Sara, bellissima Sara – VI




Mi svegliai bene.
Bene come non accadeva da tanto. Mi sentivo spossato ma euforico. Felice.
Senza ancora aprire gli occhi sentivo il respiro regolare della mia adorata nipote a pochi centimetri da me. Sentivo i capelli sul mio petto.
Quella piccola Dea fatta di carne, di sorrisi e capelli e bellezza aveva accolto il mio godimento per ben tre volte in neppure un’ora e mezza. E al ricordo dell’ultimo il mio piccolo amico, laggiù tra le gambe, ebbe un piccolo moto di orgoglio!
Lei mi aveva accolto dentro il suo ano, godendo di me quasi più di quanto io avessi goduto di lei. E mi aveva chiesto di rimanere sopra di lei ad addormentarmi accettando il mio peso su di lei come una vera e propria unione carnale.
Il pomeriggio era ormai inoltrato… avevo dormito tre ore buone, e mi prese una vena di malinconia: il giorno stava volgendo al termine e avrei dovuto separarmi da quella creatura.
Si, l’avrei rivista tutti i giorni, ma sarebbe sempre stato una tortura non saggiare il nettare delle sue labbra. Di tutte le sue labbra.
Mi poggiai piano su un fianco, allontanandomi un po per guardarla meglio.
Mi sorpresi a non battere le palpebre fino a provare dolore: volevo imprimere a fuoco dentro di me quella silhouette dentro il mio cervello. Il suo volto ancora un po’ disfatto dall’estremo piacere raggiunto più e più volte.
La curva delle labbra un po distorta dalla pressione sul cuscino, i seni quasi ritti che digradavano nel ventre lievissimamente pieno e il piccolo boschetto di peluria che si perdeva poi verso il basso. in un’altra donna le cosce aperte sarebbero state di una volgarità ai limiti dell’insolenza. Ma lei era Sara. La MIA Sara e quelle cosce aperte erano di una innocenza pudica nonostante tutto.

Non so per quanto tempo la guardai. Bella, per me, da fare a pezzi il cuore pensando che avrebbe vissuto la vita accanto ad un altro. Ma talmente bella da accettare di tenersi nel petto un cuore a pezzi piuttosto che provocare anche un solo piccolo, insignificante dolore al suo cuore. Aggiungere un’ombra al suo sguardo? Piuttosto mi sarei fatto scuoiare vivo!
Forse, pensavo, il mio non è amore… forse è malattia.
Ma solo così riuscivo a pensare alla mia adorata nipote.
Mi avvicinai alle sue labbra e a pochissimi centimetri cominciai a respirare il suo respiro.
Lo respiravo a bocca aperta, gustandone il sapore tenuissimo che si depositava sulla mia lingua, oltre che il lieve aroma di menta.
Nel frattempo guardavo da vicino l’attaccatura dei capelli e mi spostai più su per annusarne l’aroma inebriante.
Ancora senza toccarla cominciai ad annusare il sudore tra i suoi seni. Aprii la bocca per baciarglieli ma mi trattenni. Scesi ancora e il lieve odore muschiato della sua fica mi si offrì alle narici prima che potessi vederla. Mi spostai meglio per ammirare quella stupenda fessura rosa.
E non riuscii a resistere: non era questione di sesso, il mio membro era ancora dormiente, ma semplicemente di desiderio.
Mi avvicinai con un movimento lentissimo. Mi sentivo un mariuolo alla sua prima malefatta.
Con la punta della lingua percorsi quasi sfiorando quella ferita nel mio animo.
Di nuovo aroma di pesca matura. Un piccolo brivido percorse il corpo della ragazza.
Ripercorsi al contrario la sua fica, stavolta con un tocco un po’ più deciso, ed il suo corpo rispose per lei inumidendo quasi repentinamente di gocce chiare il rosa che vedevo. Cominciai decisamente ad entrare con la lingua tra le sue labbra e… incredibilmente il mio pene si riprese, seppur malconcio dalle vicissitudini appena passate.
Sara sospirava, mugolava, ma era ancora nella rilassatezza del sonno, e a me venne un’idea.
La lasciai li per un attimo, senza perderla di vista ed andai a lavarmi, e fu una sensazione strana lavare il mio pene mentre la guardavo qualche metro più in la, ancora con le cosce nella stessa posizione. L’erezione divenne totale e mi sorpresi a masturbarmi alla sua vista.
La raggiunsi e ritornai con la mia bocca sulla sua fica e ricominciai lievemente, sempre più in profondità. I suoi mugolii ricominciarono.
Cosa sogni piccola Sara?
Pensai, mentre assaporavo il frutto più saporoso del mondo.
Quando sentii l’umidità, la sua umidità, gocciolare, mi alzai e con tutta l’accortezza possibile, senza minimamente toccarla mi mossi su di lei, fino ad averlo vicinissimo alla sua fica. Sara aveva ora una ruga di preoccupazione, di dispiacere, sulla fronte: le si era formata appena avevo smesso di bere da lei.
Presi il mio pene alla base e ne inumidii la punta sui suoi umori. Andai su e giù avvertendo il suo intimo calore. Spalmai il suo nettare su tutto il membro e lo puntai alla soglia dell’apertura.
La ruga era scomparsa.
Poggiai le mani sul materasso, appena sopra le sue spalle e…
… con un movimento unico, continuo, senza esitazione, entrai dentro Sara.
In quel secondo realizzai che ero nella sua fica per la prima volta. Ero dentro la sua parte più sacra e questo mi fece aumentare il desiderio.
In quel momento aprì gli occhi.
Erano fissi su un altro universo, erano occhi che fino all’istante prima guardavano, vivevano, un qualche sogno dentro di lei.
Mi fermai, rimanendo dentro di lei e guardandola fisso.
Il suo corpo reagì prima che lei fosse completamente sveglia e le sue gambe si annodarono su di me, spingendomi ancora più in profondità.
E solo allora lo sguardo riprese a vedere questa realtà e misero a fuoco il mio volto.
– ….ohhhh! Zio…. giurami che mi sveglierai così ogni mattina della mia vita!
Perchè Sara? Perchè dici queste cose a questo povero cristo? Non potrà mai accadere piccola mia, ma… non è questo il momento per dirlo.
Presi un sorriso dalla disperazione più nera e glielo regalai.
Senza parlare iniziai a muovermi dentro di lei e la stanchezza passò d’improvviso.
Pochi istanti dopo, come se mi avesse letto dentro, prese il mio volto tra le mani, e mentre dentro di lei io mi muovevo piano
– Zio… ohhh… dimmi: … stiamo facendo l’amore?
Avrei voluto… non so cosa.
La baciai lievemente sulle labbra senza smettere di muovermi dentro lei.
– Si, amore mio…. ci stiamo amando.
E cominciò a muoversi chiudendo gli occhi per poter sentire meglio il mio movimento dentro il proprio corpo.
Cominciai a spingere più forte e a baciarle i capezzoli, a passare una mano tra i suoi capelli, a farmi mordere la mano dai suoi denti.
Mi esaltava una nuova sensazione: i tre orgasmi precedenti mi avevano tolto quasi del tutto la sensibilità. Ora il mio piacere era quasi del tutto dovuto a vedere e sentire il SUO piacere.
Uscii da lei, accompagnato da un
– Ohhhh!
Di delusione.
Ma un secondo dopo era li, sopra di me, a cavalcarmi al suo ritmo.
E il suo ritmo era ora lento ora forsennato.
Guardavo in alto e vedevo i suoi seni sussultare, il suo respiro mancare ad ogni penetrazione, i suoi occhi spesso arrovesciati. I capelli impazziti sul volto le davano un erotismo ai limiti della ragione.
Guardavo in basso e nella penombra tra di noi la silhouette del mio cazzo che entrava ed usciva dalla sua fica era un piacere dentro il piacere.
Ancora una volta sgusciai via… la presi per mano e scendemmo dal letto: mi sedetti su una sedia di legno e la avvicinai, guardandola fisso.
Si mise a cavalcioni su di me ed ancora una volta le fui dentro. Ancora più in profondità.
Ora era un piccolo animale assetato di me. La abbracciai forte e cominciai ad impalarla con spinte violente su di me.
La mia bocca sul suo collo la baciava, la mordeva…. e intanto respiravo la tempesta dei suoi capelli.
Una mano giù, fino all’ano.
Era anche lui inondato dei suoi umori.
Cominciai a masturbarlo piano
– Zi-o-o… vengo… vengo!
Scivolai dentro di lei per tutta la lunghezza del dito mentre succhiavo il suo collo e letteralmente la sbattevo su di me, forzando la penetrazione sempre di più.
Urlò il suo piacere ma andai subito ad accogliere l’urlo con la mia bocca, in un bacio insolente e forsennato: con la lingua avrei voluto raggiungere il centro del piacere, laggiù in fondo, ma trovai la sua lingua che aveva la stessa fame di me.
E rimase impalata dalla doppia penetrazione, ansimante. Sfilai piano il dito ed ebbe un lungo brivido.
– Zio… amore… mi farai morire.
La guardai, resistetti ancora un minuto, duro dentro di lei.
La alzai scivolandole fuori e lei mi regalò un piccolo sospiro.
Guardò un attimo il mio membro, ancora turgido e durissimo.
Si inchinò e fece per prenderlo tra le labbra.
Stavolta non glielo permisi. Mi guardò interrogativamente.
La riportai sul letto, mi distesi e le accompagnai il capo sul mio pene, che subito scomparve tra le sue labbra.
Però stavolta anch’io volevo la mia parte: le presi il bacino e lo portai su di me iniziando a godere insieme delle reciproche bocche.
Ma fu per poco.
Per l’ennesima volta la lasciai li, sfilandomi da sotto il suo corpo e in un attimo fui dietro di lei. Senza esitare le entrai dentro e subito iniziai a spingere.
– Oddio… zio… ancora? …si… si…
Ma subito scesi ancora dal letto
Non so quale smania mi era presa: volevo possederla in tutti i modi, volevo ricordare tutte le sensazioni possibili che quella ragazza poteva regalarmi.
Lei però ormai mi assecondava, fiduciosa: aveva capito il gioco che stava avvenendo nel mio animo, e si pose davanti a me, piegandosi ed offrendo alla mia vista il suo culo delizioso.
Ma io volevo LEI, e lei era la sua fichetta.
Puntai tra le sue labbra rosa e spinsi. Spinsi fino a sentire la fine del suo magico antro.
– Ah! zio… così… ancora… più forte.
Per un attimo maledissi la natura che non mi aveva dato un attributo tale da appagare la mia Sara al cento per cento, ma ben presto capii che andava bene così.
La attiravo a me dai fianchi, ormai sbattendola furiosamente.
Di più… le mani andarono sulle spalle, e allora era tutto il suo corpo che io penetravo.
Era un
– Ah… ah…
continuo.
Mi sentivo un Dio: godevo ormai della situazione, godevo del godimento di Sara. L’orgasmo era lontano ed io potevo dare tutto il piacere che quella meravigliosa creatura meritava.
Guardavo i seni vibrare alle mie spinte, i capelli muoversi, e di tanto in tanto il volto di Sara che con lo sguardo cercava il mio. E questo era quello che mi provocava il vero piacere: il suo volto disfatto dal godimento.
Le presi le spalle e la tirai su, lasciando ai miei glutei il compito di spingere allo spasimo. La abbracciai , strizzandole i capezzoli e baciandole il collo.
Una mano andò giù sul davanti, arrivai al clitoride sentendo insieme l’andirivieni del mio pene dentro di lei
Il corpo di Sara fu percorso dal solito tremore e si inarcò ai limiti del possibile per riceverlo meglio.
– Oh… zi-o… zi-o… non fermarti… ora…. ora…o-ra…
Le sue ginocchia mancarono e fu solo la mia stretta e il mio membro dentro di lei a tenerla su. Anzi! Il suo mancamento mi fece fare un piccolo passo dentro di lei.
Venne per un tempo lunghissimo, rabbrividendo e scuotendo la testa, come un burattino disarticolato. Spingendo il collo sui miei denti.
In quel momento avrei voluto venire, ma questo piacere mi fu negato.
Un attimo, e Sara si abbattè esausta sul letto davanti a noi, e subito fui al suo fianco.
Sudati, disfatti ma felici.
Qualche minuto dopo, col respiro un po’ più calmo, e un’espressione raggiante:
– Zio… ma cosa ti è preso? e…
Si rese conto che era ancora duro e pulsante
– Ma tu.. tu non sei venuto!
E si rabbuiò.
– Piccola, non mi importa. Sono felice!
– Ma importa a me!
– Ma io non ce la faccio più, sono distrutto!
Una scintilla di divertimento nei suoi occhi.
– Sei solo un vecchietto, ma per fortuna hai la badante adatta!
E avvicinandosi iniziò piano a masturbarmi. Mi masturbava guardandomi negli occhi.
Mi masturbava dolcemente, senza alcuna volgarità.
Mi venne vicino, mi venne sopra col suo volto, coi capelli sul viso, gli occhi negli occhi, l’espressione di goduria, le labbra socchiuse.
Un sottile filo di saliva le scese dalle labbra e io lo bevvi avidamente, leccando quelle labbra divine.
– Cosa provi, zio?
Come dirle che era la cosa più tenera che avessi mai provato?
Scossi un po’ la testa sorridendo.
Di tanto in tanto scendeva a bagnarlo baciandolo a lungo, ma subito tornava sul mio viso.
E cominciai a sentire il piacere alla base dei lombi.
– Tesoro.. ti adoro… ma tu?
– Shhh!
E accettai di provare il piacere che mi avrebbe dato. Senza condizione.
Il mio respiro cominciò a divenire affannoso.
– Zio… voglio che tu venga dentro di me.
Poi, leggendo il mio sguardo mi sorrise
– …pillola!
E strizzò un occhio.
Lasciò il mio pene e si mise a cavalcioni su di me, ma dalla smorfia capii che sentiva un po male. Provò ancora, stringendo i denti e scendendo piano, ma già dopo pochi centimetri doveva alzarsi.
Non dissi nulla per non imbarazzarla, ma dopo qualche secondo ritornò al mio fianco, riprendendo a masturbarmi, ma stavolta senza entusiasmo.
– Zio, vorrei che tu venissi dentro di me, ma.. mi fa male un po’ e non ho la forza di farlo.
Una lacrima le scendeva lungo la guancia.
– Va bene così, mia piccola.
Tentai di attrarla a me per coccolarla, ma lei mi resistette.
– No! VOGLIO che tu venga dentro di me, ed è quello che farai. Io non ho il coraggio ma lo farai tu.
Gli occhi le si spalancarono in maniera allucinante.
– Tu entrerai dentro di me, ignorando il mio dolore, e mi possiederai fino a venirmi dentro.
Ero fuori di me, la rabbia e la libidine si erano impossessate della mia mente.
– Ma tu sei pazza!
Inaspettatamente iniziò a piangere, Si ranicchiò sul mio petto con le mani in grembo e le ginocchia su, in posizione fetale.
– Zio, ti prego, non mi dire di no… è stata una giornata perfetta… ho provato cose che non proverò mai più… non puoi togliermi questo piacere…
Sempre piangendo piantò i suoi enormi occhi acquosi dentro i miei
– ZIo ti supplico, non puoi togliermi il piacere di provare dolore per te e regalartelo!
Una marea di tenerezza e frustrazione salì in me
La baciai. Le asciugai le lacrime sul collo, sui seni.
Scesi a chiedere perdono alla sua fichetta. Era arrossata, minuscole goccioline di sangue erano comparse qua e la. La baciai con tutta la tenerezza possibile.
Presi il lubrificante e…
– No, zio. Voglio sentire TUTTO il dolore che puoi darmi per il tuo piacere.
Che femmina avevo con me. Con un moto di orgoglio la guardai ancora.
– Come vuoi tu, amore mio.
Le salii su, lei spalancò le cosce e si preparò al dolore.
Puntai il glande sulla sua fessurina.
– Tesoro sicura che…
– Entra, zio, fallo ti prego!
E le sue mani premettero sulle mie natiche
Misi una mano tra i suoi denti e senza ripensamenti spinsi.
Il dolore lo sentii nel sussulto del suo corpo, ma non urlò.
Le lacrime scendevano dai suoi occhi e morse forte la mia mano. Ma io non sentii il mio dolore, tanto era forte il dolore che le leggevo dentro.
Sara mi chiedeva con lo sguardo di pensare al mio piacere, non al suo dolore.
Cominciai a muovermi affondando alla ricerca del mio piacere, ed il suo dolore divenne il mio piacere.
Non godevo nel fatto di darle dolore, ma del fatto che per Sara quel dolore era un qualcosa da regalarmi, in un sottile gioco sadomaso.
E il piacere cominciò a risalire i miei lombi.
Iniziai a spingere più forte e ad accelerare il respiro, che divenne quasi un grugnito animalesco: sentivo la carne di Sara darmi il piacere più grande, pulsando forte intorno al mio pene. Dolore e piacere fusi insieme.
Non erano spinte veloci, ma poderose. Ogni volta spingevo tutta Sara un po’ più su.
Il suo respiro si era bloccato e le sue unghie si erano conficcate nelle mie spalle.
– Si… zio… fottimi… ecco… mi… entrami… dentro… ah! …
E in un attimo capii…
Stavamo venendo insieme, da cammini opposti.
Sentii le spinte della sua carne sul mio glande e urlai il mio piacere dentro il suo corpo, che rispose spingendo il suo bacino verso di me.
Non so se era sperma quello che inondò il suo ventre, o il mio midollo, o il mio sangue, ma fu di una potenza inaudita. che mi lasciò solo la forza per avvinghiarmi a Sara, che in quel momento fece lo stesso con me.
E rimanemmo a tremare dal piacere per minuti interi.
Adesso si, eravamo veramente sazi.
Le luci calavano sul mondo, mentre la mia luce era davanti a me.
Splendida.
Per sempre

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