Spirito bizzarro by Idraulico1999 [Erotico]




Il rinfresco si svolgeva piuttosto indolentemente, per fortuna era capitata in un tavolo di persone simpatiche, tutte disunite e divise, eppure a parte le correnti e ordinarie quattro chiacchiere, nulla alleviava né confortava il senso della noia e del tedio, giacché bisognava però riconoscere che la collocazione dell’ambiente era molto graziosa e ben fatta, oserei aggiungere un fedele e preciso locale d’un ammirevole agriturismo, con tanti piccoli edifici e alcune camere allestite per gli ospiti, la vecchia stalla definita e risistemata come ristorante, un bel giardino con le panchine e il prato verde tenuto in modo molto ordinato, giacché dopo la prima pausa, sedendosi al tavolo, Silvia trovò una sorpresa, un biglietto compariva infatti collocato accanto alle posate:

“Quest’oggi sei incantevole, sei davvero una favola”.

Lei pensò all’istante a uno scherzo e cominciò a cercare con gli occhi tra gli altri invitati uno sguardo che la cercasse, eppure nessuno appariva degnarla d’attenzione, quando tornò dal bagno la nuova missiva enunciava:

“Ti spoglierei”.

Immediatamente le guance cambiarono colore, stracciò il biglietto e ruppe quel povero grissino con mano alquanto nervosa: chi sarà mai? Quale fra questi? Perché? Lentamente prese fiato, si calmò e mise in atto la sua strategia, nel frattempo uscì per fumare una sigaretta sbirciando il suo tavolo. Beffata e visibilmente inappagata ritornò alla sua collocazione, malgrado ciò nessun’individuo si era nel frattempo avvicinato, anzi, incomprensibilmente e inspiegabilmente c’era pronto un altro biglietto:

“Ti voglio, esci e va’ verso la cascina con le stanze. La stanza numero otto è già aperta, entra e segui le indicazioni”.

“Neanche morta, dimenticatelo” – fu il suo originario pensiero, mentre scrutava infruttuosamente il locale squadrandosi attorno.

Lei non sapeva se sentirsi presa in giro, oppure rimanere inesplicabilmente affascinata e lusingata da quelle misteriose attenzioni, per il fatto che sorreggeva bene i suoi quarant’anni d’età, ciononostante da tempo nessuno s’incuriosiva né s’interessava così caparbiamente più in quel modo per lei. La curiosità e l’interesse presero sennonché il sopravvento, una sola sbirciata e poi sarebbe scappata, dato che fece come le era stato chiesto. S’avvicinò con prudenza alla porta della stanza numero otto, provò la maniglia, che cedette, aprì la porta pronta per fuggire, ma la stanza era vuota. Per un attimo ebbe la tentazione d’entrare, però il movente e la ragione vinsero la battaglia con l’avventatezza e l’incoscienza, pertanto tornò al suo posto per godersi il sorbetto, intorno al calice il biglietto arrotolato questa volta informava:

“Hai avuto paura? Bastava seguire solamente le indicazioni”.

Paura? Certo che sì, le indicazioni? Quali diamine d’indicazioni? Si convinse, giacché il biglietto era sul letto:

“Metti la benda e quando avrai fatto, dillo ad alta voce”.

Non ci pensò, perché se ci avesse pensato un secondo in più non lo avrebbe fatto.

“Pronta”.

Bruscamente lei percepì il passionale e sincero piglio di quell’entità alle spalle di lei cogliendo spiccatamente il suo profumo, quel buon effluvio odoroso di quel dopobarba che aveva la fragranza di muschio, captò in modo distinto le dita passare sul suo abito leggero, così come si conviene in una giornata rovente, perché i capezzoli reagirono all’istante spuntando dalla seta, in seguito fu guidata in mezzo alla stanza, poi una voce secca e strana rapidamente le ordinò:

“Spogliati, voglio vederti”.

Lei fece scivolare le spalline dell’abito, poiché il dubbio durò una frazione di secondo, poi lo lasciò cadere. Al momento non sapeva che cosa fare, poi abbassò l’ultima difesa e rimase nuda in attesa:

“Adesso girati lentamente su te stessa”.

Quegli occhi che la squadravano la stavano sondavano internamente nel profondo, in quanto avrebbe potuto esprimere esattamente dove si stavano posando, lei era imbarazzata, tuttavia era risoluta ad andare fino in fondo. I suoi polsi furono afferrati, perché qualcosa di morbido li legò avvertendo spiccatamente quel profumo molto vicino. Si senti lambire, poi captò chiaramente le dita girare intorno ai suoi capezzoli, un lungo e lento vortice che implacabile s’avvicinava sempre più alla destinazione desiderata. Le sue gambe cominciarono a vacillare quando sentì risalire un tocco sempre più deciso, giacché non poté fare a meno d’agevolare il percorso ormai persa dal delirio e dall’esaltazione dei profumi e degli odori, con i sensi attenti a cogliere cercando d’intuire qualsiasi brivido lasciandosi liberamente guidare. Un alito caldo fece da messaggero e da portavoce alla lingua che s’insinuò tra le sue pieghe, prima dolcemente, poi sbranata da un succhiare frenetico, da labbra che tenevano imprigionate le sue in quel silenzio rotto soltanto da due respiri affannosi, alla fine però cedette, si lasciò andare all’orgasmo trattenuto e a lungo rinviato, infine appagata e rasserenata udì l’ormai notoria voce:

“Girati e inginocchiati, sì, così, da brava. Adesso metti le mani dietro la nuca”.

E’ il suo turno, pensò lei felice, finalmente potrà godere placidamente pure lui: le mani spinsero la sua nuca in avanti, lei lo sentì appoggiarsi manifestamente alle sue labbra impadronendosi di quel piacere altrui. Si liberò facilmente dei nastri che le tenevano imprigionati i polsi, si tolse la benda e s’avvinghiò alle gambe del suo padrone regalandogli un piacere leggiadro e al tempo stesso infinito, infine affaticata e debilitata cercò il letto che aveva visto appena ed entrò, si sdraiò godendosi il sapore, le sensazioni e lo spirito di quella bizzarra e intera pazzia.

Silvia al momento era da sola, intanto che fuori gli sposi attendevano ansiosi e impazienti il rito delle foto.

{Idraulico anno 1999}

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