Pecorina in ufficio con un collega




Il mio nome è Fabiana, ho 28 anni, laureata in economia, ho lavorato in uno studio per qualche mese, non mi pagavano molto e così ho lasciato, anche se la vera ragione è stata Massimo, un mio collega, non potevamo più andare avanti in quel modo.

Quando ho fatto il colloquio, lui era stato il primo che avevo conosciuto nella sala d’aspetto, lavorava in quello studio da un anno ed era stato molto carino con me, mi aveva dato qualche dritta, le cose giuste da dire per sorprendere il capo e il tipo di atteggiamento da assumere.

Avevo ascoltato attentamente i suoi consigli, inoltre mi trovavo molto bene a conversare con lui, dopo il colloquio e l’avvenuta assunzione, andammo in un bar a bere un caffè per festeggiare.

Mi fece conoscere tutti i futuri colleghi, l’ambiente di lavoro sembrava sereno, la paga offerta non era adeguata alle mie competenze ma dovevo pur iniziare da qualche parte.

Con Massimo era scattato qualcosa, una sorta di attrazione, lo vedevo dal modo in cui mi guardava, io non riuscivo a fare a meno di osservare le sue spalle, erano grandi e lo trovavo molto erotico in un uomo.

Le prime settimane di lavoro sono andate bene, Massimo ci provava con me, mi lanciava messaggi, mi invitava spesso a prendere il caffè o fare la pausa pranzo, ho scoperto che era single ed era uscito da poco da una lunga convivenza, adesso aveva solo voglia di divertirsi.

Era chiaro, quindi, che non voleva niente di impegnativo con me, anche lui provava la mia stessa attrazione sessuale, ho iniziato a fantasticare su di lui la sera a letto, pensavo a noi due in una stanza a darci dentro e mi piaceva quello che immaginavo.

Mi sono toccata pensando a lui, al suo cazzo nella mia bocca e poi nella mia figa, so che sto parlando come un uomo, ma la verità è che anche noi donne quando ci lasciamo andare siamo essere molto esplicite.

Ed io esplicitamente affermo che pensare al suo cazzo e a noi due godere insieme mi faceva eccitare, mi bagnavo la figa e mi masturbavo.

Ovviamente dopo questi pensieri era più difficile stargli vicino, quando lo guardavo negli occhi mi sentivo accaldare, insomma ormai il mio rapporto con lui era compromesso, credo se ne fosse accorto, perché ormai le sue battutine erano sempre più intime e spinte.

Un pomeriggio nello studio rimanemmo da soli dopo la chiusura, dovevamo finire un progetto che ci aveva assegnato il capo, io ero molto agitata, ci chiudemmo dentro, il lavoro procedeva tranquillamente, lui era molto bravo e finimmo tutto dopo solo un’ora.

Ad un certo punto mi disse di passare dalla sua parte di scrivania e di vedere delle cose sul suo pc, mi voleva mostrare uno schema, mi piegai leggermente, avevo le tette in bella vista che uscivano dalla camicetta bianca che indossavo, ad un certo punto sentii una mano sfiorarmi l’interno coscia.

Avrei potuto far finta di nulla e scansarmi ed invece lo lasciai fare, la mano scese tra le gambe che strinsi, lui mi toccò la figa da sotto la gonna con le dita, mi gemetti leggermente, mi voltai, mi poggiai col sedere sul bordo della scrivania.

Lui mi sollevò sopra, rimase seduto sulla sedia, mi baciò infilandomi la lingua in bocca, poi mi allargò le gambe e mi sfilò le mutandine, la mia figa bagnata era aperta davanti a lui, allargò le grandi labbra con le dita e poi con la punta della lingua mi sfiorò il clitoride.

Lasciai andare la testa all’indietro, mi sbottonai la camicetta e tirai fuori le tette, la sua lingua si muoveva nella mia figa e godevo, venni più di una volta.

Si sollevò e mi succhiò anche i capezzoli, ribaltammo la situazione, si poggiò lui alla scrivania ed io seduta, tirò fuori il cazzo, lo presi in bocca come se non aspettassi altro e lo succhiai avidamente.

Il mio pompino era fatto con desiderio, gli leccavo la cappella e le palle, poi lo segavo e me lo facevo entrare tutto in bocca, lo spompinai per buoni dieci minuti, poi eccitatissimo, mi prese di forza e mi mise a pecorina sulla scrivania.

Allargai le gambe, lui stuzzicò l’ingresso della mia figa con la punta del suo cazzo per un po’, poi mi entrò dentro lentamente, la sensazione di pienezza mi fece impazzire di piacere.

Sentii il suo corpo schiacciare il mio, si aggrappò ai bordi della scrivania e cominciò a spingere dentro di me prima con colpi secchi poi sempre più veloce, io gemevo, urlavo di piacere, sapevo che non c’era nessuno.

Lui mi sussurrò all’orecchio che ero una bella porcella, mi scopò su quella scrivania per dieci minuti, cambiammo diverse posizioni, in qualunque modo mi fotteva era sempre potente, quando poi ha raggiunto l’orgasmo, è esploso con uno schizzo abbondante di sperma sulla mia figa.

È stata una scopata pazzesca, il problema è che non si è limitata a quella volta, abbiamo continuato di nascosto durante le pause, ci siamo fermati oltre l’orario più volte per scopare, insomma non facevamo altro ormai ed io non riuscivo più a lavorare.

Ero andata in quello studio per concentrarmi sulla professione e apprendere ma con lui presente non mi era possibile, così decisi, approfittando del fatto che la paga non fosse sufficiente, per licenziarmi dopo qualche altra settimana.

Ho cercato un posto di lavoro altrove e dopo un po’ di fatica l’ho trovato, ho deciso di non avere più rapporti sessuali con i colleghi per non compromettermi ancora.

Se vi state chiedendo che fine ha fatto Massimo..Beh, qualche volta ci vediamo e facciamo sesso ma è tutto occasionale e senza esclusività, nessuno dei due vuole impegnarsi, quindi ci contattiamo solo quando abbiamo voglia di divertirci.

Lui scopa molto bene ed ha un cazzo doppio, mi fa godere molto quando mi fotte, sarebbe stato un peccato perderlo totalmente.

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