normal life by aedon [Vietato ai minori]




E’ mattina, colazione in pigiama, barba, le mie rughe sono crudeli, riflesse nello specchio mi rammentano i miei imminenti quarantacinque anni. Il letto, invece, rammenta al mondo intero la mia solitudine, single per scelta … degli altri.
Mi vesto senza allegria per un altra giornata in un ufficio dove le soddisfazioni sono miraggi e gli stimoli chimere lontane.
Salgo sulla mia Opel corsa del 1990, un gioiello verde bottiglia che fa girare la testa alle donne che incontro sulla mia strada …. Intendiamoci … girano la testa dall’altra parte.

Eh si, oggi mi sono alzato con il piede sbagliato.

In ufficio passo davanti la stanza di Domenica, la nostra segretaria, Dio quanto me la farei, oggi ha indosso un vestito a fiorellini bianco, le arriva poco sopra il ginocchio, due gambe dritte e ben modellate. Entro, ormai sono un mago delle scuse.

“Ciao Domenica, buongiorno, hai notizie dei documenti che dovevo ricevere via fax da Milano …”

Non ho nessun cliente a Milano, me lo sono inventato di sana pianta, la storia è così credibile che temo un giorno mi chiederanno le fatturazioni, sono sull’orlo del licenziamento, me lo sento.

“No Mauro, ancora niente …”
Mi guarda con i suoi occhi marroni da cerbiatta, le sue labbra invitanti e poi …. la sua scollatura …. quella fantastica scollatura da cui si intravedono due seni piccoli (se si può chiamare piccola una terza, io la chiamo benedizione divina ma, oggi non faccio testo) . Annuisco fintamente pensieroso, anche oggi ho ricevuto la mia razione quotidiana di bellezza, la saluto cercando di fissare nella mia mente ogni centimetro di pelle rubato con gli occhi.

La mia scrivania è un delirio, pile di pratiche assicurative da evadere, accendo il computer, vado sul sito più usato dal novanta per cento della popolazione lavorativa che possiede un computer : www.facebook.com. User e password e sono dentro, ho quattromila inviti per farmville ed un altro miliardo di giochini ruba-tempo a cui non do nessuna importanza. Un banner mi dice che hanno scoperto il metodo per farmi allungare il pisello di 12 centimetri … si è sparsa la voce ?

Ieri ho chiesto l’amicizia a dodici sconosciute, ho solo una risposta : Caterina. Dall’unica foto che ha sul suo profilo non capisco se è carina o è uno scaldabagno, voglio essere ottimista, inizio col mandarle un messaggio.

In stanza arriva Martina Lombardi, la vicedirettrice dello studio, Dio quanto me la farei (lo so lo avevo già detto delle segretaria … ma perché limitarsi ad una donna sola ?) .

“Mauro, la pratica Federici, una settimana fa mi hai detto che era pronta, non l’ho vista …”

Nemmeno buongiorno, che modi ! la pratica la vedo benissimo, è la prima partendo dal fondo nella pila delle pratiche da sbrigare … quella delle pratiche già evase non esiste.

“Si scusami Martina, l’ho spedita col corriere alla firma del direttore, dovrebbe tornare oggi … appena arriva te la vengo a portare …”

La sua faccia è poco convinta, mi squadra dubbiosa, mi sento come quando la maestra mi interrogava, forse le faccio la giustificazione, falsifico la firma, ovviamente.

“Va bene, cerca di sbrigarti …”

Se ne va, le mie pupille rimangono appiccicate al suo culo ondeggiante che lascia la stanza creando un vuoto d’aria … quel perfetto cerchio perineale (culo) meriterebbe tutte le attenzioni del mondo, invece la stronza se la fa con il figlio del direttore, un viziatissimo cretino che la tratta di merda, io la farei sentire una regina, osannata e venerata come una dea, sarei disposto a farle la “ola” ogni volta che si spoglia.
Torno al mio lavoro : Caterina, vediamo se mi ha risposto, leggo : “Ciao sono contenta della tua richiesta di amicizia, ho trentotto anni, gli amici mi dicono che ne dimostro di meno …”

“See, perché sono amici tuoi, fammi giudicare a me, se postassi delle foto migliori lo potrei decidere io”.
Oggi sono un poco acido, continuo a leggere : “tu cosa fai di bello nella vita, parlami un po’ di te”

Il novantanove per cento dei discorsi via messaggio o chat è sullo stesso tono, si cerca di conoscersi, prima in maniera virtuale credendo di poter scremare l’enorme mare di teste di cazzo che ci sono al mondo, poi se la persona virtuale ti piace acconsenti al primo incontro.
In verità non si screma un bel niente, dall’altra parte ci può essere chiunque, magari ti invaghisci del Marilyn Manson del basso Lazio credendo che sia l’ultimo gioiello umano rimasto sul mercato.

Rispondo al messaggio di Caterina di getto. Sul mio aspetto non posso dire nulla, la foto del mio profilo è vera, è quella scattata in tribunale dalla mia ex pochi minuti prima dell’ufficializzazione del divorzio, in quella foto sono un fiore, ero felice.
Per il resto ovviamente le scrivo che lavoro in un’azienda di cui sono il titolare, mi occupo di import-export (sotto questa definizione ci stanno anche gli spacciatori ma sembra che funzioni molto), sono appena tornato da una vacanza alle Maldive (leggi Ostia o Torvaianica, sul litorale laziale), sono single a causa del tradimento della mia ragazza, ho il cuore a pezzi ed è la prima volta che mi apro offrendo l’amicizia ad una donna che non conosco.

Le scrivo altre due o tre cazzate ed inizio a lavorare la pratica Federici, magari offro un caffè alla Lombardi … magari soffre di amnesia temporanea ed accetta, è una speranza molto remota.

Le ore passano lente, la pratica urgente viene chiusa, il caffè gentilmente rifiutato e la giornata volge al termine.
Dopo essere uscito dall’ufficio passo le tre ore successive chiuso in macchina, imbottigliato in quella prigione a cielo aperto che i romani chiamano “grande raccordo anulare”. Ogni tanto miro qualche bella ragazza nella macchina a fianco, mi chiedo perché è così difficile fare amicizia in mezzo al traffico.
Il tempo ci sarebbe : un bel traffic party ogni volta che un non ben identificato testa di cazzo decide di spiattellarsi contro un palo a duecento all’ora creando lo spettacolo per il resto delle teste di cazzo che rallentano a passo d’uomo per studiare i dettagli dell’incidente… guardo la mia faccia nello specchietto retrovisore … sono acido, è logico, non scopo da mesi.

A casa butto giacca e cravatta sul divano, accendo il Pc, Caterina mi ha risposto, mi lascia il suo numero di cellulare.
Ho paura, i tempi non sono giusti, troppo presto, qual è il motivo ?
Non sono bello, non faccio schifo ma nemmeno sono questo gran fico da telefono al primo scambio di messaggi.
Forse lei è bruttissima e sono la sua ultima spiaggia … certo io non sto messo meglio, cerchiamo di non essere schizzinosi.
Compongo il numero, mi trema la mano … sono emozionato … no, ecco perché tremo, mi sto facendo la pipì sotto. Proprio mentre lo scroscio della pipì, all’impatto con l’acqua nel water, produce quell’effetto sonoro riverberato che si potrebbe sentire anche nella palazzina di fronte, la misteriosa Caterina risponde.

“Ehm Ciao, sono Mauro … che bello sentire la tua voce …”
Certo non ha nemmeno parlato, però è carina come frase.

“Ciao, si anche per me, è strano che io ti abbia dato subito il mio numero, ma mi hai dato un senso di fiducia e l’ho fatto … di getto, ecco !”

La sua voce è dolce e squillante, sembra simpatica, mi sento leggermente merda per averle scritto tutte quelle stupidaggini nel messaggio, ma chi immaginava che ci saremmo sentiti così presto. Magari con un po’ più di tempo avrei potuto inventarmi di aver perso tutto ed essere sul lastrico, mi guardo nello specchio del corridoio, buona idea, mentalmente mi complimento con me stesso.

Parliamo del più e del meno, la ragazza è piacevole, ci raccontiamo un po’ di cose di noi, cerco di sorvolare sul mio lavoro ed enfatizzo il mio status di ex-lasciato-da-ragazza-stronza-e -cornificatrice. Alla fine della terza ora di conversazione (dovrò chiedere un prestito per la prossima bolletta) decidiamo di vederci per una pizza.

Troppo in fretta, non sono pronto, sono quasi due anni che non esco con una donna, cerco nella pila dei panni indossati solo una volta una camicia che ricordi vagamente di essere passata sotto un ferro da stiro, indosso i miei jeans preferiti ed un paio di Merrel, la barba mi dà un aspetto vissuto … credo. I capelli sono lunghini ed arruffati, per fortuna il look trasandato casual-spettinato fa molto radical chic, sono passabile.

Prendo la mia fida Opel Corsa, le ho raccontato che la tengo ancora perché è appartenuta al mio povero padre morto durante un volo tra Roma e Cuba. Se lo sapesse mio padre si incazzerebbe, ma a quest’ora si sta facendo la scopetta al circolo degli anziani, per oggi sta tranquillo.

Arrivo all’appuntamento di fronte ad una pizzeria di San Lorenzo, lei non c’è … spero, l’unica donna presente è una virago sessantenne cotonata che fuma nervosa una capri di fronte la porta del locale.

Parcheggio dando due euro all’abusivo che ha già pronto il coltellino con cui squarciare le mie gomme nel caso decidessi di non pagarlo.

Mi accendo una sigaretta una volta arrivato alla pizzeria, la virago se ne è andata si avvicina una ragazza, butto la sigaretta :”Caterina ?”

“Si ciao” ci diamo la mano, un po’ imbarazzati, è bassina, bionda con i capelli lunghi, porta degli occhiali con la montatura leggera, indossa una magliettina verde oliva ed una gonna nera stretta e lunga fino al ginocchio, scarpe aperte con tacco leggero, i suoi occhi sono azzurri.

“Scusami per il ritardo ma ho trovato tutti i semafori rossi”
“Non ti preoccupare …” le rispondo io, il suo seno è piccolino, il suo culo è un pò largo, nel complesso è carina, mi aspettavo molto peggio.

Ci sediamo al tavolo, il cameriere è un cafone romanaccio, il suo vocabolario italiano è limitato alle voci presenti sul menù, per il resto ci serve malissimo. Nel compenso la serata è piacevole, Caterina è molto simpatica, quando sorride le si illumina il volto, i suoi occhi sono espressivi, il suo seno, appena accennato nella scollatura della maglietta, è invitante, quando si alza per andare al bagno ondeggia i suoi fianchi armoniosamente mettendo in risalto il suo culone generoso, sorseggio il mio vino, rilassato.

La serata sta volgendo al termine, abbiamo fatto una passeggiata per il quartiere, chiacchierando senza tregua, l’accompagno alla macchina aspettando che metta in moto ma il motore non parte.

“uff … e domani la macchina mi serviva per il lavoro, peccato che non sei un meccanico …” mi fa lei.
“Già, ti do un passaggio a casa se vuoi, che ne dici ?”
“Ok …” mi fa lei “un po’ sono contenta che la macchina si sia rotta, almeno stiamo ancora insieme ….” fa lei arrossendo.
Io le sorrido.

Metto in moto, nel salire le si alza un po’ la gonna, ha due belle gambe, tornite e morbide, le guardo di sottecchi, imbocco la Salaria, sono le undici di notte.
Siamo sotto il portone della casa di Caterina, una palazzina a tre piani ben curata.
“Allora ci sentiamo …” faccio io “ sono stato bene stasera …”
“Sono stata bene anche io …” fa lei sorridendo “vuoi salire un attimo ? Ti offro un caffè …”

Wow, come corre, sono quasi emozionato, non me lo faccio ripetere due volte, la seguo per le scale ammirando il suo fondoschiena, già immagino la mia faccia compressa fra quelle due grosse natiche. Caterina apre la porta di casa, l’appartamento è piccolino ma ben curato, se non fosse per i quadri raffiguranti pagliacci tristi sarebbe meglio.

“Mettiti sul divano …. mi vado a mettere comoda, non sopporto molto i tacchi …arrivo in un attimo” mi fa lei mentre si sta già togliendo le scarpe.

Mi siedo sul divano, fisso un pagliaccio con in testa un cappello da cowboy, mi interrogo sul significato recondito della frase :”mi vado a mettere comoda”. Già mi immagino corpetto nero di pelle, tacchi vertiginosi e calze a rete, mi eccito, è troppo che non sto con una donna, devo fare qualcosa, sono troppo sensibile.

“Eccomi qui, caffè ?”

Oh mio dio, di fronte a me c’è una donna vestita con un pigiamone di Hollie Hobbie, ciabattoni di peluche e capelli legati con un elastico, dove cavolo è la regina in guepierre che mi immaginavo.

“No grazie …” rispondo io, le mie fantasie sessuali si allontanano come una barca alla deriva.

Si siede accanto a me, accovaccia le sue gambe e con le dita mi accarezza i capelli, che faccia la parrucchiera ?

“Mi piacciono i tuoi capelli …” fa lei con un tono di vece più basso del normale.

Sarà l’astinenza, sarà quel pochino di vino che ho bevuto, sarà che nessuna donna mi tocca da mesi ma il mio guerriero calvo ha un sussulto, mi avvicino a lei, la bacio, lei ricambia con passione, ha un buon odore.

“Vieni in camera da letto …” mi sussurra.

La seguo, col suo pigiamone slargato e le sue ciabattone mi guida verso la sua stanza, mi siedo sul letto mentre lei mi fa sdraiare e mi dice : “ora facciamo un gioco …”.

Che gioco, che vuole fare, no no no, non ho voglia di monopoli e risiko, voglio trombare, ho l’uccello che mi scoppia.
Mi mette una benda sugli occhi, mi spoglia, io tiro un respiro di sollievo, il mio uccello, se avesse la bocca, urlerebbe : ”si scooooopa”.
Una volta nudo sento il contatto di un metallo freddo sul mio polso, mi sta mettendo delle manette.

“Mhhhh sei una porcellina allora !!!!” le dico io sornione.
“Shhhh …” mi risponde lei.

Sono incatenato al letto, il mio cobra senza capelli è sull’orlo dell’esplosione.

Sento la sua bocca morbida poggiarsi sull’asta del mio uccello, ringrazio dio e mi godo le sue labbra che baciano ogni centimetro del mio sacro tarello.
Ora con la lingua mi sfiora i testicoli, poi sale piano verso la mia cappella, il contatto della sua lingua mi fa morire. Le sue labbra si chiudono, inizia a succhiare mentre la sua testa va su e giù sul mio drago rosa, io ansimo, eccitato, attento a non venire subito.

Ora la sento montare sopra di me, a cavalcioni, il mio corazziere calvo viene avviluppato da un calore indescrivibile, dentro di lei deve avere una fornace, la sua fica accoglie il mio cazzo come una pianta carnivora. Mi toglie la benda, vedo il suo seno piccolo, con capezzoli rosa turgidi ed invitanti. Lei coglie il mio sguardo ed avvicina il suo seno alla mia bocca, succhio avido quei boccioli dolci mentre il mio uccello vive un estasi bollente scivolando morbido nella sua fica calda.

Caterina è fradicia, sento affondare il mio uccello nel burro, lei muove i suoi grossi fianchi lentamente, prima aderisce a me facendo penetrare il mio uccello fino in fondo, poi si alza, altrettanto lentamente, fino alla cappella, poi ricomincia.
Le nostre lingue si muovono forsennate, ci baciamo come due collegiali, avidi dei nostri umori, dei nostri odori.

“Ti piace ?” mi sussurra in un orecchio.
“Da morire …” le rispondo io con un filo di voce.

Mi toglie le manette, vuole che le mie mani percorrano il suo corpo, vuole essere esplorata.
La faccio girare, voglio vederla da dietro, voglio vedere il mio cazzo scivolarle tra le gambe. Le allargo delicatamente con le mani le sua grosse natiche, il piccolo buchino è invitante, morbido, lo tocco con le dita.

“lì no, non ancora …” mi chiede lei, impaurita.

Con le mani sui fianchi le imprimo il ritmo, sto per venire, sento il mio vulcano pronto ad eruttare. Lei si sfila dal mio cazzo e si accuccia tra le mie gambe prendendolo in bocca, lo muove con la mano e quando sente che sto per venire allarga la bocca e si fa schizzare sulla lingua, io urlo e godo, come non facevo da molto e molto tempo.
Stiamo un po’ a letto, in silenzio, appagati, io le accarezzo i capelli, sono un romantico in fondo.

Domani è un altro giorno … ci voglio provare con la segretaria.

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