

Adorava fare sesso con sua moglie e da alcuni mesi nella sua mente si era fatta strada una fantasia. Era iniziato tutto una volta in cui Catia si stava provando un nuovo reggiseno che sembrava farle guadagnare almeno una taglia. Sorpreso dall’effetto, Marcello si fece sfuggire un “Adesso hai un seno magnifico” e Catia per gioco gli aveva risposto che quella frase gli sarebbe costata il divieto di accesso alle sue tette per un bel po’. “Guardale ora perché non te le farò più vedere per qualche tempo, brutto cafone”, gli aveva detto mostrando il seno nudo. Lui aveva preso il cellulare e le aveva proposto una foto ricordo e lei si era messa in posa.
Qualche settimana dopo, mentre Marcello era a letto e stava consultando alcune notizie sul cellulare, aveva avuto la prontezza di riflessi necessaria per fotografare Catia senza che lei se ne accorgesse mentre si spogliava.
In privato aveva guardato più volte quelle foto del seno, del sedere e del corpo nudo di sua moglie, eccitandosi ed iniziando a desiderare di mostrarle ad altri uomini.
I primi tentativi fatti in varie chat online erano stati un successo, ma il pubblico esigeva di più, voleva nuove foto. Così aveva confessato a Catia la sua eccitazione nel vederla fotografata e lei ogni tanto si prestava, senza però eccedere in atti o posizioni volgari, convinta che si trattasse di scatti destinati unicamente alla felicità di suo marito.
Invece, online, Marcello sfruttava ogni occasione possibile per mostrarla ad uomini che se la masturbavano fino ad eiaculare copiosamente davanti alla webcam. Questa era la parte che eccitava di più Marcello: vedere uno sconosciuto che si accarezzava il cazzo guardando il seno di sua moglie e che poi iniziava una sega sempre più forsennata man mano che le foto si facevano più audaci.
Forse nella realtà non sarebbe accaduto nulla ma, nelle sue fantasie, Marcello adorava l’idea di vedere Catia scopata da altri uomini.

Un giorno, per incontrare un cliente, Marcello dovette spostarsi a circa un’ora dalla città ed arrivato all’appuntamento ricevette una telefonata che preannunciava il ritardo del cliente di circa un’ora a causa di un incidente che aveva creato un grosso ingorgo di traffico.
Per ingannare il tempo iniziò a girare per il quartiere fino a trovarsi davanti ad un sexy shop.
Erano anni che non ne visitava uno e decise di entrare.
A volte aveva parlato con sua moglie di comprare qualche gadget per gioco e si mise a guardare i vari vibratori.
Il proprietario del negozio, Roberto, un uomo sui 50-60 anni si prestò ad illustrare i vari modelli e visto che il il localeera vuoto a causa dell’orario mattutino, i due si misero a parlare diffusamente di quegli articoli. In particolare, Marcello fu colpito dalle dimensioni di alcuni vibratori che sembravano più dei bastoni piuttosto che dei finti falli.
“Non sai quanti ne vendo! – lo informò Roberto -”Questo qui, ad esempio, non faccio in tempo a riceverlo che subito lo finisco”, disse prendendo un palo lungo circa 40cm e largo 8cm.
“Ma davvero ci sono donne che se lo fanno mettere tra le gambe quell’affare?” domandò incredulo Marcello.
“Altroché! In figa, ma anche in culo!”, rispose ridendo Roberto. “Certo, non come prima volta, altrimenti sono dolori. Per tua moglie non lo consiglierei se non è già abituata a certe misure”.
“No, sicuramente per Catia non andrebbe bene. Che ne dici di questo?”, chiese prendendone uno di una ventina di centimetri.
“Beh, se non lo sai tu – rispose Roberto facendo spallucce – Mica me la trovo davanti io tua moglie a pecorina, non so proprio dirti nulla di più se non che quello è un ottimo articolo. Occhio solo al prezzo”.
Già, il prezzo. Marcello non si era proprio posto il problema. Quegli attrezzi erano tutti molto costosi, anche se comunque la disponibilità di denaro non gli mancava.
“Puoi prendere anche dei prodotti a prezzo più basso, ma attenzione – lo ammonì Roberto – se vuoi che la tua Catia goda e non abbia problemi devi scegliere materiali di qualità, altrimenti rischi di farle male”.
Marcello sentiva le parole di Roberto ma la sua mente era rimasta a qualche secondo prima, al “Mica me la trovo davanti io tua moglie a pecorina”. L’eccitazione lo pervase in un istante, sentì che era l’occasione di fare qualcosa che non avrebbe mai pensato di fare e senza riflettere si trovò ad estrarre il cellulare dalla tasca della giacca.
Aprì la galleria fotografica ed andò alla cartella dove teneva le foto di sua moglie, selezionandone una in cui Catia era in ginocchio sul letto a pecorina e con il viso affondato nei cuscini. Le sue mani che si aprivano le natiche mostrando bene ano e figa e un paio di autoreggenti bianche completavano il quadro.
“Beh, questa è mia moglie”, disse girando il display verso Roberto, che parve molto contento dello spettacolo.
Automaticamente l’uomo prese il telefono e Marcello no lo impedì. Iniziò a sfogliare quella cartella, commentando ogni tanto con un “bella” o “che gran porca”.
“Fammi il favore – chiese Roberto – gira la chiave nella porta che ci prendiamo 2 minuti per noi. Occhio che è un po’ difettosa”.
Marcello eseguì quanto richiesto, impiegando più del previsto per i problemi di quella vecchia serratura. Quando sui suoi passi, Roberto si era messo vicino alla cassa e stava guardando le foto seduto comodamente sulla sua sedia, massaggiandosi lentamente il cazzo. “Non ti dispiace, vero?”, disse. Ma non era una domanda. era un’affermazione.
Marcello non reagiva. Quel cazzo sembrava essere sui 16-17 cm, quindi un po’ più corto del suo, ma in compenso era di una larghezza notevole. Pensò che una donna scopata da quel pezzo di carne dovesse soffrire le pene dell’inferno prima di godere.
Roberto continuò a sfogliare le foto e raggiunta la fine della galleria tornò all’immagine del culo di Catia a pecorina. “Passami quel barattolo”, disse a Marcello indicando un contenitore in cui teneva delle penne. Lo prese, lo vuotò, appoggiò il cellulare sul tavolo in modo da poterne ben vedere lo schermo e puntando la cappella verso l’interno del barattolo iniziò a segarsi più velocemente fino ad emettere 5-6 copiosi schizzi di sperma che finirono tutti nel contenitore.
“Davvero una bella femmina – commentò pulendosi con un fazzoletto di carta cappella e mani prima di restituire il cellulare a Marcello – Vedo che le piace essere fotografata”.
“Beh, sa che mi piace e…”
“No, amico mio, lasciatelo dire, a lei piace farti da modella per queste porcate”, lo incalzò Roberto. “Tu continua a fargliele e quando ne hai portamele. Qui sarai sempre il benvenuto. Quel vibratore di cui parlavamo prima… se lo vuoi è tuo. Gratis. Se tornerai con altre foto ti tratterò bene su tutto quello che potrà interessarti”.
Detto questo, andò allo scaffale dei vibratori, prese il modello di cui parlava, lo mise in un sacchetto e lo diede a Marcello. Poi si avviò verso la porta e la riaprì.
“Se vuoi scaricarti anche tu puoi andare nel bagno”, disse Roberto ridendo e indicando l’erezione evidente nei pantaloni del cliente.
In quel momento il cellulare di Marcello squillò. Il suo cliente era arrivato in ufficio e lo attendeva. Non gli rimase che salutare ed uscire.
Incrociò un altro uomo che entrava nel negozio e sentì Roberto dire “Buongiorno, in cosa posso esserle utile?”.
Di sicuro a lui era servito.
Per capire che mostrare sua moglie gli piaceva più di quanto credesse.

Note finali:

Se qualcuno volesse commentare o dare suggerimenti può contattarmi all’indirizzo clamartinel78@gmail.com

 

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La moglie di Paolo by Claudio78 [Vietato ai minori]




La moglie di Paolo di Claudio78 New!

Note:

Molti mi hanno scritto dicendo di aver immaginato che io prendessi contatto con le loro compagne. Ed allora mi sono chiesto: cosa accadrebbe se l’aver scritto dei racconti erotici fosse la molla che fa nascere un rapporto?

Note dell’autore:

Sfrutto l’occasione per cercare di stringere un legame con Arianna ed i risultati vanno oltre le attese.

Io e Paolo ci frequentavamo saltuariamente sul posto di lavoro, in ufficio avevamo incarichi diversi che ogni tanto, però, come era normale che fosse, si intrecciavano, portandoci a collaborare per alcuni progetti. Non era una vera e propria amicizia, non siamo mai andati a bere qualcosa insieme, non c’è mai stata la volontà di approfondire la conoscenza. Tuttavia, in occasione delle cene che l’ufficio organizzava per Natale, Pasqua o particolari ricorrenze capitava spesso che finissimo al tavolo insieme, anche perché eravamo tra i pochi che venivano accompagnati dalle rispettive mogli e le nostre erano le più giovani e per questo ci trovavamo a cenare insieme.
La moglie di Paolo, Arianna, era, nel complesso, una bella donna. Sebbene di viso fosse carina, ma nulla di eclatante, di lei mi colpiva il seno. Il suo stile era molto sobrio e spesso indossava delle maglie che mi lasciavano immaginare cosa ci fosse sotto. Le sue forme risaltavano anche perché era abbastanza minuta come corporatura, essendo alta poco più di 1 metro e sessanta. Avevo fantasticato spesso su quel seno, chiedendomi la taglia esatta, indeciso tra la 4^ e la 5^.
Scambiavamo quattro chiacchiere durante l’aperitivo, poi a tavola era spesso seduta accanto a mia moglie Stella, fino alla cena di Pasqua di un anno fa quando, a causa di una banale febbre, andai da solo alla cena.
Il caso volle che il ristorante presso il quale solitamente ci trovavamo creò qualche problema e fummo costretti a ripiegare in un’altra struttura che ci mise a disposizione delle lunghe tavolate anziché i consueti tavoli ovali. Noi eravamo spesso tra gli ultimi ad arrivare, venendo da fuori città ed anche quella volta non facemmo eccezione. Quando entrai nella sala Paolo ed Arianna occupavano gli ultimi due posti della tavoli. Lui mi vide e mi fece ampi cenni indicandomi il posto vuoto accanto ad Arianna.
“Ciao Andrea, vieni, magari facciamo scalare Arianna così ti siedi qui”, propose indicando il posto accanto a sé.
“Non potrei mai lasciare una signora all’ultimo posto”, ribattei a mo’ di battuta, lasciando sua moglie al posto che già occupava.
Il locale era abbastanza chiassoso ed anche noi, che eravamo una trentina, davamo il nostro contributo. Il risultato era, però, abbastanza sgradevole, si faticava a comunicare. Ciò, però, aveva un aspetto positivo: per parlare con Arianna ero costretto ad avvicinarmi di più e questo mi consentiva di sentire il suo profumo, così eccitante che avrei voluto anche solo annusarla per tutta la cena.
Finimmo a parlare di lettura, scoprendo che entrambi ne eravamo grandi appassionati. Ed in un certo senso ciò aiutò la svolta che non mi aspettavo.
Quando lei mi propose un libro di cui non avevo mai sentito parlare, presi il cellulare e cercai il titolo su Google e tra le immagini che comparirono, insieme all’anteprima della copertina, trovai anche la custodia di un dvd erotico.
“Ma cosa mi consigli?”, le chiesi scherzando e facendole vedere l’immagine?
“Ma smettila!”, rispose ridendo.
“Certo che ormai qualunque cosa si cerchi su internet ti viene fuori qualcosa di questo tipo”, commentai in riferimento al fatto che il libro da lei suggerito ed il dvd avevano in comune il nome di una donna.
“Succede anche a me – confermò – è incredibile”.
“Sì, sì, certo – la presi in giro – tutti dicono che capita per caso”. Approfittavo del fatto che Paolo era impegnato in altra conversazione e con quel fracasso non poteva di certo sentire.
“Ma che dici – replicò fingendo indignazione con un gran sorriso – sono una donna sposata, non faccio certe ricerche”.
“Anch’io sono sposato – le dissi, cercando di spingermi un po’ oltre i confini della conversazione – ma… beh mi capita a volte che tra colleghi ci si mandi qualche immagine un po’… dai, hai capito”.
“Sì, certo, non sono una bambina”.
“Qualche volta mi capita una situazione come questa e ti confesso che magari apro l’immagine e scorro tutte quelle che trovo. Mi raccomando però – aggiunsi nel tentativo di creare una sorta di complicità visto che sul suo viso non c’era ombra di giudizio – ti chiedo un grosso favore: non fare accenni con Stella. Sai – aggiunsi simulando vergogna – non faccio nulla di male ma per come la conosco non sarebbe molto contenta…”.
“Tranquillo – mi rassicurò – resterà un segreto tra noi”.
Il suo sorriso mi eccitò, mi sembrava di aver stabilito una complicità.
Purtroppo fummo interrotti da un intervento del capoufficio, che non poteva arrivare nel momento peggiore. Mentre lui parlava non facevo altro che pensare a come tornare sul discorso interrotto.
Decisi che il modo migliore fosse quello di giocarmi il tutto per tutto, buttando l’amo e aspettando di vedere cosa avrebbe fatto il pesce: avrebbe potuto scappare, ma se avesse abboccato…
“Comunque scusa, spero di non averti messa in imbarazzo, non avrei dovuto toccare certi argomenti”.
“Ma non ti preoccupare, che male c’è?”, mi rincuorò.
“Beh, sai, molti giudicano male il fatto di vedere delle foto di quel tipo. Poi pensavo che visto che Paolo è così integerrimo – aggiunsi senza avere idea di quello che dicevo – magari anche tu potevi pensarla allo stesso modo”. Avevo ormai esaurito le frecce al mio arco, ma c’era qualcosa nella sua espressione che mi diceva che forse non avevo del tutto mancato il bersaglio.
“Hai ragione, molti la pensano come dici tu, ma io credo che si debba sempre rispettare la libertà degli altri senza giudicare. Nessuno di noi è un santo, neanche io”.
Quelle ultime due parole me lo fecero diventare duro all’istante.
“Ahi ahi ahi, quindi stai confessando anche tu?”, le chiesi ridendo.
“Confessare… che parola grossa – rispose stando al gioco – anche a me è capitato di curiosare qua e là”.
“Foto?”
“No, no, mi intrigano più le storie. Qualche mese fa ho trovato online dei racconti e ogni tanto vado a curiosare”.
La mia eccitazione era sempre più forte, avevo finalmente trovato la chiave per provare ad aprire la cassaforte ed arrivare a quelle tettone.
“Ma dai! E Paolo che ne pensa?”
“Non ne pensa niente perché non lo sa, quindi ti prego di tenere per te quello che ti ho detto come io terrò per me la storia delle foto”.
“Tranquilla, sarò una tomba”, le dissi. Mi presi qualche secondo per sorseggiare del vino e poi mi giocai il tutto per tutto. “D’altra parte – dissi fingendo di parlare come un professore – come scrittore non posso che essere contento che ci siano molti lettori”.
“Scrittore?”, chiese lei stupita.
“Beh, sì – confermai minimizzando – ogni tanto mi viene l’ispirazione e scrivo qualcosa”.
“Non ci credo! – rispose, sorpresa ma interessata – e di che genere?”
“No, dai, lascia stare, cambiamo discorso”, le chiesi.
“Ma perché? Dai, confessa!!!”, mi incalzò sorridendo.
“Ma mi vergogno… ho scritto anche delle cose molto spinte”.
“E chi lo avrebbe mai immaginato…” commentò fingendo di sgridarmi.
“Ecco, appunto, quindi lasciamo stare”
“No, non puoi lanciare il sasso e nascondere la mano”
“Mi vergogno, dai, davvero, ho scritto cose troppo spinte”
“Va bene – disse lei abboccando all’amo – allora vuol dire che mi stai prendendo in giro”
“No, ti assicuro – le dissi – è tutto vero”.
“E allora dimostramelo”
“Ok – le dissi fingendo di accettare per sfinimento – però… spero che non mi giudicherai male”. Presi il menù che era accanto a me e ne staccai un pezzetto sul quale scrissi l’indirizzo di Milunuda e un nick. “Apri questo sito e cerca i racconti di questo nick”.
Lei diede un’occhiata rapida al foglio e poi, come se fosse una taccheggiatrice, lo fece scivolare nella borsa senza dare nell’occhio.
“E come faccio a sapere che sei veramente tu e non mi stai prendendo in giro”, mi chiese guardandomi di traverso.
“Semplice, puoi scrivere alla mail che troverai lì sopra e chiedere conferma”.
“Mmmm”, commentò lei dubbiosa proprio mentre Paolo si girava verso di lei scusandosi di essersi intrattenuto tutto quel tempo con il collega alla sia sinistra.
La serata assunse tutto un altro sapore, ogni tanto lei mi guardava in maniera diversa da prima, poi quando ci salutammo mi ammonì scherzosamente: “Se mi hai preso in giro ti ammazzo”.
Ci salutammo e tornando a casa non riuscii a non accarezzarmelo da sopra i pantaloni pensando alla serata e sperando di poterne trarre qualche vantaggio.

Note finali:

Cosa farà Arianna? Andrà a leggere i racconti di Andrea? E se sì, ne sarà disgustata o eccitata?
Per commenti o suggerimenti: clamartinel78@gmail.com

 

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