Granny – 3 – by ruben [Vietato ai minori]




– Dio mio, Elena, ti vedo sconvolta. Cosa ti è accaduto.
– Zitta, Silvia, non voglio farlo sapere.
– Ma dimmi.
– Aspetta, bevo prima, ecco. Avevo chiamato l’ascensore e quando è arrivato giù c’era già quel ragazzo dentro.
– Silvia, non dirlo a nessuno, mi faresti morire di vergogna. E’ quel bel ragazzo che abita in piano sotto di noi.
– Ah, e allora?
– Allora sono salita, lui ha premuto il bottone ma non per il suo piano o il nostro, ha premuto il 6, il terrazzo. Io non me ne ero accorta e quando si è fermato credevo di essere al quinto,m sono scesa, lui mi è venuti dietro e dientro mi ha preso i seni in mano e mi ha baciato sul collo-
– Ma che dici?
– Aspetta. Poi mi ha spinto contro il muro, mi pressava col suo corpo, mi ha alzato il vestito e…..
– ….e?
– Mi ha messo il suo cazo tra le cosce, sotto le mutandine e mi chiavava.
– Ma sarà impazzito. E poi?
– Beh, lo spingeva sotto e lo sentiivo sul clito attraversola stoffa. Mi è venuto tra le cosce.
– Elena , e tu?
– Silvia, ero confusa ,stordita ed…eccitata. Lui mi ha portato in ascensore e prima che si chiudessero le porte mi ha detto…..
– Cosa?
– Ha detto così: rassegnati, ti devo chiavare.
– Elena ma quello ha 18 anni e tu 65 e sei un donnone, ma….
– Non lo so. Ma sai…a sentire il suo cazzo giovane tra le mie cosce…glielo avrei fatto fare… ed anche tu. credo.

Il giorno dopo Silvia lo incontrò per strada. Lui la guardava intensamente e lei gli fece un cenno e lo chiamò.
– Vuoi dirmi qualcosa, giovanotto?
-. Come sta la sua amica?
– Prima la sconvolgi e poi ti preoccupi per lei? lo sai che potevi essere denunciato? Beh, sta bene.
– Le dica che voglio incontrarla, mi faccia sapere come.
– Ma tu cosa vuoi da lei giovanotto? E’ una donna molto anziana e tu dorvresti rincorrere ragazzine.
– Ognuno rincorre quello che desidera.
– E tu la desideri? Nonostante la differenza di età?
– E’ un peccato desiderare una donna libera? e poi quella differenza ieri non l’ho vista.

– Elena, quello è determinato a farti. Gli piaci ed io non capisco perché.
– Dovrei dispiacermene ? mi lusinga che un bel ragazzo giovanissimo mi desideri. Silvia, io vorrei farglielo fare così si toglie il capriccio e stiamo più tranquille.
– E come vuoi fare?
– Se lo incontro gli dico di salire a noi. Mi lasci la casa, Silvia. DAi fammelo fare. Alla nostra età nessuno più ci vuole e lui si.
– Non ti lascio sola con lui, può essere pericoloso. Starò nella mia stanza e tu fingerai di essre sola. Lo farai sul serio?
– Si, voglio farmelo mettere da lui e voglio che abbia piacere nel mio corpo.
Elena era una donna molto grossa. Alta quasi un metro e ottanta, 90 chili, capelli bianchi-argentati, gradi seni, coscioni enormi e grande culo. Silvi era magra, piccola di statura, bruna tinta. Sembrava non avere seno ma aveva un bel sorriso naturale. Elena era vedova, Silvia zitella che aveva avuto un amante. Vivevano negli agi, avevano denaro e proprietà. Erano amiche e quasi parenti. Elena aveva chiesto a Silvia di venire a vivere da lei per farsi compagnia. Erano vanitose, curate, eleganti, nonostante Elena avesse 65 anni e Silvia 68. Elena aveva nostalgia degli uomini, le mancavano i rapporti di sesso; Silvia forse sentiva la mancanza di sesso più intensamente ma non la manifestava; si masturbava tuti i giorni nella sua camera vedendo filmini al computer. Il ragazzo piaceva anche a lei, il suo portamento giovane ed energico la eccitava, ma non confidava nulla all’amica. Se fosse stata lei al suo posto, pensava “mi sarei subito tolte le mutandine per farlo entrare”.
Fu Silviaadincontralo di nuovo: lui lasalutò con un gesto della mano e lei lo chiamò con un cenno.
– Come sta la sua amica?
– E’ sola adesso a casa. Tu vuoi vederla?
– Posso venire stasera a vederla?
– Si vieni. Io è come se non ci fossi.
Più chiaro di così, pensò, avrei dovuto dirgli “vieni a chiavarla”.

Elena si era preparata. Si era depilata la fica e le ascelle, Silvia le aveva accorciato i capelli perchè sapeva che agli uomini piacevano capelli cortissimi che davano un vago senso di omosessualità. Le disse di non indossare pantaloni o gonne strette e di non mettere reggiseno e mutandine per facilitare a lui il lavoro. Quando lui bussò, Silvia andò in silenzio in camera sua ed Elena andò ad aprire. Non ebbe il tempo di dire nulla perchè lui la prese di forza e la baciò in bocca in manier alasciva. Elena gli cedetta subito.
– Mi sono rassegnata – gli sussurrò.- mentre lui le infilava la mano nel vestito e le cercava i capezzoli.
Ciò che Elena non si aspettava è che il ragazzo la mise sul letto vestita, le sollevò la veste e vide la grande fica depilata, le aprì le cosce e cominciò a leccarla con una passione fortissima. Le succhiava le piccole labbra facendola gemere, le mordicchiava il clit e le grandi labbta. Elena si bagnava come una ragazza, lo voleva dentro e gli disse:
– Non è questo che mi avevi detto. – e lui la penetrò, la chiavò con violenza finchè non la sentì gemere ed ansimare per lì’orgasmo. Allora, con pochi colpi decisi le venne nella fica, la baciò ancora in bocca, le passò una mano sui grandi seni e sui capezzoli e se ne andò.

– Ti ho sentita gemere, Elena. TIu ha fatto venire?
– Ah, Silvia, che maschietto, che torello. che bello. Sono tutta emozionata.
– Tornerà – chiese Silvia
– Non lo so, ma credo di si. Ha avuto molto piacere da me.

Elena lo incontrò di nuovo in ascensore. Fingevano di non conoscersi e lei gli sussurò:
– Quando?
– Se mi vuoi, oggi.
Quella volta Silvia si mise dietro la porta; ascoltava e ogni tanto si insalivava il medio e lo passava sul clito mettendosi la mano nel vestito. quella cosa era bellissima, invidiava Elena. Se a quel ragazzoi piacevano le donne in età-, perchè non anche lei?
Si marutbo due volte nella notta mentre pensava il suo piano. Elena doveva andare qualche giorno dalla sorella, tre o quattro, e saebbe stato allore che lei avrebbe tentato di attirare il ragazzo. Elena partì la mattina presto.Silvia andò a comprare qualcosa ma badò che fosse la stessa ora nella quale aveva incontrato due volte il ragazzo. E infatti lo vide e gli fece un cenno.
– Sei rimasta sola in casa? – gli chiese lui
– Si, Elena non c’è. Tu vuoi venire lo stesso?
– Si certo, se tu cuoi che venga.
Silvia si era ritoccata la fica depilata, siera profumata ed aveva indossato un vestito leggero nero soto il quale era nuda.
Quando il ragazzo entrò, lei chiuse la porta e gli chiese:
– Sei venuto per chiavare? con me?
Non ebbe risposta. Il ragazzo la poressò contro il muro, le alzò il vestito e si aprì la patta. E allora lei si girò con la faccia verso il muro, lo voleva da dietro. Lui la penetro e ebbe un sopriro.
– Dio, Silvia, che fica stretta che hai, devo fare forza per entrarti.
-Fallo entrere tutto – disse lei – e chiavami forte. Comicia, poi andiamo sul letto. Ma il ragazzo no la lasciò; continuò a chiavarla con violenza tenendola per i fianchi e dicendole di spingere di più il culo indietro. Quando lei sentì lo sperma caldo del ragazzo colarle sulle cosce ebbe una emozione fortissima. lo portò in bagno, gli lavò il cazzo e poi si tolse il vestito macchiato di perma e si mise nuda sul bidè davanti al ragazzo.
– Accidenti – disse lui – sei ancora così bella?
– Si, e tu puoi farmi e farti fare tutto quello che vuoi con me, voglio il tuo piacere.
– Ti avrei anche inculata prima, hai un bel culetto.
– Ascolta, stasera dico a casa che resto fuori, scendo e poi risalgo da te. Voglio chiavarti una intera notte. Però sai che ti inculo, vero? Voglio tutto.

Silkvia non cenò, voleva avere l’intestino libero. Poi si fece il clisterino e si liberò del tutto; infine prese un clister grande di vetro, di tipo antico, lo riempì con acqua e sale se la fece etrare tutta nel corpo, Voleva dargli un culo freso al ragazzo, farlo godere molto.
Lui non bussò, lei gli aveva detto che avrebbe trovato la porta accostata. Entrò e richiuse. E rovò lei che lo prese per le guance e lo baciava in bocca.
– Voglio vedere quanto sei bravo.
– Silvia, fanmmi venire subito in modo che la seconda sia lunghissima, capisci?
Lo spogliò, lo distese sulletto e cominciò a fargli un pompino appassionato.
– Chiedimi tutto, libera la tua fantasia. Facciamo tutto ciò che ti viene il desiderio di fare.
(continua)

 

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George e Romina by Key Seven [Vietato ai minori]




Uscivo con Romina da quasi un anno. Lei è una ragazza stupenda. Diciannove anni, alta un metro e settanta circa, capelli biondi lunghi, gambe perfette e un paio di cosce ben tornite che mette sempre in mostra indossando vertiginose minigonne e tacchi a spillo che la fanno ancheggiare in modo molto sensuale.
Insomma, oltre ad essere una bella fica, le piace mostrarsi.
Una vera esibizionista.
Anche a letto era davvero calda. Mi concesse il culo senza problemi ed era sempre pronta a spompinarmi e a farsi fottere ogni volta che se ne presentava l’occasione.
Insomma era la ragazza perfetta così decidemmo che era giusto sposarci e vivere insieme.

Così andammo a trovare il Sindaco del suo paese per fissare la data del matrimonio civile al più presto.

Per andare a parlare con lui, Romina indossò la solita minigonna vertiginosa con sandali aperti con tacchi alti 12, mentre le unghie di mani e piedi erano ben laccate di rosso vivo.

Il sindaco era un uomo di mezza età ancora giovanile anche se pelato e con un linguaggio molto sciolto e suadente, e subito mi sembrò un uomo di mondo e molto navigato. Mentre si parlava dei documenti che dovevamo procurare, lui rivolgeva continui sguardi verso Romina, specie sulle sue lunghe cosce nude che lei esibiva accavallate. A poco a poco i suoi sguardi si facevano sempre più insistenti, sino a diventare molto pesanti.
Io, nel notare quelle attenzioni sulla mia fidanzata, incominciai ad eccitarmi soprattutto quando vidi che Romina, non solo mostrava di gradire quegli sguardi, ma addirittura li provocava con continui maliziosi accavallamenti.
Ad un certo momento il sindaco era così vistosamente eccitato che gli occhi gli brillavano e il colore del suo viso si era fatto abbastanza roseo.
Dopo aver fissato il giorno per portargli i documenti, il sindaco ci congedò con un abbraccio, che fu molto caloroso anche troppo.
La forte eccitazione che mi dominava mi accompagnò lungo tutto il viaggio di ritorno, durante il quale, per calmarmi, chiesi un pompino alla mia fidanzata.
Anche lei doveva essere arrapata perchè subito si tuffò a succhiarlo avida e alla fine mi obbligò ad accostare la macchina in un boschetto e senza pensarci due volte si mise a pecorina distesa sul cofano e mi chiese di fotterla all’impiedi.
“Pensi al sindaco?” le chiesi mentre la scopavo a tutta forza.
“Si -annuì lei- hai visto che trave aveva sotto ai pantaloni?”.
“Ho visto si” annuìì sentendomelo venire ancor più duro.
Tutto questo parlare dell’uccello del nostro sindaco mi favorì inspiegabilmente la sborrata. Ero così eccitato che Romina continuò a colare sperma lungo le gambe per tutto il viaggio. “Ma quanta me ne ha spruzzata dentro” chiese.
“Tutta quella che avevo tesoro mio” risi io.

Qualche giorno dopo portammo i documenti al sindaco e lui ci accolse con maggiore entusiasmo di prima, ci fece accomodare sul divano in una saletta privata e disinvolto e spudorato, sedette di fronte alla Romina proprio da dove poteva sbirciarle meglio le gambe.
Lei indossava una minigonna più aderente e vertiginosa, calze velate autoreggenti, e accavallando le gambe rimanevano vistosamente scoperte le parti delle cosce al di sopra del lembo delle calze, in più, io sapevo, quel giorno non aveva messo né slip ne perizoma.
Poco dopo il sindaco se ne dovette accorgere perchè smise di parlare e la fissò più in profondità.
Ora lei aveva aperto di molto le gambe e lasciava che lui guardasse tutto.
Anche a me stava venendo duro chiedendomi fin dove l’uomo avrebbe osato provarci.
A un certo punto iniziò a sfregarsi la mano all’altezza del cazzo che ora era gonfio e gli faceva un enorme bozzo sui pantaloni.
Di fronte a quella visione, pure io visibilmente eccitato mi toccavo continuamente il cazzo da sopra la patta come per sistemarlo meglio.
Quando l’aria era ormai troppo elettrizzata, il sindaco ci disse che era necessario un altro incontro prima della celebrazione del matrimonio per definire il resto e. dicendoci che si sarebbe fatto sentire lui quanto prima, ci salutò con abbracci che, questa volta, furono molto vigorosi. Tanto che riuscì ad infilare una mano sotto alla gonna di Romina palpandole la coscia.
Appena usciti dalla stanzetta fui troppo curioso e tornato indietro sbirciai dalla serratura e lo vidi intento a farsi una sega. Peccato che mi desse le spalle. Potevo vedere si il gesto ma purtroppo non quel cazzo enorme che tanto mi incuriosiva.
Quando lo raccontai a Romina la eccitò così tanto che si fece un grilletto mentre guidavo e arrivati a casa insistette perchè la prendessi a pecorina infilandoglielo nel culo mentre lei si masturbava la fica con una grossa zucchina.
L’ indomani mattina il sindaco mi telefonò e con una scusa mi disse di andarlo a trovare di pomeriggio sul tardi per chiarire alcune cose molto importanti.
Quando arrivai era solo.
Appena mi vide lessi in faccia tutta la sua delusione per l’assenza di Romina.
Il sindaco mi fece accomodare nella solita saletta fingendo di dover parlare degli addobbi floreali per il matrimonio ma era chiaro che si trattava solo di una scusa.. Poi aggiunse anche che forse per quelle cose sarebbe stata meglio la presenza di Romina
Gli risposi che non l’avevo portata con me perché era impegnata a fare un lavoro a casa, ma che capivo benissimo il suo dispiacere giacché avevo notato con quale insistenza lui aveva guardato nei precedenti incontri la mia fidanzata.
Lui arrossì ma poi mi confessò “Sì, l’ho guardata con insistenza perché è una gran bella ragazza e mi piacerebbe parlare con te di lei in modo molto franco, se sei d’accordo”.
“Non c’è nessun problema! Io sono di mentalità molto aperta e molto moderna, e mi piace colloquiare con le persone colte in modo franco e libero”.
“Bene, proprio questo speravo da te! Allora, ho notato che la tua fidanzata è una gran bella cavalla esibizionista e che a te fa molto piacere che gli altri la guardino?”
“Sì, è vero, e in tali occasioni mi eccito molto, come lei ha potuto constatare, ma anche lei era molto eccitato, si toccava continuamente come mi toccavo io”.
“Sì, non l’ho potuta nascondere l’eccitazione che mi pervadeva, e dire che sono abituato a guardare le belle fiche, ma una fica straordinaria come la tua fidanzata non l’avevo ancora vista. dimmi: già te la scopi, vero?”
“Ma certo! Come fa un uomo a resistere accanto ad una cavalla simile!”.
“Hai ragione, non è umanamente possibile! Ma la cavalla ha avuto altri fidanzati prima di te? Tu l’hai trovata vergine? Parlami con franchezza di linguaggio come hai promesso di parlare”.
“Sì, ha avuto diversi fidanzati prima di me e mi ha confessato che ha fatto l’amore con tutti loro. Infatti l’ho trovata abbastanza aperta sia davanti che dietro”.
“Vuoi dire che l’hai trovata già sfondata sia in fica che in culo?”
“Sì, proprio così. Romina ha preso cazzi grossi e lunghi che l’hanno trapanata con vigore, scassandole la fica e allargandole il buco del culo senza ritegno”.
“Certo, è proprio così, non può essere diversamente! e.. la bocca e.. la lingua le sa usare bene? Dimmi nei minimi particolari come le usa, la cavalla”.
A questo punto notai che il sindaco parlava con voce roca per la grande eccitazione che lo pervadeva e che si stava masturbando con la mano in tasca. Io ne fui molto contento in quanto mi sentivo spinto a usare un linguaggio più libero e forte per farlo eccitare ancora di più così mi tirai fuori il cazzo durissimo e incominciai a masturbarmi lentamente.
Lui sgranò gli occhi quando vide come lo avevo enorme “Certo che anche se era sfondata con quella mazza non ti avrà dato a patirne”.
“Le piace?”.
“O siii è davvero grosso ma dimmi di lei ti prego”.
“Se vedesse Romina è una grande spompinatrice. Sa fare pompini con l’ingoio di tutto lo sperma che le si riversa in bocca, sa leccare divinamente il cazzo e le palle, e quando ingoia lo sperma, il cazzo se lo fa arrivare sino in gola”.
Mentre dicevo queste cose,il sindaco calò a sua volta i pantaloni mostrando in tutta la sua possenza il cazzo piuttosto grosso e biascicando sottovoce parole come “troia, puttana, vacca” era infoiato e voglioso.
Allora, mi disse: “Vieni da me”.
Subito impugnò il mio cazzo e mi mise il suo nella mano avviandola per continuargli la sega. Il suo cazzo era veramente bello grosso “Pensa che bello infilarle insieme queste due verghe”.
Mentre mi diceva queste parole, la mia libidine si fece incontenibile e facevo fatica a trattenermi dallo sborrare.

Ci stavamo masturbando a vicenda quando con l’altra mano mi abbassò con forza la testa sul suo cazzo e me lo infilò forzatamente in bocca. Me lo stantuffò un paio di volte dentro e subito mi scaricò in bocca un fiume di sperma che, tenendomi ferma la testa, mi fece ingoiare per forza fino all’ultima goccia. Poi anche lui avvicinò la sua bocca al mio cazzo, mi leccò l’asta e le palle con molta bravura e dedizione e, quando gli sborrai dentro, lui ingoiò golosamente tutto lo sperma che gli scaricai.
Poi mi fissò basito. “Ma come è ancora duro….?”
“Si caro a me una non basta…” gli spiegai.
“A ma dai bella fortuna” disse soppesandosi il suo ormai molle.
“Vuoi un’altra sega?” chiese.
“No ma visto che sei già mezzo nudo…. Se ti chini…”.
“A porcone!” mormorò ma stava già obbedendo.
In pochi minuti era a novanta sulla scrivania e me lo stavo inculando a tutta forza. “Godi porco godi…..”.
“O si…. Ummmm che bello come mi piace nel culo” sussurrava mentre si segava a tutta forza.
Afferrato secco per i fianchi pompavo come un cavallo da monta. Gli stavo spanando il culo giù fino all’intestino”.
“Godooooooo” ululai mentre gli venivo in culo.
“Siiiii” gemette lui e si sborrò in mano.
Fu in quel momento che sentimmo una chiave girare nella serratura, la porta si aprì e apparve un ragazzino magro e biondo che ci fissò basito.
“O signor sindaco chiedo scusa”. Arrossì
“Ma tu oggi non eri in congedo” chiese il sindaco ancora col cazzo in mano.
“Mi scusi avevo lasciato dei documenti che mi servivano. Non volevo disturbarla”.
“Fa nulla. Comunque lui è George e quello è il suo pisello. Visto che roba?”.
“Ummmm” mugugnò Alberto il segretario.
“Come segretario non è il massimo ma fa dei pompini da dio. Vero Alberto?”.
“O si Sindaco come vuole lei…” rispose ossequioso il ragazzo.
E, prima che avesse ad aggiungere altro mi stavo già facendo lustrare la cappella dal biondino mentre il Sindaco si faceva una sega.
Conclusi venendogli in bocca e rimarcando che la prossima volta mi avrebbe dato il culo ci salutammo….
Restando d’accordo che il sabato successivo saremmo stati soli e gli avrei portato Romina per la tripletta….

 

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Con tutta la famiglia… parte 3 La Zia by Key Seven [Vietato ai minori]




1
Ero in viaggio con mia nonna verso il mare dove ci aspettava mia zia Samantha, sorella di papà.
Era una tradizione andare da lei ogni estate anche se quest’anno nonna ed io avevamo un segreto in più da nascondere visto che avevamo iniziato a scopare come ricci.
Nonna ovviamnete si era già raccomandata più volte su quanto dovessimo fare attenzione, su quanto dovessimo stare attenti alla zia che avrebbe potuto rovinare i nostri piani.
“Dicrezione. La parola d’ordine è discrezione” aveva ripetuto più volte.
Io pur di avere ogni notte la sua figa e il suo culo avrei accettato qualunque cosa. Anche di farmi tre docce gelate al giorno.

Appena arrivati, sorpresa, trovammo la nuova, grande piscina che la zia aveva fatto installare di recente.
Era di quelle che si montano e smontano, non il massimo, ma comunque bella grande, penso almeno 5 metri per tre.
Dentro c’era proprio la zia che galleggiava beata con gli occhiali da sole…
“Mamma, John… Finalmente”.
“Ciao cara” disse asciutta mia nonna.
“Che dite vi piace?”.
“Mo…. Molto…. Beeellaaa” belai io come una capra. In effetti oltre allo stupore per la piscina c’era quello per le tettone di Samantha che facendo il bagno senza il pezzo di sopra mostrava tutto lo splendore della sua settima. Due pere da paura che avevo spiato spesso in spiaggia anche se contratte dentro al costume da bagno.
Ora libere di galleggiare erano uno splendore vero!
“Che aspettate buttatevi dentro che facciamo il bagno. Dai che vi rinfrescate”.
“Dacci il tempo di mettere il costume” disse la nonna.

Appena varcata la soglia nonna mi mise una mano sui pantaloni di tela, mi afferrò il pisello con forza quasi a farmi male e neanche fosse una maniglia mi tirò veloce verso il bagno. Entrammo e chiuse la porta.
“Scommetto che appena hai visto quelle tettone ti è venuto duro vero?”.
“Nonna bhe io…”
Mi aveva già afferrato il lembo dei pantaloni e con un colpo secco me li calò fino alle caviglie. “Eccolo qua bello duro… A porcone. Ti ha fatto venire voglia di scopare la troia vero?”.
“Ummm nonna” gemetti mentre lei si sedava sulla tazza del cesso per averlo giusto ad altezza bocca.
Senza esitare mi afferrò il cazzo e se lo infilò in gola iniziando a succhiare come una pazza.
“O nonna non volevo offenderti. Scusa se ho guardato le tette a zia. Scusami”.
Lei si alzò in piedi “ma che scusa ma non hai capito che ho voglia anche io… Pensavo di tenere duro fino a stasera ma non resisto. Forza dammelo adesso” e mentre lo diceva si poggiava con le mani sull’asse del bagno e arcuata in avanti mi porgeva il culo e la figa.
La nonna si mise due dita fra le gambe, allargò un po’ la vulva e disse “Dammelo….”.
“O si nonna…. tutto” e con un colpo secco la penetrai fino ai coglioni.
Presi a fotterla a tutta forza aggrappato saldo ai suoi fianchi properosi. Sembravo un Black and Deker…. “O si…. O si come è bello duro…. Ummmm dai amore di nonna che starera ti do anche il culo…”oooo si nonna…. Si voglio incularti tutta siiii”.
“Dai spingi che vengo…. ecco si…. vengooooo”.
Io aumentavo il ritmo conscio di dovermi sbrigare ma onestamnete non sono uno da sveltina e via… Il mio attrezzo ha bisogno dei suoi tempi…”.
“dai forza…. ancora, fammi venire ancora…. “.
Fu a quel punto che ci accorgemmo che non avevamo chiuso la porta a chiave (anche perchè non c’era alcuna chiave), fu a quel punto che zia Samantha aprì la porta. Era completamnete nuda, ci guardava e batteva ironicamnete le mani “E brava mamma. Certo che sei proprio un bel troione”.
“Samantha ma scusa vai di la dacci un po di privacy” disse la nonna.
“A troiona vuoi pure la privacy quando scopi tuo nipote. Brava”…..

“Aspetta un po’ tu. Ossignore benedetto che trave! E chi se lo immaginava che il nipotino avesse tanti argomenti fra le gambe”.
Io ero paralizzato. Nonna ancora appoggiata a novanta sul cesso con la testa voltata ci guardava. Zia Samantha come nulla fosse me lo prese in mano.
Iniziò a farmi una sega.
“Patti chiari mamma. Qui ce n’è per tutte e due su questo non si discute”.
La nonna sorrise e annui “Ma si, ma si credo anzi che a lui di scoparci tutte e due non dispiaccia per niente…. Vero caro?”.
Io annuii… “Si nonna”.
“Almeno quest’anno non dovremo limitarci ai soliti sessantanove mammina cara”.
Solo a sentire quel discorso il cazzo si alzò come un missile nasa in decollo “Vi fate i sessantanove?”.
“Tua zia è un po bisex” annuì nonna.
“E pure la tua nonna non scherza caro” ribattè la zia che ora mi segava a tutta velocità.
Io le afferrai le tettone sode una per mano “Posso?”.
“Sono tutte tue caro”.
Nonna si scostò e fece per uscire dal bagno tenendosi una mano sulla fica per non colare la sborra con cui l’avevo riempita “Vado di sopra a fare la doccia e vi lascio soli a fare amicizia…. Credo proprio che quest’estate non ci annoieremo vero pisellone mio?”.
“Pisellone nostro mammina cara” precisò subito Samantha e tanto per non essere da meno si gettò in ginocchio, se lo infilò ben bene nel solco fra i seni e lo prese in bocca….

 

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