Omaggio esclusivo per noi




Per te, per questa serata così singolare e speciale, mi trasformerò in un’accattivante, fatale e pericolosa donna, niente abiti da bancarelle dell’usato, ma con gli occhiali e i capelli scrupolosamente raccolti. Pensa, che tollererò addirittura il disagio delle lenti a contatto che mi fanno apparire leggermente strabica, donandomi uno sguardo da letto come l’ha abilmente precisato e puntualizzato in precedenza qualcuno. In questo modo, appena arrivata a casa dal lavoro, mi spoglio e inizio il cerimoniale magico e preparatorio per un appuntamento che aspetto da qualche tempo, in quanto da lungo tempo mi stimola e mi stuzzica.

Io voglio sbalordirti e sorprenderti, perché ci riuscirò, visto che saprò accenderti e stuzzicarti come nessuna mai ha fatto finora. Inizio con una doccia tiepida lunga e rilassante, usando un sapone morbido, però poco profumato. Io detergo e dopo tampono comodamente l’epidermide con garbo, poi mi spando sul dorso d’una mano il mio impareggiabile balsamo dal profumo di gelsomino, direi più che ideale per la situazione, in quanto ha il profumo del capriccio, del peccato e del vizio. Nel momento in cui me lo cospargo accuratamente su tutto il corpo, io penso sentitamente a te, coinvolgendomi, immaginandomi in tal modo che siano le sue mani ad accarezzarmi la pelle mentre ripeto il suo nome, Enea per l’appunto, per tutto il tempo necessario all’operazione.

In seguito, seduta sulla poltroncina di fronte al grande specchio aspetto qualche minuto per dare il tempo alla mia epidermide d’eccitarsi con quell’odore che ha il profumo d’una camera nuziale proibita e intanto osservo la mia immagine: la magia della procedura preparatoria all’incontro amoroso sta funzionando, io devo proseguire. Dopo essermi rapidamente sciacquata con una leggera doccia fredda, mi massaggio con il latte idratante della stessa fragranza. Al momento il mio corpo è profumato e splendente, l’epidermide sembra di seta, mi passo una mano sul ventre e penso a te: una fitta di piacere mi colpisce improvvisa, perché l’ambizione e l’aspirazione che cerco d’attribuirmi da parecchie occasioni nel plasma, accorperà e unirà alla fragranza del gelsomino quello d’una donna chiaramente euforica e infervorata, visto che quest’aspetto non potrai pertanto ignorarlo.

Io medito attentamente al vestito che indosserò, allora dispongo che stasera sarò allettante e tentatrice, indubbiamente mala femmina quel tanto da elargirmi un’apparenza accortamente e sagacemente dissoluta, licenziosa e sfrenata. Per quell’occasione seleziono un vestito dalla tinta rossiccia con un’ampia separazione sulla schiena in quanto è attillato e assai stringato, seguiti dal tanga della stessa gradazione di colore, sul quale appare e spicca una piccola farfalla paragonabile a una chiazza di plasma sull’epidermide, dato che sarà lei la notizia e la rivelazione dell’evento. Quando esco fuori dal vestito, in equilibrio su d’un paio di sandali dal tacco alto e sottile per squadrarmi nel grande specchio, così lunga, rossa e scollata, mi piaccio tanto da baciarmi passionalmente attraverso il cristallo.

Alla fine con il trucco leggero, peraltro in evidenza solamente sulle labbra dal colore rosso e i capelli voluminosi ricci e sciolti in libertà, mi sento perfetta. Il locale dove abbiamo l’appuntamento l’ho scelto io, siccome lo conosco molto bene; si trova appena fuori dalla città, è raccolto, intimo, le luci sono discrete, i clienti sono scelti con premura, mentre il padrone un francese di nome Bernard è un uomo di mezza età, molto affabile e cortese che ha tutta la mia simpatia. Aspetto a intrufolarmi, giacché mi trattengo un istante a sbirciare dal loggiato, ben nascosta tra due grandi arbusti se per combinazione sei già sopraggiunto: io presumo che ti distinguerò, sarai come normalmente m’aspettavo? Ti andrò a genio? Perché noi, fino a ora, siamo stati a vicenda solamente accuse, insinuazioni e malignità, eppure devo ricredermi, dal momento che ti riconosco subito, in quanto sei accurato, con il profilo netto e sobrio, concentrato a parlare con il cameriere: le tue mani lunghe da pianista m’agganciano in un attimo l’animo, l’azzurro della camicia so già che è quello dei tuoi occhi. Tu hai superato la prova, adesso spetta a me, in quel momento entro decisa con un’espressione affidabile e convinta nella taverna, mentre vengo accolta in brevissimo tempo da Bernard con una cordiale riverenza, mentre con un lieve sussurro lui m’annuncia:

“Il direttore è già arrivato, la sta aspettando con percettibile impazienza” – noi ridiamo complici, mentre m’accompagna verso il nostro tavolo, visto che non posso fare a meno d’accorgermi del diffondersi improvviso tra gli individui maschi presenti d’un elevato ed esuberante coinvolgimento nei miei confronti.

Ad affermare la verità, se gli sguardi degli uomini fossero spade io sarei già caduta stecchita dopo i primi passi. Questa circostanza mi conforta e m’incoraggia, tu alzi lo sguardo verso di me, sorridi venendomi incontro con gli occhi dentro i miei, sì, perché anche tu mi hai riconosciuto nel significato più ampio della parola, pertanto il battito cardiaco può tornare regolare.

Attratti e intrigati noi ci abbracciamo, io sento il tuo odore e giuro che vorrei restare per sempre così, come adesso con la bocca contro il tuo collo, eppure non è ancora giunto il momento, la banchetto attende e l’omaggio personale che ho per te nientemeno attualmente risplende. Non so neppure esattamente che cosa scelgo dal menu, perché soltanto dopo i primi minuti di dialogo incerto e tentennante, adesso parliamo l’uno dentro l’altro, mentre la tensione sessuale tra di noi è così forte d’addensare e ispessire l’aria. D’altronde a parole non sfioriamo neppure l’argomento, malgrado ciò l’intenzione e il pensiero è lì, ancorato, fisso e saldo alla voglia. Successivamente, quando arriva il filetto al pepe verde per te, mentre io svogliatamente assaggio dell’insalata insapore, tu stai parlando del tuo ultimo libro appena terminato, in quell’istante decido che è arrivato il momento di consegnarti il mio omaggio. E’ questione d’un attimo e di qualche contorsione rapida sfilarmi gli slip e contenerli nel pugno, dopodiché:

“Enea, allunga una mano e aprila, perché ho una cosa speciale per te”. Tu mi guardi curioso sorridendo, e dal momento che “quella piccola sciocchezza” approda sulla tua mano, tu chiudi le dita a scatto, mentre io furbamente e ingegnosamente ribatto:

“Adesso senti l’odore del mio desiderio, annusale bene e chiediti che sapore abbiano mentre mastichi il filetto”.

Con ordine e con pacatezza tu introduci la mano nella tasca, dal momento che sei arrossito lievemente, in quell’istante le pupille si rimpiccioliscono a modo di fenditura precisamente come quelle dei gatti, giacché tu con una franca e una naturale spontaneità ammetti e mi bisbigli:

“Non sono sicuro se riuscirò a finirlo, andiamo via, sei davvero diabolica e unica Manuela”.

In conclusione usciamo in fretta dalla taverna inseguiti precipitosamente da Bernard, che allarmato e preoccupato mi chiede che cosa non andava. Io lo rincuoro e lo tranquillizzo dandogli un bacio sulla testa, infine abbracciati arriviamo alla tua macchina: tu l’hai avvedutamente sistemata in fondo vicino al parapetto che s’affaccia sul lago:

“Ho ammirato a lungo il panorama, mentre t’aspettavo” – affermi tu, fiducioso e pieno d’aspettative.

Io benedico e sono profondamente grata per l’idea, qui è deserto e buio. Tu m’agguanti per le spalle, mi spingi contro la portiera e finalmente ci baciamo, intanto che le mani vanno in ogni parte in una frettolosa e impaziente ricerca. Non possiamo aspettare, adesso non più. Io ti trascino verso il parapetto, mi siedo sopra il marmo e t’afferro per i fianchi tra le gambe incrociate aderendo al tuo sesso, che rigido preme sotto i pantaloni e in un attimo sei dentro di me:

“Abbracciami forte Enea, io sono sul bordo d’uno strapiombo”.

Il mio orgasmo è così forte e veloce da lasciarmi pienamente frastornata e stordita, poiché il calore del tuo seme è un alimento divino per la mia pancia che ha fame. Al momento potrebbe cascare anche il mondo, per il fatto che noi avvertiamo e percepiamo soltanto i tamburi e le note del nostro incontrollabile, infuocato e totale amore.

Nessuna fretta, né premura né urgenza, perché abbiamo tutta la notte a disposizione, dal momento che c’è una lussuosa stanza che ci aspetta all’hotel.

{Idraulico anno 1999}

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