QUEL REGGICALZE… by LorenzoLotto [Erotico]




QUEL REGGICALZE…
Gli indumenti intimi femminili hanno sempre esercitato su di me una grande attrazione. Io sono uno di quelle persone che fin da adolescente, andava a curiosare tra la biancheria di femminucce, giovani coetanee o meno. Sia nel cesto dei panni da lavare che nei cassetti delle loro stanze.

Con il passare degli anni, questa mia mania non si è attenuata. Anzi. A questa ho abbinato nel corso del tempo, varianti che da adolescente non potevo nemmeno immaginare. Alla classica sborrata sugli slippini della mia compagna di studi quando andavo a casa sua a studiare, si è sostituito un complesso insieme di perversioni (esagero a chiamarle così, forse…) che a confronto, il semplice e comunque appagante annusare il tessuto dove è stato a contatto il pelo di fica di una femmina carina, sembra una cosa da chierichetti. Come ad esempio sborrarle nello yogurt un attimo prima di servirglelo.

Il profumo di sesso, misto al profumo del cotone e a quello del detersivo, che si inala quando si ha per le mani una mutandina di una fichetta che si desidera, è qualcosa che scatena tutti i sensi. Tutti.

Ed ora… il mio racconto.

Dopo la separazione da mia moglie ho cercato una stanza dove soggiornare temporaneamente. E l’ho trovata in casa di un giovane ragazzo, Paolo, che mi ospitava, affittandomi una stanza di dove era a sua volta in affitto. Fin qui, nulla di particolare. Il bello è che lui se la intendeva con una giovane donna di 28 anni, un pochino più grande di lui, che ne aveva solo 24.

Alcune volte, quando sapevo che si sarebbero dovuti incontrare, mi rendevo latitante, dicendo a chiare lettere a Paolo, che me ne sarei andato in un determinato posto e che sarebbero potuti stare tranquilli per svariate ore. Inoltre, lo informavo anche che, prima di prendere la strada del ritorno, gli avrei mandato un sms per avvisarlo e togliere tutti da un inevitabile imbarazzo. Lei, Margherita, era sposata. E si potevano incontrare per qualche ora, grazie alla copertura delle sue cugine.

Quando la sua amica, dopo due o tre volte che gli chiedeva (questo me lo ha riferito lui) come io fossi, che aspetto avessi, come andava la convivenza con me… insomma! Dopo aver provato a sublimare la sua curiosità attraverso le parole di Paolo, organizzò un pranzo dove non potevo declinare il “loro” invito.
Bene. Ci incontriamo, ci salutiamo, scambiamo qualche battuta e nasce subito una simpatia. Lei era giovane e carina. Molto tonica. Indossava un abitino di lana, corto. Troviamo subito molti punti in comune che non vis to ad elencare. Fatto sta che dopo un quarto d’ora che eravamo lì tutti e tre insieme, pareva che ci conoscessimo da sempre. Al momento di cucinare, manca una pentola capace per cuocere la pasta per tutti e tre. O meglio, ce n’è una ma sta nello sportello in alto, dal momento che io e Paolo non la usiamo mai.

Non faccio in tempo a indicare in quale sportello fosse che margherita, presa una sedia, e salitaci sopra, vedendo che non ci arrivava ancora ad afferrare la pentola, si solleva in punta di piedi e allunga le braccia.

“NOOOOO! Cazzo!”, grido dentro di me. I miei occhi videro quel che inevitabilmente avrebbe da li in poi, sbilanciato i rapporti di forze alterando il magico equilibrio che si era creato in quei venti minuti.

Margherita, nel tentativo di afferrare la pentola, aveva scoperto al parte superiore delle sue gambe, mostrandomi come finivano quelle calze che si abbinavano così carinamente all’abitino che era di per sé, già corto. Calze grigio topo, e giarrettiera e reggicalze dello stesso colore. E perfettamente in tinta mi rivelò anche il lembo inferiore delle sue delicate e ricamate culottes. Si era evidentemente messa in tiro per far sollevare l’uccello al suo amante. E probabilmente ci riuscì meravigliosamente. Il fatto che ne conseguì, però, è che mi fece scattare una molla che so già che ho difficoltà a controllare.

Dovevo in qualche modo aver qualcosa di lei qualcosa che le avevo visto indosso in quel momento.
E fui fortunato. Più del previsto. Non solo potei godere del contatto di quel reggicalze, delle calze e delle culottes. Ma a distanza di un anno, con tenacia, pazienza e eccitazione costante, arrivai a fare di margherita la mia amante. Ma questa è un’altra storia. Torniamo a quel pomeriggio…

Ci dilungammo a tavola per oltre un ora ed io annuncia che dopo il caffè sarei uscito per una commissione. E ormai il ghiaccio era rotto e, sia Margherita che Paolo, ritenevano non necessario che io mi defilassi per lasciarli da soli. Per di più che lei, avendo saputo da Paolo di questa mia forma di attenzione discreta e delicata messa in campo le volte precedenti nei loro riguardi, si sentiva un po’ in colpa.
Dibattemmo il tempo del caffè e giungemmo alla conclusione che io sarei comunque uscito per quella commissione (così almeno avrebbero dato sfogo alle passioni iniziali, senza che ci fossi io in casa) e sarei rientrato da lì a un paio di ore.

E così andò.

Quando rientrai dopo le annunciate due ore, subito dopo aver aperto la porta di casa, sentii le loro voci provenire dal bagno. La mia mente viaggio alla velocità della luce. Considerai il motivo per cui fossero insieme al bagno; sperai che fosse per una romantica doccia insieme e che fossero solo all’inizio di quella doccia. E così fu. Appena sentii aprirsi il rubinetto e li senti ridere insieme con la stessa traccia eco, capì che erano insieme nel box. Era necessario agire con rapidità e cautela. Mi precipitai nella camera di Paolo e li trovai, su una sedia, l’abbigliamento completo di Margherita, con calze, reggiseno, culottes e reggicalze a portata di mano. Il mio cazzo, che già era in tiro appena avevo intuito che erano entrambe in bagno, reclamava di essere gratificato esplodendo mentre mi carezzavo con tutto quel ben di dio.
Confesso che sborrai in pochi secondi, mentre tenevo la culottes, con la sinistra sotto il naso, il reggicalze e le calze avvolte attorno al mio cazzo, con la destra.

Ci volle davvero poco.

Le culottes… avvertirne le fragranze del tessuto…
E il reggicalze! ricamato, trasparente… quell’indumento che aveva cinto fino a poco prima i suoi fianchi e da lì a poco lo avrebbe indossato di nuovo, con le tracce della mia sborra a farle da supporto aromatico…

Mi battono le tempie e mi si intosta di nuovo il cazzo, se ci ripenso.

Dopo essermi pulito con un tovagliolino, mi avvicinai con cautela al bagno e sbirciai dal buco della serratura, mentre ancora si sentiva lo scroscio dell’acqua. Pochi secondi ed uscirono entrambe. Lei era davvero gnocca. E mi ripromisi che avrei carezzato quelle grazie, in un modo o nell’altro… e così fu.

Questo racconto è stato letto 522 volte!

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!

 

Ricerche Frequenti: