Mi provochi notevolmente




Non mi piace lasciare un bell’uomo affamato. La mia casa ha un terrazzo meraviglioso, una piscina stupenda e tante telecamere collocate in ogni parte: sì, mi piace essere spiata. Non sperate che vi dica il mio nome, non mi piace imbattermi e in seguito individuarvi nella parte retrostante del portone ad affliggervi e a spasimare, ma dietro una delle mie videocamere sì di certo, non c’è dubbio.

La folla conversa e rivela di continuo come argomento la dimensione del membro maschile, ciononostante nessuno accenna né menziona mai della sua naturale conformazione: fateci caso, osservate la forma, tenuto conto che è autorevole, interrogate a questo proponimento purchessia fidanzata o partner. La larghezza ha il suo valore, sì, però anche la forma del glande è di gran peso. La cultura, la disciplina e la dottrina degli insegnamenti spirituali indiani svela chiaramente che il pollice ha accuratamente ed esattamente la forma del pene, perciò se il pollice ha la sagoma d’un micete così sarà quel membro; se ha la fattezza d’un pennello in tal modo sarà pure il pene, perché tutti quelli con la struttura del micete diffondono e offrono più piacere, per davvero, a occhi chiusi e senza alcun dubbio, parola della cultura, che ci crediate oppure no.

Io non so esattamente né per quale ragione, ma ho sempre l’esigenza di compiere dieci minuti d’esercitazione, dal momento che mi sistemo in un angolo poco prima d’entrare in scena. Non importa quante volte l’ho già fatto, eppure ogni evento è come se fosse il precedente, mi capite bene, sì vero. E’ la tipica situazione di come quando stai per lanciarti in acqua da un faraglione per immergerti assieme a quell’angoscia e a quel timore mescolato all’adrenalina di quell’istante, perché tu pensi sempre che l’acqua sia gelida, ma una volta che ci sei dentro dimentichi tutto e ti disinteressi com’era fuori poco prima. Vedi, in realtà io seguo soltanto la mia propensione selvaggia, certamente questa è una dote.

Io non procuro delle sofferenze a nessuno, all’opposto, io ambisco di somministrare a me stessa e agli altri soltanto piacere. No, io non bluffo né recito in nessun caso un orgasmo per com’è la mia natura. In breve vi dirò se non ho avuto un orgasmo, ebbene mi dispiace ma non l’ho avuto, punto e basta. Perché gradisco mettere in atto questo? Perché sono esageratamente e smodatamente una donna sia indiscreta che pettegola. Un erotismo dove s’acciuffano i divari, però dove ti permettono addirittura d’esporti e di dare sfoggio, in altre parole di ritrovare senza eccezione e in ogni caso lì davanti.

Qualcuno tempo addietro stilò con convinzione: “Donna per tutti e per nessuno”. Lei s’aggancia e si connette, usa la tastiera del computer, ascolta e presta attenzione ai racconti incoerenti e sconnessi, le fantasie e le visioni macabre, le assurdità e i deliri continui d’uomini in bilico. Apatica, incurante e inerte degli avvenimenti, pensa d’essere imprendibile e invulnerabile. Certo, anche stupefacente, imperfetta, impulsiva, eppure con così tanti momenti d’intensa verità da farti dimenticare e omettere tutto il resto. Leandro è adorabile, ben dotato fisicamente, tuttavia l’aspetto che più di lui mi ha attratto, imbambolato e investito è stato in conclusione il suo atteggiamento originale di conversare con me per mezzo della chat: lui l’ha compiuto con abile e con virtuosa gentilezza. Lui sa narrare con garbo d’ampiezze e di distanze immense, d’individui e di menti che s’amalgamano e appresso nello stesso momento si ritrovano catapultati a compiere del sesso scapestrato, potenziale, impulsivo e istintivo a più non posso, ma coinvolgente, intrigante e trascinante al massimo.

Io ho imparato e memorizzato alla mia età che cosa significhi realmente masturbarsi davanti a una videocamera, ho acquisito e appreso che cosa simboleggia dissipare e perdere i contatti con la realtà tutt’intorno, giacché ho goduto come una ragazzina alle prime esperienze solamente al tocco d’una tastiera dall’altra parte del PC. Qualunque volta che mi sento o che mi ritrovo assieme a quest’individuo, mi succede precisamente l’identica e singolare faccenda. E’ realmente inarrestabile e incontenibile l’euforia che s’irradia dall’intimo di me stessa, che si snoda attraverso il mio intelletto e che immancabilmente termina nella mia fica che s’inzuppa ogni volta di più, tanto d’aprirsi totalmente alla sbirciata del mio spasimante presumibile. La mia perla diventa la protagonista giuliva di mostrarsi, d’instaurare un balletto che in origine è come un’andatura lenta e serpeggiante, ma che gradualmente diventa sempre più veloce, finché davanti ai suoi occhi io arrivo ad avere un orgasmo esagerato, favoloso e irrefrenabile che mi lascia del tutto accaldata e debilitata, ma enormemente inebriata da percezioni, avendo l’inquietudine e il sospetto di non riceverne più.

Io sono qui davanti a te, pronta per essere oggetto dei tuoi sogni inconfessabili, per appoggiare e per soddisfare i tuoi desideri più nascosti. Occhio e premura però, perché devi prestare cautela al mio svago, in quanto io sono una concezione eventuale che s’accoppia ai tuoi desideri e come tale tu devi otturare gli occhi e abbandonare sciolta la tua creatività, richiamare alla memoria però, tenuto conto che dal momento che li spalancherai ci sarà ininterrottamente e solamente la mia descrizione esatta. Io avverto la tua brama di me, ma tu senti il mio corpo che freme? Io percepisco l’aggancio dei tuoi polpastrelli, ma tu avverti l’ardore e la fluidità della mia pelle? Tu puoi far scivolare le tue labbra sulla mia collottola, applicare la tua lingua sui miei capezzoli fino a farli rassodare, scendere lungo miei fianchi, abbozzare e delineare dei cerchi attorno al mio ombelico, rasentare i miei glutei se vuoi, oppure comprimerli interamente tra le tue mani. In quest’istante ci siamo unicamente tu e io assieme ai nostri respiri convulsi con la nostra cupidigia e la smania d’appartenerci.

Ti scongiuro di non obbedire ai frastuoni e alle risonanze che giungono dalla concretezza, perché questi sono azzardi e incognite da sciuparmi. Sii conforme, inquadrati soltanto su di me e nutriti con me di questo desiderio. Questo è il nostro sogno, io sono l’essenza della voglia, la fantasia può diventare realtà. Io sono esageratamente eccitata, visto che con le mani bramo e perseguo la mia sorgente del diletto stillante di lussuria, allora allontano la barriera finale che attualmente resta, a tal punto le mie dita si tuffano per inghiottire quel nettare dentro quel serbatoio segreto. I miei soavi lamenti diventano più veementi, diventano avvisi di godimento, in quanto la cavità pelvica favorisce i miei movimenti attendendo il servizio supremo intanto che io continuo liberamente a manipolarmi di gusto.

Le mani lentamente salgono sotto la canotta, l’odore ritorna, io m’annuso e sperimento quelle contrazione della cavità pelvica, avverto la pelle raggrinzirsi, i capelli sulla mia schiena e il bagnato d’una lingua che flemmatica disegna percorsi tortuosi sui miei capezzoli. E’ complicato e macchinoso aspettare, ma è bello differire e rinviare un po’ più in là l’attimo finale di questi passatempi. Io adoro la flemma, l’indolenza, giacché sono in grado di distinguere e d’identificare le avvisaglie dell’organismo che aspetta e la mente che precede il corpo e già gode. Tu mi fai delirare e sragionare mentre con quel tuo modo di fare così angelico ed energico nel medesimo istante, m’ingiungi d’effettuare le tue pretese senza lagnarmi né replicare per accontentarti. Apertamente e comprensibilmente tu sai correttamente che in seguito ai miei iniziali e insicuri indugi, in ultimo da bravo e diligente fanciullo io eseguo con piacere i tuoi perversi desideri.

Capire e in seguito realizzare le tue fantasie erotiche, mi porta a un livello d’eccitazione che difficilmente ho mai provato in un normale rapporto di sesso. Tu ammiri vedermi in imbarazzo con gli occhi abbassati e le gote infiammate dal senso della vergogna, tenuto conto che farmi camminare per te nudo con indosso solamente le scarpe con le zeppe eccessivamente rialzate, visto che è uno dei tuoi assoluti e massimi piaceri.

Io gradisco percepirmi così appassionatamente e follemente infervorato e infinitamente carnale e libidinoso, pertanto assaggia e centellina questi attimi confortevolmente, godi e sfrutta appieno ogni singolo secondo, non avere impazienza né premura, perché io ti darò il cenno affinché ti faccia capire quando è giunto il momento di suonare gli strumenti più audaci e più spericolati. Adesso attingi da me come un assetato in cerca dell’oasi e seguimi.

Tu sei incontentabile, insaziabile, dato che questo è il termine esatto che meglio ti si addice in questo momento. Non sarebbe adatto né corretto adoperare definizioni più ferrate per te, visto che squadri i particolari del mio corpo di femmina amabile, squisita, inattendibile e sleale con i seguenti termini: baldracca, sgualdrina, porca, spudorata e ninfomane. Ritratti e simboli che restano marchiati e stampati nella memoria e l’eccitano a dismisura. I primi, quelli forse più coinvolgenti, riguardano il mio modo di coprirmi con i vestiti laddove voglio trasgredire e violare. A questo proposito, si nota alquanto bene, perché quando sono in preda a un incontenibile e a un irrefrenabile desiderio erotico che devo categoricamente soddisfare.

Tu conosci l’erotismo e i suoi contorni, sai destreggiarti abilmente, tu conosci la strada che già hai percorso e ci vuoi ritornare. Stamattina alle undici, sai dov’ero? Ero in bicicletta disperso intorno al lago di Bolsena, la la giornata era appena tiepida con un fiacco sole velato da una nebbiolina che nasconde e poi all’improvviso ti mostra la luce. Attualmente hai idea di che cosa mi passa par la testa? Questo benevolo e indulgente assistere ed esaminare, osservare e non vedere, per il fatto che mi viene in mente un invito, sì, un invito e un regalo per te, perché io t’aspetterò in quel bellissimo e immenso hotel.

In seguito lo faremo al buio, perché il ritrovo al buio ti eccita, per il semplice fatto di trovarti distante dai profili luminosi con una persona che in nessun caso hai conosciuto personalmente. Sta’ tranquilla, entra pure nell’atrio, usa l’ascensore e sali al 3° piano, poi gira a sinistra fino in fondo al corridoio troverai un’ultima porta: entra nella camera 157, io t’aspetterò lì dentro. Sono io il tuo regalo, mi farò riconoscere nudo sul letto: tu prendimi, sfruttami, usami e scopami. Fa’ qualunque cosa che più ti va a genio e poi scendi, perché dopo ci ritroveremo all’ingresso per andare unitamente a mordere qualcosa di buono per lo stomaco.

Tu mi guardi, io percepisco le tue pupille sfiorarmi la pelle, viceversa, io sono le tue mani che mi palpano. La stanza è lievemente illuminata dall’unico tenue lampione fuori lontano nella notte. I nostri corpi nudi in questa penombra sembrano fotogrammi in bianco e nero, visto che ti sposti per sfiorare le tette, insinuarti tra le mie labbra per raccogliere quell’umido che poserai sui capezzoli anelanti e impazienti di baci. Confortevolmente degradi e ti soffermi sul mio grembo con quel tocco di poca importanza che mi riempie di continui tremiti. Io non oso muovermi, perché attendo che tu distribuisca quel regalo qualsiasi esso sia. Adesso sbarro gli occhi e fantastico, volo, perché voglio avvertire la tua prodigiosa e straordinaria maniera che mi pervade e infine sentire che tu diventi un altro. Tu conosci molto bene i miei pensieri, accennato e delicato ti sposti più in su di me allargandomi gli arti inferiori. Io esamino il tuo pene davanti alla mia bocca, ma è un attimo, perché richiudo gli occhi e avverto la tua lingua e le tue dita che s’insinuano dentro di me.

Tu sei competente e valido nel non far percepire il tuo corpo sul mio, acciocché la mia genialità sia in grado di proseguire a prolungare il senso che un altro individuo mi stia baciando, dove in realtà c’è solamente la tua bocca. Una bocca che s’apre per raccogliere la mia perla, una lingua che gioca con la mia carne, delle mani che comprimono il mio seno, lo toccano delicatamente, lo premono e si trastullano con il rigonfiamento di quei bei capezzoli. Il tutto m’illanguidisce, io bacio la tua mascolinità, sussulto e ribollo, sfrego debolmente le mie labbra che poi si dischiudono per accogliere il tuo membro. Anche tu rabbrividisci, mentre una bocca continua a regalarmi piacere, sì, quel godimento che raggiungo e che ti faccio avvertire energico, potente, giacché è l’identico diletto, la stessa delizia che tu mi offri. Il mio addome si protende, il dorso si flette, uno sfogo impetuoso mi cattura, mi conquista e si propaga invadendomi totalmente, perché avverto l’ondata irrefrenabile di quel godimento approdare, allagare, traboccare e in conclusione riempire interamente quella cavità che ha sete, visto che s’abbevera alla mia fonte, dopo giunge l’immobilità e il silenzio.

Tu adesso muovi il pene cadenzando il ritmo a quello del mio bacino, che insensibile e spietato continua a farmi godere. Io m’inarco ancora di più per avvertire meglio quei baci, che generosamente mi sono donati e che io ti regalo di rimando, trascinata dall’impulso di porgerti un poco di quel tanto che sto sperimentando. Tu sei riconoscente, perché lasci che la tua sostanza, il tuo elisir penetri la mia bocca per afferrare e raccogliere il tuo sapore che mi esalta e che m’inebria quanto la più zuccherata delle bevande.

Io osservo il monitor, divarico le gambe e il pulsare s’accende nel rigonfiamento. Distolgo appena lo sguardo e lo poso sul mio cazzo, quello che vedo mi piace e ho l’indomabile e irresistibile esigenza di toccarmi. Lo raccolgo nelle mie mani lasciando intenzionalmente e rappresentando di porgerlo alle tua ardente bocca. A quel punto sigillo gli occhi lasciandomi totalmente andare al godimento di questa percezione e passo dal modo di lambire garbato e leggero a quello di dominio e di padronanza che mi stringe, mi schiaccia al limite del dolore e con le dita attizzo, stimolo, strappo e allento.

In quei momenti ondate lievi invadono il grembo che si contrae in spasmi di godimento. Io bagno superficialmente l’indice e gioco con la mia cappella, vorrei essere dappertutto per prolungare quest’indescrivibile e inenarrabile estasi che mi fa dischiudere ad altre voglie. Io voglio essere tutto per te e con te, perché ho un bestiale e incolto ardore d’amarti. Ho la tenerezza dentro, eppure vorrei che venissi adesso qua da me con la tua cupidigia e quella tentazione di femmina, che m’afferrassi in brevissimo tempo in tutte le maniere pensabili, perché voglio donarti il mio sesso e la mia anima.

Un patto con il diavolo allora, tutto il mio corpo in cambio di che cosa? Della mia anima? Già, quella ce l’hai da tempo, sei il mio ascensore, visto che soltanto due sono i piani. L’inferno e il paradiso senza nessuna fermata né scalo. Informami ed esponimi come mi vorresti, raccontami che cosa aspiri che io ti faccia, comunicami come pretenderesti sbattermi per bene. Io mi trovo in questo luogo a causa di te, visto che sono la tua creatura, il tuo prigioniero, la tua incondizionata e integrale volontà; io voglio scoperchiarmi per te, desidero alimentarmi di te, ambisco a essere il tuo nutrimento, perché ti bramo, perciò agguantami, adoperami, consumami e scopami.

Le labbra e la bocca mi fanno veramente sragionare e vaneggiare. Anche ieri ti guardavo le labbra da ogni prospettiva e devo ammettere che mi piacciono sempre di più, perché non mi stancherei mai, per il fatto che ti bacerei in continuazione; mi piace accarezzarle con un dito, leccarle e succhiartele, in definitiva mi fanno delirare. Poi quando apri leggermente la bocca e ci metti la lingua è veramente il massimo, poiché non mi stanco mai. Io ho ininterrottamente immaginato i tuoi baci durante tutti questi mesi, perché mi fanno in ugual modo raggiungere l’orgasmo, perché sembra che con la lingua tu voglia approdare e spingerti dappertutto dentro di me.

La mia lingua è fresca nel calore delle tue carni arroventate e persino congestionate dall’aspirazione. Tu parli a vanvera ed esplodi, per il fatto che io sfioro abilmente il clitoride da tempo bello gonfio e pulsante, in quanto lo mordicchio alternando la pressione e portando i miei sensi a percepire i tuoi. E’ incantevole sentirti godere e spassartela per merito mio, laddove dici di no è perché tu vuoi che io mi fermi, visto che non vuoi venire stringendo i tempi, eppure non ne sei oltremodo certa, io però ti comprendo assai.

Alla fine non vedi il momento, per il fatto che t’abbandoni all’orgasmo più illimitato e privo di riserve che tu abbia mai provato, malaccorta di frenare e d’imprigionare i sobbalzi che t’invadono, intramezzando la letizia al lamento, scongiurandomi di desistere e pregandomi di proseguire nel tempo in cui tu acerrima, caparbia e incallita cerchi di portare avanti l’idea e alla fine m’implori di sborrati nella bocca. Gli orgasmi si rimpiazzano e subentrano uno dopo l’altro. Quanti sono? Non lo so, perché ho distrutto e perso l’intuizione, giacché sono come un fantasma impreciso e sfumato che volteggia per adorare e per ammirare la scenografia di due corpi che si amano.

Oggigiorno mi fermo, perché mi sta venendo una voglia fuori misura, presumo che t’assegnerò gli ultimi dieci minuti prima d’assopirmi, in quanto mi palpeggerò come desideri tu, nel modo che tu mi dici sovente d’eseguire.

A dire il vero, io non ti camuffo che onestamente la faccenda inizia considerevolmente di nuovo a stuzzicarmi. La tua lingua comincia oramai a mancarmi, perché tu non ci crederai, ma già scarseggia.

{Idraulico anno 1999}

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