Paola e Luca – Il matrimonio by cd1948 [Vietato ai minori]




Paola e Luca – Il matrimonio

Paola e Luca, due bei ragazzi, avevano deciso di sposarsi. Lei era una splendida ragazza con i capelli castano chiari, occhi nocciola ed un sorriso dolcissimo. Lui era un discreto ragazzo, alto, magro, ma con unico difetto : un pisellino minuscolo.

Lei, all’epoca poco più che ventenne, innamorata di lui aveva deciso che quello era un difetto poco importante. Ma si vedrà che ciò portò a degli sviluppi che diedero origine a questa storia.

I preparativi del matrimonio richiese un certo tempo ed un notevole impegno da parte delle due famiglie.

La parte più difficile fu la scelta dell’abito da sposa. Bisogna considerare che Paola è una ragazza molto libera e disinibita e lo era anche all’epoca del matrimonio. Accompagnata da sua madre, Paolo andò a vedere tutti gli atelier che creavano e vendevano abiti da sposa. Lei aveva una sua idea. L’abito doveva essere bianco ma pure sexy e moderno. Non ne voleva assolutamente sapere dei classici abiti lunghi, fatti da mille strati, con strascichi e veli che la coprivano tutta e poi erano maledettamente caldi, visto che il matrimonio era previsto per giugno, mese notoriamente alquanto caldo.

Alla fine, la scelta cadde su un corto abito di pizzo trasparente, accollato sul davanti e scollato dietro, che andava indossato con un corpetto bianco ed una sottogonna, sempre bianca. Il tutto era completato da un leggero velo che le arrivava appena a coprire la schiena. Ora pure previsto un reggiseno di pizzo bianco con relative mutandine. Ma a Paola le mutandine davano fastidio, per cui non aveva alcuna intenzione di metterle. Infine la mise prevedeva delle calze autoreggenti bianche e scarpe con tacco 8.

Per il ricevimento, avevano optato per un agriturismo dove si mangiava molto bene ed aveva ampi spazi per divertirsi, ballare e così via. C’erano anche delle camere e loro ne avevano prenotata una per non dover andare a casa alla fine della festa, visto che molto probabilmente sarebbero stati alquanto brilli. Inoltre, da lì avrebbero potuto raggiungere agevolmente l’aeroporto in macchina il giorno dopo per la partenza del viaggio di nozze, che li avrebbe portati in un fantastico resort in Tunisia, più precisamente nell’isola di Djerba, dove contavano di passare due settimana di amore e relax.

Giunse infine il giorno del sì. La giornata era bella e calda. Per fortuna, visto l’abito scelto da Paola. Comunque, venne la parrucchiera e la pettinò, poi si vestì con l’aiuto di sua madre. Ovviamente, dovette mettere le mutandine ma, appena la madre uscì dalla stanza, le levò. Quando fu pronta, si recò in sala dove ad attenderla c’era tutta la famiglia. Mentre tutti gli altri si recavano in chiesa con i propri mezzi, lei e suo padre salirono su una limousine d’epoca noleggiata per l’occasione e guidata da un cugino di Paola, Giorgio.

La chiesa era gremita, gli invitati erano quasi 200. Quando iniziò a sfilare lungo il corridoio centrale, al braccio di suo padre, Paola aveva le gambe che le tremavano, l’emozione era fortissima. Il suo amore, Luca, l’attendeva in fondo alla lunga navata, vicino all’altare a fianco dei suoi testimoni, Carlo e Pietro. Entrambi, grandi amici di Luca, erano dei bei ragazzi, ben piantati. Per superare lo stress della lunga e lentissima camminata, Paola iniziò a pensare come sarebbero stati a letto, cercando di confrontarli con il micro pisellino del suo futuro sposo. Ed iniziò a bagnarsi tutta, mentre i capezzoli le si inturgidivano. Cercò di scacciare quella fantasia, ma più si sforzava di reprimerla, più saltava prepotentemente fuori. Durante tutta la funzione si comportò meccanicamente e questo l’aiutò a dominarsi. Ma poi, durante la predica, noiosa, del prete, il pensiero riaffiorò e lei si sentì prendere dall’affanno e si bagnò nuovamente.

Prima che accadesse l’irreparabile, ovvero che i succhi della sua micetta si facessero vedere, la funzione per fortuna finì. Passarono alle firme degli sposi e dei testimoni sul registro dei matrimoni e poi gli sposi uscirono, lei appesa al braccio di lui. Il fotografo iniziò a scattare in continuazione e quindi non ci fu più tempo per pensare ad altro che a fare quello che il fotografo chiedeva.

All’uscita c’era la limousine condotta dal cugino Giorgio. Gli sposi salirono dietro, il fotografo davanti a fianco dell’autista e si diressero verso la zona dove avrebbero scattato le fotografie di rito. Una volta giunti al sito, Scese prima Luca. Poi, quando Paola iniziò a muoversi sul sedile, l’abito, alquanto corto, le risalì sulle cosce e, quando lei fece per scendere, aprendo le gambe, si vide perfettamente la sua passerina nuda ed il ciuffetto ben curato di peli che le ornava il monte di Venere. Luca, che guardava verso il fotografo, non vide nulla. Ma sia il fotografo, che continuò a scattare a ripetizione che il cugino, che le teneva la portiera aperta, ebbero una visione paradisiaca e ad entrambi venne una bella erezione, che Paola notò subito. Resasi conto di quello che era successo, Paola si sentì avvampare ma sentì anche un gran calore nel basso ventre. Nel frattempo, però, il fotografo aveva una bella collezione di primi piani della patatina di Paola.

Il servizio fotografico si svolse senza particolari ulteriori incidenti. Verso la fine, però, il fotografo suggerì agli sposi di fare alcune foto in pose un po’ più osé. Per cui Paola iniziò ad alzare la gonna fino a mostrare le balze delle autoreggenti, poi si mise a strusciarsi su Luca, il quale a sua volta le mise una sua gamba fra quelle di lei mentre la baciava. Insomma, tutta una serie di foto in pose alquanto provocanti. Il fotografo, poi, mentre li metteva in pose, non mancava mai di palpare il culetto e le tette di Paola. La quale, ovviamente, con tutte queste attenzioni, era un lago di suo, con i capezzoli duri come pietre. Giorgio, invece, si limitava a guardare tenendosi il pacco con le mani, avendo pure dovuto sistemare il cazzo lungo la gamba, fuori dai boxer, tanto si stava eccitando. Fra l’altro, Paola aveva notato bene l’erezione di Giorgio.

Comunque, ad un certo punto, il servizio finì e si diressero al luogo dove si doveva tenere il pranzo di nozze. Nel parcheggio del ristorante, il problema di scendere dalla limousine si ripeté. Stavolta, però, gli spettatori erano aumentati. Oltre a Giorgio ed il fotografo, che continuava a documentare il tutto, si erano fatti avanti anche i testimoni dello sposo che goderono pure loro del panorama completo, con relative erezioni. Ora Paola, praticamente seduta a metà sul sedile della limo, un piede su ed uno giù, le gambe aperte, la gonna alzata e la passerina al vento, aveva quattro spettatori assai interessati alle sue grazie esposte, tutti e quattro giovani e con delle belle erezioni. Lei per un attimo si godette i quattro bozzi mentre Luca le dava le spalle. Poi, nonostante l’eccitazione, si mosse, si sistemò il vestito, anche se il calore al basso ventre e l’umido che sentiva dentro la sua micetta miagolante le avrebbero suggerito altro.

Poi, finalmente, preso il braccio di Luca, si diresse verso la sala, dove tutti la aspettavano. Fu ricevuta da un applauso da parte di tutti gli invitati. Poi, uno ala volta, tutti i maschi si avvicinarono per baciarla. Lei si sentiva tutta eccita al centro dell’attenzione. Qualcuno, oltre a baciarla nel modo tradizionale, approfittando della ressa e del fato di essere appiccicato a lei, riuscì a palparle il culo oppure l’inguine, qualcuno le strusciò l’erezione contro il suo addome. Insomma, un festival di toccatine, suggerito pure dai capezzoli turgidi che spingevano per aprirsi la strada oltre le stoffe che li costringevano. Causa il momento, le toccatine, tutto, insomma, Paola si sentiva in uno stato di grande eccitazione.

Poi, finalmente, riuscirono ad accomodarsi a tavola ed iniziarono i primi brindisi. All’eccitazione, si sommò pure l’euforia indotta dall’alcol. Ma, comunque, finalmente il pranzo ebbe inizio. Ma si sa come vanno questi pranzi di nozze. Vista anche la quantità di invitati, fra una portata e l’altra, alle volte passa anche un’ora. Fu così che, dopo gli antipasti ed i primi, Paola si scusò con Luca e salì nella stanza che avevano prenotato. Si sentiva tutta accaldata a causa dell’eccitazione e, come prima cosa, si spogliò, rimanendo soltanto con il reggiseno e la sottoveste, e si stese sul letto. Al piano di sotto, nel frattempo, Pietro aveva notato che Paola si era allontanata e verso dove si era diretta. Allora si alzò e, con la scusa di andare al bagno, la seguì. Non avendo sentito la porta della camera chiudersi a chiave, dopo alcuni istanti, la aprì e sbirciò dentro. Paola, nel frattempo, si era lievemente assopita. Allora Pietro entrò silenziosamente nella stanza e si sedette sul letto vicino a lei, iniziando a carezzarle la schiena, fino a sganciarle il reggiseno.

-”Mmmm, che c’è ?” mormorò Paola, riprendendosi dall’assopimento e girandosi, “ah, sei tu Pietro. Cosa ci fai qui ?”

-”Ti ho visto uscire dalla sala e, visto che non ritornavi, sono venuto a vedere come stavi” rispose lui, carezzandole il seno che era rimasto scoperto, “Sai che sei una monellina ? Ho visto, sai, che sei senza mutandine”

-”Mmmmmm, mi piace stare senza mutandine e mi piace pure come mi stai carezzando” rispose Paola, ad occhi chiusi, i capezzoli che si stavano inturgidendo, mentre la passerina si stava bagnando.

-”Allora non ti spiacerà, vero se ti levo pure la sottoveste ?” fece lui, iniziando a tirarla verso il basso mentre Paola alzava il bacino per agevolarlo. Rimase nuda. Con una mano andò a tastare il pacco di Pietro, che era cresciuto a dismisura.

-”Povero piccolo, liberalo dalla sua prigionia” fece lei.

Pietro si alzò per un istante, si slacciò i pantaloni e li lasciò cadere a terra, si calò i boxer ed il suo cazzo in tiro svettò in tutta la sua prestanza. Paola, nel vederlo si leccò le labbra e lo prese in mano. Pietro si mise vicino a lei ed iniziò a succhiarle i capezzoli mentre con una mano iniziò a lavorarle la fica allagata.

-”Ti piace così ?” chiese Pietro, fra una succhiata ad un capezzolo ed un morso all’altro.

-”Oh, sì, mi piace da morire, mi piacciono tutti i cazzi” fece lei.

-”Allora adesso sarà tuo” fece Pietro, salendo su di lei ed infilandole la nerchia tutta fino in fondo in un colpo solo.

-”Ahhhhhhhhhhhhhh, che bellooooooooooo, ora dai, scopami, forza, sìììììì” fece Paola.

-”Sì, ti sfondo, porcona, così facciamo cornuto il tuo maritino” rispose lui, pompando come un matto.

-”Sìììììììììììììììì, daiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, ancoraaaaaaaaaaaaaa” gemeva Paola, mentre Pietro continuava a darci dentro.

-”Ma il tuo maritino ti fa godere così ?” chiese Pietro, mentre la faceva mettere a pecorina ed iniziava da a trapanarla da dietro.

-”Ohhhhhhhhhhhhhhhhh, sììììììììììììììììììììììììììì, no, lui ce l’ha come uno stuzzicadenti, daiiiiiiiiiii, fottimi, ti pregooooooooooo” rispose Paola, fra un sussulto e l’altro, “oh diooooo, vengoooooooooo”.

-”Ahhhhhhhhhhh, sìììììììììììììììììììììì, troietta, ora ti riempio per bene” fece Pietro, ad un certo punto, scaricando tutta la sua sborra nella bollente patata di Paola.

Mentre Paola restava lì, a 90, Pietro si sfilò da lei, lasciando che la sborra iniziasse a colarle dalla fica. In quello, sentirono un applauso.

-”Bravi, bello spettacolo”. Era Carlo, l’altro testimone, dalla porta.

-”Ti vuoi accomodare” fece Pietro, sorridente.

-”Mah, visto che non c’è altro d’interessante da fare …” fece Carlo, avanzando mentre si slacciava i pantaloni.

-”Sì, dai, fammi vedere com’è fatto il tuo pisellone” disse a sua volta Paola.

Come Carlo le fu vicino, Paola gli prese il cazzo in mano ed iniziò a segarlo.

-”Oh, che bel cazzo che hai, mica come quello di Luca” fece Paola prima di prenderlo tutto in bocca.

-”Perché, e il mio ?” chiese a sua volta Pietro.

-”Oh, anche il tuo è bellissimo, sono entrambi belli, mica come quello suzzicadente del mio cornutone Luca” rispose Paola, fra una succhiata ed una leccata al membro di Carlo.

-”Dai, spaetta che mi stendo e poi mi fai un bel smorzacandela” fece Carlo stendendosi sul letto, “Anzi, aspetta, mettiti dandomi la schiena e piegati in avanti a succhiare per bene il cazzo di Pietro, mica vorrai che si seghi guardandoci”.

Così fecero e si ritrovarono Carlo steso supino, Paola impalata su di lui dandogli la schiena e, mentre lui la pompava da sotto, lei succhiava il cazzo di Pietro, il quale le torturava i capezzoli. Andarono avanti così per un bel po. Paola ebbe svariati orgasmi, ma non poteva esprimersi vocalmente in quanto la sua bocca era impegnata a fare un pompino a Pietro. Cambiarono pure posizione, con Carlo a farsi succhiare l’uccello e Pietro a montarla alla pecorina. Alla fine, dopo l’ennesimo orgasmo di Paola, vennero pure entrambe i ragazzi, Carlo riempiendole la fica e Pietro facendola ingoiare un’altra buona dose di sperma. Alla fine, rimasero tutti e tre stesi sul letto, stanchi e sudati ma soddisfatti.

“Ragazzi, sarà passata un’ora almeno” fece Paola, che fu la prima a riscuotersi dal torpore ingenerato dal piacere appena avuto, “devo tornare in sala altrimenti mandano qualcun altro a cercarmi”

Si alzarono, lavarono e vestirono velocemente tutti e tre. Paola indossò l’abito e le sottovesti ma non il reggiseno, così le sue tette, con i capezzoli eccitati da tutto quel succhiare e mordicchiare che spingevano la stoffa. Lei scese di corsa, mentre i due ragazzi uscirono poco dopo e rientrarono da un’altra parte.

-”Dove sei stata, amore ?” chiese Luca, “e’ successo qualcosa ?”

-”No, amore, ero andata a riposare fra una portata e l’altra e mi sono appisolata per un po’ causa il vino” rispose, dandogli un bacio sulla guancia.

Il pranzo andò avanti a rilento, fra la quantità di portate ed il tempo fra una e l’altra. Ad un certo punto, il cugino Giorgio si avvicinò al tavolo degli sposi.

-”Scusa, cugino, posso rubarti per alcuni minuti la tua meravigliosa mogliettina ?” chiese, rivolto a Luca, suo cugino.

-”Ma certo, Giorgio, vai pure con lui amore, ci penso io a giustificarti” rispose Luca, con un sorriso.

-”Vieni, Paola, devo mostrarti una cosa”, fece Giorgio, rivolto a lei, che si alzò e lo seguì.

-”Cosa devi mostrarmi ?” chiese lei, quando furono fuori dalla sala.

-”Ecco, senti” fece Giorgio, prendendo la mano di Paola e portandosela all’inguine.

-”Oh, mamma mia, cosa hai lì ?”

-”Il regalo per te. Andiamo di sopra che te lo do”. Ed assieme si avviarono alla stanza degli sposi.

Appena dentro, Paola gli abbassò i pantaloni e s’inginocchiò davanti a lui, prendendogli l’uccello in bocca. Era un bel cazzone e, in bocca a Paola, crebbe ancora di più.

-”Lo vuoi ? Non è mica come il pisellino di mio cugino, vero ? Ti piace ?” chiese, mentre Paolo lo spompinava a tutta forza.

-”Mmmmmm, sììììììììì, sì, sì a tutte le domande” rispose Paola, fra una succhiata e l’altra nel momento in cui non aveva la bocca piena.

-”Ho capito che eri una troietta quando ti ho visto mostrare la passera a tutti, scendendo dalla macchina. Ora stenditi che ti scopo” disse Giorgio.

-”Sì, sono una troia, oggi voglio prendere quanti più cazzi possibili, devo fare scorta per il viaggio di nozze” rispose Paola, alzandosi e denudandosi, andando poi a stendersi a gambe larghe sul letto.

Giorgio, nudo a sua volta, si mise sopra di lei, le puntò il cazzo all’entrata della figa e, con un colpo deciso, la penetrò. Iniziò a pompare con energia. Paola, eccitata al massimo per come stava andando la giornata, con la figa già sensibilizzata dalle altre scopate, venne quasi subito. Giorgio continuò a darci dentro, mettendola prima a pecorina, poi scopandola mentre le teneva le gambe sulle spalle poi facendola salire su di lui. Lei lo stava cavalcando con foga per farlo venire dopo aver avuto un bel numero di orgasmi, quando sentirono aprire la porta. Giorgio comunque era cotto a puntino e venne comunque, nonostante la sorpresa.

-”Ma che state facendo ?” era Luca, sorpreso.

-”Oh, amore, stavo intrattenendo tuo cugino. Si annoiava” rispose Paola.

-”Ho capito, ma sotto ci sono duecento ospiti e tu te ne stai qui con mio cugino” disse Luca, un po alterato.

-”Mica mi posso far scopare da tutti, no ? Uno alla volta. Ed ora toccava a Giorgio” disse, lei, secca, “ed ora vattene, che dobbiamo finire e sistemarci”

Luca, mogio mogio, se ne andò.

-”Ma così lo tratti ?” chiese Giorgio, dopo che ebbero finito.

-”Certo, lui lo sa che non mi soddisfa. Lo hai detto pure tu che ha un cosino da nulla. Ed allora mi prendo le mie soddisfazioni. Dai, ora laviamoci e torniamo giù” concluse Paola.

Arrivarono giù separatamente, proprio per il momento in cui tutti chiedevano il taglio della torta. Paola e Luca si apprestarono quindi al rituale solito di ogni matrimonio. Poi, dopo la torta, passarono alla consegna delle bomboniere. Andarono di tavolo in tavolo con il carrellino e ad ogni invitato consegnarono la sua, con un bacio. Qualcuno provò pure ad infilare la mano sotto la gonna di Paola ma lei riuscì a difendersi. Si vede che la voce che non portava mutandine si era sparsa.

Alla fine di questo cerimoniale, gli ospiti più anziani o con figli piccoli iniziarono ad andarsene. Rimasero soltanto pochi giovani. Ed allora misero su un po’ di musica ed iniziarono a scatenarsi nei balli. Paola si scusò per un attimo perché, disse, aveva caldo. Quando ritornò, tutti poterono osservare che aveva levato sia il corpetto che la sottogonna ed era rimasta con il solo vestito di pizzo bianco, sotto il quale si vedevano benissimo i capezzoli, il culo e la passera. Così svestita, iniziò a ballare con tutti, tutti che la toccavano, che la stuzzicavano. Lei si eccitava sempre di più.

Poi, ad un certo punto, a notte oramai inoltrata, si presentò il padrone dell’agriturismo assieme al figlio e chiese di finire che lui aveva da pulire e preparare la sala per un altro matrimonio che ci sarebbe stato il giorno seguente. Paola. Come vide il figlio, in ragazzotto alquanto ben piantato di circa 20 anni, iniziò a fargli l’occhiolino. Poi, mentre gli ultimi invitati se ne andavano, salutati da Luca, lei prese il ragazzo per mano e salì con lui alla chetichella verso la stanza.

Come arrivarono in camera, Paola gli aprì la patta e gli estrasse un bel cazzone che, ancora barzotto, aveva già una bella dimensione. Paola iniziò a succhiarlo con figa e lo sentì crescere dentro la sua bocca. Quando, secondo lei, ebbe raggiunto una bella dimensione, si alzò e tenendo il ragazzo per il cazzo, lo portò fino al letto e lo fece stendere. Lei prontamente si levò il vestito e, nuda con le sole calze autoreggenti s’impalò su quell’obelisco con un gran sospiro, facendoselo arrivare fino in fondo.

Iniziò a cavalcarlo con foga. Oramai era il quarto cazzo che prendeva in quella giornata. Ed era il più grande. Lo sentiva fino in fondo, le sembrava le arrivasse fino in gola, tanto era lungo. Paola iniziò a venire, una, due, tre volte ed ancora nulla, il ragazzo non dava segni di cedimento. Anzi, ad un certo punto, la fece alzare e la fece mettere alla pecorina ed iniziò a stantuffarla da dietro con tutta l’energia dei 20 anni. Paola ebbe altri orgasmi.

Ad un certo punto lui uscì, la fece voltare, le alzò una gambe e le inserì il suo uccellone in figa, iniziando a sbatterla contro il muro. Alla fine lei non ce la faceva più ma il ragazzo continuava imperterrito. Poi, dopo l’ennesimo cambio di posizione, la mise per un ultima volta a pecorina e la pentrò da dietro. Dopo alcuni colpi, finalmente, venne anche lui, inondandole la figa della sua calda sborra.

-”Ahhhhh, ecco, troia, ora ti ho riempito per bene, ora puliscimelo” fece.

Lei s’inginocchiò davanti a lui e prese a leccarlo tutto per pulirlo per bene, mentre dalla su figa le colava lo sperma d i lui lungo le gambe. Mentre era intenta a pulirlo, si aprì la porta ed entrò Luca.

-”Cosa fai ?” chiese.

-”Non lo vedi, gli sto pulendo il sul bel cazzo. Mica come il tuo affarino” rispose lei, “ora, se non ti spiace, fatti mostrare un’altra stanza e vai a dormire di là, io sono distrutta”.

Il ragazzo, una volta ben ripulito, si rivestì ed uscì per mostrare a Luca la stanza dove avrebbe potuto dormire da solo. Ma la giornata di Paola non era finita. Quando il figlio ritornò in cucina, il padre lo aggredì e lui gli spiegò quello che aveva fatto. Al che il tizio andò di sopra e s’infilò nella camera dove Paola si stava ancora lavando. Quando uscì nuda dal bagno, vide l’uomo nudo, steso sul letto che stava pian piano menandosi il cazzo. Era, se possibile, ancora più grosso di quello di suo figlio. Lei rimasi lì, nuda, gli occhi sbarrati, ad osservare la mazza che si ergeva sotto la pancia dell’oste.

-”Su, troietta, vieni ad impalarti su un vero cazzo” le ordinò seccamente.

-”Ma io, veramente” cercò di obiettare Paola.

-”Su, su, meno ciacole. Siete andati avanti con la festa fino a tardi, mi hai sfiancato il figlio, hai preteso un’altra camera per tuo marito. Ora paghi.” fece lui, con fare deciso.

Paola, soggiogata dal tono fermo e deciso dell’oste, si avvicinò a lui, toccandosi la passera per farla bagnare, mentre con l’altra mano aveva afferrato il cazzone ed aveva iniziato segarlo lentamente. Quando si sentì pronta, lentamente s’impalò su quell’enorme affare ed iniziò a cavalcarlo, dapprima lentamente per abituarsi, poi, via via più velocemente. Su ordine dell’oste, cambiar più volte posizione, Paola ebbe un numero imprecisato di volte. Ed infine, il tizio si vuotò in lei, con un grugnito di soddisfazione.

Alla fine, mentre il tizio se ne andava, Paola si addormentò di colpo, ancora piena dello sperma dell’uomo.

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