Non sono riuscito a trattenermi




Io l’avevo desiderata e voluta come un condannato all’ergastolo, tenuto conto che mansueto aspetta e ricerca la libertà per quella capricciosa, estrosa e volubile bambina. Lei mi sembrava così infantile con quei suoi vent’anni circa d’età, a dire il vero vent’anni e sei mesi per l’esattezza, come m’aveva precisato con un’evidente punta d’orgoglio la prima volta che ci siamo visti. Dall’alto dei miei quarantasette anni, io avrei dovuto inizialmente giudicarla e trovarla un poco buffa e comica, invece l’ho trovata solamente allettante e alquanto desiderabile.

Io avrei dovuto provare a resistere a quell’imperioso e prepotente desiderio che mi saliva da dentro, invece la mia ultima possibilità di rubare un pezzo di felicità a un modo di vivere insoddisfacente mi si è insperabilmente presentata alla maniera d’un miraggio peraltro dal nome soprannaturale: Aurora. Io non sono stato in grado di levarmi né di sottrarmi, siccome ogni atto e ogni azione di lei m’aveva totalmente abbagliato dal primo istante: i capelli lunghi, i grandi occhi, il ridotto naso all’insù, le rosse labbra che si schiudevano in un meraviglioso sorriso, la bocca dai denti bianchissimi e lineari, il tutto splendidamente contenuto in uno splendido viso dalla forma ovale perfetta.

Lei aveva un fisico dalle forme armoniose, minuto e persino scattante, un piacere magnifico per gli occhi, perché profumava d’olio per bambini e di bambole, eppure il suo sguardo ingannava, raggirava, per il fatto che tradiva una malizia e una provocazione che non aveva nulla a che fare con il candore né con l’innocenza dei giochi delle bimbe. Lei era al tempo stesso sia un sogno sia un incubo, dipende dai punti di vista, in quanto poteva apparire come una visione, perché mi sembrava assurdo e inammissibile che con tutti i giovani che le frullavano da ogni parte, avesse scelto proprio me per attuare e per realizzare infine le sue argute e sottili schermaglie amorose.

Lei era diventata realmente un assillo, quasi un turbamento, perché io lavoravo da breve tempo per suo padre e trovarmela sempre lì davanti non faceva altro che acuire ed esasperare la mia bramosia per lei, azzardando di far guastare e di gettare via in ugual modo i miei guadagni. Io pensavo tra l’altro all’infamia e allo scandalo che sarebbe scoppiato, se il padre m’avesse scoperto ad amoreggiare indisturbato con la figlia in qualche angolo buio della casa, tenuto conto che queste e altre intenzioni circolavano quanto la rapidità dell’energia elettrica dentro la mia testa. Io immaginavo le sue bianche e inesperte mani sul mio corpo che percorrevano curiose e un po’ timide tutti i segreti, fantasticavo sulle sue labbra dolci come delle fragole mature posarsi sulle mie. All’improvviso, queste proiezioni della mia mente venivano interrotte dalla sua voce squillante:

“Ciao Giorgio” – mi diceva lei, sbucando da chissà dove con addosso un paio di mini pantaloncini, dato che mi facevano totalmente sragionare e vaneggiare.

Lei veniva a dare un bacio affettuoso a suo padre con quella finta e simulata innocenza abbassandosi fra di noi, tanto che io potevo intravvedere l’attaccatura dei suoi seni e i capezzoli prematuri distendersi sotto la stoffa sottile del costume. Poi la vedevo sparire in cucina e mentre camminava accentuava più del necessario l’ondeggiare dei fianchi, allora sì che io mi concedevo un sorriso: lei però non aveva bisogno di quel piccolo stratagemma per farmi incollare gli occhi al suo sedere, giacché io osservavo ipnotizzato quei globi di carne alta, soda e perfetta, desiderando d’affondarci le mani, la bocca e tutto me stesso.

La mia erezione a quel punto diventava incandescente nella costrizione dei pantaloni e seguire gli affari di lavoro era tutte le volte più arduo e persino malagevole. Non appena io riacquistavo un minimo di lucidità, poiché Aurora non era nel mio campo visivo, lei ricompariva in tutta la sua grazia sorseggiando un succo d’arancia, mi sorrideva sorniona e spariva in giardino per sdraiarsi al sole. I miei pensieri si facevano di nuovo arditi e avventati: io m’immaginavo di raggiungerla accanto al bordo della piscina e di spalmarle l’olio solare sul corpo, intanto che le mie mani scivolavano pigre sulla sua pelle accaldata, indugiando nelle sue zone più sensibili, mentre vedevo la sua espressione rapita dalle dolci sensazioni che le mie carezze le stavano regalando.

Quando io lasciavo la villa avevo sempre addosso uno stato d’irrequietezza e al tempo stesso di un’incredibile vivacità, considerato che sovente non aspettavo nemmeno d’arrivare a casa per abbassare una mano sulla patta dei calzoni, agguantare sbrigativamente il cazzo nella mano e con pochi movimenti energici pervenire alla sborrata con grandissimo godimento. Non bastava più nemmeno questo a interrompere né a spegnere il mio desiderio di lei, così appena varcata la soglia della mia abitazione io m’immergevo nella calda voluttuosità di mia moglie. Lei accoglieva con gradita e piacevole sorpresa questi inattesi e insperati nuovi assalti, ignorando o forse soltanto fingendo di non riconoscere la vera causa che li scatenava.

In realtà erano amplessi furiosi consumati per lo più rapidamente, eppure la facevo mia sul divano del salotto prendendola da dietro. Io le chiedevo d’inginocchiarsi rivolgendomi le spalle e lei eseguiva docile e ubbidiente, poi le arrotolavo la gonna sui fianchi e guardavo il suo sedere largo e morbido. Io ero incapace d’evitare il paragone con quello piccolo e sodo di Aurora, tutto questo mi faceva percepire come un codardo, un vile, così m’inabissavo dentro di lei spingendo forte il mio pene ingordo e smanioso, come se con quei colpi poderosi avessi potuto cancellare e rimuovere il senso di colpa per quei pensieri, per quei desideri, per quel tradimento soltanto mentale, ma che sapevo ben presto sarebbe diventato anche fisico.

Io stringevo forte le sue grosse tette, mentre con un gemito rabbioso godevo dentro di lei. I miei pensieri restavano lontani da quel divano anche dopo l’atto sessuale, quando ormai sazio m’abbandonavo contro mia moglie schiacciandola con il mio peso. In quei momenti il corpo che desideravo sentire sotto di me, era quello irresistibile e magnetico di Aurora. Poi una mattina alla fine è accaduto, io sono andato alla villa per far firmare alcuni documenti al mio capo, in quell’istante ad aprirmi la porta è arrivata proprio la ragazza che ha esclamato il suo solito “ciao Giorgio”, mentre m’informava che il padre aveva avuto un imprevisto e che sarebbe tornato più tardi.

Lei in quell’occasione mi ha afferrato decisa e mi ha scortato dentro l’abitazione, esortandomi a consumare con lei la colazione, io non me lo sono fatto ripetere due volte nonostante avessi già mangiato. Io ho gradito con piacere un altro caffè, visto che l’ho sorseggiato lentamente guardando lei spezzettare pigramente un toast. Noi sembravamo entrambi in attesa che l’altro facesse il primo passo, così ho aspettato che lei finisse la colazione e le ho accostato un dito alle labbra, fingendo e recitando di levarle un nonnulla inesistente, lei ha sorriso del mio disincantato e fanciullesco stratagemma catturando a quel punto il mio dito fra le sue labbra. In seguito lo ha accarezzato con la sua lingua piccola e ruvida, fino a quando io non ho accostato il viso al suo sostituendo le mie labbra al dito.

Quando le nostre bocche si sono in conclusione attaccate, io ho avvertito un palpito penetrarmi, come se la vita fosse improvvisamente ritornata nel mio corpo dopo una lunga villeggiatura. In quell’occasione io non sono più riuscito a controllarmi e ho approfondito il bacio, invadendole la bocca con la mia lingua, lei mi ha allacciato le mani attorno alla nuca rispondendomi con passione, in quell’occasione io l’ho sollevata deponendola sul canapè. Successivamente ha atteso un istante scrutando quella splendida giovane donna, giacché si stava offrendo con un inatteso trasporto, dal momento che io avevo quasi paura di dissestarla e di rovinarla contaminandola con la mia limitatezza. In seguito ho ripreso a baciarla sforzandomi di cancellare tutti i pensieri, che non fossero inerenti alla magnificenza del momento e ho cercato d’essere il più attento degli amanti. Io non sapevo se Aurora avesse già avuto altri uomini, però desideravo che avesse e che infine le restasse dentro di sé un buon ricordo di me.

A quel punto l’ho spogliata lentamente ammirando ogni centimetro di quel corpo tanto bramato, visto che i suoi seni erano delle piccole opere d’arte, così bianchi e tondi sormontati da quei rosei capezzoli. Mi sono avventato sopra come un naufrago sulla terraferma, leccando e succhiando quelle dure sporgenze, ho accarezzato con gli occhi e con le mani ogni anfratto di quel corpo, scendendo sulla pancia e poi più giù fino al monte di Venere, mentre con la lingua indugiavo sul suo ombelico. Con le mani tremanti le ho aperto le grandi labbra, posando la mia bocca proprio al centro del suo piacere, l’ho sentita tremare fra le mie braccia a quel contatto e ho proseguito nella mia esplorazione di quel fiore perfetto. Con un dito ho iniziato ad accarezzarla in profondità, mentre le succhiavo il clitoride, dal momento che i movimenti del suo bacino erano diventati più ritmati e ravvicinati, un primo dito e poi un secondo hanno raggiunto il primo nella calda cavità del suo ventre, facendola gemere sottovoce.

Lei mi ha in seguito agguantato la testa fra le mani e l’ha premuta ancora più a fondo su di sé tirandomi leggermente i capelli, perché ormai stava perdendo il controllo, io ho continuato a solleticarla con la lingua e ad affondare le mie dita dentro di lei, fino a quando l’orgasmo l’ha travolta in pieno. Io ho ascoltato il suo respiro tornare regolare, continuando ad accarezzarla, dato che tutto di lei mi faceva ammattire, il mio bisogno di prenderla era martellante e ossessivo e la mia erezione era diventata piuttosto dolorosa.

Dopo l’ho invitata a sedersi sopra di me, per farle sentire quanto era grande il mio ardore di lei, mentre le agguantavo di nuovo il seno tra le labbra. Lei stava sistemando i miei pantaloni, quando a un tratto abbiamo sentito un rumore di chiavi girare nella serratura, cosicché è sparita in un attimo con i suoi vestiti.

E’ stato davvero impressionante e sconvolgente ritornare alla realtà, quando suo padre si è in ultimo presentato davanti e ha esordito:

“Buongiorno Giorgio, stamattina vedo che non si è nemmeno pettinato”.

{Idraulico anno 1999}

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