Tacco 10




Scritto da samas65,
il 2015-11-08,
genere tradimenti

Diario di Paola 1° parte. All’ultimo congresso a Milano al Quark Hotel, un ragazzo, Nicola, infermiere pugliese di Molfetta, 30 anni, mi ha avvicinato parlando di lavoro, chiedendomi consigli. Mi conosceva di fama, per aver letto alcuni miei articoli, ma aggiunse che non pensava fossi così affascinante e sexy. Un complimento, anche se l’approccio non era stato molto elegante. Mi è stato vicino durante le sessioni. Pensando di non essere visto, mi scrutava. Anch’io lo osservavo: era un bel ragazzo, atletico. L’interesse per me, non mi sembrava solo professionale, c’era ben altro. Ho 50 anni e sono ancora piuttosto piacevole, molto sexy ( molti hanno desiderato di scoparmi, ma io mi sono sempre negata). Dicono di me che sono una gran figa, e quel giovanotto mi voleva conquistare. Pensai che fosse a caccia di avventure e forse aveva voglia di una bella donna matura e nota nell’ambiente, di una scopata diversa dal solito. Mi osservava e sembrava preparare l’attacco. La sera, cena sociale, ero curiosa di vedere se Nicola mi sarebbe ancora stato vicino; mi feci bella: abito nero con discreta scollatura, tacco 10 su gamba nuda e scesi attirando gli sguardi maschili. Nicola mi si fece incontro ed intraprendente, mi fece sedere accanto a lui, nei posti che aveva precedentemente occupato. Le mie colleghe mi guardavano da lontano, sghignazzavano e, immaginavo, lanciando commenti piccanti su di me (“guarda la santarellina, si è procurata carne fresca, guarda come mostra le tette, va là che il cazzo giovane ti piace…”). Nicola mi affascinava. Era rozzo d’accordo, ma mostrava una forte carica fisica, animalesca. Era interessato al mio corpo: si vedeva da come mi guardava le gambe, i piedi, la scollatura. Uno sguardo spermatico, che mi intrigava. A tavola fece intenzionalmente cadere il tovagliolo e nel raccoglierlo, sfilandomi abilmente la scarpa decolleté, mi afferrò un piede, mantenendolo per un po’ prigioniero della sua mano. Poi si portò alla bocca le dita con cui mi aveva stretto e se le baciò. Il tocco di quelle dita. mi diede una piacevole sensazione. In un primo momento ero turbata e riluttante, ma poi ci presi gusto, e cominciai a stuzzicarlo: qualche parola maliziosa, qualche doppio senso e ripetuti sfioramenti con il mio piedino nudo. Il gioco della seduzione procedeva sottile, nascosto. In fondo, mi sentivo lusingata di piacere a un uomo più giovane di me e di attizzarlo. Notai che a Nicola si era gonfiato il pacco: davvero notevole. Dovetti resistere alla voglia di toccarglielo. Subentrò in me una voglia di evasione, che mai, avevo provato nella mia vita, molto tranquilla. Non avevo mai tradito mio marito, pure avendone l’occasione. Perché non provare per una volta? Forse, per il ragazzo, io ero solo un oggetto da usare, e poi vantarsi con gli amici e colleghi, un bel trofeo da esibire, ma in fondo non mi importava: avevo un desiderio che si faceva strada, di un intermezzo piccante, di una relazione sessuale extra. I capezzoli, mi resi conto, si erano inturgiditi al pensiero. Finita la cena rimasi a chiacchierare con le mie colleghe su argomenti di lavoro, ma anche di gossip, corna, tresche. Poi tutte scherzarono sul corteggiamento, nei miei confronti, di Nicola e del fatto che io non fossi dispiaciuta di questo, ma anzi era sembrato che gli avessi dato corda. Forse il corteggiamento non era stato così occulto. Nadia, maliziosamente mi chiese se, per caso, quella sera avessi deciso di dargliela. “Dai diccelo, sii brava; in fondo con quegli occhi ti ha già scopato”.(Nadia, gran pettegola avrebbe avuto per le mani un bel gossip, da raccontare in giro: “Paola e il suo toy boy! Quella tutta d’un pezzo ha ceduto. Ti dico si è fatta scopare da uno ben più giovane di lei. Si vabbé, sarà una discreta figa, ma come se la tira…). Tutte si divertivano a immaginare la scena in cui io, morbida preda, venivo sbranata dal giovane carnivoro. Risposi, ridendo, che non cercavo avventure, mi bastava Max, e che poi Nicola non era il mio tipo, e che l’avevo solo un po’ provocato, per prendermi gioco di lui, per divertirmi. Loro non mi sembravano del tutto convinte e quando ci lasciammo, sentivo le loro risatine in sottofondo. Entrando nelle rispettive camere, Nadia mi salutò con un “buonanotte”, pieno di sottintesi. Lui, si era eclissato dopo cena, e pensavo, fosse finita li. Forse in quel momento schiacciava una giovane congressista. Finita la serata mi ritirai in camera mettendomi in libertà. Pensavo, con un po’ di rammarico, a Nicola come un’occasione persa, e forse già come a un ricordo che si sarebbe sbiadito presto, nel tempo. Le scarpe col tacco 10, mi avevano reso molto affascinante, ammirata (da Nicola, poi, in maniera libidinosa), ma adesso la pagavo: poveri i miei piedi! Avevo appena iniziato a massaggiare le mie estremità, quando qualcuno bussò alla porta. Portavo solo le mutandine, e così indossai in fretta l’accappatoio e andai alla porta. Era Nicola. Lo feci entrare con il cuore che correva, e con il respiro accelerato.” Scusa l’ora, ma mi piacerebbe riprendere quel discorso iniziato a tavola, specie, sotto, la tavola. Arrossii. Mi chiese cosa stessi facendo di bello, ed io un po’ imbarazzata e, con filo di voce, non riuscii a dirgli altro che la verità, cioè che stavo massaggiando i miei piedi indolenziti. Lui sorridendo, con gli occhi che fissavano le mie generose tette che facevano capolino dall’accappatoio, che un po’ si era aperto, mi disse: ”Li massaggio io i tuoi graziosi piedini, in fondo ho già fatto la loro conoscenza. Sono bravo, vedrai. Siediti”. A sorpresa fece spuntare una bottiglia di champagne e due calici. Mi versò da bere, e mentre sorseggiavo il vino, prese i miei piedi nelle sue forti mani, cominciando ad accarezzarli e a baciarli. All’inizio mi irrigidii. Ero molto eccitata, con il desiderio caldissimo di trasgredire ma ancora mi opponevo. Non capivo se mi girava la testa per l’alcool, o per la voglia di essere sua. Poi Nicola mi baciò in bocca, ed io ricambiai. Baci appassionati e profondi con la mia lingua, che si intrecciava con la sua. Mi fece scivolare di dosso l’accappatoio e, retrattosi di un passo, si mise ad ammirarmi. Disse: “ Sei proprio una gran gnocca; è un sogno quello che sto vivendo? Tu, così famosa fra noi infermieri, stanotte sei sola con me. Stenteranno a crederci, i colleghi, a quello che mi sta capitando”. Mi palpeggiò e baciò le tette, il culo, mi mise le mani sotto le mutandine, infilandole nella fessura umida e leccandosi poi le dita, così che, ai baci successivi, assaporavo il gusto della mia figa dalla sua bocca. Infine mi sfilò le mutandine, che annusò intensamente, e a lungo. Era colpito dalla mia figa pelosa, caratteristica di cui aveva una smodata passione. Lui era vestito e io nuda fra le sue braccia: mi sentivo dominata, sua schiava. Mi ero arresa e Nicola stava per farmi sua, suo puro oggetto di piacere; un sesso fra un dominatore e una ancella. Comandava lui, e a me l’idea di trasgredire, e tradire Max, rendeva tutto più eccitante, per quel senso di proibito che mi accompagnava. Che sentimenti contrastanti mi agitavano! Mi stese sul letto e cominciò a massaggiarmi tutto il corpo, dalla testa ai piedi, che continuava a baciare. Non resistevo più, non avevo più difese. Si concentrò sui seni che toccava e carezzava e poi di nuovo sulla vulva in cui introduceva più dita alla volta. Avevo la figa bagnata e lui me la leccò e succhiò fino a farmi godere come una troia. Si spogliò: che corpo muscoloso! Il suo pene era imponente e in erezione, esplosivo nella sua vitalità, quasi fosse un animale impaziente di fuoriuscire e stanco di stare contenuto, bellissimo. Lo leccai subito e succhiai con estremo piacere. Poi Nicola pose il suo duro cazzo profondamente nella mia bocca e lo spompinai. Non avevo mai visto un uccello così grosso. Che situazione! Mai provato una cosa simile in vita mia. Avevo brividi di piacere. Mentre mi abbandonavo completamente chiudendo gli occhi, lui infilò il suo bellissimo arnese dentro di me, prima dolcemente divaricando le pieghe della figa e poi mi chiavò potentemente. Che stallone! Era una furia e mi aveva sbattuto fino a farmi urlare di piacere. Sentivo il mio corpo posseduto e schiacciato da quel maschio nerboruto e il suo pene grosso e duro, sembrava aprirmi tutta. L’abbraccio di quel corpo muscoloso, tonico, giovane sulle mie forme morbide era esaltante.. Che notte! Che razza di scopata! Rimanemmo li a letto tutta la notte e lui, dopo una sosta per riprendere fiato, riprendeva a infilarmi quel cazzo di fuoco nella mia figa esausta oppure, mi leccava il buco del culo, le tette. Facemmo sesso orale, soprattutto lui. Era instancabile. E quanti cambi di posizione. Riusciva a controllare l’emissione dello sperma e così scopava a lungo; la sua resistenza mi stupiva. Ma anche la mia resistenza mi meravigliava. Non avevo mai goduto così! Ero in un bagno di sudore, sfinita, ma in estasi. Nella stanza profumo di sesso, odori vaginali e di sperma. Mi divertiva l’idea che lui raccontasse agli amici e colleghi che si era scopato la prof.Paola e che l’aveva fatta urlare per i ripetuti orgasmi. Mi disse che ero una donna affascinante e che mai aveva avuto un simile notte di sesso. Ho tradito Max per la prima volta, ma non sono pentita, ne è valsa la pena. All’alba Nicola scivolò dal letto per tornare nella sua stanza. Mi baciò . Disse che, una notte d’amore così. non l’avrebbe mai dimenticata e che io ero la donna più sexy che avesse incontrato Ci lasciammo con l’idea di rivederci, ma non ci credevo più di tanto. La mattina, Nadia, mentre facevamo colazione, prendendomi da parte, sorridendo maliziosamente, mi disse:” Forse guardavi un film porno stanotte? Si sentivano gemiti, urletti e rumori vari, provenire dalla tua camera. Comunque, ti confesso, mi piaceva e mi hai tenuta sveglia tutta la notte, cattivona. Purtroppo potevo sentire solo l’audio. Dammi il titolo, perché vorrei guardarlo completo, a casa.” Le feci un bel sorriso, chiusi gli occhi e sospirai. Capivo che Nadia, sapeva tutto e aveva il suo desiderato gossip. “Il film è notevole, ma non ricordo il titolo”. Dissi e poi : “ “alla prossima, cara” Adesso mi sento serena e non ho ripensamenti su quello che ho fatto, e non mi fanno certo paura i pettegolezzi.

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