nelle mani di un altro by babbacombe_lee [Vietato ai minori]




nelle mani di un altro di babbacombe_lee New!
Che c’era qualcosa che non andava lo avevo intuito da un po’.
Mio marito era diventato nervoso ed irascibile, poi, quando un giorno ho manifestato l’intenzione di cambiare la macchina, come ho sempre fatto ogni due o tre anni, il suo atteggiamento mi ha allarmato.
“Che bisogno c’è, puoi tenerla ancora per qualche anno.”
Alle mie obiezioni che avevamo sempre fatto così e che poi era uscito il nuovo modello, molto più carino, ha cominciato ad impappinarsi e questo non era da lui, che ha sempre avuto la lingua sciolta e quando vuole riesce ad intortare chiunque.
Alla fine ha dovuto ammettere a denti stretti che la situazione non era più come una volta, e che gli affari andavano meno bene del previsto.
Conoscendo bene mio marito, se ha detto così, la situazione deve essere bruttina.
Certo non avevo mai pensato che un giorno ci saremmo trovati in ristrettezze economiche, noi che avevamo sempre fatto la bella vita.

Lo vedevo sempre più scuro in viso, poi un giorno gli è sfuggito che il problema non è tanto la scarsa liquidità in banca, ma che ha contratto dei debiti e che ha difficoltà a fargli fronte. Insomma, piano piano, un pezzo alla volta, mi sta confessando che è mezzo rovinato e che il nostro futuro è molto meno roseo di quanto io avessi sempre pensato.
Ma il peggio doveva ancora venire: uscendo una sera da un ristorante ha cominciato a farmi un discorso strano: che doveva molti soldi ad un conoscente, che era importante tenerlo tranquillo, farlo pazientare, perché forse la situazione si poteva aggiustare, se solo passava questo che era il momento peggiore.
Ha continuato dicendomi che sono una donna attraente, che un paio di volte questa persona mi aveva visto da lontano ed era rimasta piacevolmente colpita, che se io fossi stata gentile con lui …
Eh no, caro Michele, avrai pure la parlantina facile, ma io non sono scema.
In soldoni mi stai dicendo che sei finito in mano ad uno strozzino, non sai come pagare ed hai pensato di vendergli tua moglie.
Io sono una persona semplice e diretta, mia marito dice che in fondo sono rimasta un po’ cafona, nonostante i suoi tentativi di dirozzarmi, così gli ho detto a brutto muso che offrisse il suo culo a questo cazzo di strozzino di merda, perché io non ci pensavo per niente a farmi scopare da lui.
Abbiamo litigato, lui ha provato a dire che le cose non stavano così, ma il succo era quello.
Alla fine si è pure messo a piangere ed io, che poi in fondo in fondo sono una frescona, mi sono lasciata scappare un mezzo sì, ma più che altro per prendere tempo.

Sono tornata a casa dal lavoro e quando ho infilato la chiave nella serratura, la porta si è aperta solo con lo scatto.
Strano, in genere, mio marito torna parecchio più tardi di me.
“Shhh.”
Me lo trovo davanti nell’ingresso, che mi fa cenno di tacere.
“E’ di là”, mi dice a bassa voce.
“Ma chi?”
“Quella … persona …”
Dal suo sguardo imbarazzato capisco subito, e mi si ferma il respiro. Pensavo, speravo che non sarebbe tornato sul discorso e invece ora mi crolla il mondo addosso.
“Vuole conoscerti.”
Già, vuole vedere la merce prima di comprarla, penso io mentre mi prende un groppo allo stomaco, e già mi immagino di trovarmi in compagnia di un vecchio grasso e schifoso, che mi parla in un dialetto orribile e poco comprensibile, mentre inizia a palpeggiarmi dappertutto.
Michele deve quasi spingermi nel salone dove ci aspetta questo dannato strozzino.
Sono rimasta basita: è giovane, sui trent’anni, alto e muscoloso.
Un tipo affascinante, con due occhi scuri e penetranti che subito iniziano a scandagliarmi, come se riuscissero a vedere il mio corpo sotto il tailleur azzurro avio a righine verticali bianche.
Se fossi quel tipo di donna che andrebbe senza problemi con un uomo affascinante solo per fare del sesso, sarei contenta, ma io non sono quel tipo di donna e l’aver scoperto che il probabile futuro padrone del mio corpo è molto meglio di quanto pensassi, mi fa aumentare l’angoscia.
Lui mi parla, siamo una di fronte all’altro, mentre mio marito, poco discosto, ci osserva, mi accorgo che se dovessi provare a ripetere cosa mi sta dicendo, non sarei in grado di farlo assolutamente.
Ad un certo punto mi sento toccare sotto il mento in modo che devo alzare il capo e, all’improvviso, le sue parole, che prima mi sembravano un ronzio senza senso, cominciano a prendere forma: “… possiamo … ora …”
Capisco che vuol farlo subito, adesso, in casa, con mio marito presente e sento le ginocchia che si fanno molli, mentre lui mi prende per un braccio e mi trascina via.
Ho dato uno sguardo a mio marito, a capo chino mentre si stringe nervosamente le mani l’una con l’altra, ma non non ha detto né fatto nulla per impedire tutto ciò, così non ho potuto far altro che seguirlo nella nostra camera da letto.
La porta che si chiudeva bruscamente alle nostre spalle mi ha fatto pensare al cancello di ferro di una cella.
La stretta della sua mano sul mio braccio, decisa ma non violenta, si allenta una volta che siamo nella stanza, poi le sue mani mi sbottonano la giacca del tailleur.
Me l’ha tolta e l’ha lanciata sul letto.
I capelli lunghi e ricci mi ricadono sulla camicetta bianca di seta, sento quasi il loro peso leggero, impalpabile, posarsi sui miei seni, poi mi sembra che la pressione aumenti.
No, non mi sta toccando, almeno per ora, ma il suo sguardo si è posato sulla camicetta che lascia intravedere lo spacco tra i miei seni.
Per un attimo mi sembra di vedere lo strozzino vecchio e grasso, quello della mia fantasia, che mi dice “vieni qua bella tettona”, già perché ho sempre avuto un seno prosperoso ed ora, che ho passato la quarantina, si è fatto anche più pieno.
Invece lo strozzino vero, quello giovane e muscoloso non dice nulla, si è limitato a prendere le due parti del colletto della camicia con le mani.
È rimasto un momento così, mentre io trattenevo il respiro, e poi ha tirato forte.
I bottoni sono saltati e la camicetta si è aperta completamente lasciandomi quasi con le tette di fuori di fronte a lui.
Mi sento il viso avvampare per la vergogna e di istinto mi metto le mani sul reggiseno per coprirmi, ma lui me le toglie, poi infila una mano in mezzo alle coppe e tira verso fuori.
È un attimo, sento la pressione della stoffa dietro la schiena, poi lui tira in alto facendo scavallare le coppe ed i miei seni, ormai liberati, mi si adagiano sul busto.
Sono bastati pochi secondi per farmi capire che con lui non ci sarà da scherzare, così non azzardo a provare a ricoprirmi di nuovo, mentre le sue mani cominciano a toccarmi.
Trattengo il respiro mentre prende in mano i miei seni, come se volesse valutarne il peso, poi le sue dita affondano nella carne mentre serro le labbra per non gridare.
Sì, ora grido, chiedo aiuto, arriva mio marito e …
No, mio marito non farà nulla e … mi sta strizzando leggermente i capezzoli ed io apro leggermente la bocca per prendere respiro, ma che mi succede?
Si è fermato, all’improvviso ha smesso di toccarmi i seni e le sue mani, posate sulle mie spalle mi costringono ad abbassarmi, finché non mi ritrovo in ginocchio.
“Apri i pantaloni.”
La frase mi è arrivata alle orecchie netta ed imperiosa, ha parlato a bassa voce ma le sue parole mi colpiscono come uno schiaffo e le mie dita non possono far altro che aprire il bottone e poi tirare giù la lampo.
“Tirali giù.”
Ed io eseguo ancora, abbassandogli i pantaloni fin sotto alle ginocchia.
Sotto porta dei boxer neri dentro cui non posso non notare un notevole rigonfiamento, ma solo per pochi secondi, perché provvede da sé ad abbassarli.
“Su, prendilo.”
La mia mano si avvicina titubante.
“Ma no, scema, con la bocca.”
Mi sento prendere dietro la nuca con indice e pollice, la sua mano è grande e forte, stringe ancora ed io apro la bocca mentre con l’altra mano mi preme sopra la testa.
Bastano pochi secondi per trovarmi con il sue pene completamente eretto stretto tra le labbra.
Mi indirizza il movimento e quando è certo che ho imparato il giusto ritmo per lui, allenta la morsa dietro la nuca.
“Brava, continua così.”
Lo sento crescere nella bocca, stretto delicatamente dalle mie labbra, poi lui mi costringe ad aumentare il ritmo, ora mi tiene la testa con le mani, le sue dita affondate nei capelli neri e mossi, e capisco che sta per venire.
Mi arriva l’ultima raccomandazione: “tieniti tutto, non mi far sporcare” e subito dopo viene nella mia bocca.
Mi ha inondata di sperma, me ne rendo conto quando lui si toglie ed io posso finalmente rimettermi in piedi.
Mi vedo riflessa nello specchio del comò, con la camicetta aperta, le tette di fuori, i capelli arruffati e la faccia sporca di sperma.
Gli volto le spalle e mi dirigo verso il bagno per andare a darmi una rassettata.
“Ma dove cazzo vai!”
La sua voce ora si è fatta tagliente.
“A pulirmi”, rispondo io.
“Ci andrai dopo, alla fine, con te ho appena cominciato.”
La vergogna per quello che ho dovuto fare mi cade addosso come un macigno, mentre lui si spoglia completamente davanti a me.
Io intanto rimango immobile, a testa bassa incerta se spogliarmi o meno.
Ho capito che comanda lui, io devo solo eseguire il suo volere, già, sono merce nelle sue mani.
Mi sento la bocca impastata e lo sperma che mi è colato fin sotto al mento, si sta lentamente seccando, mi passa per la mente di chiedergli di nuovo il permesso di andare a pulirmi la faccia in bagno, ma poi capisco che lo ha fatto apposta, rientra nella sua strategia per spezzare la mia resistenza e dominarmi.
Ecco, è pronto, si è tolto tutti i vestiti, guardo il suo corpo giovane e forte, per un attimo mi viene da confrontarlo con mio marito, certo, che è meglio, Michele va per i 50, ha un accenno di pancia e poi non è mai stato un tipo atletico.
Mi immagino mio marito, nell’altra stanza, che si sta rodendo il fegato, poi lui si avvicina a me e mi apre la lampo della gonna, la tira verso il basso finché non scivola a terra restando ammucchiata ai miei piedi.
Non dice nulla, osserva i miei fianchi larghi, le mie cosce fasciate dal collant scuro e mi chiedo se mi trovi di suo gradimento.
Troppo vecchia, troppo grassa per lui?
Io non mi muovo, lo lascio fare, così prima mi abbassa le calze e poi anche lo slip, rimango nuda con i piedi immobilizzati dai vestiti arrivati fino a terra, finché non mi spinge indietro facendomi sdraiare sul letto.
È dopo che mi ha liberato delle scarpe e dei vestiti che mi rendo conto di essere bagnata.
Io sono bloccata, paralizzata, ma la mia vagina evidentemente no.
Se ne deve essere accorto anche lui perché lo vedo sorridere soddisfatto, mentre mi allarga le gambe prima di sdraiarsi sopra di me.
Quando ho visto il suo pene a pochi centimetri dal mio ventre ho reagito e mi sono ribellata: ho richiuso le cosce ed ho sollevato le ginocchia per tenerlo lontano, ma lui me le ha riaperte a forza e si è sdraiato su di me, mentre con le mani mi teneva la schiena inchiodata al materasso.
Allora provo a muovermi per rendere più difficile la penetrazione, ma più mi dibatto e più lui si eccita, finché non riesce a ficcarmelo dentro.
Ho gridato mentre le labbra del mio sesso si aprivano sotto la sua spinta prepotente ed ho smesso di lottare.
Sono, stanca e sconfitta, mentre quest’uomo giovane e forte, che mi schiaccia e mi opprime con il suo peso, continua a muoversi sopra di me.
Il suo petto mi preme contro i seni nudi, raschiandomi i capezzoli con i peli, mentre il suo pene continua ad entrare ed uscire dentro di me, così lentamente mi lascio andare, mi rilasso, lo sento ansimare, eccitarsi sempre di più, finché non mi accorgo che sto seguendo e assecondando il suo movimento, mentre le mie braccia stringono forte le sua schiena.
Ho cominciato a gemere di piacere, senza alcun ritegno, finché lui non è venuto nuovamente dentro di me.
Si è tolto subito, lasciandomi sdraiata, con il respiro corto e ad un passo dall’orgasmo, e si è rivestito.
Solo ora mi rendo conto dell’enormità di quanto accaduto, mi sono fatta scopare da uno sconosciuto e ci ho provato gusto. Mio marito non può non aver sentito, gridavo e gemevo troppo forte, ben gli sta così impara a vendermi.
“Su, in piedi, ti riporto da tuo marito.”
No questo no, per favore, lo supplico di farmi almeno rivestire, ma lui mi trascina fuori.
Così faccio il mio ingresso in salone scalza e nuda, a parte la camicetta completamente aperta.
Mio marito ha la faccia così terrea che sembra dover crollare a terra da un momento all’altro, il suo sguardo, ad un certo punto, passa dallo stralunato allo schifato, allora abbasso gli occhi, giusto in tempo per vedere un fiotto di sperma che si stacca dalla mia vagina aperta ed arrossata, per finire sul parquet lucido.
Ci scuotiamo entrambi solo quando sentiamo il rumore della porta di casa che si chiude, lasciandoci soli, con le nostre angosce.

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