Meglio madre o figlia? by Kyle [Vietato ai minori]




Meglio madre o figlia? di Kyle New!

Antonio era un ragazzo come tanti, alto un metro e settanta, atletico, capelli e occhi scuri, follemente innamorato della sua ragazza. Antonio era follemente innamorato di Sara, non smise di amarla neanche quando lesse il messaggio di lei in cui lo lasciava per trasferirsi con il proprio padre in Sicilia. Non smise di amarla, ma il mondo gli crollò addosso. A nulla valsero interi giorni passati a provare a contattarla, a scriverle. Sara era partita, bruciando tutti i ponti con il proprio passato e non voleva sapere più nulla di lui. Preso dalla rabbia e dalla frustrazione, un giorno, si diresse a casa di lei, la madre di Sara gli avrebbe fornito delle spiegazioni, magari gli avrebbe dato qualche barlume di speranza. La rabbia si dissolse quando Giovanna, la madre di Sara, gli aprì la porta con gli occhi rossi per il pianto. Giovanna era un dozzina di centimetri più bassa di antonio, un fisico asciutto capace di far girare parecchi uomini. Giovanna era quasi identica alla figlia o identica a come la figlia sarebbe diventata alla sua età. Trentaquattro anni, pelle chiara ed un viso dolce contornato da lunghi capelli biondi. Gli occhi chiari erano segnati dal pianto.
“Ah… Sei tu… Entra se vuoi…”
Si conoscevano, ma non avevano mai avuto vere occasioni per parlare, solo qualche saluto quando si incontravano per strada. Antonio entrò senza parole e la segui nel piccolo appartamento, fino al divano in pelle che dominava il salotto. Si sedettero ma nessuno aveva il coraggio di aprire bocca, ci vollero alcuni minuti prima che Antonio le chiedesse di raccontargli tutto. Giovanna provò a contenersi, a darsi una calmata, ma non poteva farcela. Scoppiò a piangere, ma subito Antonio l’abbracciò, come se fosse la cosa più naturale del mondo, e ascoltò lo sfogo di una donna distrutta. Giovanna aveva vent’anni più di lui, aveva avuto Sara a soli diciassette anni, ma in quella situazione gli sembrava di consolare una ragazzina smarrita, spaventata a cui era crollato il mondo addosso, proprio come era successo a lui. Scoprì che il marito l’avevo lasciata perchè stufo del matrimonio, era andato in Sicilia dai parenti portandosi dietro una figlia minorenne non molto convinta, ma incapace di disubbedire al padre. Giovanna riversò tutto il suo dramma su di Antonio fino a che non finì le lacrime.
Erano rimasti su quel divano per più di un ora, abbracciati, singhiozzanti, cercando di condividere il dolore.
“Scusa per lo sfogo, ma sono giorni che non parlo veramente con nessuno e questa situazione mi ha davvero sconvolta…”
“Non preoccuparti Giovanna, la partenza di Sara ha distrutto anche me. Non me l’aspettavo, andava tutto bene fino a qualche giorno fa!”
“Senti… Perché non ti fermi a cena con me? Odio mangiare da sola e devo pur farmi perdonare.”
Antonio non era molto convinto, ma non se la sentiva di lasciarla da sola. Mentre lui chiamava a casa per avvisare casa che tornava tardi, che era fuori a cena con amici, lei preparava una pasta. Subito si instaurò il tacito accordo di non parlare di Sara o di suo padre. La gustosa cena fu luogo di piacevoli dibattiti di politica, attualità, fatti divertenti avvenuti nella loro vita e sonore risate. Più il tempo passava più si scioglievano, più si sentivano complici, vuoi per l’affinità tra i due vuoi per le quasi due bottiglie di vino che si erano scolati. Finita la cena Giovanna si diresse barcollando sul divano con quello che rimaneva della seconda bottiglia di vino tra le mani, Giovanni, ormai poco lucido, la seguì senza curarsi della tavola da riordinare e si sedette a fianco di lei.
“Certo che sei proprio un bel ragazzo!”
Antonio quasi le strappò la bottiglia di mano e imbarazzato ne bevve una bella sorsata, senza curarsi di darle una risposta. In cuor suo avrebbe voluto dirle che anche lei era una donna stupenda, ma vuoi il vino, vuoi l’erezione nei pantaloni, l’imbarazzo gli permise solo di bere.
“Certo che sei un bel ragazzo! Mia figlia ha sempre avuto buon gusto in fatto di ragazzi e dal quel che so te la cavi bene anche a letto…”
Giovanna sorrise maliziosamente. Antonio posò la bottiglia sul tavolino e la guardò sbalordito.
“Sara ti raccontava di quando lo facevamo?”
“No! Una madre le capisce queste cose e poi leggevo il suo diario segreto… Sono anni che con mio marito non mi sfiora nenache con un dito, cosa darei per essere coccolata e scopata come una signorina in calore…”
Antonio non resistette e si fiondò su di lei. Sdraiati sul divano iniziarono a scoprire le rispettive lingue, si cercavano, si leccavano si dimenavano una nella bocca dell’altro, scoprendo un sapore stupendo, strano, inaspettato. Antonio la desiderava, era una donna stupednda, senza nulla da invidiare alla figlia. Giovanna voleva solo recuperare tutto il tempo e il sesso perduto. Uno sopra l’altro si strusciavano e si toccavano, prendendo pian pianino confidenza. Antonio sentendo la mano di lei premere sul cavallo dei pantalani non resistette, le tolse maglietta, jeans e reggiseno e si mise a giocare con la terza di seno di Giovanna. Li leccava, li strizzava e li mordeva, la saliva di Antonio si posava calda sulla morbida pelle di lei. Giovanna si era completamente abbandonata a queste attenzioni incapace di restire al giovane. Lentamente la lingua di Antonio scese sulla pancia piatta di Giovanna, giocò con il suo ombelico e si ritrovò sopra le mutandine fradice. Con un rapido gesto gliele tirò via lanciandole in mezzo alla stanza e si ritrovò davanti ad una stupenda visione. La calda figa di Giovanna era pronta per la sua lingua, un fiore stupendo, non rovinato dal parto o dall’età, ma completamente bagnato e con un piccolo ciuffo di peli sul pube. Antonio non resistette, affondò la lingua dentro a Giovanna. Gli era sempre piaciuto sgranocchiare fighe, ma a Sara non piaceva baciare qualcuno sporco dei suoi umori per cui non aveva avuto molte occasioni per poterlo fare. Gli umori di Giovanna erano dolci e si mise ad esplorare con sapienza la sua figa, penetrandola con due dita contemporaneamente. Giovanna si godeva l’impeto del giovane abbandonata sul divano. L’astinenza e le attenzioni del ragazzo la fecero giungere ad un orgasmo devastante. Si irrigidì sul divano, tendendo ogni muscolo in uno spasmo mentre il calore e la scossa di piacere dilagava nel suo corpo. Dalle punte dei piedi alla testa riversa verso l’alto. Inarcando la schiena spinsa la sua patatina contro la bocca di Antonio che non smise di leccarla e di igurgitare i suoi umori. Placatasi Antonio la baciò con passione. In pochi minuti Giovanna si ripresa, era il suo turno adesso! Spogliò Antonio, lasciandolo in mutande e si dedicò ai suoi capezzoli. Li mordicchiava e tintillava dolcemente, facendogli provare esperienze nuove e sconosciute. Non le bastava…. Gli tolse le mutande ed ammirò per la prima volta quel cazzo che tanto aveva fatto godere sua figlia. Venti centimetri di carne rosa e pulsante svettavano davanti ai suoi occhi, due grosse palle cariche di sprema concludevano l’opera. Giovanna si alzò in piedi e sputò su quel palo stringendolo forte con le mani. Antonio sospirò di dolore.
“Seguimi…”
Tenendolo per il cazzo lo fece alzare e lo portò sculettando fino alla camera da letto. Qui si abbandono sulle lenzuola.
“Scopami come se fossi Sara, scopami come se fossi la tua troia! Vienimi dentro, fammi godere! Non preoccuparti, sono sterile. Parecchi anni fa mi sono fatta legare le ovaie!”
Antonio la raggiunse sul letto si posizionò tra le sue cosce e la impalò alla missionaria. Non aveva mai scopato nessuna senza preservativo, Sara non prendeva neanche la pillola. Un gridolino di dolore uscì dalle labbra di Giovanna mentre Antonio acquistava velocità. Divenne un animale. Antonio la scopava con foga, con rabbia, ansimando e grugnendo, incapace di fermarsi. Venne quasi subito ma non smise di pompare. Giovanna era in estasi, era incapace di muoversi o di parlare, non contava più gli orgasmi, riusciva solo ad ansimare e a sbavare. Lui le stringeva i capezzoli duri fino a provocalre dolore, ma il dolore presto divenne piacere. Antonio andò avanti per quasi un ora fino a che non le scaricò un altro carico di sperma tra le gambe. Si accasciarono l’uno sull’altro incuranti della saliva e del sudore, vogliosi solo di baciarsi. Ci vollero un paio d’ore per convincerli a staccarsi. Antonio ormai lucido si chiedeva se non avesse sbagliato a lasciarsi andare mentre si rivestiva, ma Giovanna gli fece capire di aver gradito con una poderosa leccata sulla cappella prima di andare a farsi una doccia. Antonio si rivestì, la salutò dolcemente mentre lei era ancora in bagno e corse verso casa. Era tardi…
A casa finalmente controllò il cellulare, non lo aveva più fatto da prima che iniziasse la cena. C’era solo un messaggio. Era di Sara.
“Ciao… Scusa per quello che è successo. Io ti amo, ma mio padre mi ha obbligata a seguirlo! Tra pochi mesi sarò maggiorenne e tornerò da mia madre! Ti prego, perdonami amore… TI AMO!”
Questa era proprio un bel casino.

Note finali:

Continua

Questo racconto è stato letto 626 volte!

 

Clicca qui per guardare centinaia di video porno !!!

 

Ricerche Frequenti: