Party Hard by taycio [Vietato ai minori]




Il karaoke…non proprio il mio stile. Mi stanno trascinando in uno di quei locali dove quattro sgallettate prendono in mano un microfono e si esaltano cantando celebri successi di San Remo e del Festivalbar.

Entriamo nel locale, grande ma rimpinzato di musica assordante. Ci vuole una bevuta per rompere il ghiaccio. Un Appleton andrà bene. Mi giro e mi rigiro nel tentativo di deliziarmi gli occhi. Non ci siamo. Spero che qualcuno scelga un pezzo rock, ma si sentono solo ugole sguaiate che vibrano sulle parole della Rettore e di Renato Zero.

Poi mi volto e la mia attenzione viene monopolizzata da una visione esotica, da un’immagine che mi strega, mi rapisce. Non ha nulla a che spartire col resto della sala: un dolce cioccolatino dai capelli crespi, adornati da un sorriso carico di energia, incartata in una semplice canotta nera che le fa da vestito. In mano ha una bevanda scura, ormai quasi terminata.

“Posso offrirti il bis?” azzardo deciso. Non porterà a nulla, lo so, ma se non rischio non saprò mai cos’abbia che mi affascina tanto. “Sarebbe già il terzo, a dire il vero…” risponde divertita dal mio approccio. “Ecco che parte la figura di merda” riesco solo a pensare. Fermo la cameriera. “Due…” “…Jameson&cola!” conclude lei decisa. Ecco! Ora sono davvero intrigato. Parliamo una buona mezz’ora, non ricordo neanche di che, concentrato più sul suo davanzale e sui suoi occhioni neri che sul contenuto del nostro dialogo. “Uhhh…forte questo pezzo!” esclama di petto! Senza proferir parola la prendo per mano e la porto in pista. Riesco solo a fissare il suo sguardo e fiutare il suo dolce profumo. I suoi effluvi parlano di passione, di ardore, ridestano in me voglie ancestrali, ormai sepolte dalla notte dei tempi. Le cingo i fianchi con le mani. Ormai il senno ha lasciato posto all’istinto. I nostri bacini si agitano a tempo di musica, ora si sfregano l’uno contro l’altro, ora si urtano. I suoi polpastrelli iniziano a sfiorare il mio petto, la mia nuca. I nostri volti si avvicinano, col labbro inferiore le sfioro il lobo dell’orecchio. Le mani l’avvolgono, la intrappolano, “non andare via” pare che le dicano. Accosta il suo volto al mio. Un bacio leggero, sfiorato, rubato. Poi si allontana. Sa che mi ha in pugno. Vuole farsi desiderare. L’afferro per le natiche, ne sondo la consistenza, ne gusto la rotondità, la bacio. La lingua s’insinua tra le sue fauci, lotta con la sua, poi mi sento afferrare il polso.

L’ardore ha completamente annebbiato i miei sensi. Vedo solo una porta di legno massiccio con appesa la targhetta “ladies”. È aperta. Entriamo. Il nostro odore selvaggio offusca anche l’ammoniaca che pervade l’aria. Afferra decisa la chiave. Un clack della serratura e la sua mano mi agguanta la nuca e mi tira a sé. Ci baciamo con foga e passione. La saliva accompagna la lotta delle nostre lingue. Poi l’afferro, la sollevo contro il lavandino. Continuo a baciarla, mi scosto, le lecco deciso e sensuale il collo, mordicchio quelle esotiche orecchie. Solo i nostri respiri coprono Il rumoroso sfregolio della lingua contro le nostre carni. Lo specchio perde nitidezza e pian piano s’appanna. Le sue gambe mi cingono il bacino, non vogliono lasciarmi scappare. Premo la mia patta contro il suo pube. Voglio che percepisca tutta la mia eccitazione, voglio che senta quanto la desidero, voglio trascinarla in quel limbo di ardore.

Sento una mano sulla patta. Mi stringe, mi vuole. Sussulto ad ogni sua palpata, ad ogni suo sfregamento, ad ogni suo accenno. Mi slaccia la cintura e fa saltare il primo bottone… Mi accascio tra le sue gambe. Avvicino il volto alla sua intimità. Inspiro deciso, rapisco gli odori e i profumi che emana, inebriato dagli aromi e dal calore che diffonde. Passo la lingua sui suoi slip, ormai madidi di eccitazione. Posso solo sentirne la dolcezza. Azzardo, oso. Mordo il tessuto e tiro a me quelle paratie. La guido fino alle caviglie. Poi risalgo, sfrego la lingua contro le sue gambe colore dell’ebano, ne assaggio ogni centimetro, mi esalto ad ogni suo sussulto, finché torno nella valle dell’estasi.

La lingua bramosa di passione s’insinua in lei, esplora le sue carni, rotea, affonda, come se limonasse la sua vagina, come se volesse solo per sé quel dolce fiore. Con la coda dell’occhio posso vederla: ha reclinato la testa all’indietro come se le forze per tenerla su venissero meno. La mano destra sparita nella canotta a cercare i capezzoli. Posso solo immaginarne i voluttuosi polpastrelli che li torturano, li strizzano, li torcono, ispidi come aculei di passione. Sento l’altra mano sulla testa. Brandisce l’osso occipitale come per imprigionare l’eccitazione lì segregata.

Mi libero delicato da quella presa fino a sollevarmi in piedi, i nostri occhi s’incrociano carichi di foga e passione come due biglie che si urtano, tanto da sentire un “pac” sin dentro le mutande.

La sua mano slacciarmi i pantaloni, far scivolare giù i miei boxer fin sopra le scarpe. Poi il suo polpastrello accarezzare lento la mia asta, dai testicoli fino al frenulo. Ora il pugno stretto sul mio cazzo. Inizia un dolce su e giù, lento e inesorabile.

Serro le palpebre, nel tentativo di riacquistare un briciolo di lucidità, invano. Non resisto più. Un colpo di reni e sono dentro di lei. Inizio a pomparla con foga, adagiata sul lavandino. Le gambe cedono ma gli ormoni impediscono di far vincere la forza di gravità. Affondo, roteo, ora rallento, ora estraggo la cappella e la faccio scorrere sulle labbra fradicie di umori, ora la penetro deciso. Avverto la sua mano afferrarmi le scapole, stringerle. Non ne ha abbastanza, ne vuole ancora, guai a me se dovessi fermarmi.

Fisso il mio volto infuocato sullo specchio…mi viene un’idea malsana. Mi sfilo, la faccio scendere, la giro e la invito a piegarsi in avanti. Accosto il busto alla sua schiena. Le mordo l’orecchio. Le sue dolcissime terga desiderano ancora piacere. Scendo, passo la lingua sulla vagina, poi su su fino a sfiorarle l’ano. La prendo, così, da dietro, in una selvaggia pecorina. La sbatto con foga. Porto la mia mano sul suo pube e torturo un caldissimo clitoride. Le sollevo la canotta per lasciarla nuda. Mentre la pompo la bacio sulle spalle. M’inebria alla follia, mi sta facendo uscire di senno.

Sento le sue gambe cedere, tremare. Inizia a gemere più forte. Le afferro la mammella, mordo il suo orecchio. La sento contrarsi tutta in preda all’estasi, fino a lasciarsi annegare in un vizioso orgasmo. Stringe le cosce. Inizio a sentire lo stimolo: sto per venire anch’io. Mi sfilo. Due colpi di mano e libero tutto il mio piacere.

La ripulisco bene con lingua e ci lasciamo andare in un lungo bacio di passione.

Questo racconto è stato letto 134 volte!

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!