Mia figlia Sara, Una schiava by Alex666 [Vietato ai minori]




Mia figlia Sara, Una schiava di Alex666 New!

Note:

Racconto di fantasia ispirato a Sara, la mia figliastra (vedi http://www.raccontimilu.com/viewstory.php?sid=30826)

La porta si apre e entro nell’appartamento.
Quattro uomini sono seduti attorno ad un tavolo, sul cui piano sono appoggiate
delle foto.
“Guarda che faccia da pompinara!”, commenta uno di loro prendendone in mano
una.
Gli altri la guardano e ridacchiano.
“Questo culo deve averne visti di cazzi!”, dice un altro, sempre tra
l’ilarità generale.
Uno si volta verso di me, finalmente accorgendosi della mia presenza.
“Vieni, paparino, così sentiamo anche cosa ne pensi tu”.
Mi avvicino al tavolo.
Le foto sul ripiano le conosco bene, sia perchè gliele ho fornite io, sia
perchè ritraggono un soggetto a me caro.
Mia figlia Sara.

“Hai una bella figlia, sai? – mi dice uno – Un po’ zoccola, ma bella”.
Sento qualcosa smuoversi al basso ventre.
Vedere quelle foto, sentire quei commenti, mi eccita.
So che è sbagliato, ma non posso farci nulla; è il mio subconscio che comanda.
Viene selezionata una foto in costume su una spiaggia.
“Vedi, paparino, una che mette foto così su Facebook vuole solo una cosa. Che la gente si faccia le seghe pensando a lei”.
Il mio membro diventa ancora più duro.
Come se fosse evidente – e magari lo è – l’uomo vicino a me allunga una mano verso il mio inguine e lo afferra attraverso i pantaloni.
“E anche tu mi sa che non ne sei insensibile, vero?”, commenta ridendo.
Io resto immobile, con la sua mano sul mio cazzo.
“Dai, facci vedere, che qui l’affare s’ingrossa!”.
Altre risate.
Slaccio i pantaloni e li abbasso, quindi mi faccio calare anche i boxer.
Il mio cazzo punta verso il tavolo come la canna di una pistola.
Il mio vicino – quello a cui ho mandato le mail e che mi ha invitato alla serata – ci passa una mano sopra.
Sento il cuore accelerare.
“Non stavi scherzando quando dicevi che tua figlia te lo fa rizzare, vedo”, commenta.
Arrossisco per l’imbarazzo, ma paradossalmente mi eccito ancora di più.
“Non è mia figlia biologica – abbozzo in mia difesa – E’ di mia moglie…”.
“L’hai vista crescere – taglia corto uno dei quattro – Quindi è tua figlia. Togliti tutti i vestiti, ora”.
Rimango immobile per qualche secondo.
“Muoviti, che così con i pantaloni calati sei addirittura più ridicolo!”.
Eseguo l’ordine sforzandomi di non pensare. Ho solo in mente le foto di Sara e loro che le commentano in maniera così volgare.
Mi sono messo volontariamente in questa situazione.
Mi libero di tutti gli indumenti.
“Andiamo di là – mi dice il mio “amico” – indicando con il pollice una porta in legno marrone.
Li seguo nella stanza accanto, che i più ottimisti potrebbero definire stanza da letto.
Un materasso su una rete, nulla di più.
“Sdraiati!”, mi ordinano.
Mi corico sul materasso.
“Ora ti toccherai fino a venire. Pensa a tua figlia e a noi che ce la facciamo”.
Il cazzo mi si ingrossa ancora di più e istintivamente la mia mano va lì.
Masturbarmi davanti a loro? Non pensavo.
“Dai, segati, porco di un padre!”, mi esorta uno di loro.
Lo stringo tra le dita e incomincio ad andare su e giù.
Chiudo gli occhi, pensando a loro e a quello che devono aver pensato su Sara.
E’ sexy, lo è sempre stata.
Ha un bel seno, un bel sedere….
Mi sfugge un ansimo.
Sono vicino a venire, nonostante non sia passato molto tempo.
“Immagina quella puttana – dice uno  – che si prende tutti i nostri cazzi in bocca”.
L’immagine mi travolge come un treno.
Sento i testicoli contrarsi.
Sara alle prese con questi uomini; la sua bocca che passa da un cazzo all’altro.
Sto per venire.
“Magari anche il tuo cazzo, chissà quante volte l’hai immaginato, eh porco!”.
E’ vero, l’ho immaginato molte volte.
E non solo quello, ovviamente.
“Te la scoperesti, vero schifoso?”.
Annuisco, concentrato a non venire.
“Rispondi, testa di cazzo!”.
Stringo forte la mano attorno al mio membro.
“Sì, me la scoperei!”, quasi urlo.
Il getto di sperma erutta dal mio membro e mi colpisce la pancia.
Ansimo, cercando di calmarmi.
Aprirò gli occhi e vedrò le loro facce….riuscirò a non vergognarmi di quanto appena fatto?
Traggo un sospiro e apro gli occhi, quasi sobbalzando.
Davanti a me, tra di loro, c’è Sara.
E mi sorride.

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