"Principessa" un cazzo! by Viktorie [Vietato ai minori]




LITE

“Ma… Scusa… Prì…” pigolava Andrea nel letto, come un bambino nudo troppo cresciuto, mentre gli sbattevo la porta del bagno in faccia.
Incazzata nera, perché per l’ennesima volta tutto quello che era riuscito a fare a letto era la scopatina da coniglio, e non parliamo di problemi di precocità che mi avrebbero mosso a compassione, ma la totale ed egocentrica eiaculazione.
“Prì…” sentii la sua voce dietro la porta “… Scusami ma lo sai che a volte…”
“A volte?? A volte per te è sinonimo di ‘sempre’!” urlai, seduta sul cesso cercando nonostante la rabbia di orinare “Sempre! Non puoi essere così… Egocentrico!” strizzai il rotolo della carta igienica imprimendovi le unghie, avevo anche speso del bel tempo per sistemarmi anche quelle.
La sua faccia dispiaciuta fece capolino dalla porta socchiusa attirando ancora di più il mio odio “Che cazzo vuoi? Non ti degni mai di darle un’occhiata, adesso che piscio vuoi vederla?” ringhiai.
“Perché sono egocentrico?” chiese con il suo stupido ed ottuso sguardo bovino. Quanto era imbecille in quel momento, e nell’ultimo periodo? Ma era di lui che mi ero innamorata, ero davvero stata così idiota?
“Perché? Te lo spiego davvero? Perché è il nostro anniversario, e io sistemo casa, faccio la romantica, prenoto IO al ristorante, spendo anche dei soldi per sistemarmi per bene perché lo sai che anche solo spuntare i capelli costa, ho comprato un completo da rizzare il cazzo a un miglio di distanza, cazzo che ti ho trangugiato già dalla macchina in poi, e tutto quello che riesci a fare stasera è venirmi in gola prima, sgrillettarmi come se cambiassi canale della televisione poi, e in cinque minuti… Vieni!”
“… Sono stanco…” uggiolò, beccandosi quasi in viso il rotolo. “Sei stanco sempre! Se lavori, se non lavori, se vai a calcio, se non ci vai… Vedi??” sibilai alzandomi e mostrando il mio sesso ancora convintissimo dell’incipiente copula “sto colando! Sto colando perché una parte del mio cervello pensa che tu mi scoperai, e invece niente! Da due mesi, tutti i giorni!!”
Mi risedetti con la voglia di spaccare qualcosa, magari quella faccia da coglione nascosta dietro la porta che mostrava indignazione.
“Ma Princi… Non lo faccio apposta” “Ci mancherebbe!!” “… E tu sei ingiusta, che pretese hai, devo essere sempre lì a leccartela?”
Questo era troppo. E io allora? Sempre a disposizione per le sue sborratine, sempre ad dover essere sexy, e niente in cambio. Come le prostitute, un buco di carne per sfogarsi. Urlai tutto questo dicendogli di prendere le sue cose e levarsi dai coglioni, cosa che urlando a caso fece mentre rimanevo sul cesso per non averlo davanti.
Sentii sbattere la porta mentre il mio sesso ancora frignava deluso, e io sospiravo, guardando il delizioso festone della carta igienica che segnava la traiettoria fino dall’altra parte del bagno, fino alla vasca dove avrei voluto trascinarlo per un bagno bollente, in tutti i sensi.

SFOGO
Esco dal cesso dopo qualche minuto, sono ancora incazzata ed eccitata, e decido che per me Andrea può anche andare a farsi fottere. E quasi quasi, anche io. Mi rivesto, mi sistemo, mi rifaccio il trucco, allo specchio mi guardo e mi piaccio. I miei capelli neri sono sfilati nel carré che ho sempre portato con più convinzione di ogni altra pettinatura, un poco di eyeliner, niente rossetto carico, sulle labbra carnose mi fa sembrare una da marciapiede, abito rosso vermiglio, tacchi. E sotto quel completino che avrebbe dovuto essere la cigliegina su una torta di sesso e orgasmo.
Stasera sarò a caccia, come una volta, come prima di conoscere lui. All’epoca, un anno fa, così convinto, desideroso, desiderabile, e poi… Niente, nothing, nada, nic! Una donna ha bisogno anche di sentirsi viva.Esco, diretta in auto con la musica alta verso il Black Cat, un locale che so odiato da lui e frequentato da persone interessanti, soprattutto per quello che importa a me ora. Sarà una serata interessante perché voglio che lo sia, e alla meno peggio finirò a ballare con degli sconosciuti, meglio che in casa tra gli orpelli di una serata neanche iniziata, con l’umore e la figa brucianti.Locale affollato, piccole dimensioni, la pista poco illuminata, mi dirigo al bar. Se “lui” è qui, meglio stare per un po’ ferma, perchè decido che lascerò a “lui” almeno per un po’ l’iniziativa, soprattutto perché devo bere qualcosa, il vino della cena romantica mi pare aceto nella memoria, lo champagne sul letto aveva il sapore della sua pelle su cui lo bevevo, e devo risciacquare tutto da quelle sensazioni ormai così disgustose.

“Sai fare un reversed Vesper&Tonic?” dico al barman con lo scontrino della consumazione già pagata in mano. Annuisce. Complimenti, un barman che non si limita a versare una bottiglia di cocktail già pronto in un bicchiere, quasi una rarità. Ci mette un po’, ma non è male. Il barista, ma anche un bel bicchiere servito bene fino all’orlo. “Grazie” dico ammiccando, alla peggio concupirò questo tizio così vicino all’alcool, è sicuramente più piccolo di me, e già arrosssice.
Mi perdo nel colore cangiante della bevanda sotto le luci del locale per non guardarmi intorno, una ragazza sola qui attirerà in fretta qualche coglione.
“Sembra un intruglio interessante, posso chiederti che cos’è, o sembrerò uno che ci prova?” Sorrido senza neanche alzare lo sguardo alla voce calda e sicura. “Perché, cosa sei, un sommelier di miscele alcooliche?”. Alzo lo suardo, mi giro, è “lui”, indubbiamente. E’ alto, atletico, un bel sorriso, fisicamente attraente, già si piazza nella mia lista dei concupibili scalzando di un posto il povero barista.
“Che cos’è?”
“Vesper& Tonic. Dry Gin, Lillet Blanc, Vodka, Becherovka, Granatina, Acqua tonica.”
“Miscela particolare.”
si siede accanto a me, chiede lo stesso, così per provare, dice. Sono d’accordo, proviamo.
Rimaniamo in silenzio mentre il barman si dà da fare con un sorriso complice, quale uomo ordinerebbe un cocktail sconosciuto preso da una ragazza senza secondi fini?
Beve, rimane piuttosto sorpreso dai sapori. “E’ aromaticissimo, quante erbe ci sono dentro?? Come fa a piacerti?” Sorrido nel bicchiere.
“Sono una nostalgica di casa.” sussurro guardando il liquido ondeggiare nel mio bicchiere, sendendo l’odore per me così famigliare. Andrea non ha mai sopportato questo odore. Mi acciglio.
Lui senza troppe remore appoggia una mano sulla mia, calda, sicura di sè, la stringe un poco. “Un soldo per i tuoi pensieri.”
“Così poco? Per tutto questo?” mi indico la testa, facendolo sorridere ed aggiungere “d’accordo… Un altro cocktail scelto da te e pagato da me, per i tuoii pensieri.”
Sorrido anche io ed annuisco, bevendo l’ultima goccia di liquido.
“Due Black Russian!” ordino posando il calice, prima di girarmi verso di lui con aria seria e complice, come una vecchia amica che illustri il suo piano di volo per le prossime vacanze ben organizzate. Accavallo le mie gambe notando pienamente lo sguardo che gli cade sulla mia pelle candida, mi appoggio sporgendomi un poco al bancone e quel che intravvede nella scollatura sa di generose rotondità da stringere, di intimo ricercato, di promesse che potrei mantenere, prima che la mia pausa studiata si chiuda in un breve fraseggio.
“Oggi è il mio anniversario, una serata speciale per qualcosa che credevo speciale. Ma il mio uomo non dà quanto riceve… E io voglio ricevere. Voglio che qualcuno dia.” appoggio una mano sul suo pacco, leggera. “voglio che qualcuno me lo dia. Sarai quel qualcuno? Io ho esposto le mie carte.”
Cala un momento di silenzio, prima che lui prenda i due cocktail e me ne porga uno. I due bicchieri si colpiscono, segnano un accordo, siglato in calce dal suo sussurro: “spero di esserne degno”.

UNIONE
“Oh cazzo, siiii!!!” urlo in uno spasmo, mentre pianto le unghie nei capelli di lui, impegnato deliziosamente da minuti interi con del sesso orale da premio, qualcosa che nemmeno ricordavo più dopo un anno di totale astinenza la sensazione di una lingua calda e umida sulla clitoride mi ha portato a dimenarmi, rantolare, uggiolare, piagnucolare come un’ossessa, e ora il mio corpo trema sotto gli scompensi di piacere, neurotrasmettitori e affanno. Non ci vuole molto perchè l’orgasmo che lui sugge avidamente mi faccia tornare in uno stato di voglia sessuale aggressiva in cui lo spingo via da me e con tutta la forza che ho lo metta sul letto per saltargli sopra.
“Hai malattie??” gli urlo mentre mi metto a cavalcioni su di lui, una mano impegnata a tormentare rapidamente un sesso turgido, spesso, atletico come il resto del corpo che nell’ora precedente ho scoperto, carezzato, baciato, stretto, mordicchiato, e già assaggiato.
“No, nessuna, tu?” rantola, ancora affannato da prima.
“Solo una fortissima astinenza da cazzo!” gli sibilo in faccia mentre la mano assiste il mio corpo nel farmelo scivolare dentro. Un sospiro profondo accoglie la meravigliosa sensazione di un vero uomo dentro di me dopo troppo tempo, la mancanza di sentimenti per “lui” amplifica in maniera sorprendente le sensazioni puramente fisiche, perché quello non è il cazzo di qualcuno che amo, che posso appagare o ferire, con cui condivido speranze, sogni, paure, progetti. E’ il cazzo di “lui”, lui E’ un cazzo, è un essere umano fisicamente eccitante che per me sarà la via per il piacere che da troppo mi viene negato.
Qualche saltello delicato per lubrificare con i miei succhi tutta la sua corposa asta, e guardandolo ardente negli occhi dò il via alla mia danza, lenta, più rapida, forsennata, di nuovo calma, di nuovo vorace, il mio sesso lo carezza, lo lascia uscire, si struscia contro, lo inghiotte nuovamente con delicatezza, lo risputa con decisione, lo ingurgita fino alle palle con voracità, si stringe, si rilassa, si lascia affondare, si nega, si tuffa di nuovo.
“Sei favolosa” gorgoglia stringendomi i fianchi prima di buttarsi sui miei seni, la sua lingua mi fa impazzire, il suo dito che scivola sulla clitoride gonfia è un trucco sottilmente malvagio che mi fa sorridere, prima di buttarlo già di nuovo.
“Hai paura di non tenerti abbastanza?” lo canzono dando rapidi e vogliosi movimenti di bacino, lo sto scopando come un animale, ma mi risponde con tono di sfida “ti brucerà la figa come il fuoco prima che io venga.” così sicuro di se, come al bar, mi fa impazzire, abbranco il suo viso con le mani e continuando a pompare dentro di me lo bacio come se volessi mangiarlo. Di questo ho bisogno, sentirmi appagata e sicura, non di piagnucolii e nomignoli romantici da bambini delle elementari. Mi spinge in su e capisco le sue intenzioni, non discuto, lo lascio uscire da me e mi metto a quattro zampe sul letto da cui lui discende. Il suo sesso fradicio è troppo invitante per non cercare di assaggiarlo ancora un po’, ma lui mi ferma.
“Pregami.” lo guardo infastidita.
“Lo vuoi?” dice, portandolo vicino alla mia bocca, ma la sua mano sulla spalla mi impedisce di avanzare. Sì, lo voglio. Mentirei se dicessi che la sua sicurezza non mi eccita quanto il resto di lui.
“Lo voglio tantissimo…” sospiro con sincerità, le mie labbra turgide scandiscono l’ultima parola con un tono così affamato che non può non lasciarmi libera di muovermi e come un serpente inghiottire tutto intero il suo sesso. Mi pulsa in bocca, sulla lingua, un sobbalzo mi sbatte quasi in gola, il mio sapore è dolce e lievemente acido assieme, mi eccita, mugolo cominciando un’altra fellatio che non mi lascia portare a termine, carezzandomi la schiena e poi sfilandosi deciso e lasciandomi a bocca aperta con un filo di desiderio, orgasmo e saliva ad unire le mie labbra al suo sesso.
Spezzando il legame con un colpo di lingua deglutisco, sono più affamata di prima. Sorrido.
“girati” dice piano, obbedisco, nello specchio alto e stretto nell’angolo della camera mi vedo mentre mi piego un poco per mostrargli il mio sesso desideroso e dilatato, la sua espressione interessata, mi giro verso di lui sopra la mia spalla.
“ti piace?” sussurro, mentre con due mani mi tengo i glutei e tiro leggermente, mostrandogli l’effetto della sua opera, del suo corposo sesso che ormai ha plasmato il mio. “entra.” lo invito, in realtà lo prego, e non si fa attendere, dirige sicuro il suo sesso contro di me, dentro di me, affonda fino ai testicoli causandomi un brivido potente in tutto il corpo, e poi ne riesce completamente, sento il fresco dell’aria così diverso dal suo calore estremo una, due, tre, quattro, cinque volte, la sensazione mi fa impazzire ed è in quel momento che lui entra, sostituendo le sue mani alle mie, cominciando a pompare con decisione dentro di me, sempre più forte, sempre più deciso, ma non in maniera forsennata, è una scientifica presa di possesso del mio corpo, sa quello che fa, trasuda sicurezza, e, santo cielo, sbatte proprio nei miei punti più giusti troppo spesso per…
“ooouhhhhhh” piagnucolo a denti stretti nel mio secondo orgasmo, affondando il viso tra le lenzuola mentre lui se la ride e continua a scoparmi.
“credo sia giusto informarti che soffro un po’ di aneiaculazione.” sento dire da lui, mentre si ferma dentro di me, pulsando, ma concedendo una tregua al mio sesso. Le sue parole suonano vuote per un attimo nella mia mente sballata dal piacere, vagano destrutturare per riassumere poi un senso.
“aneiaculazione?” alzo il viso guardandolo “non riesci a venire?”
Sorride. “A volte. Diciamo che fortunatamente il mio problema si manifesta più come un ritardo, non una mancanza totale.” “Non mi pare poi tanto… Male… Oddio esci, mi…” piagnucolo, mi sta dando fastidio. Esce.
“No, non lo è, ho dei rapporti molto lunghi, tutto qui.” Sorrido maliziosa “non vedo quale sia il problema per me. Hai da fare?” miagolo girandomi e tornando a succhiare quel membro ancora teso, quasi desiderosa di verificare le sue parole. Aneiaculazione, se l’unico problema che gli causa è scopare così, ho fatto davvero una buona caccia. “Non ho da fare. Non è un problema, anzi direi che è un mio vantaggio: sono un bull”.
Mugolo quasi ironica. “Ho già sentito definirsi così più di un uomo solo perchè duravano più di cinque minuti.” rispondo sfilandolo dalla bocca e carezzandone le vene pulsanti in rilievo.
“45-50, di media, prego. Ci sono donne che mi chiedono di smettere. E per una sega veloce sotto la doccia al mattino devo mettermi la sveglia.” afferma con un tono di voce così sicuro, mentre lo guardo, che non dubito delle sue parole. Quarantacinque minuti di sesso. “Continuo??” sospiro. “Continuo. Insomma, ogni tanto devo pure fermarmi per respirare, ma non è un problema suo.” dice porgendomi il sesso. “interessa l’argomento?” rispondo solo con un affondo di bocca vorace e dei colpi di lingua intensi e veloci, voglio ripulire il mio piacere da questo cazzo sempre più interessante.

“Fammi capire bene…” sussurro distaccandomi e scivolando seduta sul letto, verso la testiera di legno, quasi supina. “Laureato, intrigante, parli bene, atletico, molto dotato, e molto… Durevole? Ho fatto davvero un centro simile nella sera del mio anniversario con un coglione che non sa neanche come leccarmela?” dico, aprendo le cosce e con due dita mostrando il mio sesso che, sebbene stanco, non ha ancora recuperato tutti i suoi arretrati. Depilata tranne una sottile striscia di pelo che voleva invitare Andrea a darsi da fare, è rosea, tumida, rorida di voglia e orgasmo, pulsa sotto le mie dita, richiamo e trappola irresistibile per lui che sale sul letto e si avvicina, distendendosi sopra di me e poggiando il glande bollente sul mio sesso.
Ci fissiamo per un istante. “Sì. E non sei l’unica che ha fatto centro. Altro?” mi dice in un tono quasi romantico. “Due richieste.” rispondo alzando indice e medio. “La prima: ho una vendetta da eseguire, sarai il mio strumento. Sii il mio bull.”
Sorride. “nessun problema. Non sei la prima che me lo chiede. La seconda?”
Poggio le mie mani sui sui fianchi tirandolo verso di me, lascio che affondi nel mio corpo sentendomi invasa dalla sua presenza, il suo volto è così bello e vicino al mio che non ho bisogno di parlare più forte di un sussurro, prima di baciarlo con foga.
“Chiavami forte, sfiniscimi, esplodimi dentro.” Accadrà soltando 55 minuti più tardi.

VENDETTA
Ci vuole qualche giorno ad organizzare, ci vuole la giusta occasione per sistemare ogni elemento nella giusta casella. La mia morale mi impone di cercare ancora una spiegazione e una riappacificazione con Andrea, ma mi accorgo, discutendo al telefono e davanti a una pizza, che ormai i nostri sono le ultime scintille di un rapporto che non doveva durare. Potrei dichiararla finita e sfogare il mio dolore negli orgasmi del mio bull, ma lui è così sicuro di avere ragione che decido fermamente di dargli una lezione.
Tre giorni dopo la pizza mi accordo con lui per venire a casa mia, ci sono cose che devo ridargli, civilmente. Quando suona alla mia porta sono in intimo, quello del nostro ultimo anniversario, e lo seduco abbastanza da fargli credere che se ne andrà di qui di nuovo single, ma con le palle vuote nella mia bocca. Sorride mentre lo spoglio, sorride mentre lo spingo su una sedia, smette di sorridere quando entra lui, il mio bull, nudo.

“No che cazzo…?” dice, piccato, alzandosi.
“Zitto, coglione, stai lì seduto. ORA!” urla il mio bull, e incredibilmente Andrea si siede obbediente come un cagnolino ben addestrato.
Sono stupita. “Incredibile…” sussurro, mentre “lui” mi lascia libera di fare un paio di piccoli nodi per fermare Andrea. Abbiamo già fatto questo giochino e ricordo una delle sue eiaculazioni più immotivate, ancora mentre mi spogliavo su di lui. Infatti il suo cazzetto -tale ora devo definirlo poichè a meno di due metri c’è oltre una spanna di membro eretto che ha già goduto della mia bocca per diversi minuti attendendo il suono del campanello- è pienamente eretto, segno del suo sottile apprezzare quella situazione. “Niente di forzato, povero coglione” dico con disgusto al suo orecchio chiudendo la stoffa con un nodo “apprezza invece la tua vera natura di cornuto…”
“… Sei una troia.” sibila con un’espressione mista tra il dolore del darmi ragione e l’ego. Uno schiaffo mi parte automatico.
“Mi avessi dato qualche soddisfazione, non saremmo a questo punto, Andrea! Non sono la tua pompinara, il tuo buco dove sfogarti e non dare niente in cambio! Per quello puoi andare a troie come tutti i tuoi amici!” urlo fuori di me, un anno di livore accumulato mi porta quasi a dargli un’altra sberla, ma la mano di “lui” mi ferma.
“Ferma… Non vuoi farlo godere, no?” “no, certo!!” dico con rabbia, mentre mi viene indicato il sesso di Andrea che stilla una goccia di sostanza.
Gli piace tutto questo… Incredibile.
“Gli piacerà di meno dover assistere. Almeno un po’.” la mia mano viene portata sul sesso turgido a cui subito si accompagna la mia bocca. Non ho alcuna fretta, lui non concluderà nella mia bocca, non ora almeno, perciò posso dedicarmi a ingoiarlo come una passione, quasi fine a sè stessa, procurandogli piacere senza un timer che scorre verso una fine, se non molto remota.
Spennello con la lingua, disegno ghirigori sul suo sesso con la punta, carezzo, massaggio e ingoio per il puro piacere di farlo, di eccitarmi, di umiliare Andrea, davanti a lui che osserva colei che lo amava dedicarsi ad un altro, come lui mai avrebbe potuto resistere.
Tutto avviene davanti ad Andrea, alla minima distanza possibile perché odori e calori gli arrivino e non possa partecipare, ansimo nel suo orecchio mentre sto appoggiata a novanta allo schienale della sedia e “lui” mi lecca da dietro. Per la penetrazione, che avviene dopo un tempo in cui Andrea sarebbe già venuto almeno tre volte e addormentatosi due, voglio che veda.
“Voglio che veda tutto.” dico al mio bull, e ci portiamo sul letto, su cui lui si sdraia, e io massaggio il suo cazzo eretto come un tronco d’albero.
Probabilmente la pentrazione vera e propria suscita le ultime pulsioni sentimentali di Andrea.

“Io… Mi dispiace…” piagnucola, mentre bacio quel sesso eretto mostrandogli cosa voglia dire un vero cazzo. “Troppo tardi, Andrea. Un anno e innumerevoli orgasmi mancati troppo tardi.” gli rispondo. Mi muove un po’ a compassione, temevo questo momento. Lascio il mio bull per andare da Andrea, alzandogli il volto per guardarlo.
“Penso che sarebbe finita comunque, tra noi. Forse non così, ma mi conosci abbastanza, non posso vivere di puro amore e servire te, non ad un’età in cui ancora ho uno dei piaceri della vita. Per me amare è condividere, non donare continuamente.” mi guarda, come se avese capito. “Ma io non pensavo che fosse un problema… Principessa… Mi sono sforzato, ci ho provato, ma tu… Insomma, io devo fare un sacco di cose…”
Insopportabile coglione! Gli mollo un ceffone a piena mano che fa esclamare un “ehilà!” pure al bull.
“Tu, stallone, zitto e fermo!” gli urlo. “E tu, egocentrico bastardo… Io non pensavo, io mi sono sforzato, io ci ho provato, io devo fare… io! Io! Io! Io! Sei sempre TU al centro, e gli altri fuori, o in errore!”
Mi dirigo decisa verso il mio cazzo, inerpicandomi sul letto e massaggiandolo quasi con violenza, non che abbia bisogno di ulteriori stimoli.
“Ti ho detto un sacco di volte che problemi ci fossero, ogni volta promettevi e basta! Adesso te ne esci di qui come il coglione che sei, ma prima ti farò vedere ancora cosa vuol dire scoparmi, cosa tu ti sei perso per egocentrismo e pigrizia, e cosa avresti potutto avere!”
“Ma principessa…”

“Principessa un cazzo!!” ruggisco incazzata nera, e con un colpo deciso mi impalo completamente sul mio bull, passando ad una chiavata intensa e rabbiosa che fa scricchiolare le doghe del letto, rantolare il bull, ed evidentemente causando piacere ad Andrea. Questa sono io, e non posso non esserlo, non sempre, ho bisogno di passione, e vita, ed emozioni, e quel miserabile davanti a me con l’uccello gocciolante non me ne ha mai dato un decimo di quel che ho dato a lui.
Scopo il mio bull così forte che quasi mi provoco dolore, ma voglio godere ancora in viso ad Andrea, voglio che mi veda esplodere di piacere e farcire dell’orgasmo di un vero uomo, almeno a letto.
“Anf… Sai che… Dovresti essere quella ad essere scopata, non…” piagnucola il bull sotto di me, mi giro quel che basta a guardarne il volto deformato dal piacere.
“Perché, ti spiace? Non credo! Quindi zitto e godi!” mi giro di nuovo verso Andrea. “aneiaculazione: vuol dire che questo stallone dura almeno dieci volte più di te!”
Continuo con la mia cavalcata forsennata per un tempo indefinito, Andrea gocciola davanti a me con il volto diviso tra la tristezza, la rabbia e l’eccitazione, il bull ogni tanto mi solleva e con colpi di bacino mi piccona da sotto come un martello pneumatico, è tutto così forte e intenso che il primo orgasmo (il terzo, ormai) mi lascia solo con la voglia di averne ancora, e questo letto non ha mai sentito urla come queste, con quel coglione sulla sedia.
Andrea viene più volte in maniera quasi grottesca, lenti getti poco interessanti di sperma colano sul suo sesso che si affloscia per tornare eretto dopo poco e ricominciare. Uno spettacolo ridicolo, soprattutto sotto i colpi potenti del cazzo sotto di me, quasi dolorisi, quasi spasmodici, totalmente appaganti.
Il bull mi solleva e dà una serie di affondi letali nel mio sesso, una scarica di penetrazioni che mi fa raggiungere un orgasmo totale, da vista offuscata e lacrime agli occhi, ed esplode in getti bollenti su per il mio sesso, li sento correre nella sua asta e poi dentro di me, riampiendomi, appagandomi, deliziandomi.
Mi affloscio via da lui e si erge subito su di me. “Non hai ancora…” piagnucolo, venendo colpita in bocca da un paio di ultimi schizzi densi. Splendido.

ERASE AND REWIND
Andrea se ne va con la coda (o non era la coda?) tra le gambe, un sacchetto di plastica con dentro vestiti lasciati a casa mia. Non mi importa di lui, poteva evitare tutto questo. Giro lo sguardo verso la porta della camera da letto dove sta appoggiato “lui”, vestito, interessante anche così.
“E ora che si fa?” chiede.
“Non lo so, Alec… Ti va di uscire a cena e poi al cinema?” sorrido.

Questo racconto è stato letto 308 volte!

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!