Paola e Luca in Viaggio di Nozze by cd1948 [Vietato ai minori]




Paola e Luca – La luna di miele

Il giorno dopo la festa di matrimonio, Paola e Luca dovevano recarsi a Venezia per prendere un charter che li avrebbe portati a Djerba, in Tunisia, dove avevano prenotato il un bell’albergo.

Dopo le avventure della giornata precedente, Paola era ancora alquanto eccitata e pertanto si vestì in modo alquanto provocante. Innanzitutto, non indossò intimo, poi mise una maglietta leggera ed aderente, tenuta su da un paio di sottili spalline, così corta che le arrivava sopra l’ombelico. Sotto indossò una gonnellina pieghettata a vita bassa che le arrivava a non più di 10 cm sotto il culetto, cosicché ad ogni movimento, se non stava attenta, il culetto saltava fuori. Ai piedi, infine, mise dei sandaletti con un piccolo tacco.

Così vestita, si presentò in aeroporto con Luca, suo fresco marito. Il volo fu perfetto, arrivò a Djerba in orario, i bagagli arrivarono con loro e furono restituiti abbastanza in fretta cosicché Paola e Luca raggiunsero l’uscita abbastanza velocemente. Lì, però, furono fermati da un doganiere che volle a tutti i costi verificare i loro bagagli. Furono perciò portati con le valigie in una stanzetta, dove il doganiere, accompagnato da un collega, li obbligò ad aprirle. La valigia di Paola era su tavolino piuttosto basso per cui si dovette chinare per aprirla e, così facendo, la gonnellina le si alzò, facendo vedere che era senza mutandine. A quel punto, il doganiere che stava dietro a Paola, vedendo quel ben di dio esposto, le si avvicinò e le mise una mano sulla fica. Paola, che già era eccitata dal fatto di essere senza intimo, a quel tocco si eccitò ancora di più e spinse il culetto in fuori, praticamente facendo entrare il dito del doganiere dentro la sua umida passerina.

-”Mmm, la puttana infedele vuole cazzo” esclamò il tunisino, in un italiano approssimativo.

-”Oh, sì, ti prego, lo voglio” esclamò lei di rimando, mentre si agitava con il dito del tunisino dentro.

Il doganiere, senza attendere un secondo, si sbottonò i pantaloni, si abbasso le mutande e, senza attendere oltre, le puntò il suo membro all’entrata della fighetta e la penetrò da dietro con un colpo deciso, dopodiché iniziò a trapanarla con foga, tenendola ben piegata in avanti. L’altro doganiere, al vedere quello che stava succedendo, tirò fuori il suo arnese e, dopo essersi messo davanti a Paola, le ficcò il cazzo fino in gola.

-”Succhia, puttana, succhia il mio cazzone” esclamò, mentre iniziava a scoparle la bocca.

Paola, oramai, con la figa e la bocca piene, si stava dando da fare, mentre Luca cercava di rimettere le loro coso dentro le valigie che erano state aperte. I due doganieri, nel frattempo ci davano dentro con foga, mentre Paola godeva. Ad un certo punto, con un cenno d’intesa, i due si scambiarono le posizioni, riprendendo a penetrare Paola con foga.

-”Amore, guarda che se non usciamo, l’autobus dell’albergo ci lascia a terra” disse, ad un certo punto, Luca, che nel frattempo aveva finito di sistemare le valigie.

-”No paura, autobus aspetta” disse in risposta uno dei doganieri, “ma prima io vuole inculare puttana infedele”.

Ad un cenno, i sue si sfilarono dalla figa e dalla bocca di Paola. Quello che le stava pompando la figa fece sedere il compagno su una sedia e fece impalare Paola sul suo cazzo. Dopodiché lui si posizionò dietro a lei, le puntò il cazzo sul culo ed iniziò a spingere, entrando subito per bene.

-”Puttana ha culo bene aperto” fece il tunisino, iniziando a pompare con decisione.

-”Ohhh, sìììììììììììììììììì, godoooooooooooooo, o dio, che bello” iniziò a fare a ripetizione Paola, ripiena con due bei cazzi e poi, con un urlo finale, venne. Dopo pochi colpi, anche i due tunisini vennero, riempiendola della loro sborra in figa ed in culo.

-”Ok, ora voi andate” fece alla fine il primo doganiere, mentre si ripuliva alla bell’e meglio con un pezzo di carta.

Paola, piena di sborra che le colava dai suoi buchetti si ripulì con alcuni fazzolettini di carta, si sistemò un po’ il top e la gonna ed infine, presa la sua valigia e la sua borsetta e seguita da Luca con l’altra valigia, si avviò verso l’uscita. Come furono fuori, videro che c’era ancora un cartello con il nome dell’albergo dove avevano prenotato. Si diressero pertanto in quella direzione, dove li attendeva l’autista. Si scusarono con lui perché erano stati trattenuti dai doganieri e gli avevano fatto perdere tempo. Questi, con un sorriso come per dire che non importava, li accompagnò fino all’autobus. Dopo aver messo le loro valigie nel bagagliaio li accompagnò alla porta. Quando salirono, ovviamente, visti gli abiti succinti che Paola indossava, l’autista vide per bene tutto, compreso un filino di sborra che continuava ad uscire dal culo di Paola. Facendo finta di aiutarla, le mise la mano sul culo ed un dito dentro la fighetta. Paola, al sentirlo, si dimenò un po’ ma poi si voltò e gli sorrise.

-”Se signora vuole, io accompagnare signora a fare un giro domani. Va bene ?” fece l’autista, strizzando un’occhio.

-”Va benissimo,vero amore ?” rispose lei prontamente.

-”Certo, cara” fece Luca, che da fuori dall’autobus aveva visto le manovre dei due.

Comunque, alla fine salirono sull’autobus, dove attendeva un’altra decina di turisti. L’autista spiegò che i due erano stati trattenuti dai doganieri e per quello avevano perso un po’ di tempo e poi partì alla volta dell’albergo.

Una volta giunti all’albergo, tutti provvidero a registrarsi. Per farlo, ovviamente, bisognava fornire i documenti d’identità. Paola aveva lasciato la borsa sul pavimento per cui dovette piegarsi per raccoglierla. Ovviamente, il concierge, da dietro al banco, non vide nulla, a parte i capezzoli di Paola che spingevano sul top, ma il fattorino che portava i bagagli si godette l’eccezionale spettacolo dei buchini di Paola, facendosi venire una signora erezione. Con una scusa si avvicinò a Paola e le appoggiò il pacco sul culetto. Lei, nel sentirlo, spalancò gli occhi per la sorpresa ma si riprese subito ed iniziò a spingere con il culetto sull’uccellone di Hassan, il fattorino. Finito che ebbero di registrarsi, si avviarono alla loro camera, guidati da Hassan.

In camera, che era un bella suite su due piani con salottino, bagno e terrazza, Hassan posò le valigie sui relativi sostegni e poi iniziò loro a descrivere le dotazioni della camera.

-”Amore, mentre io mi faccio spiegare come funzionano le cose qui, per favore, apri le valigie e prepara la mancia per il fattorino” fece Paola, prima di seguire Hassan dentro al bagno.

Lì, lui prima le indicò le varie cose e poi, di colpo, le infilò la mano sotto la gonnellina, sollevandola e mettendo la mano sulla patatina di Paola. Paola, già eccitata al contatto di prima, era tutta bagnata e lui le infilò un dito nella fighetta. Lei, come sentì il ditone dentro la sua allagatissima micetta, si sentì cedere le gambe e si aggrappò a Hassan. Lui la prese in braccio e la fece sedere sul mobile del lavandino, che era di pietra, le allargò le gambe e si posizionò in mezzo, calandosi nel frattempo i calzoni. Saltò fuori un uccello di proporzioni notevoli che lui posizionò all’ingresso della patatina di Paola. La guardò negli occhi e lei assentì, al che lui affondò la sua nerchia con decisione nel forno rovente che era diventata la fighetta di Paola ed iniziò a pomparla con decisione. Lei iniziò a mugolare ad ogni colpo che lui dava, alzando sempre di più la voce. Ad un certo punto Luca chiese :

-”Che c’è, amore, qualcosa che non va ?”

-”Ah, no, mmm, amore, ohh, va, ohh, tutto, ahh, benissimo, sììììììììììììììììììììììììììììììììììììì” rispose lei, che finì la frase singhiozzante con un urlo dovuto al suo primo orgasmo.

Nel frattempo, Hassan le aveva sfilato la maglietta. Ora, si sfilò da lei, le levò la gonnellina, la fece voltare e mettere a 90 e la penetrò da dietro, iniziando a trapanarla con rinnovata foga. Lei continuava ad emettere urletti ad ogni colpo. Ebbe un altro paio di orgasmi ed infinele venne dentro, scaricandole un bel po’ di sperma. Paola rimase lì, piegata, nuda, appoggiata al lavandino, mentre Hassan si ripuliva e si sistemava.

-”Aspetta qui, bella signora, che ti mando Ibrahim, mio cugino, che sarà il vostro cameriere.”

-”Oh, dove vuoi che vada ? Mi hai sfiancato” ribatté Paola in un sospiro.

-”Ma non sono stato il primo, oggi, vero?”

-”No, c’erano due doganieri all’aeroporto che mi hanno stancato pure loro”.

-”Ma se ti vesti così, cosa ti vuoi aspettare, bella signora ?”

-”Chiamami pure Paola. Comunque, mi è piaciuto, sei stato bravo”.

-”Oh, vedrai quanti ti faremo godere tutti qui, se vuoi. Intanto, vado ad avvertire Ibrahim”.

Mentre Paola si stava sciacquando la faccia, sempre nuda, si presentò Ibrahim. Luca gli aprì la porta e lo fece entrare in camera.

-”Buona sera, signori, sono Ibrahim, il vostro cameriere. Per qualunque cosa, suonate e verrò subito” su presentò.

In quel momento, entrò nel salottino pure Paola, sempre nuda, un filino di sborra di Hassan che le colava lungo la gamba.

-”Ma cara, sei svestita” fece Luca, cercando di mandarla via.

-”Oh, ma siamo venuti qui per stare in libertà, vero Ibrahim ?” fece lei, con fare ammiccante.

-”Ma certo, signora, potete stare come volete, basta che però non usciate dall’albergo così svestiti. In quel caso, vi consiglierei di indossare un djellaba. Ce ne sono di molto belli in vendita nella boutique dell’albergo e vi permettono di stare nudi sotto” ribattè Ibrahim, facendosi avanti e dandole la mano.

-”Amore, perchè non vai a vedere al negozio dell’albergo se c’è qualcosa che mi stia bene, mentre mi faccio spiegare da Ibrahim il regolamento dell’albergo e gli usi locali ?” disse allora Paola.

-”Certo, amore” rispose Luca e si avviò, chiudendo la porta dietro di sé.

-”Ora, per favore, chiamami Paola e vieni a fare il letto” concluse Pola, avviandosi verso la camera da letto, seguita da Ibrahim.

Come giunsero di sopra, Ibrahim levò il copriletto e Paola si sdraiò, facendogli nel contempo segno di sdraiarsi vicino a lei. Allora lui si spogliò e si stese al suo fianco, iniziando a carezzarla su tutto il corpo. Iniziò poi a baciarla, succhiarle le tette, inserirle le dita nella patatina. Paola, nonostante le scopate precedenti, si eccitò subito ed iniziò a restituire le carezze, fino a prendere l’uccellone di Ibrahim, una bella verga di almeno 22 cm, tutto in bocca, fino alla gola. Nel frattempo, si erano messi a fare un bel 69, con lei che, mentre succhiava il cazzone di Ibrahim, si faceva lavorare la passerina ed il culetto dalla lingua e dalle dita di lui. Lui ci sapeva fare e lei ebbe un primo orgasmo, lasciandosi cadere su di lui. Al che lui la scostò, la mise supina, si mise sopra di lei ed iniziò a scoparla con foga. Lei venne ancora ed ancora. Lui si stese e la fece impalare su di se, prima di fronte e poi di schiena. Lei ebbe altri orgasmi ed infine lui la fece mettere alla pecorina, le punto il cazzone sul culetto e la inculò con fare deciso, iniziando a pomparle il culetto fino a riempirglielo della sua sborra. Si sfilò da lei e, mentre lei cadeva esausta sul letto, si stese al suo fianco.

-”Ho soddisfatto la signora ?” chiese, con aria sorniona.

-”Oh, sì, molto bene. Anzi, credo però che le prossime volte dovrai chiamare anche tuo cugino, così in due mi soddisferete meglio” rispose lei, con un filo di voce, “ ma per oggi ho fatto il pieno, non ce l faccio più”

-”Ti preparo il bagno ?”

-”Si, per favore” rispose lei. Al che lui si alzò ed andò a fare quanto richiesto. Quando fu pronto, la chiamò e lei si avviò, stendendosi poi nella vasca.

-”Ora lavami, per favore” chiese lei. E lui si accinse a farlo, da bravo cameriere che deve soddisfare la cliente.

Erano in bagno, entrambi nudi, con Ibrahim che lavava Paola quando rientrò Luca. Rimase sulla porta del bagno, allibito, davanti alla moglie nuda che si faceva lavare da un arabo, nudo anche lui ma con una mazza che gli pendeva fra le gambe.

-”Che hai da guardare ? Non hai nulla da fare ?” fece Paola, stizzita.

-”Scusami cara, ora vado a sistemare quello che ho comperato per te di sopra, sul letto” disse Luca, e se ne andò.

Dopo un po’, Paola lo raggiunse e lo abbracciò da dietro.

-”Su, dai, amore, non prendertela” fece, dandogli un bacio.

-”Ma ti sembra di esserti comportata bene?” chiese lui, seccato.

-”Ma caro, i doganieri, se non prendevano me poi ci facevano chi sa quali storie. E poi sia Hassan che Ibrahim sono stati così gentili che non potevo mandarli via così” ribatté lei, con fare dolce, dandogli dei bacetti, “anzi, ora ti spoglio e ti faccio un bel pompino al tuo pisellino, dai” concluse, facendolo cadere sul letto.

Dopodiché lo spogliò, s’inginocchiò davanti a lui e li fece un bocchino, ingoiando le due gocce di sperma che lui emise.

-”Ecco, amore, vedi che penso a te e ti tratto bene” disse alla fine.

Quando fu ora di cena, si vestirono, lei con un semplice caffetano di pizzo senza nulla sotto. Così andarono al ristorante dove cenarono. Ovviamente tutti gli occhi egli uomini erano per Paola. Non solo, anche i camerieri litigavano per servirli, in modo da poter vedere meglio quel corpo da favola seminudo.

Dopo cena andarono al bar che c’era a fianco della piscina. C’era un’aria piacevolmente fresca e a Paola si indurirono subito i capezzoli. Un po’ l’aria, un po’ i liquori, a Paola venne una specie di languore ed iniziò a ballare. Prima con Luca, poi, quando lui si stancò, anche con altri uomini. I quali la stringevano, la toccavano, qualcuno le toccò il culetto, qualcun altro le strizzo le tette, altri ancora le iniziarono a toccare la passerina. Paola continuava a ballare, gli occhi chiusi, facendosi toccare ed eccitandosi sempre di più. Ad un certo punto, qualcuno le sfilò il caffetano e lei continuò a ballare nuda, illuminata dai pochi lumini e dalla luna. Si sentì così trasportare per un po’, poi qualcuno iniziò a succhiarle le tette ed a infilarle un dito nella fichetta. Qualcun altro le inserì qualcosa nel culetto, forse un dito, forse qualcos’altro. Poi uno la prese in braccio e la adagiò su un letttino, poi iniziarono leccarle la passerina, che oramai era un lago. Alla fine, qualcuno la penetrò con un membro si una discreta dimensione. Lei iniziò a mugolare. Iniziò ad avere degli orgasmi, i membri che la penetravano cambiavano in continuazione. Poi la fecero voltare ed iniziò a sentire un membro che le entrava nel culetto. Attorno a lei c’erano delle voci che mormoravano , parlavano, ma lei, fra l’eccitazione e la leggera ubriachezza non capiva cosa dicevano. Nel frattempo i cazzi nel suo culetto continuavano a cambiare. Dopo un tempo lunghissimo in cui godette tantissimo, alla fine, si ritrovò sola, stesa prona su un lettino, tutti i suoi buchetti pieni di sperma ed il corpo pure coperto di sperma. Si riprese un po’ e, per rinfrescarsi, si tuffò in piscina. Stava lì, a rinfrescarsi beatamente, quando arrivò Luca con in mano il suo vestito.

-”Ah, ecco dov’era finito” fece lei vedendolo, “ora esco e me lo metto per andare in camera”.

-”Ma dov’eri finita? Chiese Luca, con fare ansioso, “sono due ore che ti cerco”

-”Ho ballato, mi hanno accarezzato, poi non so, ma mi è piaciuto un sacco. Infine, per rinfrescarmi un po’ mi sono tuffata. E tu cosa hai fatto ?”

-”Ti ho cercata”

-”Bene, ora che mi hai trovata possiamo andare in camera. Sono stanca ed ho sonno” fece lei, uscendo dalla piscina ed avviandosi, nuda e con il vestito in mano, verso la loro camera.

Al mattino seguente, Paola si svegliò tardissimo. Dopo aver fatto ordinare la colazione in camera da Luca, Paola si stese nuda nel terrazzino della loro suite. Dopo un po’ arrivò il loro cameriere, Ibrahim, con la colazione, che sistemò sopra un tavolino sul terrazzo. Paola, che stava stesa prona, quando sentì i rumori, si voltò e, visto chi era, aprì le gambe, mostrando ad Ibrahim la sua patatina spalancata. Lui, senza attendere un istante, si abbassò i pantaloni e si mise sopra di lei, penetrandole la passerina fradicia.

-”Oh, sì, che bello” fece lei, serrandogli le gambe attorno ai fianchi per farle entrare meglio dentro a sé, “dai, scopami, ti prego, più forte, ancora, sììììììììììììììì”.

Ibrahim ci dava dentro con foga e Paola, dopo poco, ebbe un primo orgasmo. Lui allora si sfilò, la prese e la fece appoggiare contro il muretto della terrazza, piegata in avanti, con mezzo busto che sporgeva, e la penetrò deciso da dietro, pompando ancora come un forsennato. Paola ebbe altri orgasmi, urlando tutto il suo piacere, tanto che alcune persone che passavano lì sotto si votarono per guardare, vedendo silo la faccia e le tette di Paola che sporgevano dal muretto. Mentre era scossa dalle convulsioni, Ibrahim la fece voltare, la alzò mettendole le mani sotto il suo bel culo mentre lei gli serrava i fianchi con le sue lunghe gambe e riprese a pomparla, sempre appoggiata al basso muretto del terrazzino. Alla fine, Anche lui venne, riempiendola del suo sperma. Poi, la adagiò delicatamente sul lettino, si fece ripulire il cazzo dalla boccuccia di Paola, si rivestì e se ne andò. Quando lui scese, salì Luca.

-”Allora, cara, facciamo sta colazione ?” chiese.

-”Sì, certo, amore” rispose lei, sedendosi sul lettino a gambe larghe, la sborra di Ibrahim che le colava lungo le gambe. Luca fece finta di non vedere, per non restare troppo umiliato.

Dopo colazione, scesero in piscina, lei con uno striminzito bikini bianco traforato, un cappello a tesa larga ed un pareo legato attorno ai fianchi. Dopo che si sistemarono sui loro lettini sotto un ombrellone, Paola si levò il reggiseno del bikini e si stese supina, il suo culetto bene in vista dato che la mutandina era soltanto un minuscolo tanga.

-”Amore, mi metti la crema solare, per favore ?” chiese a suo marito.

-”Certo, cara” rispose lui immediatamente, iniziando a spalmargliela sulla schiena e poi sulle gambe.

-”Anche davanti, amore” fece lei, voltandosi quando lui ebbe finito.

-”Ma non sarebbe meglio ti mettessi il reggiseno ?” chiese lui, mentre iniziava a spalmarle la crema anche sul davanti.

-”Oh, caro, non essere bacchettone” rispose, lei, stizzita.

-”Ma ti guardano tutti” cercò di obiettare lui.

-”E lascia che guardino. O sono brutta ?”

-”No, certo, amore, tu sei bellissima”

-”Bene, sono contenta di sentirtelo dire, ora spalma bene sul seno” concluse lei, chiudendo gli occhi.

Quando fu ora di pranzo, si diressero verso il ristorante sulla spiaggia, lei sempre a seno nudo e con il cappello in testa, mentre lui portava il borsone con il resto delle loro cose. Dopo mangiato, visto che il sole era molto forte, si ritirarono in camera. Lui tentò di fare l’amore con lei e lei lo lasciò fare, tanto, si disse, dopo pochi secondi avrebbe finito, come in fatti successe. Poi si addormentarono. Furono svegliati dal telefono in camera. Rispose lei. Era la reception che li avvertiva che il loro autista era arrivato. Lei li ringraziò e si alzò.

-”Su, caro, alzati e vestiti, dai, veloce” fece lei, “c’è l’autista che ci aspetta”.

-”Che autista ?” fece lui di rimando.

-”Non ricordi ? Eravamo rimasti con l’autista del bus che ci sarebbe venuto a prendere per portarci a fare una gita in città” rispose lei, infilandosi una djellaba bianca molto leggera che aveva acquistato il giorno prima, senza mettere nulla sotto, tranne dei sandaletti con leggero tacco, i capezzoli che, già duri, spingevano sula leggera stoffa.

Quando furono pronti, si recarono alla reception, dove l’uomo li stava aspettando. Li fece salire sulla sua vecchia Mercedes che, fortunatamente, aveva l’aria condizionata che funzionava, Paola davanti e Luca dietro. La djellaba di Paola, ovviamente, non era tutta abbottonata ma soltanto fino a poco più di metà coscia per cui, nel sedersi si aprì e lasciò vedere ampie porzioni delle sue cosce. Faisal, così si chiamava l’autista, mentre illustrava a voce le caratteristiche dei posti che attraversavano, iniziò a metterle una mano sulla coscia ed a salire lentamente, sbottonando nel contempo pian piano la djellaba, che aveva una fila di bottoncini che andavo dal collo fino alle caviglie. Mentre lui la sbottonava fino all’inguine, mettendo poi una mano sopra la fighetta di Paola, lei, nel frattempo, con la scusa del caldo, aveva iniziato a sbottonare la parte superiore fino a scoprire una buona parte del seno. Nel frattempo Luca fotografava il paesaggio.

Quando arrivarono nella cittadina di Djerba, poi, Faisal guidò fino a vicino al suk, dove posteggiò. Li fece scendere e, mentre Luca continuava a fare fotografie, Paola, che ovviamente non aveva riabbottonato nemmeno un bottoncino, si appese al braccio di Faisal, che continuava a far loro da guida. Li condusse fino ad un negozio che vendeva abbigliamento e tessuti.

-”Ecco, questo è il negozio di mio padre, il migliore dell’isola” fece, mentre li faceva accomodare, “lui è mio padre” aggiunse presentando un uomo calvo con una grossa pancia, in abiti tradizionali tunisini.

-”Oh, ma non vorrai subito metterti a fare compere ?” disse Luca, un po’ scocciato.

-”Perchè no ? Guarda che belle cose hanno” rispose lei.

-”Se vuole, può lasciare qui sua moglie a scegliere qualche vestito mentre lei fa un giro per la città” intervenne il padre di Faisal, “anzi, sa che le dico, dirò ad uno dei miei figli minori di farle da guida”, aggiunse, chiamando con un cenno un ragazzino.

-”Va bene, allora quando ho finito ti trovo qui ?” fece Luca, rivolto a Paola.

-”Sì, certo, caro” rispose lei.

Quando Luca si fu allontanato con la guida e la sua macchina fotografica, Faisal e suo padre fecero accomodare Paola in una stanzetta sul retro, arredata con tappeti e cuscini all’uso arabo. La fecero accomodare e si sedettero a fianco a lei. Nel sedersi a gambe incrociate all’uso arabo ovviamente, il vestito le si apri fino all’inguine, mostrando tutte le sue grazie, in primo piano la sua passerina contornata dal suo pelo biondo. I due uomini ebbero delle belle erezioni che rimasero mascherate dagli ampi abiti. Il padre batte le mani una volta ed arrivò subito una ragazzina con un vassoio con il tè, che iniziarono a bere. Finito di bere il tè, famoso inizio del rituale delle contrattazioni arabe, mentre il padre le metteva una mano sulla cosci, risalendo fino alla sua fighetta ed iniziando a carezzargliela e penetrargliela con un dito, ordinò al figlio di andare a prendere alcuni vestiti tradizionali che volevano mostrarle. Nel frattempo, Paola, eccitata e con la fighetta allagata, iniziò a sospirare. Faisal rientrò con una bracciata di abiti che depose sui cuscini di fronte a Paola.

-”Oh, mamma mia, ma sono stupendi” fece lei, come li vide.

-”La bella signora desidera provarli ?” intervenne il padre.

-”Oh, sì, posso ? E dove posso andare a cambiarmi ?”

-”Ma lo può fare qui, non la vede nessuno tranne noi” rispose il padre, alzandosi a dandole una mano per alzarsi.

Poi, la aiutò a sbottonare l’abito, che cadde a terra lasciandola nuda. Lei iniziò a provare un abito dopo l’altro, aiutata dai due uomini che, nel farlo, la palpeggiavano tutta. Paola aveva la passerina allagata, i capezzoli turgidi che quasi le dolevano, mentre quegli uomini continuavano a toccarla sfiorarla, mettere un dito nella passerina, uno nel culetto, le baciavano i capezzoli. Era una dolcissima tortura. Alla fine, quando ebbe finito di provare anche l’ultimo dei vestiti, se lo levò e rimase nuda in piedi ad ammirarli. L’uomo anziano la avvicinò da dietro, le prese una tetta con una mano, con l’altra le coprì il monte di venere e le fece sentire il suo pacco sul culetto. Lei allungò una mano per prenderlo e scoprì al tatto che l’uomo si era denudato e, sotto la sua grande pancia, spuntava un arnese di tutto rispetto, tanto che con la sua manina faceva fatica a prenderlo.

-”Allora, bella signora, ti piacciono i miei prodotti ?” chiese sottovoce, la bocca a fianco al suo orecchio mentre, delicatamente la faceva adagiare sui cuscini, stendendosi al suo fianco.

-”Oh, sì, sono meravigliosi. Vorrei poterli prendere tutti, ma non poso permettermelo” rispose, appoggiandosi all’uomo.

-”Be, come sa, a noi arabi piace contrattare. Ora possiamo iniziare le nostre contrattazioni” fece, infilandole un dito nella micetta allagata.

-”Oh, ma io no so contrattare. E poi non so cosa offrire” rispose con un mugolio di piacere.

-”Tu hai tanto da offrire” fece lui, facendola voltare sui cuscini, in modo da restare supina e con le gambe larghe, mentre iniziava a lavorale la patatina, fra leccate, strizzate al clitoride, penetrazioni con un dito.

-”Mmmmmmm, sìììììììììììììì, ti offro la mia passerina, anzi, ti prego, prendimi” mugolò lei.

Lui si alzò con un’agilità sorprendente per la sua mole, le si posizionò sopra e le puntò il cazzone all’ingresso della micetta. Lei lo attirò a sé e lui le entrò fono in fondo. Lei iniziò ad agitarsi, lo voleva tutto dentro, ma lui era un amante troppo esperto ed iniziò con lenti e lunghi movimenti in affondo. Paola si sentiva impazzire, ma lui continuò con il suo ritmo lento. Paola ebbe un primo orgasmo che la squassò tutta ma lui continuò con il suo ritmo. Paola iniziò ad avere orgasmi ripetuti ogni pochi affondi. Nel frattempo, Faisal era rientrato e si era spogliato pure lui, mettendole un cazzo simile a quello del padre in bocca. Lei iniziò a succhiare avidamente. Poi, Faisal e suo padre si scambiarono posizioni. Lui iniziò a martellarla con foga mentre lei veniva ancora ed ancora. Oramai era solo un pupazzo nelle mani dei due esperti uomini. La fecero voltare, la penetrarono da dietro, la incularono per bene ed infine, mentre il padre si stendeva con l’obelisco in verticale, la fecero impalarsi su di lui e Faisal le penetrò il culetto. Ora, con due cazzi che la riempivano, lei non capiva più nulla il suo era un mugolare ed urlare alternato, il piacere era tale che quasi svenne. Alla fine, entrambi gli uomini la riempirono della loro sborra e poi si sfilarono da lei.

Lei, con i buchi allagati, stesa, i sentì infilare in bocca prima un cazzo e poi l’altro, ripulendoli per bene.

-”Sei stata brava, hai pagato molto bene. I vestiti sono tuoi” disse il padre di Faisal, “ora mio figlio andrà a recuperare tuo marito e poi vi accompagnerà in albergo. Spero che il pomeriggio sia stato di tuo gradimento”.

-”Oh, sì, è stato un pomeriggio splendido, siete stati molto generosi con me. Mi ricorderò sempre di voi, grazie” rispose lei, con un filo di voce.

Paola fu fatta accomodare in un bagno, dove un paio di ragazzine la lavarono e la profumarono, poi indossò il vestito con cui era arrivata, lasciandolo ovviamente alquanto sbottonato e si avviò con Faisal vero la macchina. Quando arrivarono, trovò Luca che l’attendeva e le borse con i vestiti. Faisal li riaccompagnò velocemente in albergo Quando furono in camera, lei estrasse i vestiti dalle borse e li sistemò sul letto.

-”Allora, amore, ti sei divertita a fare acquisti” esordì Luca.

-”Oh, sì. Sono belli, vero ?”

-”Sono splendidi, chissà quanto hai speso”

-”Sono costati pochissimo ed è stato un piacere fare la trattativa con quei signori, mi sono divertita da morire. E tu, ti sei divertito?”

-”Certo, ho fatto un sacco di belle foto. La cittadina è molto carina, almeno la parte vecchia. Poi, il ragazzo che mi faceva da guida è stato bravissimo. Ho anche acquistato alcune cose fra cui qualche gioiello per te. Quando mi chiedevano un prezzo, lui sussurrava qualcosa al venditore e subito s’inchinavano, mi invitavano a bere il tè e poi finiva che pagavo il 10% di quanto mi chiedevano inizialmente”.

“E bravi il mio Faisal e suo padre” pensò fra sé Paola, mentre si spogliava, memore di quanto aveva goduto. Poi si stese sul letto e chiamò suo marito.

-”Dai, amore, porta qui il tuo pisellino che ho voglia di assaggiarlo” gli fece con delle moine.

Lui si spoglio lestamente e si stese a fianco a lei, ora nuda sul letto. Lei gli prese il pisellino in bocca ed iniziò a fargli un pompino poi, appena lui raggiunse la sua massima dimensione, lei gli montò addosso, per cavalcarlo con foga. Dopo aver preso quei bestioni dai due tunisini, lo sentiva appena ma, non appena lui venne, lei simulò un orgasmo e si stese a fianco a lui, ansimando. Lui, a sua volta, era tutto contento in quanto credeva di aver fatto godere la sua mogliettina un po’ porcellina. Dopo aver riposato un po’ si rivestirono, lei con uno dei suoi nuovi acquisti, una djellaba corta al ginocchio, riccamente ricamata e di colori sgargianti, ovviamente semi sbottonata sia sopra fino al mostrare parte del seno che sotto fino a quasi l’inguine, cosicché ad ogni passo le si apriva mostrando le sue belle gambe.

Quella sera andarono al ristorante etnico, dove li fecero accomodare su dei cuscini così, quando Paola si sedette con le gambe incrociate, visto che al solito non indossava intimo, la sua bella patatina bionda fu ben visibile a quanti le stavano vicino. Luca le fece cenno di ricomporsi ma lei lo ignorò, beandosi degli sguardi degli altri uomini presenti in sala. I camerieri, ovviamente, facevano a gara per servirli e per poter ammirare le grazie di Paola. Qualcuno, servendola, azzardò anche qualche toccatina, sia al seno, generosamente scoperto, che alla bionda patatina.

Finito che ebbero di cenare, si recarono, come la sera precedente, al bordo della piscina, dove si svolgeva uno spettacolo e poi si danzava come in discoteca. Le musiche erano inebrianti, quella sera c’era uno spettacolo di musica etnica nel quale si esibivano dei danzatori neri, che facevano le danze tradizionali. Paola, rapita dalla musica e di movimenti dei ballerini seminudi, si agitava a ritmo. Ad un certo punto, lo speaker annunciò qualcosa che Paola non capì ma poi vide i ballerini andare verso le donne sedute ai tavolini ed invitarle a ballare assieme a loro. Uno di essi, un negro alto quasi due metri, con un corpo statuario che brillava per il sudore, le si avvicinò e la prese per mano, trascinandola verso il centro della pista. Iniziarono a ballare a ritmo. L’uomo iniziò a strisciarsi addosso a lei in modo molto sensuale e Paola sentì immediatamente che la fighetta le si stava allagando, contemporaneamente sentiva un languore provocato dalla musi e lei pure iniziò a strusciarsi su di lui, sentendo immediatamente che a lui veniva un’erezione da urlo. Lì sotto doveva esservi una bestia di almeno 30 cm, pensò Paola, chiudendo gli occhi e facendosi trascinare dal ritmo e dai movimenti dell’uomo. Gli altri si fecero pian piano da parte lasciandola sola con quella statua di ebano. Oramai la danza era diventata un invito al sesso. Gli uomini che li guardavano avevano iniziato ad agitarsi, tutti con delle erezioni che faticavano a controllare. Le donne anche avevano iniziato a toccarsi.

Ad un certo punto di quel sensualissimo balletto, i danzatori le si fecero tutti attorno, nascondendola alla vista del pubblico. Poi si vide l’abito di Paola volare via ed infine, quando si separarono, Si videro Paola ed il suo partner avvinghiati, le gambe di lei attorno ai fianchi di lui, le sue mano attorno al collo, mentre lui la sosteneva con le mani sotto il culo, il suo gigantesco pene nero infilato nella sua bionda fighetta. Tutti esplosero in un “Ohhhh” di ammirazione, rapiti dai sensi, mentre i due sparivano dietro il palco. Poi si spensero le luci e fu annunciata la fine dello spettacolo.

Nel frattempo Paola veniva trapanata con foga dall’uomo, al quale si unirono, a spettacolo finito, i suoi cinque compagni. E tutti, uno alla volta, iniziarono a toccarla, a succhiarle le tette, mettere un dito nel culo. Il primo uomo venne dentro di lei con un grugnito mentre Paola, oramai in un estasi continua, veniva presa dagli altri, che in figa, chi nel culetto, chi in bocca. Andarono avanti così per ore, ognuno di loro volle venirle in figa ed in culo, così, mentre alcuni si riposavano, lei veniva presa dagli altri, anche da tre contemporaneamente. Così, turnandosi, la scoparono fino all’alba. Poi, di colpo, sparirono. E lei rimase nuda, piena della loro sborra in tutti i buchi e sopra tutto il corpo, distesa su un lettino, a fianco della piscina. Fu lì che Ibrahim la trovò quando prese servizio. Al che la sollevò fra le sue braccia e la portò in camera, adagiandola sul letto, mentre il marito dormiva profondamente.

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