Non c'è due senza tre by suve [Vietato ai minori]




Il fatto di essere stato scoperto da Gabriella fortunatamente non si era risolto in una tragedia, anzi era stato l’occasione per una scopata memorabile con lei.
Anche la discussione seguente, con lei dura, cattiva, si era risolta per il meglio quando avevo capito che la sua reazione non era perché ero andato con Annalisa……… ma perché non le avevo detto niente. Il mio tentativo di tenere nascosta la cosa l’aveva offesa, l’aveva fatta sentire tradita.
Non le importava con chi andassi ma voleva esserne a conoscenza. Un’ingerenza nella mia vita che in altri tempi non avrei accettato, però Gabriella era Gabriella, non volevo interrompere la nostra relazione, specialmente per la libertà a poco prezzo che mi costava. Poco prezzo relativamente visto che per farmi perdonare le avevo donato un gioiello. Non me l’aveva chiesto, ero io che mi ero sentito in obbligo, però aveva gradito molto. Ora ero preoccupato perché in ufficio anche il suo atteggiamento era cambiato. Era molto più gentile e amichevole nei confronti di Annalisa, cosa abbastanza strana perché solitamente non dava confidenza a nessuna (e infatti la ritenevano tutte un po’ stronza). Addirittura le aveva fatto compagnia alcune volte nella pausa caffè.
Invece nei miei confronti Gabriella era mutevole: focosa e passionale quando stava con me, rigida e professionale in presenza di altri, quando c’era Annalisa o questa veniva nel mio ufficio e chiudevamo la porta, chiaramente per fare sesso, mi fulminava con lo sguardo e leggevo una luce quasi cattiva nei suoi occhi. Non una parola di commento, solo quegli occhi glaciali e il non sapere cosa le passasse per la testa.

Temevo una scenata improvvisa ma ogni volta che, da soli, cercavo di affrontare l’argomento, mi diceva che facevo bene perché Annalisa era carina e cose del genere, negando ogni gelosia o rabbia. Mentiva chiaramente ma non riuscivo a parlare “seriamente” con lei. Stavo maturando l’idea di dover lasciar perdere Annalisa ma non sapevo come fare sia per lei, a cui avrei dovuto dare spiegazioni valide, sia per me che non volevo assolutamente privarmi di lei.

Una venerdì sera rimanemmo fino a tardi per alcuni lavori da completare per il lunedì successivo. In cinque o sei di vari settori mangiammo qualcosa preso dal cinese lì vicino e ci rimettemmo a lavoro completando il fascicolo.
I file erano arrivati al mio PC da dove coordinavo i lavori e stavo riorganizzandoli contento per il lavoro ben fatto. Mancava solo di allegare la parte contabile e me la portò Annalisa in una pen-drive. Era fatta, potevamo rilassarci e andare a casa.
Nella mia stanza in penombra Annalisa si alzò e girò intorno alla scrivania slacciandosi la camicetta. Gli occhi le brillavano di quella luce che conoscevo bene ma io pensai agli altri colleghi, a Gabriella appena oltre la porta chiusa e provai a sottrarmi.

– Annalisa, ma non ti aspetta il tuo ragazzo? –

– Si è incazzato e è uscito con i suoi amici. Peggio per lui. –

– Ma ci sono gli altri, Gabriella……… –

– Sono andati tutti via appena finito, e Gabriella non si accorgerà di niente, non se ne è mai accorta…… –

Beata ignoranza. Non potevo rivelarle che eravamo stati scoperti e nemmeno rifiutarla senza motivo apparente, che poi rifiutarla era difficile poiché così discinta, la camicetta aperta, i globi dei seni a malapena contenuti dal reggiseno bianco che ne esaltava l’abbronzatura, era una tentazione a cui non sapevo resistere.

Ogni mia titubanza cessò al momento in cui alzò una gamba appoggiando il piede sulla mia poltrona, tra le mie gambe. Senza volontà esplicita la mia mano le volò sulla gamba, carezzandola sopra il ginocchio coperto dal velo leggero delle calze.
Annalisa prese la mia mano e la tirò a se, facendola scomparire sotto la sua gonna, salire sulla sua coscia fino all’orlo delle autoreggenti e più su, a contatto con la stoffa delle mutandine, muovendola per carezzarsi da sola con la punta delle mie dita.
No, non potevo resistere. Con le dita andai sotto la stoffa, nelle pieghe umidicce della sua micina, carezzandola goffamente fino a quando non spinse con la gamba sulla mia sedia allontanandomi. Persi il contatto con la sua calda natura emettendo un verso di disappunto e restai a bocca aperta vedendola aprire la cerniera della gonna, farla cadere a terra rivelando la lingerie bianca di pizzo che indossava. Non paga si slacciò il reggiseno, si massaggiò le tette unendole tra loro e porgendomele come un’offerta pagana.
No, veramente non potevo resistere e mi stavo per alzare per abbracciarla quando lei scivolò in ginocchio tra le mie gambe.

– Lasciami fare –

Lo disse con un sussurro carico di promesse e mi fermai lasciando che mi aprisse i pantaloni e esponesse il mio uccello ancora non completamente pronto.
Lo massaggiò per qualche istante e poi, come belva famelica, ci si avventò contro inghiottendolo fin dove poteva nella sua calda bocca.
Sentirmi avvolgere dal suo caldo umido mi eccitò al massimo. Non era la prima volta che mi faceva un pompino lì in ufficio ma notavo una passione maggiore del solito, una dedizione completa.
Il sapere che Gabriella di là sicuramente immaginava cosa stessimo facendo mi dava uno stimolo in più. Dimenticai presto tutto godendomi le labbra calde e la lingua guizzante di Annalisa, rantolando quando si concentrava su un mio punto particolarmente sensibile, gemendo quando mi prendeva completamente dentro di sé per poi risalire lentamente dispensando carezze bagnate con la lingua.

Non sarei durato molto e lei se ne rese conto.
Mi abbandonò per togliersi le mutandine e salirmi sopra, faccia a faccia, prendendo il mio uccello e portandoselo all’ingresso della vagina, lasciandosi cadere e impalare prima di muovere le anche con un ritmo via via più veloce.

Presi l’uno dall’altra avevamo dimenticato l’universo circostante e proprio mentre lei si scuoteva forsennatamente, vicina all’orgasmo mentre io cercavo di trattenermi più che potevo per farla godere prima, Gabriella entrò in gioco.

Non l’avevamo sentita entrare, nessuno dei due aveva avvertito la porta aprirsi o badato alla luce dell’altra stanza che per un attimo aveva illuminato la mia, ed ora era lì, in piedi dietro Annalisa, guardandoci con occhi lucidi.
Trasalii per la sorpresa e avrei voluto fermarmi ma era già troppo tardi per Annalisa che stava godendo, la testa rovesciata indietro, gli occhi chiusi.
Gabriella sorrise facendomi segno di continuare, poi, da dietro, prese i seni di Annalisa e le strizzò i capezzoli chinando la testa per baciarla sul collo.

– Continua, non ti fermare, riempi questa troietta –

La sua voce roca fece spalancare gli occhi a Annalisa che però era già oltre ogni possibile reazione cosciente. Con il corpo scosso dall’orgasmo accolse i baci e le carezze di Gabriella ricavandone altro piacere e si dimenò sopra di me che, eccitato, spinsi velocemente il mio membro in lei fino a godere voluttuosamente nella sua micina.

Il post coito ci vide rientrare su questa terra come petali che cadono pigramente a terra e, una volta ripresa cognizione di noi stessi, vergognarci per essere stati colti sul fatto.
Annalisa scattò in piedi girandosi e coprendosi pube e seni con le mani, il mio seme che le colava lungo la gamba. Forse voleva dire qualcosa per scusarsi ma rimase a bocca aperta, e io con lei.

Gabriella era completamente nuda, il suo corpo statuario illuminato appena dalla lampada sul tavolo era fermo con le braccia sui fianchi, un sorriso ironico sulle labbra, la chioma fulva che rimandava riflessi di fuoco.
Annalisa tentò ancora di parlare:

– Gabriella……. Io….noi –

– Sssshhhhh, non dire nulla, vi ho visti –

Si avvicinò a Annalisa allungando la mano verso la sua micina, scostando la mano di lei che aveva tentato una vana difesa.

– Stai buona piccola troia, non è ancora finita per te –

La sua voce era roca, piena di promesse……..sexy. Annalisa non riuscì a opporsi, gemendo quando le dita di Gabriella la toccarono entrando in lei e poi andando alla sua bocca, sporche del mio seme.

– Apri……… succhia –

Annalisa obbedì, ancora eccitata dall’amplesso appena sostenuto prese in bocca le dita di Gabriella e le succhiò pulendole e riempiendole di saliva.

– Fallo tornare duro –

L’ordine secco fu accompagnato dalla mano che spinse Annalisa a inginocchiarsi davanti a me, a prendere ancora in bocca il mio uccello e dedicarsi alla non difficile impresa di farmi avere una nuova erezione.
Sì perché anche io, ammaliato dalla voce di Gabriella, dal suo corpo esposto, dalla remissività di Annalisa, mi stavo eccitando nuovamente senza bisogno di riposare.

Restai seduto a godermi le labbra morbide vedendo Gabriella inginocchiarsi dietro Annalisa, accostarsi al suo fondoschiena esposto, passarle con la mano tra le cosce, spingere, insinuarsi.

– No, lì no, mi fa male –

Annalisa aveva interrotto il suo compito per un istante per parlare a Gabriella, facendomi intuire come un dito fosse andato a sondare non la micina ma il buchino stretto.

– Ssssshhhhh, concentrati su di lui, vedrai che non ti farò male. –

Annalisa si riempì ancora la bocca di me e vedevo Gabriella muovere la mano dietro le belle natiche di Annalisa.
Un singulto, un attimo di smarrimento, e poi una rinnovata passione nello scendere e salire lungo la mia asta segnarono l’ingresso di un ditino di Gabriella nel piccolo orifizio.

Avevo capito dove voleva andare a parare Gabriella e egoisticamente ne ero contento perché tutte le volte che lo avevo chiesto a Annalisa si era rifiutata alla sodomia. Avevo mentito a Gabriella ma forse questa sarebbe stata la volta buona.
Mi rilassai sentendo perfettamente labbra e lingua tormentarmi l’uccello, scendere fino ai testicoli con lappate golose, le dita della mano a aiutare le labbra circondando l’asta oramai perfettamente rigida.

Tirandola per i capelli Gabriella la fece alzare in piedi e poi chinare sulla scrivania. Si inginocchiò dietro di lei e con labbra e dita tornò ai suoi buchini.

– No….. cosa fai….. no –

Protestò fiocamente Annalisa che, sapevo, non aveva mai avuto rapporti lesbici.

– Zitta! Resta chinata e lasciami fare –

La mano di Gabriella pressata sulle reni e il suo ordine secco la costrinsero a rimanere stesa, preda delle attenzioni della rossa.
Dopo poco Annalisa gemeva, dolcemente abbandonata sulla scrivania.
Io mi ero alzato e, avvicinatomi di lato, le porsi il mio uccello da succhiare. Lo fece mollemente, più attenta alle sensazioni che riceveva che a me. Un pompino lento, svogliato eppure eccitante.
Annalisa leccava e mi insultava:

– Bastardo, mi hai mentito ancora…slap, slurp…credi che non sappia riconoscere un culetto vergine? ……slap…… Ti meriteresti di essere lasciato con la voglia……slap, slap… –

No. Da qualche minuto stavo pregustando quelle che credevo fossero le intenzioni di Gabriella, e cioè farmi sodomizzare Annalisa, e ora vedevo sfuggirmi di mano questa ghiotta occasione. Balbettai qualche scusa dando la colpa al momento, alla passione.
Niente, Gabriella nemmeno mi rispose continuando a leccare e masturbare Annalisa.
Da dove ero vedevo chiaramente due dita infilate dentro il piccolo ano, le vedevo muoversi, allargarlo e sentivo la tensione che Annalisa rifletteva sul mio membro sempre imprigionato tra le sue labbra.
Stavo pensando a cosa fare quando Gabriella allungò la mano tirandomi a sé.

– Non te lo meriti ma…….. l’ho preparata per te. Voglio vedere che la inculi. Voglio vederti rompere il culo a questa troietta –

Mi accostai maggiormente, guidato dalla mano di Gabriella mentre Annalisa protestava dicendo che non voleva, che le avrebbe fatto male.
Gabriella fu spietata né io diedi ascolto alle lamentele. Appena il glande fu a contatto con la rosetta spinsi in avanti allargando e penetrando l’anello di muscoli forse per due o tre centimetri, nemmeno l’intera testa.

– NO……. AHIAAAAAA……. NO, fermi, mi fa male, mi fa male……. bruciaaaaaa –

Annalisa ebbe uno scatto sottraendosi alle nostre attenzioni senza potersi spostare di molto, stretta com’era contro la scrivania, ma riuscendo comunque a farmi uscire da lei.

– Per favore no, mi fa male, non ci riesco………. Per favore –

Guardai Gabriella e vidi la sua faccia indurirsi e poi accettare il fatto.

– Non sei ancora pronta. Va bene, sarà per un’altra volta. –

La stessa mano che mi aveva spinto verso il buchino ora mi spinse verso l’ingresso della vagina. Lì era tutto più facile, bagnato, scivoloso. Annalisa si tranquillizzò e potei entrare in lei fino in fondo e cominciare a scoparla.
Gabriella non aveva però rinunciato totalmente. Con una mano scivolò sotto il ventre della ragazza per stimolarle il clitoride, con l’altra ancora le penetrò il buchino con un dito, coordinando i suoi movimenti con i miei che stavo muovendomi più veloce, passando dal trotto al galoppo teso verso un altro orgasmo che non sentivo poi molto lontano.

Annalisa, ora meno tesa, invece stava godendo in continuazione. Il piacere che le donavamo io e Gabriella non le faceva badare a quel dito esploratore o, forse, ne ricavava sensazioni amplificate.
Si agitò sopra la scrivania buttando a terra degli oggetti mentre muoveva le braccia senza coordinazione prima di aggrapparsi al bordo per puntarsi e ricevere i miei colpi con maggior efficacia mentre mugolava e quasi urlava preda del piacere.

Io stavo per imboccare la dirittura finale ma Gabriella, ancora una volta, decise per me costringendomi a uscire da Annalisa tirandomi indietro per i testicoli. Il piccolo dolore retrocesse l’orgasmo e le permise di afferrarmi l’uccello e di tirarmi tramite esso a sé mentre assumeva la stessa posa della ragazza lì al suo fianco.

Mi guidò verso il suo ingresso posteriore che si dimostrò meno ostico di quello di Annalisa. D’altronde l’avevamo fatto molte volte. Sprofondai in lei senza remore, trovandola stretta quanto la micina della ragazza e altrettanto scivolosa e accogliente.
La inculai per alcuni minuti e Gabriella, masturbandosi, scuoteva la testa a destra e sinistra e non finiva mai di ripetermi:

– Lei non te lo fa questo. Lei non te lo fa. Ti piace incularmi vero? Ti piace come sono aperta per te? Sbattimi ancora. Più forte, fino in fondo. Voglio sentirti tutto –

La accontentai accelerando i movimenti. Aggrappato ai fianchi spinsi più forte che potei lasciandomi andare sotto lo sguardo di Annalisa che di lato ci osservava con occhi foschi, velati dal piacere appena provato e anche dalle parole della mia segretaria.

Non me ne fregava niente. Oramai non mi sarei fermato per niente al mondo e spinsi con quanta forza potevo fermandomi infilato fino in fondo mentre sborravo copiosamente, l’anello di muscoli e le mucose che si contraevano intorno a me facendomi tirar fuori anche l’anima.
Gabriella accolse il mio orgasmo mugolando e poco dopo, grazie alle sue dita, godette anch’essa con grida roche.
Ripreso fiato, ci rivestimmo tutti e tre dandoci una ripulita nel bagno del mio ufficio.

Prima di andarcene a casa parlammo brevemente, ognuno perso dentro i propri pensieri, ognuno elaborando ciò che era successo e pensando a ciò che sarebbe stato.
Ovviamente Annalisa apprese che Gabriella era la mia amante da tempo e che sapeva di noi due. Ciò la fece diventare ancora più taciturna mentre Gabriella riprese la sua aria severa e funzionale, addirittura dandomi del lei nel salutarmi come se fossimo davanti a altre persone oltre Annalisa.

Tornai a casa stanco e con l’idea di pensarci il giorno seguente. Poche ore non avrebbero fatto differenza e, comunque, che importava dopo una serata così?

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