La Cura? by Human_Sins [Vietato ai minori]




La Cura? di Human_Sins New!
Sconvolta:
8/01/2017
Come da lei ordinatomi, dottoressa, comincio a scrivere un diario dei sogni, voglio tuttavia cominciare con una premessa, forse per giustificarmi, nonostante le sue continue rassicurazioni che, in quanto psicologa, è preparata ad affrontare qualsiasi confessione senza giudicare… capisco che per lei è di vitale importanza riuscire a farmi esporre i miei problemi e cercare quindi un modo per risolvere quelli che lei chiama “conflitti tra il mio Es ed il mio SuperIo” , tuttavia non riuscirei a parlare di queste cose sapendola nella stessa stanza con me, col suo sguardo puntato sulla mia schiena, ascoltando l’espressione di ciò che certe volte penso, immagino, e che mi crea malessere. Non so da dove nascano questi desideri, non ho certo condotto una vita dissoluta o dedita alla perversione. Tuttavia da un paio di mesi ho cominciato a sviluppare questi osceni pensieri. Tenerli per me li ha fatti maturare pian piano verso vette che mi lasciano basita. Come lo ho spiegato ieri pomeriggio nella nostra prima seduta, mi vengono nei momenti più strani e basta poco per scatenarli, anche l’atto più innocente. Stanotte ho fatto di nuovo uno di quei sogni, mi accingo quindi a raccontarglierlo e a descrivere ogni dettaglio che mi ha colpita, come da lei richiesto.

Mi trovavo in casa mia ed era pomeriggio. Vestita con degli abiti che non ho mai posseduto e che di sicuro non comprerei. Un vestitino di cotone a fasce diagonali nere e bianche elasticizzato, talmente corto che a malapena mi copriva il fondoschiena. Indossavo delle calze velate…credo fossero autoreggenti perché muovendomi sentivo il fresco dell’aria sulla parte alta delle cosce e tutta la parte intima. Non portavo quindi nemmeno intimo e sentivo il tessuto strusciare sui miei seni. Ad ogni passo il vestito si muoveva leggermente, trattenuto solo dall’estrema aderenza sulla mia pelle e mi causava un prurito che dai seni arrivava dritto alla mia…penso abbia capito. Di sicuro non un vestito consono a quello che stavo facendo, preparare la colazione per una delle mie figlie, ne consono a qualsiasi altra cosa. Col suo sguardo su di me (lei era seduta al tavolo con le mani giunte sotto il mento che mi guardava e sorrideva, con quel suo faccino angelico ed ingenuo) mi muovevo per la cucina cercando gli ingredienti. Mi chino negli sportelli accanto al forno cercando le fette biscottate e non le trovo, sono costretta ad abbassarmi ancora di più e cercare in fondo al mobile. Sento il vestito salire ben oltre il mio fondoschiena e fermarsi sui fianchi esponendo le mie parti intime completamente nude alla vista di Anna che sorridendo mi chiede “non le trovi mamma?” giro leggermente e restando piegata in modo da guardarla tenendo il pacco di fette biscottate in mano e le rispondo “no amore le ho trovate, eccole” e la guardo. I nostri occhi non si incrociano, non guarda la mia faccia. i suoi occhi, verde scuro come i miei, sono puntati sul mio sesso.
Questo pensiero mi folgora e mi…turba se capisce cosa intendo. mi raddrizzo lentamente dopo aver sporto ancora di più il fondoschiena e con uno strattone tiro giù il vestito a coprirmi, forse in modo troppo vivace, sento l’orlo superiore scivolare verso il basso, l’aria su una delle aureole, ma comunque il seno resta coperto e non lo sistemo. Anzi pure questo mi provoca piacere… mi allungo verso lo sportello in alto dove tengo i barattoli di miele nutella e altre conserve o prodotti sottolio e di nuovo il vestitino si alza. Son sicura che il mio fondoschiena, bianco come il latte e un po abbondante, è di nuovo il protagonista dello sguardo di Anna e sorrido. Questa volta non lo sistemo, lo lascio un po’ sollevato a scoprire la parte bassa dei glutei e dell’inguine, mi giro e mi dirigo verso il tavolo e mia figlia. Camminando le gambe scivolano tra loro, avverto che sono umide, bagnate, e di sicuro non può essere per il sudore visto che è inverno. mi seggo e le faccio compagnia per la merenda. Parliamo di come va l’università (è al primo anno se ricorda) spalmando il miele sulle fette biscottate e mentre lei addenta la prima che ha preparato un rivolo di miele le scivola al lato della bocca verso il mento. Meccanicamente allungo un dito verso il suo viso, raccolgo il miele che le sta per gocciolare sulla maglietta e per la prima volta vedo realmente cosa indossa. non più coperta dalle braccia e dal tavolo posso vedere la canottiera nera smanicata, sicuramente troppo piccola per contenere il suo busto prominente e la sua 4 di seno così morbida e candida allo sguardo, che le arriva ben sopra l’ombellico. Le gambe sono nude, il pube coperto da un paio di mutandine colore rosa confetto che quasi spariscono sui fianchi. Ha ereditatio il mio fisico, un po robusto ma con delle curve che di sicuro la aiuteranno in futuro a non passare inosservata. Porto il dito tra le labbra e le chiudo succhiandolo per pulirlo di tutto il miele poi dico “è buonissimo è un peccato sprecarlo, o sporcare la tua magliettina amore”. Mi preparo una fetta per me ma , senza farlo di proposito credo, esagero col miele e mangiando sento l’appiccicoso liquido colare questa volta sul mio di mento e…gocciolare su un seno, fino a scivolare nell’incavo in mezzo. Anna raccoglie quello che ancora ho sul viso come ho fatto io e lo mangia guardandomi, e infine mentre dice “hai ragione mami è proprio un peccato sprecarlo” si china col viso tra i miei seni e con la ling…………..

Giulia chiuse all’improvviso il diario che sua madre teneva sul comodino. Ha notato che da qualche mese scriveva spesso e sapeva che andava in cura da una psicologa per una leggera depressione. Chiedendole, la madre le ha detto che era un esercizio affidatole per la cura della depressione e che era importante che nessuno lo leggesse tranne la psicologa, proprio per rendere efficace il trattamento. Tuttavia oggi la curiosità è prevalsa ma MAI avrebbe immaginato di leggere una cosa del genere. Sconvolta e agitata posò di nuovo il diario rilegato in pelle marrone sul comodino accanto al letto della madre, dimenticandosi nella fretta di richiudere la fibbia. Uscì dalla camera con una sensazione di vuoto allo stomaco e il cuore che le rimbomba nelle orecchie.

Non sapeva cosa pensare, non sapeva cosa fare.

uman.sins@gmail.com

 

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Provocazione da risvegliare by Idraulico1999 [Sentimentale]




Il desiderio in quel giorno si era trasformato radicalmente in un pensiero fuori luogo, importuno e insistente, per il fatto che penetrava concretamente in tutte le sue azioni e tangibilmente nelle sue riflessioni dal momento che non l’abbandonava mai, perché fin tanto che era seduta in aula stentava affannandosi ad ascoltare le parole che gli alunni interrogati le rovesciavano addosso, mentre la sua mente irrimediabilmente la distraeva, creando e sviluppando nel contempo le immagini del corpo maschile nudo di Guido, un collega che si mostrava nei suoi confronti in modo naturale e spigliato senz’indecisioni né insicurezze.

Lei percepiva le sue mani delicate intente ad accarezzarla lentamente, quasi ne sentiva il calore sotto le dita, la pelle tesa dei muscoli delle braccia, le sue labbra che percorrevano assaggiandone la levigatezza, poi si ridestava sgarbatamente di soprassalto da questi pensieri quasi imbarazzata, visibilmente turbata con la convinzione e con la perenne impressione che i suoi alunni fossero riusciti ad azzeccare indovinando in conclusione le sue durature fantasie. A fatica, invero, lei riprendeva ad ascoltare quelle lezioni sempre uguali, imparate a memoria, dato che ogni tanto interrompeva la lezione rivolgendo qualche domanda ai presenti provocando un silenzio proibito, eppure l’immagine di quel corpo mai realmente toccato, soltanto però intuito sotto quei vestiti, sfiorato da qualche rapido abbraccio, ritornava irrimediabilmente a stimolare quel bisogno di piacere che riposava nella sua carne: da quanto tempo lei non faceva l’amore? Da troppo ormai, rispose subito e senz’indugio verso sé stessa, mentre s’allontanava dall’aula cercando di non farsi sommergere dagli alunni che si erano speditamente riversati nei corridoi per l’intervallo, dato che ripensò alla sua ultima relazione terminata bruscamente e sommariamente in un ospedale, dove i suoi sogni e l’uomo che li avrebbe realizzati persero lì il loro fluido vitale. I mesi seguenti si confondevano ingarbugliandosi nella sua memoria, dal momento che intenzionalmente aveva cercato di dimenticare e di passarci sopra.

“Ciao Lorenza”.

Sentendo di soprassalto il suo nome si girò sorpresa e il suo cuore velocemente palpitò: era Guido, così vicino che riusciva a percepirne la debole traccia del profumo nascosta dall’odore della sigaretta, così vicino che se avesse allungato la mano avrebbe potuto accarezzare il suo viso.

“Come stai?”.

Il suono leggermente nasale della sua voce la distolse rapidamente dalle sue profonde fantasie, il viso si velò d’un rossore diffuso e mentalmente s’augurò che lui non avesse intuito i suoi pensieri.

“Sto bene grazie, sono solamente un po’ stanca, perché le sedute degli scrutini sono pesanti, giacché sembra non debbano mai finire”.

Gli scrutini di fine anno, infatti, erano iniziati quella mattina e a parte una breve pausa per il pranzo erano durati tutta la giornata. Quando era uscita sotto il porticato si era concessa un momento per respirare a fondo e per scrollarsi la tensione che aveva accumulato durante la giornata, guardando l’orologio si era in conclusione accorta che erano già le sette di sera.

“Hai voglia d’un aperitivo? Credo che te lo sia ampiamente meritato”. Il suo cuore quasi si fermò per l’inatteso invito.

“Sì, perché no, molto volentieri?” – gli rispose lei con una voce che alle sue poco avvezze orecchie risuonò improbabile e incerta.

In seguito s’avviarono fianco a fianco verso una taverna accanto all’istituto, dove scelsero un vino bianco frizzante per accompagnare le loro chiacchiere, che rapidamente divennero più schiette e in aggiunta a ciò decisamente più condite da commenti ameni e scherzosi sui loro colleghi. Quando il suono delle loro parole venne sopraffatto dal rumore degli altri avventori decisero d’alzarsi, dato che s’allontanarono immergendosi nella frescura della sera che nel frattempo era calata sulla città. Il lungo viale alberato era rischiarato a tratti dalla luce dei lampioni, in quanto i rumori della giornata si erano incredibilmente interrotti in un silenzio riparato d’una morbida oscurità. Lei si fermò a respirare l’aria frizzante di quella serata di fine maggio, con gli occhi chiusi per assaporare quel momento di benessere in cui percepiva una corrente d’energia passarle sotto la pelle, poi quando li riaprì avvertì Guido accanto a sé e vide che la stava osservando con la testa reclinata di lato e le labbra schiuse in un sorriso. Il suo sguardo incontrò gli occhi scuri di lui, giacché il tempo si fermò in un istante senza fine, una carezza di vento passò sui loro volti e portò via con sé i pensieri, lei sorrise, lo agguantò sotto braccio e vicini s’incamminarono lungo il viale. I suoi sensi avvertivano argutamente la vicinanza del corpo di Guido, la sua mano appoggiata sul suo braccio percepiva sotto il tessuto leggero della camicia la forma definita dei suoi muscoli, la loro compattezza e il suo seno dai capezzoli gonfi per la frescura serale, premuto dolcemente contro il suo bicipite, poiché ne ricercava il calore.

“Hai freddo?” – le chiese Guido, passandole un braccio attorno alle spalle e attirandola verso di sé.

Lei appoggiò la testa sulla sua spalla e girando il viso verso Guido socchiuse gli occhi aspirando sensualmente il suo profumo, perché una stupenda sensazione di calore l’avvolse mentre immaginava d’allungarsi fino a sfiorare con le labbra il suo collo morbido. Sollevò le palpebre e i loro occhi s’incontrarono, poiché per un istante rimasero fermi ad assaporare quel momento sovraccarico di desiderio, Guido s’avvicinò lentamente, lei avvertì la carezza del suo alito caldo sul suo viso prima che le loro labbra si sfiorassero, mentre un brivido le scese lungo la schiena provocandole contrazioni di piacere e un forte senso d’umidità tra le gambe.

Lei si girò lievemente, per aderire meglio con il suo corpo a quello di Guido, appoggiando una mano sul suo petto e con le dita iniziò ad assaggiare quel primo frammento del suo corpo. Con la bocca s’avvicinò a quella di Guido, giacché la punta della sua lingua percorse il sentiero disegnato dalle sue labbra con lentezza, facendo suo ogni piccolo dettaglio e gustando la loro interna umidità. Scostò quindi la testa per incontrare i suoi occhi, vide le sue iridi scure accese dal desiderio, con la fronte s’appoggiò alla sua guancia bevendo attraverso la sua bocca il suo respiro corto. Con la mano si spostò sul suo torace accarezzandolo, finché le dita trovarono le asole e lentamente liberarono i bottoni, scoprendo lembi di pelle che guardava incantata con la bocca assetata dal desiderio per gustarne il sapore.

Le dita iniziarono a giocare con i suoi peli scuri e s’allargarono a possedere con il loro tatto quel corpo compatto che riempiva le sue fantasie, il respiro divenne sempre più affannoso, mentre il perizoma che le cingeva i fianchi era in quel momento completamente imbevuto della sua libidine. La mano di Guido scivolò lungo la sua schiena magra provocandole un nuovo eccitamento, che frattanto la scosse facendole rabbrividire la pelle e gonfiandole i capezzoli, mentre con l’altra mano le afferrò un fianco e si chinò per baciarla. Il tocco morbido delle sue labbra le annebbiò la vista oscurandole la mente, rendendola conscia soltanto del bisogno fisico di possederlo che la dominava. Piegò la testa di lato e permise alla sua lingua di penetrare nell’oscura umidità della sua bocca, esplorandola, frugandola e confondendone il suo sapore con quello del fumo. La lingua vorace di piacere di Lorenza iniziò a leccare il disegno duro della sua mandibola, con smania succhiò il lobo del suo orecchio strappandogli gemiti di piacere, nel momento in cui le sue braccia serravano più vicino a sé il corpo di lei, che, attraverso il tessuto dei pantaloni sentì la sua erezione e trasse nuovo foga alla sua eccitazione, in seguito con la bocca digradò lungo il collo assaporando ogni frammento di pelle, mentre le dita corsero a sbottonare la camicia e lei poté finalmente accarezzare senza più impedimenti né ostacoli il suo corpo.

Le sue mani godettero di quel contatto rimpianto e sospirato, nel sentire sotto di sé quella pelle liscia, i muscoli tesi, la peluria che diventava più fitta verso il pube, lì dove l’odore del suo sesso era innegabilmente più intenso. Lei s’appropriò di quell’odore con piacere sentendolo scivolare lentamente dentro di sé, farsi sangue nelle sue vene e carne nei suoi muscoli, sollevò lo sguardo per contemplare quel corpo alla luce della luna, mentre gli occhi scuri di Guido la osservavano incantati, intanto che dalla sua fronte alcune gocce di sudore scendevano verso le labbra.

“Sei pericolosa” – le disse, poi la baciò questa volta con dolcezza, accarezzandole il viso.

Più tardi, quella stessa notte, distesa nel suo letto Lorenza ritornò ai momenti vissuti poco prima, per il fatto che una vigorosa vampata si diffuse stampandosi immancabilmente sul suo viso, accorgendosi con pieno stupore di portare dentro di sé una parte fino a quel momento radicalmente inesplorata e drasticamente sconosciuta, ciononostante vissuta in maniera libera e piena, nondimeno fremente e vibrante d’amore, dato che quell’esperienza appena sperimentata era come un vaso vuoto che null’altro chiedeva se non d’essere giustamente e opportunamente riempito con i frutti del desiderio.

Lorenza frattanto, esultante e lieta, sorridendo e sentendosi intimamente gratificata con sé stessa spense la luce, si raggomitolò nella sua posizione preferita e in conclusione s’addormentò.

{Idraulico anno 1999}

 

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IL FIENILE (seguito di SE VUOI) by silverdawn [Vietato ai minori]




IL FIENILE (seguito di SE VUOI) di silverdawn New!
Era già l’estate dopo, giugno. La piscina era stata fatta durante l’inverno, schermata alla meglio, e loro se la godevano, una domenica pomeriggio. Matteo e il dottor Chiaretti sorseggiando una birra, seduti sugli sdrai, quasi all’ombra; le tre monelle nuotando in piscina.
“Sarebbe ora di mettere a posto anche il fienile, vederlo così mi da fastidio. È una bella struttura…”
“Hai ragione, Angelo… cosa pensavi di farci?”
“Ho comprato un canale del satellitare terrestre… potrebbe venir buono per la sede, ma non ho idea di cosa farne.”
“Provo a farti uno studio di fattibilità… mi documento e ti faccio un progetto, le misure le avevo già prese, dovrei ritrovarle.”
“Luca suggeriva di trovare un modo per farne un punto d’incontro letterario, magari dedicato all’erotismo, visto che tira bene…”
“Il fienile? Ottimo, magari facciamo una sala conferenze, dei premi…”
“Lui pensava al canale televisivo… tutto improntato sull’eros ma in maniera diversa dal solito… anche intrattenimento ma… con qualcosa in più!”
“Scusa Angelo… non ti seguo molto.”
“L’idea, caro Matteo, è legata alla tendenza attuale… la gente non si accontenta di leggere, vuole vedere, sentire, partecipare… abbattere tabù.”
“Spiegati meglio… tanto ti sei già fatto mille idee!”
“Non voglio farne un Club Privè, ma l’idea di incontrare i lettori assieme agli scrittori, mi piace… ho ricevuto tante lettere di appassionati. Pensavo anche a far delle trasmissioni da poter mandare in onda. Accogliere qualcuno, avere delle camere, metterli a proprio agio, insomma.”
“Ma come pensavi di attirali qui?”
“Vorrei renderli protagonisti: far in maniera che la televisione sia loro, sfruttare il senso di esibizionismo, diciamo… capire fin dove possono arrivare…”
“Un dibattito col pubblico? Ma quasi tutto sull’erotismo?”
“Esatto… pensavo anche a far intervenire gente del cinema… ho un amico produttore, forse mi aiuta…”
“Non rischia di diventar noioso? Solo parole…”
“Inframezzate da film, film abbastanza buoni, intendo… pare che all’estero ci siano già cose simili… pensavo di lavorare solo con abbonamenti…”
“Hai fatto fare un sondaggio?”
“Ebbene sì, fra i nostri lettori abituali e anche oltre… abbiamo lasciato dei volantini con formulario nei Club, appunto.”
“Da cui risulta che la cosa sia gradita?”
“Pare di sì… durante l’estate penso di cominciare a trasmettere, gratuitamente, regalando abbonamenti attraverso il sito e altre distribuzioni.”
“Allora hai fretta…”
“Molta, Matteo… presenta un progetto qualsiasi, poi faremo variante… in Comune non mi negano quasi nulla, ormai…”
Silvia emerse dall’acqua ai loro piedi, roteò la testa per schizzarli e rise.
“Possibile che non vi riesce di star nudi? Mi fate passare la voglia di uscire dall’acqua! Adesso vengo lì e vi denudo!”
Prima s’avventò su Matteo e poi sul marito, dove rimase anche dopo avergli tolto il costume. Con la sua ormai proverbiale disinvoltura prese a massaggiare la verga del marito mentre lo baciava poi si staccò e andò a baciare la verga direttamente, guardando Matteo negli occhi. Non tardarono neppure Rossana e Monica, però… arrivarono dietro a Matteo senza che lui se ne accorgesse, se ne ritrovò una per lato a rapirli il membro, a guardarsi sorridere, a litigarselo per gioco, saettando le lingue attorno, lasciandole spesso incrociare. Vinse Monica, se lo ingoiò profondo e la guardava. Rossana volse lo sguardo a Chiaretti e alla moglie, sorridendo. Erano ormai abituati ad intrecciare i loro corpi, a vivere con disinvoltura queste effusioni, ma a lei sempre piaceva, poter vedere quanto Silvia amasse il marito, quanto il marito amasse anche Monica e quanto Matteo fosse anche suo, come sempre era stato. Allora Monica se lo tolse di bocca e cominciò a sbatterlo sulla guancia di lei, molto vicina. Rossana si volse, se lo prese fra le labbra mentre Monica ne seguiva il ritmo con la mano. Le mani! Le mani di Matteo erano scese a raccogliere ciò che trovavano: un frutto per lato, grondante d’acqua e di miele… in piscina non avevano solo nuotato! Anche Matteo pensava a come era cambiata la sua vita, col ritorno a Rossana: aveva avuto conferme, conferme importanti… non era il sesso che lo rendeva più felice. Certamente era diventato un turbinio di sesso, ma mai fine a se stesso. Il sesso era vissuto da tutti loro, loro cinque, forse anche altri, come mezzo di espressione dei sentimenti, non come un fine. Aveva visto cambiare anche Monica, che non era mai stata gelosa ma non s’era mai messa neppure alla prova. Ella stessa, adesso, cedeva il suo letto a Rossana, per vederli felici. Alcune volte, presa da tanto ardore, aveva quasi preteso di passar la notte con lui, ma se lui avesse solo accennato a dire di no, se Rossana l’avesse pregata, avrebbe anche dormito sola. L’aveva vista spingere quasi di forza Silvia nella camera di Matteo, solo perché lui aveva troppo guardato quella donna una sera. E al mattino era corsa a svegliarli, lasciando il Chiaretti con Rossana. Aveva voluto assistere all’amplesso del mattino, senza neppure unirsi a loro. L’aveva baciato con ardore mentre lui godeva dell’altra. E se per lui era più facile, vederla posseduta da altri, vederla svenire di passione per merito di uno o anche più, se per lui era sempre stato naturale amarla attraverso l’amore di altri, come aveva amato Rossana trafitta da Dario, come aveva amato altre, in quelle circostanze, si stupiva ogni giorno del fatto che Monica, Rossana e Silvia potessero essere così in sintonia, fra loro e con lui.
Del dottore non si stupiva… lo trovava più normale ma le ragazze, giovani, allevate in un mondo apparentemente monogamo, continuavano a stupirlo.
Rossana l’aveva messa alla prova, aveva sbagliato la prova, l’aveva data ad uno che non l’aveva capita abbastanza… ma Rossana l’aveva superata, la prova, eccome. E non era per il fatto che fosse tornata fra le sue braccia… lei l’aveva superata senza di lui, quella prova. Mandarlo via, farlo uscire dalla sua vita era stata un’altra prova. Che l’avesse fatto nella convinzione che fosse l’unico modo per tranquillizzare Dario, per dirgli – sono qui, rinuncio a tutto ma non ti abbandono -, per lui era chiaro fin da quel giorno in cui la vide far l’amore nel suo letto senza essere coinvolto e nemmeno cacciato. Male, c’era rimasto male, certo… ma aveva capito che per Rossana era importante dare qualcosa in più a Dario. Aveva capito che per Dario era importante che lui si ritirasse, che non esistesse… e lui amava anche Dario. In Monica aveva trovato altro terreno fertile al suo modo d’essere. Nemmeno ricordava come avevano cominciato a parlarne ma, sicuramente, con l’onestà che aveva sempre avuto. Fortuna? Quasi sicuramente sì… non c’era stato altro, fra Rossana e Monica, nemmeno vecchie conoscenze. L’aveva incontrata a casa d’amici, lei l’aveva voluto, lui era piuttosto scettico. Ma non riuscì a fuggire per molto, alcuni giorni dopo passarono la prima notte assieme e sempre lei l’aveva cercato. Lì, nell’intimo donarsi, si capirono quasi del tutto ed anche quello fu un trauma, per Matteo. Non aveva ancora capito se e quando potesse tornare a lui Rossana, se era davvero una storia finita, conclusa. Cosa avrebbe potuto dire a Rossana, cosa avrebbe dovuto farne di Monica? Gli ci vollero diversi giorni per ammettere che questa Monica lo trascinava, gli piaceva, ne era ghiotto. Ghiotto di parole, ghiotto di pensieri, ghiotto di carne, sempre tranquillamente offerta, anche coperta di maglioni e cappotti. La sua sensualità limpida, curiosa, disinibita fin dal primo istante era in perfetto accordo con quella sua intelligenza viva e piena. Potevano far l’amore o parlare di politica, potevano praticare assieme le stanze dell’inferno o visitare una cattedrale, lo facevano con lo stesso entusiasmo e con la stessa passione. Come già lo aveva fatto con Rossana, appunto… guardandosi dietro non trovava altri paragoni… ne aveva conosciute parecchie ma coi loro difettini… ad alcune avrebbe potuto ancora cavare qualcosa, un po’ di passione, magari per un film, un libro… con molte avrebbe, di nascosto, potuto cavare ancora molto sesso… non era quello che cercava. Adesso erano lì, in ginocchio a fianco a lui a litigarsi il suo membro per gioco, ridendo e baciandosi. Quasi più lo stupiva Silvia, conosciuta per anni quasi come moralista; innamorata del marito, intelligente e spiritosa ma quasi distante. Scoprirla amante (moglie, diceva lei) dell’amante del marito, francamente l’aveva quasi spiazzato. Merito di Rossana? Merito di Silvia? Lode a Monica? Ma che importava? Nemmeno Monica che si alza, abbandona la mano di cui tre dita restano all’aria uscendo dalla sua vulva, lo preoccupa. La vede andare da Chiaretti, la vede chiedere il permesso a Silvia con un bacio e la vede infilarsi sull’asta da sola, aiutata dalla moglie di lui. La vede baciarlo, con trasporto, le mani di Angelo impastare i seni e i fianchi, premerla sul suo bacino e la vede, soprattutto, volgersi a lui, sorridere e godere delle sue libertà, delle sue voglie, delle sue smanie, ubriaca di una vita che non è solo quello, ma che coinvolge anche il sesso, con la più naturale follia.
La mano di Matteo, orfana di Monica, raggiunge il volto di Rossana, la carezza col miele dell’altra, ed ella si accorge, lascia il fallo e si succhia le sue dita, sorridendo a Silvia e al dottore. Silvia li raggiunge, si siede su Matteo, strofina la sua vulva spalancata e umida e calda su quella mano di donna, su quel sesso di uomo, quasi sul viso sorridente. Rossana stessa glielo apre, con le dita, la invita a salire, attende l’attimo e l’infila dentro. Così, sempre così, sorridendo della follia altrui, dentro la propria follia; che è come dire grazie, ti amo, vi amo, mi amate… non attende molto, il primo canto di Silvia è la musica che aspettava… si alza, raggiunge gli altri due e aiuta Monica a dichiarare la sua gratitudine al dottore, baciandone il collo, massaggiandole il pube. Un turbinio di tutto, non solo corpi, non solo sessi. Nella completa follia si fondono sorrisi, pensieri, abbandono totale. Li sentiranno, oltre qualche siepe? Non se ne curano… schermature alla vista ne hanno messe ma ai canti, chi li può domare? Ora che un po’ si è ripresa, Monica cede il posto a Rossana, acquattata come un gatto sul lettino si lascia trafiggere da Chiaretti e si gode il sorriso di Matteo, con gli occhi puntati nei suoi. Quasi senza potersene render conto, Matteo si ritrova addosso Monica, la sua Monica… e Silvia? Dov’è finita? Non lontano… altro lettino, da sola, li guarda, si riposa e sorride. Era questo che cercava, Silvia? Ma sì, perché no? Non si tratta solo di un’orgia di corpi, esprime la loro libertà, la loro spontanea voglia di regalare sorrisi, il loro non potersi nascondere dietro una siepe. Silvia era già convinta, prima ancora di averne le prove; era passato quasi un anno, da che si era portata a casa Rossana ma anche prima era come se l’avesse per casa. La cosa che più la colpiva era come aveva fatto prima, a non dirlo mai ad Angelo, a non condividere questa sua energia. Amava il marito, amava Rossana, amava vederli amarsi. E non finiva lì: l’amore che legava Rossana a Matteo la conduceva ad amare Matteo dello stesso amore che egli provava per Monica. E Monica? No, non era solo di Matteo… non era solo di Rossana. D’accordo, c’erano anche situazioni diverse… per ora aveva sperimentato solo il professore e la sua schiava. Per quanto divertenti, per quanto allettanti, non provocavano in lei radiazioni sentimentali; li aveva presi come un gioco, ci si divertiva, ma non la trascinavano nei vortici. Amava vedere e sapere che il marito si cibasse con appetito di quella meraviglia di Veronica; accettava con slancio gli assalti di Umberto ma anche per poter leggere gli occhi del marito, sempre complici, sempre golosi. C’era anche Luca, c’era anche Greta… affetti diversi, amori diversi? Come diceva sempre Rossana… non si poteva classificare, erano come piatti diversi dei quali cibarsi ma non si poteva cercare paragoni. Era inutile. Tornò vicina al marito, aveva compreso che fosse vicino. Fece in maniera che Rossana si ponesse ai suoi piedi, seduta sui talloni; chiamò anche Monica, la fece mettere accanto a Rossana, nella stessa posizione. Poi andò alle spalle di Angelo, infilò la testa sotto la sua ascella e prese il suo membro con entrambe le mani, offrendo il dono alle ancelle lì sotto. Angelo la baciava come poteva, dove arrivava, fra la fronte e l’orecchio. Matteo guardava, delicatamente escluso.
“Non ingoiatene neppure una goccia, mi raccomando! Matteo corri, vieni qui dalla tua Silvia…”
E appena il marito dovette sedersi, fece a Matteo lo stesso gioco. Anche lui dovette presto sedersi ed ella corse a baciare le ancelle, le sue mogli, dividendosi il pasto come spesso facevano, leccandosi i menti, le guance, i sorrisi.

Alcune sere dopo non poterono cenare nude, come al solito…
“Viene mio padre, con un’amica… possiamo mettere il kimono, però… vero Angelo?”
“Immagino di sì ma preferirei che l’accogliessimo così… siete splendide!”
“Va bene… rimandiamo a dopo. Tanto sta arrivando!”
Infatti Corrado Albioni stava parcheggiando in cortile, scese, passò dietro l’auto e aprì lo sportello. Curiosissime, entrambe si affacciarono alla finestra della cucina, cingendosi la vita a vicenda. Immediatamente affascinate si strinsero fra loro: una ragazza giovanissima, dai capelli rossi, ribelli e mossi, lunghi fino al seno; il viso intarsiato di preziose efelidi, le labbra carnose e dischiuse, i grandi occhi verdi non troppo allegri, come cercasse di dominare un impulso interiore. L’abito era semplice, abbastanza scollato senza esagerazioni, lasciava intuire la nudità del seno appena coperto. Quasi senza forme scendeva fin oltre il ginocchio, guarnito di spacchi su entrambe le gambe. Il colore del lino grezzo faceva risaltare la pelle ambrata, cotta dal sole. Il passo elegante, anche sulla ghiaia del cortile, raccontava di tante ore di danza classica, nonostante i tacchi alti dei sandali. Silvia e Rossana gli andarono incontro, non valeva la pena di farli passare in cucina, ma nemmeno dalla porta: Angelo attendeva all’altra finestra, davanti alla porta della sala da pranzo.
“Carissimi, lei è Ludovica, la figlia di una mia carissima amica di cui ricorderai qualcosa, Silvia: sua madre è Annalisa.”
“Me la ricordo bene, la tua Annalisa… mezza irlandese! Ora si spiega bene anche Ludovica… è uno splendore!”
“Ludovica ha un piccolo problema e gradirei ne discutesse con voi… a cena.”
E a cena cominciò ad esporre, quel suo problema… cominciò con discrezione, da molto lontano, raccontando di come la madre avesse conosciuto Corrado, di come da piccola lo vedesse spesso, di come capì molto presto cosa legasse lui alla madre e la madre a lui. Raccontava le confidenze segrete che si facevano, lei e la madre, già quando lei aveva solo dodici anni. Disse da subito di non gradire molto che sua madre non avesse il coraggio di confessare al marito, a suo padre, quel suo avere un amante. La madre tentò di spiegarle che lui non avrebbe gradito, che lei amava molto il marito, che non avrebbe mai sopportato un divorzio, infatti erano ancora sposati, si amavano e lui ancora ignorava la presenza di Corrado. Era un loro piccolo segreto, che quasi le piaceva… ma il problema è che di segreto, lei, Ludovica, ne covava un altro. Le confidenze della madre si erano fatte via via più esplicite, erano ormai anni che le raccontava le sue effusioni con Corrado, diventando sempre più amica della figlia. Ma non la turbava affatto:
“Avevo appena perso la verginità, a sedici anni… con un ragazzo che mi piaceva, che mi amava come io amo lui. Ma il loro amore mi pareva diverso: il mio era acerbo, avevamo giocato un poco anche prima, cercavo di mettere in pratica quel che mamma raccontava del suo… forse non ero brava, non ricordavo abbastanza, non so, mi mancava qualcosa. Più mi guardavo dentro e più mi mancava qualcosa. Nel frattempo continuavo a vedere Corrado, come sempre… andavamo spesso assieme ad incontrarlo. Restavamo magari solo seduti al caffè, oppure io li accompagnavo fin sotto casa di Corrado e tornavo a prender mia mamma più tardi. E ragionavo. Più lo vedevo, più ci pensavo e più lo sentivo dentro… troppo dentro. Decisi di raccontarlo a mia madre, di dirle che mi ero innamorata di Corrado, del suo amante. Avevo paura di ferirla ma dovevo dirglielo. Lei mi stravolse. Ne era orgogliosa… se lui avesse accettato, lei avrebbe facilmente rinunciato a Corrado, per la nostra felicità.”
“Una donna straordinaria! Nemmeno un’ombra di gelosia?”
“Nemmeno un’ombra, Rossana… nemmeno un’ombra. Non ci credevo nemmeno io… provai a ripeterlo, ma lei era sempre della stessa opinione. Tant’è che fu lei a dirlo a Corrado, non io!”
“E la cosa mi pesò non poco… a parte il fatto che già avevo anche Alice, che avessi deciso di sposarla e tutto il resto. Ma una madre che ti dice cose del genere di sua figlia e te le dice mentre… ma non era nemmeno quello: il problema era che Ludovica la conosco da bambina… era come una figlia, per me!”
“Confesso, per la prima volta in tanti anni, che a me… non farebbe mica schifo, far l’amore con te. Ti ho visto spesso con le tue donne, ho girato per casa tua nuda, abbiamo spesso dormito assieme, nudi ed abbracciati… mi verrebbe anche naturale. Ma comprendo il tuo punto di vista!”
“Silvia… con tutto il bene che ti voglio, non ci riuscirei… come non riesco con lei. E son passati anni da che me l’ha detto.”
“Glielo dissi anche io, qualche giorno dopo, senza sapere che mia madre gliene aveva parlato. Dire che rimasi delusa del suo comportamento è poco. Sentire che non mi voleva, che non c’era nulla da fare… era traumatico. Abbozzai, riprovai più volte, cercai di parlarne anche con mia madre presente, che mi aiutava. Non capivo perché non mi volesse. Mi ci volle quasi un anno per accettare il suo punto di vista. Naturalmente spero ancora che si decida a cambiare, il suo punto di vista.”
“Che non cambia, Ludovica… perdonami, è più forte di me. Sei stupenda, lo sai… dentro e fuori, ma nemmeno vederti nuda mi travolge.”
“Lo so, mi ricordo… provai a farti vedere il mio corpo per farti cambiare idea. Avevo diciotto anni, andai a casa sua da sola, approfittai del fatto che era andato a fare il caffè e mi feci trovare nuda. Non diede alcun segno di disagio: prima ero vestita, adesso ero nuda… la stessa cosa.”
“Quello lo ha sempre fatto anche con me… va bene, ho cominciato molto prima e non ho ancora smesso. Ma quasi tutte le sue donne, girano per casa nude… ci è abituato!”
“Io insistevo, lo volevo, lo bramavo… ma non c’era nulla da fare. Gli dicevo che avrei voluto sposarlo, stare sempre con lui, che avrei accettato tutte le sue donne di contorno, che mi sarei piegata ad ogni gioco… e lui cambiava discorso. Poi si fece serio. Mi fece un discorso veramente importante, me lo fece capire. Invece di ferirmi con un rifiuto categorico, mi fece innamorare ancora di più, ma di un amore che non conoscevo; più profondo, forse. Era un amore che diventava più etereo, meno carnale, ma non meno forte. Le sue mani sulla mia pelle erano una dolce carezza che evitava i punti “classici” ma non tutto il resto. Con dolcezza mi sfiorava il ventre, le cosce, le spalle e io rispondevo senza spasmi… mi abituavo al suo modo d’amarmi.”
“Cercavo solo di dirti che non c’è solo quello, dentro di te…”
“Esatto. Da quel giorno molte volte andai a trovarlo e non ebbi mai voglia di stare con lui vestita ma ebbi meno bisogno di diventarne l’amante. Intanto continuai a frequentare il ragazzo che mi aveva resa donna, non altri. Decisi di sposarlo, avevo sempre Corrado a cui confidare tutto. Mia madre sapeva che lo vedevo, che stavo nuda accanto a lui, che lo consideravo un amante completo… il mio fidanzato sapeva che lo vedevo… il resto non lo sapeva ancora.”
“Poi si sposarono e qui nascono alcuni problemi…”
“Sì, il mio problema non è mica Corrado… ormai me lo faccio bastare così. Il mio problema è mio marito…”
“Si è ingelosito? Ha scoperto tutto?”
“No, Silvia… non è geloso… anzi! Prima del matrimonio era anche abbastanza – generoso – nei miei confronti. Non facevamo l’amore spesso, è vero, ma lo facevamo… io mi impegnavo a fargli capire di cosa avevo bisogno e lui… quasi copriva i miei desideri. Non eravamo nemmeno precari: lo facevamo quasi sempre a casa mia, senza che nessuno disturbasse. Andavamo in vacanza assieme e mi pareva abbastanza attento. Adesso è… diverso. Sempre stanco, sempre preso da altre cose, sempre meno attento alle mie esigenze… veloce e banale, per giunta!”
“Così presto? Ma tu sei giovanissima, quanti anni hai?”
“Ne ho ventidue, Angelo. E lui ne ha trentadue. Stiamo assieme da sei anni e siamo sposati da un anno… presto per chiudere bottega! Ma io l’amo!”
“Anche lui ti ama, ne son convinto… ne abbiamo parlato molto, come sai…”
“Io ho sicuramente un’esuberanza sessuale che lui non capisce, posso cercare di contenermi ma… il prezzo è alto.”
“Hai provato a parlarne con lui?”
“Certamente Rossana! Ed è qui che sorge il – problema -! Lui ci ha provato a venirmi incontro, ma non ce la fa… già in viaggio di nozze preferiva lo sport, le danze, il sole. Durante l’ultima discussione mi ha detto di… trovarmene un altro, se ho bisogno. Lui più di così non ce la fa!”
“Si è arrabbiato fino a questo punto?”
“No, Silvia, l’ha detto quasi piangendo, sentendosi in colpa… ma seriamente. Ne abbiamo riparlato, dice che non gli dà alcun fastidio, basta che torni da lui. L’ho fatto parlare con Alice, che torna sempre da Corrado… hanno parlato due ore da soli, senza di noi… io nuda e Corrado in camera, loro in salotto. Quando ci hanno chiamato siamo tornati così. Lui già sapeva che consideravo Corrado il mio amante e che stavo nuda davanti a lui ma non mi ci aveva ancora visto. Corrado mi teneva avvinta a lui, mi carezzava il fianco dall’anca a sotto al seno e lui mi guardava e sorrideva. Mi disse che dovevo assolutamente trovare qualcuno da cui avere di più, che lui mi ama, ma non riesce a darmi ciò di cui ho bisogno. Che spera che io possa perdonare questa sua mancanza. Ma io vorrei lui, ho avuto solo lui…”
“Non vorrai mica che me ne occupi io, per caso?”
“Non pensavo a questo, Angelo. Pensavo solo che qui, qualche giorno, le farebbe bene starci… fra mia figlia, sua moglie e i vostri amici…”
“Sua moglie in che senso?”
“Non ti ha detto nulla, il mio paparino? Rossana è mia moglie, la moglie di mio marito… e non soltanto: abbiamo una fidanzata e un fidanzato, un amante e parecchi amici! Siamo gente allegra, vero?”
Dovettero raccontarle tutta la storia, fin dall’inizio. Poca fra tanti, non s’era nemmeno letta quel libro. S’erano spostati in salotto, Silvia e Rossana si erano tolte gli abiti prima di sedersi, appoggiandoli sul pianoforte. S’erano sedute sul lungo divano, accanto ad Angelo, una per lato. Ludovica e Corrado sul divano a sinistra. Aveva notato la loro tranquillità, aveva notato la mancanza di inibizioni e quella di biancheria, aveva notato i loro baci e le loro mani intrecciate e dopo poco più di dieci minuti le aveva interrotte:
“Scusate… è troppo bello, vedervi lì così disinvolte… posso toglierlo anche io, il mio vestito?”
“Fai pure come se fossimo a casa mia, Ludovica, Vidì, come amo chiamarti io. Penso che faccia solo piacere anche a Paola e Alessandra…”
Ed ella s’alzò, trascinò via nel gesto l’abito chiaro e lo sfilò lentamente dalla testa. Appoggiò l’abito sul pouf in mezzo ai divani e si lasciò un attimo ammirare i seni, abbronzati come il resto del corpo e incastonati di deliziose efelidi anche loro. Ma prima che potesse risedersi:
“Quelle stupende culotte vuoi proprio tenerle addosso?”
“Almeno per il momento, Silvia… mi sento un po’ zuppa. Il divano…”
“Il divano è di pelle buona, Alessandra e Paola ne hanno molta cura… ma ne comprerei anche un altro se te le togli!”
“Dottor Chiaretti… lei mi mette quasi in imbarazzo…”
“Un’altra Rossana no, dai… dammi del tu, almeno tu…”
“Rossana no? Continua a darti del lei? Dopo un anno che sta qui?”
“Signor Corrado, a me piace molto… mi fa sentire strana…mi eccita…”
“Bene, allora… ma ti siedi o le togli?”
“Per ora mi siedo… ma con la voglia di toglierle, lo confesso!”
Ricominciarono a raccontare; Vidì fra le braccia di Corrado stava attentissima, raccogliendo sulla pelle ogni vibrazione delle mani dell’uomo che, come al solito, non toccavano mai i seni, mai il pube ma erano sufficienti a farla sentire amata, desiderata, almeno quanto le mancavano quei tocchi da parte del marito. Non le riusciva di star proprio ferma, leggerissimi movimenti denunciavano un bradisisma interno. Starsene a seno nudo, in pubblico non era cosa nuova, lo dichiarava anche la sua abbronzatura; farsi cullare da Corrado era ormai una cosa nota, anche se era la prima volta che lo faceva davanti a questi che per lei erano estranei. I racconti erano piccanti, ma narrati con tanta disinvoltura da sembrare fiabe, raccolte da qualche strano libro ma fiabe. Cos’era che la travolgeva da dentro? L’essersi affidata a loro affinché le trovassero un amante? Lei l’aveva. Ne voleva davvero un altro? Quelle due ragazze ne avevano… ne avevano troppi? Quelle due ragazze dicevano di amare i loro uomini, come lei diceva di amare i suoi… già, anche lei… ne aveva due. Silvia aveva detto che avrebbe perfino fatto l’amore con suo padre! Lei no! Con suo padre no… col padre di Silvia sì. Quando seppe di Monica trafitta da Angelo sul pouf che aveva davanti, con Matteo che le teneva la mano e Corrado che ne baciava l’altra appena entrato, ebbe la sua folgorazione. Ecco sì!
“Ecco, sì… così lo farei volentieri, con te che mi tieni la mano e mi guardi negli occhi… così ce la posso fare.”
“Non vedo l’ora di fartelo fare… questo riscatterebbe ogni mia cattiveria nei tuoi confronti. Soffro di non poterti far felice, lo sai…”
“Lo so, lo so… adesso scusami, mi alzo… però vi giro la schiena, guardo Corrado…”
Sgusciò quasi dalle sue mani, si erse in piedi, voltò la schiena agli altri tre e, guardando negli occhi il suo amante, si calò le culotte fino a terra, chinandosi a raccogliere il bacio di lui. Bacio casto, sulla bocca, con la sua lingua che correva a leccare le labbra appena dischiuse dell’uomo, senza entrare mai, come sempre. Lo spettacolo non era poi male, visto da dietro. Nel chinarsi le labbra del sesso di Vidì erano rimaste esposte, ne potevano leggere con assoluta certezza il calore, l’umidore, il turgore. Quando si eresse nuovamente, li sbirciò da sopra la spalla, sorridendo. I suoi occhi corsero subito in quelli di Angelo ma poi si sparsero in quelli delle ragazze. Le ci volle ancora un attimo, prima di decidersi a voltarsi, a mostrare il pube. Cosa la frenava? Aveva già mostrato molto più del pube. Il segreto profondo era stato nei loro occhi per tutto il tempo che lei aveva baciato Corrado… e le sembrava un bacio molto lungo. Sempre guardando loro allungò indietro la sua sinistra stringendo con la destra la mano dell’uomo, lanciando piccoli segnali fatti di modeste vibrazioni. E lui prese quella mano da dietro di lei e, lentamente e con grazia, l’aiutò a girarsi, a regalare a loro quel suo pube, quel vello rosso come i capelli, ma di peli più fini, delicati, setosi raccolti sul monte di Venere a formare quasi un indicazione precisa. Più in basso si notavano le labbra rasate, fin oltre la loro giuntura. Anche l’abbronzatura era evidente, adesso; per quanto ridotto portava uno slip e la pelle non era chiarissima come ci si aspetta da una rossa, ma ben più chiara di dove batteva il sole; l’aveva notato anche Silvia, anche da dietro, ma il ridottissimo triangolo in cima al solco delle natiche non le aveva fatto lo stesso effetto. Aveva pensato che, forse, ogni tanto, lo prendesse nuda, il bacio del sole.
Non paga, sedendosi prese la posa di Rossana: accavallò la gamba a quella di Corrado, lasciando immergere gli sguardi nel profondo della sua vulva spalancata, piangente di felicità. Avrebbe avuto un amante, ma il suo amante l’avrebbe accompagnata, tenuta per mano, guardata negli occhi, coccolata, almeno fino a che lei stessa non si fosse abituata ad avere un altro amante. Continuarono a raccontare, tutte le loro strane esperienze, tutto il loro repertorio. Silvia ne approfittò per raccontare anche al padre qualcosa che non gli aveva raccontato prima, senza peraltro sconvolgerlo mai. Rossana, ogni tanto, si arrossava in volto… alla narrazione della marcatura particolare che si era fatta fare dal dottor Chiaretti a Torino, facendosi fare la pipì addosso, delle loro confidenze in merito, della richiesta che ella stessa aveva dovuto fare al dottore, della conseguente marcatura di Silvia e perfino della reciproca marcatura ad urina. Voleva quasi bloccare Silvia, farla smettere… ma il dottore glielo impedì. Ludovica era estasiata. Di certo lei non avrebbe saputo dire certe cose davanti a suo padre… le venne solo da dire:
“Anche io vorrei essere marcata… questo potresti farmelo… non è sesso!”
“Ne parleremo, Vidì, ne parleremo… non mi pare molto lontano, da lì!”
“Con tua figlia hai dormito nudo, l’hai lasciata guardarti far l’amore con le tue amanti, l’hai vista fare l’amore coi suoi… anche io… anche io…”
“Ci proveremo Vidì… stanotte dormi con me, intanto…”
“Nudo, prometti… l’altra volta mi hai fregato! Hai tenuto i boxer!”
“Promesso… tanto anche coi boxer addosso era uguale…”
“Volete dormire qui, così domattina ci raccontate tutto, magari in piscina?”
“Sarebbe una bellissima esperienza… una casa quasi neutrale… magari si sbilancia, il signor Tuttodunpezzo!”
“Puoi scendere anche nudo, Corrado, nessuno si formalizza, qui.”
“Va bene, proviamo anche questa… la camera l’ho già usata, se non ricordo male… con Monica, vero?”
“Stessa camera… vi vengo a svegliare io, domattina presto!”

Si ritrovarono tutti in piscina il mattino dopo, con Paola che serviva la colazione e Alessandra che faceva giocare Lorenzo. Ma Corrado era già vestito e Ludovica non molto contenta. Chiaretti fu l’ultimo ad arrivare, vestito di tutto punto, pronto per l’ufficio.
“Buongiorno! Avete passato una buona nottata?”
“Buona ma non troppo, Angelo… Corrado mi ha permesso di strofinarmi a lui fino a… ma non ha collaborato.”
“Pensa… stamattina entrando ho avuto una visione spettacolare: mio padre steso sul letto, evidentemente eccitato e lei a cavallo di una sua gamba che strusciava il bocciolo avanti e indietro, guardandolo negli occhi. Ho dovuto sedermi sul letto per aver diritto ad uno sguardo. È splendida mentre viene… non capisco come fai a resistere!”
“Non è la prima volta che la vedo far da sola quello che dovrei farle fare io… è una tortura, ma non posso. Stavolta ho quasi ecceduto… le carezzavo l’interno della coscia… sono gran bei regali, ma non posso fare altro.”
“Sarà… secondo me, prima o poi succede, signor Albini… questione di tempo. Io me la mangerei anche stamattina, la sua Vidì…”
“Perdonami Rossana ma… non credo lo gradirei… non ho mai provato ma non mi attirano le ragazze.”
“Anche io ne ero convinta, sai… mi son data a Rossana per riavere mio marito, ricordi? Poi mi sono innamorata, di lei… prima ancora di sapere…”
“Chissà cosa direbbe mio marito, se mi portassi a casa una moglie!”
“Probabilmente ti lascerebbe con lei per andare a giocare a squash…”
“Temo di sì, Corrado. Ho l’impressione che sia proprio allergico…”
“Nemmeno facendogli quello che hai fatto a Corrado stamattina?”
“Macché… mi ha fatto smettere almeno tre volte!”
“Non è che… per caso… abbia gusti diversi, no?”
“Non credo nemmeno quello… ho cercato di capire ma giura di no! Io sono molto contenta lo stesso, anche se Corrado non mi ha voluta nemmeno stanotte… ho potuto dormire con lui nuda, con lui nudo e mi son fatta venire almeno tre volte. Sono qui stamattina nuda e sorridente a parlare con voi di come mi masturbo… come inizio non è male, direi promettente!”
“Papà, portala qui sabato sera, ci organizziamo per accoglierla… entro domenica sera la trasformiamo! Se vi fermate fino a lunedì mattina diventa un alieno, vedrai!”
“Sabato sera è perfetto… mio marito deve andare ad un torneo di golf e non ne ho voglia di seguirlo. Partirà venerdì sera.”
“Anche Alice fugge, venerdì sera… dormirai con me, passeremo il sabato assieme e poi arriveremo qua… Rossana ha la libreria aperta, sabato pomeriggio, magari andiamo a trovarla e ti regalo il libro che parla di lei…”
“Bel fine settimana che mi aspetta!”

 

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