memorie di un single: maria by demaranto [Vietato ai minori]




Ero in ufficio, tardo pomeriggio, gli altri colleghi erano andati via.
Aspettavo che si facesse l’orario per uscire quando nella stanza entrò maria.
Prima di continuare spiego dove lavoriamo, è un palazzone enorme di sei piani sede di uffici amministrativi della nostra regione.
E’ una collega con cui stavo nello stesso ufficio qualche anno prima, poi prima lei e poi io eravamo andati in altri uffici, però stavamo sullo stesso piano, ogni tanto o io o lei facevamo capolino nelle rispettive stanze per un saluto ed eventuali aggiornamenti sulla nostra vita privata, eravamo stati per due anni assieme e oltre al lavoro avevamo condiviso anche le nostre vite private.
In breve sapevamo tutto o, quasi, di noi.
Lei è sposata, con un figlio, il marito dirigente in un altro ufficio amministrativo, bassa di statura, viso schiacciato, rispetto a qualche anno prima era dimagrita e, si vestiva meglio, più giovanile.
In realtà non la sopportavo molto, era logorroica, finiva un discorso e, senza aspettare un mio commento ne iniziava un altro, parlava sempre lei e saltava da un argomento all’altro.

Quando entrò, io rimasi seduto alla mia scrivania, lei cominciò ad andare avanti e indietro per la stanza, iniziando a parlare, come sempre di tante cose senza venire mai a capo di niente.
Andando su e giù per la stanza si avvicinò al balcone, si ammutolii per un po’ e…..

– beati loro…….. dove sta più……
– Cosa ??
– vieni a vedere…….

Mi alzai dalla sedia e andai verso il balcone
Affacciavamo su uno dei lati del palazzo, diventato strada pedonale, quindi con panchine e fioriere.
Capii subito a cosa si riferiva: su una panchina c’era una coppia di ragazzi e si stavano baciando con passione.

– perché beati loro ?
– sono cose che si fanno alla loro età…… noi ormai…….

Stavo vicino a lei, il balcone era piccolo, la guardai negli occhi fissamente e dissi:

– per l’amore non c’è età che tenga…….

La presi dolcemente per le spalle, la portai nella stanza, stavamo al secondo piano e ci potevano vedere, l’abbracciai per la vita e, misi le mie labbra sulle sue.
Inizialmente cercò di staccarsi, ma io la tenevo stretta e, pian piano allargai le mie labbra facendo uscire la lingua che andò a stuzzicare le sue.
Non resistette e anche lei apri le labbra e con la sua incontrò la mia lingua, fu lei ad introdurla nella mia bocca per poi iniziare, insieme a me, un frenetico gioco di lingua.
L’abbraccio con relativo bacio durò per un paio di minuti, poi un rumore nel corridoio ci fece trasalire e, ricordandoci dove eravamo, ci staccammo ansimanti.

Imbarazzati tutti e due, ci guardavamo negli occhi non sapendo cosa dire, fu lei a prendere l’iniziativa e frettolosamente salutandomi uscì dalla stanza.
Nei giorni seguenti, la vidi poco e sempre di sfuggita, avevo accennato a fermarmi per parlarle, ma lei scappava inducendo un motivo o un altro. Era pur sempre prima una amica e poi una collega, e mi dispiaceva, anche se come ho detto la sopportavo poco, perdere la sua amicizia.
Trascorsero così un paio di settimane, finchè un mattina, lei entrò nella mia stanza e, mi chiese se la volevo accompagnare a trovare una collega che stava al quarto piano.
Rimasi abbastanza interdetto, ma mi alzai e la seguii.
Come vi avevo accennato gli uffici stavano ubicati in un palazzone enorme a forma di rettangolo, oltre alla scala principale centrale, vi erano altre tre scale che stavano in tre lati di questo rettangolo, e quindi seguendola salimmo per una di queste tre scale.
Erano scale poco frequentate, chiuse nei vari piani da porte con chiusura di emergenza, la bellezza di queste scale laterali era la scarsità di illuminazione, e anche la silenziosità, in breve era facile sentire se negli altri piani ci fosse qualcuno.
Dal secondo salimmo al terzo piano e, incominciammo a salire verso il quarto, la nostra destinazione, a metà scale, lei che stava davanti si fermò girandosi e aspettò che la raggiungessi, appena vicino a lei si avvicinò e, alzandosi sulle punte, mi poggiò le sue labbra sulle mie.

Stemmo circa un ora in quella scala laterale, salendo e scendendo appena sentivamo di altri colleghi che le utilizzavano, appena sicuri che non c’era nessuno ci scambiammo baci sempre più infuocati, io mi ero spinto sempre di più, le massaggiavo il sedere, i fianchi e misi anche una mano sotto la camicetta andandole a strizzare i seni, non me lo aspettavo ma erano sodi e duri come il suo culetto, le facevo sentire la mia eccitazione, le baciavo il collo facendola rabbrividire sempre più.
Ci dovemmo fermare, era quasi ora di spacco, e le scale cominciavano a essere affollate, così ci dirigemmo al nostro piano e ognuno andò nella sua stanza, tutto era successo senza che tra noi ci fossimo detta una sola parola, non capivo o, meglio avevo capito benissimo, ma come continuare ?

La risposta venne dopo pochi giorni, una sua telefonata ed un invito a prendere un caffè dopo l’uscita dal lavoro.
Uscimmo insieme e ci dirigemmo dove lei parcheggiava il motorino, mi diede un casco e mise in moto, seduto dietro non ebbi premura a starle staccata, non serviva, anche perché lei ogni tanto si spingeva dietro verso di me strusciandosi, voleva sentire la mia erezione, che non tardò ad arrivare.
Allo chalet dove arrivammo lei scelse un posto isolato con un dondolo, capendo mi sedetti affianco a lei, ordinammo caffè e una bibita, e guardandoci negli occhi cominciammo a baciarci.

Lei dopo un po’ , ne ebbe abbastanza e guardandomi disse:

– mi sei sempre piaciuto, con quell’aria da eterno ragazzo
– e sai da un po’ di tempo mi sento così sola………..

Iniziò a confidarsi, anche se certe cose già le avevo intuite, col marito erano in una fase di stasi, la routine del matrimonio, pochi stimoli nuovi, poi suo marito, già un tipo pesante per se, aveva subito un’operazione per un ernia al disco e, quindi stava da molto a casa per convalescenza, convalescenza che si annunciava lunga e difficile anche per il suo carattere, Da mezze parole dette e non dette, intuì che anche il sesso tra loro era quasi sparito, e lei……..lei che aveva ormai quasi 45 anni, in una fascia di età molto importante e bella per le donne, ne sentiva, lo intuivo dai suoi sguardi, il bisogno, e dicendolo con gli occhi cercava il mio aiuto.

Senza fare giri di parole dissi:

– vuoi venire a casa mia ?
– non lo so……. È vero che mi sento sola…….ma non mi va di tradire mio marito…..
– non mettere le mani avanti, vieni a casa, ti rilassi un po’, parliamo e…….
– non mi sento pronta
– vieni……. Ti prometto che non succederà niente che tu non voglia….

A queste parole si strinse a me, mi diede un bacio intenso ma breve e, ritornò ad abbracciarmi.
Dopo un’altra mezz’ora di coccole e baci ce ne andammo, lei mi accompagnò vicino casa, nel tragitto continuava, come all’andata a strusciarsi su di me che ormai avevo un’erezione incredibile, ma capivo che le piaceva, congedandoci gli dissi:

– a domani
– si a domani e anche al dopo……

Il giorno dopo mi alzai di buon mattino, riassettai la casa, misi le cose apposto, vivevo solo e non me ne preoccupavo più di tanto ma, se avevo capito bene, il pomeriggio avrei avuto un’ospite e, volevo far bella figura, per fortuna nel frigo non mancavano mai bitter sia alcolici che non e poi patatine ed arachidi.

Il primo appuntamento fu molto soft, seduti sul divano continuammo a fare quello avevamo iniziato allo chalet, baci tanti baci e coccole.
Appena cercavo di fare qualcosa di più serio lei si bloccava, fermava le mie mani e poi cominciava a baciarmi. Le dissi :

– vuoi un orgasmo gratutito ?
– ??? che significa ???
– semplice rimaniamo così come stiamo, ti accarezzo e ti faccio godere, senza pretendere nulla per me………..ti do la mia parola………
– non ci credo………e poi mi vergogno…….di spogliarmi………..
– facciamo così prendo un copertino leggero e te lo metto sul corpo, così non ti vedo…… ti tocco solo……..
– proviamo…….ma se non mi va ti fermi ??
– certo lo prometto……

Eravamo ormai a metà maggio e siccome io l’attendevo in casa indossavo un pantaloncino leggero e una maglietta, lei invece si era presentata con una camicetta quasi trasparente, da cui si vedeva il reggiseno bianco con pizzi e un pantalone largo di cotone blu.
Allora mi alzai e andai a prendere il copertino in pile, lei stava seduta e guardava i miei movimenti, mi inginocchiai e prima una poi l’altra le tolsi le scarpe, mi sedetti sul divano, la feci girare e stendere con le gambe lunghe, mentre il resto del corpo, girato verso sinistra, stava poggiato sulle mie gambe, la coprii quasi interamente col copertino, le passai il braccio destro tra capo e spalla e la portai verso di me baciandola,

La mia mano sinistra iniziò ad intrufolarsi da sotto le sue gambe e, arrivai alla cintola, ci misi un po’ di tempo a slacciarla e ad aprire i bottoni, fortunatamente i calzoni erano larghi e pian piano, anche col suo aiuto, riuscii a sfilarglieli, cercai anche di dare un’occhiata di sotto scoprendola un po’, ma lei non ne voleva sapere e, allora per non rovinare tutto non ci riprovai più.
Fu una bella esperienza, una cosa è vedere con i propri occhi, un’altra è immaginare come è fatto un corpo umano femminile solamente col tatto e quindi ricostruirlo nella propria testa.

Era arrivata presto da me, intorno alle cinque e, poteva trattenersi fino a dopo le otto di sera, allora decisi di fare le cose con calma, ero sicuro che se avessi fatto le cose per bene a quell’incontro ne sarebbero seguiti altri, ed io ero deciso a prendermi tutto da lei.

Così presi ad “esplorare” il suo corpo dalla vita in giù, sentivo le gambe snelle e i muscoli ai polpacci, i piedi lisci e privi di calli, le unghie corte e, passando il dito sopra quasi quasi indovinai anche il colore dello smalto, non aveva un pelo, si sentiva che si curava molto, non mi avvicinai assolutamente al suo sesso, aveva ancora mantenute le mutandine.
Ma questa mia esplorazione cominciò a fare il suo effetto, inizialmente stava poggiata su di me col suo fianco sinistro ma, dopo un po’ cominciò impercettibilmente a girarsi poggiandosi con la schiena sulle mie gambe, e sempre lentamente comiciò ad aprire sempre più le gambe.
Diressi allora le mie carezze verso i piedi per l’ultima volta, solleticandole la pianta e, lentamente ma, molto lentamente cominciai a risalire verso il centro del piacere.
Più risalivo e più sentivo il calore diffondersi dal suo corpo insieme ad un odore che conoscevo bene, si stava eccitando sempre più e l’odore del suo sesso che cominciava a secernere fluidi mi saliva prima al naso e poi al cervello.
Sotto i pantaloncini non avevo slip, e quindi lei stava poggiata oltre che sulle gambe sul mio pene ormai diventato quasi un terza gamba.
In breve risalendo arrivai ai suoi slip e, subito lo sentii bagnato tantissimo, feci la mossa di sfilarlo, ma lei mi fermò

– aspetta ancora un po’
– ok tranquilla

le sue gambe si erano allargate sempre di più, ormai una gamba poggiava quasi a terra, lei stava sempre più distesa e, cominciava a muoversi sempre di più.
Col pollice andai al centro del sesso e, da sopra agli slip, cominciai a premere, mentre il dito medio sali a vellicare il clitoride che sentivo duro e premente sotto la stoffa.
Dopo altri due tentativi andati a vuoto finalmente capitolò e stringendo le gambe si fece sfilare gli slip, liberando in modo più persistente il suo odore di eccitazione.
Ritornata di nuovo sulla sua posa, gambe larghe di cui una col piede poggiato a terra ormai, non si oppose a niente più, allora cambiai dita: col medio iniziai lentamente a penetrarla mentre col pollice andai a stuzzicare il clitoride, diventato ormai una nocciola.

Non lo vedevo, era irremovibile non si era voluta per niente scoprire, ma sentivo con le dita in vagina, che ormai erano diventate due, indice e medio, che stava letteralmente colando, i suoi umori ad ogni mio affondo dentro di sé uscivano fuori e colavano tra il perineo e l’ano, non facevo con forza e velocità, la penetrazione era lenta ma, lo stesso sentivo il tipico rumore di sciacquettio.
Aprendo gli occhi mi disse:

– ssssssonooo ioooo
– si mia cara lo fai tu questo dolce rumore
– mmmi piaaceee seentiree questo rumoreeee

Ormai tanto che si era sistemata meglio stava quasi per cadere a terra, io ogni tanto la tiravo a me, ogni volta che la tiravo le si scontrava col mio pene duro.

– fai una cosa
– cccosaaa
– mantieniti se no cadi a terra
– dddoveeee
– piega il braccio, ecco brava, passa qui sotto e mantieniti lì…… come se fossi sul bus…..

Girò il braccio lo passò sotto i miei pantaloncini e andò ad impugnare il mio uccello. Un mugolio di approvazione accompagnò questo movimento.
Ormai i miei movimenti dentro di lei con le dita erano sempre più veloci, come erano sempre più veloci le sue contorsioni sul divano, sempre con gli occhi chiusi iniziò un lamento, prima basso poi sempre più veloce, aveva la bocca spalancata, gli serviva aria.
Ed arrivò in un attimo, i suoi lamenti si intensificarono come gli scuotimenti del corpo ed iniziò a gemere prima e poi ad urlare, mi abbassai con la testa e le ficcai la mia lingua in bocca lei subito iniziò a succhiarmela poi oppose la sua danzandoci intorno, la tenni dentro di lei fino allo scemare del suo forte orgasmo.

Finito, era finito, tolsi le dita da lei e me le portai al naso, droga era una droga, inebriante, sapeva di muschio, di umido.
La osservai fino a che si calmò, dopo l’orgasmo, ansimava e sentivo il cuore battere forte, lentamente si acquietò, il respiro divenne calmo ed aprì gli occhi:

– grazie
– di cosa è stato un piacere per me
– la tua promessa ??
– vale sempre una promessa è una promessa….
– Tu hai promesso…….ma io non ho promesso niente…..

Così dicendo si alzò dalle mie gambe, si mise a quattro zampe e abbassandomi i pantaloncini si tuffò, letteralmente, sul mio pene facendolo entrare per più della metà nella sua bocca.
Io mi allungai verso la seduta del divano e continuando ad accarezzarla e ad bagnarmi coi suoi succhi chiusi gli occhi.

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