Sciogliermi al desiderio




Io mi trovo all’angolo, persa, rovinata tra un incaglio e un ostacolo che onestamente temevo un po’. Non posso, non devo, non so più se voglio, per il fatto che sono ancora gocciolante a causa di quei fluidi appassionati vissuti che avverto colarmi sulle cosce, dato che sono impietrita e paralizzata. Le conclusive contrazioni muscolari a seguito di quel focoso godimento che m’hai a stento regalato sono appena finite, il cuore pulsa e si ribella come se volesse sbucare e sconfinare dal torace, giacché avverto nitidamente fiammate di fervore amalgamate a quell’inappropriato disagio e sgomento che sta arrampicandosi dall’interno.

Non posso, effettivamente non posso, visto che non riesco al momento ad accettare né a raccapezzarmi che sia ciò avvenuto, per il fatto che è stato integralmente a tal punto febbrile e fulmineo, pochi pettegolezzi, un avvicendamento d’ispirazioni e io sono restata totalmente sopraffatta dalla tua astrusità, dal tuo enigma, dal tuo erotismo attraente, tentatore e irremovibile, dal momento che mi sono scoperta a supplicare di percepirti intimamente dentro di me, ammattita e delirante così come tutte le cellule che hai agitato e scompigliato in un baleno. No, non posso, seriamente.

Quel nesso, quel rapporto sentimentale che è smoderato, persino assai autentico e veritiero per consentirmi di non pianificare e rinunziare alla mia ambizione, sì, quell’ardore che potresti incontrare nel mio sguardo, sopra la cute, quella lussuria furiosa e indiavolata che comprenderesti subito dalla cadenza del mio fiato, esattamente quella bramosia che ti ho dichiarato e sbraitato, reso comprensibile, mostrato, dichiarato soltanto qualche minuto fa. Nostalgia e volontà d’essere il tuo bottino, arrendermi e desistere al tuo esclusivo e personale intento, il rimpianto d’assaggiarti, di disserrare qualsiasi apertura del mio organismo libertino e lussurioso che desidera proprio te.

A dire il vero ambisce ai tuoi genitali, esige la tua esaltazione per frugare e per ispezionare fra le mie cosce. Quanto sono però cretina e ottusa, per il fatto che avverto attualmente sussultare le mie parti intime così lungamente stuzzicata dal mio affezionato alleato di plastica flessibile, che ha sopportato in completo silenzio la mia intima mortificazione per non poterti disporre in brevissimo tempo. Abbondantemente distante io mi scioglievo stimolandomi con perizia sotto il tuo controllo, dominatore incontrastato qual eri del mio individuale capriccio, giacché ero convinta di volerti, certa che sarebbe giunto un consenso e un risultato a questo perfido passatempo che si stava progressivamente appropriandosi d’ogni mio raziocinio, certa e senza pericoli che in aggiunta a codesto bizzarro, fiabesco e inarrivabile rapporto sessuale probabile, sarebbe successivamente avvenuto un appuntamento e un confronto effettivo. Corporeo e concreto direi io, così come la mia libidine e la smania d’arrendermi e cedere alle tue fantasie che eccitano e fanno ribollire tutta la mia persona, eppure al momento sono priva di forze.

Quella relazione sta riemergendo nella mia personale concretezza, tu lo sai bene, io so che non è concepibile, non è pensabile, eppure al basamento di questa pozza congelata, visto che la percepisco interiormente, è viva e pulsa ardente la vampata del tormento e del trasporto che io sento, del totale amore che vorrei agitarti in aria sul muso, su quel viso che desidererei fortemente fosse inzuppato della mia bevanda squisita, per assaggiarlo dalla tua bocca, per mescolarlo all’aspro e pungente gusto e spirito di uomo virile che hai, per potermi dedicare a lungo alla venerazione del tuo cazzo compatto, impettito e rigonfio pulsante tra le mie labbra, florido e prospero di piacere per me, giacché io sono avida e insaziabile di te. Tu mi scrivi qualche riga, ciononostante io non ottengo né raggiungo altro che non posso, non sono in grado.

Io ti ho usato, probabilmente ti ho sfruttato, ma dentro di me tu non saprai mai quanto ti vorrei, perché io so molto bene quando ti mettevi in moto e spingevi come nessuno ha mai realizzato, tu, un’intelligenza abbinata e identica che alimenta e che sostiene i medesimi sogni, connivente e partner d’un momento che non posso rappresentare di compiere. Io non posso fantasticare d’eseguirlo adesso, giacché la spinta emotiva è stata annegata in quell’acme del piacere duraturo e sconvolgente, come traumatizzante è il tuo personale contraccolpo su di me, sulla mia inclinazione, sul mio proponimento, sul mio intelletto e in ultimo sul mio organismo. Ecco a questo punto il nocciolo, la dannata e insopportabile sistematicità che sbuca e che riappare.

Io devo in effetti ammettere e riconoscere, che quel collegamento, quel legaccio che ho sempre custodito e preservato, e di cui sono sempre stata fiera e soddisfatta e che al presente odio un poco, è deturpato e inquinato dal tradimento e dalla slealtà mia più che tua verso di lei. Adesso ho l’angoscia, l’inquietudine e la paura di me, di te, di noi.

Lo spavento e la notizia sicura di non poterti respingere, di non poterti contrastare né oppormi, di fingere di non vedere la mia concitazione, di non poter padroneggiare e reggere il mio desiderio di te. Ti vorrei saldamente con forza, stabilmente ancora.

Io mi sento annichilita, impietrita e distrutta, eppure sazia, però addosso con l’angoscia, l’inquietudine e la paura d’incrociarti di nuovo.

{Idraulico anno 1999}

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