Se lo provi, puoi capirlo




Patrizio ed io, ci siamo conosciuti e abbiamo continuato a frequentarci all’università, siamo diventati amici quasi da subito congiungendoci, legandoci e stringendo a tal punto un’amicizia molto sincera e assai profonda. Noi studiavamo sempre insieme, vivendo da sola casa mia era sempre disponibile, giacché finiva ininterrottamente che era più il tempo che parlavamo che quello che passavamo per studiare. Noi due andavamo molto d’accordo e perciò io mi sentivo benissimo tutte le volte in sua compagnia.

Ben presto, però per me quell’amicizia e quel sodalizio cominciò a diventare qualcosa di diverso e d’insolito, visto che cominciò a piacermi ogni volta di più, poiché sentivo di provare qualcosa d’inspiegabile e perfino di profondo per lui, anche se non sapevo esattamente né capirlo né decifralo. Ci vollero più di dieci mesi per comprendere che io mi ero progressivamente innamorata di lui, che lo amavo di un amore forse fuori dal comune, però indubbiamente forte, sano e sincero, e come sempre accade, accanto all’amore cresceva e prosperava anche quel consistente e fondato desiderio di lui, del suo corpo, di sentirmi sua, completamente e pienamente sua.

Io avevo però molta apprensione, mi portavo addosso l’angoscia e la tensione di confessargli e di dichiarargli quello che provavo, perché avevo paura di rovinare quella splendida amicizia e di perderlo per sempre. Io sapevo di non potergli piacere, dato che era forse logico e sensato: come poteva una ragazza come me, bruttina e sgraziata con qualche chilo di troppo, andare a genio e garbare a un fantastico ragazzo con un metro e ottanta di splendore, con un corpo ben definito da anni di sport, anzi, senza muscoli smisuratamente scolpiti? Quando faceva caldo lui si toglieva sempre la maglietta, mentre io mi perdevo e vaneggiavo nell’osservare quel torace, quel viso angelico, quel sorriso che incanta e quegli occhi castani e profondi per me più dolci del mondo.

Lui non è uno di quei ragazzi dall’aspetto avvenente né esagerato né sbandierato, malgrado ciò è, e rimane di una bellezza dalla semplicità infinita, conciliante e disarmante, per il fatto che lo rende la cosa più bella mai vista in vita mia. In questo modo, nel timore di confessare e di svelare i miei sentimenti io soffrivo e sopportavo, però spesso prima d’addormentarmi pensavo a lui e a quelle splendide labbra che sembrava chiedessero d’essere baciate, infine anche a quel corpo, perché quasi senza accorgermene mi ritrovavo a sfiorare il mio, anelante e voglioso di piacere fino a soddisfarlo. Il mio restava sfortunatamente però soltanto un capriccio solitario e triste, quasi straziante e tormentoso nella sua afflizione e nella sua amarezza, allora io spesso piangevo, eppure quella volta le cose presero una piega inaspettata.

Quel giorno avevamo deciso che lui si sarebbe fermato per dormire da me, in quanto il giorno dopo avevamo l’esame di genetica ed eravamo un po’ indietro con il programma, così volevamo sfruttare anche la serata sperando di riuscire a studiare tutto. Era già successo che lui dormisse da me, dato che non era nulla di particolarmente straordinario. Studiammo tutta sera con molta dedizione e verso la mezzanotte finalmente finimmo, pertanto potevamo concederci qualche ora di meritato riposo. Lui sarebbe rimasto a dormire con me nel letto matrimoniale come sempre d’altronde, in tal modo c’infilammo nel letto e nonostante la stanchezza cominciammo a fare paragoni e a conversare come d’abitudine di svariati argomenti. In quel momento lui mi fece una domanda un po’ bizzarra:

“Soffri il solletico?”.

“Sì, e anche parecchio” – gli risposi io tra il divertito e l’interrogativo.

Così a bruciapelo, senza che mi rendessi conto di quello che stava succedendo, me lo ritrovai addosso nel farmi il solletico. Io non capivo più nulla, il solletico m’impediva di pensare e non capivo che cosa stesse realmente succedendo. Insomma, nonostante la forte amicizia, non avevamo mai avuto una tale confidenza e una familiarità così fisica al massimo, solamente un paio d’abbracci e forse qualche bacio sulla guancia da parte mia per congratularmi di qualche esame andato bene. Io in quel momento ero molto confusa e sorpresa, proprio perché non riuscivo a capire che cosa gli stesse passando per la testa. Tentai di respingerlo con le mani appoggiate al suo petto, eppure non ci riuscii, visto che ben presto quel candido gioco diventò quasi una lotta, finché lui riuscì ad agguantarmi per i polsi e bloccarmeli contro il materasso, dal momento che io mugolai un lieve basta, in quanto ero sfinita dalle troppe risate.

Quando riuscii a calmarmi un po’, capii d’essere aderente del tutto a lui, sentii il suo corpo così ardente e impetuoso appoggiato al mio, mentre il suo petto si muoveva cadenzato al ritmo dei miei respiri. Il suo viso era bellissimo, le labbra appena dischiuse e un po’ ansanti erano splendide, io le desiderai come non mai, dato che erano lì a pochi centimetri dalle mie, eppure non ebbi la capacità né il coraggio d’avvicinarmi. Io ero completamente ammaliata e sedotta, vederlo e sentirlo lì sopra di me mi mandava in estasi e mi scioglieva persino il cuore. In quei momenti di totale disorientamento che sembrarono ore, io mi resi conto che anche le nostre intimità erano state a contatto, per il fatto che lui era steso tra le mie gambe, giacché avvertivo perfettamente contro di me il suo sesso. A quel pensiero brividi di piacere mi percorsero per tutto il corpo come milioni di fulmini.

“Stai arrossendo” – mi disse lui un po’ imbarazzato e forse un po’ insinuante e malizioso.

Io non riuscii a dire altro che un tremante scusa e successivamente voltare il viso di lato, dato che mi vergognavo troppo. Non sapevo che cosa fare, da una parte volevo muovermi e farlo spostare per togliermi da quella situazione imbarazzante, ma dall’altra non volevo, anzi, ambivo d’approfondire ben volentieri quel contatto, l’aggancio del suo splendido corpo e della sua intimità. Io ero completamente confusa, la mia mente molto annebbiata, mi destai soltanto un po’ quando sentii Patrizio lasciarmi lentamente i polsi, ma non riuscivo a muovermi, visto che ero ancora lì immobile con la guancia contro il materasso con gli occhi chiusi dall’imbarazzo.

Improvvisamente la sua calda mano un po’ tremante s’appoggiò sul mio viso, la sentii accarezzarmi e lentamente mi voltai verso di lui, io ero un po’ spaventata, ma desideravo troppo vedere quel viso. Lui aveva uno sguardo insolito e languido, quasi con un velo di tristezza, pressoché intimorito, ma si leggeva anche tanta dolcezza e puro desiderio. Con calma il suo viso s’avvicinò al mio fino a far sfiorare le nostre labbra e poi stringerle in un caldo abbraccio. A quel contatto la mia mente tornò ad annebbiarsi, il resto del mondo era sparito ed esistevano solamente le nostre labbra.

Quell’innocente e innocuo bacio così caldo, ma anche armonioso e delicato, fu così intenso da farmi perdere tutte le forze e ogni volontà, dal momento che auspicavo soltanto che non finisse mai, però con la stessa lentezza con cui lui si era avvicinato si staccò da me e mi guardò negli occhi, giacché adesso eravamo entrambi imbarazzati e sorpresi da una situazione che mai avremmo potuto immaginare, ciononostante eravamo anche felici. Io accennai un impacciato sorriso e sussurrai piano il suo nome, mentre osservavo quello sguardo carico di dolcezza e di passione, visto che allo stesso tempo era così irresistibile e seducente.

Le nostre labbra come se non avessero aspettato altro da sempre, tornarono a toccarsi lasciando spazio a un bacio più caldo, infinito, passionale e profondo. Mentre le nostre lingue giocavano e lottavano in un cocente e tenero avvinghiarsi, le mie mani istintivamente si spostarono sui suoi fianchi risalendo lentamente con una lentezza quasi innaturale lungo la sua schiena. Era davvero splendido poterlo accarezzare così, anche se la stoffa che copriva i nostri corpi stava diventando intollerabile e opprimente.

Le sue mani si posarono delicatamente sui miei fianchi e cominciarono a far scivolare via la mia leggera camicia da notte che già era un po’ risalita nel gioco di poco prima. Io ero tesa, eccitata e un po’ affannata. Non riuscivo a pensare, le mie mani, il mio corpo era stato guidato dal desiderio e dall’istinto e così anch’io cominciai a liberare il suo corpo dalla maglietta così da poter toccare, accarezzare e baciare quel torace che tanto avevo ammirato e desiderato per lungo tempo.

Le mani vagavano affamate e ingorde lungo i nostri corpi. Sentire sotto le dita quella pelle tanto sognata era splendida, poiché era come aver realizzato tutti i desideri inespressi. Al tocco delle sue labbra che cominciarono a spostarsi sul mio collo, brividi di piacere mi pervasero e non potei trattenere un gemito di piacere, mentre quella bocca e quella lingua scendevano lente lungo il mio corpo, soffermandosi delicate sui seni mentre le sue mani li accarezzavano. Io inarcai la schiena dal piacere, perché ero completamente sua, eppure Patrizio non bloccò la discesa, dato che continuò il percorso lungo il mio ventre fino alle mie mutandine.

Io soffrivo della lentezza dei suoi movimenti, ma era una soave sevizia, la mia eccitazione era ormai massima. Le sue calde mani mi sfilarono le mutandine di pizzo e le sue labbra tornarono a posarsi sul mio corpo, all’interno della coscia percorrendo quel tratto di pelle morbida dal ginocchio fino alla mia intimità così desiderosa e impaziente di lui. Quando la sua calda bocca si posò sulla mia intimità, mi sfuggì uno strillo, io credevo d’essere già in paradiso, per il fatto che quelle sensazioni che avvertivo erano così indescrivibili e così intense.

Non so per quanto tempo lui rimase lì, però non si mosse fino a quando non sentì il mio corpo tendersi e tremare al massimo del piacere e dell’estasi. Il piacere fu travolgente, vorticoso e lunghissimo. Ii ero affannata e ansimante per il piacere appena sperimentato e sentire le sue labbra appoggiarsi alle mie, non fece altro che potenziare il piacere, dato che avrei potuto baciarlo per il resto dei miei giorni, perché avevano l’odore di me.

Io ero totalmente stordita dal piacere, ma lo desideravo così, a quel punto lentamente lo feci spostare portandolo sotto di me e permettendomi di godere per intero del suo corpo. Cominciai a baciarlo dal collo scendendo lentamente. Quando gli morsi piano i capezzoli, lo sentii gemere e tremare leggermente, poi giù lungo quegli addominali sodi ma non scolpiti, mentre nella discesa scoprivo pian piano i punti che gli davano maggiore piacere, quando leccai la sua pelle al limite dell’elastico dei pantaloncini. Dopo scesi talmente in basso dove s’intravedeva la nuvola scura che avvolge la sua intimità, lui ebbe uno scatto di piacere che arrestò per un attimo il suo respiro.

Io ripassai la lingua in quel punto, lo mordicchiai, dato che adoravo sentire il suo corpo contrarsi. Non volevo farlo soffrire troppo, o forse ero io che non volevo penare, perché desideravo così la sua intimità, di questo andare lentamente gli sfilai i pantaloncini e i boxer, finalmente potevo ammirare quello splendido corpo nudo ed eccitato per me e con me. Lui sembrava un angelo in estasi, smanioso soltanto di provare il massimo del piacere. Mi lasciai guidare dall’istinto baciando piano la pelle al limite così morbida. Io tremavo di piacere, in quanto ero eccitata e impaurita allo stesso tempo.

Dolcemente mi avvicinai là dove è più sensibile e assaporai la sua dolce intimità. Era così bello regalargli quel piacere, sentirlo ansimare e gemere per qualcosa che stavo facendo io. In quel momento mi sentivo avvenente, incantevole e in special modo desiderata, visto che non esisteva unicamente che il nostro piacere. Il suo sapore era così amabile, io mi muovevo con una naturalezza mai conosciuta, provavo piacere nel suo diletto, volevo portarlo fino all’estasi, ma proprio quando sentii che la sua eccitazione era al limite, la sua mano si posò delicata sul mio viso.

“No, non così, non ancora” – mi sussurrò lui con una voce premurosa e suadente.

Accompagnò il mio viso verso il suo, mi baciò in modo così appassionato e mentre mi stringeva tra le braccia mi accarezzava. In quel preciso istante mi sentii amata, desiderata e protetta. In quel momento esistevo soltanto io per lui. Mi fece stendere sulla schiena e senza interrompere quel bacio cominciò ad accarezzarmi lungo tutto il corpo delicatamente, aumentando la passione e il trasporto dei baci. Le sue mani si spostarono lentamente verso la mia intimità, il mio respiro cominciò ad accelerare, perché lui voleva portarmi ancora al massimo dell’eccitazione.

Le mie mani vagavano insaziabili lungo la sua schiena, accarezzavano delicate e decise il centro del suo piacere, perché sentire quella pelle sotto i polpastrelli mi mandava in estasi, io lo desideravo d’ammattire. A quel punto lui mi guardò negli occhi, era il momento giusto, ma il suo sguardo era inverosimile, pieno di desiderio ma anche intimorito. Io non saprei come altro definirlo, feci un cenno con la testa come per dire fammi tua, completamente tua, ma un suo sussurro tremante lo bloccò:

“Ho paura, io ho paura di farti male, ho troppa voglia di te”.

“Non ti preoccupare, andrà tutto benissimo” – gli risposi io con un sorriso e un caldo bacio.

Comodamente sentii il suo sesso a contatto con il mio, gradualmente diventammo una cosa sola. I nostri movimenti si sincronizzarono in modo naturale come se fossero nati per coalizzarsi e unirsi in quella danza, un’indolente danza di piacere, per il fatto che assieme ai nostri respiri fusi eravamo una cosa sola. Quel momento mi sembrò un interminabile viaggio tra le stelle su di un fluttuante tappeto volante, il piacere mi pervadeva in ogni angolo del corpo, dalla mente fino a raggiungere il culmine dell’estasi e dell’incanto che toccammo insieme uniti nel corpo, nei gemiti, nel respiro e nel battito dei nostri cuori che per un attimo sembrarono fermarsi, un’ebbrezza infinita e sublime ci pervase. Il culmine del piacere era sopraggiunto e per la la prima volta capii realmente, perché i francesi la denominano ancora oggi la “petite mort”.

Fu davvero un’infinita, una sconfinata e una splendida “breve e piccina piccola morte”. Non si può illustrare né spiegare a parole, qualsiasi cosa ridurrebbe, sminuirebbe e svaluterebbe le sensazioni provate in quell’attimo d’eterno, giacché era come avere dentro di sé per un secondo l’intero universo che esplode, soltanto chi l’ha provato davvero può capirlo e conoscerlo.

In conclusione passammo la notte abbracciati e avvolti nelle coperte. Fuori nevicava, però in quel letto stava nascendo un nuovo fervore, il fuoco del corpo e dell’anima.

Finalmente, un amore tanto inespresso e nascosto si era sinceramente e spontaneamente rivelato.

{Idraulico anno 1999}

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