Momento di follia by Idraulico1999 [Erotico]




I tuoi occhi scrutano curiosi osservando in lontananza, non soffermandosi malgrado ciò sui miei, come fai sempre d’altronde, poiché sfuggono. Loro cercano un luogo dove rifugiarsi ritirandosi, mentre la tua voce non riesce a mantenere lo stesso tono con quel tuo modo d’inumidire le labbra asciutte. Poi arriva l’ora d’andare a letto, prima in bagno, tu per struccarti, io al contrario per orinare. Quanti specchi ci sono nel nostro bagno: è così facile spiarsi di sfuggita, dal momento che io spio il tuo sguardo riflesso dagli specchi e dagli sportelli degli armadietti, fissando a testa bassa il cofanetto di cristallo dove tieni i batuffoli di cotone.

Il tuo sguardo mi fissa la nuca, io ne intercetto la tua perplessità, una paura velata seguita da un po’ d’incertezza, poiché tutti gli anni trascorsi insieme hanno fatto cadere tutti i veli, in tal modo capto e leggo i tuoi segreti. Ti dilunghi tardando più del solito, perché sembri prendere tempo, io esco per spogliarmi, ma quando rientro nudo per farmi il bidet, non posso fare a meno di non notare quegli occhi un po’ arrossati, asciugati con troppa energia e parecchia fretta. Io sono alle tue spalle, ti stringo dal retro e appoggio il mio cazzo ancora umido nel solco delle tue natiche formose e sporgenti. Quel tuo sedere troppo grosso per palati fini, tuttavia giusto per uno come me. I tuoi occhi sono nei miei, riflessi nello specchio, giacché confessano e rivelano disorientati e preoccupati le mie intenzioni, per il fatto che passano dall’imbarazzo alla speranza, poi s’abbassano e si rialzano. Nel frattempo ti tranquillizzi al mio sorriso riflesso, alla fine trovi la capacità e il coraggio di chiedermi la cosa che tanto t’infastidisce contrariandoti e urtandoti:

“Che che cos’è successo? Perché non m’hai chiamato? Se avessi saputo che rientravi oggi invece di domani, potevo preparami per andare fuori, per cena al Veliero magari con il mio gruppetto”.

“Te l’ho detto prima, il cliente fuori orario ha inaspettatamente annullato l’appuntamento rimandandolo. Io ero fuori, a cena sarei potuto rientrare in un’ora. Ho provato a chiamare ripetutamente dalla macchina, però non prendeva, non appariva nessun segnale. Lo sai bene, che nell’Appennino con tutta quella serie di gallerie, ci sono delle zone dove la linea è pressoché molto limitata” – ti rispondo io in modo lineare e risoluto.

Al presente il tuo sguardo è cambiato: è uno diventato sguardo fisso, indagatore e pensieroso, tu cerchi nei miei occhi una verità che temi, cammini verso la camera, io guardo il tuo sedere e l’incavo della schiena allo sporgere delle natiche, quella cellulite si vede, però ti dona. Come brucia il mio cuore nel petto: sembra che una mano rovente lo tenga stretto, quasi a soffocarne i battiti, le gambe sembrano vuote e mi sostengono male, tremano nel movimento, la mascella è contratta e duole, il tremito profondo non mi lascia. Com’è diverso da sempre il nostro avvicinarsi a quel letto, giacché ti siedi e sfuggi al mio sguardo sbilanciandoti verso la sveglia in un movimento eccessivo che ti fa perdere l’equilibrio. Non so dove riesci a trovare la voce in falsetto, perché è semi-dolce per chiedermi se voglio tenere la luce, già la luce, quella luce è in verità l’abat-jour, che da sempre lasciamo accesa quando vogliamo fare l’amore.

Era accesa anche questo pomeriggio quella luce, io l’ho vista per due ore con gli occhi della mente offuscata, dopo essere fuggito frettolosamente. Era lontana e tremula, dovuta all’effetto delle lacrime che scendevano dai miei occhi con tanto dispiacere e smisurato dolore, intanto che guidavo senza sapere dove andassi. Era accesa quella luce, dato che illuminava una scena bellissima: una donna in amore che cavalcava impazzita il suo destriero, con i capelli scompigliati, accanita, eccitata e vogliosa. Le tue braccia che rompevano l’aria nell’afferrare quanto più piacere ti era possibile. Quei tuoi fianchi carnosi che scuotevano e roteavano, per trafiggersi con quel membro su nel ventre, fino al cuore. Il tuo ansimare rapido, quei versi gutturali e rochi che incitavano e reclamavano, le urla soffocate e quei grugniti di femmina in calore, poi subito dopo, come in un fermo immagine, tutto si era bloccato, perché alla luce flebile dell’abat-jour e in un gorgoglio scostumato e scurrile, il tuo orgasmo si era diffuso nel letto nuziale.

La tua testa si era rovesciata all’indietro e se quel maschio non t’avesse trattenuta per le natiche saresti stata disarcionata. Chissà, se i tuoi occhi accecati dal piacere t’hanno fatto intravedere quell’ombra sulla porta. Certo, non c’è dubbio, qualcosa di quell’immagine in qualche punto del tuo cervello dev’essersi impressa, perché ora stai cercando di capire se in quel momento di follia d’amore, fosse stata una sbandata reale oppure il frutto della tua immaginazione.

Io sono più che convinto che t’assillerai e ti torturerai a lungo nel pieno disorientamento e nell’immensa incertezza, perché sarà però soltanto questo, l’unico e il semplice prezzo del tradimento che ti farò pagare.

Il resto, naturalmente, vale a dire le gocce di veleno fra di voi, ce le metterai tu.

{Idraulico anno 1999}

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