Mi ricordo ancora by Idraulico1999 [Sentimentale]




“Dai, perché non vieni a trovarmi, sarebbe un’autentica meraviglia” – aveva esordito lei in maniera euforica e coinvolgente in quell’occasione.

Rosa era sempre stata così, fin dai tempi delle scuole medie, sempre allegra, disponibile e spassosa, per questo motivo eravamo rimaste in contatto pur senza vederci spesso. Decisi in tal modo d’andare a trovarla proprio a metà della settimana, in quanto lavorava solamente al mattino, affinché il pomeriggio potevamo trascorrerlo insieme, dato che un giro a Cremona l’avrei fatto assai volentieri, poiché era da tanto che non andavo in quella stupenda cittadina.

Ci trovammo di fronte all’emporio della Rinascente, un abbraccio e poi via per i negozi, malignando e spettegolando degli ultimi anni passati tra l’università, le beghe quotidiane, il lavoro e gli amori vari. Il negozio di dischi della Ricordi fu una tappa obbligata nel nostro giro da compere, in quanto la musica aveva riempito le nostre vite finché avevamo suonato nella stessa orchestra. Ci dirigemmo verso il reparto della musica straniera, perché Bon Jovi era stato il nostro idolo sin dai tempi delle scuole medie, io scoprii però che lo ero ancora in modo appassionato, cosiffatto tentai di prendere il singolo “Destination Anywere”, sennonché qualcun’altro ebbe la stessa idea, io alzai gli occhi e lì lo vidi:

“Dio mio, Vittorio. Non è possibile” – esclamai io entusiasta e incredula al tempo stesso.

Quel giovane sbarazzino dalla chioma scura mi squadrò dritta negli occhi, vidi in quel preciso istante la sua capacità espressiva un po’ esitante e irresoluta, appresso però un diffuso sorriso di benessere e di meraviglia comparve sul suo volto:

“Lina, che gradita improvvisata, è incredibile” – gridò lui, stringendomi in un abbraccio energico e poderoso.

Quando Rosa s’unì a noi passammo in seguito il resto del pomeriggio parlando di tutto, ricordando animosamente i vecchi periodi ormai trascorsi e ridendo delle nostre innumerevoli e irripetibili infantilità dell’epoca. Salutammo Rosa e verso sera Vittorio s’offrì gentilmente d’accompagnarmi in direzione di casa evitandomi il cruccio di prendere il treno, mentre durante il tragitto guardai un ciondolo che pendeva dallo specchietto retrovisore:

“Questo te l’ho regalato io per San Valentino un sacco d’anni orsono. Stavamo ancora insieme, ricordi?” – gli dissi io al presente in maniera sconfortata rinvangando nei ricordi.

“Sì, mia bella, lo porto sempre con me, perché m’ha sempre portato fortuna” – rispose lui sorridendo per rincuorarmi.

Io scrutai accuratamente quella faccia magnifica imprimendomela nell’intelletto assieme a quelle belle iridi color verde acquamarina, perché tanti anni addietro avevo avvertito captando le stesse emozioni guardandolo per la prima volta, ascoltammo sennonché la musica viaggiando per tutto il tempo in totale silenzio. Lui si fermò davanti a casa mia e ci guardammo, il tempo si fermò in quel momento per un istante, poiché mi resi conto che non volevo perderlo di nuovo per anni, lui forse capì quella mia evocativa espressione passandomi la mano fra i miei capelli sorridendo.

“E’ delizioso averti ritrovato. Usciamo domani?” – disse lui, io annuii entusiasta sorridendo a mia volta.

“Passerò a prenderti verso le otto di sera, d’accordo?”.

“Sì, mi farò bella” – dissi io gioiosa.

Lui mi guardò e prima che chiudessi lo sportello dell’auto sentii la sua voce affermare:

“Non ne hai bisogno. Tu sei sempre stata incantevole”.

Alle otto, rigoroso qual era, arrivò davanti a casa mia con la sua automobile e scese per aprirmi lo sportello. Lui era vestito in maniera elegante, con un completo color grigio-scuro veramente splendido, dal momento che i suoi occhi verdi parevano letteralmente sfavillare, manifestandosi ancora più imponenti cagionati dal colore grigio lucente di quell’abito. Quella capigliatura ricascò sulla fronte, lui la scostò con un leggiadro movimento della mano, in seguito mi baciò la guancia, richiuse lo sportello e salì in auto. La taverna non era molto distante, un locale molto accogliente e pure silenzioso al tempo stesso, di buona fattura, nei paraggi del lungo lago peraltro ben illuminato per l’occasione. Lui aprì lo sportello per farmi scendere e m’afferrò la mano accompagnandomi all’entrata della locanda. Vittorio era sempre stato galante e premuroso, perché anche a scuola m’apriva sempre le porte lasciandomi passare.

“Perdonami se ti precedo Lina, però almeno ti tengo aperta la porta” – affermava sempre.

Lo disse anche quella sera aprendo la porta e lasciandomi entrare nell’atrio della taverna riferendo al cameriere il nome della prenotazione, accompagnandoci in conclusione verso il tavolo. Il servitore prese il mio cardigan e andò a riporlo nell’armadio, Vittorio scostò la sedia e m’invitò a sedere, guardò il menù soltanto un istante, poi lo ripose accanto alle posate. Io m’accorsi solamente in quel momento dei suoi occhi su di me, spostai lo sguardo sul lampadario centrale della taverna in stile antico, grandissimo e luminoso, squadrai il garzone negli occhi, mentre Vittorio mi teneva saldamente la mano.

“Sei splendida stasera. Sei cambiata tantissimo Lina, di te ho il ricordo di tanti anni fa. Eri molto affascinante anche allora, però il mio ricordo non ti rende giustizia”. Io sorrisi intrecciando sennonché le mie dita alle sue, mentre il cameriere arrivò a prendere le ordinazioni.

“Signora vuole ordinare?” – disse, rivelando un accento straniero molto marcato.

“Ordina tu per entrambi per cortesia. Dovrei andare alla toilette un istante” – dissi io.

Il cameriere mi scostò la sedia, Vittorio s’alzò in segno di rispetto e m’allontanai sentendo la sua voce cortese che si rivolgeva al cameriere, richiusi la porta della toilette alle spalle e tirai un sospiro di sollievo. Non ero mai stata a mio agio in posti simili, poiché mi sono sempre ritenuta una ragazza semplice, dai modi tranquilli, tuttavia pur sempre semplici. Tutta quell’altezzosità, quella galanteria e quella raffinatezza quasi anomala e per di più innaturale mi metteva a disagio, sennonché mi bagnai leggermente il viso con dell’acqua fredda, perché non volevo che Vittorio se ne accorgesse, aggiustai l’abito rosso che mi fasciava il seno e i fianchi arrivando quasi fino a terra, allo specchio osservai accuratamente la mia immagine, respirai a fondo un paio di volte, poi uscii e con l’andatura più disinvolta possibile ritornai al tavolo. Entrambi mangiammo conversando tranquillamente e quell’ambiente mi sembrò meno opprimente, uscimmo successivamente dalla taverna dopo aver degustato un eccezionale tiramisù, ridendo dei ricordi che ci univano ancora sin dai tempi delle scuole.

“Ti va di fare due passi sul lungo lago?” – mi chiese agguantandomi la mano.

Io annuii e ci avviammo verso la riva del lago. La notte era fresca, l’aria leggermente frizzante e mista di buoni odori, il suo dopobarba arrivava fino a me regalandomi inedite e splendide sensazioni. Ci fermammo sotto un salice piangente, guardando due cigni passare elegantemente sull’acqua del lago e osservai le nostre figure riflesse sull’acqua, Vittorio al momento mi guardava, io girai lo sguardo verso i suoi occhi e quando gl’incrociai notai la sua espressione seria e tranquilla, dopodiché passò una mano fra i miei capelli avvicinando il mio viso al suo, mi baciò così senza dire nulla. Sentii a quel punto il calore della sua lingua intrufolarsi nella mia bocca cercando la mia e quando la trovò le girò attorno delicatamente, socchiudendo leggermente le labbra. Le sue braccia m’avvolsero e mi tennero contro il suo corpo, ascoltai il battito del suo cuore e il suo calore invase radicalmente i miei sensi.

“Questa notte voglio fare l’amore con te” – disse sottovoce.

“Lo voglio immensamente pure io” – gli risposi aprendo gli occhi.

Lui m’afferrò per mano e ritornammo verso la macchina parcheggiata di fronte alla locanda. Guidò in silenzio, girando ogni tanto il viso per guardarmi e sorridermi, io appoggiai la testa alla sua spalla e ascoltai la musica soave che proveniva dall’autoradio fermandosi di fronte al cancello d’una villa maestosa.

“Dove siamo?” – chiesi io giuliva e assai incredula mentre quell’enorme cancello s’apriva.

“Questa qua è la mia residenza estiva. Qui vengo con regolarità per rilassarmi, perché adoro il lago e questi angoli di paradiso. Non sapevo che fosse così vicino a casa tua, finché non m’hai detto il nome del tuo paese” – disse lui tranquillamente.

“Buonasera signore” – disse un ragazzo alto e biondo aprendo lo sportello dell’automobile di Vittorio”.

“Buonasera a te Carlo, parcheggiala pure, non la userò fino a domani” – gli rispose, porgendogli le chiavi dell’autovettura e strizzandomi un occhio. Vittorio mi fece scendere e m’accompagnò fino all’ingresso.

“Aspetta qui un secondo, devi vedere qualcosa” – disse.

In quell’istante s’allontanò lasciandomi nell’oscurità rischiarata solamente dal cielo notturno sopra di me. Davanti a me s’apriva un cortile interno al centro del quale si poteva ammirare una fontana bellissima, molto raffinata, in marmo bianchissimo, dove l’acqua zampillava a piccoli getti e sembrava brillare alla luce della luna. A un tratto numerose luci s’accesero, guardai al di là dalla fontana e vidi un castello meraviglioso illuminato a giorno. Ogni stanza era illuminata, ogni ingresso, le scale e tutto il contorno delle torri, la fontana allora zampillò più vivacemente colorandosi d’azzurro e cambiando colore seguendo le gradazioni varie passando dal viola, al giallo e al verde. Era uno spettacolo meraviglioso, unico, mi sembrava di vivere una favola, Vittorio s’avvicinò da dietro porgendomi una rosa bianca.

“Ti piace?” – mi chiese. Io mi voltai verso di lui e lo abbracciai quasi piangendo.

“E’ meraviglioso, grazie mille” – dissi, in seguito m’accompagnò per vedere la dimora.

La sala era immensa, così come le camere, l’arredo era tutto antico in legno scuro e finissimo. Le incisioni sul bordo del camino, le colonne ai lati dell’ingresso, le maniglie in ottone ed ebano, il grande lampadario di cristallo illuminato nella sala più grande, era tutto così bello. In seguito m’accompagnò al primo piano fermandosi di fronte alla porta d’una delle camere centrali del corridoio.

“Ami ancora l’azzurro?” – mi chiese prima d’aprire la porta.

“Sì, certo, sempre” – dissi io entusiasta.

“Allora ricordo bene” – disse lui, facendo scattare la serratura e aprendo la porta.

L’interno era buio e c’era una grande finestra sulla parete opposta a quella occupata dalla porta, feci qualche passo entrando nella stanza e Vittorio accese la luce. Qualcosa di meraviglioso e di strabiliante si presentò davanti a me: la stanza era stata dipinta d’azzurro, i muri, la moquette, il copriletto, i tendaggi, tutto era stato reso azzurro in mille tonalità diverse.

“Dio mio” – pronunciai io, un attimo prima che Vittorio mi baciasse ancora.

“Ti piace?” – chiese lui staccandosi da me.

“Dio, Vittorio, ma è meraviglioso” – dissi abbracciandolo.

“C’è qualcosa nell’armadio” – disse lui indicandomi lo scaffale a muro, dipinto d’azzurro anch’esso e con le maniglie di noce scuro.

Io m’avvicinai all’armadio tirando lievemente le maniglie per aprirlo. Una sottoveste azzurra di seta e una vestaglia di raso dello stesso colore erano gli unici abiti appesi.

“Indossali per me questa notte, ti prego” – disse Vittorio.

Io lo baciai di nuovo, poi presi gli indumenti e andai nel bagno della camera per vestirmi, sulla mensola accanto al lavandino c’era un mazzo di rose bianche e un bigliettino.

“Alla tua bellezza, dedico queste rose. A te rivolgo questa notte, mia regina. Vittorio”.

Nel bagno c’era una vasca per l’idromassaggio enorme, tutta intagliata e lavorata sui bordi, mentre un’enorme specchiera rivestiva completamente una parete. C’erano asciugamani bianchi e azzurri appesi agli scalda salviette, le piastrelle azzurre con i motivi floreali erano uno spettacolo per gli occhi e per la rilassatezza dell’ambiente, una meraviglia per i sensi. Io mi cambiai in fretta, controllandomi più volte allo specchio, dopo quando uscii dal bagno le luci nella stanza erano spente, la porta che s’affacciava sul balcone era aperta, m’avvicinai e trovai Vittorio che contemplava il cielo stellato, poi voltandosi aggiunse:

“Sei bellissima Lina, sei un incanto unico ” – disse ancor prima di baciarmi.

Le sue braccia mi strinsero a sé e le mani s’aggrapparono alla mia chioma, senza smettere di baciarmi mi strinse tra le braccia e m’adagiò sul quel talamo al centro della stanza. Le sue labbra si spostarono accarezzandomi il collo facendosi più audaci e temerarie raggiunsero la mia abbondante scollatura. Le sue mani seguirono il contorno delle mie spalle, su di me sentii la sua pelle, accarezzai le spalle di Vittorio e chiusi le braccia attorno alla sua vita.

“Sei una meraviglia Lina” – mi sussurrò lui invasato, ricominciando a baciarmi fino a raggiungere i capezzoli da tempo ingrossati per l’eccitazione raggiunta. Quando agguantò quello destro in bocca un gemito mi scappò dalle labbra:

“Non trattenerti, qui potrai strillare quanto ti pare, perché non ci sentirà nessuno” – disse lui.

Io sentii la sua pelle rabbrividire a quel tocco, m’accarezzò lo sterno e il ventre soffermandosi sull’orlo del perizoma rosso che contrastava con la mia pelle già abbronzata, appresso scostò il leggero indumento scoprendo in ultimo il mio pube umidiccio. Digradò con le labbra scostando i peli e affondando la lingua sul mio clitoride eccitato e gonfio. Io gridai quando sentii le sue dita penetrarmi a fondo, urlai più forte quando la sua lingua occupò il posto delle dita, strinsi le lenzuola tra le mani gemendo dallo smisurato piacere provato, finché l’orgasmo non mi coinvolse trascinandomi completamente e annientandomi radicalmente i sensi. Dopo Vittorio risalì sul mio corpo asciugandosi le labbra sul palmo della mano e assaporando con la lingua i miei abbondanti fluidi.

Sentii chiaramente al tatto la sua maestosa eccitazione attraverso gli slip, mi liberai dal suo corpo scostandomi di lato e costringendolo a sdraiarsi accanto a me, infilai una mano e afferrai decisa la sua possente eccitazione accogliendo i suoi palesi gemiti nella mia bocca, poi iniziai lentamente a scendere verso il basso. Baciai la pelle abbronzata del suo corpo, appoggiai il seno sul suo membro eccitato e lo sentii gemere all’inverosimile. Oltre l’ombelico la mia incontentabile bocca raggiunse la sua meta scivolando prima che lui riuscisse a sospirare di nuovo. Io glielo avvolsi con la lingua, cercando i suoi punti più sensibili, accarezzandogli i testicoli e passando la mano sotto il suo bel didietro. La sua voce si confuse febbrilmente con i miei gemiti, mentre le sue mani varcavano la soglia del mio piacere affondando dentro di me. Il suo denso sperma si diffuse nella mia bocca, nel momento il cui il mio orgasmo gli annegò tra le mani. Lo sentii scuotersi un istante prima e sbraitare amabilmente il mio nominativo coinvolto appieno nei piaceri alterati e convulsi dell’orgasmo, in tal modo appoggiai le mie labbra sulle sue aspettandomi una carezza, viceversa, Vittorio mi ribaltò sotto di sé penetrandomi con una sola spinta, io strillai pronunciando un sì occluso da quella sorpresa:

“Stanotte sei interamente mia, sapessi quanto l’ho desiderato. Non hai idea Lina di quanto t’abbia voluto fantasticando sovente di te” – m’annunciò lui elettrizzato e infervorato più che mai.

Appresso mi sollevò in alto le gambe proseguendo a spingere, affondando il suo prestante cazzo nella mia nera e pelosissima fica, strappandomi strepiti d’inaudito e d’inconcepibile piacere a ogni pressione esercitata. Di nuovo colsi lucidamente quel sussulto, giacché avvertii spiccatamente la sua eccitazione scalpitare, spruzzandomi in conclusione il suo liquido vitale e perdersi dentro di me. Dopo crollò sul mio corpo ansimando per lo sforzo compiuto, tuttavia Vittorio era ancora dentro di me, per il fatto che al presente mi regalava una doppia penetrazione facendomi distintamente vibrare, intanto che i miei gemiti s’accendevano e si spegnevano simultaneamente in quella stanza:

“Voglio darti tutto il piacere di questo mondo mia regina. Sì, voglio darti tutto questo” – disse lui ulteriormente invasato e vibrante.

Io quell’occasione sbraitai, lui però mi zittì coprendomi le labbra con la sua bocca, sollevandomi le gambe si spinse su d’un fianco e tenendomi con le braccia mi portò sopra di lui. Spinse ancora penetrandomi fino in fondo e inarcando la schiena sotto il mio movimento oscillatorio, si mise a sedere baciandomi con passione, seguii i movimenti della sua lingua ascoltando i gemiti del suo piacere e del mio fusi insieme. Spinse fino a sborrare nuovamente strappandomi grida di piacere incommensurabili. Il silenzio della stanza adesso era rotto soltanto dai respiri incostanti del nostro piacere, Vittorio si sollevò accarezzandomi i capelli:

“Lina, sai una cosa? E’ strabiliante stare con te, non lo avrei mai detto” – disse sorridendo.

“E’ realmente stupendo farlo con te Vittorio” – risposi io di rimando prima di baciarlo ancora.

Sentii nel frattempo il sonno invadere i miei sensi propagandosi pigramente fra le mie membra, dal momento che mi lasciai cadere nella quiete e nel torpore delle sue braccia.

{Idraulico anno 1999}

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