Mirella la stagista by suve [Vietato ai minori]




Mirella la stagista di suve New!
E’ stato un caso. Ero sceso nel seminterrato che usiamo come archivio, invece di chiedere la pratica per telefono come solito, solo per sgranchirmi le gambe ormai quasi anchilosate da ore di lavoro alla scrivania.
Entrai nell’anticamera dell’archivio vero e proprio pensando vi fosse Gianni, l’archivista, un ragazzo di 35 anni, separato, che dopo l’abbandono della moglie era tutto casa, lavoro e palestra, sfogando forse nella cura fisica estremizzata le disavventure familiari. Non vedendo nessuno, pensai che fosse andato in bagno e mi inoltrai tra le scaffalature per conto mio, per anticipare i tempi.
Ero lì da qualche minuto, avevo trovato il faldone e avevo appena spento la luce di quel settore, per dirigermi all’uscita, quando sentii delle voci, di cui una femminile.
– Ma no, dai. Potrebbe venire qualcuno-
– Ma chi vuoi che venga quaggiù, mi chiamano al telefono se serve qualcosa e poi chiunque venga lo sentiamo scendere le scale- .
Un po’ stupito da ciò che avevo sentito mi sporsi dallo scaffale e vidi attraverso la porta dell’anticamera, ad una quindicina di metri, che si trattava di Gianni insieme a Mirella, una giovane stagista che da qualche mese lavorava con noi. Erano appiccicati e le mani di Gianni sembravano tentacoli per come spaziavano su di lei mentre la baciava.
– Questa poi -, pensai tra me e me. Avevo scoperto una tresca interna all’ufficio. Non che mi interessasse, avevo avuto anche io i miei intrallazzi e ero sempre stato più preoccupato che non si scoprissero i miei che cercare di scoprire quelli degli altri.
Mirella era interessante, un bel culetto, una terza abbondante, un viso carino, bei capelli biondo scuro sciolti sulle spalle, sempre disponibile a dare una mano ma la ritenevo, con i suoi 22 anni, troppo giovane e inesperta per interessarmi. Le mie preferenze andavano a donne un po’ più mature per cui mi ero sempre limitato a cordiali rapporti di lavoro, senza tentare avances o battute a doppio senso come facevo con altre colleghe, sia pure solo per scherzare.
Intanto i due si erano infervorati. Lei era avvinghiata al suo collo con le braccia e lo stringeva come naufrago il salvagente; lui palpava a piene mani il suo sedere, fasciato da stretti jeans.
– Dai, andiamo di là, al solito posto – Da questa frase detta da Gianni intuii che non si trattava del primo incontro, la cosa doveva durare da un po’.
Mirella sembrò esitare ma lo seguì comunque, tenuta per mano, ed entrarono nell’archivio dove mi trovavo. Mi ritrassi nella penombra, temendo di essere visto, ma per mia fortuna svoltarono a destra, dirigendosi verso un altro angolo dello stanzone enorme.
Stavo per dirigermi cautamente verso l’uscita, intenzionato a tornare di sopra senza disturbare i due piccioncini, quando mi prese la curiosità. Il voyeur che è in me sbucò fuori e, facendo attenzione, li seguii camminando parallelamente, coperto dagli scaffali, nella loro direzione.
Pochi metri, lo stanzone è grande ma non infinito, e li raggiunsi. Erano nell’angolo che usavamo come deposito per modulistica e cancelleria, praticamente uno spazio lasciato libero dagli scaffali, se non quelli a parete, con al centro un pallet con gli scatoloni della carta per stampante e fotocopiatrice.
Erano lì. Lui seduto su questi scatoloni e lei davanti, tra le sue gambe, china su di lui a ricevere un bacio affamato. La situazione mi intrigava, loro erano illuminati dalla luce che veniva dalle alte finestre traslucide che davano verso l’esterno, io, più all’interno, ero praticamente invisibile ma potevo vederli guardando attraverso l’ultimo scaffale, tra un pacco di pratiche e l’altro.
– Non è proprio il posto più comodo per farsi una trombatina – pensai, ma probabilmente i due avevano dovuto fare di necessità virtù e non ci badavano molto.
Intanto lei gli stava slacciando la cintura, all’evidente ricerca di ciò che più la interessava in quel momento.
Pochi istanti e glielo tirò fuori. Feci appena in tempo a vedere che Gianni era normodotato, tanto per non invidiarlo, che Mirella si inginocchiò e glielo prese in bocca.
Gianni sospirò deliziato, al tocco di quelle labbra che pian piano scesero giù fino ad ingoiarlo completamente.
– Però, la ragazzina ne ha di esperienza – pensai, cominciando ad avvertire un principio di eccitazione al basso ventre.
Mirella lo risputava lentamente fuori, lo gratificava di una leccatina tutto attorno la cappella e poi lo introduceva di nuovo per scendere piano fino a sentirlo sulle tonsille, rimaneva ferma qualche istante, e vedevo le guance incavarsi nella suzione, per poi ricominciare da capo.
Un pompino da manuale, e Gianni sembrava gradire molto, a giudicare dai sospiri.
Mi stavo eccitando anche io, ma scartai l’idea di masturbarmi come un ragazzino e invece, non so come ci abbia pensato, presi il telefonino e cominciai a riprendere la scena.
Forse Mirella aveva veramente paura di essere scoperta, o forse voleva sbrigare – la pratica- in poco tempo perché improvvisamente accelerò la procedura, prendendo a scendere e salire con velocità. Ad un tratto trattenne solo la cappella in bocca, succhiando e segandolo velocemente con la destra, e Gianni parve impazzire.
– ferma, ferma aaaahhhhhhhh, così mi fai godere subito, aspetta -.
Con evidente fatica la staccò da se facendola alzare.
– Perché? Volevo farti godere. Dai, vienimi in bocca e lasciami tornare di sopra, avremo tempo stasera di fare le cose con più calma -.
Gianni non le rispose, ma si alzò tirandola su con se per poi voltarla e farla sdraiare sugli scatoloni.
Con veemenza le slacciò i jeans tirandoli fino alle ginocchia insieme agli slip che, vidi, erano verdi, e le alzò le gambe tenendole alte e affondando il viso tra le cosce. Non era proprio comoda come posizione, Mirella non poteva allargare le gambe più di tanto ma Gianni non se ne dette peso prendendo a leccarla con furia.
Mirella gradì la sua irruenza cominciando a sospirare. Tirò a se le gambe imprigionate dai jeans, abbracciandole, ed alzò il culetto per meglio offrirsi alla lingua di Gianni.
– Si, oh si, dai, leccami tutta –
Gianni non aveva bisogno di incitamenti e ora, avendo le mani libere, poteva agire più liberamente.
Vidi che con la sinistra apriva bene le grandi labbra mentre almeno due dita della destra, non vedevo bene, le aveva infilate nella vulva e la scopava con queste ciucciando il clitoride.
– DAIIIII! Si, mi piace, PIU’ FORTE! –
Mirella apprezzava il lavoro di Gianni e mugolava senza più freni.
– Il ciccetto, succhiami il ciccetto che mi fa impazzire, SIIIIIIIIIIIIIII! –
Mirella godette accasciandosi all’indietro sugli scatoloni.
Gianni sollevò la bocca – dal fiero pasto- e accostò il glande all’ingresso della fichetta, iniziando la penetrazione che Mirella accolse con un sospiro deliziato, ancora preda delle sensazioni dell’orgasmo precedente. Un lento va e vieni e i loro gemiti si mescolarono. Gianni aumentò il ritmo, penetrandola fino in fondo per poi uscire quasi tutto e penetrarla ancora violentemente, e Mirella impazzì.
– SI, Dio, mi fai godere, ancora, ANCORAAAAAAA! –
– Che bello, ti sfondo, TI SFONDO!!!! Che zoccola che sei, TIENI…. TIENI! –
– Aspetta, no, non venirmi dentro….. dammelo qui –
Mirella si divincolò riuscendo a farlo uscire. Gianni stava per protestare ma subito si calmò perché Mirella si inginocchiò prendendoglielo nuovamente in bocca.
Pochi movimenti avanti e indietro e Gianni godette, pronunciando bestemmie e frasi senza senso.
Mirella lo tenne stretto tra le labbra muovendo velocemente la mano e riuscii a zoomare un rivolo di sperma fuoriuscire dalle sue labbra, evidenza dell’abbondante eiaculazione di Gianni.
Il senno mi tornò e mentre i due erano ancora presi l’un l’altra e Mirella completava l’opera sempre in ginocchio davanti a lui, guadagnai l’uscita per tornare nel mio ufficio.
Mentre risalivo un sorriso mi sfiorò le labbra mentre battevo la mano sulla giacca, all’altezza della tasca ove tenevo il telefonino. Non sapevo ancora cosa avrei fatto di quel filmato, ma….. ero contento di averlo.

Da quel giorno iniziai a guardare con occhi diversi Mirella, a far caso a sue improvvise assenze seguite spesso da ritorni affannata o con il viso arrossato. Notavo anche il suo abbigliamento, a volte normale, ma con jeans sempre attillatissimi, oppure gonne ampie, che immaginavo facili da alzare da parte di Gianni, raramente in minigonna a mostrare le belle gambe, spesso camicette non volgari ma che ben evidenziavano il seno.
Qualche pensierino su di lei iniziavo a farmelo, ma non erano molte le occasioni di stare a contatto con lei fino a quella sera in cui dovemmo fermarci fino a tardi per concludere una valutazione molto importante.
Per le necessità del lavoro Mirella era stata assegnata al mio settore di competenza e quindi era a una scrivania appena fuori del mio ufficio. Erano forse le 22 e eravamo rimasti io e Mirella da soli dopo che altre due colleghe erano appena andate via. Stavamo ricontrollando il lavoro per essere sicuri che non fossero sfuggiti dei particolari e io, concluso il raccordo delle parti, stavo per spegnere il PC e andarmene a casa quando, guardando dalla porta aperta, mi cadde l’occhio su Mirella che era seduta alla sua postazione. La vedevo di lato e potevo notare come la gonna, lunga sotto al ginocchio, aderisse alle cosce evidenziandole.
Mi tornò in mente la scena dell’archivio e preso il cellulare feci ripartire il filmato provando eccitazione e maturando l’idea di approfittare dell’occasione. Velocemente preparai la cosa e uscii dall’ufficio invitando Mirella a una pausa caffè per rilassarci prima di andare via.
Davanti alla macchinetta aziendale scambiammo poche parole sul lavoro sorseggiando la bevanda calda e mentre buttavo il bicchiere le chiesi:
– Mirella, ho bisogno di un suo consiglio –
– Mi dica dottore, come posso aiutarla? –
– E’ una questione delicata, riguarda una collega di cui ho le prove su un comportamento non proprio consono, ma non so bene cosa fare, se parlarne con il direttore del personale o semplicemente darle un avvertimento o cos’altro. E’ un po’ imbarazzante, ma venga nel mio ufficio, le faccio vedere così saprà dirmi meglio –
La precedetti dopo aver visto la sua faccia farsi curiosa e, forse, un pochino timorosa.
Tornato alla mia scrivania, riattivai lo schermo del PC e la chiamai:
– Venga qui dietro, così vedrà meglio – e feci partire il filmato che avevo caricato poco prima.
Mirella si era posta di fianco alla mia poltrona e la sentii irrigidirsi non appena apparvero le immagini di lei e di Gianni. Non parlava ma la mano torceva nervosamente la gonna. Guardandola in viso vidi che era arrossita notevolmente e pareva quasi stare per scoppiare in lacrime.
Non volò una mosca fino al termine del filmato. Sempre da seduto girai la poltrona per averla davanti. Era ferma, le mani intrecciate sul grembo, la testa china e il rossore che se possibile si era fatto ancora più evidente.
– Mi dica Mirella, cosa devo fare? –
– Dott ……. dottore, io ………. Io……. –
– Io cosa Mirella? Che giustificazioni ha per questa cosa? –
-Dottore…….. mi vergogno. E’che Gianni insisteva sempre, ogni giorno, e alla fine non ho saputo dirgli di no e ho ceduto, ma la prego, non lo faremo più ma non mi rovini, se lo sa il direttore del personale mi revoca lo stage e io ho bisogno di questo punteggio –
– Crede che se io dimentico l’accaduto lei riuscirà a comportarsi dignitosamente in ufficio? –
– Si, glielo assicuro, parlerò con Gianni e…… –
– A Gianni parlerò io, ma lei cosa ritiene di poter fare per farmi dimenticare? –
L’avevo detto con tono tranquillo, come se fosse la cosa più normale del mondo e Mirella tardò qualche secondo a comprendere il sottinteso.
Stava per rispondermi ma si bloccò prima di proferire parola, la bocca semiaperta per lo stupore, guardandomi con occhi sgranati mentre metabolizzava la mia richiesta implicita.
– Dottore……. Io farò quello che vuole lei – mi rispose con un sussurro abbassando ancora la testa.
In quella posizione il suo sguardo puntava direttamente al cavallo dei miei pantaloni dove si era nel frattempo evidenziata una vigorosa erezione.
– Beh, io non ti dico niente Mirella, ho già visto le tue capacità , decidi tu cosa preferisci fare –
Lentamente si avvicinò inginocchiandosi tra le mie gambe e con una certa riluttanza protese le mani per sganciarmi la cintura e aprirmi i calzoni. L’agevolai alzandomi un poco e abbassandomi i boxer. Il mio pene uscì allo scoperto come una molla trovandosi a pochi centimetri dal suo viso.
Lo impugnò fermamente e poi calò con la bocca ingoiandomi.
– Aaaahhhhhh – Non riuscii a trattenere un sospiro sentendo la morbidezza delle sue labbra chiudersi intorno a me.
Prese lentamente il canonico movimento di sali e scendi facendomi ogni tanto sentire la lingua. Era brava, sapeva come dare piacere a un uomo. Ogni tanto lo estraeva dalla sua bocca per riempire di baci la punta o darle lente e vigorose leccate e poi lo ingoiava nuovamente sin quasi a farlo sparire tutto.
Preda di quel trattamento sentivo di non poter resistere ancora a lungo e proprio mentre accelerava la suzione per portarmi al culmine la scostai da me.
– Alzati Mirella, non è giusto che mi diverta solo io –
Le aprii la lampo della gonna e la feci scendere lungo le gambe fino a acciambellarsi a terra. Aveva uno slippino nero molto intrigante con rilievi in pizzo, la feci appoggiare all’orlo della scrivania e piano le sfilai lo slip notando che era quasi completamente depilata, solo una piccola striscia di peli verticale sembrava indicare la strada per la sua vagina.
Iniziai a leccarla dolcemente, piccoli tocchi di lingua su tutto il suo sesso e succhiatine al clitoride mentre sentivo che si stava rilassando. L’umidità del suo nido del piacere mi sembrava aumentata e portai le labbra a contatto con la sua fichetta, irrigidendo la lingua per penetrarla mentre strusciavo il naso contro il clito.
Ora Mirella sospirava e poco dopo una mano sopra la mia testa mi testimoniò l’inizio della sua partecipazione. Continuai a leccarla aiutandomi anche con due dita con cui la penetrai e Mirella venne. Così, semplicemente venne e sentii i suoi umori impiastricciarmi la faccia e le sue mani entrambe sulla mia nuca a tirarmi a se, come per farmi entrare completamente in lei mentre dei gridolini di piacere riempivano la stanza.
Dopo si rilassò, sdraiandosi sulla scrivania e assaporando lo scemare dell’orgasmo.
Io ero teso e duro come pietra, sentirla e vederla godere mi aveva portato al massimo dell’eccitazione. Toccava a me ora e la tirai per le braccia facendola alzare.
Stava per rimettersi in ginocchio, convinta che volessi essere contraccambiato, ma la fermai e la feci girare. Piano la feci indietreggiare inserendo le mie gambe tra le sue, allargandole, per poi farla sedere su di me. Comprese quel che volevo e fece forza sulle gambe per reggersi mentre io puntavo il mio affare, lentamente scese e mi sentii come ingoiare da un forno rovente.
Aveva una fichetta stretta che solo l’abbondante lubrificazione mi permise di penetrare completamente. Da dietro le slacciai i bottoni della camicetta togliendola mentre Mirella si muoveva dolcemente, ondeggiando quando era praticamente seduta su di me per poi salire e scendere in un movimento costante e inebriante. Le tolsi anche il reggiseno e la tirai a me, baciandole la nuca e la schiena, stimolandole i capezzoli e poi, facendole alzare le gambe a perdere il contatto da terra mi misi a dare colpi furibondi. Poi la riportai con i piedi a terra e, afferratala per i fianchi, la guidai nel saliscendi sentendola gemere
– Piano, fammelo sentire tutto, mmmmmhhhhhh, mi piaceeeeeee –
Mirella si stava bagnando sempre più e anche io ero vicino all’orgasmo. Bastarono pochi minuti e mi sentii al limite.
– Posso? – Mi informai.
– Siiiiii, prendo la pillola, vienimi dentro, voglio sentirti….. mmmmmmhhhhhhh –
Mi scatenai, come impazzito la alzavo e la abbassavo su di me fino a arrivare al punto di non ritorno e mentre le afferravo le tette per stringerla a me, profondamente infisso dentro di lei, i peli pubici a contatto, e venivo, venivo inondandole la vagina, la sentii godere:
– Mmmmmhhhhh si, si godo, GODO, GODOOOOOOOOOOO……… –
Si accasciò su di me e restammo immobili per forse un minuto, a riprendere fiato.
Era stato uno dei più begli orgasmi della mia vita, e sentire il suo corpo caldo aderire a me perfezionava il godimento.
Poi ci staccammo, rassettandoci e facendo a turno in bagno per sistemarci.
Di nuovo completamente vestiti, nel mio ufficio, la chiamai ancora dietro la scrivania.
– Mirella, ecco, questo è il tuo filmato, guarda mentre lo cancello definitivamente, e ecco che lo cancello anche dal cellulare. Ora nessuno saprà mai di te e Gianni –
Mi guardò un po’ sorpresa, forse non si aspettava che tenessi fede all’implicita promessa del mio – ricatto- . Sussurrò solo un – grazie- e tornò alla sua postazione mentre anche io chiudevo tutto per lasciare l’ufficio.
Scendemmo in ascensore insieme e giunti al parcheggio si girò verso di me stampandomi un bacio su una guancia.
– Grazie – mi disse ancora, e presa la sua utilitaria se ne andò.
Mentre tornavo a casa ripensavo alla serata, all’imprevista evoluzione e all’impulso di cancellare il video che avevo avuto. Chissà, forse avrei potuto tenerlo per godere ancora delle grazie di Mirella, ma non mi pentivo di averlo fatto. Quel gesto istintivo mesi dopo mi avrebbe portato una bella sorpresa, ma questa è un’altra storia.

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