Non ti scorderò by Idraulico1999 [Erotico]




Io sono in questo momento distante dalla mia valle, fra i monti, lontano dal mio uomo, indipendente, libera e volutamente smarrita in una notte tutta per me, precisamente in quest’istante mi trovo a Ferrara. La città correva distendendosi intorno a me e le redini erano ormai sciolte, dato che io la guardai per bene ammirandone accuratamente per intero la sua bellezza mentre guidava. Lei si era fatta bella per me e la faccenda mi fomentava lusingandomi notevolmente: non mi concederò mai a lei per più d’una notte, non m’offrirò mai per un amore saffico a vita, eppure ogni volta che ci rivediamo lei s’appronta organizzandosi lo stesso in maniera attraente e richiamante.

I nostri incontri sono in fondo soltanto degli attimi rubati, degl’istanti sottratti alla mia attitudine e alla mia predisposizione innata di femmina montanara convinta, cosicché dopo una bella serata fra locali vari e risate a più non posso, ammirate e invidiate ciononostante da tanti individui come altre volte, i nostri corpi così affascinanti e così diversi s’incrociarono e in conclusione s’amarono per una notte intera nel letto di casa sua. In seguito ritornava tutto come prima, perché io non posso e può darsi che implicitamente non voglia amarla né riverirla indirettamente fino in fondo. Lei per non affliggersi né per soffrire oltremodo scappava al lavoro, mentre io ancora dormivo indebolita e stremata dopo una notte d’inattese e di sconvolgenti delizie appena sperimentate, assieme a quei grandissimi e strepitosi orgasmi convissuti e raggiunti sopra quel letto. In definitiva ridiventava tutto come prima, in tal modo appena lasciavo le chiavi di casa dentro il solito vasetto dei fiori, m’avviavo per riprendere il trenino verso i monti, verso un mondo sempre più angusto, limitato e ristretto, poi diventava tutto come prima, però non quella volta, giacché salutandomi la mia amica m’aveva adeguatamente segnalato che c’era in casa sua sorella:

“Sai una cosa? Questa rompiscatole ha dormito di là. Ogni tanto si ricorda d’andare all’università e viene a dormire qui da me senz’avvisare”.

Al mio sguardo apprensivo, preoccupato e pieno di disagio lei m’aveva nel frattempo serenamente rassicurato:

“Cara mia, io t’informo che a me vanno a genio le belle donne, a lei invece piacciono i ragazzi brutti. Io non m’intrometterò con lei né lei farà con me, vedrai che non ti creerà problemi, stanne certa”.

Dopo avermi confortato e incoraggiato nel modo giusto io ero tornata a dormire, ad accumulare così il calduccio assieme a quel simpatico gonfiore del mattino che non so per quale motivo, eppure sul mio viso non fa uno sgradevole effetto, al contrario. Io m’alzai a un’ora imprecisata, visto che fuori la nebbia aveva lasciato il posto al sole, vagai verso la cucina alla ricerca sonnacchiosa d’un caffè. Io ero insonnolita sì, però non cieca, poiché appena entrata in cucina incrociai una fiorente fanciulla e subito mi ricordai di non essere da sola in quella casa: una carnagione scura e gli occhi azzurri con un seno prosperoso, che solamente una donna che non ha ancora compiuto i venticinque anni può avere. La tuta aderente e sgambata che utilizzava come pigiama mostrava due gambe slanciate.

In quell’istante deglutii a fatica pronunciando un ciao sommesso e un po’ imbarazzato, giacché m’aspettavo un trattamento altezzoso, compassato e gelido, come unicamente noi donne sappiamo essere a quell’età, per di più con chi non è omologato né riconosciuto secondo i nostri parametri e i nostri comminati e imposti principi, viceversa, lei mi sorrise, peraltro partecipe lasciandomi senza parole, facendo i complimenti alla sorella per la scelta compiuta. Io esitai un istante e poi mi presentai, dal momento che sorrisi anch’io perché non volevo fare la figura della ragazza imbarazzata e insicura con una pivellina, eppure non riuscivo a smentirlo neanche verso me stessa, in quanto lei m’aveva colpito, emozionato ed entusiasmato notevolmente. Il fischio improvviso della caffettiera mi venne in aiuto, perché sembrò un’inattesa liberazione, dato che pensai fra me:

“Adesso bevo lestamente la mia tazzina di caffè e poi scappo via dagl’imbarazzi”.

Lei, invece, al momento d’apparecchiare con le tazzine ancora vuote sulla tavola, mi servii mettendosi alle mie spalle, mi sfiorò il braccio pelle contro pelle, poi con un movimento apparentemente involontario mi passò il dorso della mano sul seno coperto dalla lunga camicia che per l’occasione indossavo come pigiama. Un brivido mi percorse tutta la schiena e nello stesso tempo sentii l’odore peraltro non detestabile né sgradevole delle sue ascelle, però intenso: in quel momento non mi dava fastidio, anzi. Dovevo resistere, in fondo ero appena uscita da una notte d’amore con la mia amica del cuore, siccome me lo ripetevo di continuo, tuttavia adesso più me lo ripetevo e più mi eccitavo.

Lei sembrava conoscere i miei punti deboli, per il fatto che parlava a pochi centimetri di distanza della mia bocca, dato che il suo respiro e il suo alito caldo alla vaniglia lasciasse intendere a un olfatto accorto come il mio quell’eccitazione ormai cavalcante e irrefrenabile. Io volevo resistere, restare salda, perché ho un mio codice personale di condotta e di criterio, per i più tuttavia piuttosto astruso, ermetico e incomprensibile, dal momento che deludevo tradendo il mio uomo con una donna, ma pur sempre rigoroso e scrupoloso nel cercare di non addolorare né ferire chi non lo meritasse. Quella sua tutina però non nascondeva più quei durissimi capezzoli, io potevo resistere, perché a trent’anni ero abituata a essere corteggiata da uomini e da donne ai quali avevo saputo dire tante volte di no. In quel momento però, io me la prefiguravo nuda, bella come la sorella, bensì più giovane e addirittura più acerba, quel sogno sembrava concretizzarsi, per il fatto che ogni volta il suo respiro avvolgeva il mio collo e le sue mani cercavano un contatto con le mie. Io me ne andai nella sala per guardare la TV, sperando che finito il momento d’emozione ognuna tornasse in sé, invece lei si sedette accanto a me fingendo di commentare la replica d’un tedioso telefilm che io fingevo di guardare, finsi in quell’attimo di staccarmi, eppure all’improvviso mi voltai verso di lei e di colpo la baciai consentendole nel frattempo di toccarmi soltanto il seno da sopra del pigiama:

“Non coinvolgendo né interessando i nostri sessi, il nostro contatto resterà pudico, così non faccio male ad alcuno” – pensai.

Tutto ciò però era un accomodamento, un compromesso, giacché ero consapevole, sennonché dovevo concedere qualcosa a quella parte di me più imparziale e più obiettiva. Baciavo lei e sentivo lo stesso sapore della bocca della sorella, quell’inedita situazione mi stupiva eccitandomi al contempo, semmai ve ne fosse stato ancora il bisogno. Mi piaceva molto il suo modo di baciare e combinato con il tatto del suo seno sostenuto, decorato da quei due capezzoli, che adesso potevo notarne la consistenza sotto la sua tutina attillata e striata. M’alzai all’improvviso vinta dai sensi di colpa e francamente le riferii che volevo riposare: era ormai pomeriggio e quella notte avevo dormito pochissimo, cambiai all’improvviso stanza gettandomi sennonché sul letto ancora in disordine: la di sopra m’addormentai contrastata fra il desiderio d’averla accanto a me e al tempo stesso visibilmente confusa e frastornata, con la speranza di non compiere ulteriori sciocchezze. Non so per quanto tempo dormii, fui però svegliata dalle sue parole nel mio orecchio alternate a piccoli baci sul collo, in quanto adesso il suo alito era caldissimo e la sua voce era mozzata dall’eccitazione.

Lei mi sussurrò una proposta alquanto spinta, un nuovo accordo, un novello adattamento, visto che mi chiese di farla venire con la mano, ormai ne aveva pieno diritto e dopo sarebbe finita lì. Io percepivo che lei si eccitava dall’idea di farsi servire da una donna più grande e ancora di più metterlo in atto come un discredito, un disonore e un puro sfregio nei confronti della sorella: quest’aspetto, in passato sarebbe bastato a farmi irrigidire, non lo nego, eppure lì io acconsentii subito compiaciuta e gongolante dalla sua insistenza. Quando la mia mano giunse fra le sue gambe dopo aver sfiorato il ventre piatto, sentii un oceano avvolgermi e inondarmi le dita, perché appena un attimo dopo alle mie narici giunse il suo odore intimo e penetrante: lo riconobbi subito, siccome era uguale a quello della sorella e ansimai ad alta voce per la soddisfazione appena ricevuta.

Lei interpretò tutto ciò giudicandolo come un mio netto segnale di resa e prima che io potessi oppormi lei era nuda su di me, voltando le spalle al mio sguardo cercando d’appropriarsi nel buio per arraffare la bellezza della sua schiena, che peraltro vidi in modo insufficiente, tenuto conto che sentii solamente la carne umida della sua fragrante fica adagiarsi sulla mia bocca. Io cominciai a leccarlo quasi istintivamente cercando di non interrompere quel delicato lavoro, allora portai le braccia alla vita e alzai la lunga maglietta che mi faceva da pigiama. Brontolai brevemente per quanto mi fosse possibile un lieve prego, però non dovetti ripetermi, perché inarcandosi su sé stessa lei fece approdare la sua faccia sui miei peli pubici e cominciò a leccare in ogni parte.

In quell’animato, appassionato e famelico frangente la stanza era diventata un trionfo d’emanazioni e d’odori meravigliosi, come soltanto nei momenti di massima eccitazione sanno essere certi effluvi, dal momento che ogni cosa che assaggiavo di lei mi ricordava per intero la sorella: lei era dissennata e folle, però la faccenda mi fece perdere ogni freno, giacché sembrava come se lo stessi realizzando con la sorella. Questa era però più combattiva, più grintosa e più spregiudicata, capace sennonché d’essere dominatrice e sovrana nell’esigere e nel pretendere, perché ambiva che la leccassi da capo a piedi, mentre un attimo dopo lei consentiva sottomessa nell’accettare che le mie dita le esplorassero il didietro fin nel profondo, laddove la sorella non m’aveva mai autorizzato d’avvicinarmi né di osare.

In seguito non resistemmo alla tentazione di ricominciare subito, di conoscerci intimamente in qualche aspetto fino a quel momento ignorato e trascurato, dal momento che in quel vortice di piacere i nostri capezzoli sempre duri erano il segno visibile che i nostri corpi si volevano ancora. Persino le pause per bere o per fumare la sigaretta erano diventate l’occasione per l’una per approfittare della momentanea indisponibilità delle mani da parte dell’altra, tentando sortite inaspettate. Non so esattamente per quanto tempo andammo avanti, tuttavia per poco, dato che non ci sorprese sua sorella la sera al ritorno dal lavoro, poiché io feci appena in tempo a rivestirmi senza neppure lavarmi, che lei era già entrata in casa. Mi domandò sbalordita perché diversamente dal solito non fossi andata via la mattina al risveglio, sennonché io speditamente le risposi, abbassando lo sguardo e dirigendomi con il bagaglio a mano verso la porta:

“Non ti sembrerà vero, stavolta però ero troppo stanca, perché stanotte abbiamo esagerato” – nel momento in cui baciandomi per salutarmi lei ribatté in modo categorico e inamovibile:

“Lo credo bene, perché la tua bocca accumula e conserva ancora adesso totalmente il sapore di me”.

{Idraulico anno 1999}

 

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Bello rivedersi (?) by Globetrotter [Vietato ai minori]




Finalmente riesco ad andare ad un colloquio scolastico di mia figlia, riesco a farlo di rado, i miei troppi impegni ed i miei viaggi mi tengono spesso lontano da casa.

E una bella giornata di primavera entro nel liceo di mia figlia con animo sereno, mi sento rilassato, un po’ per la bella giornata ma soprattutto perché so già che sentirò dei bei commenti da parte dei professori: mia figlia è la prima della classe e l’orgoglio di padre emerge prepotente.

Come al solito file interminabili di fronte ad ogni aula, cerco di adottare una soluzione strategica prima faccio i professori delle materie meno popolari e che interessano meno i genitori e poi mi metto in fila per la prof di Italiano. Inizio a chiacchierare con i vari genitori, anche per passare il tempo. Dopo un po’ una delle madri in fila mi chiama per nome mi parla molto amichevolmente facendo riferimento a cose personali, la guardo stupito: “Ma come non mi riconosci? Sono Serena!!” La mia debole memoria vaga nei ricordi, mi si accende la luce: “Sì, certo! Serena! Come stai? Quanto tempo!” Mi abbraccia e mi bacia sulle guance.

Serena era stata una delle mie prime fidanzate, devo ammettere non una delle migliori da ogni punto di vista, non bella e neanche particolarmente intelligente, ma aveva una caratteristica che a 18 anni diventa criterio di selezione fondamentale: era una gran Troia!

Ho fatto fatica a riconoscerla, il tempo ha avuto un effetto devastante su di lei, molti chili di più di allora, decisamente troppi ed aspetto poco curato. In maniera stupida ed anche con un moto di fierezza spiega a tutti gli altri che siamo stati fidanzati 30 anni prima: tutti ridono e noto un padre che mi guarda con fare ammiccante. Si lascia andare a commenti, direi, troppo privati, ricordando i tempi quando stavamo insieme: rispondo a monosillabi cercando di non dare troppa corda al suo eloquio scomposto, sono francamente a disagio.

Mi proporne di uscire per una sigaretta, il padre di prima mi guarda ancora una volta con un sorriso ammiccante, accetto volentieri anche per uscire da una situazione non di mio gradimento.

Usciamo, mi offre una sigaretta ed inizia a raccontarmi la sua vita, l’atmosfera cambia completamente, cambia anche il mio pensare: non è stata molto fortunata, 2 divorzi, un figlio perso per malattia ed il 3 marito morto anche lui da 6 anni, adesso mi fa un po’ pena, cerco di essere gentile e di stimolarla ad una visione più positiva della vita ma la capisco. Insiste 2 o 3 volte sul fatto che è vedova da 6 anni, credo che sia un chiaro segnale: “Sì Serena ho capito!” La metto sul ridere, ricordandomi di come era 30 anni prima: “Ho capito di cosa hai bisogno!” Ridiamo, ma lei si schernisce: “No, non vorrei che tu avessi frainteso!” Continuo a metterla sul ridere: “Ok allora domani sera alle 21:00 sono da te poi vediamo se ho frainteso, io suonerò il campanello poi starà a te decidere se aprire o meno. Dove abiti?” Mi dà il suo indirizzo senza esitazioni.

Rientriamo nella scuola, finisco il giro dei professori incrociando Serena a più volte, l’ho vista più sorridente. Il giorno dopo mi domando a più riprese se valga la pena o meno andare a trovare Serena, poi lo spirito cacciatore prevale e decido di andare: mi giustifico dicendo che è sola e psicologicamente provata e quindi è giusto andare, mah, molto discutibile.

Alle 21:00 arrivo a casa di Serena, suono il campanello e mi apre senza neanche domandare chi è. Entro in casa e la trovo tutta tirata chiaramente fresca di doccia con un abbigliamento non proprio da casalinga, mi viene incontro e mi bacia con impeto: “Ma come non avevo frainteso?” Mi manda sonoramente a quel paese, come nel suo stile, se così si può dire. Mi spinge in camera, mi spoglia e si spoglia con frenesia, devo dire non proprio un bello spettacolo, le sue forme sono molto rilassate ma la situazione comunque mi eccita, mi trova duro, mi spinge sul letto e me lo prende subito in bocca, dopo un po’ mi guarda: “Mi ricordavo che avevi un arnese interessante!” Non si smentisce, mi sale sopra, si penetra quasi famelica e con chiara soddisfazione, inizia a muoversi freneticamente, geme sonoramente e gode in pochi secondi urlando una serie infinita di “sì”: “Cazzo! Finalmente! Sono sei anni che non scopo!!” Di nuovo molto “elegante”. Continua il suo movimento, la faccio mettere in ginocchio: non una buona idea, il panorama non è dei migliori, provo a sculacciarla e mi dice di non farlo, provo a metterle il pollice nel culo, si divincola, non vuole. A 18 anni una è troia solo perché te la dà con facilità ma evidentemente non si è evoluta e a quanto pare preferisce cose classiche, continuo a spingere e gode di nuovo gemendo rumorosamente. Non sono venuto: “Hai ancora lo stesso problema?” Mi dice sorridendo: “Direi che si è aggravato, adesso faccio ancora più fatica a venire!” Mi stendo, mi accarezzo e me lo riprende in bocca, sto per venire, lei si ritrae, prende dei fazzoletti e mi pulisce dallo sperma che mi si è riversato sopra di me. “Ti ringrazio! Mi ci voleva proprio!” Ancora una volta usa parole inappropriate: “Spero ci si possa rivedere!” Rispondo con un sì di cortesia ma poi preciso che mi sto trasferendo per lavoro e che quindi non so quanto tempo potrei avere. La vedo delusa, sono deluso anche io, non mi è piaciuto, ma soprattutto mi ha infastidito il suo modo di fare.

Ci rivestiamo senza parlare, torniamo in cucina, l’atmosfera non è piacevole: “Se ben ricordo non bevi caffè, ti ho comperato della Coca cola!” Almeno in questo è stata opportuna. Non so cosa dire, trovo una scusa e me ne vado, è stupida ma ha capito: “Temo che non ci rivedremo” mi dice con espressione triste. Non rispondo, la bacio velocemente ed esco. Mi ha richiamato più volte, ma con la scusa del trasferimento ho sempre declinato l’invito, poi ha smesso: non l’ho più rivista.

 

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L'inizio della fine by Claudio78 [Vietato ai minori]




L’inizio della fine di Claudio78 New!
Marcello e Catia erano sposati da quasi 10 anni. Lui commercialista quarantenne di buona famiglia, lei avvocato di 35 anni, formavano una coppia felice. Erano giovani, due persone normali che avevano formato una famiglia anche se non avrebbero avuto la gioia di diventare genitori poiché Catia non sarebbe mai riuscita a restare incinta.
Questo era un grosso dispiacere per entrambi, che dimenticavano solo durante il sesso, che potevano praticare senza alcun tipo di protezione.
Catia era una ragazza come tante, con un viso gentile come quello di un angelo, incorniciato da una montagna di capelli neri, lunghi e ricci. Alta circa 1.70, veva un bel seno di terza misura e dei fianchi leggermente larghi ma con due belle chiappe sode che a pecorina erano la gioia per gli occhi di Marcello. Lui cercava di tenersi in forma, anche per la sua tendenza ad ingrassare faceva molta attenzione a non esagerare per non accentuare quella pancetta che ormai da qualche anno era spuntata e che non riusciva a mascherare.

Adorava fare sesso con sua moglie e da alcuni mesi nella sua mente si era fatta strada una fantasia. Era iniziato tutto una volta in cui Catia si stava provando un nuovo reggiseno che sembrava farle guadagnare almeno una taglia. Sorpreso dall’effetto, Marcello si fece sfuggire un “Adesso hai un seno magnifico” e Catia per gioco gli aveva risposto che quella frase gli sarebbe costata il divieto di accesso alle sue tette per un bel po’. “Guardale ora perché non te le farò più vedere per qualche tempo, brutto cafone”, gli aveva detto mostrando il seno nudo. Lui aveva preso il cellulare e le aveva proposto una foto ricordo e lei si era messa in posa.
Qualche settimana dopo, mentre Marcello era a letto e stava consultando alcune notizie sul cellulare, aveva avuto la prontezza di riflessi necessaria per fotografare Catia senza che lei se ne accorgesse mentre si spogliava.
In privato aveva guardato più volte quelle foto del seno, del sedere e del corpo nudo di sua moglie, eccitandosi ed iniziando a desiderare di mostrarle ad altri uomini.
I primi tentativi fatti in varie chat online erano stati un successo, ma il pubblico esigeva di più, voleva nuove foto. Così aveva confessato a Catia la sua eccitazione nel vederla fotografata e lei ogni tanto si prestava, senza però eccedere in atti o posizioni volgari, convinta che si trattasse di scatti destinati unicamente alla felicità di suo marito.
Invece, online, Marcello sfruttava ogni occasione possibile per mostrarla ad uomini che se la masturbavano fino ad eiaculare copiosamente davanti alla webcam. Questa era la parte che eccitava di più Marcello: vedere uno sconosciuto che si accarezzava il cazzo guardando il seno di sua moglie e che poi iniziava una sega sempre più forsennata man mano che le foto si facevano più audaci.
Forse nella realtà non sarebbe accaduto nulla ma, nelle sue fantasie, Marcello adorava l’idea di vedere Catia scopata da altri uomini.

Un giorno, per incontrare un cliente, Marcello dovette spostarsi a circa un’ora dalla città ed arrivato all’appuntamento ricevette una telefonata che preannunciava il ritardo del cliente di circa un’ora a causa di un incidente che aveva creato un grosso ingorgo di traffico.
Per ingannare il tempo iniziò a girare per il quartiere fino a trovarsi davanti ad un sexy shop.
Erano anni che non ne visitava uno e decise di entrare.
A volte aveva parlato con sua moglie di comprare qualche gadget per gioco e si mise a guardare i vari vibratori.
Il proprietario del negozio, Roberto, un uomo sui 50-60 anni si prestò ad illustrare i vari modelli e visto che il il localeera vuoto a causa dell’orario mattutino, i due si misero a parlare diffusamente di quegli articoli. In particolare, Marcello fu colpito dalle dimensioni di alcuni vibratori che sembravano più dei bastoni piuttosto che dei finti falli.
“Non sai quanti ne vendo! – lo informò Roberto -”Questo qui, ad esempio, non faccio in tempo a riceverlo che subito lo finisco”, disse prendendo un palo lungo circa 40cm e largo 8cm.
“Ma davvero ci sono donne che se lo fanno mettere tra le gambe quell’affare?” domandò incredulo Marcello.
“Altroché! In figa, ma anche in culo!”, rispose ridendo Roberto. “Certo, non come prima volta, altrimenti sono dolori. Per tua moglie non lo consiglierei se non è già abituata a certe misure”.
“No, sicuramente per Catia non andrebbe bene. Che ne dici di questo?”, chiese prendendone uno di una ventina di centimetri.
“Beh, se non lo sai tu – rispose Roberto facendo spallucce – Mica me la trovo davanti io tua moglie a pecorina, non so proprio dirti nulla di più se non che quello è un ottimo articolo. Occhio solo al prezzo”.
Già, il prezzo. Marcello non si era proprio posto il problema. Quegli attrezzi erano tutti molto costosi, anche se comunque la disponibilità di denaro non gli mancava.
“Puoi prendere anche dei prodotti a prezzo più basso, ma attenzione – lo ammonì Roberto – se vuoi che la tua Catia goda e non abbia problemi devi scegliere materiali di qualità, altrimenti rischi di farle male”.
Marcello sentiva le parole di Roberto ma la sua mente era rimasta a qualche secondo prima, al “Mica me la trovo davanti io tua moglie a pecorina”. L’eccitazione lo pervase in un istante, sentì che era l’occasione di fare qualcosa che non avrebbe mai pensato di fare e senza riflettere si trovò ad estrarre il cellulare dalla tasca della giacca.
Aprì la galleria fotografica ed andò alla cartella dove teneva le foto di sua moglie, selezionandone una in cui Catia era in ginocchio sul letto a pecorina e con il viso affondato nei cuscini. Le sue mani che si aprivano le natiche mostrando bene ano e figa e un paio di autoreggenti bianche completavano il quadro.
“Beh, questa è mia moglie”, disse girando il display verso Roberto, che parve molto contento dello spettacolo.
Automaticamente l’uomo prese il telefono e Marcello no lo impedì. Iniziò a sfogliare quella cartella, commentando ogni tanto con un “bella” o “che gran porca”.
“Fammi il favore – chiese Roberto – gira la chiave nella porta che ci prendiamo 2 minuti per noi. Occhio che è un po’ difettosa”.
Marcello eseguì quanto richiesto, impiegando più del previsto per i problemi di quella vecchia serratura. Quando sui suoi passi, Roberto si era messo vicino alla cassa e stava guardando le foto seduto comodamente sulla sua sedia, massaggiandosi lentamente il cazzo. “Non ti dispiace, vero?”, disse. Ma non era una domanda. era un’affermazione.
Marcello non reagiva. Quel cazzo sembrava essere sui 16-17 cm, quindi un po’ più corto del suo, ma in compenso era di una larghezza notevole. Pensò che una donna scopata da quel pezzo di carne dovesse soffrire le pene dell’inferno prima di godere.
Roberto continuò a sfogliare le foto e raggiunta la fine della galleria tornò all’immagine del culo di Catia a pecorina. “Passami quel barattolo”, disse a Marcello indicando un contenitore in cui teneva delle penne. Lo prese, lo vuotò, appoggiò il cellulare sul tavolo in modo da poterne ben vedere lo schermo e puntando la cappella verso l’interno del barattolo iniziò a segarsi più velocemente fino ad emettere 5-6 copiosi schizzi di sperma che finirono tutti nel contenitore.
“Davvero una bella femmina – commentò pulendosi con un fazzoletto di carta cappella e mani prima di restituire il cellulare a Marcello – Vedo che le piace essere fotografata”.
“Beh, sa che mi piace e…”
“No, amico mio, lasciatelo dire, a lei piace farti da modella per queste porcate”, lo incalzò Roberto. “Tu continua a fargliele e quando ne hai portamele. Qui sarai sempre il benvenuto. Quel vibratore di cui parlavamo prima… se lo vuoi è tuo. Gratis. Se tornerai con altre foto ti tratterò bene su tutto quello che potrà interessarti”.
Detto questo, andò allo scaffale dei vibratori, prese il modello di cui parlava, lo mise in un sacchetto e lo diede a Marcello. Poi si avviò verso la porta e la riaprì.
“Se vuoi scaricarti anche tu puoi andare nel bagno”, disse Roberto ridendo e indicando l’erezione evidente nei pantaloni del cliente.
In quel momento il cellulare di Marcello squillò. Il suo cliente era arrivato in ufficio e lo attendeva. Non gli rimase che salutare ed uscire.
Incrociò un altro uomo che entrava nel negozio e sentì Roberto dire “Buongiorno, in cosa posso esserle utile?”.
Di sicuro a lui era servito.
Per capire che mostrare sua moglie gli piaceva più di quanto credesse.

Note finali:

Se qualcuno volesse commentare o dare suggerimenti può contattarmi all’indirizzo clamartinel78@gmail.com

 

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