Potere del ricatto by frankossido [Vietato ai minori]




Potere del ricatto di frankossido New!

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Mi chiamo Marco, sono un ingegnere civile da due anni e mezzo e lavoro presso lo studio Arnoldi. Lo studio è composto da una decina di ingegneri e architetti ed è stato fondato più di cinquant’anni fa dall’ingegner Arnoldi padre. Al momento di andare in pensione, l’uomo lasciò tutto in mano all’unico figlio Michele che, a differenza del padre, non aveva alcun interesse per quel lavoro e anzi gestiva lo studio solo per l’enorme giro di soldi che questo aveva. Grazie ad alcuni aiutanti lautamente pagati riusciva a gestire l’impresa e a fare una vita ricchissima.
Altro grande difetto di Michele Arnoldi era la facilità con cui scialacquava i soldi. Almeno una volta l’anno si recava in un concessionario BMW o Mercedes per cambiare auto, villa stupenda e una barca ormeggiata a Nizza. Il suo più grande vizio però fu sicuramente il poker. Lo so per certo perché anche io sono un giocatore e spesso lo incrociavo durante i miei studi nelle sale da poker illegali, quelle in cui girano molti soldi. La differenza è che io sono una sorta di genio, con i soldi raccolti dalle vincite mi pagavo gli studi universitari e l’alloggio a Milano, mentre lui spesso perdeva cifre ingenti e infatti non era raro per la signora Arnoldi trovarsi mezzi mafiosi alla porta di casa per riscuotere.
Tuttavia Michele era davvero ricchissimo e mai fino al mio arrivo aveva mai avuto grane serie.
Riguardo la signora Bianca Arnoldi, questa era una donna bellissima. In gioventù era stata estetista, ma poi sposando un uomo così ricco si rifiutò di sporcarsi ancora le mani e cominciò a godersi la vita. Capelli color castano chiaro tenuti in un caschetto curatissimo dalle parrucchiere della zona e occhiali a completarne il volto. Spesso abbronzata, il suo punto forte era un culo marmoreo che spesso veniva messo in evidenza da tacchi che la facevano diventare molto più alta del suo metro e settanta.
Conoscevo bene la famiglia in quanto ero stato compagno di classe al liceo dell’unica figlia degli Arnoldi, vale a dire Valentina. Valentina aveva chiaramente preso dalla madre la bellezza, non che il padre fosse brutto, ma il culo era bello e sodo come quello di Bianca, il fisico era slanciato ma forse con una punta di carne in più. Non di troppo però, anzi questo fece sì che Valentina fin dai diciotto anni esponesse una terza di seno ben più abbondante della madre. Non portava gli occhiali ma aveva lunghi capelli neri corvini, era la venticinquenne più desiderata della città.
La mia storia inizia tre mesi prima della discussione della tesi di laurea. Stavo facendo una partita a poker e quella sera stavo facendo più soldi del previsto. Infatti mentre normalmente arrivavo al massimo a 10000 euro a serata, quella sera avevo già ampiamente superato i 50000 e il “merito” era in gran parte di Michele che stava perdendo tutte le mani. Alla fine della serata infatti doveva 90000 euro ai giocatori al tavolo e 64000 solo a me.
Il mattino dopo riuscì a rimborsare gli altri creditori ma per mancanza di liquidità dovette trovare un accordo con me. Ci accordammo per la metà entro due mesi e il resto entro la fine dell’anno, in cambio però volevo un posto fisso nel suo studio appena conseguita la laurea e così il mio primo stipendio fu di 3500 euro al mese presso il rinomatissimo studio Arnoldi.
Nel corso dei mesi io e Michele prendemmo maggiore confidenza e cominciammo a uscire insieme dall’ufficio. Così cominciai con lui a frequentare night dopo il lavoro in sua compagnia e a fare qualche tappa in una casa chiusa vicino Milano fatta di escort di alta classe. Inutile dire che continuava ad accumulare debiti sia con me (infatti queste uscite spesso erano pagate da lui per ricompensarmi) sia con altri.
Voglio cominciare raccontando una mia prima particolare vincita. Senza entrare troppo nei dettagli, Michele mi doveva una manciata di migliaia di euro. Il grosso dei suoi soldi era in Svizzera, per cui ci voleva del tempo prima che riuscisse a far uscire tanto denaro insieme. Così dopo un anno di lavoro mi feci più audace nella mie richieste e una volta gli dissi che non avrei fatto casino se avesse convito la segretaria degli uffici a venire a letto con me.
Quella volta Michele si fece serio e mi chiese se fosse uno scherzo, infatti sapevo benissimo che i due erano amanti e anzi non avevo dubbi che Eleonora fosse stata assunta solo perché si scopava il capo. Però erano diversi mesi che ci provavo con lei e ricevevo picche, così volevo fosse lui a consegnarmela.
Dopo diverse insistenze da parte sua a cambiare idea gli dissi chiaro e tondo che se non l’avesse convita (e soprattutto si fosse convinto lui a cedere) avrei contattato qualcuno per riscuotere, vale a dire che un energumeno palestrato probabilmente l’avrebbe pestato.
Michele cedette e mi disse che ci avrebbe lavorato su. Dopo due giorni mi chiamò e lo raggiunsi nel suo ufficio.
-Senti Marco, riguardo Eleonora volevo dirti che è tutto sistemato. Le ho parlato e domani sera basta che ti fermi fino alle 21 in ufficio. Rimarrete solo più voi due e lei sa già tutto.
Mi congratulai con lui per le sue capacità di persuasione, Eleonora pensavo si sarebbe rifiutata di concedersi a me anche sotto tortura, e gli chiesi cosa avesse fatto per convincerla.
-Niente… le ho detto che se non l’avesse fatto sarebbe stata licenziata.
-E lei ha accettato subito?
-Se proprio vuoi saperlo no, in compenso non sarà mai più la mia amante per colpa tua.
Mi scappò una risata ma lui rimase serio, questa richiesta l’aveva davvero irritato e ora sapevo che erano solo i suoi debiti verso di me che non gli impedivano di saltarmi addosso. Infatti sono convinto che in fondo amasse veramente quella ragazza sarda di 27 anni, ma io sono per natura un egoista e lui invece solo un figlio di papà viziato che nella sua vita non ha mai dovuto lavorare veramente.
Ci congedammo e io mi diressi nel mio studio. Lavorai fino alle 19, poi, uscendo, passai vicino a Eleonora. Era bellissima, una bionda di un metro e ottantacinque con un fisico da modella. Capelli lunghi che arrivavano a sfiorarle in suo bellissimo culo, gambe perfette e sempre lisce come si notava grazie alle gonne che si metteva. Il seno risaltava pur non essendo più di una terza grazie alla scollatura della camicetta bianca. Era già abbronzatissima pur essendo solo maggio e avrei voluto non dover aspettare ancora un giorno per scoparmela.
Avvicinandomi alzò la testa e mi vide, per un attimo puntò i suoi occhioni verdi su di me, poi li abbassò per rabbia o forse vergogna per cosa la aspettava. Decisi di mettere il coltello nella piaga, mi avvicinai e, visto che non c’era nessuno, le sussurrai: “Ti conviene prendere la pillola domani, non credo che mi accontenterò di usare la tua splendida bocca”.
Si girò di colpo e mi diede uno schiaffo, ma subito si rese conto che non era stata una mossa intelligente, così mi chiese scusa, sempre con un’aria sottomessa.
Mi avvicinai maggiormente a lei e le posi una mano sul culo coperto dalla gonna nera. Gli tastai bene la natica mentre le dicevo che non c’era bisogno di scusarsi, si sarebbe già scusata il giorno dopo. Poi me ne andai finalmente a casa.
Il macchina pensavo che Eleonora avrebbe potuto rifiutarsi se avesse voluto, forse un po’ le piacevo. Ripensandoci però era di famiglia povera e quello stipendio così alto le aveva permesso uno stato di vita che una ragazza con un fisico così meritava ma che difficilmente avrebbe raggiunto. Infatti come segretaria era mediocre e più di una persona si lamentava del suo operato.
A casa cercai il profilo instagram di Eleonora per pensare a come avrei potuto farmela. Appena aperta la pagina mi sentii il cazzo indurirsi e ne aveva ragione, era una dea. Mi ritrovai con il pene in mano a segarmi pensando a lei e nei miei pensieri mi figuravo già come l’avrei scopata il giorno successivo. Inutile dire che venni copiosamente una volta, poi decisi che era meglio tenersi per quando sarebbe accaduto di persona.
Il giorno successivo passai da un negozio di sport prima di andare in ufficio, comprai due go-pro, quelle telecamerine che si usano per sport e arrivato in ufficio le sistemai nascoste una dietro la scrivania e una in un angolo di fronte, non sapevo se sarebbe ricapitato, tanto valeva immortalare il momento.
Arrivarono le 19 e alcuni ingegneri cominciavano ad uscire, poi alle 20 era rimasto solo più Michele, fino a che alle 20:50 lo vidi uscire e dirigersi verso Eleonora. Lei non lo degnò di uno sguardo anche se lui era sul punto di dire qualcosa. Dopo essersi bloccato un attimo uscì senza parlare, e allora vidi Eleonora alzarsi e cominciai a sentire i suoi tacchi battere sul pavimento del corridoio.
Le go pro erano accese dalle 20:30, così quando lei entrò mi feci trovare seduto alla scrivania con i piedi sul tavolo.
-Eccomi…
-Vedo con piacere che ti sei presentata, sapevo che ci tenevi a questo lavoro.
Non rispondeva, allora le dissi avvicinarsi. Stando seduto le toccai i fianchi e con una mano le palpai un seno da sopra la camicetta, poi le dissi di abbassarsi e le nostre lingue si avvolsero in un bacio.
-Spogliati.
La vidi armeggiare con i bottoni della camicia e pian piano adagiarla su una sedia lì vicino. Poi senza alzare lo sguardo fu il turno della gonna nera. Abbassò la zip e rimase con il perizoma e il reggiseno di pizzo nero.
Poi alzò lo sguardo come a chiedere conferma di continuare, ma le dissi di tenere solo il perizoma e di avvicinarsi ancora a me. Lei si tolse il reggiseno mentre io mi alzavo e, dopo aver poggiato entrambe le mani sul suo splendido seno per tastarne la “qualità” le dissi di inginocchiarsi e farmi un pompino.
Si abbassò e si mise in ginocchio, poi con le mani mi slacciò la cintura e poi la zip dei pantaloni, infine i boxer. Me li abbassò e mi fece alzare i piedi per togliermi definitivamente tutto, così rimasi solo con indosso la camicia. Appoggiò tutto sul tavolo e io mi tolsi anche la camicia.
Il mio cazzo svettava, ero parecchio eccitato. Da nuda era ancora più bella, inoltre in quella posizione potevo ammirare il suo seno star su senza reggiseno, infatti era perfettamente sodo oltre che morbido (come avevo avuto modo di toccare prima). Poi il suo culo… dall’alto lo ammiravo estasiato, sembrava disegnato e soltanto la prospettiva di metterglielo in bocca mi impediva di montarla subito.
Sentii le sue mani poggiarsi sul cazzo e iniziare una lenta sega, poi la punta della lingua andò a inumidire la cappella, per poi far sì che la sua bocca avvolgesse per intero il mio cazzo. Notai che nonostante i miei 23 cm riusciva a farlo entrare tutto, evidentemente era allenata.
Nella bocca lo massaggiava con la lingua e se lo faceva scorrere sull’interno guancia, ogni tanto lo faceva uscire e ci sputava sopra per poi riinfilarselo in bocca. Lo faceva talmente bene che mi stupiva il fatto che lo facesse per forza, sembrava nata per quello. Nell’ufficio si sentivano solo i miei versi di godimento e il rumore che il cazzo insalivato faceva sulla sua bocca e con le sue labbra. Nonostante i peli andò anche con la bocca sotto le mie palle e dal basso succhiava anche quelle, ormai ero sul punto di venire, così le afferrai i lunghi capelli e glieli tenni come una coda, poi le diedi un ritmo poi aggressivo.
Inizialmente era più lento, poi aumentai l’andatura anche spingendo con il cazzo, così che anche per lei fu più difficile tenere la bocca chiusa. Allora aprì la bocca e il mio cazzo entrava e usciva come da un buco, la cosa mi eccitava e venni quando di colpo chiuse la bocca e succhiò fortissimo nonostante la mia andatura. Le venni in gola spingendo in profondità il cazzo e lei prontamente ingoiò tutto.
Allora mi lascia cadere sulla sedia e mi rilassai un attimo. Lei da inginocchiata si alzò e prendendo il mio cazzo in mano mi chiese se fossi soddisfatto, probabilmente pensava di essersela cavata con un pompino (memorabile peraltro), ma fece una smorfia di sorpresa quando lo vide ridiventare duro entro pochi secondi.
-Adesso mi riprendo un attimo, nel frattempo voglio che ti togli il perizoma e ti metti a gambe aperte sulla scrivania.
Lei prontamente lo fece e ammirai per la prima volta la sua fighetta depilata. Con la mano andai a toccarla, era morbidissima, poi le diedi una penna e le ordinai di masturbarsi di fronte a me.
Cominciò accostandosela, poi la vidi entrare e uscire facendo dei cerchi all’interno della vagina. Ignorava che proprio di fronte a lei ci fosse una telecamera che riprendeva tutto e forse proprio per questa faceva gemiti e movimenti che la facevano sembrare proprio una troia. Pensai che lo facesse solo per finta per eccitarmi, infatti simulò un orgasmo, ma in fondo non mi importava che venisse veramente, il suo corpo in mostra e i suoi atteggiamenti da troia mi eccitavano ed era questo che volevo.
Quando sentii che il mio cazzo era ritornato pronto mi alzai dalla poltrona e le andai più vicino toccandole la figa, notai che era più umida, “le troietta si è eccitata un po’, meglio, così almeno non mi sembrerà di scopare un pezzo di legno”.
Accostai il cazzo alla sua fessura e prendendola per i fianchi le entrai dentro, lei sopra la scrivania e io in piedi che la montavo. Non mi sbagliavo, infatti la sua vagina si era inumidita e entrai facilmente, era ancora un po’ stretta nonostante le scopate di Michele, in che mi diede da pensare che era meno dotato di me. Avevo le sue gambe sulle mie spalle mentre la prendevo, il rumore dei miei fianchi che sbattevano contro i suoi si confondevano con il mio respiro e i suoi gemiti, stavolta chiaramente reali. Con una mano le afferrai una tetta che ballava per colpa dei miei colpi, ormai godeva ed era chiaro. Ripensai se venirle dentro come pensare all’inizio, poi però decisi di chiudere in bellezza.
Mi abbassai su di lei e la presi in braccio baciandole il collo, poi una volta in piedi la girai e la misi a 90 gradi.
-Sei vergine nel culo?
-No…
-Certo che sei proprio un puttanone allora, ti meriti solo di essere scopata da tutto l’ufficio!
Poi puntai il mio cazzo lubrificato dai suoi umori sul suo buchino e cominciai a spingere.
-Ahi! Entra piano ti prego… così mi fai male!
-Vorrai dire che ti allargherò di più il culo troietta!- le dissi mentre ormai il mio cazzo era entrato tutto e emetteva urletti di dolore –adesso voglio che mi dici che ti piace.
-Si… Si Marco mi piace! Hai un gran cazzone, scopami, scopami!- Ormai non aveva neanche più dolore, le dilatavo lo sfintere e godeva, ebbe anche un orgasmo, emise un urlo liberatorio mentre la inculavo con le dita nella vagina a masturbarla e sentì il suo succo uscire.
-Troia godi veramente! Ti meriteresti di essere scopata da tutto l’ufficio!
-Si sono troia, mi piace il cazzo, ne voglio tanto! Scopami e fammi scopare da tutti! Sono la tua cagna!
Dicendomi così non riuscivo più a tenermi, così sentii il secondo fiotto di sperma arrivare al cazzo e svuotarsi nell’intestino della bella Eleonora. Quando sentì l’intestino inondato di sperma anche la segretaria venne una seconda volta, così che, esausti, ci accasciammo l’uno sull’altra sulla scrivania.
Dopo un minuto di respiri affannati cercai i miei vestiti e passai ad Eleonora i suoi. Ci rivestimmo in silenzio, poi aspettai che la ragazza fosse pronta e quando fummo vicini alla porta (e vicini a una telecamera) le chiesi se le fosse piaciuto e di rispondere sinceramente.
-Marco, risponderò sinceramente- poi un attimo di silenzio -si.
E poi uscì via.
Aspettai che attraversasse la porta di ingresso agli uffici, poi spensi le telecamere e le misi in borsa.
Era stata una scopata memorabile, Eleonora era bellissima e porca, inoltre l’averla sottomessa aveva aumentato l’eccitazione di entrambi. Mi riproposi di scoparla ancora, non frattempo però si dissi che era bastato poco ad incastrare Michele, forse in futuro, con debiti maggiori, l’uomo avrebbe potuto vendere anche più della sua amante, forse, mi dissi, avrebbe anche potuto vendere la sua stessa famiglia.

Note finali:

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