memorie di un single: elena by demaranto [Vietato ai minori]




Solo, tranne mia figlia che ogni tanto veniva da me, per molto tempo abitavo da solo.
Tra il lavoro la mattina e un extra che facevo in serata due o tre giorni alla settimana in un ristorante di un amico, mi restava abbastanza tempo libero.
Questo tempo se ne andava tra incombenze di casa e un piccolo hobby che coltivavo, realizzavo oggetti di arredamento con materiale da riciclo.
Ma se capitava, non spesso ma capitava, riuscivo a far venire a casa donne compiacenti, per passare qualche ora piacevole con loro.
Una di queste fu elena, avevo avuto una storia con lei diversi anni fa, una storia breve ma intensa, sessualmente parlando, lei è piccola di statura, non formata bene, capelli biondi e sgraziata nel vestire e nel portamento, ma una vera belva nel far sesso, cosa che ho scoperto appunto in quella breve storia.

Ma ecco che dopo diversi anni la incontrai di nuovo, dopo due chiacchiere su questi anni passati andammo a prendere un caffè, appresi così che lei si era sposata, desiderava tanto farsi una famiglia, ma che non aveva ancora figli, lavorava in una scuola come insegnante ed abitava in città.
Io le dissi che ormai ero separato, non so se la nostra storia passata avesse contribuito a questo ma ormai non contava più, e che abitavo da solo.

In breve si interessò alla mia vita e prese quasi ad interrogarmi, era molto curiosa ed in breve seppe tutto di me e di come me la passavo, rimase incuriosita del mio hobby sul bricolage e le feci vedere delle foto che avevo sul telefono dei miei lavori.
Si fece tardi ambedue avevamo degli impegni, salutandoci ci scambiammo i numeri di telefono.
Allora azzardai – Facciamo una rimpatriata ?, rimarcando bene la parola “rimpatriata” per far capire cosa intendevo. – Non lo so, vedremo, caso mai ti chiamo – mi rispose lei, ma i suoi occhi dicevano tutto.

Nei giorni seguenti ripensai spesso a quell’incontro e, più di una volta presi il telefono per chiamarla, ma mi fermai, non volevo essere invadente, se voleva incontrarmi doveva essere lei a volerlo, adesso la situazione si era invertita io ero libero e lei no, ma il suo sguardo salutandomi mi aveva fatto capire che non avrei dovuto attendere molto.

Passarono giorni, settimane, venne il periodo estivo, mia figlia era venuta da me, si tratteneva per dieci giorni, doveva fare una esame all’università, e poi sarebbe ripartita, stava con la madre, doveva concludere altri due esami e poi si sarebbe trasferita definitivamente ad una altra università, appunto vicino alla madre.
Un pomeriggio, era fine giugno, tornando a casa mi squillò il telefono.
Era elena, dopo i soliti convenevoli, fu subito diretta, mi voleva vedere, mi voleva parlare, non mi disse altro e, così fissammo un appuntamento per il giorno dopo.

Ci ritrovammo al bar dove ci incontrammo un mese prima, iniziò a parlare del più e del meno, si muoveva in continuazione sulla sedia, era nervosa, agitata, dopo un po’ io tagliai corto:
– Dimmi….. perché mi hai voluto vedere ?
– Io… io….
Non riusciva a parlare, era tesa, quasi imbarazzata, allora incalzai
– Stai pensando alle mie parole ?
– Quali ?
– Sulla “Rimpatriata”
Ecco lo avevo detto, era inutile girarci intorno, ero desideroso di ripetere con lei quelle belle ore trascorse insieme e, sono sicuro anche lei lo era, visto che erano stati dei momenti appaganti per entrambi. Lei inizialmente era stata molto pudica, ma poi si era scatenata ed io con lei.
– Si. – mi rispose abbassando gli occhi.
Era fatta, mi avrei goduto elena ancora un po’, restava solo mettersi d’accordo, far coincidere i nostri impegni e, soprattutto aspettare che fossi solo a casa.
Ne parlammo come si parla di un appuntamento dal meccanico o da un arredatore, tempi, luogo, orari e giorni. Era già tutto previsto, non dovevamo dilungarci su corteggiamenti, telefonate e appuntamenti conoscitivi, ci congedammo con l’intesa che gli avrei comunicato, tramite messaggio, la mia disponibilità e lei la sua.

Mia figlia fece l’esame e, dopo un paio di giorni se ne partì.
Gli mandai subito il messaggio – Via libera ! – più eloquente di così non potevo e aspettai la sua risposta.
Ci volle più di una settimana per vederci, o io o lei eravamo occupati, alternativamente, se io potevo lei no e viceversa.
Arrivò il giorno, uscii un po’ prima da lavoro, andai a casa per mettere un po’ in ordine e far almeno una pulita al bagno, cambiai il letto ed arieggiai la stanza.
Abitavo in un piccolo appartamento di due stanze più cucina e bagno, erano stanze piccole ma avevano tutto quello che necessitava in una casa.

Gli avevo dato il mio indirizzo e, il codice per aprire il portone.
Fu puntualissima, né un minuto prima né uno dopo, gli aprii la porta ed entrò, indossava un vestito leggero con le spalline ed un bel decolté da cui si vedeva il suo seno, sandali ai piedi ed appena un filo di trucco.
Io stando in casa indossavo un bermuda di cotone ed una maglietta.
Subito si gettò verso di me e, iniziammo a baciarci, le nostre lingue si intrecciavano, le nostre mani correvano ad accarezzare i nostri corpi.

Si staccò da me ed iniziò a parlare:
– Anche se breve quella nostra storia non l’ho mai dimenticata, penso sempre ai nostri incontri, mi ricordo tutto…….. si mi sono sposata ed amo mio marito, ma ho ancora desiderio di te……..
– Anche io ricordo tutto e, penso molto spesso a te….

Ritornammo a baciarci, io la stringevo sempre di più a me, volevo fargli sentire il mio desiderio, sotto il bermuda non indossavo slip, che si spingeva duro sulla sua pancia.
La staccai da me e, spostando le spalline gli feci scivolare il vestito a terra, rimasi senza fiato, vero che come ho detto prima, di corpo non era un granché ma, averla di fronte con reggiseno e slip fece comunque il suo effetto.
Tolsi anche io la maglietta e subito dopo a lei il reggiseno e, la tirai di nuovo a me baciandola, sentivo le sue tette sulla mia pelle e, il mio membro che spingeva al centro degli slip, su di un fiore disegnato al centro.

Lei mi baciava ed ansimava, restammo ancora a baciarci ed accarezzarci, le mie mani sul suo culo la massaggiavano, il mio membro davanti sembrava quasi voler sfondare gli slip, mi staccai dalla sua bocca e mi piegai per prendere in bocca prima un capezzolo e poi l’altro.
Insinuando una mano negli slip, la trovai bagnata, così cominciai a titillarle il bottoncino alternandomi con la sua tana bollente che stava più giù.

Lei cominciava ad ansimare sempre più, allora mi mossi portandola verso il divano, eravamo rimasti nella stanza da pranzo, e la feci sedere sopra, con le game penzoloni.
Mi inginocchiai, e le sfilai gli slip, ebbi una smorfia di disappunto, lei se ne accorse.

– Cosa c’è ?? puzzo ??
– No, anzi odori………. Ma non è l’odore che voglio sentire…..
– Che significa ??
– Odori di pulito, di detergente intimo…..
– Allora ? non ti piace ?
– No preferisco il tuo odore naturale, per piacere vai in bagno e sciacquati solo con abbondante acqua e non asciugarti completamente……

Così fece, al suo ritorno le feci riprendere la posizione di prima, il suo odore mi salì alle narici, mi staccai da lei e guardai il suo sesso, umido di acqua.
.
Mi avvicinai piano con la testa e andai a lambire con la lingua proprio il centro del sesso, mugolò ed ebbe come una scossa……..

– cazzo quanto mi è mancato…….quanto mi è piaciuto…..
– lo sai anche a me piaceva molto, avrei fatto solo questo e mi sarebbe bastato, soprattutto il tuo sapore…….
– Che ha il mio sapore ?
– È diverso dalle altre, non te lo so spiegare ma mi è sempre piaciuto.
– Allora continua ti prego……

Dopo un po il suo sesso era aperto e coperto di bava, in particolare le sue grandi labbra, aperte come le ali di una farfalla, erano rosse e bagnate.
Allora iniziai a lambire tutto il suo sesso, dal bottoncino scendevo giù fino all’ano, mi succhiavo le grandi e piccole labbra aspirandole nella mia bocca, entravo, allungando la lingua a dismisura, sempre più dentro la sua fica.
Dai suoi gemiti e dalle sue contorsioni capii che ci mancava poco affinché esplodesse in uno dei suoi memorabili, per durata e urla di godimento, orgasmi.
Mi staccai da lei

– che fai ? non ti fermare ti prego
– il tuo sapore…..
– lo so me lo hai detto……. Ma continua…..
– tu lo hai mai sentito
– qualche volta mi sono annusata le dita quando mi masturbavo……..

Così dicendo mi tirò la testa portandola fra le sue gambe.
Iniziai di nuovo a lapparla, quel breve dialogo l’aveva fatta raffreddare, e così lentamente la riportai di nuovo verso il godimento. Ma avevo altro per la testa, mi fermai di nuovo, aspettai una ventina di secondi e le infilai, arcuandoli, l’indice ed il medio in vagina a mò di cucchiaio girandole un po’, lei lo prese bene, pensava che volessi farla venire così, invece dopo aver giocato un po’ così le tolsi, aprì gli occhi e mi fulminò con uno sguardo, faceva capire chiaramente che voleva che continuassi, che non ce la faceva più, voleva esplodere.

Alzai la mano con le due dita e facendole vedere dissi:

– Adesso puoi assaggiarti……
– Cosa ??? che devo fare ??
– Semplice lecca le mie dita e, sentirai il tuo sapore, senti quanto è buono…

Guardava la mia mano che lentamente si avvicinava alla sua bocca e, poi guardò me :
– Sei un porco
– Lo so …….e so anche che ti piacerà…….

Ormai le mie dita erano vicino alle sue labbra, annusò prima e poi lentamente fece uscire la lingua ed infine accolse le dita nella sua bocca.
Inizio una specie di pompino alle mie dita, la sua mano era scesa tra le sue gambe e si stava accarezzando il sesso. La fermai, lei sibilò………..

– basta mi stai portando all’esasperazione VOGLIO GODERE
– aspetta dissi io ……..il tuo sapore
– l’ho sentito…… è vero piace anche a me……ma adesso basta scopami o fammi godere…

Le alzai le gambe, come ho detto stava seduta di fronte a me in poltrona, e me le portai sul petto, avevo davanti a me la sua figa rossa e gocciolante, mi abbassai appena un po’ e glieli infilai dentro.
Arrivai in un solo movimento in fondo a lei, che fece un urlo soffocato, non di dolore, perché era bagnatissima ma, secondo me di stupore per come ero entrato velocemente e profondamente, data la posizione, in lei.
Così iniziai a stantuffarla, non velocemente, ma in maniera sistematica, cominciò a contorcersi e a mugulare sempre più, anch’io del resto, data la situazione e la scena che avevo davanti, stavo al limite, così ancora una volta mi fermai e mi tolsi da dentro lei.

Non gli diedi tempo di dire niente, abbassai le sue gambe di nuovo a terra e, avvicinandomi le ficcai il cazzo in bocca, stava quasi per godere ed aveva la bocca aperta, cercando aria per i polmoni e preparandosi all’urlo liberatorio. Fui così veloce che non le diedi tempo di parlare, anche perché le tenevo una mano dietro la testa per non farla scappare.

– Senti ancora il tuo sapore……
– Presto si mescolerà al mio….
– Fammi godere e poi c’è ne sarà anche per te
– Quando arrivo, ingoia tutto e poi……..

Lei scuoteva la testa ed io :

– non ti preoccupare dopo facciamo una cosa
– mhugmumm…….cosa…..

Lo pronunciò con la bocca piena del mio cazzo, quasi un mugolio, ma io capii cosa diceva.
Si rassegnò, anche perché non la facevo staccare comprimendola bene sul mio pube.
In breve arrivò il mio momento, la avvertii e lei accettò il mio seme nella sua bocca e piano piano lo ingoiò tutto.

– brava, sei stata brava, me lo ricordavo così…..
– adesso finisci di succhiare ancora e puliscimi bene il cazzo
– mi raccomando togli tutto lo sperma che è rimasto
– e succhiami bene la punta, togli tutto…. E continua a succhiarmi…..

Così fece e il mio cazzo non accennò minimamente a sgonfiarsi.
Glielo tolsi di bocca, un po’ di sperma le colava dagli angoli della bocca, aveva gli occhi e la faccia arrossati per lo sforzo, mi guardava con astio.
La tirai per le mani facendola alzare dal divano, la spinsi dolcemente sul tappeto avanti al divano e, in un lampo le fui di nuovo dentro, scopandola con un ritmo sostenuto.
A questo era servito il pompino, mi ero accorto che avevo solo un preservativo, e non si poteva certo rischiare, allora, per una volta mi ero preso prima il mio piacere e, adesso lo restituivo.

Tutto questo era troppo per lei, cominciò ad agitarsi e contraccambiare le mie spinte dall’alto con le sue dal basso, dopo poco, ma veramente poco tremando dalla testa ai piedi urlò il suo orgasmo, tanto che dovetti, per zittirla, baciarla.

– stronzo
– perché dici così
– perché mi hai tenuto sulle spine……. Ma ne è valsa la pena……
– aspetta…….. mica è finita qui….

La feci alzare da terra e, la portai nella stanza da letto.

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