SlaveJoy by BlackInk [Vietato ai minori]




SlaveJoy di BlackInk New!

Lo schiavo è legato mani e piedi al grande letto di legno dalla testieria intarsiata. Gambe e braccia divaricate fermate da cappi di raso nero. Indossa un completo di cinghie di pelle che gli avvolgono il petto e scendono verso il pene, circondato da un anello di acciaio. Gli occhi coperti da una benda, anch’essa di raso nero.
La camera è avvolta nella penombra. Lame di luce filtrano dalla finestra oscurata da pesanti tende di velluto bruno. Candele bruciano sul comò, scaldano l’aria e diffondono un inebriante profumo di noce moscata e chiodi di garofano.
Il silenzio, più penentrante di qualsiasi fragore, è rotto solo dal lieve respiro delle schiavo legato. Tiene la testa fissa verso un soffitto che non può vedere. Resta immobile, in attesa del suo destino. Non sembra spaventato. Non è spaventato. Lo so per certo perché lo schiavo sono io e sono qui in attesa della mia Padrona, di quello che lei vorrà fare di me oggi.
Non so che cosa ha in serbo per il suo servo fedele ma so che sarà qualcosa di estremamente eccitante. Per lei e per me.
Dalla penombra si alza una figura. Lo schiavo non la può vedere perché è bendato ma la percepisce. Infatti solleva la testa e la punta verso il lieve fruscio che ha udito. La Padrona indossa scarpe dal tacco vertiginoso che innalzano quel suo culo magnifico, autoreggenti nere con la riga collegate alla guepiére nera di tessuto e pizzo. I capelli cadono fluenti sulle sue spalle. Un trucco pesante, nero, circonda i suoi occhi e un rossetto, sempre nero, dipinge le sue labbra.
Lo schiavo freme nel sentirla volteggiargli intorno. Freme dal desiderio e dal timore. Cerca d’immaginare la padrona ma non sa come si presenterà questa volta o se gli darà il permesso di guardarla. Ma questo lo eccita e questa eccitazione si mostra su suo sesso, che si gonfia e vibra.
La Padrona se ne accorge e schiocca il frustino che ha tra le mani. Un colpo secco sibila nell’aria immota e colpisce il materasso a pochi centimetri dal corpo dello schiavo che sobbalza. Il colpo ha l’effetto di accrescere ancora l’eccitazione, cosa che scatena la furia della Padrona. Una selva di sciabolate piovono sul materasso attorno allo schiavo. Sembra non finire mai.
Poi, com’è cominciata, la furia si placa. Lo schiavo sente la punta del frustino corrergli sulle spalle e sul petto. Istintivamente porta la testa verso l’oggetto ma la Padrona glielo sottrae, lasciandolo sospeso nella brama.
La punta del frustino torna a farsi presente sui piedi dello schiavo, sulla punta, sotto la pianta, sul collo, e poi su, su, su, gli stinchi e le cosce.
Il membro dello schiavo è eretto contro il suo ventre. Lo sente pulsare. Sente le palle tese nell’eccitazione. Vorrebbe masturbarsi per placare quella passione che lo brucia ma ha le mani legate. Sa che non deve agitare il bacino per non allontanare di nuovo la padrona. Deve godere di quel momento, gustarselo fino in fondo.
Finalmente il frustino arriva al sesso dello schiavo. La punta lo percorre dalla base alla punta, poi alcuni colpetti allo scroto fanno gemere lo schiavo. La Padrona si ritrae subito e lo schiavo si morde la lingua.
Interminabili istanti di ignoto tormentano lo schiavo. Tornerà la padrona? Quando? Mi abbandonerà al mio destino di eiaculazione mentale?
Quando ogni speranza sembra abbandonarmi sento qualcosa di morbido sfiorare le mani. Un brivido mi scorre lungo il sistema nervoso mentre il piumino si sposta dalle mani alle braccia alle ascelle.
La sensazione è così forte che lo schiavo strattona le corde che lo tengono legato e si dimena nel letto. La Padrona non smette, questa volta. La Padrona insiste in questa deliziosa tortura. La Padrona disegna arabeschi sul corpo dello schiavo, sul suo petto, sul suo pene che sembra scoppiare dall’eccitazione mentre egli si dimena alla soglia della disperazione. Lo schiavo teme di eiaculare senza nemmeno lo sfregamento.
La Padrona sembra capirlo e smette di giocare con il piumino.
Lo schiavo crolla sul letto, sfinito. Il respiro contratto e convulso. Sembra aver chiavato per ore.
Lo schiavo non ha tempo per percepire la Padrona, è impegnato a riprendere il concetto di sé. La Padrona si porta ai piedi dello schiavo e inizia a spompinare le dita, succhiandole una ad una, leccando la pianta. Lo schiavo non resiste a questo supplizio. Geme forte, grida di smettere ma la Padrona non si ferma. Non è lo schiavo che detta le regole. Lo schiavo le subisce, le regole. Punto.
Lo schiavo è in preda alle convulsioni sessuali. Ha perso la percezione del suo corpo, del tempo e dello spazio. L’unica cosa che riesce a sentire sono le scosse di piacere che la Padrona gli provoca quando abbandona i piedi per dedicarsi al suo sesso sovreccitato.
Lo schiavo sente la calda bocca della padrona avvolgere la cappella, la sua lingua girarle intorno, le labbra chiudersi attorno all’asta e iniziare a succhiare come solo la Padrona sa fare.
La Padrona sa come fare per succhiare senza far venire lo schiavo. Lo schiavo sa che ella potrebbe continuare per delle ore attorno al suo sesso senza che lui senta il bisogno di schizzare. E questo allo schiavo piace. E piace pure alla padrona.
Le mani della Padrona stringono lo scroto dello schiavo, le sue dita giocano con i coglioni pieni di caldo nettare. Una delizia che ella vuole conservare per un momento migliore.
La Padrona abbandona il suo giocattolo vivente e guarda il suo schiavo. E’ sdraiato sudato, legato, con il cazzo in tiro che gli duole. Cieco, non sa quello che gli farà la Padrona ma lo attende come la pioggia d’estate. La Padrona sorride. Gli piace questo schiavo. Lo adora perché lui la adora e la venera. E segue tutti i suoi capricci.
La Padrona scavalca lo schiavo e mette il suo sesso eccitato davanti alla bocca del suo servo.
“Lecca!” ordina, e lui obbedisce. Infila la testa tra le cosce della padrona, allunga la lingua verso il clitoride, lappa le grandi labbra e succhia tutto quello che c’è da succhiare.
La Padrona è soddisfatta del suo lavoro. Gli serra la testa con le mani e la fa affondare di più nella sua vagina bagnata. Praticamente gli sta scopando la faccia.
A questo pensiero una vampa avvolge la Padrona. Muove più veloce il bacino e stringe di più la testa dello schiavo. Vuole affogarlo nel suo orgasmo che non tarda ad erompere inondando la bocca dello schiavo. Uno schiavo felice che beve tutto il nettare della Padrona.
La Padrona si solleva dallo schiavo e lo guarda. Il viso inzaccherato dal suo succo, la fascia di raso bagnata e appiccicata al volto, l’uccello ancora duro.
Ha deciso che vuol farlo morire d’eccitazione.
La Padrona si avvicina allo schiavo e strappa via la fascia di raso che gli copre gli occhi. Lo schiavo finalmente vede.
Vede la Padrona vicino a sé. Vede la sua mise. Vede la sua farfallina curata cosparsa di mille perle umide.
La Padrona gli posiziona un cuscino per tenergli sollevata la testa e poi si siede tra le gambe dello schiavo, apre le sue e sorride allo schiavo. Tra le mani tiene un grosso vibratore nero, lo porta alle labbra e inizia a succhiarlo. Ripete i gesti eseguiti sul membro dello schiavo su quel grosso attrezzo di plastica. Lo succhia e lo lubrifica. Lo schiavo trema. Si chiede che cosa voglia fare la Padrona. Ma la Padrona lo porta verso la sua fica eccitata e si penetra con delizia. Inizia a scoparsi con il dildo e comincia a gemere di piacere. Una mano guida il giocattolo e l’altra si tormenta un capezzolo. La Padrona spinge in profondità, poi estrae quasi tutto il dildo e di nuovo dentro, in una lunga, estenuante, eccitante scopata. La stanza è colma dei gemiti della Padrona, dei sospiri dello schiavo e del ronzio del vibratore.
Il cervello dello schiavo è in tilt, il suo pene pulsa di dolore e di lussuria. Grida e chiede che la Padrona lo finisca, che ponga fine a questo strazio. Ma sa che è inutile. Solo la Padrona decide la sorte dello schiavo. E potrebbe decidere di lasciarlo lì per altre lunghe, interminabili ore finché la sua eccitazione non si sia placata autonomamente.
La Padrona continua a scoparsi fintantoché un altro orgasmo non prorompe dal suo sesso voluttuoso e un caldo succo non copre il grosso dildo nero.
Non ancora sazia la Padrona porta il giocattolo alla bocca dello schiavo. “Succhia!” ordina. Lo schiavo esegue. Sente il profumo e il gusto della Padrona di nuovo sulle sue labbra. Lecca ogni goccia di quell’ambrosia. Poco importa se ella gli sta infilando un vibratore in gola. Lo schiavo gode della sua Padrona.
Una Padrona che torna di nuovo sopra di lui e si lascia scivolare sul suo cazzo eretto. Lo schiavo vorrebbe stringerla a sé, accarezzare quel corpo lussurioso, strizzare quei seni colmi di piacere, ma sa che la Padrona lo lascerà legato per utilizzarlo come ha utlizzato quel grosso dildo nero che ora si sta succhiando avidamente.
La Padrona è brava nel sesso. Anche adesso sa come scopare a lungo. Si muove lenta, avanti e indietro, sale e scende senza esagerare. Lo schiavo sente la figa della Padrona avvolgergli il sesso, lavorarlo come un guanto caldo e bagnato. La Padrona gli mette il frustino tra i denti e gli ordina di non sputarlo. Poi lo bacia profondamente cercando la sua lingua oltre la barriera del frustino. Intanto la Padrona muove il bacino e lo schiavo cerca di seguirla nel movimento.
L’eccitazione raggiunge livelli insostenibili. Lo schiavo non può gridare per via del frustino tra i denti. Non può dire alla Padrona che sta per venire. Cerca di comunicarglielo con gli occhi.
La Padrona, che sempre tutto sa, capisce le intenzioni dello schiavo.
“Vienimi dentro!” ordina.
Lo schiavo non può far altro che obbedire. Due affondi della Padrona lo portano al culmine della tensione e liberano il suo orgasmo contemporaneamente a quello della Padrona. I suoi fiotti schizzano rabbiosi nel corpo della Padrona che scarica la sua lussuria sul bacino dello schiavo. E stavolta è il colpo definitivo, la Padrona crolla sullo schiavo, schiacciando i suoi seni contro il petto dello schiavo.
I loro respiri si fondono e cercano l’aria fresca intorno. Aria ancora colma della vibrazione sessuale appena conclusa.
La Padrona riesce a sollevare il viso e a guardare negli occhi lo schiavo. Gli sorride e adesso è un sorriso di gioia, sincero, aperto, anche con gli occhi. “La Padrona è contenta del suo schiavo.” e un bacio profondo li unisce sopra quel letto di lussuria.

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