Morgana by Viktorie [Vietato ai minori]




Finalmente per Asia era giunto il momento di uscire di casa. Aveva passato il Liceo con i migliori voti (ovviamente), aveva fatto tutto da sola per scegliere l’Università, era maggiorenne, figlia unica, i suoi genitori più che benestanti, e l’Università in un’altra e distante città. Non era una ragazzina viziata, avrebbe capito ogni ragione dei suoi genitori, ma non c’era nessun motivo per negarle un po’ di libertà.
E invece la libertà arrivò ad una condizione: “Una casa con dei coinquilini. Sei figlia unica e anche troppo timida, vivere con qualcun altro ti sarà d’aiuto. Una stanza singola, questo va bene, ma da sola no.”, le disse il padre con il tono che usava quando non ammetteva repliche.
E così un po’ scornata, la ragazza si mise alla ricerca di una casa.

Avere coinquilini o meno aveva sempre lasciato perplessa la ragazza. Da un lato avere una casa propria avrebbe significato un sacco di libertà, ma anche una certa solitudine prima di riuscire a crearsi un giro di conoscenze ed amicizie. Ed Asia si conosceva abbastanza bene da sapere che nessuna delle due cose le riusciva facile. Ma vivere con qualcuno era sempre… Vivere con qualcuno.
Ma non c’era molta scelta possibile. Asia non conosceva la Grande Città particolarmente bene, per cui una buona parte del tempo la passò a cercare di capire come fossero le diverse zone. Escluse quelle poco collegate, e quelle decisamente poco appetibili, annunci di “coinquilini maschi cercano coinquilinA” che le puzzavano sempre un po’, rimanevano comunque molte offerte. Ne selezionò alcune, prese gli appuntamenti per i giorni successivi, riuscendo ad incastrare un tour organizzatissimo di stanze ed appartamenti. E tre giorni dopo aveva visto coltivazioni di muffa, lavatrici che funzionavano solo una volta al mese, coinquilini gentilissimi con sonnambulismi, fidanzate gelose, cani isterici. Era decisamente depressa, quando una domenica mattina aprì l’email.

“Ciao,
Scusa il ritardo nella risposta, non guardo spesso le mail di questo account.
Se vuoi venire a vedere l’appartamento non c’è problema, chiamami allo 33x xxxxxxx e ci mettiamo d’accordo.
Meg”

La ragazza dovette fare un bello sforzo per ricordarsi a che Meg avesse scritto. L’annuncio riguardava una bella camera singola in un appartamento più che decente con soli due coinquilini, di cui uno era direttamente la padrona di casa. L’affitto era quasi ridicolo in confronto a quello che chiedevano per le stesse offerte altri proprietari, la zona era bella, insomma: una figata. A cui aveva scritto tanto per provare, perché un’occasione simile era quasi sospetta. Così il martedì dopo Asia si presentò all’ora convenuta al portone del palazzo, dopo essersi fatta un giro dei dintorni. La zona era bella, c’erano un po’ di negozi e di localini, su quello tutto bene. Suonò il campanello.
“Sì?”
“Sono Asia, la ragazza per l’ap…”
“Ah ciao! L’ascensore è sulla destra appena entri, ultimo piano!”
“ok…”
Il palazzo era piuttosto moderno, con almeno una trentina di anni di vita. Salì in ascensore e aspettò di arrivare, guardandosi allo specchio per essere sicura di essere a posto.
Asia era una ragazza piuttosto minuta e magra, un fisico delicato quasi prepuberale che aveva ereditato da sua madre -donna cordiale ma secca nel fisico e nei modi di fare- con dei capelli di un biondo sporco su un visetto ovale quasi bambinesco, delle belle labbra e dei grandi occhi chiari che puntava a terra troppo spesso quando era nervosa. E in quel momento era decisamente nervosa; anche se si trattava della sua milionesima visita a qualche appartamento sentiva addosso il peso della bontà dell’offerta e dello stress di continuare a cercare casa.
“calmati” si disse “è l’ennesimo appartamento, stai solo guardando una camera in affitto da persone sconosciute, se non ti piacciono non devi averci a che fare. Stai calma!” Fece un bel respiro e si calmò.

Quando le aprì la porta la padrona di casa, il suo training autogeno smise di fare effetto.
Sull’uscio stava sorridendo l’incrocio perfetto tra una fotomodella e una pornostar, troppo perfetta per essere vera.
“Piacere, Morgana!” disse quella, porgendo una mano dalle lunghissime dita perfettamente affusolate e dalle unghie curatissime. Asia la strinse cercando di sorridere.
La padrona di casa non fece troppi convenevoli:
le mostrò la casa, la cucina, i bagni, e la camera singola in affitto, una bella stanza con una finestra luminosa rivolta verso il cortile interno del palazzo. L’arredamento era piuttosto semplice, di quei mobili da montare.
Morgana spiegò che se voleva cambiare qualcosa nella camera non c’era problema, avrebbero spostato le cose in cantina, ma ad Asia andava benissimo così com’era, tutta la casa.
Come le aveva consigliato di fare sua madre, la ragazza chiese di poter usare un attimo il bagno, un’occasione per guardare bene in maniera educata il livello di pulizia nella stanza in cui serviva di più.
Morgana le fece di nuovo strada verso il bagno, e Asia constatò l’assoluta pulizia di tutto. E curiosò con lo sguardo.
In casa vivevano sicuramente due persone, ma nel bagno sembravano esserci più che altro prodotti da uomo. Una schiuma da barba, uno spazzolino, un paio di riviste di computer e di attualità.
Quando uscì rimase un attimo sull’uscio della stanza fissando quel bagno in cui mancava sicuramente qualcosa, quando una voce la fece sobbalzare.
“In casa i bagni sono due, ma uno è nella mia camera da letto. I privilegi di essere la proprietaria.” Morgana stava appoggiata al muro del corridoio con un sorriso appena accennato che fece avvampare Asia.
“Senti, vista l’ora, ti va di fermarti a pranzo? Avevo già su l’acqua per la pasta, e dovrebbe arrivare anche Marco, l’altro coinquilino, così conosci anche lui.”
Asia arrossì “Ma no, non vorrei disturbare, non è il caso…” era fermamente decisa a non…
Cinque minuti dopo era seduta in salotto sul divano, come se stesse su un letto di spine.
Il salotto e la cucina erano collegati, perciò poté approfittare che la padrona di casa fosse impegnata per squadrarla meglio.
Morgana doveva essere il risultato di qualche esperimento di genetica, il risultato di una provetta, era troppo… Perfetta.
Doveva avere su per giù trent’anni, una pelle non molto abbronzata, capelli neri come la pece portati in un carré corto, sfilato, che incorniciavano un viso dagli occhi scuri dal taglio felino, un naso dritto come fosse piallato, labbra carnose su un corpo a clessidra che (ci avrebbe giurato) come minimo andava sui 90-60-90. Una maglia a righe a spalle scoperte faceva intuire un certo allenamento fisico della ragazza, così come i jeans attillati contenevano un sedere che avrebbe potuto campeggiare su dei manifesti come ideale estetico di fondoschiena, sicuramente una sportiva, ma in maniera armoniosa.
Ma la descrizione fisica non bastava a rendere l’idea di come tutto quello si muovesse, parlasse e gesticolasse in una maniera quasi ipnotica, come se la sua voce fosse un canto e i suoi gesti una danza, anche se pragmaticamente Asia pensò che come chiunque abbia un ospite in casa, Morgana cercava di atteggiarsi al meglio, e magari in capo ad una settimana l’avrebbe vista aggirarsi in un pigiama sformato con i capelli ai quattro punti cardinali. L’arrivo di Marco riuscì a spezzare l’incantesimo della voce di Morgana, dando anche modo ad Asia di levarsi dall’imbarazzo di essere una bella statuina sul divano.
Fortunatamente Marco sembrava normale, un ragazzo abbastanza carino, gentile, niente di che. Pareggiava con la padrona di casa con la sua affabilità molto più spontanea e diretta, e nel giro di un quarto d’ora Asia era al tavolo a ridere delle disavventure che aveva ogni giorno come tecnico dei computer. Non ci capiva niente di tecnologia, ma i clienti con cui aveva a che fare lui ancora meno, e pretendevano di avere ragione. Sempre.

Un paio di ore dopo Asia usciva di casa abbastanza convinta. La casa era sicuramente a posto, ed era sicuramente stanca di continuare a cercare. Se per loro lei andava bene, si poteva fare.
Marco era ok, era la padrona di casa a farle venire qualche dubbio. Era assolutamente gentile, disponibile e simpatica, ma era così… L’opposto di Asia, che la biondina si domandava se poteva funzionare.
A risolvere la situazione intervennero i genitori di Asia: se la casa andava bene, andava bene. Avrebbero conosciuto la padrona di casa all’eventuale trasloco, ma come diceva sua madre “era ora di osare”. Avere una coinquilina un po’ spigliata non poteva che fare bene, e se la convivenza fosse stata insopportabile, avrebbe cercato ancora, come tutti.
La sera Asia si fissò nello specchio della camera. Com’era diverso il suo corpo da quello di Morgana… Le andava bene, non aveva di questi problemi, si riteneva anche una ragazza carina, ma la padrona di casa aveva quel… Qualcosa di diverso ‘dentro’, non solo fuori.
Sullo smartphone di Asia arrivò un messaggio di whatsapp di Morgana: “Hai dimenticato le chiavi della tua nuova casa! Quando pensi di venire a prenderle? ;)”
Come ogni inizio, anche quello fu traumatico: Asia cominciava gli studi con tutte le novità che questi portavano, compreso il vivere da sola.
Fare la spesa con a disposizione un armadietto e uno scomparto del frigo solo voleva dire scegliere bene cosa comprare (anche se Marco si dimostrò subito il genere di coinquilino utile a smaltire avanzi e prodotti in scadenza).
L’orario del primo semestre era leggero e Asia aveva un sacco di tempo libero per girare per la Grande Città. Marco stava via quasi tutto il giorno e tornava a pranzo quando poteva, se il suo giro di clienti lo portava ad essere vicino casa in quell’orario, e Morgana… A quanto pareva, Morgana tornava a casa solo a dormire, ma capitava spesso che non tornasse affatto.

Circa tre settimane dopo il trasloco, Asia chiese a Marco che diamine di lavoro facesse Morgana, ma le risposte aprivano ancora più domande.
“… Sono… Sicuro che lavori come modella, e come hostess a qualche fiera ed evento, a volte le ho dato uno strappo in moto… Poi non so. E’ una che si fa i cazzi suoi, e apprezza che gli altri facciano lo stesso: se comunque ti serve una mano devi solo riuscire a beccarla, poi si fa in quattro per te. Se questo weekend non torni a casa, credo che abbia qualcosa con un festival di musica.”
“Ah, grazie… Non so… Poi vediamo…” Asia pensava di rimanere in città per farsi qualche giro, ma non aveva tutta questa voglia di trovarsi da sola con Morgana in un posto sconosciuto, dipendendo da lei… Non era ancora pronta.
Il mattino dopo trovò un post-it sul frigorifero:
“Mi ha detto Marco che rimani qui nel WE: sabato sera ti porto fuori!”
Maledicendo il coinquilino Asia uscì per andare a lezione, fingendo a sé stessa di non essere, sotto sotto, affascinata dall’idea di uscire con Morgana.

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