Ristorante Cinese by Drew [Vietato ai minori]




Ristorante Cinese di Drew New!

Note:

Un racconto che avrei voluto scrivere da tempo.
***
Ogni riferimento a persone esistenti è puramente casuale

Note dell’autore:

Questo è solo l’intro perciò portate pazienza… the best is still unwritten!

7.00 del mattino, il trillo della sveglia mi riporta indietro dal mondo dei sogni. Ho sempre odiato dovermi svegliare presto, ma quella mattina alzarmi dal letto mi sembrava ancora più doloroso del solito. Mi trascinai in bagno con l’agilità di uno zombie, una bella doccia mi avrebbe dato una mano a riprendere conoscenza, pensai. Mentre mi dedicavo alla mia igiene personale, mille pensieri cominciarono ad affollarmi la mente: da quando mi ero laureato in lettere e filosofia con il massimo dei voti, circa 5 mesi prima, non avevo combinato un granché, non pensavo che le cose sarebbero state così difficili, ma come si sente spesso dire in giro, questo è un periodo di crisi!
Uscì dalla doccia sgocciolando per tutto il bagno, senza prestare troppa attenzione. Eppure fin da quando ero piccolo mi era sempre stato detto che una laurea mi avrebbe aperto le porte del mondo del lavoro: studia e farai i soldi mi dicevano… cazzate! Ora mi ritrovavo a 24 anni con un pezzo di carta appeso al muro della mia stanza e senza un euro nel mio portafogli. Gli ultimi 4 mesi della mia vita li avevo passati tra serate con gli amici, grandi bevute e grandi dormite, e a mandare curriculum un po’ ovunque. Il più delle volte non ricevevo nessuna risposta e quando la ricevevo sembrava esserci sempre qualcosa che non andasse, a volte ero troppo vecchio, a volte troppo giovane, a volte mancava l’esperienza, il posto, i soldi, il tempo, tornavo a casa da quei pochi colloqui che avevo la fortuna di avere sempre più sconfitto e arrabbiato.
Ma poi ritornando a casa da uno dei vari colloqui fallimentari incontrai per caso una mia vecchia conoscenza, una ragazza di origine cinese che avevo conosciuto ai tempi del liceo, con la quale avevo ormai perso i rapporti da anni. Il suo nome era Mei Xiang, ricordo che la prima volta che la conobbi mi chiesi perché i suoi genitori avessero scelto un nome cinese, visto che lei era nata in Italia e molte ragazze come lei portavano un nome occidentale. Questa cosa mi aveva sempre incuriosito, dovevano essere delle persone davvero molto legate alle loro origini, ma non fui mai così in confidenza con lei da porgerle certe domande. Mei, sorprendentemente, si dimostrò molto socievole, così passammo un pomeriggio a parlare del più e del meno, molte delle cose che disse non le ricordo perché ero molto preso ad osservarla: era diventata davvero una bella ragazza, alta poco meno di me, che sono 1.80, magrolina, ma ben proporzionata, capelli scuri e occhi nocciola, gambe sinuose e uno splendido sorriso. Mei aveva un anno in meno di me e studiava lingue all’università, in più mi disse che lavorava part time nel ristorante dei suoi genitori non molto distante dal centro di Roma. Quando le parlai della mia situazione fu lei a propormi di lavorare nel loro ristorante, mi disse che erano a posto col personale, quindi avrei dovuto adattarmi a fare qualsiasi cosa e che lo stipendio era davvero misero, ma era pur sempre qualcosa, meglio che stare con le mani in mano nell’attesa di trovare un impiego migliore. Cercando di non sembrare così disperato, come in effetti ero, accettai la sua offerta, lei mi lasciò il suo numero, dicendo che ne avrebbe parlato a casa e che mi avrebbe ricontattato nei giorni seguenti.
Aprì l’armadio e scelsi un abbigliamento casual: jeans grigi, camicia e un giacchettino da mezza stagione, presi un caffè e uscì di casa diretto alla fermata dell’auto. Quella mattina sarei dovuto andare ad un colloquio per un lavoro da bibliotecario. Mentre aspettavo l’autobus ripensai all’offerta di Mei, erano passati giorni ma non mi aveva contattato, tanto meglio pensai, in fondo sarebbe un tantinello umiliante per un ragazzo italiano e laureato trovarsi a fare da sguattero in un ristorantino cinese per uno stipendio da fame. Tuttavia Mei era proprio una bella ragazza e mi resi conto che un po’ mi piaceva, quasi quasi dopo il colloquio la invito ad uscire pensai.
13.30 ora di pranzo. L’incontro per quel lavoro da bibliotecario non era stato così entusiasmante: “lei non ha mai lavorato? No.. beh le faremo sapere”. Che senso ha rispondere così quando si potrebbe semplicemente dire di no grazie?! Mentre facevo la fila al Mcdonald della stazione Termini, con poco appetito, le tasche semivuote e ansioso di prendere l’autobus per tornare a casa per fuggire da quella città e da quel mondo così spietato sentì un trillo provenire dal mio cellulare. Aprì Whatsapp distrattamente e lessi:
– Ciao Silvio! Sono Mei… Scusami se non ti ho scritto prima ma ho avuto da fare con l’università… Allora ho parlato a casa e per loro va bene!!!  Se accetterei ti spiegherò tutto quanto io a voce.. fammi sapere!! Nel caso, l’indirizzo lo sai Ci vediamo lì davanti al ristorante per le 6.30… baci!  –
Il suo messaggio mi colse di sorpresa, ormai non mi aspettavo più mi contattasse. Lo rilessi diverse volte come se quella semplice risposta dovesse essere la scelta più importante della mia vita. Dentro di me sentivo un inspiegabile senso di ansia e agitazione, avevo già deciso che non mi sarei abbassato a tanto, eppure ero lì col telefono in mano incerto su cosa avessi dovuto rispondere, dentro di me il caos.
Seduto al tavolino del Mc, con un cheesburger davanti ancora integro fissavo il tabellone che segna gli orari dei treni e le migliaia di pendolari e turisti che ogni giorno circolano in quella grande arteria metropolitana, a me, da quella posizione sopraelevata, sembravano tante formiche che scappano all’impazzata dopo che qualche bambino pestifero ha acceso del fuoco sul formicaio. All’improvviso presi una decisione:
– Ok va bene!  ci vediamo più tardi! –
In fondo non avevo nulla da perdere pensai… ma forse mi sbagliavo.

Note finali:

Continua
drew994@virgilio.it

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