Salus Per Aquam by Ukiyo [Vietato ai minori]




Salus Per Aquam di Ukiyo New!

SALUS PER AQUAM
Dal suo tavolo singolo Wolfgang poteva vedere tutta la sala. Nessuno, nell’andirivieni dell’ora di cena, sfuggiva al suo spirito di osservazione. L’agente di commercio greco che aveva incontrato in numerose fiere; una coppia di russi, lui sulla quarantina e già appesantito dall’alcol lei una ninfa alta e sinuosa appena uscita dall’adolescenza; la vedova Richter che come ogni anno era venuta a scaldare le vecchie ossa per un paio di settimane; e poi coppie di anziani altolocati, e altre coppie di giovani che si regalavano il week end in spa.
Guardare la gente era per lui una forma di relax, al termine delle impegnative giornate in fiera per conto dei suoi clienti. Meccanica di precisione tedesca. Non che fosse un settore di cui era particolarmente appassionato. Sicuramente era una delle punte di diamante del suo paese, ma il campo cui dedicare il proprio lavoro era puramente un dettaglio per lui.
Quello che amava era il proprio lavoro, fare l’agente estero. Viaggiare continuamente. Vedere. Scoprire. Conoscere tante, tante persone di cui poteva ricordare nome e fisionomia anche dopo anni.
E vendere. Vendere vendere vendere. E per vendere usare la parola, piegarla per persuadere, far ridere, condurre la gente a fidarsi e preferire i suoi prodotti a quelli altrui. E alla parola univa il fascino di cui era pienamente consapevole, i capelli grigi lucidi di brillantina, sul volto la bellezza cimbra dei tedeschi di Monaco, completi di sartoria a celare il corpo alto e ancora atletico a quarant’anni passati.
Era stata l’ultima fiera di Milano a portarlo in quell’hotel spa sulle Alpi svizzere. Quando in fiera batteva i target che si era prefissato, si premiava con un week end in spa sulla via del ritorno per Monaco. Sorridendo pensò di essere ormai un habitué di quel gioiello iper moderno incastonato tra i boschi. Bastavano poche ore tra piscina, sauna e massaggi a fare calare drasticamente il livello di tensione, e raggiungere quello stato di rilassamento che permette di riappropriarsi dei propri sensi.
Wolfgang si adagiò contro lo schienale della sedia e si mise a decantare il Traminer nel bicchiere. Il profumo intenso del vino lo inebriò, contribuendo a fargli staccare completa-mente la mente dall’ultima, faticosa giornata di lavoro. Le mille sfumature del vino gli ricordarono i boschi e le montagne che lo circondavano, che in forma diversa avrebbe gustato tra pochi istanti, e successivamente ammirato dal terrazzo della camera. Poi, come sempre, ci sarebbe stata la nuotata della sera. Certo non prima di aver provato le novità dello chef, pensò gettando uno sguardo distratto all’entrata del salone.
Fu allora che la vide. Una tigre in forma di donna. Un bellissimo, solitario felino capace di ammaliare il proprio cacciatore. Alta e statuaria; il seno generoso coperto da una camicia di seta; i capelli mori erano tagliati corti ed esaltavano il viso regolare, impreziosito dal minuto naso all’insù e le labbra distese in un sorriso rilassato.
Poteva essere francese, forse parigina. Ma non gli importava. L’ importante in quel mo-mento era restare in ascolto delle percezioni, che suggerivano a Wolfgang immagini di potente erotismo tra lui e l’ intrigante sconosciuta. I capezzoli, intuibili sotto la seta bianca, scatenavano l’immaginazione di Wolfgang. Come sarebbe stato affondare il viso in quelle forme, esplorare, succhiare, mordere, palpare?
Nonostante la distanza, Corinne si accorse dei suoi occhi su di lei, e gli sorrise, prima di dirigersi verso un tavolo dalla parte opposta della sala. Quel fugace contatto gli mostrò la grande sicurezza di lei, di chi ama essere guardata ed è sicura del proprio potere sessuale. Erano donne come lei a intrigare Wolfgang.
Non sarebbe stato facile averla. Era una tigre come lui. Solitaria, cacciatrice. E poiché donna forse ancora più orgogliosa. O forse no. Forse anche lei cercava un amante deciso e risoluto nel dare forma al proprio desiderio.
Le fantasie dell’agente vennero interrotte dall’arrivo del pranzo. E se fosse partita il giorno dopo? O peggio, la sera dopo un massaggio e un tuffo in piscina? Non sarebbe stato strano, visto che non pochi clienti trascorrevano solo una giornata di spa break. Certo sarebbe stata un’immensa occasione sprecata.
Doveva agire. Quando voleva una donna adoperava gli approcci più diversi. Dal corteggiamento serrato e lusinghiero per giorni per quelle che si facevano desiderare, alle parole e gesti più brutali per quelle che al sabato sera volevano sentirsi puttane, passando per tutte le sfumature nel mezzo.
A fine pasto la vide dirigersi all’angolo bar. Wolfgang pensò che non ci fosse momento migliore per un espresso.
-Bonjour, madame- esordì; da quella distanza ravvicinata, iniziò ad avvertire l’elettricità tra i loro corpi. Erano della stessa specie. Non si era ingannato.
-Bonjour. Come fa a sapere che sono francese?- replicò lei divertita.
-Assomigli molto a Juliette Binoche-
-Non mi piace particolarmente Juliette Binoche-
-Ma a me sì- replicò lui guardandola negli occhi. Ecco la bellezza del gioco nel corteggia-mento.
Lei rise, il petto che si alzava e abbassava a ritmo sotto la seta. Non era affatto imbarazza-ta; era chiaramente compiaciuta. Un po’ come quando l’aveva sorpreso a guardarla poco prima. Ma, come aveva ipotizzato Wolfgang, non si sarebbe concessa senza giocare un po’.
-Non ti sembra di essere un po’ troppo diretto, monsieur…?-
-Wolfgang. Chiamami Wolf-
-Piacere, Corinne- si presentò lei porgendogli la mano. Un gesto forse troppo professionale, ma Wolfgang ne approfittò immediatamente. L’attrazione era nell’aria, anche se veniva diluita dal gioco; quel contatto fisico diede a entrambi la certezza che l’alchimia tra loro era potente.
Ma era ancora il momento dei convenevoli. Attraverso poche domande di circostanza, Wolfgang venne a sapere che Corinne si occupava di marketing per corporate events. Soprattutto finanza, avvocati e case farmaceutiche. Eventi di alto livello come quelli erano comuni nei grandi alberghi svizzeri d’inverno. Anche se per il momento nella spa non c’era alcun Gordon Gekko a fargli concorrenza, pensò Wolf divertito.
-Quindi perché sei qui?- chiese.
-Staccare dal lavoro, dagli impegni, dal compagno-
-Compagno? Accidenti, sei già prenotata- scherzò lui. Corinne si concesse una pausa carica di attesa; quindi gli sorrise maliziosamente, replicando:
-Non sono mica di sua proprietà. Per carità, non siamo quel tipo di coppia asfissiante. Vedi, io e David ci concediamo (diciamo così) delle distrazioni. E ce le raccontiamo-
C’era quasi noncuranza in quella spiegazione. A quelle parole Wolfgang si rilassò. Non aveva più remore ad esprimere il proprio desiderio per la splendida francese libertina che gli stava davanti.
-Ti faccio una proposta, Corinne- esordì lui avvicinandosi fino a poter sentire il profumo di neroli che saliva da lei – E se lo sfondo per la tua prossima avventura fosse la piscina giù, diciamo verso la mezzanotte?-
Corinne taceva, ma un sorriso irrefrenabile le increspò le labbra. La tigre era soddisfatta della sua conquista.
-Forse- rispose prima di richiedere una bottiglietta di succo al melograno e avviarsi all’ ascensore.
Wolfgang trascorse il pomeriggio tra piscina e palestra, rispondendo solo alle mail più urgenti e scorrendo velocemente un quotidiano di economia. Di Corinne non c’era traccia. Probabilmente si stava godendo ore di massaggi e trattamenti di bellezza al quarto piano; meditando se concedersi quell’incontro da raccontare al compagno, che si sarebbe eccitato ad ascoltare di lei che si faceva possedere da uno sconosciuto in una cornice lussuosa ed elegante. Ma erano solo supposizioni. L’unica certezza era che la suspense infiammava il desiderio e l’immaginazione di Wolf.
Per cena non volle rimanere in hotel. Voleva gustarsi la suspense fino alla fine, senza rischiare di incontrare Corinne e finire per chiederle se l’avrebbe raggiunto a mezzanotte. Optò per un ristorante francese del centro. Gustò l’attesa come stava gustando il foiegras sul pane caldo e fragrante. E finalmente arrivò il momento in cui immerse il piede nell’ acqua calda della piscina. Ovviamente era l’ unico lì a pochi minuti dalla mezzanotte. I custodi non prestavano servizio di notte. L’unico rischio di essere scoperti era rappresentato dagli altri ospiti dell’albergo; ma, vista la clientela, preoccuparsene era superfluo. Wolfgang si sistemò nella nicchia della zona idromassaggi, ora spenti; si sedette sull’ alto gradino e si rilassò contro la parete.
La porta di vetro smerigliato si aprì. Corinne apparve avvolta in un lungo accappatoio bianco, i capelli bagnati pettinati all’indietro la rendevano quasi maschile. Ma la sua femminilità veniva evidenziata dalle forme scolpite dai giochi di luce e ombra. Wolfgang pensò che maschile e femminile si completassero alla perfezione in lei; fortemente concentrata sulla carriera, eppure conquistata dal suo fascino; un corpo formoso e invitante, eppure mosso da un passo deciso, senza ripensamenti; il capello cortissimo, ma la bocca socchiusa che gli ricorda l’altra bocca che avrebbe voluto possedere. Chissà se l’altra bocca era nascosta oppure completamente, sfacciatamente visibile?
Corinne lasciò con noncuranza l’accappatoio su una delle panche di granito che ritmavano la parete scabra. Le luci soffuse facevano sì che il corpo di Corinne, coperto solo dalla parte inferiore del bikini, non si mostrasse in maniera immediata, banale, ma venisse rivelato un poco alla volta in attimi diversi. Questo attizzava il desiderio di Wolfgang e allo stesso tempo lo rendeva impaziente.
Impazienza che gli fece apparire lenti i passi con cui Corinne si stava dirigendo alla sua parte di piscina. La donna si immerse e andò ad accomodarsi accanto a lui, l’acqua all’altezza dello stomaco. Wolfgang le guardò i seni.
-Esibizionista- commentò.
Corinne rise buttando la testa all’indietro. Quindi con uno sguardo malizioso si sporse ulteriormente in avanti.
-Mi provochi- disse l’agente immergendo una mano nell’acqua; la ritrasse e fece cadere delle gocce attorno sui capezzoli di lei; poi soffiò. I capezzoli si inturgidirono.
Quindi Wolfgang avvolse la mano alla nuca e trasse a sé Corinne per un bacio infuocato; dapprima le sfiorò i seni, poi ne afferrò uno palpando con decisione. Aveva mani troppo piccole per contenere tutte quelle morbidezze, e la sensazione di sovrabbondanza di quel seno grande lo eccitava ancora di più. Voleva dominarla con la sua passione. Voleva esattamente essere come il maschio della tigre con la sua femmina.
Wolf poteva avvertire il respiro di lei farsi pesante. Prese tra le dita un capezzolo e lo strizzò, causandole un gemito di piacere. Corinne iniziò a esplorare il corpo di lui a sua volta, accarezzandogli i pettorali, indugiando sui bicipiti scolpiti, e soffermandosi infine sull’ inguine. La sincronia era perfetta, pareva che entrambi sapessero accendere il desiderio l’uno dell’altra senza dover accedere ai punti più ovvi.
Ma quello non era un incontro fatto di lunghe tenerezze e allusioni, lo sapevano. Il desiderio di possesso era troppo forte in entrambi. Corinne, la tigre affamata di piacere, aveva fretta di prenderlo.
Con sorpresa di Wolfgang sgusciò dalla sua presa, e si levò in piedi sul gradino sommerso. L’acqua percorse il suo corpo scendendo a rivoli. Wolfgang ammirò la sua rosa coperta solo da un ciuffo bruno, la rosa che quel pomeriggio aveva immaginato di schiuderle con le dita proprio lì nell’acqua. Ma Corinne non gli diede il tempo di farlo, perché gli montò a cavalcioni; nella sua lingua musicale diceva di non poter resistere. Parole che suonarono a Wolf come la resa sperata.
Un sorriso soddisfatto affiorò sulle sue labbra, mentre la donna lo conduceva dentro di sé. Tutto era caldo e acquoso: il recesso dentro di lei, la piscina attorno a loro, l’aria stessa che respiravano. Wolf continuò a guardarla mentre lo cavalcava , i seni che entravano e usci-vano dall’acqua ritmicamente, le labbra socchiuse come pure i suoi occhi. Quel ritmo, unito al caldo umido, lo indusse a una trance di piacere crescente.
Corinne venne ansimando oui come in adorazione. Eccola, era sua. Ma Wolf voleva che lo fosse in maniera ancora più evidente. A quel punto le tolse il comando, svincolandosi dal-la sua presa. Con un gesto perentorio la fece appoggiare al bordo della vasca con la schiena inarcata, e si infilò in lei nella posizione più animale di tutte. Il momento di possesso perfetto, in cui poteva trasformarsi definitivamente in un maschio di tigre, un colpo dopo l’altro, mentre la tigre Corinne si lasciava andare a una nuova ondata di godimento.
Al culmine del piacere, Wolf si liberò con uno schizzo bianco nell’ acqua.
Quello sarebbe stato solo il primo di una lunga notte di amplessi goduti da Wolfgang e Corinne. Le luci del mattino li avrebbero sorpresi nudi e soddisfatti tra le lenzuola del letto di Wolf, ignari della nuova giornata che stava iniziando per gli altri ospiti della spa.
Dopotutto, era o no il loro spa break?

 

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Ricerche Frequenti:

L'avventura della mia ex ragazza durante la nostra pausa di riflessione




Aveva gli occhi verdi e i capelli biondi, lisci e lunghi che scendevano ai lati del viso e incorniciavano una faccia da pompinara che già a diciotto anni mostrava per bene.
Il viso tondo con due belle guance, due labbra belle gonfie e il nasino con le sopracciglia chiare.
Alta 170, era magra con un bel culetto, belle gambe snelle e la terza di tette. Il seno era gonfio e mettendo molti top, risaltava.
Una gran faccia da piccola troia che tutti avrebbero voluto veder pompare su e giù il loro cazzo. Appena passava era quello il primo pensiero.
Non amava molto esibirsi, vestiva alternativa portando lunghe gonne, scarpe senza tacchi e un top nero che mostrava bene le tette grandi.
Portava collane o orecchini che faceva lei o che comprava ai mercati etnici. Erano collane strane, etniche, di quelle che i negri ti vendono per strada.
Solo un filo di matita di solito incorniciava i suoi occhi, dandole quel fascino della ragazza ingenua, appena maggiorenne.
A letto era impacciata, non chiamava nemmeno le pompe col loro nome all’inizio, le chiamava blowjob perché si vergognava, ma le pompe erano la cosa che le facevo fare di più, sborrandole sempre in faccia dopo aver chiuso con una sega vicino i suoi occhi.
I primi tempi non si depilava nemmeno, non portava lingerie sexy o altro, era una ragazza molto semplice che tenevo ogni giorno a pomparmi il cazzo per svuotare sulla sua faccia i litri di sborra che avevo nei coglioni.
Era molto socievole e abbracciava tutti, specie quando era sbronza.
E siccome beveva spesso, lo faceva venire duro a tutti quelli che la conoscevano e veniva considerata una troia. Chiunque la vedesse ogni sera, piena di vino a soli diciott’anni, sbronza che ballava in quei vestitini etnici e infradito, pensava che questa troietta prima o poi l’avrebbero scopata.
Lei amava bere, usciva ogni sera quasi, riducendosi ubriaca. Si faceva accompagnare a casa molte volte da sconosciuti mentre era completamente andata.
Più volte le è capitato di baciare anche una decina di ragazzi e uomini mentre era ubriaca, uomini di tutte le età.
La verginità l’ha persa ubriaca, a casa di un tizio che conosceva poco, a cui lei stessa aveva chiesto di scopare.
Siamo stati assieme vari anni, in cui lei è cambiata gradualmente, facendo uscire le parti più perverse e cambiando anche il modo di rapportarsi al mondo: non era più la ragazza alternativa che avevo conosciuto, ma aveva iniziato a portare vestitini con gonna molto corta mettendo in mostra il suo corpo e il suo viso.
Adesso aveva venti anni e sapeva di esser desiderata da chi la incontrava e, anche se non lo dava a vedere, le piaceva.
Si era cominciata a truccare di più, usando rossetto e mascara, aveva tinto i capelli di rosso e li teneva corti fino a sopra le spalle e legati.
Era anche dimagrita, e anche se ormai di seno portava solo una seconda, la faccia più sottile e spigolosa mostrava ancora meglio i suoi tratti da pompinara.
A fare pompini era davvero diventata una dea (si sa, la pratica funziona): c’erano volte che non lo prendeva in bocca nemmeno, semplicemente iniziava a leccare la cappella mentre si sbatteva il cazzo sulla faccia. Amava leccare la cappella perché lo faceva sempre e sembrava godere davvero tanto a usare la lingua li.
E adesso si depilava pure, quasi completamente.
Abbiamo avuto una relazione turbolenta e periodi in cui abbiamo preferito non stare insieme: so che in quei momenti ha cercato incontri su internet, arrivando all’apice della sua perversione.
Con me non usava mai il preservativo, si faceva sbattere senza ritegno e senza protezione, facendosi sborrare sempre ovunque.
Non prendeva nemmeno la pillola o altro, semplicemente si faceva fottere così.E così in quel periodo si fece fottere da altri.
Furono un paio di mesi in cui non stavamo assieme ed era molto frequente trovarla su internet in chat o siti erotici.
Le prime cose che aveva trovato erano solo delle chat eccitanti, niente di così scandaloso per una ventenne.
Gradualmente però in lei era scattato qualcosa, non le bastava più toccarsi immaginandosi di essere scopata. Fu così che inizió a incontrare uomini sconosciuti.
Dopotutto era una studentessa fuorisede, una ventenne che tutti si sarebbero scopata tutti che spesso aveva casa libera e si sentiva libera in una città che non era la sua, con tutta l’autonomia delle studentesse fuorisede.
Non so quanti ne abbia incontrati in questi due mesi ma di certo una sera la cosa le era sfuggita di mano.
Non è stato facile farla aprire e raccontarsi, ci sono riuscito solo dopo mesi e a poco a poco sono riuscito a mettere assieme i pezzi del racconto.
A quanto ho scoperto solamente dopo, da sue momentanee confessioni in momenti di debolezza, aveva dato il suo numero a un uomo sui cinquant’anni, molto alto e muscoloso che era stato molto insistente con lei in chat.
Lui era stato attratto dal nickname in una chat e poi dalla sua faccia da troia nella foto che le aveva mandato dopo e non aveva resistito a riempirla di insulti mandandole dei video porno con ciò che avrebbe fatto con lei.
Nonostante questo atteggiamento la ripugnasse, le piaceva non poco essere l’oggetto del desiderio di un uomo adulto, senza scrupoli: non le era mai successo.
Si, è vero, riceveva spesso commenti in mezzo la strada, i muratori le dicevano cose orribili, ma mai avrebbe pensato che anche nelle conversazioni, qualcuno poteva vederla solo come una troia.
Hanno parlato qualche giorno via messaggio, in cui lui la trattava veramente come una zoccola, come un oggetto buono solo ad essere riempito.
La cosa la eccitava particolarmente, dopotutto era solo virtuale, un modo per passare il tempo..
È stato dopo qualche giorno che lui si è autoinvitato da lei per un caffè, approfittando del fatto che nella foga dei messaggi lei gli aveva detto che era sola a casa ad annoiarsi: non era convinta, anzi, stava per dire no, ma qualcosa che non riusciva a controllare, quella figa bagnata al pensiero di non essere per la prima volta vista come una ragazzina da idioti ma come una donna sexy e sortomessa da un uomo maturo che la desiderava, le ha fatto accettare passivamente la proposta con un si quasi forzato.
Era una sera che le coinquiline non c’erano ed era sola.
Casa sua in quel periodo era modesto appartamentino in zona universitaria in cui aveva una stanza graziosa, alternativa come lei.
Lei era visibilmente eccitata all’idea, ma non sapeva bene come fare in una situazione del genere. Non sapeva cosa sarebbe successo esattamente e la cosa la eccitava molto. I pensieri rendevano il tutto più eccitante.. Cosa faceva lui nel frattempo?
L’uomo forse si stava preparando e questa decisione di incontrarsi magari non era la scelta giusta..
Nemmeno il tempo di finire il pensiero e il cinquantenne aveva già bussato al citofono ed era entrato in casa sua.
In questo punto i racconti non erano mai chiari e non so come lei l’abbia accolto, ma sicuramente doveva esser vestita come una troia, o forse solo in mutandine, come a volte accoglieva me.
Fatto sta che si era fatta legare a letto nuda, con la figa completamente depilata e con la faccia da pompinara in estasi che osservava il suo cazzo, vogliosa e bagnata.
Penso che avevano concordato prima quel trattamento, magari in chat o via telefono dopo che lui le aveva inviato un video porno in cui la protagonista riceveva le stesse attenzioni.
I suoi racconti a questo punto riprendono in un fiume di parole, con lei che aspettava che il cinquantenne iniziasse con qualche audace preliminare, mostrandole come erano solo ragazzini i suoi amanti precedenti.
Ma ad un certo punto ha risuonato il campanello.
Il panico.
Lei pensava fossero le due coinquiline. Che avrebbero pensato se l’avessero vista con un uomo che poteva essere suo padre, con il cazzo duro mentre lei era legata ad aspettare di essere fottuta come una qualsiasi zoccola? Ricordo ancora le coinquiline, una era quasi una santa con un corpo molto eccitante, piccolina, ma completamente senza esperienza sessuale, le altre due erano due sorelle pronte a giudicare tutto.
Preoccupatissima diceva lui di slegarla, senza successo.
È andato lui ad aprire, completamente nudo.
Lei diceva di non farlo ma a lui non interessava. Sapeva già come sarebbe andata a finire la situazione.

Erano i suoi amici, li aveva chiamati lui dicendo che c’era una troia pronta a farsi sbattere e con la faccia da pompinara. Erano tutti uomini maturi sulla cinquantina, gente molto rozza sicuramente a giudicare dai suoi racconti.
E lei era legata, senza poter nemmeno chiedere aiuto.
Alla vista di questi sconosciuti che entravano a casa sua con l’intenzione di scoparla, uomini che non aveva mai visto prima, la sua figa divenne immediatamente un fiume in piena.
Era eccitatissima come non lo era mai stata.
Loro la fissavano, legata con le gambe aperte e la figa che iniziava a colare, gli occhi quasi lucidi perché era la prima volta che si trovava in questa situazione, mentre loro cominciavano a fare commenti.
E bastavano i commenti a farla bagnare tremendamente sempre di più.
Mi ha raccontato che le dicevano che cercavano la gangbang, che le vere troie ormai erano le ventenni che si trovano in rete. Le davano della troia e della succhiacazzi mentre si slacciavano i pantaloni mostrando i loro cazzi già durissimi.
I suoi occhi chiari erano pieni di timore ma allo stesso tempo di eccitazione sotto le sopracciglia chiare e sottili, i capelli bellissimi di quel colore rosso-biondo tipico di una tinta ormai schiarita, il seno bianchissimo e morbido coi capezzoli eretti e le gambe aperte con le caviglie legate ai lati del letto.
E inerme alla mercè di uomini di cinquant’anni che non si facevano alcuno scrupolo e non l’avrebbero trattata certo bene..
Era il suo sogno proibito che si realizzava e lei col cuore in gola non vedeva l’ora di essere dominata da sconosciuti.
Non le era mai successo, aveva il cuore a mille, la figa era un lago.
In poco tempo hanno avvicinato tutti i cazzi verso la sua bocca, con lei attonita che sarebbe voluta fuggire, mentre l’uomo con cui lei aveva parlato in chat, si era messo sopra di lei e iniziava a puntare il cazzo verso la figa.
Qualcosa le pervadeva la psiche, si trovava in una situazione che non avrebbe mai immaginato, degna di una zoccola, con uomini che nemmeno sapeva chi fossero e non riusciva a liberarsi del pensiero che voleva solo essere scopata.
Più tardi mi confessó che non riusciva a dire di no, che l’eccitazione era talmente tanta che stare li a subire questo trattamento da troia umiliata e fottuta senza rispetto, era una cosa che la eccitava davvero troppo, una cosa che desiderava profondamente e nessuno le aveva mai dato.
Lei era li, legata mentre due cazzi vicino la bocca venivano sbattuti con forza sulla sua faccia in estasi.
I capelli rossi le andavano dappertutto, mossi col suo corpo mentre il cinquantenne le aveva iniziato a pompare la figa in modo molto rude e con una forza selvaggia, il trucco blu sugli occhi e la matita nera venivano sbavati sulle guance dal sudore..
Non aveva preservativo, nessuno di loro l’aveva con lei perché per loro era solo una troia come quelle che si vedono in strada, solo che loro l’avevano trovata in chat..
Pronta com’era a prendere cazzi di estranei, avranno pensato che non faceva molta differenza il numero di persone che la scopavano o se le venivano dentro.
E mentre il cinquantenne continuava a pompare la figa della mia ragazza con lunghi affondi tenendola per i fianchi o strizzandole il seno, mentre il sudore le aveva ormai sfatto il trucco, il primo che aveva cominciato a segarsi sulla sua faccia la inondava di sborra.
Il primo porco, quello della chat, stanco della posizione forse, la slegava, pensando che era arrivato il momento di scoparsela meglio. La prendeva su di se, seduto sul letto matrimoniale della troia (aveva un letto matrimoniale in stanza) mentre quello che ancora non era venuto continuava a segarsi furiosamente, e il terzo guardava toccandosi il cazzo per farlo tornare duro.
Continuava a fottersela così, mettendola seduta sul suo cazzo, seduti sul bordo del letto, guardandola dritto negli occhi con la sua faccia da pompinara piena di sborra che colava.
Lei era ormai solo una bambolina di vent’anni inerme nelle mani di tre cinquantenni che la stavano usando. Veniva scopata come una troia e godeva, aveva avuto già diversi orgasmi.
Adesso l’uomo pompava più velocemente, sempre di più, mentre le faceva fare su e giù sul suo cazzo. Godeva e mugugnava come un porco ma a un certo punto si era fermato col cazzo ancora dentro di lei. Aveva iniziato a prenderla a schiaffi, dicendole che era solo una lurida troia e poi l’aveva di nuovo stesa sul letto e riprendendo a pomparla in figa, tra gli schiaffi.
E avere un trattamento così rude la eccitava, tanto che il cazzo del porco scivolava sempre più facilmente nella figa della mia ragazza.
Alla fine era arrivato il momento dell’orgasmo anche per lui che le ha scaricato in figa una quantità inaudita di sperma, senza rispetto o preoccupazioni, nella figa di una ventenne che poteva essere sua figlia. La inondò letteralmente, dopotutto era un’ora che le distruggeva la figa col suo cazzo.
L’avevo lasciata con la fighetta ancora stretta, l’ho ritrovata con la figa aperta e slabbrata come quella di una quarantenne.
L’uomo che l’aveva inondata ammirava ora lo spettacolo di una ventenne con le cosce aperte riempita della sua sborra che colava dalla figa, bianca, densa e decisamente troppa. Probabilmente l’aveva ingravidata e il pensiero di questo lo rendeva sempre più eccitato: era sicuramente uno spettacolo notevole per un cinquantenne.
Si è fatto anche pulire il cazzo dalla sua bocca, per poi sedersi su una vecchia sedia di legno della stanza, vicino il ventilatore e la finestra.
Lei era scossa per il trattamento ricevuto e qualche lacrima le scivolava dalle palpebre.
Ma sicuramente, come lei mi ha raccontato poi, non aveva molto tempo per riflettere, gli altri due l’attendevano e lei voleva essere scopata duramente.
Mentre il primo era ancora seduto a guardarla, toccandosi per eccitarsi e goderla di nuovo, gli altri due sembravano adesso indemoniati:
quello che non era ancora venuto, un uomo alto 190 per almeno 100 chili di muscoli, inizió a fotterla in bocca con una forza inaudita mentre la schiaffeggiava con la mano destra e con l’altra le teneva i capelli rossi ormai fradici di sperma e sudore. I suoi occhi erano lucidi e fissi che guardavano gli occhi del bastardo, ma godeva e urlava di farlo più forte, mentre gli altri la guardavano, chi sul letto accanto a lei segandosi, chi seduto ad ammirare la scena.
Non l’ha fottuta per lungo tempo, perché subito dopo era uscito fuori dalla bocca della troia e aveva scaricato talmente tanto sperma sulla sua faccia da coprirla quasi completamente: non si distinguevano più gli occhi e tanto sperma le colava dal naso. Le lacrime che aveva iniziato a versare pur piacendole quel trattamento, la sborra ovunque, il corpo stupendo e tonico di lei, avevano fatto tornare durissimi gli altri due, che avevano iniziato a scoparla entrambi in figa allo stesso momento, dandole della troia, della zoccola, dicendole che era peggio delle troie rumene che si trovavano in strada.
Niente più schiaffi però, chiedeva lei, con la faccia rossa e gli occhi lucidi.
La figa in fiamme che due cazzi stavano slabbrando per bene, insieme, ben lubrificata dai suoi orgasmi e dallo sperma del bastardo cinquantenne che le aveva fatto vivere questa situazione nuova e eccitantissima.
Adesso senza schiaffi godeva veramente come la zoccola che le dicevano essere, mentre la fottevano, mentre le dicevano che era solo una troia e che l’avrebbero vista bene a battere sulle piazzole autostradali. E alla fine tutti e due hanno svuotato i loro coglioni dentro la mia ragazza, come fosse una prostituta. Prima uno con un urlo animalesco, poi l’altro, inondandole di nuovo la figa.
Hanno cambiato posizioni più volte, per godere tutti dentro di lei e sul suo bel viso.
Poteva essere la figlia di uno qualsiasi di questi tre, coi suoi venti anni appena fatti, la pelle giovane e il corpo ancora di ragazza non matura. La potevano trattare meglio, ma a loro non interessava. Se la sono fottuta da dopo cena fino alle prime luci dell’alba, sul suo bel letto matrimoniale, nella sua bella stanza alternativa, dopo aver tutti goduto nella sua figa ma soprattutto sulla sua bella faccia da pompinara.
Nessuno l’aveva mai scopata così, nessuno l’aveva mai distrutta in questo modo, e nonostante tutto aveva goduto come una troia, era venuta più volte che in qualunque altra sua scopata.
La stanza era come se ci fosse stata una guerra, il letto sfatto e lei era ridotta piena di sperma, col vestitino inutilizzabile e faccia una maschera di sborra.
La figa era completamente allargata, ricordo che mentre prima era strettissima, dopo questa esperienza ho potuto masturbarla anche con quattro dita.
L’hanno salutata dicendo che se non avesse fatto la brava sarebbero tornati e il cinquantenne le ha detto di chiamarlo se voleva essere la protagonista di un’altra gang.
Mi ha raccontato che tutto questo è durato un’ora, ma mentiva: le hanno scattato foto col suo cellulare come ricordo, in cui era sorridente, coperta di sperma. In alcune succhiava i cazzi dei porci facendo segno di vittoria, in altre sorrideva mentre le sborravano sul viso o mentre la scopavano in due in figa. Soltanto una volta, da ubriaca, mi ha rivelato che aveva paura di esser finita su un sito porno perché il porco di cinquant’anni aveva anche filmato tutto.
Le foto le ho trovate una volta che le ho controllato il cellulare, qualche settimana dopo, ed erano state scattate alle 5 di mattina.
Dalle 21 alle 5 almeno, l’hanno tenuta li, come un oggetto buono solo per soddisfare i loro cazzi.

Mi ha chiamato il giorno stesso, verso le 8 di mattina, dicendo di venire a darle una mano, senza dire altro. Quando sono arrivato a casa sua lo spettacolo era incredibile, mi ha aperto la porta quasi nuda, con un vestitino stracciato e sporco, coi capelli sfatti, il trucco dei suoi bellissimi occhi sbavato fino al mento, le guance rossissime. Dalla figa colava tra le gambe un denso rivolo di sperma e la sua faccia era incrostata.

Io ero sconvolto a vederla così, nonostante non stessimo assieme la consideravo sempre la mia ragazza.

Lei non ha voluto parlare, ha solo voluto che l’aiutassi a cercare un nuovo appartamento.

 

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