Storie di Mare by John Dorian [Vietato ai minori]




Durante l’adolescenza, il mio animo era turbato per Nina, una ragazza di un anno più grande di me conosciuta al mare l’estate precedente.
Non era la tipica bellezza, ma non era neanche brutta; era il suo atteggiamento da diva che la rendeva ai miei occhi una strafica. Se la tirava tantissimo senza averne poi tutti i motivi, ma Dio solo sa quanto avrei voluto trombarmela!
Ebbene, l’avrei rivista a breve, e già mi masturbavo pensando a lei: i capelli corvini mossi e lunghi fino alle spalle, le tette piccole ma sode ed il culo con quel tanto di cellulite (pochissima) che piaceva a me. Ma soprattutto ricordavo di lei l’aria di sufficienza che riservava a tutti, me compreso, e che tanto mi infastidiva. Nei miei sogni erotici io la sbattevo sempre al muro per vendicarmi del suo comportamento, e la scopavo violentemente.

Arrivato il giorno della mia partenza, mi ero recato subito in spiaggia senza passare per casa a posare le valigie, per risparmiare tempo.
L’avevo riconosciuta subito: sfilava per la spiaggia con le sue due inseparabili amiche, entrambe molto carine (e anche più di lei), tutte e tre vestendo costumi alla moda.
Ogni anno era dura riapprocciare dall’inizio per me, gli altri ragazzi si frequentavano tutti l’estate rimanendo tre mesi in paese, mentre io arrivavo sempre a metà luglio; era il motivo principale per cui ancora non avevo concluso nulla con Nina, né con le sue amiche.
Ma quell’estate avevo deciso di adempiere al mio obiettivo, e mi ero avvicinato spavaldo alle tre ragazze ostentando sicurezza e simpatia: avevo ottenuto il risultato di uscire insieme alla loro comitiva la sera stessa.

Quella sera eravamo un gruppo di dieci persone: Nina, le sue due amiche Laila e Cristina, io e altri sei ragazzi divisi equamente tra maschi e femmine. Io avrei preferito qualcosa di più intimo, e avevo dovuto aspettare verso mezzanotte, orario di coprifuoco per alcuni, per essere soddisfatto. Dopo quell’ora eravamo rimasti in sei: io, Nina, Laila, Cristina e altri due ragazzi, Luca e Simone.
A Nina era venuto subito in mente di giocare a “Obbligo o Verità”: in fondo era perfetto, dato che era notte ed eravamo ragazzi. Non vedevo l’ora, infatti speravo di poter concludere qualcosa con Nina grazie ad una domanda o un obbligo imposto da qualcuno.
Ma lei aveva altro in mente. Tutta la sera aveva cercato di mettermi in imbarazzo dicendo che io e Cristina saremmo stati una bella coppia. Io speravo che in realtà fosse solo un meccanismo di autodifesa allo scopo di nascondere la sua intenzione di provarci con me.

Tra domande e baci casti il gioco procedeva, finché a Luca non era stato ordinato di esibire il pisello. Lui aveva rifiutato dicendo: «Ragazzi, finché ci si baciava era tutto ok, ma non spingiamoci oltre. Meglio che me ne vada», e così aveva fatto. Simone, da buon segugio, era andato via pure lui. Rimanevamo in 4, e a quel punto le ragazze, Nina soprattutto, mi intimavano di tirare fuori il cazzo.
Non avevo niente di cui vergognarmi, e quindi l’avevo mostrato. Le tre ragazze avevano espresso suoni di approvazione.

A questo punto Nina aveva deciso di prendere in mano le redini del gioco, e aveva sfidato Laila a farmelo drizzare. Lei non aveva nulla in contrario e io non mi ritraevo, quindi aveva cominciato a carezzarmi il pene. Non so se era stato quel tocco o l’avere Nina davanti a guardare, fatto sta che la mia mazza si era eretta in pochi secondi. Altri mugolii di approvazione. Laila intanto tornava al suo posto. Nina, ormai padrona del gioco, aveva sfidato Cristina a farmi un pompino di almeno cinque minuti. Cristina era una brava ragazza, un po’ timida, e io sapevo di piacerle. Per questo era restia e non voleva accettare ma, dopo le molte insistenze delle amiche, aveva avvicinato le sue dolci labbra al mio membro e mi aveva spompinato; dapprima lentamente, poi sempre più veloce, sino allo scadere del tempo.

Non ero ancora venuto, e questo pareva stupire le tre ragazze (evidentemente erano abituate con ragazzini che venivano appena li si sfiorava) tanto che Nina mi aveva chiesto: «Come mai niente latte? Non ti è piaciuto il tocco di Cristina?». Aveva detto questa frase con evidente acidità, come una che prova sollievo nel vedere che una sua rivale ha fallito, ma non lo vuole dimostrare.
«Preferirei altro» era stata la mia risposta.
«Cos’altro?» aveva ribattuto lei in tono di sfida.
«Mi piacerebbe sbatterti al muro e scoparti selvaggiamente»
Laila ululava in segno di provocazione, Cristina taceva imbarazzata. Dopo un momento di pausa che a me era sembrato interminabile, Nina aveva risposto: «Fallo, allora.»

Non me lo ero fatto ripetere. Mentre Laila e Cristina uscivano dalla stanza, io mi spogliavo velocemente proprio come Nina, e mi accingevo a mantenere ciò che avevo detto.
L’avevo scopata solo in piedi e sempre addosso al muro, perché era tutto quello che avevo sempre immaginato e perché il sesso non era durato più di quindici minuti. Ma in quel quarto d’ora avevo messo tutta la potenza accumulata in un anno e mi ero sfogato penetrandola con violenza.
Non era vergine, ma godeva decisamente parecchio.

Nel corso degli anni, ogni estate la scopo sempre e solo allo stesso modo, e lo farò anche l’estate prossima. Nina, a distanza di diciassette anni dalla nostra appassionata prima volta, è sposata con un politico di oltre trent’anni più vecchio di lei. Io sono sposato da cinque anni con Cristina, che non sa ma sospetta che io mi trombi ancora la sua amica, ma non fa nulla per impedirlo. Laila è l’attuale ministro della pubblica istruzione, anche se non è mai andata oltre il certificato di terza media. Pare che distribuisca prestazioni sessuali al Presidente del Consiglio, ora settantasettenne. Luca e Simone si sono sposati in Spagna tre anni fa, e hanno adottato due figli.
Ora scusate, ma c’è mia moglie che mi chiama. Ha invitato Laila a cena, e sembra che sia uscita fuori l’idea di un menage a trois: di certo non mi tirerò indietro, aspettando la prossima estate…

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