Ricordando… by Zorrogatto [Vietato ai minori]




Capitolo 1 – Pioggia

Ho fermato il tergicristalli e aspetto; i vetri si stanno appannando, mentre nuove gocce sembrano allargarsi di colpo sul parabrezza bagnato per poi colare in rivoli sul vetro, verso il basso.
Il motore è spento e sento il vago, lento ticchettio del radiatore che si raffredda, credo.
Ho voluto spegnere la radio ed adesso aspetto, mentre l’ultimo chiarore del giorno svanisce, che arrivino all’appuntamento.
Dal vagare della mia mente, emerge l’immagine di un sorriso: è il suo sorriso e in un istante lo rivedo qui, vicino a me, ora, quasi fisicamente.. e invece son passato quasi cinque anni…
Me lo rivedo, giovane, alto e magro, coi capelli ricci lunghi e gli occhi frenetici, sempre pronti a scrutare in ogni angolo, ad abbeverarsi di qualsiasi forma o movimento.
Era anche un po’ goffo e poi, qualunque cosa facesse, dava sempre l’idea di esser pronto a schizzar via per affrontare altre nuove cose.
Però era dolce, tenero, affettuoso e da quella volta che lo avevo conosciuto, mentre inciampava passando e mi faceva cadere di mano il bicchiere in quella discoteca, avevo a poco a poco capito che avrebbe potuto essere il mio compagno ideale.
Quella sera eravamo entrambi in quella fase della vita tra i venti ed i venticinque anni, dove entrambi avevamo cominciato a imparare qualcosa della vita e tentare di progettare il nostro posto nel mondo ed entrambi, sopratutto, sopravvalutavamo la quantità e l’importanza delle poche cose che avevamo cominciato a capire.
Quella sera, prima di uscire per andare in quella discoteca, avevo avuto una pesante discussione con mia madre, che per non urlare e quindi non coinvolgere mio padre, mi aveva sibilato quanto avesse “sentito dire” su di me e quanto, in estrema sintesi, mi disprezzasse per la mia evidente attrazione per il cazzo… o, per essere più precisi, per i cazzi, al plurale…
Cosa ci potevo fare? Mi piaceva essere corteggiata, vedere il lampo del desiderio negli occhi degli uomini, sentire le loro mani prima sfiorarmi e poi stringermi; i loro fiati, prima sul collo e poi a mischiarsi col mio.
E poi invariabilmente prendevano la mia mano e la pilotavano lì a… valutare il loro orgoglio virile; molti erano di dimensioni francamente imbarazzanti e contavano sul fatto che, per la mia giovane età, non avessi ancora avuto modo di di capire ed apprezzare la differenza tra un cosinobuffo ed un VERO cazzo.
Quella sera, mentre uscivo, sentii mia madre sibilarmi dietro, con cattiva disperazione: «Se si sparge la voce che sei una zoccoletta, non troverai mai un uomo disposto a sposarti!», come se il convolare a nozze rappresentasse il mio scopo nella vita!

E poi, tempo un paio d’ore, inciampo in Giorgio, coi suoi occhi frenetici, con la sua mente acuta, coi suoi modi garbati.
Mi ero trovata ad uscirci per un po’, tanto per avere un “fidanzato” che mi venisse a prendere a casa e che fosse presentabile a mia madre, che mi guardava sempre con occhi accoratamente severi.
Inaspettatamente, si dimostrò un uomo, invece del solito maschietto traboccante di ormoni e mi trattò fin dall’inizio come una sua pari, invece come “tutta quella roba inutile intorno a un buco”, com’ero già abituata.
Non che l’essere trattata così mi dispiacesse, intendiamoci!, ma mi andava bene solo in “quei” momenti; nell’arco di una “storia” era francamente avvilente, col passare del tempo.
Lui invece non chiedeva mai e quindi non potevo cavarmela con un sì/no, detto pensando che però, forse, non avrei dovuto rispondere così ma… No, lui faceva delle proposte e poi le esaminavamo, le svisceravamo, le modificavamo insieme fino a fare quello che meglio andava per entrambi.
In quei primi tempi, però, avevo come la sensazione che tra noi ci fosse una zona d’ombra, un qualcosa di non-detto, un qualcosa di… strano, vagamente stonato in lui; ma veniva fuori molto raramente e non mi ci scervellavo certo sopra.
E comunque, anche a lui piaceva molto il sesso ed era abile e inoltre -buon peso- madrenatura era stata generosa con lui, non solo per il suo metroenovanta scarso…
Poi venne la sera della festa a casa di Luca: mi ero ormai abbandonata alla sicurezza che mi dava la storia con Giorgio e ci divertivamo anche molto a fare l’amore e andando spesso a farlo in auto, capitava che finissimo in luoghi “presidiati” da guardoni: ce ne rendevamo conto e la cosa, dopo che entrambi le primissime volte avevamo studiato con una vaga apprensione le reazioni dell’altro, dava un’ulteriore sferzata di piacere ai nostri sensi e ormai loro riconoscevano la sua utilitaria e sapevano che avrebbero potuto accostarsi senza problemi, per poter godere dello spettacolo da vicino. Così mi godevo la storia -ed il sentimento nascente- con Giorgio e frequentavamo le sue conoscenze.
Luca era figlio di un industrialotto ed abitava in una villa abbastanza grande e, approfittando di un viaggio dei genitori, aveva organizzato una festa per gli amici -tra cui il suo compagno dalle medie Giorgio- e con diverse ragazze.
Da perfetto padrone di casa, aveva fatto organizzare tutto dalle persone di servizio e poi gli aveva dato magnanimamente la serata libera… per toglierseli dai piedi!
Durante la festa, intuivo gli occhi di Luca appiccicati addosso, che mi cercavano, mi spogliavano -come anche tutte le altre volte, a dire il vero!- e capivo che mi desiderava con una determinazione che stava rapidamente lievitando.
Dopo un’oretta, mi ero persa di vista con Giorgio e francamente, ritrovarsi in quella villa con così tanti ambienti, il parco e anche la piscina, piena di luci, schizzi e giovani che ridono e si bagnano, non era semplicissimo.
Luca mi aveva preparato un drink e me lo aveva dato con uno sguardo complice; appena assaggiato, avevo sentito che era molto -ma molto!- alcolico e che quindi il buon Luca, il fraterno amico del mio ragazzo fin dai tempi della scuola dell’obbligo, era seriamente intenzionato a scopargli la fidanzata!
Ero curiosa di vedere fin dove era disposto ad arrivare e così l’ho assecondato…

Ci eravamo appartati in un salottino e, a farla breve, lui si era seduto in una poltrona ed io mi ero impalata sul suo uccello, guardandolo negli occhi maliziosi e godendomi la tragressione di beccarmi il notevole cazzo del migliore amico di Giorgio… ed anche la sua innata capacità a manovarrlo.
Mi aveva mangiato le tette e la bocca e quando non mi baciava mi mormorava adorabili porcate che facevano lievitare ancora di più il mio piacere.
Ero crollata su di lui, quando avevo raggiunto l’orgasmo, mordendomi le labbra per non fare cagnara e lui aveva continuato ad rovistarmi la fichina col suo palo senza neanche rallentare, procedendo dritto come un fuso verso il suo piacere.
Quando avevo sentito il suo cazzo sussultarmi dentro, pronto a sborrare, gli avevo detto di non venirmi dentro, ma lui mi aveva bloccata tenendomi per i fianchi, mentre mi faceva andare su e giù come una bambola gonfiabile e… e il suo piacere era arrivato insieme ad un altro mio orgasmo.
Come ripresi fiato lo baciai, poi però mi alzai subito per andare a cercare un bagno e sciacquarmi un pochino; lo slippino giaceva sul tappeto, a brandelli, così riabbassai semplicemente la mini intorno ai fianchi, riabbottonai la camicetta e mi avventurai nel corridoio, dopo aver aperto la porta che -evidentemente- avevamo lasciata appena accostata.
Fatti pochi passi, appena girato l’angolo, mi trovai davanti Giorgio, sorridente; ero imbarazzata, in effetti avevo appena finito di tradirlo col suo migliore amico e non riuscivo logicamente ad essere a mio agio, nonostante cercassi di fingere una serenità che non sentivo per evitare malumori.
Lui mi abbracciò, mi strinse forte, appassionatamente e mi diede un lungo, profondo bacio in bocca. Per un attimo fui contenta di non essermi fatta sborrare in bocca da Luca: lui avrebbe sicuramente riconosciuto il sapore dolcesalmastro dello sperma!
Ma poi Giorgio, sempre tenendomi stretta a lui con un braccio, abbassò la mano, la infilò sotto la minigonna e mi mise subito senza alcuna esitazione due dita nella fichetta, dilatata e scivolosa del seme di Luca.
Poi tirò fuori le dita, gli diede una rapida leccata e sorridendo me le mise in bocca da succhiare, ma come gesto di complicità, non come un rimprovero!
Poi me le tolse dalla bocca e sempre sorridendomi teneramente, col suo braccio sulle spalle, mi chiese: «Ma perché a Luca, che ti impalava su quella poltrona, non hai dato anche il culo, che ti piace tanto?»
Aveva visto tutto! Ci aveva spiati! Aveva spiato la sua ragazza mentre faceva la troia col suo migliore amico! E non era incazzato, no: solo blandamente divertito ed incuriosito!
Ero spiazzata e balbettai la prima stronzata che mi passò per la mente: «Beh sai…non volevo che pensasse di me che sono una troia…»
Come lo dissi, mi resi conto dell’enorme puttanata che avevo detto, ma Giorgio non si incazzò, anzi: prima ridacchiò e poi, mentre evidentemente si ripeteva in testa la frase e pensando a quello che aveva appena visto, cominciò a ridere, ridere, ridere sempre più fragorosamente e io, superato il primo stupore, cominciai timidamente , ma poi via via sempre più confortata a ridere, a ridere forte con lui!
Facemmo fatica a farci passare la ridarella, ma alla fine, sotto gli sguardi divertiti di chi passava nel corridoio , richiamato delle nostre risate, lui mi mise le mani sulle spalle, tese le braccia per tenermi alla giusta distanza e poi, sempre sorridendo, mi fece LA domanda: «Roberta… vorresti diventare mia moglie?»

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