Occhi soltanto per te by Idraulico1999 [Sentimentale]




La sua pelle mi tormenta facendomi tribolare, perché sono curiosa e indago per sapere da dove viene, perché è sempre con lui, perché lui le concede tollerandole sempre tutto. Lei si muove ondeggiando, è sinuosa, per il fatto che la sua pelle dall’odore intenso risveglia scuotendo all’improvviso il silenzio della notte, giacché con un forte impeto s’abbatte inevitabilmente su di me, bruciante, dolorosa e ineluttabile sensazione. Il fatto fuori dal comune è che semplicemente sia sempre lui a guidarla, perché le chiede questo, ed è questo infine che lei pretende e reclama da me.

Il bello è che lui decide disponendo in ultimo di lei, lui decreta e stabilisce in modo irrevocabile pure per me. Quando ci siamo conosciuti, io e il mio amore a dire il vero, lei naturalmente non c’era, sennonché dopo qualche tempo me la fece conoscere e quel giorno capii in maniera netta quanto lei era importante e vitale per lui. Non poche volte, infatti, io l’ho trovata beccandola nel nostro letto, lì, tra le sue mani, dato che m’aspettavano, perché congiuntamente hanno giocato con me tante volte, perché m’hanno avvolto con i loro corpi. Forte e poderoso quello di lui, esile e sinuoso quello di lei, insieme uniti l’una nell’altro e stretti. Lei veniva usata da lui, come se sfoderasse una spada, io e lei, viceversa, raccolte e unite da lievi e poi sempre più graffianti e taglienti contatti di pelle fino a farmi in conclusione piangere.

Lui la ama in maniera abnorme, esorbitante, giacché sono insieme da tanti anni, insieme hanno visto altre donne, insieme le hanno accarezzate, sfiorate e toccate, simultaneamente le hanno fatte gemere, piangere e urlare. Un giorno di tanti anni fa, lui la vide a casa di un’amica rimanendo colpito dal suo corpo flessibile e serpeggiante con quella pelle liscia e lucida, dal suo carattere forte, un’espressione d’una durezza e d’un rigore tale per la quale lei sembrava essere appositamente nata. Quella sera stessa, invero, a casa dell’amica la portò a letto con loro e forse quella fu la prima donna che fece tremare, che fecero gemere inflessibilmente e spietatamente insieme. Da quella casa uscirono congiuntamente quella notte, così come in parecchie altre abitazioni entrarono e riuscirono però insieme centrando in pieno il loro obiettivo, perché per nulla al mondo le sue donne, neanche una riuscirono effettivamente a negarsi dicendo di no. Come me, quasi certamente, tutte avranno tremato davanti a lei, eppure è bello vedere il suo orgoglio, il suo autocompiacimento quando la stringe tra le sue mani, quando la guida nei movimenti e lei non sbaglia mai.

Lui è sempre disponibile e pronto, totalmente flessibile s’insinua tra le sue mani con il suo corpo intrecciato tra le sue dita forti, lei è disposta e pronta a seguire ogni suo gesto, pronta a introdursi tra le pieghe del mio corpo, mentre io tremo e in silenzio aspetto l’istante in cui lei sarà su di me, accanita, caparbia e irriducibile. E’ bello infine avvertire le sue mani forti ma delicate passare sul mio corpo in quel momento atteso e sperato in cui è lei a essere messa in disparte, poggiata lì come un oggetto inanimato, privo d’anima, riposto e in ultimo usato. Sì, quelle mani che sono e che sanno essere cariche d’amore per me, ma che adesso bruciano passando su quel mio corpo che ha incassato e patito in silenzio i suoi capricci e i suoi sfizi, che hanno in ultimo soddisfatto realizzando i suoi desideri. Io sono lì che la guardo, mi eccito scorrendo con gli occhi il suo corpo, quella pelle esotica e scura: chissà che tipo di sogni fa nascere dentro di me, penso, mi farà godere, mi farà soffrire, eppure la amo, la odio, mi fa paura, malgrado ciò incomprensibilmente e inspiegabilmente la desidero.

Io la pretendo, perché so quanto lei mi tiene legata a lui, dal momento che è un’assurdità, un controsenso e un’incongruenza all’ennesima potenza, ciononostante la sua presenza tra di noi diventa la nostra complicità, il nostro intrinseco favoreggiamento, la nostra bizzarra unione. Per amore di lui, lei danza nel nulla, però oscilla tra le sue mani, ed è questo che lui vuole, perché è questo che ci fa diventare un unico intreccio d’amore. Io in quel frangente danzo, ballo per amore di lui quando lei mi tocca, appena m’accarezza viene su di me spinta da lui, per il fatto che nei suoi occhi vedo me inevitabilmente riflessa, per cercare il coraggio di guardarlo per dirgli:

“Guarda che cosa mi fa, lei lo fa per te, lo fa perché tu lo vuoi. Osserva i suoi segni su di me, sulla mia pelle chiara, precisamente come i tasti d’un pianoforte noi due vicine, a contatto di pelle suoniamo, lei un sibilo, io un gemito, come piace a te, così come tu ami vederci, come tu ami usarci”.

La sua espressione quando sono insieme è abbandonata, visibilmente perduta nel piacere, austero e orgoglioso di sapere che è completamente sua e di poterla maneggiare, di far roteare a suo piacimento quel suo corpo esile. Si vede in maniera tangibile la sua eccitazione, si percepisce a fondo, visto che con lei sa di esercitare su di me un forte sentimento di sottomissione guidando il suo corpo su di me, con quella cadenza regolare che mi fa gemere, sussultare e tremare. Nei momenti in cui lei non c’è io lo abbraccio, lo accarezzo, cerco dentro di me il coraggio, la fermezza e l’ostinazione per dirgli:

“Lasciala, rinuncia, dai non condurla più qui nel nostro giaciglio. Le tue mani usale unicamente su di me, non stringere più lei, accarezza e stringi me” – eppure non trovo il fiato, incasso malinconicamente il colpo e proseguo a testa bassa.

In fondo, però so che lui mi ama, io lo amo e in tutti questi anni la sua presenza non ha mai danneggiato né intaccato né manomesso la nostra unione d’amore, perciò gli sorrido, lo abbraccio e penso che lei ci sarà ancora. Nei momenti in cui lui non c’è io la osservo spiccatamente cercare i suoi occhi, però io li ho visti, in quanto lei ha gli occhi soltanto per lui, io ho paura di guardarla, in quanto vorrei parlarle, eppure so che lei non m’ascolta né mi presterà attenzione, perché è lì immobile, pronta a inclinarsi e a oscillare come delle piume d’un pavone per dargli contentezza, gioia e piena letizia.

Eppure io certamente so, che lei da sola senza di lui non volerà giammai, da sola rimarrà arrotolata e avvolta su sé stessa, senza un’anima, senza un’intelaiatura e in particolar modo priva d’emozioni e di turbamenti. Dal momento che il suo è genuinamente, naturalmente e unicamente un nerbo di pelle attorcigliato, nient’altro di più.

{Idraulico anno 1999}

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