Quartetto by Arzillo [Vietato ai minori]




Quartetto

Eravamo amici da sempre. Stesse amicizie scolastiche, stesso gruppo nelle sbaraccate del sabato. Maschi e femmine equamente divisi, flirt nati all’interno del gruppo e infine matrimoni. Noi quattro addirittura ci eravamo reciprocamente fatti da testimone alle nozze, celebrate a distanza di pochi mesi. Aldo (io), Ester (mia moglie), Paolo e Gloria gli altri due. Amici veri, di quelli che basta mezza parola perché l’altro finisca la frase; stessi gusti, più o meno la stessa professione. Sposati, come detto, da due anni, avevamo continuato ad uscire assieme durante il week-end, alcune volte avevamo fatto le vacanze assieme.
Quest’anno avevamo deciso di andare in Francia, in Provenza: abbastanza vicino per godere appieno di un ponte: tre giorni di mare e relativo entroterra per piacevoli escursioni. Avevamo quindi prenotato un bell’albergo in riva al mare quando, pochi giorni prima della partenza, mentre facevamo zapping alla ricerca di qualcosa per passare la serata, ci imbattemmo in uno strano film: Love you di John Derek. Strano perché l’inizio era tutto sfocato e mosso. Stavamo per cercare qualcos’altro ma all’improvviso i dialoghi attirarono la nostra attenzione. Si trattava di due coppie che avevano deciso di trascorrere alcuni giorni in un posto sul mare, isolato dal mondo, dando corpo alle proprie fantasie più segrete: amore libero, scambio di coppia, mente libera da pregiudizi. Finimmo col vederlo fino alla fine e lo commentammo, andando a toccare anche noi quegli argomenti di cui, senza lo stimolo del film, forse non avremmo mai affrontato. Come ci saremmo comportati noi quattro alle prese con quei temi? Che cosa ne pensavamo dello scambio di coppie? Sarebbe possibile non farsi assalire dalla gelosia? Anche nei giorni a seguire, e soprattutto durante il viaggio verso la Francia, continuammo a tirare fuori varianti e distinguo, ma sostanzialmente alla fine fummo tutti d’accordo che sarebbe stata una bella esperienza a patto di saper superare lo scoglio della gelosia. Come colpo del destino, durante il check-in all’albergo, ci imbattemmo nel depliant pubblicitario di un club privé situato in un bosco, a pochi chilometri da dove eravamo, che prometteva una serata piacevole, con aperitivo, cena e, soprattutto, dopocena. Prendemmo nota e ci ripromettemmo di farci un pensierino. Durante il pranzo finimmo col divertirci a immaginare come potesse essere il dopo mezzanotte in quel locale. Come detto, eravamo molto intimi: da ragazzi ci era capitato di flirtare tra tutti, non andando oltre qualche limonata e qualche palpatina. Ma dopo, niente altro che serate, feste, baci e abbracci. Quindi niente precedenti sessuali tra di noi. Solo una grande curiosità e una gran voglia di fare esperienze nuove.
Il pomeriggio visitammo la città che ci ospitava, passeggiando e chiacchierando del più e del meno. Tornati in albergo, ci fermammo un attimo al bar per decidere cosa fare: se affrontare l’ignoto o andare in un posto più tradizionale. Furono le mogli a decidere: serata diversa, tanto più che nessuno poteva obbligarci a fare alcunché. Potevamo cenare, guardare, e farci un’idea di cosa gira per il mondo…. Così, dopo esserci messi d’accordo sull’orario di partenza, noi maschietti salimmo nelle nostre camere per una doccia e per un piccolo riposino, mentre le ragazze, che avevano voglia di fermarsi ancora a fare due chiacchiere, ci avrebbero raggiunti dopo. Dopo un paio d’ore, Paolo venne a bussare alla nostra camera: dato che Gloria era ancora in bagno a farsi bella, volevamo intanto scendere per un aperitivo? Anche Ester era ancora alle prese con gli stessi problemi, così decidemmo di scendere noi due e di aspettarle al bar. Quando finalmente ci raggiunsero, capimmo il perché del supplemento di chiacchiere e di soggiorno in bagno: il depliant parlava di camicie eleganti per gli uomini e qualcosa di sexy per le signore. Le nostre due compagne l’avevano preso terribilmente sul serio il consiglio. Ester aveva un mini abito nero aderente, con spalline sottili e molto scollato; Gloria invece aveva optato per un abito di seta giallo, lungo e con uno spacco e una scollatura vertiginosi. Due bombe, che fecero voltare tutti i presenti al momento del loro arrivo nella hall. Anche noi due rimanemmo a bocca aperta: erano bellissime, con trucco e rossetto adeguato. La serata prometteva davvero bene…
Al momento di salire in macchina, Gloria volle salire davanti, accanto a me: “Se vogliamo entrare nel clima al modo giusto, cominciamo almeno a scambiarci i posti” disse ridendo. “Ottima idea – fu la risposta di Ester – così almeno riscaldiamo un po’ l’atmosfera.”
Durante i venti minuti del tragitto, mi capitò diverse volte, nel cambiare marcia, di sfiorare la coscia di Gloria, generosamente lasciata a nudo dallo spacco. Anziché allontanarsi, finì col girarsi tutta di sbieco verso di me, dandomi modo di sbirciare la perfezione delle sue gambe. Dal sedile posteriore arrivavano risatine e battute, sempre sull’argomento “serata diversa”. Chi ci sarà, saremo in grado di andare fino in fondo, e cose così. Se io e Paolo eravamo tesi e problematici, le due ragazze sembravano invece perfettamente a proprio agio, consapevoli della propria bellezza e giovinezza e pronte a tutto per dimostrarsi emancipate e all’altezza della situazione.
Il locale era situato in un posto meraviglioso, con tanti alberi intorno e un magnifico giardino. Nel parcheggio, prima di scendere e di fare il nostro ingresso, ci fu ancora il tempo per alcune battute: siamo sicuri di voler entrare? E poi, cosa succederà? Ci sarà bella gente? Furono sempre loro, a risolvere tutti i quesiti: “Si entra, saremo i più belli della serata, vediamo come si mettono le cose e decidiamo sul momento il da farsi”.
Appena entrati, dopo la registrazione al club, fummo accompagnati al bar, dove trovammo una quindicina di altre coppie, alcune isolate, altre che già stavano familiarizzando fra loro. Parlavamo tutti e quattro il francese, per cui eravamo in grado di capire il senso dei loro discorsi: sembravano tutti abituati al clima del locale, erano più o meno della nostra età e le donne erano molto disinvolte nei loro abiti maliziosi e arrapanti. Bevemmo un cocktail di benvenuto e scambiammo due parole con alcuni dei presenti. Solo noi eravamo alla prima esperienza, così cercarono tutti di metterci a nostro agio, parlandoci del programma della serata e rassicurandoci sul fatto che nessuno doveva sentirsi in obbligo di fare qualcosa contro la propria volontà. A sentir loro, ci saremmo trovati molto bene. Alle nove raggiungemmo il tavolo che avevamo prenotato e di nuovo fu Gloria a suggerire: “Qui nessuno sa come sono formate le nostre coppie, quindi Ester si siede vicino a Paolo e io rimango con Aldo. Fino a nuovo ordine, gli abbinamenti sono questi” disse ridendo. “Giusto, – ribadì mia moglie – e potremmo anche far capire a questi francesi come stanno le cose….”. Così dicendo mi guardò fisso negli occhi, mi fece un sorriso, e cominciò a baciare il mio testimone di nozze. Non mi rimase che imitarla: così, strizzandole l’occhio, presi tra le mie mani il viso di Gloria e cominciai a ravanarle la bocca. Mentre le mie mani, piano piano si spostavano sulle sue cosce, risalivano lo spacco e si avvicinavano alle sue mutandine, una mano di Paolo come per caso lasciava cadere una spallina dell’abito di Ester, mentre l’altra portava l’orlo del suo vestito a scoprire la piccola striscia nera che a malapena le copriva la fica.
Ci sedemmo io e Gloria da un lato, loro due dall’altro, con Ester di fronte a me. Avevo a portata di mano le bellissime gambe di Gloria, che lo spacco lasciava generosamente scoperte e a portata di occhi il seno di Ester che, con una spallina abbassata, faceva capolino. A un certo punto, tra una portata e l’altra, Gloria mi prese la mano e la spostò sul suo ginocchio. Mi sembrava di intuire che, nascosta dalla tovaglia, anche la mano di Paolo fosse occupata a scoprire i segreti di Ester. Accarezzavo la sua coscia, infilavo le dita sotto il vestito che aveva la tendenza ad aprirsi, favorito dai movimenti di Gloria che aveva allargato le ginocchia per meglio permettermi di arrivare sempre più su, fino al filo sottile del suo perizoma e alla parte calda e bagnata della sua fica. Mangiavamo, parlavamo, ci toccavamo. Ero super eccitato e ogni tanto la sua mano mi sfiorava e mi accarezzava.
Prima del dolce, le ragazze approfittarono della pausa per una tappa in bagno. Io e Paolo quasi non riuscivamo a imbastire un discorso sensato, tanta era l’eccitazione per le novità della serata. Inoltre, dai tavoli vicini ci arrivavano scene arrapanti, con qualcuno che aveva iniziato a spogliarsi, a spalancare patte, a leccare e a succhiarsi. Di ritorno dal bagno, Ester mi sussurrò all’orecchio: “Tienimi questo nella tasca, per favore”, lasciandomi in mano il suo minuscolo slip. Ero eccitatissimo, dalla scoperta della grande carica di erotismo che mia moglie stava esibendo. Arrivato il dolce, Gloria mi prese nuovamente la mano e se la portò direttamente all’attaccatura delle cosce. Anche a lei, ora, mancava qualcosa e la morbidezza della sua fica rasata era lì, tutta da godere, scoperta ed elettrizzante.
Terminata la cena, scendemmo in una parte del locale che non avevamo ancora visitato. Luci soffuse e musica gradevole ci accolsero in un salone, con una piccola pista da ballo, poltrone accoglienti e un corridoio che dava su alcune salette con grandi divani colorati. Ci sedemmo con sulle ginocchia le ragazze, sempre secondo le coppie prefissate. Qualcuno cominciò a ballare, allacciandosi, baciandosi e toccandosi. Le coppie si mescolavano, con carezze profonde ed audaci dirette alle coppie vicine, con uomini che rimanevano solo con i boxer e ragazze che si lasciavano spogliare e toccare da chi passava accanto. Al ritmo di una musica accattivante, ci alzammo anche noi e cominciammo a ballare. Eravamo tutti e quattro molto arrapati, per la scoperta della nostra capacità di superare imbarazzi e gelosie, per il piacere di nuovi corpi da scoprire e per quanto stava avvenendo attorno a noi. Ero rimasto con i soli pantaloni e presto le mie mani iniziarono a trasmettere le sensazioni che provavo nello scoprire il corpo di Gloria. La mano nello spacco, a far risalire l’abito verso l’alto, poi nella scollatura, a gustare la morbidezza e rotondità dei suoi seni. Ci baciavamo come studenti, godendo della novità, della sensualità del momento. Lo stesso facevano Ester e Paolo, l’uno rimasto con i soli boxer e l’altra con entrambe le spalline abbassate, a mostrare un seno piccolo, ma perfetto e due noccioli eretti e duri. Vedere mia moglie accarezzata ed eccitata dal mio migliore amico, mi creava ancora un po’ di tensione, ma anch’io stavo facendo altrettanto con sua moglie e poi, la scelta di avere mischiato le coppie all’inizio mi dava quasi la sensazione di essere con la mia partner effettiva. Avvicinandoci, ci trovammo ad un certo punto ad incrociare le carezze. Con una mano toccavo un seno di Gloria, mentre con l’altra strizzavo una tetta di Ester, le altre due erano ormai sotto il dominio di Paolo. Una sensazione mai provata, un’eccitazione grandissima. Le mani di Gloria mi massaggiavano il cazzo e sentii la necessità di liberarmi dal resto dei vestiti. La trascinai verso una saletta, seguito a ruota da Paolo con Ester. Su un grande divano blu ci spogliammo completamente e finalmente riuscii a vedere per intero lo splendido corpo nudo di Gloria. Anche per Paolo, la scoperta delle forme di Ester dovette essere una frustata di sensualità ed erotismo, perché finimmo addosso alle due ragazze, baciando, toccando e leccando ogni parte del loro corpo. Anche loro iniziarono a ricambiare, prendendo in bocca i nostri uccelli, leccandoli e succhiandoli. Non mi ricordavo di aver mai provato un simile stato di eccitazione. Sembrava però avessimo timore ad infilare i nostri cazzi nelle loro fiche, quasi temessimo di profanare la nostra amicizia. A risolvere il dilemma, fu ancora una volta una di loro: Ester mi si avvicinò, prese in mano il mio cazzo e lo guidò nella fica di Gloria, quasi una benedizione per l’adulterio compiuto. Dopo di che ritornò da Paolo, si mise a quattro zampe e si fece montare da lui. Eravamo talmente vicini che mentre scopavamo potevamo guardarci e godere della vista dei rispettivi partner che si stantuffavano e si toccavano, si baciavano e fottevano con vigore. Altre coppie erano entrate nella saletta e ci stavano guardando, qualcuno toccava i nostri corpi, qualcuno ci incitava. Il primo a scaricarsi fui io, dopo aver stantuffato Gloria, dopo averla allargata, leccata, spalancata, dopo averle pastrugnato le tette e leccato i capezzoli fino a farli indurire. La mia sborra finì sul suo ventre e lei se la spalmò dappertutto, come fosse una crema. Poco dopo toccò a Paolo godere, inondando con la sua panna il viso di Ester. La vidi così fare qualcosa che non aveva mai fatto prima: raccogliere con le dita la sborra e mettersele in bocca, succhiando avidamente.
Rimanemmo alcuni minuti distesi, vicini, quasi rannicchiati. E a un certo punto venne spontaneo di chiederci se ci era piaciuto. La voce di Gloria, la sua risposta, valse per tutti: “Mi sa che domani qui ci ritorniamo”.

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