Memories by Quasar [Vietato ai minori]




Memories di Quasar New!

Note:

Un sentito ringraziamento a Sophie, musa ispiratrice.

Finalmente erano soli. Sophie l’aveva invitato a casa sua, approfittando di un pomeriggio in cui i suoi genitori erano entrambi fuori per lavoro. La scusa era lo studio, ma aveva ben altri obiettivi in mente. Con lui non era mai riuscita ad andare oltre qualche breve frase, condita con grandi sorrisi, ma, contrariamente al solito, si era sempre sentita un po’ bloccata… Forse perchè le piaceva sul serio, pensava.
Ed effettivamente Enrico era un gran bel ragazzo. Alto, spalle larghe acquisite in anni di piscina, muscoli ben disegnati senza essere eccessivi. Sophie sapeva di essere bella e di avere alcune ottime armi. Le sue forme erano perfette, fianchi stretti, gambe slanciate, seno che attirava gli sguardi nella sua terza misura che sfiorava la quarta, magnifici capelli mossi… e uno sguardo magnetico.
Era sicura che Enrico apprezzasse le sue doti: parecchie volte aveva notato che il suo sguardo era rimasto fisso su di lei e le sue curve per qualche istante di troppo, ma, pensava Sophie, forse era distratto da qualcun’altra.
Così aveva preso l’iniziativa, e ora eccolo lì, nel suo salotto, seduto sul divano, mentre scherzava e rideva con lei. Sophie si sedette vicino a lui, posandogli una mano sul ginocchio mentre rideva ad una sua battuta. Questo gesto sembrò incoraggiare il ragazzo, che mosse leggermente la gamba per toccare quella di Sophie.
Lei capì, e lo guardò sorridendo. Si protese leggermente verso di lui, e lo baciò sulla guancia, allontanandosi subito e guardandolo con le guance arrossate: il dado era tratto, e si chiedeva se la sua reazione sarebbe stata quella che aveva sperato.
Lui le passò la mano sulla guancia, la attirò delicatamente a sè e la baciò sulle labbra, che Sophie, chiudendo gli occhi, dischiuse quasi subito. Le loro lingue si toccarono, e dopo pochi attimi iniziarono a giocare accarezzandosi a vicenda. Sophie lo baciava con passione, con lunghi sospiri eccitati. Era vero, ma non riusciva a crederci: ce l’aveva fatta, era al settimo cielo.
Sophie non riusciva a trattenersi, voleva dargli tutto il piacere che poteva. Enrico la coinvolgeva nella mente e nel corpo. Oltre ad essere bello, aveva un senso dell’umorismo che la faceva ridere, e questo era per lei molto importante, molto afrodisiaco. Voleva che quell’incontro rimanesse impresso nella mente di Enrico, voleva che fosse indimenticabile.
La sua mano scese lungo il petto del ragazzo, trovò la cintura dei pantaloni, e, dopo qualche tentativo, la slacciò. Enrico abbracciava Sophie con un braccio, mentre con l’altra mano le accarezzava il seno attraverso la maglietta. Quando sentì la mano di Sophie slacciargli la cintura e insinuarsi lentamente dentro i suoi pantaloni, gemette, senza però smettere di baciarla, anzi facendolo con più foga.
Il gemito di Enrico fu l’incoraggiamento che Sophie attendeva. Le sue dita scivolarono sulle mutande di Enrico e le accarezzarono, sentendo le forme ormai evidenti sotto la stoffa. Lo sentì duro, eccitato, e questo fece eccitare a dismisura anche lei. Si sentiva umida nel suo sesso ormai caldo, anche senza essere stata toccata. Il pensiero che lui era eccitato grazie a lei le regalava un piacere che non aveva immaginato.
Lentamente, Sophie introdusse le sue dita nelle sue mutande, toccando il pene. Lui gemette ancora, e Sophie sentì un fremito nel suo membro eccitato. Lo prese con due dita e le mosse leggermente in su e in giù. Enrico ansimava, non riusciva a capire come quel semplice tocco potesse eccitarlo così tanto. Eppure lei non era la prima donna con cui era stato, ma con nessuna aveva provato quelle sensazioni.
Sentiva l’uccello così duro che quasi gli doleva, e soprattutto aveva l’impressione che quella ragazza lo avrebbe portato a vette del piacere mai raggiunte. Già così, si sentiva così prossimo all’orgasmo da esserne imbarazzato.
Sophie sentiva il piacere di Enrico, il pene fremeva nella sua mano ed era veramente duro, gonfio di eccitazione. Con mosse attente e delicate, sollevò l’elastico delle mutande e liberò l’uccello dalla costrizione della stoffa, lasciando che svettasse libero verso l’alto. “Sophie… ” gemette semplicemente lui. Lei avvolse delicatamente il pene con le dita e iniziò a masturbarlo lentamente, scoprendo la cappella gonfia e lucida per gli umori che ormai aveva iniziato a stillare.
Smise di baciarlo e guardò la sua mano che stringeva il pene. La vista le strappò un gemito. Non solo era grosso, ma ben fatto: la sua mano arrivava a malapena a metà della sua lunghezza, ed era dritto, caldo e con una magnifica cappella violacea leggermente più larga dell’asta, cosa che prometteva piacere infinito se fosse entrato nella sua vagina accogliente.
A quella vista, agì d’istinto. Prese i pantaloni di Enrico e, quasi con violenza, glieli sfilò, facendolo sollevare leggermente. Poi lo baciò sul collo e iniziò a scendere lentamente, leccandogli e baciandogli il petto, i muscoli sul ventre e l’ombelico. Poi, timidamente, sfiorò il glande con la punta della lingua. “Aahh…” gemette lui, chiudendo gli occhi mentre Sophie iniziava a leccare la cappella come un gelato.
Con le dita alla base dell’asta, la lingua di Sophie giocava senza sosta con il membro eretto. Solleticava la cappella con rapide leccate, per poi avvolgerla in caldi e sinuosi movimenti. Sentì il sapore delle gocce di piacere che spuntavano dalla punta, calde, delicate, preludio al vero piacere del maschio. Ma Sophie voleva di più, voleva dargli di più.
Scese dal divano e si inginocchiò sul pavimento, tra le gambe di Enrico, che la guardava rapito e ansimante. Lei prese l’uccello con una mano e iniziò a masturbarlo con foga, con movimenti saldi e continui lungo l’asta, mentre con le labbra avvolse la cappella e continuò a massaggiarla con la lingua, senza smettere.
Enrico credette di venire all’istante, ma riuscì per miracolo a trattenersi. Non riusciva però a trattenersi dal gemere e grugnire di piacere. Quella ragazza sembrava avere il potere di moltiplicare il suo piacere, rendere le sue sensazioni più intense. Non riusciva a resistere, gemeva e ansimava come se stesse venendo, anche se non era ancora arrivato all’orgasmo.
Lei continuava nei suoi movimenti, instancabile, irremovibile nel suo intento di farlo godere come mai prima. E d’altra parte, anche Sophie provava un piacere fortissimo, quasi perverso nell’impedire al ragazzo di riprendere fiato. Lo sentiva suo, letteralmente nelle sue mani, era artefice delle sue sensazioni, e dalla sua reazione intuiva che dovevano essere esplosive.
All’improvviso ebbe un’idea. Non l’aveva mai fatto prima, ma con lui voleva provare: era sicura che gli sarebbe piaciuto. Smise di succhiarlo e leccarlo, e si tolse la maglietta, restando in reggiseno. Lui la guardava, incuriosito ed eccitato, ansimando. Sophie, guardandolo negli occhi, si tolse anche il reggiseno, liberandolo e mostrando i suoi capezzoli turgidi agli occhi di Enrico, che fissava quel seno stupendo senza poter pensare ad altro.
Il suo pene si mosse, in uno spasmo di piacere, mentre una goccia trasparente fece capolino sulla punta. Sophie sorrise e si chinò leggermente, sporgendo il seno in avanti e sospingendo verso di sè, con le mani, l’uccello teso allo spasimo, spingendolo in mezzo al suo seno e stringendolo leggermente tra le due mammelle. Poi iniziò a muoversi in su e in giù, lentamente. Enrico fissò estasiato quello spettacolo per qualche istante, poi chiuse gli occhi e si appoggiò allo schienale del divano, come in trance.
Sophie massaggiava il pene con il seno, in una lenta masturbazione che le sembrava diretta anche verso di lei, talmente il piacere che si irradiava dal seno era intenso. Sentire la dura e calda asta di Enrico premere sul seno era veramente eccitante, la sua pelle sensibile lo sentiva pulsare dal piacere, sentiva i suoi umori che ricoprivano la cappella bagnarla leggermente. E sentiva che, nelle mutandine, ormai era un lago. Si sentiva bagnata ed eccitata, anche senza essersi mai toccata. Eppure sarebbe bastato un niente per venire.
Enrico sembrava al limite, gemeva e ogni tanto, quando Sophie si muoveva un po’ più forte, aveva dei leggeri tremiti. Quei movimenti del seno di Sophie sul suo uccello non gli davano tregua, sentiva l’orgasmo sempre più vicino. Il glande era sempre più sensibile e sentiva l’uccello pulsare, preparandosi a schizzare il suo piacere. Gli sembrava che Sophie l’avrebbe svuotato di ogni energia, di ogni goccia di virilità.
Proprio in quell’istante, Sophie iniziò a leccare la cappella ogni volta che scendeva nei suoi movimenti e il pene faceva capolino tra i seni. Al primo tocco della sua calda lingua, Enrico gemette forte. “Oh mio Dio, Sophie..!! Aahh, sì!” si lasciò sfuggire. Al secondo tocco, eiaculò. Lo schizzo fu improvviso, incontrollabile e violento. Colpì la lingua di Sophie, che lanciò un gridolino di gioia e, gemendo, aumentò il ritmo dei suoi movimenti, mentre dall’uccello di Enrico fuoriuscivano altri potenti schizzi, che finirono sulle guance di Sophie, sul collo e poi sul seno.
Sophie sorrideva e ansimava, tremando leggermente mentre leccava il glande gonfio e bagnato di sperma: un leggero orgasmo aveva scosso anche lei, mentre lui esplodeva, e l’aveva lasciata piacevolmente esausta. Ora sentiva il sapore dello sperma sulla lingua, il sapore del piacere di Enrico. E le piaceva. Lo assaporò facendolo scivolare sul palato e poi, incrociando lo sguardo stremato del ragazzo, lo inghiottì, passandosi la lingua sulle labbra.
Continuò a baciare e leccare l’uccello di Enrico, scosso da piccoli spasmi, fino a ripulirlo da ogni goccia di sperma, mentre lui respirava pesantemente cercando di riprendersi da quelle emozioni sconvolgenti. Non aveva mai incontrato una ragazza come Sophie.

Note finali:

quasar1108@hotmail.it

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