Sono stata una ragazza brava o cattiva, papà? by LupoArtico [Vietato ai minori]




(Nota: Libero adattamento e rivisitazione di un racconto straniero, cui seguiranno altri capitoli).

Talvolta le cose prendono una piega del tutto inaspettata. Mia moglie stava visitando sua sorella per il fine settimana, lasciando a casa me e mia figlia Caterina di 22 anni, in balia di noi stessi. Una coppia di conoscenti, sapendo che avremmo potuto annoiarci un po’ durante l’assenza di mia moglie, ci invitò a uscire per un cinema e una cena. Lo proposi a Caterina ma lei declinò perché disse che voleva restare a casa a studiare, essendo molto impegnata con un imminente esame universitario. 

Le dissi: “Okay, allora ci vado io. Credo che non tornerò prima delle 10″ e mi avviai verso la porta di casa.

Poco dopo ero in macchina e quando avevo ormai quasi raggiunto la casa del nostro amico, ricevetti da lui una telefonata. Disse che si scusava tantissimo perché avremmo dovuto far saltare il nostro programma, in quanto sua madre era caduta e ora si trovava ricoverata in ospedale. Lo rassicurai sul fatto che comprendevo benissimo la situazione e gli promisi che più tardi lo avrei chiamato per accertarmi delle condizioni di salute della donna. Non mi restò che cambiare direzione all’auto per avviarmi di nuovo verso casa, rassegnato a trascorrere una serata in poltrona a guardare la TV.

Entrato in soggiorno, lanciai la mia giacca sul divano e mi diressi verso la cucina. Sentii però degli strani suoni provenire dal retro della casa. Si trattava di qualcosa di troppo vivido perché potesse, banalmente, essere l’audio di un film. O almeno il dubbio mi restava. 

Udii una voce maschile che diceva: “Sei stata una ragazza cattiva ed è tempo che tu subisca la tua punizione”. A questa voce seguì subito dopo una voce femminile che supplicava: “Ti prego, non sculacciarmi papà!”

Mi scappò, mio malgrado, un sorriso mentre dicevo mentalmente a me stesso: “Beh, immagino che la mia piccola ragazza sia cresciuta. Troppo cresciuta per studiare, evidentemente”. Dirigendomi verso l’ingresso, notai che le voci non provenivano dalla camera di mia figlia, ma dalla mia stanza da letto. Ero indeciso sul da farsi. Avrei dovuto irrompere e confrontarmi con ciò che stava accadendo là dentro? O allontanarmi di soppiatto per far finta di non aver mai scoperto nulla? 

Onestamente, non sapevo se davvero mia figlia fosse in compagnia. Poteva ancora esserci la remota possibilità che stesse solo guardando un film porno. Ma anche il pensiero che lei fosse nella mia camera da letto a masturbarsi, bastò per eccitarmi e fu determinante per prendere la mia decisione. Mi avvicinai furtivamente alla porta della stanza e la schiusi appena cercando di non produrre alcun suono. La TV appesa alla parete di fronte alla porta mostrava una giovane donna inginocchiata davanti a un uomo molto più grande di lei.  La donna indossava una divisa da scolaretta delle scuole religiose, come spesso se ne vedono nei porno per dare l’idea di una ragazza reclusa in un istituto che le impone una rigida disciplina. La sua gonna corta era sollevata e le sue mutandine tirate giù fino alle ginocchia. E aveva il culo arrossato dalle sculacciate che le venivano assestate su chiappe frementi.  

Volsi lo sguardo verso il letto e mi trovai a fissare la figa rosa, e il culo analogamente arrossato, di mia figlia. A quattro zampe sul letto. col viso rivolto verso la TV, aveva una mia cintura in mano e la stava usando sulle sue stesse natiche in sincronia con i colpi mostrati sullo schermo. Ascoltando con attenzione mi resi conto che non tutti i dialoghi provenivano dal film.

Caterina gemeva: “Sì, papà, sono stata una ragazza cattiva e mi merito di essere punita”, e così dicendo si inflisse un colpo di cinghia sul culo.

Nell’ascoltare e vedere tutto ciò, il mio cazzo rispose immediatamente, diventando duro come una roccia. Non penso di aver mai avuto una erezione così prepotente prima d’allora. Era quasi dolorosa per intensità, e – come avesse una volontà propria – la mia mano scivolò giù. Con un po’ di difficoltà, a causa della mia erezione, mi liberai il membro dai boxer e iniziai a segarmelo. In quel mentre notai una traccia di liquido vaginale che scendeva dalla figa di Caterina inumidendo abbondantemente il suo clitoride e sgocciolando sulle lenzuola del mio letto.

Anche l’uomo sullo schermo stava liberando il suo membro dal pantalone, mentre diceva a sua “figlia” che se lei voleva convincerlo d’essere una brava ragazza, doveva dimostrarglielo. Lei ubbidientemente scivolò giù, in ginocchio, per cominciare a leccargli il membro. 

Caterina allungò una mano di lato per afferrare un grosso fallo di gomma. Quindi cominciò a succhiarlo in una imitazione delle azioni compiute dalla ragazza sullo schermo. E intanto la sua mano si intrufolò fra le sue gambe per stuzzicarsi con le dita la sua figa umida. 

Mentre osservavo stupefatto tutto ciò, lei iniziò anche a sfregarsi il clitoride per qualche istante, con movimenti circolari, per poi infilarsi profondamente due dita nella figa e scoparsi con quelle muovendole freneticamente avanti e indietro. Contemporaneamente mugolava attorno al cazzo di gomma che si era ficcato in bocca.

Questo era troppo da reggere per la mia mente ormai in preda alla lussuria. Aprii la porta e mi piazzai in fondo alla stanza, bloccandole la visione dello schermo televisivo. La sua faccia si pietrificò più duramente di quanto avesse già fatto il mio cazzo. La mascella le cadde in una espressione di shock e il dildo le scivolò via dalla bocca.

“Mostrami che brava ragazza che sei, Caterina.”, dissi con voce roca e gutturale.

I nostri occhi si incrociarono per un interminabile attimo e infine lei sospirò “Sì, papà”.

Le sue labbra si schiusero con una espressione di lussuria, e con un gemito accolsero il glande del mio membro per succhiarlo. La sua lingua cominciò a saettare e arrotolarsi sulla cappella. Guardandola dall’alto, non riuscivo quasi a credere che fosse la mia piccola bambina quella che mi stava facendo un pompino. La osservai mentre iniziò a prendere sempre più del mio cazzo nella sua bocca, con succhiate sempre più vigorose e profonde. Mi sentivo divinamente! Forse era l’elemento tabù a renderlo così eccitante, ma non ricordo di aver mai ricevuto un pompino piacevole come quello. La mia dolcissima figlia mi stava lavorando il cazzo così bene che realizzai che non avrei potuto resistere molto a lungo… ma volevo comunque di più.

Mi tirai indietro e il cazzo le scivolò fuori dalla bocca, con uno schiocco leggero. Mi guardò con una espressione leggermente imbronciata. 

“Sii una brava ragazza e togliti i vestiti. Papà ti vuole completamente nuda.”, le dissi.

Lentamente, le sue mani andarono al fondo della sua camicetta, acchiappandone l’orlo e sfilandosela via dalla testa senza neanche sbottonarla. La sua gonna le scivolò lungo le gambe, e infine il suo reggiseno si unì al resto dei vestiti sul pavimento. I suoi capezzoli erano ritti e fieri. Potevo vedere ogni venatura della sua pelle giovane e fresca. La figa era rosa e umida, dalle labbra gonfiate di desiderio.

Non ricordo di essermi spogliato, ma presto mi ritrovai comunque con tutti i miei abiti sul pavimento, esattamente come i suoi. Fissavo la sua nudità mentre avvertivo il pulsare del mio cazzo duro. Mio Dio se era bella. Gentilmente la feci stendere di schiena sul letto e le allargai le gambe. Stendendomi sopra di lei, le stampai un bacio su ognuno dei due tatuaggi che aveva sul ventre, uno per il fiore e uno per il trifoglio. La afferrai da sotto le ginocchia e sollevai alte le sue gambe. Le mie labbra andarono alla morbida pelle all’interno della sua coscia. Sapeva e odorava di sapone all’essenza floreale. 

Lentamente cominciai a solleticarle con la lingua la zona pelvica. I tuoi fianchi si inarcavano desiderosi, per spingersi lentamente verso la mia bocca. Movenze che sembravano parlarmi e dirmi “scopami!”.  Non ero ancora pronto a darle questo, comunque. Volevo stuzzicarla ancora un po’ per vedere fino a che punto potesse diventare calda. Volevo che supplicasse il suo paparino di fotterla col suo cazzo duro. Le mie labbra avevano ora raggiunto la sua figa. Con la lingua disegnai leggero un cerchio appena all’esterno delle sue grandi labbra, ma non mi soffermai. Avvertivo la sua umidità sulla mia guancia e sentivo il suo sapore anche sulla punta della lingua. Cominciai a tracciare lunghe linee con la lingua che partivano dal bordo esterno delle grandi labbra, giù giù… per tutta la gamba fino a arrivare al ginocchio. Per poi tornare indietro altrettanto lentamente. Stava mugolando apertamente ora, con suoni che esprimevano in parti uguali lussuria e frustrazione.

Finalmente tornai alla sua figa. Mi tirai leggermente indietro per ammirarla. Era davvero rossa e gonfia di desiderio. Dilatai delicatamente le sue labbra interne con le mie dita.  La sua vagina era una bocca affamata, voracemente vogliosa di essere riempita dal mio cazzo così come poco prima lo era stata la sua vera bocca. Respirai profondamente il suo profumo inebriante e lentamente posai le mie labbra su di lei a cercare il clitoride. Lei si irrigidì al contatto e un piccolo squittio le sfuggì dalle labbra. Cominciò a mugolare: “Papà, papà. Fai sentire bene la tua piccola bambina, succhia la figa di tua figlia! Ne ho bisogno. Lo voglio. Farò tutto quello che vuoi per essere una brava bambina per te!”

Mi misi al lavoro sulla sua figa con labbra e lingua. Solleticai, morsi, tirai le sue labbra interne, la marchiai con segni di succhiotti sulle labbra esterne… schiocchi che la fecero guaire di piacere come una cagnetta. Infilai profondamente la lingua rigida dentro di lei, quanto più in fondo che potessi, e la feci mulinare vorticosamente assaporando la sua essenza eccitante. Infine, riportai labbra e lingua sul suo clitoride per leccare e succhiare freneticamente. Un dito conficcato in profondità nella sua figa, un secondo dito subito a seguire il primo e poi entrambi a scoparla ripetutamente, danzando sulle rugosità delle sue carni interne nei punti più sensibili.

Ormai, il suo respiro era affannato. Caterina boccheggiava sonoramente e i suoi fianchi saettavano verso la mia faccia. Potevo sentire quanto fosse prossima all’orgasmo. A conferma di quanto avvertivo, lei si irrigidì improvvisamente e cominciò a essere scossa da ondate di piacere irrefrenabile. La sua figa si contrasse attorno alle mie dita, stringendole come in una morsa, e l’orgasmo la avviluppò completamente. 

Ondata dopo ondata, il piacere le percorreva l’intero corpo tirandole fuori suoni gutturali e quasi animaleschi. Quando infine fu passato, lei si abbandonò in una totale rilassatezza post-orgasmo dalla posa del tutto scomposta. Il respiro le stava lentamente tornando normale. Mi stesi di fianco a lei, abbracciando teneramente la mia piccola bimba e facendo scorrere le mie dita fra i suoi capelli. Cambiai quindi posizione, avvicinando di più il mio pube verso il suo volto. Cominciai a premerle il cazzo ancora duro contro le labbra.

Con un sospiro soddisfatto, gli occhi di Caterina si aprirono fissandosi nei miei. “Anche papà ha bisogno di venire. Non sarei una brava bambina se lo lasciassi in questo stato”, disse mentre mi avvolgeva la sua mano con enfasi attorno al membro rigido.

Mi stesi sulla schiena e lei si inginocchiò fra le mie gambe, affianco a me. Ancora una volta la sua bocca si riempì del mio cazzo, mentre il suo viso scendeva lentamente fino a farmi sentire le sue labbra premute contro il mio pube. L’intera lunghezza del mio membro era presa ormai nella sua gola. Allungai una mano di lato, raggiungendola in mezzo alle gambe e sditalinando ritmicamente la sua figa mentre la sua bocca continuava a darmi piacere. 

Andò avanti così per qualche minuto… o forse per sempre. Se mi chiedete per quanto a lungo, non saprei dirvelo. Ero perso nella sensazione magica delle stimolazioni che lei regalava al mio membro. E mi accorsi che lei si era di nuovo pienamente eccitata man mano che mi lavorava appassionatamente. 

Sollevando la testa dal mio membro mi guardò e mi supplicò: “Papà, ti prego… scopami. Ho bisogno di sentirti dentro di me. Voglio il tuo cazzo nella mia figa”.

La fissai rispondendole: “Fotti il tuo paparino, bambina”.

Udito ciò, si sollevò sulle ginocchia, scavallando una sua gamba oltre il mio corpo per posizionare la sua figa umida sul mio pube. Poi mi afferrò il cazzo e cominciò a strusciarsi lentamente la cappella lungo l’ingresso della vagina e sul clitoride, assaporando la sensazione dell’imminente penetrazione. Infine pose sul mio cazzo l’ingresso della sua passera,  e calò lentamente fino a imparasi completamente su di me. 

La preparazione alla penetrazione e la sensazione della penetrazione stessa dovettero evidentemente essere troppo intense per lei, perché iniziò a sussultare immediatamente, scossa in un altro orgasmo violentissimo. Potevo sentire le pareti della sua figa stringermi il cazzo come in una morsa, e rilasciarlo ritmicamente in sintonia con le ondate di piacere che la scuotevano. 

Il suo orgasmo fu doppio. Dopo un primo picco, cominciò a calare per poi risalire rapidamente a vette ancora più alte. Caterina non si fermò neanche dopo il bis, perché iniziò a saltellarmi lentamente addosso, incrementando gradualmente il ritmo. Mi scopava totalmente persa nel piacere, mentre mi godevo la vista delle sue tette ondeggianti al ritmo dei suoi movimenti. Ne afferrai una nella mano stuzzicandone il capezzolo col polpastrello. La sua bocca aperta in mugolii di delizioso piacere, gli occhi socchiusi che mi guardavano acquosi con espressione di lussuria animale. Ero zuppo dei succhi che colavano dalla sua figa, sul mio cazzo… e che mi bagnavano copiosamente le palle.

Le azioni di Caterina ebbero il loro inevitabile effetto. Potevo avvertire la pressione montare alla base del mio cazzo, man mano che si avvicinava il mio orgasmo. Afferrai deciso Caterina per i fianchi, guidando il suo su e giù su di me. Poi le afferrai la testa per avvicinarla al mio volto, agganciando le nostre bocche in un bacio appassionato mentre né io né lei interrompevamo neanche per un attimo i nostri movimenti di bacino. Ora anche io pompavo deciso dentro di lei, osservando la mia erezione entrare e uscire nella sua figa bagnata. Una visione che assieme a tutto il resto mi portò al culmine. Tornando a baciarla mugolai e grugnii nella bocca di lei mentre le riempivo la fica di mia figlia di uno schizzo dirompente dopo l’altro del mio sperma. Quindi, ormai spesi del tutto, restammo abbandonati nella posizione in cui eravamo, lei stesa sopra di me mentre il mio cazzo lentamente perdeva vigore per scivolare fuori dalla sua passera.

“Sono una brava ragazza, papà?” mi sussurrò dopo un po’.

Abbracciandola strettamente, le risposi: “Sì, sei la mia Principessa. La mia bravissima bambina, e papà ti ama immensamente”.

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