Profonde ondate di piacere




Il latte bolle nel pentolino sul fornello, per il fatto che è arrivato il momento di versare il caffè e fare un po’ di schiuma per il cappuccino. Il tavolino della cucina è già predisposto per la colazione: ci sono i cornetti, i biscotti e la marmellata, nel frattempo io la chiamo:

“Tesoro sveglia, la colazione è già preparata”. Dalla stanza da letto tuttavia non proviene nessuna reazione.

“Tesoro su svegliati, la colazione è già sulla tavola”.

Lei mi risponde con un mugolio insonnolito, dato che lo scambio per il miagolamento della gatta che mi sta strofinando le caviglie, cercando di convincermi per servire la colazione anche a lei. Io la chiamo nuovamente, alzando un po’ il tono della voce e finalmente sento cigolare il letto, è il segno che si sta alzando, in quanto i suoi passi incerti riecheggiano sulla scala. Io la osservo sedersi al tavolo ancora assonnata con i capelli in disordine che le nascondono parte del viso, ricadendo morbidi sul seno destro. La sua figura è provocante, indubbiamente seducente con un corpo ancora giovanile snello e sodo, coperto soltanto da una maglietta scollata e da un paio di pantaloncini di cotone.

Il colore azzurro pallido del tessuto, lascia trasparire quelle deliziose chiazze scure che costituiscono da molti anni ormai l’oggetto del mio desiderio. Lei lo sa e non le nasconde divertita, giacché lo so che il mio sguardo la diverte e la soddisfa. Quella morbida pieghettatura verso l’alto all’angolo delle sue labbra carnose la tradisce, dal momento che non mi lascio depistare dal suo sguardo basso, soltanto all’apparenza ingenuo e sprovveduto. So che mi sta osservando con gli occhi socchiusi, nascosti dai capelli, poi guardo le sue gambe affusolate e accavallate: la pelle è bianca e liscia, in quanto sembra pregarmi d’accarezzarla con le labbra, giacché la sua figura è indubbiamente conturbante.

“Lo sento soltanto io il contraccolpo della stagione dei fiori?” – le dico in modo fulmineo.

“Che cosa vuoi dire?” – mi risponde lei furba e marpiona, abbassando la tazza.

I suoi occhi sono acuti e penetranti, poiché non mostrano più alcuna traccia di sonno, all’opposto, sembrano emettere lievi bagliori come dei fuochi in lontananza.

“Sai benissimo che cosa voglio dire. Sono unicamente io a sentire questo continuo desiderio di fare l’amore con te in questo periodo dell’anno?” – con un chiaro riferimento a quanto accaduto solamente poche ore prima. quando coricandoci per la notte, io avevo provato qualche approccio amoroso insoddisfatto, però sostenuto da un lieve:

“Io sono sfinita, vorrei dormire, magari domani”.

“Per te invece è primavera tutto l’anno” – mi risponde sorridendo.

“Sì, ma in questo periodo in particolare, perché quando ti vedo sento una specie d’attrazione magnetica verso di te, qualcosa che mi trascina alla quale non posso oppormi”.

Mentre parlo m’alzo e m’avvicino a lei, poi comincio ad accarezzarle il viso e i capelli, in seguito le mie mani scendono per massaggiarle il collo, più giù, sulle spalle e sul petto: alla fine racchiudo un seno in ciascuna mano, strofinando delicatamente i capezzoli tra il pollice e l’indice. Al contatto delle mie dita la sento scuotersi da un brivido, come se le avessi trasmesso una leggera scarica elettrica; lei piega il collo da un lato, offrendolo ai miei baci e gonfiando al contempo il petto per godere così appieno del mio tocco.

Io posso sentirla fremere, perché il suo respiro s’è fatto profondo, ed è accompagnato da gemiti appena accennati. M’abbraccia la vita, costringendomi a raddrizzarmi e avvicina la bocca al mio addome: con il suo naso alla francese mi scosta la maglietta del pigiama e inizia a baciarmi intorno all’ombelico. Io posso sentire l’eccitazione crescere in me per mezzo di quella condizione in tal modo anomala ed eccezionale per il momento e pure per il luogo, forse proprio quest’aspetto la rende così irresistibile, travolgente e vigorosa.

Al momento la sua bocca è scesa e un soffio caldo penetra attraverso i pantaloncini fino a risvegliare del tutto il mio membro. E’ una sensazione molto piacevole: le sue mani fresche che m’accarezzano i lombi, il fondo schiena e il suo soffio caldo di desiderio che m’avvolge il pube. Io sigillo le pupille arretrando, lasciandomi andare a questo soave senso nel tempo in cui lei senza contare di sbrogliarmi dalla stretta m’abbassa con accortezza i pantaloncini; adesso le sue labbra sono vicinissime al glande, semi socchiuse, io sto pregando perché le accosti e lo avvolga completamente, invece lei smette d’alitare e con la lingua comincia ad accarezzarmi. Piccoli strofinii dapprima, lungo le pieghe più sensibili, successivamente un contatto sempre più prolungato, che scorre su e giù dalla testa alla base, fino a quando le mie preghiere vengono esaudite e lo vedo scomparire parzialmente tra le sue labbra.

Lei con artificiosa e studiata lentezza m’assapora: non mi permette di dare libero sfogo al mio impeto, perché mi frena, mi trattiene accarezzandomi a lungo. Le su mani danzano, passando dal glande al perineo, scambiandosi di posto con le labbra e con la lingua, solleticando ogni angolo della mia virilità. Il desiderio mai sopito dalla sera prima e la forte eccitazione della sorpresa, hanno in breve la meglio su di me: dai muscoli contratti di tutto l’addome, solleticati dagli affusolati polpastrelli viene l’ultima spinta, quella che libera il mio piacere.

Io mi sento risucchiare e svuotare, perché a ogni ventata di tremiti, lei ribadisce chiudendo maggiormente le labbra intorno al membro, riempiendosi la bocca del mio caldo nettare. Io non resisto, poiché la sollevo in piedi e la bacio a lungo con delizia, cercando con la lingua ogni piega delle sue labbra, ogni angolo della sua bocca. Posso sentire come tutto questo l’abbia eccitata: i capezzoli sporgono stupendamente dalla sottile maglietta, il suo pube cerca insaziabilmente il mio, strofinandosi contro con violenza. Il fondo schiena le ondeggia, guidando le mie mani giù lungo il solco, offrendo al loro tatto, quel tenero bocciolo scuro, ma non è questo che voglio, non subito.

Adesso voglio ricambiare il dono meraviglioso d’una bocca vogliosa di succhi, generosa di passione. Ancora stretta a me in un bacio interminabile, la faccio adagiare sul tavolino sfilandole i pantaloncini ormai intrisi d’un liquido dolce come il miele. Io m’abbasso mentre le sue gambe m’attirano e mi stringono, intanto che le sue mani mi scompigliano i capelli in preda a spasmi di piacere. Io cerco d’imitare i movimenti della sua bocca che poco prima m’avevano fatto fremere di piacere su quel piccolo organo pulsante. Lo accarezzo, lo succhio, lo sfioro divaricando le piccole labbra con la lingua, dato che ogni mio movimento è per lei fonte d’incontenibili tremiti e di leggeri sospiri.

Con un dito comincio ad accarezzarle quella morbida umidità che costituisce l’ingresso alla fonte del suo e del mio piacere: ne spalanco i cancelli, ne violo l’entrata alla ricerca di una zona, d’un punto preciso che so d’essere in grado di farle provare un piacere fantastico e indescrivibile. Come risposta lei annaspa e boccheggia, aggrappandosi con le mani ai bordi del tavolino per evitare di cadere, intanto le mie labbra massaggiano ininterrottamente la zona intorno al clitoride che percuoto più volte, sollecitandolo ambo le direzioni con energia.

Quando il mio dito giunge a contatto con quella piccola zona spugnosa dentro la sua alcova, la sua schiena s’inarca come per un riflesso condizionato, in quanto ogni pressione in quel punto e ogni strofinio è seguito da un fremito, da un respiro più affannoso del precedente, da un mugolio più deciso finché l’orgasmo la travolge. Le mani quasi bianche per lo sforzo, serrate intorno ai bordi del tavolo attenuano appena i violenti spasmi di godimento che la sconquassano: lei frigna, cerca di dibattersi, tuttavia nel frattempo mi cinge la testa con le gambe in modo tale che non possa lasciarla.

Io lascio che l’ondata di piacere che l’ha sopraffatta lentamente si ritiri e svanisca rendendo più delicate e gentili le mie carezze, permettendole così d’assaporare la calma che giunge, frattanto io mi sollevo così appoggio una guancia sul suo morbido seno.

“Sì, scopami adesso, non resisto più” – mi bisbiglia in un orecchio.

Io rimango per un attimo sbalordito e sorpreso, perché non l’avevo mai sentita conversare in questo modo.

“Dai, scopami, infilamelo” – mi ripete in modo forsennato e frenetico.

Io mi riprendo dallo sbalordimento e m’accorgo che il suo orgasmo ha avuto un effetto rivitalizzante su di me: il mio sesso è di nuovo duro, pronto, desideroso di dare e provare piacere. Mi rialzo contemplandole il seno dai capezzoli ancora eretti e l’afferro per le anche lasciando che sia lei a guidarmi. Con la mano mi prende alla base del membro e m’attira a sé fino a penetrarla per metà, quindi, sempre tenendomi stretto in mano inizia a spostarlo interiormente ed esternamente.

Io sono sempre più incredulo e di stucco, perché mi rendo conto che mi sta impiegando come se usasse un vibratore: la vedo mordersi le labbra dal piacere, accarezzarsi con una mano i capezzoli, guidandomi avanti e indietro con l’altra mano. Il movimento si fa progressivamente più ampio e più violento, io presagendo il suo desiderio le scosto gentilmente la mano, in modo tale che io possa andare sino in fondo, giacché a ogni contraccolpo i suoi seni sussultano e il respiro le si blocca nel petto con un gemito.

“Sì così, bravo, con forza”.

Io obbedisco cercando d’adeguare il mio ritmo a quello crescente dei suoi sussulti, dei suoi gemiti, mentre lei preme a ogni mia spinta con i talloni sui miei glutei incitandomi ad andare più a fondo. Le sollevo le gambe, adagiandole sulle mie spalle e mi protendo in avanti raggiungendo profondità ancora maggiori, dato che quella posizione deve piacerle molto, poi abbandona la presa sul tavolo per afferrare le mie braccia e per attirarmi a sé, mentre la sua bocca aperta cerca golosamente la mia.

Il ritmo della sua respirazione si fa più serrato e all’opposto i miei muscoli addominali non riescono più a rilassarsi tra una spinta e l’altra, perché siamo entrambi pronti in quanto io lo avverto chiaramente, poiché risulta inutile prolungare ulteriormente qualcosa che entrambi adesso desideriamo con tutto il corpo e con tutta la mente. E così, all’apice d’una profonda spinta io mi lascio andare a un orgasmo tempestoso, liberando un caldo fiotto di lattice bianco, in preda a spasmi di piacere che sembrano partire dalle reni, scendere nei glutei e attraversare tutto l’addome, per concentrarsi nell’ultimo tratto del mio strumento di piacere.

Ed è proprio questo a trasmetterle il mio godimento, che scatena anche in lei l’acme del piacere, dato che il suo ventre comincia a contrarsi freneticamente, ritmicamente intorno al mio sesso come se volesse mungermi sino all’ultima goccia. In preda a un maremoto di sensazioni, le ondate di piacere si diffondono dal bacino lungo tutta la schiena, costringendola a dei sussulti involontari delle spalle e a un inarcamento quasi innaturale del busto.

Durante tutto questo tempo, le nostre bocche non si sono separate neppure per un attimo, dal momento che baciarla durante l’orgasmo è stata una sensazione esaltante, perché la sua bocca trasmette tutto il piacere che prova internamente, lo amplifica e lo restituisce. Adesso io posso adagiarmi nuovamente sul suo seno, in questo modo posso riprendere fiato anch’io.

“Come vedi, non sei il solo a raccogliere e a risentire l’effetto prodigioso e sorprendente della primavera” – mi bisbiglia astutamente sorridendo in un orecchio.

Io non resisto, l’affronto, mi destreggio come si deve tenendole testa: la bacio, la sollevo e la porto in braccio in camera da letto. Al diavolo il lavoro, oggi è primavera. In ogni luogo, per tutti, specialmente e innanzitutto per noi due.

{Idraulico anno 1999}

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