Racconto 1- Il mio …. by 1945 [Vietato ai minori]




Racconto 1- Il mio …. di 1945 New!
Ciao a tutti
Questo racconto è il primo di una serie di racconti mono- capitolo che saranno scritti su vostro input.
Avranno un numero progressivo ed un titolo.
A momento ho “materiale” per due racconti
Aspettando le vostre vicende/input, buona lettura .
Il primo da una gentile lettrice
Racconto 1- Il mio ….
Sono una professionista di discreto successo. Ho una bellissima famiglia . Due figli adolescenti che mi fanno impazzire, in tutti i sensi, ed un marito adorabile.
Gestisco i tempi di lavoro con efficienza teutonica e riesco a ritagliarmi spazi sia per i miei interessi culturali che per ben “conservarmi”.
“Conservarmi”, non è un bel termine, ma ho un Io elevato e mi dico che sono fatta molto bene e la mia “storia” l’ha sempre confermato.
E allora? Allora superati i quaranta mi sono resa conto che c’è poco da migliorare ,l’obiettivo è mantenere quello che si è e si ha.
-attenta alla linea.
-”cura” il trucco e l’abbigliamento.
-fai vita sana
e non basta ancora…
Piscina e palestra con costanza.
Mi sembra di essere una macchina da guerra che ha un unico scopo :tenersi in forma.
Mio marito ha 8 anni più di me. Anche lui è un libero professionista stra-impegnato. Quel po’ che non dedica al lavoro lo dedica ai figli. Si, non ho sbagliato : ai figli.
Non che non mi consideri. Tutt’altro. Regali ed attenzioni al compleanno ed agli anniversari. Fiori a cadenza regolare. Mi accompagna, non so quanto volentieri, alle mostre e a “far spesa”.
Nel letto posso rannicchiarmi a lui se ho freddo o cerco sicurezze.
E’ disponibile ed affettuoso. Il termine corretto è proprio affettuoso.
Ed arriviamo alla nota dolente : il sesso, questo sconosciuto.
Sesso? E’ un paio d’anni che tra noi è rimasto solo nei ricordi.
Sono sicuro che non ha amanti, neanche episodiche. E’ che ha rivolto le sue energie al lavoro. Ciò gli ha creato delle difficoltà (stress) con conseguenze negative verso il sesso.
Nonostante i miei solleciti ad affrontare via “medica” il problema dopo qualche tentativo ha rinunciato.
Non pare che la cosa lo turbi più del dovuto. Sono io “turbata”.
Sono giovane. Gli ormoni girano. Il sesso mi piace e mi manca.
Ho cercato di stimolare mio marito, sia praticamente (mani, bocca)sia psicologicamente (abbigliamento intimo consono allo scopo). Nulla di fatto con mio grande dispiacere.
Ha rinunciato lui . Ho rinunciato io.
Da quel momento ho iniziato a soffrire la situazione. Mi rimiravo allo specchio e vedevo un corpo tonico che gli altri guardavano con attenzione.
A casa mi specchiavo indossando le mise più intriganti.
Avevo comprato più completi intimo ad hoc. Sono convinta che fossero da urlo o come dice una mio amica: avrebbero risvegliato un morto.
Ma il mio “morto” continuava a dormire.
Pian piano una sottile aria di “voglia strana “ si era insinuata nella mia mente e nel mio corpo.
Volevo sentirmi prima desiderata ed usata, infine amata.
Riscoprii la masturbazione. Avevo bisogno di godere.
Quando ne avevo la possibilità , a casa nel mio letto, passavo lunghi minuti a giocare con le mammelle e la passerina sino ad arrivare all’orgasmo. Non raggiugevo mai il godimento come con una sana, bella, scopata ,ma meglio che nulla.
Dopo qualche mese questo agire fu insufficiente. Le masturbazioni “rubate” in casa non mi bastavano. La voglia crebbe. Cominciai a masturbarmi nella toilette del mio ufficio; non fu sufficiente. Continuai anche in altri ,disponibili luoghi.
Per essere in sintonia con queste crescenti pulsioni, iniziai ad indossare l’intimo ose’ anche fuori dalle mura di casa.
Il guardami allo specchio in una toilette, la gonna alzata che permetteva di vedere il mio pelo nero evidenziato dal contorno di autoreggenti o reggicalze mi dava una scarica di adrenalina che mi permetteva ,con pochi movimenti di dita, di godere. In quei momenti mi sentivo pronta ad ogni cosa.
Se qualcuno avesse aperto la porta e mi avesse ”usato” avrei partecipato dando tutto di me.
Poi sfatta ,ma rilassata, mi “ricomponevo” e tornavo al mio lavoro.
Il mio abbigliamento era in parte cambiato. Abitualmente indossavo indifferentemente pantaloni o gonna. Ambedue evidenziavano la mia femminilità e la mia immagine di professionista di successo . Ora indossavo, per praticità “godericcia”, sempre e solo gonne: a pieghe, a corona, svasate.. L’importante era che si potessero alzare e calare velocemente permettendomi di “guadagnare” tempo nei miei sempre più frequenti momenti solitari di intimità.
Non so dare una spiegazione logica, ma le pulsioni fuori casa erano fortissime e si manifestavano nei contesti più diversi senza un perchè. Cercavo di gestirle ,ma era solo un rimando. Alla prima occasione dovevo masturbarmi.
Non sentivo il bisogno di una penetrazione. Sentivo il desiderio di un orgasmo e le mia dita servivano efficacemente allo scopo. Sapevo dove e come toccare.
Nel contempo erano comparse delle “ansiotiche paure”. Avevo il timore che la mia nuova situazione venisse, dalle persone più attente , percepita. In particolare stavo attenta alle donne che hanno in merito un sesto senso sviluppato nel comprendere se una è a caccia di……
Cominciai, solo per gioco, a guardarmi “in giro”.
Mi chiedevo come ogni persona, maschio o femmina, soddisfacesse la propria compagna/o e se anche loro avessero “problemi” come i miei.
Poteva capitare che il mio sguardo indugiasse più del normale nel guardare qualcuno, ai miei occhi più meritevole, ma non c’era altro fine di quanto sinora detto.
Ma questa nuova sensazione era forse da me inconsciamente presentata e recepita dai “lupi” ?
Notai che aumentarono le gentilezze ed attenzioni di molti miei diversi interlocutori.
Erano sempre nel contesto della professionalità , ma certi gentili, asessuati, complimenti mi facevano piacere.
Mi sentivo “nuovamente” considerata anche come donna,come femmina.
I complimenti si fermavano li. Mai una parola al di sopra….Mai un invito extra professionale . Mai un abboccamento sessuale…Mai….
Mai.
Mai dire mai.
Ricordo come fosse oggi quel giorno. Ero presso un importante cliente. Nella Brianza, una volta milanese.
Era una bellissima giornata di mezza primavera. I colori e la natura avevano spazzato quel po’ che era rimasto dell’inverno e c’era aria di nuova vita.
La riunione, organizzata nel pomeriggio, era presso la casa padronale di un imprenditore. In uno splendido salotto con ampia vista sul fiorito giardino lui ,io ed il figlio maggiore ,stavamo discutendo già da alcune ore di una importante “fusione”. Infervorati dall’impegno non ci accorgemmo del trascorrere del tempo sino a quando Fabio, il figlio, disse: ehi sono quasi le otto e siamo ancora a metà strada, che ne dite di interrompere, andare a cena e poi riprendere… Il padre disse : l’idea è buona, ma io non posso ;sai come è fatta la mamma? Dice che dedico tutto il tempo all’azienda e che trascuro tutto il resto e se poi non andassi a cena…. Di continuare dopo non se ne parla. Siamo già stanchi.
Però hai ragione ,è tardi…Perché non andate a cena tu e la dottoressa ? E poi…. Poi, se la dottoressa non ha problemi, può fermarsi a dormire qui presso la foresteria e domattina cominciamo verso le nove.
Cosa ne dice dottoressa? Così le evitiamo un fastidioso avanti ed indietro, ed inoltre può anticipare con mio figlio alcuni temi che approfondiremo domani.
Mi aveva preso di sorpresa . Era già avvenuto che dormissi fuori casa per lavoro, ma era programmato.
Il cliente era molto importante e la proposta era di buon senso. Sarebbe stato un fastidioso e stancante avanti ed indietro ed inoltre potevamo anticipare parte del lavoro del giorno dopo.
Dissi: devo sentire mio marito, che non vi siano problemi a casa e poi c’è un problema. Non pensavo. .e non ho ricambi e per dormire.
Mi rispose sempre il padre. Dottoressa, se non si offende, posso darle alcune cose di mia figlia …. Anche se mia figlia è più giovane di lei sono sicuro che le andranno benissimo.
Aveva risolto il problema e mi aveva fatto un complimento. Conoscevo la figlia . Una bella ragazza con un bellissimo fisico.
Non potevo più rifiutare.
Chiamai mio marito. Era già a casa
Mi disse: nessun problema, anzi è una buona idea. Penso io ai ragazzi.
Rassicurata, mi feci passare i ragazzi per salutarli e poi con affetto salutai mio marito.
Il padre ci salutò augurandoci una buona cena e consigliò al figlio quel ristorante sulla sponda del lago.
Rimanemmo noi due. Fabio ed io.
Disse: possiamo andare dottoressa? Le faccio strada.
Andammo all’auto e gentilmente mi aprì la portiera. Mi disse dove saremmo andati a cenare. Non conoscevo quel ristorante.
In auto vigeva un imbarazzato silenzio. Un conto è parlare di lavoro, un altro…
E poi era una situazione nuova.
Lo guardai . Era concentrato alla guida.
Nei nostri precedenti incontri la mia attenzione era sempre dedicata ai problemi da risolvere e non lo avevo mai considerato nella veste di uomo. Era per me un cliente. Un valido cliente.
Mi aveva dato l’impressione di essere sveglio. Sicuramente capace nella co-conduzione dell’azienda familiare. Riservato. Mai lo avevo sentito esprimersi in temi che non fossero professionali.
Aveva una decina di anni meno dei miei. Laureato presso la Bocconi in Economia (l’università dove “passano” quasi tutti i figli di quella generazione di imprenditori del nord che nel dopoguerra hanno fatto “fortuna”)
Un po’ più basso di mio marito. Non è grasso, solo un po’ di pancetta. Già un po’ stempiato.
Separato .Aveva un figlio che viveva con l’ex moglie, una francese ; anche lei figlia di un imprenditore ,che era tornata a vivere in Francia dopo la separazione portandosi con sé il bambino.
Uno dei tanti falliti rapporti, preceduto da un innamoramento tumultuoso e seguito da un rapido matrimonio e che pochi anni dopo era, come si dice, rivelato essere un fuoco di paglia. Per fortuna il matrimonio si era concluso senza strascichi velenosi ,senza odio o ripercussioni, solo tanto rimpianto per il tempo sprecato.
Queste cose me le raccontò a cena, seduti al tavolo di un elegante, ristorante. Le discrete, soffuse luci, davano una aria di riservatezza.
Eravamo passati al tu. Lo proposi io. Mi sembrò doveroso date le circostanze
Scoprii che era piacevole parlare con lui . Non si dedicava solo al lavoro. Aveva diversi interessi e confermò le mie prime impressioni. Era volitivo ed ironico. Un conversatore brillante e simpatico. Era tanto che non mi capitava una situazione del genere.
La cena era pari al luogo ed all’ospite.
Delicata, ma intensa.
Il vino lo feci scegliere a Fabio. Non ero e non sono una amante dei vini, ma quella sera tutto predisponeva…
Mi sentivo ,e lo ero, più grande e gli feci numerose domande su lui, la famiglia, la “famiglia” aziendale, i suoi interessi. Non si sottrasse a nessuna di esse.
La riservatezza del posto ,il feeling creatosi, il cibo squisito così come il vino , “spingevano” ad esprimersi con sincerità e naturalezza e si toccarono anche temi più intimi.
Giunse il suo turno quando mi disse :ti ho raccontato tutto di me, della mia vita, raccontami di te.
Gli raccontai della mia adolescenza, dei mie studi, del lavoro e della mia famiglia.
Era attento. Chiedeva curioso,sempre in tono gentile ed appropriato.
E poi parola tira parola. Mi raccontò della sua, purtroppo finita, esperienza matrimoniale.
Aveva lo sguardo “perso” mentre mi diceva :mia moglie, scusa la mia ex , mi piaceva molto.
L’ho conosciuta sui banchi dell’università . Fu un amore a prima vista. Non era bellissima, ma aveva un dinamismo incredibile, una sete di conoscenza e di vita che occultavano i suoi difetti.
Ne fui conquistato.
Con la fantasia della gioventù l’anno dopo eravamo sposati. Nacque subito Andrea, nostro figlio. Dopo cominciarono i problemi. Eravamo giovani.
Continuammo gli studi ,ma io ero già preso dall’azienda di papà e dedicavo sempre meno a lei, a loro. Non me ne accorsi. Fu un processo irreversibile. Quando mi resi conto che le cose non andavano più… fu troppo tardi. Aveva deciso e non volle cambiare idea.
Le promisi che…fu inutile.
Pensò che non potessi cambiare. Che l’azienda mi avrebbe sempre assorbito e non avrei potuto dedicarmi a loro.
Forse aveva ragione. Sta di fatto che tornò alla sua famiglia. Alcuni anni dopo si risposò. Ogni tanto quando vado a trovare mi figlio la vedo. E’ felice. Ciò mi fa piacere, però mi dà anche amarezza. Potevamo essere noi. Non sono stato capace…
Da allora mi sono dedicato completamente al lavoro. Si amicizie femminili, ma nulla di serio. Forse ho paura di replicare lo stesso errore.
Poi fui da lui sollecitata a “confessarmi”, ad esprimermi sul mio impegno da mamma, moglie, professionista e ,sulla linea di una inconsueta sincerità ,raccontai sia le cose belle che quelle meno della mia vita. Sicuramente colse il mio disagio di moglie.
Ci rendemmo conto , seppur per motivi diversi, di avere qualcosa in comune ,ma su questo cadde imbarazzato il silenzio.
Eravamo diventati più che due conoscenti.
L’ ottima cena, in tutti i sensi, terminò e tornammo alla macchina.
C’era tra noi un diverso feeling.
Una ventina di minuti e fummo alla sua casa. Mi accompagnò alla dependance per verificare che tutto fosse a posto.
Era situata ad un centinaio di metri dalla casa padronale. Una stretta via la congiungeva alla grande casa e vi era una altra via che portava direttamente ad una uscita defilata. Era parzialmente visibile dall’altra casa poichè era immersa e circondata da un ampio bosco.
Era più un grande padiglione da caccia , da giochi, che una dependance. Me lo confermò Fabio.
L’esterno era in pietra. L’interno, al piano terra aveva la cucina ed un grandissimo salone; sopra vi erano più camere per gli ospiti.
Nella camera a me riservata vi era sul letto una bella vestaglia da notte e su una vicina sedia l’occorrente per il giorno dopo. Nel comunicante bagno c’era tutto quanto avrebbe potuto essermi utile.
Fabio, sull’uscio della camera da letto, disse: attendo un attimo per vedere se tutto è a posto. Se manca qualcosa…
Sino a quel momento era stato tutto ok.
Tutto piacevole. Nessuna ingerenza pericolosa. Ma…
Sarà stato il rilassamento del fine giornata, la vista del letto e della trasparente vestaglia lì appoggiata, o…quando improvvisamente sentii il conosciuto calore salire per il corpo sino ad invadermi il cervello.
Nooo
Ebbi persino un giramento di testa. Fabio non se n’è accorse.
Mi girai verso lui. Mi stava guardando. Mi sembrava mi guardasse in modo diverso da prima, era solo la mia immaginazione?
Il suo sguardo era lo sguardo del “lupo”.
Quella serata stava modificando la mia vita e l’intimità di una camera da letto ne era il luogo.
Due persone con le stesse affinità e simili problematiche.
Fece un passo verso me che rimasi immobile, spaurita, incapace di pensare.
Forse voleva solo salutarmi in modo affettuoso, ma quando si avvicinò per pormi un bacio sulle guance, come una statua rimasi immobile e non avvicinai il viso.
Si trovò ad abbracciarmi e quello che doveva essere un abbraccio di saluto durò più del necessario. Ero poggiata a lui. Sentivo la forte presenza del suo corpo. Era una vecchia e nuova sensazione.
Come in una istantanea eravamo fermi guancia a guancia. Fu un movimento incosciente, guidato dall’irrazionalità, quello che fece ruotare il mio viso. La mia bocca era sulla sua. Il mio corpo contro il suo
L’appoggio delle bocche divenne un bacio. Un famelico bacio. Le mie mani furono intorno alle sue spalle. Le sue calarono sul mio di dietro.
Ci consumammo in un lungo, focoso, bacio. Ci annullammo una nell’altro.
Le mie pulsioni, il mio calore mi guidava ed avevo scatenato il lupo.
La mia mente ripeteva :no, non dobbiamo, ma il mio corpo non si sottraeva all’abbraccio anzi si spingeva in avanti per sentire il suo, per fondersi in esso.
Cademmo sul letto
Quel giorno avevo optato per il reggicalze. E’ più comodo quando sono in giro,non rischio che le calze mi scivolino.
Le sue mani avevano già sollevato la gonna e si erano insinuate tra le mie gambe
Quando toccò la fettuccia del reggicalze fu per lui una sicura sorpresa tant’ è che si sollevò per vedere.
Disse: è uno spettacolo.
Mi sentii imbarazzata. Pensai che quell’ intimo potesse essere giudicato come pre determinato e mi considerasse come una donna facile
Che mi considerasse una esibizionista pronta a soddisfare le proprie voglie.
Per fortuna non fu così perché ripetè: sei bellissima e piegò il capo verso la mia femminilità. Spostò lo slip e ..cominciai a godere.
Si staccò da essa per il tempo di mettersi nudo. Non era un adone, ma non me ne importava nulla
Nella frenesia dell’atto realizzai che fosse a uccello nudo. Gli chiesi se avesse un preservativo.
No, non potevo pensare che stasera …. ma non preoccuparti sono sano.
Pensai che avrebbe potuto chiedere lui la stessa cosa a me e senza aspettare una eventuale domanda gli dissi: non è come pensi, è che non prendo niente a protezione. Stai attento per favore.
Mi tratto come un’ affamata di cazzo.
Me la leccò facendomi sognare e poi mi penetrò. Fu un attimo. Si appoggiò ed era dentro me, in fondo me.
In quel momento capii quanto mi era mancato un duro cazzo nella passera.
Tenendomelo dentro mi spogliò dei miei indumenti superiori :camicia e reggiseno
La gonna rimaneva alta sulla pancia e non gli dava problemi.
Mi succhiò le tette con ingordigia provocandomi spasmi di dolore/piacere.
Mi girò e approfittò di questo per togliermi la gonna. Per i miei velati slip fece di più. Li strappò.
Rimasi con reggicalze e calze e questo doveva piacergli perché li indossai sino alla fine.
Mi prese alla pecorina.
Le sensazioni che provavo erano fortissime. Dicevo mentalmente: ancora, ancora ,continua.
Sottrasse l’uccello alla figa. Sentii il vuoto in me. Armeggiò. Capii. Voleva entrarmi in culo.
Sarebbe stata per me la prima volta, ma non mi opposi.
La mia voglia di godere, quella situazione, quei momenti…Non potevi sottrarmi o fare la pudica.
Dissi solo: per favore è la prima volta, non farmi male.
I suoi gesti si fecero più lenti, misurati.
Disse: starò attento.
Mi fece distendere e sentii la sua lingua leccarmi il forellino e le sua dita scavarlo con delicatezza.
Mi stava preparando.
Io mi sentivo tesa. Non avevo ,sino ad allora, mai desiderato un cazzo nel culo, ma era giunto improvvisamente quel momento.
Lo sentii porsi su me ed appoggiare la punta dell’uccello sull’ano. Lo muoveva come a cercare il punto migliore d’accesso. Adesso era steso su me ed il suo uccello si era insinuato. Lo sentivo premere. Iniziai a sentire male. Spingeva, spingeva. A un mio no di dolore corrispose una sua forte spinta. Lo sentii che era entrato. Si era fatto strada . Era dentro me e lo sentivo occupare il mio culo.
Un uccello aveva forzato per la prima volta il mio ingresso posteriore.
Mi parve che un bastone entrasse crudelmente in me facendomi strillare dal dolore , ma dopo quando cominciò a muoversi il dolore si chetò sino a scomparire
Mi inculò per molto tempo . Mi sembrò un tempo infinito.
Estrasse infine completamente l’uccello . Pensavo fosse finita , ma vi rientrò.
Mi disse : lo faccio per impedire che si chiuda nuovamente. Per abituarlo.
Cosa significava che voleva incularmi ancora nei prossimi giorni?
La seconda volta non sentii per nulla dolore.
Voleva tutto da me e lo fece . Fu sesso frenetico. Mi mise il cazzo tra le tette , poi in bocca perché glielo succhiassi, mi prese nuovamente in figa in diverse posizioni. Io assecondavo il suo ed mio piacere.
In un breve tempo ebbe bocca, tette, mani, culo e figa. Tutto quello che avevo da offrire.
Quello che per molti sono conquiste che richiedono giorni, mesi e forse mai, lui l’aveva ottenuto in una scarsa ora.
Aveva preso tutto da me e non solo, non gli avrei potuto più negare nulla.
Fu un rapporto sessuale stravolgente.
Figa, culo. Culo, figa . Pareva impazzito ed io impazzita con lui
Si faceva succhiare l’uccello e poi segare sia tra le tette che con le mani. Me lo sbatteva sul viso, sulle labbra. Mi chiedeva: ti piace? Ma non attendeva risposta. Mi faceva girare per prendermi alla pecorina in figa ed in culo. E poi supina a gambe alte per mettermelo in figa ed in culo anche in quella posizione.
Mi fece anche parlare . Dire quello che volevo e provavo.
Anche questo era la prima volta per me. I miei piacere, i miei desideri con mio marito li tenevo per me. Al massimo un si, ancora, continua, vengo, ma lui mi fece ripetere e poi dire quello che provavo e volevo.
Avevo imparato in fretta ed in breve ero io a dirgli : mettimelo in figa ,mungimi come una vacca. Nel culo. Spingi di più ed altro ancora e se all’inizio era stato lui a guidarmi adesso ero io a spronarlo.
Infine anche lui raggiunse la saturazione.
Io ero già venuta due volte.
Una al momento della prima penetrazione. La prima volta che mi era entrato in vagina.
Era bastato sentire il suo pene per avere un primo delicato orgasmo . Dopo ne ebbi uno violento e squassante.
Quando raggiunse il punto di non ritorno mi volle alla pecorina .
Disse che mi voleva come una vacca. Le mani sotto le tette per stringerle e il cazzo in figa.
Mi esortò a godere con lui in quella posizione. A farmi un ditalino. Voleva che venissi con lui
Ero una esperta dell’orgasmo con dita. Quando facevo da sola era una delle mie posizioni preferite. Mi vedevo e sentivo come una cavalla alla monta.
Mi fu facile fare quello che chiedeva
In breve gridai il mio piacere che fu accompagnato dal suo: godi vacca mentre vengo. Non furono parole, furono fatti.
Al momento del suo orgasmo non si controllò, gli piaceva troppo per pensare ad altro, sta di fatto che lo sentii irrigidirsi e poi …la fine. Non si era spostato, era venuto in me.
Avevo il suo sperma dentro l’utero.
Dopo. Dopo il silenzio. Avevamo placato la nostra fame e ci stavamo chiedendo cosa fosse successo. Io mentalmente mi dicevo: cosa hai fatto? Perché? E adesso?
Cominciai a bassa voce a parlare come volessi giustificarmi prendendomi la responsabilità di quello che era successo.
Gli raccontai senza censure di quello che mi stava avvenendo da oltre un anno in qua. Dei mie comportamenti, delle mie voglie. Gli dissi anche che era la prima volta che era successo ciò che era avvenuto tra noi. Non avevo mai tradito mio marito prima di quel momento.
Stavo cercando stupidamente delle scuse…
Parlavo. Parlavo…
Mi ascoltò in silenzio e con attenzione. Mi guardava fisso in viso come a cercarvi la veridicità di quanto dicevo.
Conclusi.
Il silenzio faceva da cuscinetto tra i nostri due volti. Aspettavo ansiosa una sua reazione, un suo commento.
I secondi trascorrevano e mi parvero minuti e poi un sorriso apparve sul suo viso. Ero stupita. Potevo aspettarmi molte cose, ma non quella.
Avvicinò il viso al mio. Mi prese per i fianchi avvicinando il mio pube al suo e disse: capisco.
Sarò la tua cura, la tua medicina.
Fu come togliermi un macigno dal petto. Quelle parole mi tolsero l’ansia dandomi un sollievo che diventò una nuova prospettiva di vita.
Continuò : già che ci siamo cogliamo l’occasione per una nuova dose di cura.
La sua bocca era di nuovo sulla mia.
Doveva avere un grande arretrato anche lui poiché sentii il suo pene già in erezione nuovamente pronto.
Fu un “rapporto” più dolce, sereno.
Ero ancora umida del precedente piacere e non fece fatica a penetrarmi.
Il suo pene era nella mia femminilità e la sua bocca sulla mia.
Mise le mani sotto i miei glutei tenendomi vicina a sé. Allargai le gambe per aiutarlo e me le fece poggiare intorno ai suoi fianchi. Facemmo l’amore così.
Le nostre lingue unite, il pene che si muoveva in me con il movimento di una pompa petrolifera.
Ogni tanto alzava il ritmo provocandomi sussulti di piacere. A volte rallentava e si godeva il possesso di me.
Solo per poco, nella medesima posizione, me lo mise nel culo.
Disse :sai è per non perdere l’abitudine. Hai un culo fantastico e lo visiterò spesso.
Sei bella tutta, ma il tuo culo mi ha sempre attirato.
Ti confesso che nei miei sogni spesso avevo pensato a te come compagna di letto.
Ritornò alla figa .
Ci baciavamo e scopavamo.
Mi portò lentamente al piacere e glielo dissi.
Mi disse : quando starai venendo dimmelo, voglio venire insieme a te.
Mi piacque sentire questo e se possibile mi donai ancor più a lui.
Pensai: verrà ancora dentro?
Cacciai il pensiero. Era già avvenuto e mi era piaciuto e non volevo interrompere un momento così bello.
Arrivò il momento, dissi: continua, sto venendo.
Incrementò velocità ed ampiezza di penetrazione sino a portarmi all’orgasmo.
Lo percepì e sentito dalle mie parole si lasciò andare e venne anche lui. Ancora dentro.
Poi fermi. Silenziosi. Era disteso su me. Sentivo il suo pene in me.
Mi piaceva stare così.
Infine Fabio si spostò ed il pene scivolò fuori lasciando che il segno del suo orgasmo scivolasse tra le mie gambe.
Si pose al mio fianco e mi diede un affettuoso bacio.
Sei fantastica. Sarò la tua medicina finche’ vorrai.
Non risposi, ma dentro avevo già detto si.
Questa realtà va avanti da due anni. Da due anni ho il mio personal toy boy.
Non sono innamorata di lui. Sto bene quando sono a letto con lui. La mia famiglia è salva. Amo con tenerezza mio marito ed i miei figli e mi sento serena.
Non lo vivo come un tradimento, ma come una necessaria cura per vivere. Sicuramente sbaglio o almeno i più la penseranno così
Lui è la mia medicina ed anche la mia ancora di salvezza.
Soddisfacendo le mie necessità fisiologiche mi ha, forse, evitato di compiere azioni pericolose che avrebbero potuto rovinare la mia famiglia.
Da quando ho il suo supporto il mio corpo si è calmato. Riesco a gestirlo abbastanza.
La situazione va bene anche per lui. Nessuna implicazione sentimentale ( ora ha una nuova compagna), ma del sano, completo, piacevole, sesso.
Lo chiamo quando” ho bisogno”. Abbiamo sempre un motivo professionale per incontrarci che allontana qualsiasi possibile insinuazione.
Dove “prendo la medicina”?
Presso la casa padronale che funge anche da rappresentanza. Gli spazi sono molto grandi e la riservatezza è totale. Quando siamo sicuri che…..andiamo nella dependance dove vi è stato il nostro primo incontro.
Altrimenti ogni luogo “sicuro” va bene, compreso le toilette degli hotel internazionali dove ci si può chiudere dentro. Preciso che in auto no,nemmeno per un pompino, troppo pericoloso.

Può apparire una storia romanzata ed in parte lo è,ma è la mia verità.
Mi piacerebbe sapere se altre o altri si trovino nella mia situazione.

PS : sono lo scrivano . Se vi è piaciuto come ho riportato la vicenda .. scrivete.

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